Bonnanaro

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Bonnanaro
comune
(IT) Bonnanaro
(SC) Bunnànnaru
Bonnanaro – Stemma Bonnanaro – Bandiera
Bonnanaro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Sassari-Stemma.svg Sassari
Amministrazione
SindacoAntonio Marras (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate40°31′59″N 8°46′49″E / 40.533056°N 8.780278°E40.533056; 8.780278Coordinate: 40°31′59″N 8°46′49″E / 40.533056°N 8.780278°E40.533056; 8.780278
Altitudine405 m s.l.m.
Superficie21,84 km²
Abitanti971[1] (30-4-2017)
Densità44,46 ab./km²
Comuni confinantiBessude, Borutta, Mores, Siligo, Torralba
Altre informazioni
Cod. postale07043
Prefisso079
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT090011
Cod. catastaleA976
TargaSS
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantibonnanaresi
Patronosan Giorgio
Giorno festivo23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bonnanaro
Bonnanaro
Bonnanaro – Mappa
Posizione del comune di Bonnanaro nella provincia di Sassari
Sito istituzionale

Bonnanaro (Bunnànnaru in sardo[2]) è un comune italiano di 971 abitanti della provincia di Sassari, nell'antica regione del Meilogu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Significativa la ricchezza del territorio dal punto di vista archeologico; in particolare prende il nome dal paese una specifica facies culturale dell'età del Bronzo antico: la Cultura di Bonnanaro, appunto, caratteristica per le proprie produzioni fittili, architettoniche e per le modalità di seppellimento dei defunti. Le prime tracce di questa particolare facies culturale, diffusa in buona parte della Sardegna vennero rinvenute per la prima, volta, nel 1889 all'interno della necropoli di Corona Moltana, situata a circa due chilometri a sud-est del centro abitato.

La chiesa di San Giorgio intitolata al patrono del paese.

Il villaggio di Bonnanaro nasce indicativamente intorno all'anno 1000; anticamente si chiamava "Gunar" poi trasformato in "Gunnanor" e attualmente sorge nella vallata tra il monte Pelao e il monte Arana.

Appartenne al giudicato di Torres e fece parte della curatoria di Meiulocu. Alla caduta del giudicato (1259) il paese passò ai Doria, che possedettero nel territorio il castello di Capula e che vendettero nel 1365 al re Pietro IV d'Aragona. Nel XIV secolo furono consegnatari del castello i vescovi di Arborea e di Usellus. Nel 1750 il paese venne incorporato nel marchesato di Valdecalzana, feudo prima dei Martinez e poi dei De Queralt. Nel 1795 partecipò ai moti contro i feudatari guidati da Giovanni Maria Angioy, e i rivoluzionari distrussero il palazzo del feudatario. Nel 1839, con l'abolizione del sistema feudale, il paese fu riscattato agli ultimi feudatari.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico, dotato di una struttura piuttosto complessa, conserva intatte alcune abitazioni padronali risalenti al XVIII e XIX secolo, oltre alle chiese di Santa Maria Iscalas, recentemente restaurata, Santa Barbara, Santa Croce e alla parrocchiale di San Giorgio, con la facciata di fattura neoclassica.

Sulla sommità del monte Arana si trova infine la chiesetta omonima, sede di una vivace festa campestre il 7 settembre di ogni anno: Nostra Signora di Monte Arana. Il piccolo edificio, quasi completamente diroccato fino a pochi anni or sono, è stato recentemente restaurato. Circondato da ambienti destinati ad ospitare i pellegrini, prospetta su un vasto piazzale affacciato sulla valle dei Nuraghi che offre ai visitatori uno dei più suggestivi panorami della zona.
Poco distante, in prossimità del nuraghe Nieddu, si trova in grave stato di abbandono la settecentesca chiesa di San Basilio.

Fontana di Cantaru

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Bonnanaro è quella logudorese settentrionale.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il centro, di tradizione prevalentemente agricola, deve la sua fama alla coltivazione della vite e soprattutto delle ciliegie, la cui fiera che si svolge generalmente all'inizio di giugno, costituisce ogni anno fonte di richiamo turistico. La coltivazione della vite è di origine antichissima, nel territorio si trovano alcune tipologie di uva da vino estremamente rare, attualmente in studio presso l'Università di Sassari. Il vino prodotto a Bonnanaro gode di notevole fama all'interno dell'isola e ha ricevuto alcuni premi a livello nazionale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 16 aprile 2000 Giovanni Maria Soro liste civiche di centro-sinistra Sindaco [4]
16 aprile 2000 8 maggio 2005 Giovanni Maria Soro lista civica Sindaco [5]
8 maggio 2005 30 maggio 2010 Francesco Fabio Chessa lista civica Sindaco [6]
30 maggio 2010 31 maggio 2015 Mario Francesco Spanu lista civica "Un Paese in Comune" Sindaco [7]
31 maggio 2015 - Antonio Marras lista civica "Bonnanaro Insieme" Sindaco [8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 87.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Comunali 23/04/1995, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  5. ^ Comunali 16/04/2000, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  6. ^ Comunali 08/05/2005, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  7. ^ Comunali 30/05/2010, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  8. ^ Comunali 31/05/2015, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Costumi tradizionali femminili di Bonnanaro
  • AA. VV., Bonnanaro e il suo patrimonio culturale, Sassari, Segnavia, 2004.
  • G. Deriu, scheda "Bonnanaro", in Studio sui centri storici medioevali del Meilogu, Bonorva, Comunità Montana N. 5, 1991, ora in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes", Sassari, Magnum, 2000.
  • G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai nostri giorni con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, Cargeghe, Documenta, 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN237035781
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