Buddusò

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Buddusò
comune
Buddusò – Stemma
Buddusò – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Sassari-Stemma.svg Sassari
Amministrazione
SindacoGiovanni Antonio Satta (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate40°35′N 9°15′E / 40.583333°N 9.25°E40.583333; 9.25 (Buddusò)Coordinate: 40°35′N 9°15′E / 40.583333°N 9.25°E40.583333; 9.25 (Buddusò)
Altitudine700 m s.l.m.
Superficie176,84 km²
Abitanti3 866[1] (30-4-2017)
Densità21,86 ab./km²
Comuni confinantiAlà dei Sardi, Bitti (NU), Oschiri, Osidda (NU), Pattada
Altre informazioni
Cod. postale07020
Prefisso079
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT090017
Cod. catastaleB246
TargaSS
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantibuddusoini
Patronosant'Anastasia
Giorno festivo23 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Buddusò
Buddusò
Buddusò – Mappa
Posizione del comune di Buddusò nella provincia di Sassari
Sito istituzionale

Buddusò (Buddusò in sardo[2]) è un comune italiano di 3 866 abitanti[1] della provincia di Sassari.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Buddusò (700 m di altezza) si trova al confine meridionale della provincia di Sassari ed ha una superficie complessiva di 217 km² (di cui 90 k suolo comunale). Dal punto di vista orografico il paese si affaccia a nord sull'altopiano di Buddusò, verso il comune di Alà dei Sardi ed i suoi monti. Questo territorio è attraversato da due fiumi o torrenti: il Rio Mannu che alimenta prima verso ovest la diga di Pattada e successivamente si immette nel lago Coghinas ed il rio Altana che, correndo in senso orientale, si porta, prima di immettersi verso il Tirreno, ad alimentare la diga di Torpè. Dagli ultimi anni '10, al confine tra il territorio di Buddusò ed Alà dei Sardi, è presente una centrale eolica.

Verso sud ed est il territorio del comune di Buddusò alterna tratti pianeggianti a valloni ed alcune alture (con i suoi 1003 m, punta Sa Jone rappresenta la vetta più alta). Al confine con l'agro di Bitti, in località Sa Pianedda, nasce il fiume Tirso, che con i suoi 152 km rappresenta il fiume più lungo della Sardegna. Il Tirso, in agro di Buddusò, alimenta la diga di Sos Canales, e poi, nel suo cammino verso la foce sul golfo di Oristano, dopo aver attraversato il Goceano ed il Marghine, si versa nel lago Omodeo, uno dei maggiori laghi artificiali europei. Il fiume fu citato dagli autori greci Pausania e Tolomeo. Secondo il sito sardegnacultura.it, l'autore sardo Mario gli diede il suo attuale nome riferendosi a Tirso, figlio di Ercole, proprio in virtù delle sue dimensioni.

Dal punto di vista orografico il territorio buddusoino è ricco di granito, materiale lapideo che per decenni è stato fonte di una fiorente attività estrattiva ed utilizzato in tutto il mondo per la costruzione di diversi complessi architettonici e grattacieli. Attualmente, da circa dieci anni, queste attività estrattiva e lavorativa sono in fase di declino mentre il paesaggio ha subito delle gravi “ferite” che hanno sfregiato le bellezze naturali di alcuni luoghi.

Le specie vegetazionali arbustive più comuni sono: Il cisto (su mudeju), il corbezzolo (su lidone), la erica (s'iscopa), il biancospino (su kalarighe), la fillirea (s'aliderru), la ginestra(con spine-tiria, senza spine- mattigusa), il lentisco (sa chessa) e la lavanda (s'arkimissa), ecc.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima a causa del territorio montano e della distanza dal mare presenta caratteristiche continentali. Le massime pluviometriche si riscontrano nelle stagioni autunnali e invernali, con precipitazioni a carattere nevoso della durata di qualche giorno, in inverno.

Al calar della sera le notti si fanno rigide per il vento freddo (maestrale e tramontana) e la dispersione di calore quando il cielo è terso. In tal caso il mattino seguente la brina riveste per qualche ora i prati fino a che il sole o l'aumento della temperatura ambientale non la scioglie. Nelle prime ore delle giornata si può presentare la nebbia per evaporazione dell'acqua delle dighe ma intorno a mezzogiorno la temperatura continua a salire, la nebbia si disperde ed i pomeriggi si presentano alquanto temperati, fino al tramonto.

Ovviamente se la notte è nuvolosa la mattina seguente vi sarà minore escursione termica. Anche durante la stagione calda vi è una certa escursione termica dovuta all'esposizione solare giornaliera e la dispersione di calore notturna (in caso di cielo terso).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Buddusò è stato abitato già in epoca preistorica, le numerose Domus de janas presenti all'interno dell'abitato e le oltre 50, con numerose necropoli, sparse nel territorio comunale testimoniano che già nel neolitico vi erano molti villaggi. Continua con l'era dei nuragica, 30 nuraghi di cui alcuni complessi e bellissimi da visitare come il Nuraghe Loelle, la presenza dell'uomo nel territorio di Buddusò. In epoca romana si trovava l'abitato di “Caput Thyrsi”, di cui rimangono evidenti tracce nell'area di Su Campu (in oggetto di studio), che costituisce un punto di passaggio tra Olbia, Ozieri (di cui vi è traccia di un ponte romano), per arrivare a Forum Traiani, fino a Karalis.

Dopo l'introduzione del cristianesimo nell'alto medioevo e la sostituzione del dominio bizantino con quello dei giudicati, le origini di Buddusò iniziano a comparire intorno al 1300 dc. Il nome stesso, “Gulusò”, o “Bidisò”, o altri, che parrebbero essere antesignani di quello attuale, non ci aiutano sul significato del nome e il tipo di popolazione che l'abitava.

Durante il medieovo fece parte del giudicato di Torres, nella curatoria di Monte Acuto. Alla caduta del giudicato (1259) passò sotto la signoria dei Doria, e successivamente sotto il dominio aragonese, che incorporarono il paese nel ducato di Monte Acuto, feudo dei Tellez - Giron, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Costume tradizionale

Dal Quattrocento al Seicento il dominio iberico di tutta la Sardegna è testimoniato a Buddusò dallo stile barocco nella chiesa di San Quirico e dai tanti termini linguistici spagnoleggianti de sa limba salda quali sa temporada (la stagione), averugar (ispezionare), sa mariposa (la farfalla). Naturalmente, allora, il sistema politico-economico (basato prevalentemente sulla rendita) era quello feudale e Buddusò (sempre secondo il testo curato da Manlio Brigaglia) era parte del ducato dei feudatari di Oliva che possedevano il Monteacuto (zona oggi composta da circa 11 comuni che vanno da Berchidda a Tula, ad Alà dei Sardi e Buddusò), facente parte della diocesi di Bisarcio. Nel 1720, con la pace dell'Aja, l'Austria cede la Sardegna, e quindi anche Buddusò, ai Savoia. Durante l'Ottocento, secondo il racconto di alcune persone anziane del posto venne fondata una piccola frazione che si trovava l'agro di Buddusò al confine con il territorio di Oschiri. Questo luogo, chiamato Tandalò, venne popolato da una parte di buddusoini che vi vivevano per alcuni mesi l'anno. Dopo la seconda guerra mondiale, Tandalò si è completamente spopolato ed ora rimangono solo i resti di alcune case ed anche della vecchia scuola elementare.

Colloquiando con alcuni di questi vegliardi, è stato facile capire quale fu l'impatto della malaria in particolare, ma anche di altre malattia infettive sulla capacità lavorative delle persone. Le febbri elevate (terzana e quartana) indebolivano le persone affette che lamentavano una continua astenia dovuta anche all'ingrossamento della milza. Eppure queste condizioni di debolezza (leggasi la bassa statura media, l'anemia mediterranea, ecc.) non impedirono a tanti buddusoini di affrontare coraggiosamente le fatiche ed i dolori della prima guerra mondiale.

Alla fine della seconda guerra mondiale, la campagna di eradicazione dell'anopheles, la zanzara vettore del protozoo che causa la malaria, tramite il DDT, praticata come progetto pilota in Sardegna voluta e finanziata dall'Alto commissariato italiano per l'igiene e la sanità e dalla Fondazione Rockfeller, portò alla scomparsa della malattia infettiva in tutta la regione (anche con alcune trasformazioni dell'ecosistema ambientale) tramite gli sforzi dell'ERLAAS guidata dal celebre igienista Giuseppe Brotzu.

Gli anni sessanta e settanta del Novecento hanno visto uno sviluppo economico del paese legato all'attività estrattiva del granito e del sughero oltre che al commercio della legna e del formaggio. Questo benessere economico ha subito un forte rallentamento durante gli anni novanta e nei primi anni del duemila, cosicché nel paese si è ripresentata la piaga dell'emigrazione, con una differenza dal passato: mentre prima emigravano prevalentemente persone appartenenti ai ceti meno abbienti, oggi tale fenomeno colpisce più che in passato anche persone laureate (in medicina, giurisprudenza, economia e commercio, ecc.) e coloro che non trovano lavoro a Olbia, Nuoro o Sassari, accettano spesso di trasferirsi "in continente".

D'altra parte, ha fatto da contraltare negli ultimi anni del primo duemila un boom delle nascite ed un piccolo fenomeno immigratorio da paesi dell'est che sembra tenere la bilancia stabile sui 4.000 residenti. Con la legge regionale n.1 del 3 gennaio 1996, ha subìto lo scorporo del nuovo comune di Padru.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese principali sono la parrocchiale Santa Anastasia, la chiesa di Santa Reparata, la chiesa di San Quirico e la chiesa di Sant'Ambrogio

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del centro abitato architetture degne di nota sono villa Doneddu, costruita in stile neogotico, più tre palazzine di quattro piani costruite al centro del paese in stile liberty ed eclettico. Il granito costituisce il materiale più utilizzato nelle architetture tradizionali. Il paese è stato coinvolto negli ultimi decenni da un elevato fervore edilizio, si sono costruite villette in periferia, mentre nella parte centrale del paese si sono sviluppati una serie di attività commerciali (bar, negozi, uffici) e si è ingrandita la casa di riposo per anziani con un parco tutto a fianco.

Statue[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista artistico, va segnalata un'altra peculiarità: Buddusò (un po' come i murales di Orgosolo) presenta all'interno del paese e nel suo museo di arte moderna numerose statue che vennero realizzate a cavallo degli anni 1980-2000 durante le sessioni annuali estive del Simposio del Legno e del Granito, in cui artisti provenienti da tutte le parti del mondo si cimentavano, nelle strade e piazze del centro cittadino, nel modellare in statue il legno e il granito grezzo di origine locale.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Buddusò è ricco di testimonianze storiche ed archeologiche risalenti a varie epoche storiche e preistoriche: domus de janas(64 visitabili), nuraghi(ben 32 segnalati), dolmen, e chiese campestri di origine medievale.

In diversi siti intorno al paese si trovano le domus de janas (case delle streghe), resti del periodo neolitico che sono strutture sepolcrali costruite nella pietra viva. Fra le più importanti si segnalano la Necropoli a Domus de janas di Ludurru sita a circa 200 metri dall'abitato, composta da diversi ipogei scavati in un unico affioramento granitico, è meta di numerosi turisti; Altra bellezza straordinaria è la Domus de Janas di Borucca, nel complesso è un ipogeo di semplice fattura ma l'azione degli elementi ha portato il mammellone granitico a staccarsi dal suo punto naturale e appoggiarsi lievemente su un lato, regalando una visuale della domus molto particolare.

Il periodo nuragico (dal 1.800 al 300 a.C. circa) ha lasciato in eredità ai buddusoini vari nuraghi, tra cui il nuraghe Loelle, sito sulla statale per Bitti, a circa 7 km da Buddusò, caratterizzato dalla sua forma trilobata, dalla lavorazione dei conci, dai gradini e i corridoi che corrono sui due piani della struttura interna del nuraghe, per la garitta posta sulla sinistra dell'ingresso, per l'architrave sopra l'ingresso, esposto a sud-est, che con una piccola finestrella soprastante che sorregge e scarica il peso della pietra sui lati dello stesso ingresso. Caratteristico del nuraghe è anche una camera sottostante che forse aveva la mansione di cantina. La funzione di questo nuraghe forse la si comprende salendovi in cima, da dove la visuale a 360° è ampia e regolare, soprattutto sul versante dei monti di Alà, il che fa pensare che tale opera avrebbe potuto svolgere la responsabilità di mastio all'interno un villaggio antico. A fianco al nuraghe si trovano anche due piccole tombe dei giganti.

Un altro monumento nuragico importante è il complesso nuragico di Su Romanzesu, che sebbene si trovi in agro di Bitti dista da Buddusò meno di 15 km e il Villaggio Nuragico di 'Sos Muros' che conserva ancora un pozzo intatto.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

I dati fino al 1991 si riferiscono al complessivo della popolazione di Buddusò e Padru.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2010 era di 83 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Buddusò è quella logudorese centrale o comune.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Festa di santa Reparata, domenica sera: cena "de su brou 'e sas concas" nel boschetto antistante la chiesa

A Buddusò si svolgono svariate sagre e feste a carattere religioso, come quella di Santa Reparata che si svolge il primo lunedì di settembre nell'omonima chiesa campestre, sita tra Buddusò ed Alà dei Sardi. La festa attira annualmente molti visitatori, provenienti dal paese e dall'hinterland.

Dopo l'istituzione della prova mondiale del Rally di Sardegna nel 2004, si svolgono abitualmente prove speciali della competizione in agro di Buddusò.

Persone legate a Buddusò[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il sughero ed il granito hanno rappresentato per anni la fonte economica di maggior rilievo. Il territorio di Buddusò è ricco di boschi di leccio e querce, principalmente sughere. L'allevamento ovino e bovino ha un ruolo centrale nell'economia del paese.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 9 giugno 1996 Francesco Ziccheddu lista civica Sindaco [4]
9 giugno 1996 16 aprile 2000 Francesco Ziccheddu liste civiche di centro-destra Sindaco [5]
16 aprile 2000 8 maggio 2005 Giovanni Satta lista civica Sindaco [6]
8 maggio 2005 30 maggio 2010 Giovanni Satta lista civica Sindaco [7]
30 maggio 2010 31 maggio 2015 Antonio Giovanni Satta lista civica "Coraggio di Cambiare" Sindaco [8]
31 maggio 2015 - Antonio Giovanni Satta lista civica "Coraggio di Cambiare" Sindaco [9]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio della città è la Polisportiva Buddusò 1963 che milita nel girone D sardo di Prima Categoria. È nata nel 1963 ed i suoi colori sociali sono il celeste ed il bianco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 105.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Comunali 23/04/1995, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  5. ^ Comunali 09/06/1996, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  6. ^ Comunali 16/04/2000, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  7. ^ Comunali 08/05/2005, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  8. ^ Comunali 30/05/2010, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  9. ^ Comunali 31/05/2015, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Taramelli, Buddusò. Monumenti preistorici vari, fontana coperta di Sos Muros, dolmen di Sos Monimentos e nuraghe Iselle, in Notizie degli Scavi, 1919, p. 131 ss.;
  • A. Taramelli, Foglio 194, Ozieri, in Edizione Archeologica della Carta Topografica d'Italia in scala 1:100.00, Firenze Istituto Geografico Militare, 1931, p. 19., numeri 54-55;
  • P. Basoli, Buddusò. Il territorio, l'economia, la memoria, a cura di G. Gelsomino, Sassari, Chiarella, 1991, p. 37 ss.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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