Logudoro

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Il Logudoro (Logudòro in sardo, Loggudoru in sassarese, Logudor in algherese, Locudoru in gallurese) è un vasto territorio della Sardegna centro settentrionale dai confini incerti. Oggi occupa buona parte di quello che, nel Medioevo, costituiva l'antico Giudicato di Torres.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La prima denominazione dell'area è contenuta nell'atto di donazione, redatto intorno al 1064 ad Ardara (in palactio regis), per conto del judike Barisone, dove compare la frase in renno, quo dicitur ore [1], nel regno che chiamano Ore (cioè nel giudicato di Logudoro). Secondo alcuni il nome Logudoro probabilmente deriva da Locus Horim, che significa luogo di Horim, parola greco-bizantina che significa «distretto». Il toponimo Horim fu utilizzato da Giovanni Arca nel De Sanctis Sardiniae[2]. Nel 1589 Giulio Roscio Ortino riporta le diciture «Regnum Lociaurei volgo loguduri (...)[3]».

Un'altra teoria fa derivare il coronimo dal nome dell'antico popolo dei Luguidonensi[4], citato nelle fonti di epoca romana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Formata prevalentemente da terreni vulcanici, è una delle zone più fertili dell'isola. Per questo motivo, fin dal tempo delle civiltà preistoriche vi sono tracce di numerose frequentazioni, come testimoniato dalla presenza di numerosi nuraghi ed altri monumenti megalitici.

Durante il periodo giudicale fu centro di uno dei quattro regni in cui era divisa l'isola, il Giudicato di Torres o appunto Logudoro, con capoluogo prima Ardara e successivamente Sassari. Il territorio del giudicato corrispondeva pressappoco all'odierna Provincia di Sassari, ma si estendeva verso sud fino a comprendere Nuoro, Bosa e Macomer. Il livello di relativo benessere di cui la regione godette nel Medioevo è testimoniato dalle numerose chiese romaniche.

Con la fine del giudicato, e dopo con il passaggio sotto la Corona di Aragona, iniziò un progressivo declino. La scelta successiva di Cagliari come sede del governatore dell'isola portò il Logudoro a una situazione di marginalità amministrativa. La costruzione di ferrovie e strade portò, agli inizi del Novecento, un deciso miglioramento, il cui rovescio della medaglia fu la distruzione dell'immenso patrimonio forestale nei colli prossimi alle nuove linee di comunicazione, per alimentare la crescente industria piemontese. Tuttavia negli anni cinquanta l'eccessiva pressione demografica e la minor competitività delle culture granifere nei mercati nazionali costrinse migliaia di Logudoresi ad emigrare, prima nelle città sarde in espansione o nelle nuove aree costiere bonificate dalla malaria, poi anche nelle regioni del Centro-Nord Italia e nei Paesi più sviluppati d'Europa. Il Logudoro è stato il distretto della Sardegna con il più forte depauperamento demografico degli ultimi 60 anni.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Essendo la Sardegna già dal Medioevo divisa in curatorie, i confini fisici della regione denominata Logudoro sono piuttosto incerti. In genere per limitare il Logudoro in senso geografico si può dire che corrisponde al cuore dell'area linguistica dove si parla il logudorese (da molti ritenuto la variante della lingua sarda avente maggior prestigio), che ha per centro l'antica capitale del giudicato, Ardara. Più precisamente oggi è quella zona che ha per confini Sennori e i monti di Osilo-Nulvi a nord (confine linguistico col sassarese e le altre lingue di derivazione corsa), il fiume Coghinas ad est, il mar di Sardegna ad Ovest e il sistema Montiferru-Marghine-Goceano (la cosiddetta Costera) a sud. Sue sub-regioni principali sono il Monteacuto, il Goceano, il Marghine, il Meilogu, l'Anglona, la Nurra, il Montiferru e la Planargia. Qualche volta il termine Logudoro si usa restrittivamente per indicare un territorio più limitato che è al centro della regione, fra Oschiri, Ploaghe e Bonorva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio Cassinense Perg. Caps. XI, n. 11. Pasquale Tola, Codice Diplomatico della Sardegna, Tomo I, Sassari, 1984, p. 153.
  2. ^ a proposito dell'Inventio delle reliquie dei martiri turritani, scrive «(...) factum est ut Comita quidam vir sanctissimus super ambos locos scilicet Horim et Arboream ad imperandum iudex ordinaretur», Cfr. G. Arca, De sanctis Sardiniae, libri tres, Cagliari, 1598.
  3. ^ Cfr. Giulio Roscio Ortino, Triumphus Martyrium in Templo Domini Stephani Caelii Montis, Roma, 1589
  4. ^ Giovanni Ugas, L'alba dei Nuraghi (2005) p.254