Architettura romanica in Sardegna

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Chiesa di San Pietro di Sorres presso Borutta
Chiesa di Nostra Signora di Tergu. (SS) Particolare della facciata.
La Torre dell'Elefante di Cagliari

Il romanico sardo è lo stile architettonico romanico che si sviluppò in Sardegna.

L'architettura romanica in Sardegna ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini e per un lungo periodo. Le sue espressioni, benché autonome, non sono classificabili in una immagine riconoscibile, poiché nell'isola il romanico si è manifestato con risultati inediti ma in numerose forme[1]; questo a causa dell'insediamento nella Sardegna giudicale di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Di conseguenza nelle architetture di quell'epoca sono riconoscibili influssi pisani, lombardi e provenzali oltreché tracce del passaggio di maestranze, provenienti dalla penisola iberica, di cultura araba.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo edificio romanico dell'isola è la basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres, che fu fatta costruire dal Judike Gonnario Comita de Lacon-Gunale, poco dopo lo scisma del 1054. La nuova basilica fu eretta presso un'area dove vi erano una necropoli paleocristiana e due antiche basiliche databili al V - VII secolo, il Judike per costruirla aveva fatto assumere delle maestranze presso Pisa. Alla morte di Gonnario gli succederà il figlio Barisone I che proseguirà nella costruzione della basilica. Nel contempo Barisone I aprirà la stagione dell'immigrazione degli ordini monastici nell'isola, infatti nel 1063 fece compilare l'atto di donazione in cui chiede a Desiderio di Benevento, abbate di Montecassino, di inviare un gruppo di monaci per prendere possesso di una vasta area e delle sue pertinenze: comprese le chiese di santa Maria di Bubalis (identificata con Nostra Segnora de Mesumundu) e la chiesetta dei santi Elia ed Enoc, posta sulla sommità del Monte Santu in territorio di Siligo. Nel 1089 Costantino I Salusio II Judike di Cagliari, dona all'abate di S. Vittore di Marsiglia Riccardo, la Basilica di San Saturnino e altre proprietà perché i monaci fondino un monastero. Da allora in poi per diversi decenni arrivarono nell'isola rappresentanti di numerosi ordini religiosi fra i quali: i camaldolesi, i vallombrosani, i cistercensi, vittorini, ecc. A seguito di questo fenomeno, tramite il notevole impegno finanziario della nobiltà locale (mayorales), furono fondate numerose chiese private, si ebbe così lo sviluppo dell'architettura romanica che, nell'isola, assunse dei caratteri originali e molto interessanti.

Giulio Carlo Argan individua nel romanico sardo nei secoli X e XI un «particolare atteggiamento» di fronte alle due nuove correnti lombarda e toscana,[2] che spesso vengono fuse producendo dei risultati inediti. Come nel caso del San Nicola di Trullas (ante 1113) a Semestene (SS), della cappella palatina di Santa Maria del Regno (1107) ad Ardara o del San Nicola di Silanos (ante 1122) di Sedini (SS) e la Basilica di San Simplicio a Olbia (XI-XII sec.) solo per citarne alcune. Non mancano esempi di architetture di derivazione esclusivamente lombarde come nel caso della Chiesa di San Pietro di Zuri del maestro Anselmo da Como.

Numerosissime nell'isola sono anche le architetture di derivazione francese, realizzate per conto dei monaci di Marsiglia da maestranze provenzali, in alcuni casi coadiuvate da maestranze locali formatesi in Italia. Fra queste la chiesa di San Platano a Villaspeciosa, chiesa di San Gemiliano a Sestu, San Lorenzo a Cagliari, San Saturnino di Ussana ed il primo impianto della Santa Maria di Uta (CA). Ma nell'isola non agirono esclusivamente i benedettini di San Vittore, ma anche altri ordini d'oltralpe quali i cistercensi, i templari e i lerinensi.

Fra le architetture romaniche della Sardegna si possono evidenziare numerosi esempi di chiese di stretta derivazione toscana come la basilica di Saccargia a Codrongianos e la Cattedrale di San Pietro di Sorres, Borutta (SS), la Chiesa di Nostra Signora di Tergu oppure la Cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR) e la chiesa di San Nicola di Ottana (NU).

Rimarchevoli sono anche le strutture difensive e le torri della città di Cagliari, fra le quali la Torre di San Pancrazio e la Torre dell'Elefante, progettate dall'architetto sardo Giovanni Capula.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F.A. Pittui, Note sulle genealogie e la poetica della chiesa di San Nicola di Silanos. Sedini.,in Sacer, n. 12, Sassari, 2005 p. 89.
  2. ^ G.C. Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, Bari, 1978 p. 45.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Rassu, Templari e ospitalieri in Sardegna, Dolianova, 2008, ISBN 88-89978-60-0. ISBN 9788889978603
  • Frank Pittui, Note sulle genealogie e la poetica della chiesa di San Nicola di Silanos. Sedini. in Sacer, n. 12, Sassari, 2005. (presente on line sul sito Indipendentzia.net.
  • AA. VV., Speciale Anglona Medievale in Sardegna Antica, 1997.
  • Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Nuoro, Ilisso, 1993, ISBN 88-85098-24-X.
  • Renata Serra, Sardegna Romanica, Milano, Jaca Book, 1988, ISBN 88-16-60096-9.
  • Aldo Sari, Nuove testimonianze architettoniche per la conoscenza del Medioevo in Sardegna in Archivio Storico Sardo vol. XXXII, 1981.
  • AA. VV., I Cistercensi in Sardegna, in Rivista Cistercense, n.5, 1988.
  • Giulio Carlo Argan, L’architettura protocristiana, preromanica e romanica, Bari, 1978.
  • Ginevra Zanetti, I Cistercensi in Sardegna - Le abbazie di S. Maria di Corte, di Paulis e di Coros, Sassari, in « Archivio Storico Sardo di Sassari», 1976.
  • Alberto Boscolo, L'abbazia di San Vittore, Pisa e la Sardegna, Padova, 1958.
  • Raffaello Delogu, L 'Architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953. (ristampa anastatica, Sassari, 1988)
  • Dionigi Scano, Chiese Medioevali di Sardegna, Firenze, 1929. (ristampa anastatica, Cagliari, 1991)
  • Salvatore Chessa, L'insediamento umano medioevale nella curatoria di Montes (Comuni di Osilo e Tergu), Sassari, Magnum, 2002, scheda "Bualis-Bainzolu", pp. 145–51 (per la collocazione della chiesa cassinese di Santa Maria in Bubalis o Bualis nell'attuale territorio di Tergu).

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