Sulcis

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Sulcis
subregione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Cagliari-Stemma.png Cagliari
Provincia di Carbonia-Iglesias-Stemma.png Carbonia-Iglesias
Territorio
Coordinate 39°06′N 8°43′E / 39.1°N 8.716667°E39.1; 8.716667 (Sulcis)Coordinate: 39°06′N 8°43′E / 39.1°N 8.716667°E39.1; 8.716667 (Sulcis)
Abitanti
Comuni Calasetta, Carbonia, Carloforte, Domus de Maria, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco, Santadi, Teulada, Tratalias, Villaperuccio
Divisioni confinanti Iglesiente
Altre informazioni
Lingue italiano
sardo (campidanese)
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti sulcitani(IT)
meurreddus(SC)
Cartografia

Sulcis – Localizzazione

Il Sulcis (Meurreddìa in sardo) è un territorio della Sardegna che si estende nella porzione sudoccidentale dell'isola, parte integrante della regione storico-geografica del Sulcis-Iglesiente. Prende il nome dall'antica città punica di Sulki o Sulci, oggi Sant'Antioco.

Tracce dell'utilizzo del nome Sulcis come denominazione della regione si riscontrano nel Medioevo, quando la zona sud occidentale del Giudicato di Cagliari costituiva la Curatoria del Sulcis, a cui appartenevano i territori ricompresi a sud della valle del Cixerri e dell'omonima curatoria[1][2].

Delimitazione[modifica | modifica wikitesto]

La delimitazione del Sulcis non è ben definita in quanto si tende talvolta ad estenderla in senso lato comprendendo anche parte del territorio dell'Iglesiente oppure anche i territori di Pula, Villa San Pietro e Sarroch, la cui collocazione geografica è incerta e controversa.

Il Sulcis propriamente detto corrisponde al versante sudoccidentale dei Monti del Sulcis e alla piana sottostante fino alla costa sudoccidentale che si affaccia sul Canale di Sardegna, da capo Altano, o capo Giordano, fino al Golfo di Palmas e da qui continua verso il Capo Teulada[3]. Per affinità politiche-geografiche è considerato parte del territorio sulcitano l'arcipelago del Sulcis,[4] con le isole di San Pietro e di Sant'Antioco.

Più incerta è la collocazione di Pula, Villa San Pietro e Sarroch, che fanno parte della Provincia di Cagliari e sono situati lungo la costa del Golfo degli Angeli, ai piedi del versante sudorientale dei monti del Sulcis, nella parte esterna del territorio sulcitano. L'entroterra montano di questi comuni ha infatti un'affinità e un'omogeneità ambientale con il Sulcis, tuttavia i centri abitati giacciono su una piana costiera geograficamente isolata e distinta dal territorio sulcitano e che ha invece una naturale continuità con la piana di Capoterra, a tutti gli effetti considerata parte del Campidano di Cagliari.

L'ambiente naturale[modifica | modifica wikitesto]

Leucograniti nella foresta di Pantaleo (Santadi): rocca Perda Posta Intremini.
Leucograniti nel Sulcis meridionale (Teulada, al confine con il territorio di Domus de Maria): Punta Ladixeddas, a sinistra, e Monte Corilla, sullo sfondo a destra.

La conoscenza dell'ambiente fisico del Sulcis è fondamentale per inquadrare il contesto storico e ambientale che è all'origine della colonizzazione dispersa del suo territorio. Pur presentando caratteristiche ricorrenti in molte subregioni della Sardegna, il Sulcis mostra una sostanziale peculiarità quando si prendono in considerazione, nel complesso, la geografia, la geologia, il clima, la vegetazione.

Geografia e geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista geografico e geomorfologico, il Sulcis ha una forte caratterizzazione in quanto quasi completamente delimitato dal mare e dall'omonimo massiccio montuoso, che lo isolano dal resto della regione. L'unica via naturale di collegamento è dislocata nella parte orientale del confine settentrionale: il confine è definito fisicamente da uno spartiacque di media altitudine, ma dalla morfologia aspra, che separa il Sulcis dall'Iglesiente ed è interrotto da una stretta fascia di depositi alluvionali che collega il territorio di Carbonia a quello di Villamassargia.

A ovest, la morfologia del territorio è caratterizzata da piane alluvionali del Pleistocene che si estendono lungo tutta la fascia costiera, da Porto Pino (Sant'Anna Arresi) fino a Carbonia e Portoscuso, e si alternano a dolci rilievi collinari. Questo sistema di pianure costiere si inoltra a est, nei territori di Tratalias, Giba e Santadi, e a nordest, nei territori di Perdaxius e Narcao, alternandosi con rilievi collinari di bassa o media altitudine, più o meno impervi, e con i depositi alluvionali della Formazione del Cixerri (Oligocene). A nord e a est, la morfologia è definita dai rilievi del basamento paleozoico, che trasformano bruscamente il paesaggio da pianeggiante-collinare a impervio e montuoso.

Del Sulcis fanno geograficamente parte le due isole di San Pietro e di Sant'Antioco, quest'ultima unita alla terraferma fin dall'antichità per mezzo di un istmo artificiale.

Di particolare importanza è il sistema di stagni costieri che si estende lungo tutta la costa del Golfo di Palmas, che per secoli ha contribuito a rendere malsane e poco ospitali le pianure costiere del Sulcis.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Montessu, interno di una sepoltura

Le tracce più antiche di frequentazione umana nel Sulcis risalgono al mesolitico (9000 a.C.) ma è a partire dal neolitico antico (VI millennio a.C.) che si ha il vero e proprio popolamento del territorio. Nei due millenni successivi si susseguirono nel Sulcis le stesse culture preistoriche che caratterizzavano anche il resto della Sardegna come la cultura di Bonu Ighinu e la cultura di Ozieri. A partire dalla seconda metà del IV millennio a.C. i sepolcri assunsero l'aspetto di domus de janas, strutture ipogeiche (talvolta riuniti in vaste necropoli come nel caso di Montessu) ottenute scavando la roccia, si diffuse inoltre il fenomeno del megalitismo, numerosi sono infatti i menhir disseminati nel territorio.

Nell'eneolitico, con la diffusione della metallurgia, nuove genti si spinsero sull'isola dall'Europa continentale. A questo periodo risalgono le culture di Monte Claro e del Vaso campaniforme che nel Sulcis ebbero ampia diffusione. Nei primi secoli del II millennio a.C. in Sardegna si sviluppò la cultura di Bonnanaro, legata alla precedente cultura del vaso a campana a cui si aggiunsero influenze poladiane; il Sulcis è uno dei territori sardi in cui questa cultura si trova con maggiore intensità.

Nella media età del bronzo anche nel Sulcis si diffuse la civiltà nuragica con la conseguente costruzione di decine di nuraghi (molti dei quali complessi come il nuraghe Sirai o il nuraghe Meurra), villaggi, pozzi sacri e tombe dei giganti.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

il tophet di Sulki

Nella prima metà del I millennio a.C. giunsero nella zona i mercanti fenici che si stabilirono nelle piccole penisole e isole lungo la costa, dove fondarono alcuni insediamenti come nel caso di Sulki e Bithia, ma anche nell'entroterra, a Sirai e Pani Loriga.

Nel VI secolo i punici occuparono gran parte della Sardegna meridionale e occidentale, tra cui il Sulcis. Nel corso della prima guerra punica si svolse al largo dell'isola di Sant'Antioco un'importante battaglia navale, detta Battaglia di Sulci, fra la flotta romana e quella cartaginese che si risolse con una netta vittoria da parte di Roma. Nel 238 a.C., durante la seconda guerra punica, i romani divennero i nuovi dominatori della Sardegna sostituendosi ai cartaginesi.

Storia medioevale e moderna[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta dell'impero romano d'Occidente, la Sardegna, e cosi il Sulcis, passò sotto il controllo dei Vandali, popolazione germanica stabilitasi nel nord Africa, e poi dei Bizantini. Le città costiere, a causa delle frequenti incursioni dei pirati saraceni, furono gradualmente abbandonate.

Nel medioevo il territorio, parte della diocesi di Sulcis, appartenne al giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria di Sulcis. Dopo la scomparsa manu militari del giudicato cagliaritano nel 1258, il Sulcis passò al pisano Gherardo della Gherardesca e ai suoi eredi che ne mantennero la signoria anche dopo l'invasione aragonese della Sardegna del 1323 (partita proprio dal Sulcis). Estintosi il ramo gherardiano nel 1355 con Gherardo il giovane, fu affidato a vari feudatari, perlopiù iberici.

A partire dalla metà del XIV secolo, nel Sulcis iniziò un progressivo processo di spopolamento con la scomparsa pressoché totale, nel giro di un paio di secoli, di tutti i centri abitati, tant'è che lo storico Giovanni Francesco Fara nella sua opera Chorographia Sardiniae del 1580 descrive questa regione come "[Regio Sulcis] tota silvestris et derelicta" ossia "selvatica e abbandonata".

Nel XVII secolo iniziò una lenta ripresa: fu completato il sistema difensivo di torri costiere, voluto dal governo spagnolo per arginare il pericolo portato dai corsari barbareschi, e fu rifondato in posizione più interna rispetto alla costa il centro di Teulada, si sviluppò inoltre il primo nucleo di Portoscuso, la cui nascita è legata alla tonnara di Su Pranu, stabilita sul finire del XVI secolo su concessione di Filippo II di Spagna; il resto del Sulcis era frequentato saltuariamente da pastori e agricoltori.

Nel XVIII secolo, ormai in epoca sabauda, si registra il ripopolamento del territorio, attuato principalmente da famiglie provenienti dai centri del vicino Iglesiente, in particolare da Iglesias, che si trasferirono nel Sulcis in insediamenti monofamiliari a vocazione agro-pastorale denominati furriadroxius o medaus i quali riunendosi fra loro in boddeus daranno origine a quelli che diventeranno i comuni del Sulcis nel XIX secolo (Santadi, Narcao ecc.). Anche l'arcipelago del Sulcis fu ripopolato con la nascita, nei pressi delle rovine dell'antica Sulki, di Sant'Antioco, sviluppatasi attorno alla basilica di epoca bizantina dedicata al santo eponimo dell'isola, e di Carloforte (1738) e Calasetta (1770), popolate dai profughi liguri provenienti dall'isolotto di Tabarka, in Tunisia.

Nel 1821 il Sulcis fu incluso nella provincia di Iglesias mentre nel 1839 furono aboliti i feudi.

Le torri della miniera carbonifera di Serbariu a Carbonia.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima metà del XX secolo, in periodo fascista, allo scopo di incrementare l'estrazione del carbone locale, si ebbe la fondazione, nei pressi del presistente centro di Serbariu, del comune di Carbonia (1937) e di alcuni centri satellite quali Cortoghiana e Bacu Abis.

La crisi che colpì le miniere sulcitane nel secondo dopoguerra portò, negli anni tra il 1969 ed il 1972, allo sviluppò del polo industriale di Portovesme.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il Sulcis viene suddiviso in due zone: la parte settentrionale, più popolata e meno vasta denominata Alto Sulcis (costituito dall'omonimo bacino carbonifero e dall'arcipelago sulcitano con le isole di Sant'Antioco e di San Pietro); e la parte meridionale, meno abitata con un territorio un po' più grande definita come Basso Sulcis. L'Alto Sulcis ha come centro territoriale la città di Carbonia e comprendende i seguenti 8 comuni: Calasetta, Carbonia, Carloforte, Narcao, Perdaxius, Portoscuso, San Giovanni Suergiu e Sant'Antioco. Il Basso Sulcis non ha un centro territoriale vero e proprio e comprende i seguenti 10 comuni: Domus de Maria, Giba, Masainas, Nuxis, Piscinas, Santadi, Sant'Anna Arresi, Tratalias, Villaperuccio e Teulada.

Tutti i comuni sono compresi nella Provincia di Carbonia-Iglesias, ad eccezione di Domus de Maria e Teulada, che fanno parte della Provincia di Cagliari.

Comuni e Suddivisione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Reddito medio IRPEF2005[5]
Carbonia-Stemma.png
Carbonia 29.846 145,63 204,94 111 16.984
Sant'Antioco-Stemma.png
Sant'Antioco

(in sardo Santu Antiogu)

11.736 115,59 101,48 20 15.984
Carloforte-Stemma.png
Carloforte

(in tabarchino U Pàize)

6.448 50,24 128,48 10 18.008
San Giovanni Suergiu-Stemma.png
San Giovanni Suergiu

(in sardo Santu Juanni Sruexu)

6.033 70,63 85,57 16 14.701
Portoscuso-Stemma.png
Portoscuso

(in sardo Portescùsi)

5.286 39,06 138,04 6 17.890
Narcao-Stemma.png
Narcao

(in sardo Narcau)

3.396 85,96 39,15 127 14.258
Calasetta-Stemma.png
Calasetta

(in tabarchino Câdesédda)

2.921 30,98 92,00 9 16.523
Perdaxius-Stemma.png
Perdaxius 1.474 29,55 49,58 114 12.802
8 Comuni Alto Sulcis 67.140 567,64 118,27 44
Teulada-Stemma.png
Teulada 3.818 245,59 16,24 50
Santadi-Stemma.png
Santadi 3.636 115,59 32,59 140 13.746
Sant'Anna Arresi-Stemma.png
Sant'Anna Arresi 2.695 36,69 70,40 77 13.303
Giba-Stemma.png
Giba 2.140 34,65 61,88 59 14.113
Nuxis-Stemma.png
Nuxis 1.697 61,46 27,71 160 14.043
Domus de Maria-Stemma.png
Domus de Maria 1.545 96,78 15,96 66
Masainas-Stemma.png
Masainas 1.366 22,00 66,00 57 11.777
Tratalias-Stemma.png
Tratalias 1.108 30,96 36,21 17 14.010
Villaperuccio-Stemma.png
Villaperuccio

(in sardo Sa Baronìa)

1.100 36,30 30,77 62 13.052
10º
Piscinas-Stemma.png
Piscinas 851 14,00 63,29 70 12.619
10 Comuni Basso Sulcis 19.956 694,02 28,75
18 Comuni Sulcis 87.096 1.261,66 69,27

Fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Da nord a sud i corsi d'acqua del Sulcis, che hanno tutti carattere torrentizio, sono i seguenti:

  • Rio Perdàias (Comune di Portoscuso)
  • Rio Flumentepido (comuni di Carbonia e di Portoscuso)
  • Rio Troncia (comuni di Carbonia e di Portoscuso)
  • Rio Macquarba (Comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
  • Rio Santu Milanu o San Gemiliano (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
  • Rio Tupei (comuni di Calasetta e di Sant'Antioco)
  • Rio Palmas (comuni di San Giovanni Suergiu e di Tratalias)
  • Rio Monte S'Orcu (comuni di Perdaxius e di Tratalias)
  • Rio Mannu (comuni di Narcao e di Villaperuccio)
  • Rio Tatinu (comuni di Nuxis e di Villaperuccio)
  • Rio Santadi (comuni di Santadi e di Villaperuccio)
  • Rio Siriddi (Comune di Santadi)
  • Rio Piscinas (comuni di Giba e di Piscinas)

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Da nord a sud i monti del Sulcis, che hanno quasi tutti carattere collinare, sono i seguenti:

  • Monte Corona Maria m. 204 (Comune di Gonnesa)
  • Monte Santu Miai m. 614 (comuni di Iglesias, di Villamassargia e di Narcao)
  • Punta de Scarleddu e/o Arcu su Filixi m.616 (comuni di Villamassargia e di Narcao)
  • Monte Rosas m. 609 (comuni di Villamassargia e Narcao)
  • Monte Orri m. 723 (comuni di Siliqua e Narcao)
  • Monte Guardia dei Mori m. 211 (Comune di Carloforte)
  • Monte Ravenna m. 192 (Comune di Carloforte)
  • Monte Sirai m. 190 (Comune di Carbonia)
  • Monte Tasua m. 454 (Comune di Carbonia)
  • Perda Asua de Pari m. 101 (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
  • Monte San Giovanni m. 332 (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
  • Monte San Michele Arenas m. 492 (Comune di Carbonia)
  • Monte Narcao m. 481 (comuni di Narcao e di Villaperuccio)
  • Monte Nieddu m. 1.041 (Comune di Nuxis)
  • Punta Rocca Steria m. 1.009 (Comune di Nuxis)
  • Monte Is Caravius m. 1.116 (Comune di Nuxis)
  • Monte Sa Mirra m. 1.087 (Comune di Nuxis)
  • Sa Scrocca Manna m. 142 (Comune di Sant'Antioco)
  • Perdas de Is Ominis m. 232 (Comune di Sant'Antioco)
  • Perdas de Fogu m. 271 (Comune di Sant'Antioco)
  • Punta Maxia m. 1.017 (Comune di Santadi)
  • Punta Sebera m. 979 (Comune di Santadi e di Teulada)
  • Punta Orgiu Trudu m. 557 (Comune di Santadi e di Teulada)
  • Monte Cogotis m. 438 (Comune di Teulada)
  • Monte Culurgioni m. 443 (Comune di Teulada)
  • Monte Perdaia m. 437 (Comune di Teulada)
  • Monte Arbus m. 195 (Comune di Teulada)
  • Monte S'Impeddau m. 267 (Comune di Teulada)
  • Monte Lapanu m. 319 (Comune di Teulada)
  • Monte Perdaia m. 437 (Comune di Teulada)
  • Monte Orbai m. 688 (Comune di Teulada)
  • Monte Maria m. 477 (comuni di Domus de Maria e di Teulada)
  • Monte Spinosa m. 682 (Comune di Domus de Maria)
  • Monte Is Crabus m. 576 (Comune di Domus de Maria)
  • Monte Filau m. 363 (Comune di Domus de Maria)

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista economico l'Alto Sulcis ebbe nel recente passato un'economia prevalentemente mineraria, oggi ha un'economia basata su attività dei servizi e del terziario con diverse piccole imprese turistiche, agro-pastorali e della pesca. Nel Basso Sulcis l'economia si basa invece prevalentemente sulle attività di tipo agro-pastorali, sebbene siano diffuse anche la pesca e il turismo.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Corona, Dizionario dei comuni della Sardegna, Dessì, 1898, X.
  2. ^ Francesco Floris (a cura di), La Grande Enciclopedia della Sardegna - 9° volume (PDF), Sassari, Editoriale La Nuova Sardegna, 2007, pp. 290(296 nel pdf). URL consultato il 22 maggio 2010.
  3. ^ Sulcis (regione) su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 5 luglio 2010.
  4. ^ Touring Club Italiano, La Costa del Sud e le isole del Sulcis. URL consultato il 27 luglio 2010.
  5. ^ Provincia di Carbonia-Iglesias: Redditi Irpef (2005) su Comuni-Italiani.it. URL consultato il 5 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]