Viticoltura

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un grappolo d'uva nera

La viticoltura rappresenta l'insieme delle tecniche che prevedono la coltivazione delle viti (da tavola e da vino) e può considerarsi come una branca dell'Arboricoltura.
L'attività di viticoltura va dall'epoca di messa a dimora delle barbatelle innestate fino all'epoca dell'espianto.
Le barbatelle sono piccole viti innestate su portainnesti americani. I portainnesti americani sono infatti resistenti alla fillossera (insetto appartenente all'ordine dei Rincoti) contrariamente alle viti europee.
In questo arco di tempo piuttosto lungo (mediamente un vigneto può vivere fino a 20-30 anni[senza fonte]) sono necessari svariati interventi:

Sistemazione del terreno[modifica | modifica sorgente]

Si rende necessaria specialmente in terreni collinari. La sistemazione dei vigneti con forti pendenze ha come obiettivo la riduzione delle ore necessarie alle pratiche colturali che sono molto gravose potendo arrivare ad impiegare il triplo o il quadruplo del tempo rispetto alla pianura (fino a 2000 ore per ettaro). Bisogna dire che sono però i terreni migliori dal punto di vista del vino prodotto. I vini prodotti in collina hanno potenzialità qualitative superiori in confronto a quelli prodotti in pianura. Fin dai tempi dei romani la vite viene coltivata sulle colline e la filosofia tradizionale del vigneto collinare prevede fondamentalmente due tipologie: secondo le linee di massima pendenza (rittochino) o perpendicolarmente (girapoggio) ad esse. Esistono inoltre soluzioni intermedie come il cavalcapoggio in cui il filare segue una direzione (tipo est - ovest) risultando sia a rittochino che a girapoggio, si tratta di situazioni marginali. La prima (rittochino) non ostacola l'erosione ma consente un buon livello di meccanizzazione. La seconda invece si oppone con forza al ruscellamento e quindi all'erosione ma è difficilmente meccanizzabile. Le soluzioni moderne prevedono la sistemazione dei nuovi terreni collinari secondo due forme razionali:

  • Terrazzamenti di medie dimensioni
Si preparano ricostruendo sia le piccole terrazze che le murate di sostegno con cemento armato. Sulle terrazze così formate si sistemano a rittochino i filari. In questo caso è possibile meccanizzare alcune operazioni colturali con trazione funicolare e cannoni irroratori. Non è possibile accedere alla terrazza con un trattore.
la raccolta manuale dell'uva
  • Ciglioni
Si sistemano i ciglioni (zona del terreno al margine di una scarpata) a giropoggio con filare sull'esterno del ciglione, la scarpata di sostegno viene inerbita. All'interno (verso il lato monte), il ciglione sostiene un filare in piano su cui può circolare un trattore per gli interventi al verde. A seconda della pendenza i ciglioni possono essere larghi (due o più filari) se la pendenza è lieve o stretti (un unico filare) se la pendenza è eccessiva e/o la roccia è superficiale.

Impianto[modifica | modifica sorgente]

L'impianto d'autunno è da preferire in zone calde soprattutto quando vi è una piovosità prevalentemente invernale piuttosto di quella estate. In questo modo le piantine radicano già durante l'inverno e sopporteranno meglio la siccità estiva. In zone più fredde dove c'è il rischio di inverni molto asciutti è meglio procedere all'impianto in primavera.

Va ricordato che prima dell'impianto è utile conoscere a fondo l'ambiente colturale ed il terreno (analizzandolo) per scegliere al meglio le varietà adatte ad un ambiente piuttosto che ad un altro.

Per il tracciamento dei sesti d'impianto è importante decidere le distanze a cui porre le piante poiché un volta cresciute è molto difficile modificarle, tenendo sempre ben presente il tipo di forma d'allevamento scelta ed inoltre la possibilità di meccanizzazione (oggi fondamentale).

Palatura: i pali ovviamente devono essere messi in verticale con la massima precisione, per questo oggi si usano macchine che li piantano con altissima precisione.

Importantissimi inoltre sono i pali di testata che devono avere una certa inclinazione e delle ancore ad almeno 1 m sotto terra.

È necessario decidere che forma di allevamento scegliere tra quelle in volume (tridimensionali), ovvero ad alberello; a controspalliera (bidimensionali), ovvero a tralcio rinnovato fra cui: guyot, capovolto, archetto o a cordone permanente (speronato, sylvoz o casarsa, cordone verticale); a tetto (parallelo al terreno) come pergola, tendone, raggi (belussi), spalliere-pergole; doppie cortine (G.D.C., duplex), cortina semplice (cordone libero).

Potatura[modifica | modifica sorgente]

Pergola trentina nei paraggi di Cembra (TN)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forme di allevamento della vite.

La potatura di allevamento assicura un rapido sviluppo della struttura scheletrica e radicale della vite ed una rapida messa a frutto. Questa fase può durare dai 2 ai 3 anni. La potatura di produzione ha lo scopo anche di mantenere le piante "pulite" e nella forma di allevamento stabilita, ma soprattutto di massimizzare la produzione di uva, eliminando i rami che portano meno frutti, garantendo un adeguato carico gemmario limitando la vigoria: lasciare solo i rami "essenziali" fa sì che la pianta concentri tutta la sua energia nei grappoli d'uva anziché distribuirla in molti rami e foglie.

Per individuare quali sono i rami fruttiferi occorre dividere i rami in categorie, a seconda della loro distanza dalla radice:

  • categoria zero: è il fusto principale della pianta, a partire dalla radice, e comprende i rami legnosi, di colore marrone e con superficie ruvida;
  • rami del primo anno: sono quelli che partono dai rami di categoria zero, sono flessibili e di colore verde;
  • rami del secondo anno: partono dai rami del primo anno;
  • rami del terzo anno: partono dai rami del secondo anno;

e così via.

Come si può intuire dal nome dato alle categorie di rami, la nascita di nuovi rami avviene una volta all'anno, in primavera. Si è verificato sperimentalmente che l'uva migliore e più abbondante cresce dai rami del secondo anno, conseguentemente si tende a lasciare solo rami del secondo anno e quelli del primo anno, i quali servono per avere da questi ultimi, l'anno successivo, dei rami del secondo anno che produrranno uva.

Il numero dei rami che si lascia dipende dalle usanze della zona: da un minimo di un solo ramo del primo anno e un solo ramo del secondo anno (ed è questo il metodo più diffuso) fino a tre rami del primo anno e a tre rami del secondo anno.

Il periodo più adatto alla potatura è all'inizio della primavera, quando sono già nati i rami dell'anno in corso ma non si vedono ancora i nuovi grappoli. Le viti "piangono" a causa della potatura (ma in certi casi anche a causa di maltrattamento). Secondo un’osservazione empirica, i tralci che piangono di più portano più frutto.

Poco prima della vendemmia in talune zone si usa sfoltire ancora la vite, togliendo un po' di tralci e foglie, sia per far prendere ancora un po' di sole all'uva sia per facilitare il lavoro dei vendemmiatori.

Concimazione[modifica | modifica sorgente]

Anche la concimazione della vite ricopre una notevole importanza se si vuole ottenere dei prodotti di qualità. Si parte già prima della messa a dimora delle barbatelle con una concimazione di fondo effettuata con del letame maturo per una quantità di circa 500 q/ha. Nel corso degli anni dov'è necessario è utile effettuare due tipi di concimazione: una autunnale con letame maturo e l'altra nella primavera successiva con concimi complessi a base di azoto fosforo potassio. Qualora nel corso della stagione le nostre viti manifestino segni di carenze nutrizionali è bene ricordare che esistono anche dei concimi fogliari che possono aiutarci a superare le carenze ma attenzione questi concimi non risolvono il problema della mancanza di elementi ed è quindi opportuno eseguire le concimazioni che sopra abbiamo consigliato. Una concimazione eseguita correttamente porta notevoli miglioramenti nel nostro vigneto, ma una concimazione fatta in modo scorretto è molto dannosa e si ripercuoterà in negativo anche sulla produzione.

Irrigazione[modifica | modifica sorgente]

La vite è una pianta la cui radice bene ed è ben si adatta al clima mediterraneo, con siccità estiva: in questo senso appartiene alla triade Mediterranea antica asciutta della vite/cereali/olivo. Tuttavia, l'adattamento di alcune vecchie vigne in terreni diversi ha perso un po' 'di quella capacità. Inoltre, il vigneto è stato impiantato nelle regioni in cui la siccità è estrema e, infine, il coltivatore moderno richiede la resa anziché l'autoconsumo di vino dato solo dall'annata.

Il metodo per l'irrigazione dell'acqua più efficace e meno dispendioso è il sistema a goccia. E 'adatto ad una irrigazione annuale. Tuttavia, l'installazione è costosa e richiede tempo, e non è quindi adatto per l'utilizzo in annate eccezionalmente siccitose. In questo caso, il solco di irrigazione o irrorazione è giustificato: la realizzazione è più economica e veloce. In Francia, la legislazione proibisce l'irrigazione vino tra invaiatura e la raccolta. Al di fuori di questo periodo, è possibile per il vino da tavola vino e il vino "paesano" artigianale. Quanto al DOC, è consentito tra la raccolta e il 1 ° maggio dell'anno seguente. Tra il 15 giugno e l'invaiatura, il divieto può essere alzato secondo una deroga, su richiesta dell'organo di gestione della denominazione, motivato da uno studio a quest'ultimo [60]. Il Cile è un caso particolare: l'uso di irrigazione di grandi dimensioni è consentita dalla abbondanza di acqua da scioglimento della neve che scende dalle Ande. L'irrigazione in un terreno molto secco spiega l'assenza della flavescenza dorata, la peronospora e la fillossera [61], [17].

Questa pratica è consentita senza restrizioni per le uve da tavola.

Avversità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Avversità della vite.

La vite presenta avversità parassitarie e non.
Fra le "non parassitarie" sono da citare: la "grandine", le "basse temperature invernali", la "brina" primaverile e le carenze nutrizionali.
Fra le carenze nutrizionali assumono particolare rilievo quelle relative al Boro, al Ferro, al Magnesio, al Manganese ed allo Zolfo
Si elencano di seguito le principali avversità parassitarie:

Raccolta[modifica | modifica sorgente]

Il termine "raccolta" è riservato all'uva da tavola.
Per l'uva da vino si usa più propriamente il termine "Vendemmia"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davanzati Bostichi, Bernardo - Coltivazione delle viti e di alcuni arbori (1579)
  • Saltini Antonio, La svolta storica dell'enologia nei capolavori dell'agronomia rinascimentale, in Vignevini, XI, n° 12, dic. 1984
  • L. Eynard-G. Dalmasso, Viticoltura moderna, manuale pratico
  • Saracco Carlo-Monchiero Matteo,Guida del viticultore Edagricole,IV edizione, maggio 2004,
  • Saracco Carlo, Le malattie della vite , Edagricole, I edizione, settembre 2001
  • Marenghi Matteo, Manuale di viticoltura , Edagricole, I edizione , aprile 2005
  • Fregoni Mario, Nutrizione e fertilizzazione della vite , Edagricole, ristampa 1998
  • Valli Rolando-Corradi claudio, Viticoltura , Edagricole, ristampa 2004
  • Fregoni Mario, Viticoltura di qualità , Tecniche Nuove, settembre 2006

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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