Xylella fastidiosa

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Xylella fastidiosa
Xylella-fastidiosa-1508x706 c.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Prokaryota
Regno Bacteria
Phylum Proteobacteria
Classe Gammaproteobacteria
Ordine Xanthomonadales
Famiglia Xanthomonadaceae
Genere Xylella
Specie X. fastidiosa
Nomenclatura binomiale
Xylella fastidiosa
Wells et al.[1], 1987

Xylella fastidiosa Wells, Raju et al., 1986[1][2] è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, che vive e si riproduce all'interno dell'apparato conduttore della linfa grezza (i cosiddetti vasi xilematici, portatori di acqua e sali minerali).

X. fastidiosa è in grado di indurre pesantissime alterazioni alla pianta ospite, spesso letali[2]. È noto, inoltre, per la sua estrema polifagia, essendo in grado di diffondersi attraverso un gran numero di piante ospiti, a volte senza indurre manifestazioni patologiche[3]. Con queste sue caratteristiche, il microrganismo è noto per i gravi danni che è in grado di arrecare a varie coltivazioni agricole, essendo all'origine della malattia di Pierce nella vite, della clorosi variegata degli agrumi (CVC-citrus variegated chlorosis) in Brasile. Il batterio è di difficile isolamento e a crescita molto lenta in coltura axenica[4].

Inoltre, una sottospecie di X. fastidiosa è all'origine del Complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO), una gravissima fitopatologia che ha fatto la sua comparsa nell'agricoltura italiana a partire dagli anni 2008/2010[5], colpendo in modo pesante gli appezzamenti olivicoli del Salento[3][6], in quella che è stata definita da Joseph-Marie Bové, dell'Académie d'agriculture de France, come "la peggior emergenza fitosanitaria al mondo"[7].

Sono oltre 100 le specie di piante affette da Xylella spp.[8], con malattie quali il mal di pennacchio nel pesco, la bruciatura delle foglie di oleandro, il cancro degli agrumi; è stato segnalata una notevole incidenza anche su prugno, ciliegio e mandorlo.[9]

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Effetti della clorosi variegata degli agrumi su una pianta di arancio, (Citrus sinensis)

La distribuzione geografica dell'agente patogeno e delle patologie correlate interessa soprattutto paesi del continente americano, dove è stato a lungo confinato[8]: Stati Uniti d'America, Messico, Costa Rica, Venezuela, Argentina, Brasile, Perù[2]. In Sud America, ad esempio, la subspecie pauca, responsabile della clorosi variegata degli agrumi (CVC), sta devastando dal 1994 gli agrumeti brasiliani[2].

Esistono rare segnalazioni di una presenza isolata in Asia (a Taiwan)[2], dove il batterio ha fatto la sua prima comparsa fuori dalle Americhe nel 1994 e poi negli anni 2010[8]. Dalla fine degli anni 2000, Xylella fastidiosa (spp. pauca) è segnalata anche in Italia (prima notizia di una presenza in Europea e negli altri paesi EPPO), con infestazioni a partire dagli oliveti del Salento occidentale e dell'entroterra di Gallipoli[2].

Per quanto riguarda l'Europa, prima dell'individuazione in Salento era stata segnalata un'intercettazione del batterio su vegetali d'importazione in Francia (pesco e piante di caffé), senza che a questo primo evento abbia fatto seguito un insediamento[10]. Tuttavia, nel 2015 il batterio ha raggiunto anche la Francia: è stato segnalato dapprima nell'isola di Corsica nel mese di luglio 2015[11][12] e poco dopo in Francia continentale (Costa Azzurra, presso Nizza), dove lo stesso ceppo batterico è stato individuato nell'ottobre 2015[13].

Al 18 Agosto 2016 in Corsica erano stati individuati 279 focolai dell'infezione, concentrati soprattutto nel sud e nell'ovest dell'isola.[14]

Nell'Agosto 2016, il batterio ha fatto la sua comparsa in Germania.[15]

Non hanno ricevuto conferma, invece, segnalazioni circa una presenza in Kosovo[10]. Risale all'ottobre 2014 un'intercettazione dell'infezione nei Paesi Bassi, su piante ornamentali di caffé importate dalla Costa Rica[2].

I paesi in cui è stata segnalata la presenza del batterio, divisi per continente/nazione/stato/regione/provincia, sono i seguenti (situazione aggiornata ai dati epidemiologici disponibili a ottobre 2015)[8]:

Piante ospiti[modifica | modifica wikitesto]

X. fastidiosa è un batterio altamente polifago[3], segnalato come agente infettante su un'ampia gamma di piante ospiti (oltre un centinaio), con varie epidemiologie e manifestazioni di patogenicità[3], ma, a volte, senza dar luogo a sintomi.

Piante fruttifere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le piante fruttifere, vi sono specie di grande interesse agro-economico appartenenti al genere Vitis (Vitis vinifera, Vitis labrusca, Vitis riparia), al genere Citrus (Citrus spp., Fortunella), mandorlo (Prunus dulcis), il pesco (Prunus persica), caffé (Coffea spp.), e l'oleandro (Nerium oleander)[8].

L'attacco di batteri Xylella è stato rilevato anche in altre piante da frutto, come il pero asiatico (Pyrus pyrifolia), nell'avocado (Persea americana), nel mirtillo (Vaccinium corymbosum, Vaccinium virgatum), prugno giapponese (Prunus salicina), pecan (Carya illinoinensis), prugno (Prunus domestica), mirabolano (Prunus cerasifera)[8].

Sono rarissime, invece, in letteratura scientifica, segnalazioni riguardanti l'olivo (Olea europaea) come pianta ospite (solo altre due, all'aprile 2015[4]): alcuni studi in merito, pubblicati nel 2014 da Krugner et al.[17], sono stati condotti in California meridionale dopo segnalazioni su un incremento di mortalità di ulivi nell'area di Los Angeles[8]. In quel caso, sebbene Xylella fastidiosa spp. multiplex sia stata spesso rinvenuta in ulivi che mostravano segni di deperimento di foglie e rami, non si è riusciti pienamente a dimostrarne la patogenicità sull'olivo[8]. Un'altra segnalazione, proveniente dall'Argentina, riguarda X. fastidiosa ssp. pauca e riporta "manifestazioni sintomatologiche non dissimili"[4] da quelle dell'infezione salentina: il ritrovamento, non giunto a pubblicazione scientifica nell'aprile 2015, è oggetto di una comunicazione personale di María Laura Otero al prof. Giovanni Paolo Martelli dell'Università di Bari[4]. Il ritrovamento argentino riguarda la città di Córdoba e il nord della Provincia di La Rioja, su impianti di età superiore a 50 anni della varietà autoctona locale "Arauco"[18]. I sintomi rilevati sono lento decadimento, colorazione verde-opaca, perdite parziali e morte rapida di germogli e rami[18].

Alberi ornamentale e d'interesse non fruttifero[modifica | modifica wikitesto]

Tra le piante non fruttifere, ornamentali, e da ombra, sono colpite da Xylella il sicomoro americano (Platanus occidentalis), l'olmo bianco americano (Ulmus americana), il liquidambar (Liquidambar styraciflua), la quercia (Quercus spp.), l'acero rosso (Acer rubrum), il gelso rosso (Morus rubra)[8].

Piante erbacee e arbustive[modifica | modifica wikitesto]

Xylella fastidiosa è stato rinvenuto nell'erba medica (Medicago sativa). Esistono poi molte piante selvatiche che ospitano il batterio senza esibire sintomi di patologia: tra queste, vi sono erbe selvatiche, erbacce, gigli, e vari arbusti e alberi[8].

Danni e sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di oleandro colpito dalla Xylella fastidiosa in Arizona.

Il batterio è causa di gravi malattie in piante di interesse agricolo e ortofrutticolo[8] (agrumi, pero, melo, olivo), ma anche in essenze arboreo-arbustive di interesse forestale (inclusa la quercia e l'oleandro) e in piante ornamentali[2].

Quando una pianta s'infetta, i batteri portano alla formazione di un gel nello xilema, ostruendo il flusso dell'acqua attraverso i vasi linfatici della stessa e bloccando la sua nutrizione.

I sintomi tipici e più frequenti riconducibili alle infezioni da Xylella fastidiosa sono i disseccamenti più o meno estesi a carico del lembo foliare (bruscatura)[2]: il disseccamento interessa dapprima rami isolati della chioma e poi intere branche o l’intera pianta. Altri sintomi sono il ridotto accrescimento di rami e germogli[2], gli imbrunimenti interni del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle branche e del fusto.

La prossimità tra vigneti e agrumeti accentua la minaccia, perché gli agrumi non sono soltanto un ospite per le uova dell'Homalodisca vitripennis, ma anche un importante rifugio di svernamento per l'insetto[19].

A causa della sua spiccata nocività, X. fastidiosa è un organismo classificato come "patogeno da quarantena" nella lista A1[20] della European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO)[2] fin dal 1981[8]. Per la sua devastante attitudine planticida, ogni segnalazione della sua presenza sul territorio della Comunità europea obbliga lo stato membro all'adozione di drastiche misure di eradicazione e contenimento, in base alla direttiva europea 2000/29/CE[8][21].

Bruciatura delle foglie di Oleandro[modifica | modifica wikitesto]

Xylella fastidiosa causa la bruciatura delle foglie sull'oleandro, pianta ornamentale comune in California, che funge anche da serbatoio per il batterio.

Il batterio infettante deriva da un ceppo di X. fastidiosa che si è diffuso in California e in Arizona a partire dalla metà degli anni '90.

Questa malattia dell'oleandro è trasmessa sempre dalla cicalina Homalodisca vitripennis[22].

Malattia di Pierce[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Malattia di Pierce.

La malattia di Pierce (Pierce's disease, a volte abbreviata in PD) si trasmette attraverso le cicaline Homalodisca spp., insetto omottero (taxon che raccoglie insetti pungitori succhiatori di linfa, spesso vettori di malattie delle piante). Nel 1880 la malattia ha infestato e devastato oltre 40 000 acri (160 km²) di vigneti intorno ad Anaheim (California). La malattia di Pierce (PD) è stata descritta nel 1892 da Newton B. Pierce (1856-1916, primo patologo vegetale professionista della California) sulle uve in California vicino a Anaheim. La malattia di Pierce è circoscritta (al 2015) al sud degli Stati Uniti e al Messico. Inoltre, è stato segnalata da Luis G. Jiménez-Arias in Costa Rica e Venezuela, e forse in altre parti del Centro e Sud America. Esistono hot spot isolati della malattia presso i corsi d'acqua nell'area di Napa e Sonoma, nella California settentrionale.

Le foglie delle viti colpite dalla malattia di Pierce virano dapprima al giallo e al marrone, e infine cadono precocemente dalla vite; i germogli muoiono, mentre i frutti risultano piccoli e duri. Dopo 1-5 anni, la pianta stessa perisce.

La malattia è endemica nel nord della California, dove è veicolata dalla cicala Graphocephala atropunctata, che propaga la malattia solo a viti che sono nelle adiacenze di habitat rivieraschi. Grazie a questo, nel corso degli anni, i produttori californiani avevano imparato ad adattarsi e a convivere con la malattia. Tuttavia, la diffusione della malattia di Pierce è notevolmente aumentata dalla seconda metà degli anni novanta del Novecento, diventando una vera e propria minaccia per l'intero settore dell'industria vinicola californiana, quando l'Homalodisca vitripennis, una piccola cicala originaria del sud est degli Stati Uniti, ha fatto la sua comparsa in California nel 1996, nella valle di Temecula.

Questo insetto si nutre della linfa grezza trasportata nello xilema delle piante e quindi può diffondere il batterio molto più estesamente rispetto a quanto fanno altri vettori.[19]

Homalodisca vitripennis, vettore principale della malattia di Pierce

Complesso del disseccamento rapido dell'ulivo (CoDiRO)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Complesso del disseccamento rapido dell'olivo.

La malattia identificata come Complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO) colpisce le piante di ulivo con un complesso di sintomi strettamente associati all'omonimo ceppo della sottospecie pauca[2], che svolge un ruolo chiave nel causare la patologia[23], mentre è solo marginale, come aggravante della patologia (soprattutto negli esemplari più vecchi), il ruolo svolto da altri fattori, spesso concomitanti, come gli attacchi da larve della falena leopardo (Zeuzera pyrina) e infezioni micotiche di alcune specie fungine[4].

La sintomatologia colpisce con particolare gravità gli esemplari più vetusti, con totale disseccamento degli ulivi secolari, mentre su piante più giovani l'alterazione si limita, spesso, a disseccamenti terminali che, in base alle osservazioni disponibili al 2015, non sembrano innescare il declino generalizzato dell'intera pianta[24]. Alcuni studi hanno iniizato a evidenziare livelli differenziati di suscettibilità all'aggressione microbica tra diverse cultivar dell'olivo[25]. Questi studi tendono a individuare i fattori che inducono una maggiore resistenza/tolleranza all'aggressione microbica[25].

Sviluppo dell'evento patologico[modifica | modifica wikitesto]

Focolai puntiformi molto virulenti del Complesso del disseccamento rapido dell'olivo sono segnalati su ulivi in tutto il Salento e nella provincia di Lecce, con centinaia di impianti già appassiti e morti. Il fenomeno ha iniziato a manifestarsi nel 2009/2010 nell'entroterra di Gallipoli e nella parte occidentale della penisola salentina[2]. L'estensione dei focolai in Puglia è stata aggravata dalle condizioni climatiche dell'inverno 2013-2014, la cui particolare mitezza non è stata in grado di compiere un abbattimento di massa del vettore sufficiente a contenere la diffusione dell'infezione[26]. Al 2015, infatti, alla distribuzione puntiforme dei focolai della provincia di Lecce se ne è aggiunto anche uno in provincia di Brindisi, nel comune di Oria, che attesta il travalicamento a nord dei precedenti limiti territoriali[26][27].

Ceppo CoDiRO[modifica | modifica wikitesto]

Il ceppo gemello dell'agente presente in Italia (codificato come ST53[3]) è stato individuato in Costa Rica[6] sull'oleandro, sul Mango, sulla noce macadamia[28], e sul caffè[3]: l'ipotesi di un collegamento tra l'insorgenza del CoDiRO e le importazioni nel Salento di essenze florovivaistiche costaricane, già avanzata dai virologi del CNR di Bari, è stata corroborata dall'individuazione dell'infezione, nei Paesi Bassi, su piante ornamentali di caffé in transito importate dalla Costa Rica nell'ottobre 2014[2], e sul caffè[3]. La mancanza di mutazioni genetiche locali fa ritenere improbabile, invece, un adattamento evolutivo avvenuto nel Salento[3].

I principali vettori sono le specie della famiglia Aphrophoridae (il cui nome comune, "sputacchine", rimanda alla schiuma bianca, simile alla saliva di uno sputo, in cui vivono immersi gli esemplari in fase giovanile[2]), in particolare la specie Philaenus spumarius, nota come sputacchina media"[2], specie molto diffusa in Europa[29] e presente con dense popolazioni nella provincia di Lecce, dove ne è stata accertata scientificamente l'efficienza e l'efficacia come vettore del batterio[2][27].

Piante ospiti del ceppo CoDiRO[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'olivo, il ceppo CoDiRO è stato rinvenuto in molte altre piante ospiti (circa una quindicina, al mese di marzo 2015[3]): mandorlo, ciliegio, oleandro, Vinca minor, Polygala myrtifolia, Westringia fruticosa, Acacia saligna, Spartium junceum[24]. In condizioni sperimentali ne è stata accertata la suscettibilità anche per Catharanthus roseus (Vinca rosea)[24], mirto, rosmarino, alaterno[3].

Nell'areale di infezione del Salento il ceppo CoDiRO non sembra affliggere, invece, gli agrumi, nonostante la consociazione di tali piante con colture ed esemplari di olivo con gravi infezioni da Xylella fastidiosa[24]. L'alta polifagia del batterio, già conclamata, fa presagire un possibile ampliamento della platea di specie ospiti, con variazione nell'epidemiologia e nelle manifestazioni della sua patogenicità[3].

Iniziative di contenimento[modifica | modifica wikitesto]

L'espansione dei focolai del CoDiRO nel Salento, anche oltre i confini della provincia di Lecce, ha spinto all'adozione di politiche di contrasto con un programma teso all'eradicazione del batterio Xylella. Al marzo 2015, tuttavia, a distanza di anni dalle prime manifestazioni, lo sviluppo dei focolai e l'espansione del batterio in una quindicina di specie diverse hanno reso non più raggiungibile l'obbiettivo di eradicazione di Xylella nella provincia di Lecce[30], lasciando aperta la sola possibilità di un suo contenimento[3], mentre rimane perseguibile un suo contenimento nel Salento, dove ormai la sua presenza è da considerarsi irreversibile.

Le misure di contenimento prevedono l'istituzione di fasce geografiche differenziate per intensità delle misure di estirpazione delle piante malate e, in via precauzionale, di quelle sane che si trovino a una certa prossimità con i focolai[30][31]. Sono necessarie anche restrizioni alla libera circolazione di 150 specie florovivaistiche prodotte in Puglia e restrizioni in ingresso alle importazioni in Europa di piante vive suscettibili alla Xylella provenienti da alcuni paesi extra-europei, tra cui Honduras e Costa Rica[30].

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Xylella fastidiosa è l'unica specie conosciuta del genere Xylella. Ne sono state descritte 4 sottospecie, distinguibili non solo sotto il profilo genetico, ma anche per il meccanismo di attacco biologico che interessa distinte specie vegetali[2]:

Nella seguente tabella sono riepilogate le specie conosciute, con indicazione dell'origine geografica e delle principali piante ospiti[4]:

Sottospecie descritte (al 2015) Origine Ospiti principali Principali malattie
fastidiosaXylella fastidiosa fastidiosa (erroneamente X. f. ssp. piercei) Centro America Vite Malattia di Pierce (Pierce disease, o PD)
multiplex Xylella fastidiosa multiplex USA meridionali Oleandro, drupacee, querce, olivi in California Plum leaf scald (PLS), mal di pennacchio (Phony peach disease, o PPD)
sandyiXylella fastidiosa sandyi Origine non determinata Oleandro, magnolia Bruciatura delle foglie dell'oleandro (Oleander leaf schorch, o OLS)
paucaXylella fastidiosa pauca Sud America Agrumi, caffè, olivo in Argentina, olivo in Italia Complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO), clorosi variegata degli agrumi (Citrus variegated chlorosis, o CVC),

Sottospecie proposte[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle quattro sottospecie già descritte, ne è stata proposta una quinta, della quale, al 2015, non è ancora accertata la specificità:

Studi e ricerche[modifica | modifica wikitesto]

L'espansione della malattia dovuta all'impatto di Homalodisca vitripennis ha innescato uno sforzo collaborativo unico, da parte di coltivatori, amministratori, politici, ricercatori, per cercare soluzioni a questa minaccia. Nessuna cura è stata ancora trovata al 2015, ma la comprensione della biologia di Xylella fastidiosa e Homalodisca vitripennis è molto aumentata dal 2000, quando il California Department of Food and Agriculture, in collaborazione con diverse università, come l'Università della California a Davis, l'Università della California a Berkeley, l'Università della California a Riverside, e l'Università di Houston–Downtown, hanno cominciato a focalizzare la loro ricerca su questo parassita.

Studi sulla malattia di Pierce[modifica | modifica wikitesto]

Presso l'Università della California a Davis è in corso una ricerca per selezionare varietà di vite resistenti alla malattia di Pierce: Nella primavera del 2007 sono state messe a dimora la terza generazione di piantine che posseggono per il 94% geni di vitis vinifera[33].

Studi sul CoDiRo[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 2016 è stato pubblicato uno studio condotto dall'IPSP-CNR (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dall'Università degli Studi di Bari (Dipartimento di Scienze del Suolo della Pianta e degli Alimenti) che conferma osservazioni precedenti su una minore suscettibilità della cultivar Leccino rispetto a un'altra varietà locale, la Ogliarola salentina[25]. Questi studi tendono a individuare i fattori che inducono una maggiore resistenza/tolleranza all'aggressione microbica[25].

Studi sulla Clorosi variegata degli agrumi[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio pubblicato nel 2003 ha investigato il possibile ruolo della N-acetilcisteina[34] (NAC: un principio attivo mucolitico di uso comune di farmaci equivalenti, anche in ambito pediatrico). Lo studio, condotto su coltivazioni idroponiche in condizioni molto vicine a quelle sul campo, ha mostrato una significativa riduzione della popolazione batterica grazie alle capacità del farmaco di sciogliere i legami che garantiscono la coesione dei biofilm microbici. Si tratta della prima evidenza di un'attività antibatterica della NAC contro un microorganismo patogeno.

La riduzione della popolazione microbica dovuta al trattamento causa una netta riduzione dei sintomi, ma non estirpa in modo definitivo l'infezione. La recrudescenza dei sintomi sulle foglie dopo l'interruzione del trattamento avviene in un tempo di latenza aumentato fino a circa 8 mesi[34].

Sequenziamento del genoma[modifica | modifica wikitesto]

Il sequenziamento del genoma di Xylella fastidiosa (insieme con quello di Xanthomonas citrii) è stato realizzato da un pool di oltre 30 laboratori statali di ricerca del Brasile, in uno studio, condotto a partire dal 1997 nello Stato di São Paulo, che ha visto anche il sequenziamento del DNA della canna da zucchero. Il programma statale di ricerca è stato finanziato dalla Fundação de Amparo à Pesquisa do Estado de São Paulo (FAPESP), una fondazione pubblica dello stato di San Paolo per il sostegno e la promozione della ricerca.[35]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Wells, J. M., B. C. Raju, H. Y. Hung, W. G. Weisburg, L. M. Parl and D. Beemer, Xylella fastidiosa gen. nov., sp. nov.: Gram-negative, xylem-limited, fastidious plant bacteria related to Xanthomonas spp, in Int. J. Syst. Bacteriol., vol. 37, nº 2, 1987, pp. 136–143, DOI:10.1099/00207713-37-2-136.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Luigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana (PDF), in L'Informatore Agrario, nº 16, 2015, p. 37.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Alessandro Mattedi, Xylella fastidiosa: intervista al ricercatore Donato Boscia del CNR, su Italia unita per la scienza, 31 marzo 2015. URL consultato il 28 aprile 2015.
  4. ^ a b c d e f Giovanni P. Martelli, Il disseccamento rapido dell'olivo: stato delle conoscenze (PDF), su Sapere Food, relazione al convegno tenutosi al Palazzo Comunale di Spoleto, 30 aprile 2015, p. 3. URL consultato il 7 maggio 2015.
  5. ^ Giovanni Paolo Martelli, Il disseccamento rapido dell'olivo: stato delle conoscenze (PDF), su Sapere Food, relazione al convegno tenutosi al Palazzo Comunale di Spoleto, 30 aprile 2015, p. 2. URL consultato il 7 maggio 2015.
  6. ^ a b Luigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana (PDF), in L'Informatore Agrario, nº 16, 2015, p. 36.
  7. ^ Daniele Rielli (Quit), Lo scontro tra giustizia e scienza sulla xylella in Puglia, in Internazionale, 24 dicembre 2015. URL consultato il 25 dicembre 2015.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m (EN) First report of Xylella fastidiosa in the EPPO region - Special Alert -, European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO)
  9. ^ Xilella fastidiosa (Wells et al.) (PDF), su servizio fitosanitario regionale (Regione Lazio). URL consultato l'8 aprile 2015.
  10. ^ a b c d Linee guida per il contenimento della diffusione di "Xylella fastidiosa" sub specie pauca ceppo CoDiRO e la prevenzione e il contenimento del "Complesso del disseccamento rapido dell'Olivo" (CoDiRO) - (aggiornato al 20/02/2015), cit., 2014 (PDF), p. 10
  11. ^ a b Entre colère et peur, la Corse se mobilise contre la Xylella fastidiosa, Le Monde, 25 luglio 2015. URL consultato il 31 luglio 2015.
  12. ^ a b (EN) Olive oil dries up, in The Economist, 31 luglio 2015. URL consultato il 3 novembre 2015.
  13. ^ a b (FR) Un premier cas de la bactérie tueuse de végétaux découvert à Nice, in Nice Matin, 9 ottobre 2015. URL consultato il 3 novembre 2015.
  14. ^ (FR) Xylella : carte et liste des communes en zones délimitées en Corse au 18 août 2016, su Direction régionale de l'alimentation, de l'agriculture et de la forêt de Corse. URL consultato il 23 agosto 2016.
  15. ^ (DE) Pflanzen-Killerbakterium: Teile von Zeulenroda-Triebes zur Sperrzone erklärt, in Antenne Thueringen. URL consultato il 23 agosto 2016.
  16. ^ De nouveaux foyers de Xylella Fastidiosa trouvés en Corse-du-Sud - CorseMatin
  17. ^ a b c (EN) Rodrigo Krugner, Mark S. Sisterson, Jianchi Chen, Drake C. Stenger, Marshall W. Johnson, Evaluation of Olive as a Host of Xylella fastidiosa and Associated Sharpshooter Vectors, in Plant Disease, vol. 98, nº 9, The American Phytopathological Society, settembre 2014 (accettata il 20 marzo 2014), pp. 1186-1193, DOI:10.1094/PDIS-01-14-0014-RE.
  18. ^ a b (ES) Raquel Mercedes Haelterman, María Laura Otero, Patricia Tolocka, Fabiana Guzmán, Mauro Paccioretti, Mónica Roca, Juan Carlos Pérez, Carlos Lehmacher, Laura Torres, e Ricardo Taborda, Doble jornada de capacitación sobre patologías en olivo, su IPAVE-Instituto de Patología Vegetal: CIAP-Centro de Investigaciones Agropecuarias, Córdoba, Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria, 24 settembre 2014. URL consultato il 10 maggio 2015.
  19. ^ a b (EN) Glassy-winged sharpshooter (Homalodisca vitripennis), su UC IPM, University of California agricolture & Natural Resources. URL consultato il 6 aprile 2015.
  20. ^ (EN) EPPO A1 List of pests recommended for regulation as quarantine pests (version 2014-09), European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO).
  21. ^ Ancora sul disseccamento rapido degli olivi, in Georgofili INFO, Accademia dei Georgofili, 6 novembre 2013.
  22. ^ (EN) Oleander Leaf Scorch, su UC IPM, University of California agricolture & Natural Resources. URL consultato l'8 aprile 2015.
  23. ^ Giovanni P. Martelli, Disseccamento rapido dell'olivo, in Georgofili INFO, Accademia dei Georgofili, 30 ottobre 2013.
  24. ^ a b c d Linee guida per il contenimento della diffusione di "Xylella fastidiosa" sub specie pauca ceppo CoDiRO e la prevenzione e il contenimento del "Complesso del disseccamento rapido dell'Olivo" (CoDiRO) - (aggiornato al 20/02/2015), cit., 2014 (PDF), p. 10.
  25. ^ a b c d (EN) Annalisa Giampetruzzi, Massimiliano Morelli, Maria Saponari, Giuliana Loconsole, Michela Chiumenti, Donato Boscia, Vito N. Savino, Giovanni P. Martelli and Pasquale Saldarelli, Transcriptome profiling of two olive cultivars in response to infection by the CoDiRO strain of Xylella fastidiosa subsp. pauca, in BMC Genomics, vol. 17, nº 475, DOI:10.1186/s12864-016-2833-9.
  26. ^ a b Luigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana (PDF), in L'Informatore Agrario, nº 16, 2015, p. 40.
  27. ^ a b Luigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana (PDF), in L'Informatore Agrario, nº 16, 2015, p. 41.
  28. ^ a b Linee guida per il contenimento della diffusione di "Xylella fastidiosa" sub specie pauca ceppo CoDiRO e la prevenzione e il contenimento del "Complesso del disseccamento rapido dell'Olivo" (CoDiRO) - (aggiornato al 20/02/2015), cit., 2014 (PDF), p. 9.
  29. ^ (EN) Saponari M, Loconsole G, Cornara D, Yokomi RK, De Stradis A, Boscia D, Bosco D, Martelli GP, Krugner R, Porcelli F., Infectivity and transmission of Xylellua fastidiosa by Philaenus spumarius (Hemiptera: Aphrophoridae) in Apulia, Italy, in Journal of Economic Entomology, vol. 107, nº 4, agosto 2014, PMID 25195417. URL consultato il 14 aprile 2015.
  30. ^ a b c L’Unione europea emana nuove regole contro la Xylella fastidiosa, su L'Internazionale, 29 aprile 2015. URL consultato il 29 aprile 2015.
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