Sant'Antioco (Italia)

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Sant'Antioco
comune
(IT) Sant'Antioco
(SC) Santu Antiogu
Sant'Antioco – Stemma Sant'Antioco – Bandiera
Sant'Antioco – Veduta
Vista del paese da Porto Botte
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Sud Sardegna
Amministrazione
Sindaco Ignazio Locci (lista civica) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate 39°04′N 8°27′E / 39.066667°N 8.45°E39.066667; 8.45 (Sant'Antioco)Coordinate: 39°04′N 8°27′E / 39.066667°N 8.45°E39.066667; 8.45 (Sant'Antioco)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 87,9 km²
Abitanti 11 227[1] (28-2-2017)
Densità 127,72 ab./km²
Frazioni Maladroxia
Comuni confinanti Calasetta, San Giovanni Suergiu
Altre informazioni
Cod. postale 09017
Prefisso 0781
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 107020
Cod. catastale I294
Targa SU
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti antiochensi
Patrono sant'Antioco
Giorno festivo il 15º giorno dopo la Pasqua
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sant'Antioco
Sant'Antioco
Sant'Antioco – Mappa
Posizione del comune di Sant'Antioco all'interno della provincia del Sud Sardegna
Sito istituzionale

Sant'Antioco (Santu Antiogu[2] o Sant'Antiogu in sardo, San Antiòcco in tabarchino) è un comune di 11 227 abitanti[1] della provincia del Sud Sardegna, nel Sulcis-Iglesiente. Il comune sorge sui resti di Sulki, una delle città più antiche del Mediterraneo occidentale.[3]

È il principale comune dell'omonima isola.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Sant'Antioco, nella quale si trova la cittadina omonima, è la maggiore delle isole sarde e con i suoi 109 km² è la quarta d'Italia per estensione dopo la Sicilia, la stessa Sardegna e l'Isola d'Elba. Dista da Cagliari 84 km circa ed è collegata all'isola madre grazie ad un istmo artificiale e ad un ponte aperto nei primi anni ottanta. Il territorio dell'isola è ripartito tra il comune di Sant'Antioco, il più popoloso (che sorge sulle rovine dell'antica città fenicio-punica e poi romana di Sulky-Sulci) e quello di Calasetta, secondo centro abitato, per numero di abitanti, dell'isola. Sono inoltre presenti il piccolo borgo turistico di Maladroxia, che fa capo a Sant'Antioco, e quello di Cussorgia (zona Stann'e Cirdu) nel territorio del comune di Calasetta. Al largo dell'isola, in direzione sud, sono apprezzabili tre isolotti, disabitati, detti Il Toro, La Vacca e Il Vitello. Presso questi (e in particolare presso il Toro) sono soliti svernare i cosiddetti Falchi della Regina, o Falchi Eleonorae, come li chiamò il loro scopritore, Alberto Della Marmora, in onore della giudicessa Eleonora d'Arborea.

Cale, coste e spiagge del Comune[modifica | modifica wikitesto]

Spiaggia di Maladroxia
Cala Lunga

Nel litorale del Comune di Sant'Antioco, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute[4]:

  • Spiaggia Istmo di Sant'Antioco (parte Laguna)
  • Spiaggia Corru Longu (cioè: Corno Lungo)
  • Spiaggia Peschiera di Palmas
  • Spiaggia Il Faro
  • Porto Ponte Romano
  • Porto di Sant'Antioco
  • Spiaggia Is Pruinis (cioè: La Polvere)
  • Spiaggia Cannisoni (cioè: Canna palustre)
  • Spiaggia Su Forru o Su Forru a Maccina o a Macchina (cioè: La Fornace per la calce)
  • Costa Su Portixeddu (cioè: Il Porticciolo) con falesie alte (10 m.)
  • Cala Su Portixeddu
  • Caletta Su Portixeddu Accuau o Quau (cioè: Il Porticciolo Nascosto)
  • Spiaggia Maladroxia con le sorgenti termali marine conosciute già dai romani
  • Costa Scogliu Su Sitzigorru (cioè: Scoglio della Lumaca)
  • Costa Su Mussareddu o Su Muscareddu (cioè: Il Moscato)
  • Costa S'Aqua Durci (cioè: L'Acqua Dolce)
  • Costa Cala Francese
  • Spiaggia Coaquaddus o Coquaddus o anche Co 'e Quaddus (cioè: Coda di Cavallo)
  • Porto Coaquaddus o Coquaddus o anche Co 'e Quaddus
  • Costa Capu Su Moru (cioè: Capo Il Moro), in località Turri dove si trova la Torre Canai o Cannai
  • Caletta Sa Turri (cioè: La Torre)
  • Porto di Torre Canai o Cannai (cioè: Torre del Canale)
  • Spiaggia Peonia Rosa
  • Cala Scanalettus (cioè: Piccole Scanalature)
  • Spiaggia Portu de S'Aqua Sa Canna (cioè: Porto dell'Acqua della Canna)
  • Caletta Capo Sperone
  • Costa Capo Sperone alta (22 m.)
  • Isolotto o Scoglio Il Vitello alto (8 m.)
  • Isoletta La Vacca (altezza massima 94 m.)
  • Isoletta Il Toro (altezza massima 111 m.)

Nel litorale antiochense, ora ripartendo da sud verso nord, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute:

  • Costa Su Cavu de Su Logu con le famose bombe cumuli rocciosi tondeggianti e con alte falesie (da 20 m. a 40 m.)
  • Costa Portu Sciusciau (cioè: Porto Distrutto) con quattro archi rocciosi e le alte falesie (da 20 m. a 40 m.)
  • Costa Punta Grossa con il Fariglione (alto 20 m.) e le alte falesie (da 20 m. a 40 m.)
  • Costa Punta Grutta de Aqua o Gruttiaqua con alte falesie (altezza massima 137 m.)
  • Costa Grutta de Aqua o Gruttiaqua con alte falesie (da 20 m. a 40 m.)
  • Costa Sa Corona de Su Crabì (cioè: La Roccia del Caprile) (alta 87 m.)
  • Costa Poggio di Mezzaluna con alte falesie (da 20 m. a 40 m. fino a 55 m.)
  • Is Praneddas o Arco dei Baci, un arco di roccia che porta ai lati di una piscina naturale
  • Costa Porto di Triga o Portu Su Tricu o Su Trigu (cioè: Porto del Grano)
  • Costa Su de Serra con guglia costiera isolata
  • Costa Monti de Su Casteddu (cioè: Monte del Castello) (alta 43 m.)
  • Costa Cala Sapone (in sardo Cala de Saboni), (Cala di Sapone, secondo alcuni deriverebbe da Baal Safon, divinità fenicia generatrice dei venti)[5].
  • Costa Portu de Sa Signora (cioè: Porto della Signora)
  • Costa Cala Grotta
  • Costa Portu Casu (cioè: Porto Casu)
  • Costa e Spiaggia Cala Lunga

Nel litorale antiochense, ora ripartendo da est verso ovest, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute:

  • Costa Lungomare de Pompeis
  • Riva Porticciolo Turistico di S. Antioco
  • Riva Porto Peschereccio o dei Pescatori di S. Antioco
  • Riva Marina di Sant'Antioco o Sa Marina
  • Costa Su Pranu (cioè: Il Piano)
  • Costa Punta Vacca
  • Costa Punta Giunchera o Giuncheria (cioè: Punta della Giuncaia)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età prenuragica e nuragica[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Sant'Antioco è antichissima. Una trentina di nuraghi, un certo numero di cosiddette "Tombe dei giganti" e di "Domus de janas" testimoniano che l'isola non fosse priva di insediamenti stabili già in epoca preistorica. Notevole la presenza di numerosi nuraghe costieri, tra i quali si segnalano il nuraghe multitorre S'Ega Marteddu, a ridosso della spiaggia di Maladroxia, il nuraghe Sa Cipudditta situato in un promontorio a picco sul mare in località Su Portu de su Casu e il sito di Grutti'e Acqua, composto da un nuraghe multitorre polilobato e da uno dei villaggi nuragici più grandi della Sardegna, all'interno del quale sono presenti opere idrauliche e urbanistiche, templi a pozzo e tombe dei giganti. Il villaggio termina tra la spiaggia e la scogliera di Portu Sciusciau dove è probabile fosse presente un porto nuragico. Numerosi anche i reperti di cultura materiale di epoca nuragica rinvenuti in questo territorio tra i quali non mancano i bronzetti, come il famoso 'arciere nuragico di Sant'Antioco.

Età fenicio-punica (metà VIII sec. - 238 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sulki.
Tofet

In età storica nacque il primo nucleo della città di Sulki, toponimo riscontrabile nelle testimonianze epigrafiche rinvenute ad Antas. A fondarla furono, probabilmente nella prima metà dell'VIII secolo a.C. (parrebbe, stando alle fonti letterarie, quasi nello stesso periodo in cui venne fondata la stessa Cartagine) alcuni mercanti e navigatori provenienti da un'area grosso modo corrispondente all'attuale Libano: i Fenici. Il dato relativo alla fondazione della città è desumibile con buona approssimazione sia rifacendosi alle fonti letterarie, sia basandosi sulle testimonianze archeologiche: il materiale riportato alla luce nell'area del tofet e in quella del cosiddetto cronicario indicano che il centro fosse pienamente attivo almeno a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C..

Vari studiosi, tra cui l'archeologo dell'Università degli studi di Sassari Piero Bartoloni, indicano Sant'Antioco come la città più antica della Sardegna[6] e come il centro urbano più antico d'Italia[7]. All'inizio del VI secolo a.C. i Cartaginesi, fenici d'Occidente, presero possesso della Sardegna e dunque anche dell'isola di Sant'Antioco. La città nordafricana controllerà la Sardegna sino all'epoca delle guerre puniche, quando verrà spodestata dalla nuova potenza egemone del Mediterraneo: Roma.

Età romana (238 a.C.-456 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico romano rappresentante due pantere che si abbeverano da un cratere (Museo archeologico comunale Ferruccio Barreca)

La città fu testimone, durante quelle guerre puniche che rappresentarono un vero e proprio spartiacque negli equilibri del Mediterraneo, di un evento bellico di una certa rilevanza. Fu probabilmente tra le isole della Vacca e del Toro che si combattė la battaglia di Sulci (258 a.C.), che vide trionfare la flotta romana guidata dal console Gaio Sulpicio Patercolo su quella sardo-punica capeggiata da Annibale Giscone, che in quanto responsabile della disfatta venne condannato e successivamente crocifisso[8]. In epoca romana, ossia a partire dal 238 a.C., Sulci continuò a fiorire sino a diventare, a detta del geografo greco Strabone (vissuto a cavallo tra I sec. a.C. e I sec. d.C.) la città più florida della Sardegna romana insieme a Caralis. Lo sfruttamento dei bacini minerari dell'Iglesiente non era infatti cessato (in quest'area venne eretto, in età augustea, il tempio romano ad Antas, sulle rovine di quello punico), e con esso l'intenso traffico nel porto sulcitano: di qui l'appellativo dell'antica Sulci "Insula plumbea. La città dovette disporre davvero di ingenti risorse finanziarie se all'epoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo (I sec. a.C.) poté pagare una multa di circa 10 milioni di sesterzi inflittale da parte di Cesare, giunto nel frattempo nell'antipompeiana Caralis. Scrive Attilio Mastino:

« Dopo la vittoria e dopo il suicidio di Catone, partito da Utica (Cesare) giunse il 15 giugno 46 a.C. a Karales [Caralis], dove si vendicò punendo i pompeiani della città di Sulci, che avevano sostenuto con rifornimenti di ferro non lavorato e di armi la causa di Pompeo e del Senato. La città vide la decima portata ad un ottavo, i beni di alcuni notabili locali furono messi all'asta e fu imposta una multa di 10 milioni di sesterzi »
(Cfr. Attilio Mastino, La Sardegna romana, in Storia della Sardegna, a cura di M. Brigaglia, ed. Della Torre, Cagliari 2004)

Sulci si riprese ben presto dallo smacco subito, forte anche della floridezza del suo porto e, dunque della sua economia, sino quando, intorno al I sec. d.C., sotto Claudio, fu riabilitata sul piano politico e elevata al rango di Municipium[9]. È necessario, per poterci rendere conto del livello di prosperità raggiunta dall'antica Sulci romana, consultare pure l'andamento demografico, indicatore indubbiamente prezioso. Secondo il Bellieni, la città tra tarda Repubblica e prima fase imperiale doveva essere popolata da circa 10.000 persone, cifra effettivamente plausibile se si tiene conto della popolazione media nei centri italiani di età augustea calcolata dal Beloch[10].

L'antico centro romano sorgeva, come si può desumere facilmente ancora oggi prestando attenzione alla disposizione degli assi viari maggiori e minori, nell'area comprendente le attuali vie Garibaldi, XX Settembre, Mazzini, Eleonora d'Arborea, Cavour, in località detta "Su Narboni". Qui, e precisamente all'incrocio tra le attuali via XX Settembre e Eleonora d'Arborea (presumibilmente nell'area dove sorgeva il foro, non ancora localizzato), si trova un mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C., grosso modo coevo al ponte romano, situato in corrispondenza dell'istmo, e al tempio d'Iside e Serapide le cui rovine non sono oggi più apprezzabili. Della Fontana romana che si trova nell'attuale piazza Italia non è rimasto nulla dell'impianto antico[11]. Copiosi i mosaici, alcuni dei quali furono adoperati per lastricare la Basilica di Santa Croce in Cagliari[12] La tradizione colloca nel II sec. d.C. la vicenda del santo eponimo dell'isola, quel medico forse mauritano di nome Antioco che patì il proprio martirio a Sulci sotto gli Antonini, presumibilmente durante il regno dell'imperatore Adriano (117-138 d.C)[13].

Dall'età medievale a quella contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente (la data convenzionale è il 476 d.C.) Sulci, come il resto dell'isola, passò sotto il dominio dei Vandali, una popolazione germanica stabilitasi in Nord Africa; il loro passaggio nell'isola di Sant'Antioco è testimoniato da una particolare sepoltura al cui interno erano presenti i resti di un uomo sepolto insieme al proprio cavallo[14]. Nel 534, a seguito della vittoria del generale Belisario a Tricamari (presso l'antica città di Cartagine) sui Vandali, la Sardegna passò in mano ai Bizantini, che vi rimasero alcuni secoli e che costruirono a Sulky un castello i cui ruderi erano ancora visibili nel XIX secolo secondo le testimonianze di Vittorio Angius e Alberto Della Marmora[15]. A causa delle frequenti scorrerie dei pirati saraceni iniziate nel corso dell'Alto medioevo, in particolare a partire dall'VIII secolo, Bisanzio fu però costretta ad abbandonare progressivamente l'isola.

Successivamente Sulci e l'intera Isola di Sant'Antioco fecero parte del giudicato di Cagliari, ma nel XIII secolo erano ormai pressoché disabitate e la sede della diocesi di Sulci fu trasferita a Tratalias; questa desolazione, proseguità per tutto il periodo aragonese e spagnolo (1324-1713), tra XVI e XVII secolo veniva interrotta eccezionalmente a due settimane di distanza dal giorno di Pasqua quando, per alcuni giorni, migliaia di persone accorrevano sull'isola per celebrare la festa in onore di Sant'Antioco (detta Sa Festa Manna). Nel 1615, in piena controriforma (sostanzialmente la risposta cattolica alla riforma protestante germanica, nonché un processo di grande rinnovamento della Chiesa e dei suoi apparati), in un gran fervore di caccia alle reliquie l'arcivescovo di Cagliari Francisco d'Esquivel fece ritrovare le reliquie del santo (vere o presunte), collocate presso le catacombe[16].

Solo nel XVIII secolo, in epoca sabauda, iniziò un processo di ripopolamento del territorio, attuato in particolare da famiglie provenienti da Iglesias, che diede luce all'odierno abitato di Sant'Antioco il quale si sovrappose alle rovine dell'antica Sulci. L'incremento demografico proseguì nei due secoli successivi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La basilica intitolata a Sant'Antioco Martire

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre Canai o Cannai (1757)
  • Forte sabaudo detto Su Pisu (1812)

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Menhir Su Para e Sa Mongia
  • Di età prenuragica e nuragica:
    • fonte sacra di Funtana Cannai
    • nuraghe Feminedda
    • nuraghe Corongiu Murvonis
    • nuraghe S'Ega Marteddu (in loc. Maladroxia)
    • tomba dei giganti Su Niu 'e Su Crobu
    • villaggio nuragico di Grutt'i Acqua
    • menhir Su Para e Sa Mongia (in località Santa Caterina)
    • domus de janas in località Is Pruinis (o, meglio, Su Pruini)
  • Di età fenicio punica e romana:
    • Necropoli punica (riutilizzata in età romana)
    • Tophet (santuario fenicio a cielo aperto dove venivano conservati i resti sacrificali e quelli degli infanti)
    • Mausoleo funerario Sa Presonedda, testimonianza architettonica dell'incontro tra cultura romana e quella fenicia-punica.
    • Area del cosiddetto Cronicario.
Il ponte romano

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Sagra di Sant'Antioco[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Sant'Antioco portata in processione nel lungomare, nel corso della annuale sagra dedicata al santo

Quindici giorni dopo la Pasqua si svolge la Sagra di Sant'Antioco, protettore dell'isola e santo patrono della Sardegna[20][21][22][23]. Ogni anno dall'isola madre convengono decine di gruppi legati alle tradizioni dei loro rispettivi centri per sfilare lungo le strade di Sant'Antioco e onorare in tal modo il suo santo protettore. Il sabato precedente alla Sagra si svolge la sfilata de "Is coccoisi". Per l'occasione si produce questo particolare tipo di pane bianco lievitato detto "Coccòi de su Santu", dall'aspetto ornamentale e decorato infatti con motivi floreali e piccoli uccelli; "is coccois" vengono trasportati nell'omonima Basilica e per alcune settimane ivi lasciati in modo da abbellire il simulacro del santo e le sue reliquie. Queste ultime sono conservate nella basilica di Sant'Antioco, anch'esse trasportate durante la processione.

Posto sotto un reliquiario dorato è conservato quello che pare essere il teschio del santo, mentre in una teca è custodita una parte del femore e del bacino.

La Sagra di Sant'Antioco è la più antica festa religiosa attestata in Sardegna. In documenti di età spagnola, Sant'Antioco viene indicato come il santo patrono del Regno di Sardegna (Patronus totius Regni Sardiniae). L'origine della sagra attuale va riportata al 1615, anno di ritrovamento di quelle che si credono le reliquie del santo nelle catacombe sottostanti la basilica, per volere dell'allora arcivescovo di Cagliari Francisco d'Esquivel.

In realtà recenti acquisizioni testimoniano lo svolgimento della festa in tempi molto più remoti. Un primo documento, attualmente depositato presso l'archivio della Corona d'Aragona in Barcellona e risalente al 1360, ci informa sulla rivendicazione da parte dell'allora Vescovo di Sulci, Francesco Alegre (1359-1364) dei diritti per sé sulla vendita del vino e la pesca in mare durante i giorni di festa. Mentre un ulteriore documento, successivo all'acquisizione sopra menzionata, e risalente al 1466, tratta di un privilegio reale, nello specifico del re di Spagna Giovanni, che su richiesta del Vescovo Giuliano di Iglesias conferma i privilegi al Vescovo sia durante la festa della chiesa di Sant'Antioco che al di fuori di essa. Il primo di agosto si celebra un'altra edizione della Sagra in onore del santo, certamente non meno suggestiva di quella primaverile, anche questa con processione religiosa e parata di gruppi in costume sardo. Il 13 novembre si celebra la ricorrenza religiosa con processione serale.

Riti della Settimana Santa[modifica | modifica wikitesto]

La processione del venerdì santo, di stampo catalano, è molto suggestiva. Un Cristo morto viene portato in processione al tramonto su un catafalco dorato, seguito dalla Madonna vestita a lutto. La mattina di Pasqua si svolge il rito de "S'incontru"; Cristo Risorto e la Madonna escono dalla chiesa di Sant'Antioco Martire e attraverso due strade diverse a passo veloce arrivano ai due lati opposti di Piazza Umberto. Qui s'incontrano mentre in segno di festa vengono sparati verso il cielo dei botti.

Costumi[modifica | modifica wikitesto]

I costumi tradizionali antiochensi

I costumi tradizionali di Sant'Antioco vengono oggi indossati solo in occasione delle sagre religiose. Solo alcune fra le donne più anziane indossano ancor oggi, ogni giorno, una versione (pur parzialmente ridimensionata) del costume tradizionale. La tipologia dei costumi di Sant'Antioco cambia in base alla posizione sociale di chi li indossa. Su "bistiri a nostrana", ad esempio, era indossato dalle donne della borghesia agricola.

Comprende una gonna a pieghe, "sa fardetta de mesu grana", di colore rosso, in tessuto d'orbace finissimo, "su ventalliccu", il grembiule nero ricamato, "su gipponi", il corpetto stretto in raso o velluto, "sa camisa a polanias", la camicia bianca ricamata, "su panneddu", da mettere sulle spalle, "sa perr'e sera", il fazzoletto ricamato, "is bottinus" le scarpe rosse con il tacco, i gioielli: "sa gioia" (un ciondolo), "is arreccadas" (gli orecchini), "is aneddus" (gli anelli).

"Sa massaia", la donna di casa vestiva in modo più semplice e senza gioielli (a parte la fede). In questo vestito si ritrovano "su gipponi", "sa perr'e sera", "su ventalliccu". Sul capo una cuffia rossa "sa scuffia", ai piedi gli zoccoli in legno fasciati da una banda rossa: "is cappus".

Sobrio ma fiero il vestito de "Su massaiu", l'uomo, caratterizzato dai colori nero dei pantaloni "is cracciònis", tessuti in orbace e tenuti stretti in vita da una cintura in cuoio e dal bianco della camicia in lino ricamata: "sa camisa". Alla cintura viene sempre tenuto un fazzoletto piegato, di colore rigorosamente rosso.

Sul capo una "berritta" nera; le scarpe sono ricoperte da ghette, sempre nere, "is cràccias". Il corpetto nero, da indossare sopra la camicia ("Su cossu") è adornato da una doppia fila di monete dorate usate a mo' di bottoni. Il cappotto di lana marrone, "su gabbanu", bellissimo, comodo ed elegante, è più somigliante ad un mantello che a un cappotto, ma ha le maniche.

Interno del museo Ferruccio Barreca

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo archeologico comunale "Ferruccio Barreca": custodisce importanti testimonianze risalenti all'età prenuragica, nuragica, fenicio-punica e romana.
  • Museo etnografico "Su Magasinu de su Binu" (magazzino del vino): raccolta di attrezzi e strumenti delle attività rurali antiochensi.
  • Museo del Bisso: mostra permanente sulla lavorazione del bisso, delle attrezzature e dei prodotti.
  • MuMa - Museo del Mare e dei Maestri d'ascia: esposizione delle attrezzature per la pesca e le attività marinaresche.

Persone legate a Sant'Antioco[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Sant'Antioco comprende anche le seguenti frazioni:

  • Cannai
  • Colonia
  • Is Loddis
  • Is Pruinis
  • Maladroxia
  • Mercuri
  • Peonia Rosa
  • Ponti
  • Torre Cannai
  • Villaggio Polifemo

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il lungomare di Sant'Antioco, col porto turistico e peschereccio

L'economia antiochense comprende vari settori, tra cui una modesta attività portuale (al contrario della notoria floridezza dell'antico porto), un'attività volta alla produzione del sale, alla pesca e naturalmente al commercio del pesce, all'artigianato tessile,[24] all'allevamento ovino, al turismo per lo più stagionale (estivo), all'agricoltura, alla fabbricazione di barche e navi. Sull'isola è ancora viva la tradizione della navigazione "a vela latina"; Sant'Antioco è tra i pochissimi comuni in Italia in cui sopravvive la tradizione dei maestri d'ascia e la costruzione di barche presso piccole aziende a carattere familiare.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

A Sant'Antioco ha sede la VBA Olimpia Sant'Antioco, società che negli anni novanta prese parte a un campionato di serie A1 e a vari campionati di serie A2 maschile, nel 2012-13 militante in serie B1.

Personalità sportive legate a Sant'Antioco[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Toponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 37 del 30.09.2010 [1]
  3. ^ (IT) andrea, Sulky, la più antica città sarda - Archeotur Sant'Antioco, su www.archeotur.it. URL consultato il 26 agosto 2017.
  4. ^ Salvatore Colomo, Sardegna - Guida alle Coste, Cagliari, Società Editrice L'Unione Sarda, 2010.
  5. ^ Laura Campo, rivista turistica "Bell'Italia" n. 291 - luglio 2010, pag. 42.
  6. ^ P.Bartoloni, Il museo archeologico comunale "F.Barreca" di S.Antioco, Carlo Delfino editore, Sassari 2007
  7. ^ Un reperto rivela che Sulky è la città più antica d'Italia, Regione Autonoma della Sardegna, 29 giugno 2014. URL consultato il 3 agosto 2014.
  8. ^ Polibio, Storie libro I; Tito Livio, Historiae; anonimo del Bellum Africanum
  9. ^ cfr. per es. F.Cenerini, Sulci romana, in: Sant'Antioco, annali 2008.
  10. ^ M.Zaccagnini, L'isola di Sant'Antioco: ricerche di geografia umana, Fossataro, Cagliari 1972
  11. ^ P.Bartoloni, Il Museo archeologico... cit. pag. 39.
  12. ^ G.Pinna, Sant'Antioco, Ricerca e storia dell'identità, Zonza editori, Cagliari 2007, pag. 85
  13. ^ Cfr. per es. R.Lai, M.Massa, Sant'Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso Protomartire "Patrono della Sardegna" (ed. Arciere, Cagliari 2011).
  14. ^ A cura di Silvia Lusuardi Siena - Fonti archeologiche e iconografiche per la storia e la cultura degli insediamenti nell'Altomedievo (pg.306-310) - 2003
  15. ^ SardegnaCultura.it, Il Castello Castro
  16. ^ L'epigrafe del Vescovo Pietro e il rinvenimento delle reliquie del Santo
  17. ^ cfr. per es. A. Chastel, Storia dell'arte italiana, Laterza, Roma-Bari 2007, pag.34
  18. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Sagra di S.Antioco Martire 2014: riprende un "sentiero di fede" secolare, su diocesidiiglesias.it, 2014. URL consultato il 1º maggio 2017.
  21. ^ S. Antioco Patrono della Sardegna Tra oriente e occidente - Pagina 5, Comune di Sant'Antioco. URL consultato il 1º maggio 2017.
  22. ^ Francesco Marruncheddu, C'è anche un altro martirio. Incruento (PDF), in Libertà, Arcidiocesi di Sassari. URL consultato il 1º maggio 2017.
  23. ^ pp. 13-14 Camillo Ruini, Prefazione - Sancti Antiochi Martyris Sulcitani Sardiniae Patroni. Un messaggio inesaurito., in Roberto Lai e Marco Massa (a cura di), S.Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso Protomartire “Patrono della Sardegna”, Edizioni Arciere.
  24. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 20.
  25. ^ Giuseppe Lai, su legavolley.it. URL consultato il 10 gennaio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, 4 (O-S), Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X.
  • Sassari, Grande Enciclopedia della Sardegna, a cura di Francesco Floris, Newton&ComptonEditori, 2007.
  • G.Pinna, Sant'Antioco. Ricerca e storia dell'identità, Cagliari, Zonza editori, 2007.
  • S.Moscati, Fenici e Cartaginesi in Sardegna, Nuoro, Ilisso, 2005.
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