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Regno di Sardegna (1720-1861)

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Regno di Sardegna
Motto: FERT
Regno di Sardegna - Localizzazione
Regno di Sardegna - Localizzazione
Il Regno di Sardegna nel 1815
Dati amministrativi
Nome ufficialeStati di S.M. il Re di Sardegna, Regii Stati, Stati sardi o Stato sardo, Regno sardo, Monarchia sarda
(de facto)[1][2][3][4]
Regno d'Italia
(de facto dal 1860)[5]
Lingue ufficialiitaliano, francese[6][7][8][9]
Lingue parlateitaliano, francoprovenzale, occitano, piemontese, ligure, lombardo, sardo, corso gallurese, catalano algherese, sassarese, francese, castellanese
InnoMarcia reale
CapitaleTorino[10]
Dipendenze Principato di Monaco (1815-1860)
Città libere di Mentone e Roccabruna (1848-1849)
Province Unite del Centro Italia (1859-1860)
Dittatura garibaldina della Sicilia (1860-1861)
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta unitaria
(1847-1848)
Monarchia costituzionale[11]
(1848-1861)
Re di SardegnaCarlo Alberto
(1847-1849)
Vittorio Emanuele II (1849-1861)
Presidente del Consiglio dei Ministri[12]Cesare Balbo (primo)
Camillo Benso, conte di Cavour (ultimo)
Organi deliberativiParlamento del Regno
Nascita29 novembre 1847 con Carlo Alberto di Savoia
CausaFusione perfetta del 1847
Fine17 marzo 1861 con Vittorio Emanuele II di Savoia
CausaProclamazione del Regno d'Italia
Territorio e popolazione
Bacino geograficoSardegna, Piemonte, Valle d'Aosta, Savoia, Nizza, Liguria, Lomellina, Oltrepò Pavese, Bobbiese e alta Val Trebbia e Capraia
Massima estensione73810 km² nel 1859
Popolazione7 287 000 ab. nel 1859
SuddivisioneProvince
Economia
ValutaLira sabauda
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo[13]
Religioni minoritarie0,47% Valdesi
0,14% Ebrei (1848)[14]
Evoluzione storica
Preceduto da Stato Sabaudo:
Succeduto daItalia (bandiera) Regno d'Italia
Ora parte diFrancia (bandiera) Francia (Nizza e Savoia)
Italia (bandiera) Italia

Il Regno di Sardegna è, per sineddoche, la denominazione informale con cui si identifica dapprima dal 1720 lo Stato composito retto dai Savoia, a seguito dell'ottenimento dell'antico Regno di Sardegna, e dal 1847 lo stato unitario sorto dalla fusione perfetta dei domini sabaudi. Infatti, in forza del trattato di Londra del 1718 e del trattato dell'Aia del 1720, Vittorio Amedeo II di Savoia ottenne il titolo di re di Sardegna, associando così tale regno agli altri Stati ereditari governati dalla Casata.[15][16]

La denominazione cominciò a essere utilizzata progressivamente per indicare l'insieme dei possedimenti sabaudi (in precedenza si usava definirli per sineddoche Ducato di Savoia) anche se formalmente il Regno di Sardegna vero e proprio era quello limitato all'omonima isola, istituzionalmente distinto dai cosiddetti "Stati di terraferma" e condividendone solo il capo dello Stato: re per i sardi, duca per i savoiardi, principe per i piemontesi, ecc. Per indicare ufficialmente l'insieme dei possedimenti sabaudi si usavano i termini "Stati del re di Sardegna"[17] o, più brevemente, Stati sardi o Regii Stati.[18]

Gli Stati di Terraferma erano governati in modo unitario direttamente dai sovrani sabaudi, mentre l'antico Regno di Sardegna godeva di un'ampia autonomia; infatti era retto da un viceré con una propria segreteria di Stato.[19] Questa autonomia venne meno con la cosiddetta fusione perfetta, con cui si creò una forma di governo centralista ispirata al modello francese, e la successiva promulgazione, da parte di Carlo Alberto di Savoia, dello Statuto Albertino.

Nel 1848, gli Stati Sardi dichiararono guerra all'Austria ed occuparono temporaneamente il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, il Ducato di Modena e Reggio, la Lombardia ed alcune province venete. L’11 luglio 1848, durante la guerra, fu decretata con la Legge 747 la nascita di un nuovo Regno che univa tutti questi territori.[20] Come si può desumere dagli scritti di Cavour del 20 giugno 1848[21], a guerra conclusa questo nuovo regno avrebbe dovuto chiamarsi Regno dell’Alta Italia. A questo punto, la denominazione “Stati Sardi” avrebbe dovuto scomparire, se non fosse che Carlo Alberto perse la guerra e tutti i territori conquistati.

Il Regno rimase fino al 17 marzo 1861 senza un nome ufficiale e negli atti di governo lo Stato continuerà ad essere chiamato Stati Sardi, Stato Sardo o anche, ufficiosamente, Regno Sardo.[22] Questo contribuirà al diffuso equivoco che tale regno fosse l'antico Regno di Sardegna, che invece giuridicamente non venne mai esteso nel continente bensì soppresso con la fusione del 1847.

La fusione perfetta decretò infatti anche la fine come entità statuale dell'antico Regno di Sardegna: con la legge 776 del 12 agosto 1848 l'isola venne ripartita in tre divisioni amministrative (Cagliari, Sassari e Nuoro) e venne abolita la carica di viceré, la Segreteria di Stato e di Guerra, rendendo l'isola un mero territorio del Regno[23].

Tuttavia, i Savoia continuarono a fregiarsi del titolo di Re di Sardegna (come anche di Duca di Savoia, Principe di Piemonte ecc...) anche in seguito all'unificazione italiana.

Il regno cambiò infine nome in Regno d'Italia nel 1861.

Fino al 1847 i Savoia regnarono non su uno Stato unitario, bensì su un insieme complesso di entità politiche con titoli diversi, con diverse origini istituzionali, culturali e giuridiche tenute assieme in unione personale dalla persona del capo di casa Savoia. Fino al 1720 vi facevano parte, ad esempio, il Ducato di Savoia, il Ducato di Aosta, il Principato di Piemonte e la Contea di Nizza. Per indicare l'insieme si usava il termine "Stati del Duca di Savoia".

Con l'aquisizione della corona sarda, iniziarono ad essere chiamati Stati sardi di terraferma per distinguerli dal Regno di Sardegna di cui, i primi, ne erano distinti e non parte giuridicamente. A questo punto gli stessi Savoia si riferivano ai loro possedimenti nel loro insieme (Stati di terraferma e Regno di Sardegna) con il termine di "Stati del Re di Sardegna".[24][25][26][27]

Oggi gli storici usano il termine Stato sabaudo per indicare l'entità formata dall'insieme dei territori governati dai Savoia esistita fino al 1847, esempio di monarchia composita dove molti territori diversi e distinti sono uniti in un'unione personale avendo lo stesso sovrano.

Solamente con la Fusione perfetta del 1847 tutti i territori divennero parte di uno stato unitario ma non fu adottato un nome ufficiale e continuarono ad essere usate le precedenti denominazioni.

Qui si elencano le denominazioni utilizzate negli atti di governo, dal 20 febbraio 1720 al 17 marzo 1861:

  • Dal 20 febbraio 1720 Stati di S.M. il Re di Sardegna o, più brevemente, Stati Sardi
  • Dal 9 dicembre 1798 Regno di Sardegna
  • Dal 25 aprile 1814 Stati di S.M. il Re di Sardegna o, più brevemente, Stati Sardi
  • Dal 16 giugno 1848 Stato Sardo (il nome al singolare compare in seguito all'annessione dei ducati di Parma e Guastalla)
  • Dall'11 luglio 1848 Senza denominazione ufficiale (viene denominato solo Stato o Regno) Con la Legge 747 del 11 luglio vengono annesse la Lombardia ed alcune province venete e si proclama la nascita del nuovo regno.
  • Dal 9 agosto 1848 Stati di S.M. il Re di Sardegna o, più brevemente, Stati Sardi ma anche "Regno"
  • Dal 1855 Stato Sardo o Regno Sardo (nel 1855 non c'è un evento preciso, ma negli atti di governo da quel periodo inizia a diventare predominante la denominazione Stato Sardo al singolare ed al contempo si inizia ad utilizzare anche la denominazione Regno Sardo)
  • Dal 12 luglio 1859 Senza denominazione ufficiale (viene denominato solo Stato o Regno).
  • Dal 17 dicembre 1860 Stato italiano o Regno (annessione della Sicilia)
  • Dal 17 marzo 1861 Stato italiano o Regno d’Italia
Lo stesso argomento in dettaglio: Stato Sabaudo.
L'Europa dopo il trattato di Utrecht

Come già accennato, i Savoia non regnarono su uno stato unitario fino al 1847, bensì su vari stati retti da una unione personale.

Dopo la partecipazione vittoriosa alla Guerra di successione spagnola, il duca di Savoia Vittorio Amedeo II ottenne nel 1713 la corona del Regno di Sicilia secondo il Trattato di Utrecht. In seguito ai successivi accordi internazionali – in particolare il Trattato di Londra (1718) e il Trattato dell'Aia (1720) – egli cedette la Sicilia ottenendo in cambio il Regno di Sardegna (1720), che divenne così il nuovo titolo regio della dinastia sabauda.[28] Il sovrano, spesso definito un «despota illuminato», avviò riforme amministrative e fiscali, fra cui il catasto, affidando il governo dell'isola a un viceré.

Durante il regno di Carlo Emanuele III, lo Stato sabaudo prese parte alla guerra di successione polacca e alla guerra di successione austriaca, ottenendo alcuni vantaggi territoriali e consolidando i propri confini dopo la vittoria dell’Assietta (1747). Nel medesimo periodo furono introdotti miglioramenti amministrativi e infrastrutturali, fra cui il servizio postale (1772), la modernizzazione dei porti e la creazione dei Monti frumentari.

Nel contesto europeo, la dinastia sabauda – saldamente radicata a Torino dopo il trasferimento della capitale operato da Emanuele Filiberto I di Savoia – consolidò prestigio e titoli, mentre la città si trasformava secondo il gusto barocco con interventi di architetti quali Filippo Juvara.

Alla fine del XVIII secolo, la Sardegna fu teatro dei moti antifeudali culminati nella cacciata dei funzionari piemontesi nel 1794 (Sa die de sa Sardigna) e nel tentativo riformatore e poi insurrezionale di Giovanni Maria Angioy, fallito nel 1796.[29][30]

Parallelamente, la monarchia sabauda combatté contro la Francia rivoluzionaria: Savoia e Contea di Nizza furono annesse (1792-93), mentre i tentativi d'invasione della Sardegna furono respinti nel 1793. L'avanzata francese nel Piemonte portò nel 1798 all'abdicazione di Carlo Emanuele IV di Savoia e alla proclamazione della Repubblica Piemontese. Dopo un'effimera restaurazione monarchica nel 1799, le vittorie napoleoniche culminarono nella costituzione della Repubblica Subalpina e poi nell'annessione diretta del Piemonte alla Francia (1802).[31]

Durante questo periodo la corte sabauda risiedette stabilmente a Cagliari, mentre il continente veniva riorganizzato in dipartimenti francesi. La caduta di Napoleone e il ritorno degli Alleati in Italia consentirono il rientro di Vittorio Emanuele I a Torino nel maggio 1814, preludio alle decisioni del Congresso di Vienna che restaurarono la monarchia sabauda nelle sue componenti continentali e insulari.

La fusione del 1847

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Lo stesso argomento in dettaglio: Statuto Albertino e Fusione perfetta del 1847.

Il 29 novembre 1847, con la "fusione perfetta" e la rinuncia dei sardi alla loro autonomia statuale, il Regno di Sardegna si fuse con gli Stati di terraferma posseduti dai Savoia, comprendenti il Principato di Piemonte, il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza, gli ex feudi imperiali dell'Appennino Ligure e l'ex Repubblica di Genova con l'isola di Capraia.

Si costituì così uno Stato unitario, con capitale Torino, che già dal 1720 era sede della corte e del governo. In conseguenza di ciò, nel 1848 la struttura amministrativa dell'isola viene riorganizzata sul modello piemontese e alle sette Divisioni di terraferma si aggiunsero le tre Divisioni di Sassari (comprendente le Province di Sassari, Tempio, Alghero e Ozieri), Nuoro (con le Province di Nuoro, Cuglieri e Lanusei) e Cagliari (Province di Cagliari, Oristano, Iglesias e Isili).

Il 4 marzo 1848, il re promulgò dal palazzo reale di Torino il ben noto Statuto Albertino, contenente concessioni alle istanze liberali, divenendo un sovrano costituzionale.

Giuseppe Mazzini

Il Risorgimento

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Lo stesso argomento in dettaglio: Risorgimento e Giuseppe Mazzini.

Le idee liberali, le speranze suscitate dall'illuminismo e le idee della Rivoluzione francese portate in Italia da Napoleone alimentarono nel Regno un crogiolo di aspettative e di ideali, alcuni incompatibili tra loro. Vi erano in campo le varie idee romantico-nazionaliste, quelle democratiche e repubblicane professate da Giuseppe Mazzini, gli ideali laici e socialisti di Giuseppe Garibaldi, le convinzioni liberali e monarchiche filo-Savoia di Cesare Balbo, Massimo d'Azeglio e Camillo Benso, conte di Cavour, mentre altri ancora, come Vincenzo Gioberti, pensavano a una confederazione italiana presieduta dal Papa.

Vi era anche l'ambizione espansionista di Casa Savoia e si sentiva incessante il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nella Lombardia e nel Veneto, unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunità offerte dalla rivoluzione tecnico-industriale. Si andava pian piano sviluppando ulteriormente un'idea di patria più ampia, e forte era il desiderio di uno Stato nazionale che unisse tutto il territorio italiano, analogamente a quanto avvenuto in altre realtà europee come Francia, Spagna e Regno Unito.

La prima guerra d'indipendenza

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Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia, sollecitato dai liberali milanesi, dichiarò guerra all'Austria. La bandiera rivoluzionaria tricolore «verde-bianco-rosso», nata a Reggio nell'Emilia il 7 gennaio 1797, comparve per la prima volta tra le truppe sarde che con essa combatterono vittoriosamente a Pastrengo e a Goito. A fianco dell'esercito sardo intervennero soldati volontari provenienti da altri Stati italiani, ansiosi di liberare i territori in mano straniera. Nella fase iniziale del conflitto vengono colti alcuni successi importanti: nelle battaglie di Monzambano, Valeggio e Pastrengo i sardi ottengono alcune vittorie che comunque non vennero sfruttate appieno avanzando con notevole ritardo: una colonna riuscì a entrare a Milano, ma non inseguì subito gli austriaci in rotta. Carlo Alberto pose l'assedio a Peschiera, una delle quattro città del Quadrilatero.

L'attacco del maresciallo Josef Radetzky si risolse con la disfatta nella battaglia di Goito (30 maggio) e lo stesso giorno si arrese Peschiera. Carlo Alberto, però, non seppe sfruttare questi successi e il maresciallo riuscì a riconquistare le piazzeforti venete e la guerra volse sfavorevolmente per i Savoia. Il 9 agosto 1848 l'esercito sardo fu battuto a Custoza.

Dopo l'armistizio di Salasco, al quale susseguì, sette mesi dopo, la disfatta di Novara, Carlo Alberto fu costretto ad abdicare il 23 marzo 1849 a favore del figlio Vittorio Emanuele II di Savoia e si ritirò in esilio a Oporto, in Portogallo, dove morì di lì a poco, il 28 luglio 1849. In seguito alla disfatta il Regno di Sardegna cercò di ristabilire la sua economia. Massimo d'Azeglio, presidente del consiglio, approvò le leggi Siccardiane in seguito alle quali i privilegi di cui il clero aveva sempre goduto venivano aboliti.

La politica anticlericale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Cassa ecclesiastica.

La politica anticlericale del Regno di Sardegna fu già inaugurata con la legge del 29 maggio 1855, n. 878, che abrogò il riconoscimento civile a numerosi ordini religiosi incamerandone i beni.[32] Si trattava di procedimenti già messi in pratica in altri Stati, ad esempio nel Granducato di Toscana già dal 1786, e nella Francia napoleonica e nei territori da essa controllati (Italia compresa) nel 1808. I beni patrimoniali degli ordini soppressi passarono in blocco sotto l'amministrazione di una Cassa Ecclesiastica. Con questo provvedimento il Regno di Sardegna cominciò a incidere sull'assetto della proprietà privata.

Proprietà confiscate nel Regno di Sardegna nel 1855
Quantità Tipo N. persone Categoria Entrate annuali (in lire)
66 Monasteri nel continente 772 monaci 770 000
46 Monasteri nel continente 1085 suore 592 000
40 Monasteri in Sardegna 489 monaci e monache 369 000
182 Conventi spirituali 3145 monaci _
65 edifici ecclesiastici 680 preti 550 000
1700 benefici ecclesiastici 1700 ecclesiastici 1 370 000
Fonte: Frederick Martin, The Statesman's Yeak-Book, Macmillan And Co., 1866. Pag. 316.

In totale furono confiscati 2099 beni ecclesiastici, coinvolgendo 7 871 religiosi che sommati davano una rendita annuale di 3 641 000 lire. Tale disposizione venne estesa nel 1859 all'ex Legazione delle Romagne, ai Ducati, poi successivamente agli altri territori che furono annessi allo Stato sabaudo.

Camillo Benso, conte di Cavour (Lodovico Tuminello)

Il ruolo di Cavour

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L'11 ottobre 1850 fu chiamato al governo Camillo Benso, conte di Cavour inizialmente come ministro del Commercio e dell'Agricoltura, poi in seguito come ministro delle Finanze. Nel 1852 aveva stretto un patto (il connubio) con la sinistra di Urbano Rattazzi che gli consentì di diventare in seguito primo ministro. Non piaceva né al re né al popolo, ma dimostrò a tutti di saper bene amministrare e ben presto la sua figura politica avrà un ruolo chiave nel prosieguo del Risorgimento. Conscio della situazione degli altri paesi europei, iniziò una serie di riforme che contemplano, tra l'altro, la canalizzazione del Vercellese, finanziamenti alle industrie, creazione di ferrovie, di navi.

Nel 1855 il regno si alleò con la Francia nella guerra di Crimea contro la Russia; il primo ministro Cavour considerava infatti l'intervento un buon trampolino di lancio per entrare a far parte del gioco politico europeo, e inviò un corpo di Bersaglieri a combattere a fianco degli alleati, partecipando poi al Congresso di Parigi tra le nazioni vincitrici. A Plombières, una stazione termale nel massiccio dei Vosgi, il 20 luglio 1858 Cavour strinse un'alleanza segreta con Napoleone III. Tale accordo prevedeva, in caso di attacco austriaco, l'intervento dei francesi a fianco dei sardi, per tentare la conquista della Lombardia e per proseguire eventualmente fino all'Adriatico. In caso di vittoria, in cambio di tale aiuto, alla Francia sarebbe stato ceduto il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza insieme alla possibilità di controllare indirettamente l'Italia centrale.

Vittorio Emanuele II di Savoia - Re di Sardegna - pagò un caro prezzo ai francesi, dovette privarsi di Nizza e della Savoia, culla della sua dinastia

La seconda guerra d'indipendenza

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Nel gennaio del 1859 iniziarono i due anni più drammatici e ricchi di avvenimenti di tutto il Risorgimento. In un susseguirsi di alleanze, guerre e improvvisi colpi di scena, il Regno di Sardegna si ingrandiva considerevolmente, inglobando nei suoi confini quasi tutti i territori della penisola italiana. Le operazioni militari si svolsero tra il 29 aprile e il 6 luglio 1859 in seguito alle provocazioni militari dei sardi e alle quali gli austriaci reagirono, provocando l'intervento della Francia come da accordi di Plombières. Invadendo la Lombardia, gli eserciti franco-sardi travolsero gli austriaci a Montebello, Palestro e Magenta, mentre sulle alture di Solferino e di San Martino si combatté una sanguinosa battaglia che costò la vita a 22 000 soldati austriaci e 17 000 soldati alleati. Henry Dunant e la popolazione locale ebbero l'idea di organizzare i soccorsi ai feriti da cui in seguito ebbe inizio la Croce Rossa.

Contrariamente a quanto promesso a Cavour negli accordi di Plombières, Napoleone III, preoccupato per l'andamento della guerra, non tenne fede alla sua parola e propose unilateralmente la pace agli austriaci[33]. Cavour - sdegnato contro l'imperatore e contro il re che aveva firmato l'armistizio - si dimise da primo ministro e si ritirò sfiduciato in Savoia, tra Bonneville e Chamonix: gli accordi dei quali lui era l'artefice, erano stati ben altri[34].

I territori della Savoia e di Nizza, promessi dal re a Napoleone III, non vennero consegnati e i francesi si accontentarono di una somma in danaro per le spese di guerra. L'8 luglio 1859, a seguito dei trattati di Villafranca e Zurigo, la Lombardia, tranne Mantova, venne ceduta dal Regno Lombardo-Veneto alla Francia e da questa al Regno di Sardegna, ma il Veneto e Venezia rimanevano completamente in mano asburgica. Dopo questi avvenimenti, La Marmora, Rattazzi e Dabormida, formarono un nuovo governo ereditando una situazione molto tesa e difficile con l'alleato che mantenne varie guarnigioni in Lombardia. Napoleone III ben presto si rese conto che l'armistizio firmato unilateralmente con gli austriaci lasciava alla Francia ben poche possibilità di manovra in Italia. Nel dicembre 1859 decise allora di cambiare completamente politica. Nel gennaio 1860, in un rapido evolversi degli avvenimenti, Cavour venne richiamato al governo. Dopo il tradimento di Villafranca era pronto a ribaltare l'intero sistema di alleanze, ma Napoleone III permaneva ancora con il suo esercito nell'Italia centrale e in Lombardia, assai preoccupato dalle domande di annessione al Regno di Sardegna fatte nel Granducato di Toscana, nei Ducati di Parma e Modena e nelle Legazioni pontificie.

I suoi piani per il controllo dell'Italia centrale furono completamente stravolti, ma non era per niente intenzionato a lasciare la penisola a mani vuote, né tanto meno era d'accordo a rafforzare ulteriormente il Regno di Sardegna. Fece sapere allora (contro ogni principio di nazionalità, contro la volontà stessa dei nizzardi e dei savoiardi) che avrebbe tollerato l'annessione dell'Italia centrale al Regno di Sardegna unicamente in cambio di importanti concessioni territoriali sulla frontiera alpina. Cavour stesso si rese conto in quel momento che il Regno non poteva sfidare contemporaneamente i due imperatori che dominavano la lunga catena delle Alpi. Il 12 marzo 1860, venne allora firmato un nuovo trattato segreto dove venivano riportate in vita le clausole di quello stipulato nel gennaio 1859 - prima dell'inizio della guerra - e nel quale si stabilivano le cessioni territoriali alla Francia, clausola decaduta dopo i fatti di Villafranca.

Se in un primo tempo le cessioni erano frutto di un accordo bilaterale, nel nuovo trattato sono una vera e propria imposizione per il Regno di Sardegna, pena la rottura con l'Alleato visto oramai non più come amico. Ma ancor prima che il documento fosse firmato, l'annessione dell'Italia centrale era già un fatto compiuto. Le cessioni territoriali sulla frontiera furono accordate dopo l'esito positivo delle votazioni richieste per l'annessione. A partire dal 5 marzo 1860 - infatti - Parma, la Toscana, Modena e la Romagna votarono un plebiscito per l'unione al Regno di Sardegna.

Garibaldi si batté accanitamente per evitare la cessione della sua città natale alla Francia

L'impresa dei Mille

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Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione dei Mille e Campagna piemontese in Italia centrale.

Nello stesso anno, a seguito della notizia di una rivolta in corso guidata da Rosolino Pilo, il siciliano Francesco Crispi convinse Giuseppe Garibaldi a organizzare una spedizione di volontari italiani. Essa, avendo quale fine la realizzazione dell'unità politica italiana con la conquista del Regno delle Due Sicilie e relativa annessione al Regno di Sardegna sabaudo, sarebbe poi passata alla storia come spedizione dei Mille. La spedizione, partita via mare da Quarto e sbarcata a Marsala (Sicilia), trovò l'appoggio dei contadini i cui volontari, avendo Garibaldi loro promesso la spartizione delle terre, formarono l'esercito meridionale.

Garibaldi, dopo scontri vittoriosi e aver risalito la penisola entrò a Napoli. Vittorio Emanuele II decise allora di intervenire con il proprio esercito per annettere Marche e Umbria, ancora nelle mani del papa, e unire così il Nord e il Sud d'Italia. Nello storico incontro di Teano, il 26 ottobre del 1860, consegnò l'Italia meridionale a Vittorio Emanuele II. Di seguito avvenne il plebiscito che approvò l'annessione al Regno di Sardegna. Dopo aver vinto la battaglia del Volturno, i garibaldini furono rilevati dall'esercito sardo che, sconfitte le truppe napoletane (Macerone, Garigliano) cinse d'assedio Capua, che capitolò dopo i bombardamenti iniziali. Più lungo fu l'assedio di Gaeta, conclusosi nel febbraio 1861.

I confini statuali del Regno di Sardegna nel 1860

La cessione della Savoia e di Nizza

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Lo stesso argomento in dettaglio: Plebisciti risorgimentali.

Come Cavour stesso confessò, la cessione del nizzardo e della Savoia fu uno dei momenti più tristi della sua vita politica, un atto da lui stesso definito in privato anticostituzionale. Per lui Nizza era essenzialmente italiana e cederla a un'altra potenza andava contro il principio di nazionalità. Cercò in ogni modo di prendere tempo, ma davanti alle perentorie insistenze dei francesi, fu costretto a cedere. Anche il Re era restio ad abbandonare la Savoia, patria della sua dinastia, e il ministro della guerra Manfredo Fanti avvertì il sovrano del pericolo che il Regno e la stessa Torino avrebbero corso senza quei territori cuscinetto, diventando in quel modo militarmente indifendibili.

Aspre critiche furono mosse da Urbano Rattazzi, da Giuseppe Garibaldi e da Giuseppe Ferrari, ma anche da tutti i patrioti italiani, nonché da molti Stati esteri e da un'incredula Inghilterra[35]: le simpatie che la causa italiana avevano destato in Europa venivano improvvisamente meno a causa del tradimento del principio di nazionalità. In un clima di tristezza, Cavour autorizzò la polizia e i soldati francesi a entrare nei territori sardi, per assicurare che i plebisciti di conferma della cessione alla Francia dessero il risultato voluto. Chiese anche che il documento segreto in cui era palese la sua approvazione fosse distrutto, e persuase i francesi a utilizzare il termine riunione anziché cessione in modo da rendere meno insostenibile la sua posizione costituzionale.

La proclamazione del Regno d'Italia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Proclamazione del Regno d'Italia.

Con la seconda guerra d'indipendenza, re Vittorio Emanuele II poté annettere al suo regno i territori liberati, che poi unì a quelli dell'ex Regno delle Due Sicilie, conquistati da Garibaldi e da questi affidatigli nell'incontro di Teano. Al neoeletto parlamento italiano fu presentato un apposito progetto di legge per la proclamazione del nuovo Regno d'Italia: esso divenne atto normativo il 17 marzo 1861. Il Regno di Sardegna pertanto cambiò denominazione in Regno d'Italia, e Vittorio Emanuele assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d'Italia; egli tuttavia mantenne il numerale di "secondo" e non "primo", in segno dell'esistente continuità dinastica e costituzionale col precedente reame.

Il Regno si espanse poi con la conquista del Veneto (attuali Veneto e Friuli, ma senza la Venezia Giulia e la Venezia Tridentina) nella terza guerra d'indipendenza nel 1866. La presa di Roma avvenne solamente quattro anni più tardi, il 20 settembre 1870. La futura capitale fu teatralmente «conquistata» dai Bersaglieri che aprirono un varco nelle mura della città (breccia di Porta Pia) e si trovarono dopo poche centinaia di metri al Palazzo del Quirinale, peraltro ermeticamente sbarrato. Si tramanda che per entrare fu necessario l'intervento di un fabbro.

Il Regno di Sardegna comprendeva i territori delle attuali regioni italiane di Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria (dal 1815), Sardegna, oltre alla Lomellina e all'Oltrepò Pavese (alla Lombardia dopo il 1859), al Bobbiese e all'alta Val Trebbia (in seguito suddivisi fra Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria), e infine la Contea di Nizza e il Ducato di Savoia, oggi territori della Francia.

Suddivisioni amministrative

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Lo stesso argomento in dettaglio: Suddivisione amministrativa del Regno di Sardegna.

Nel 1838 il Regno sardo veniva circoscritto in divisioni, ognuna delle quali divisa in province, a loro volta divise in intendenze.[36]

  • I Divisione di Savoia (capoluogo: Ciamberì, province di Savoia propria, Alta Savoia, Chiablese, Fossignì, Genevese, Moriana e Tarantasia)
  • II Divisione di Torino (capoluogo: Torino, province di Torino, Biella, Ivrea, Pinerolo e Susa)
  • III Divisione di Cuneo (capoluogo: Cuneo, province di Cuneo, Alba, Mondovì e Saluzzo)
  • IV Divisione di Alessandria (capoluogo: Alessandria, province di Alessandria, Acqui, Asti, Casale, Tortona e Voghera)
  • V Divisione di Novara (capoluogo: Novara, provincie di Novara, Lomellina, Pallanza e Vercelli)
  • VI Divisione di Aosta (capoluogo: Aosta, provincia di Aosta)
  • VII Divisione di Genova (capoluogo: Genova, province di Genova, Albenga, Bobbio, Chiavari, Di Levante, Novi e Savona)
  • VIII Divisione di Nizza (capoluogo: Nizza, province di Nizza, Oneglia, Sanremo)

Con decreto del 12 agosto del 1848, dopo la "fusione perfetta" si aggiunsero altre tre divisioni:

  • IX Divisione di Cagliari (capoluogo: Cagliari, province di Cagliari, Oristano, Iglesias e Isili)
  • X Divisione di Nuoro (capoluogo: Nuoro, province di Nuoro, Cuglieri e Lanusei)
  • XI Divisione di Sassari (capoluogo: Sassari, province di Sassari, Alghero, Ozieri e Tempio)

Forze armate e di polizia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Armata sarda e Corpo dei Reali Carabinieri.

Le forze armate erano costituite dall'Armata Sarda, affiancata dai Reali Carabinieri, quest'ultimo corpo anche con funzioni di polizia. Il controllo sul territorio e il mantenimento della pubblica sicurezza era effettuato dapprima tramite i granatieri di Sardegna poi solo dai Reali Carabinieri, poi a questi fu affiancata una struttura civile composta da "delegazioni di polizia". Carlo Alberto di Savoia, nella riorganizzazione dello Stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare, creò la "Milizia comunale" e la "Guardia nazionale", istituite con il regio decreto del 4 marzo 1848. Successivamente con la legge 11 luglio 1852, n. 1404, venne creato il "Corpo delle guardie di pubblica sicurezza", che aveva due compagnie a Torino e a Genova e alcune stazioni più periferiche. La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli Stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna durante la seconda guerra d'indipendenza italiana; la stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60 000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

In quasi tutti i comuni esistevano le scuole d'insegnamento primario maschile, meno sviluppate erano le scuole femminili, per lo più avocate ai conservatori di monache[37].

Per le scuole secondarie, nel 1840 il regno contava 286 istituti maschili tra collegi reali, collegi comunali, scuole di latinità inferiore, convitti e pensionati (di tutti questi solo 23 erano diretti da corporazioni religiose); rendendo così il Regno di Sardegna lo Stato italiano pre-unitario colla maggior densità di istituti d'istruzione in rapporto alla popolazione[38]. L'istruzione secondaria femminile era invece totalmente avocata dagli enti religiosi, di cui quindici istituti gestiti dalle Suore di San Giuseppe, otto dalle Salesiane, sei dalle Suore di Carità, sei dalle Suore Bigie, tre dalle Orsoline, due dalle Dame del Sacro Cuor di Gesù e due dalle Dame Pie[39].

La principale università del Regno sardo era quella di Torino, che vantava anche musei di fisica, storia naturale, archeologia e l'orto botanico, oltre all'osservatorio astronomico e a una biblioteca con centinaia di migliaia di volumi. Seguivano poi le università di Cagliari, fondata nel 1607, Sassari, fondata nel 1617, e Genova, fondata poco dopo l'unione della Liguria al Piemonte. Esistevano inoltre delle scuole universitarie secondarie, dove si potevano seguire i primi anni di corso delle facoltà di medica e/o di legge. Erano queste quelle di Chambéry, Asti, Mondovì, Nizza, Novara, Saluzzo e Vercelli[40].

Le scuole speciali erano invece la Reale Accademia Militare di Torino, la Scuola d'Equitazione di Venaria Reale, le scuole nautiche di Genova, Savona e La Spezia.

L'agricoltura era intensamente e notevolmente sviluppata. Nella Liguria il principale prodotto era l'olio d'oliva, la cui annua raccolta dava valore di quattro o cinque milioni di lire piemontesi.[41] Nel Monferrato primeggiavano il vino e i cereali,[42] mentre la vendita di riso e seta della pianura circumpadana (novarese) dava un prodotto, in media, superiore ai quaranta milioni di lire.[42] In Lomellina, nel Vercellese e nel Novarese era già sviluppata la risicoltura.

L'industria estrattiva contava diverse miniere metallurgiche e minerali sparse in tutte le province del regno.[43] Nel 1835 i lavori delle industrie estrattive contavano circa ventimila addetti.[44] Nel solo Piemonte esistevano 40 fabbriche di carta, a cui si aggiungevano 4 in Savoia e 50 in Liguria.[45] Esistevano poi la raffineria di zucchero di Carignano, le manifatturiere di specchi e cristalli di Domodossola e quelle in Savoia, le filature di cotone a macchina e di seta in Piemonte, Liguria e Savoia; la “fabbrica d'armi” a Torino e un centinaio di lanifici.[45]

Nel periodo della Repubblica Ligure napoleonica si sviluppò il cantiere navale di Foce, e le prime navi varate furono la fregata "L'Incorruptible" e il brick "Le Cyclope" (1804), a cui seguì la fregata “La Pomone”, varata nel marzo 1805[46]. Dopo l'annessione della Liguria al Regno sabaudo ebbe inizio una nuova fase di sviluppo. Il cantiere, ampliato su parte dell'area del soppresso lazzaretto, si estendeva su circa 70 000 m² sulla sponda sinistra alla foce del Bisagno; di proprietà municipale, fu dato in gestione prima ai fratelli Westermann, poi ai fratelli Orlando, siciliani trapiantati a Genova. Durante la loro gestione, nel 1862, fu impostato l'avviso a elica "Vedetta", primo piroscafo militare con scafo in ferro costruito in Italia, varato nel 1866.[47]

Nel 1853 poi venne inaugurata a Genova l'Ansaldo, in sostituzione della Taylor & Prandi, fondata nel 1842 e fallita per difficoltà finanziarie.

Bandiere e stemmi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Bandiera del Regno di Sardegna sabaudo.

Testimoni silenziosi dei numerosi fatti storici susseguitisi nella lunga storia del Regno di Sardegna sotto i Savoia e dei mutamenti politico-sociali da essi causati sono i vari stemmi e le bandiere che rappresentarono lo Stato.[48][49][50]

Con regio brevetto 22 dicembre 1832, che modernizzava la pubblicazione delle leggi istituendo una raccolta ufficiale, e il regolamento attuativo annesso, fu stabilito un modello per le leggi e di tutti gli atti ufficiali dello Stato, da usarsi dal 1833. Lo stemma non veniva descritto, ma era inserito nell'esempio da impiegare[51]. Nel 1848 le armi reali vennero modificate aggiungendo il tricolore quale ornamento esteriore. La prima modifica, senza atto ufficiale che l'accompagni, appare nell'intestazione degli atti pubblicati nella Raccolta degli atti del Governo di S.M. il Re di Sardegna con la data del 1º agosto[52], successivamente lo stemma verrà ulteriormente modificato il 18 novembre[53], restando quindi invariato fino al 1870.

  1. books.google.it, https://books.google.it/books?id=qe8XAAAAYAAJ&printsec=frontcover&dq=inauthor:%22Sardinia+(Italy)%22&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&source=gb_mobile_search&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false.
  2. archive.org, https://archive.org/details/bub_gb_hKmGCUmY5EEC/page/n6/mode/1up.
  3. books.google.it, https://books.google.it/books?id=rUA9AAAAYAAJ&pg=PA1&source=gb_mobile_entity&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&gboemv=1&ovdme=1&gl=IT&redir_esc=y#v=snippet&q=Regi%20Stati&f=false.
  4. google.it, https://www.google.it/books/edition/Annuario_militare_ufficiale_dello_stato/UpJe0kt0Ol8C?hl=it&kptab=editions.
  5. Atti costitutivi dell'Unità d'Italia
  6. L'italiano era diventata lingua ufficiale nella parte subalpina degli Stati sardi di terraferma in seguito all'editto di Rivoli del 1561 (che viceversa aveva sancito quale lingua ufficiale il francese per la parte franco-provenzale), mentre in Sardegna lo è diventato nel 1760
  7. The phonology of Campidanian Sardinian : a unitary account of a self-organizing structure, Roberto Bolognesi, The Hague : Holland Academic Graphics
  8. S'italianu in Sardìnnia , Amos Cardia, Iskra Edizioni, 2006
  9. Lo Statuto Albertino del 1848, all'articolo 62, recita: "La lingua italiana è la lingua ufficiale delle Camere. È però facoltativo di servirsi della francese ai membri che appartengono ai paesi in cui questa è in uso e in risposta ai medesimi". Questo articolo, al tempo, fu così commentato: Parlandosi nella maggior parte degli Stati sardi la lingua italiana, era naturale che questa dovesse essere la lingua officiale. Essendovi però in alcune provincie in uso la lingua francese, lo Statuto per facilitare ai membri delle Camere che ad esse appartengono la libera espressione delle loro opinioni ha autorizzato in loro favore anche l'uso della lingua francese. Stante però la dichiarazione della lingua italiana come lingua officiale, tutte le comunicazioni officiali del governo devono esser fatte in lingua italiana. Peverelli (1849), p. 128
  10. Il governo effettivo dei possedimenti sabaudi era a Torino fin dal 1720, ma ufficialmente Ducato di Savoia (di cui Torino era capitale) e Regno di Sardegna erano due Stati distinti, uniti solamente dal dominio personale del Duca di Savoia (che assumeva anche il titolo di Re di Sardegna). L'unione dei domini di Casa Savoia ebbe luogo solo con la fusione perfetta del 1847, perciò soltanto da tale data in poi si può affermare che, anche formalmente, Torino fu capitale del Regno.
  11. Benché lo Statuto Albertino fosse improntato alla forma della monarchia costituzionale pura, la prassi di governo si consolidò sin dall'inizio degli anni '50 dell'800 verso una monarchia parlamentare
  12. Carica nata nel 1848
  13. ex art. 1 Statuto Albertino
  14. Castiglioni, 1862, p. 286
  15. Principato di Piemonte con il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza e di Asti, il Ducato di Aosta, il Ducato del Monferrato, la Signoria di Vercelli, il Marchesato di Saluzzo, il Principato di Oneglia, una parte del Ducato di Milano (a questi si aggiunse poi il Ducato di Genova, in seguito all'annessione della Repubblica di Genova decisa dal Congresso di Vienna).
  16. Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, pag 187; op. cit.
  17. Federigo Sclopis, Storia della legislazione negli Stati del Re di Sardegna dal 1814 al 1847, Torino, 1860
  18. Guglielmo Stefani, Dizionario generale geografico-statistico degli stati sardi, Torino, 1855
  19. Segreteria di Stato del Regno di Sardegna, su dati.san.beniculturali.it.
  20. Raccolta degli atti del Governo di Sua Maesta il re di Sardegna - volume decimosesto..
  21. L’unione della Lombardia al Regno sardo e la Costituente, su fondazionecavour.it.
  22. Raccolta degli atti del Governo di Sua Maesta il re di Sardegna..
  23. Raccolta degli atti del Governo di Sua Maesta il re di Sardegna - volume decimosesto.
  24. (EN) Anna Kalinowska e Jonathan Spangler, Power and Ceremony in European History: Rituals, Practices and Representative Bodies since the Late Middle Ages, Bloomsbury Publishing, 9 settembre 2021, p. 158, ISBN 978-1-350-15219-9. URL consultato il 10 maggio 2023.
  25. (EN) Matthew Vester, Sabaudian Studies: Political Culture, Dynasty, and Territory (1400–1700), Penn State Press, 25 marzo 2013, p. 261, ISBN 978-0-271-09100-6. URL consultato il 10 maggio 2023.
  26. (EN) Christopher Storrs, War, Diplomacy and the Rise of Savoy, 1690–1720, Cambridge University Press, 13 gennaio 2000, ISBN 978-1-139-42519-3. URL consultato il 10 maggio 2023.
  27. (EN) Paola Bianchi e Karin Wolfe, Turin and the British in the Age of the Grand Tour, Cambridge University Press, 21 settembre 2017, p. 142, ISBN 978-1-107-14770-6. URL consultato il 10 maggio 2023.
  28. VITTORIO AMEDEO II di Savoia in "Dizionario Biografico", su treccani.it. URL consultato il 27 aprile 2022.
  29. Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 468, ISBN 88-7741-760-9.
  30. Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 470, ISBN 88-7741-760-9.
  31. J. Tulard - J. F. Fayard - A. Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, pp. 349-352
  32. Orlandi, p. 229.
  33. Paolo Pinto, nel libro Vittorio Emanuele II il re avventuriero al riguardo della battaglia di Solferino e del comportamento di Napoleone III, a p. 304 scrive:...«ancora una volta non inseguì gli austriaci che si ritiravano disordinatamente [...] (...) Già il 6 luglio cercò di spiegare a Vittorio Emanuele le circostanze che rendevano auspicabile un'interruzione delle ostilità. Quella stessa sera mandò il suo aiutante in campo, generale Fleury, al quartier generale austriaco, con una lettera in cui erano illustrate le proposte francesi. Dunque il vincitore chiedeva tregua al vinto: probabilmente Francesco Giuseppe stentò a crederlo, ma era proprio così. Due giorni dopo, l'8 luglio fu firmato l'armistizio....(...).»
  34. Al capitolo XXVII del libro di Denis Mack Smith Il Risorgimento italiano, a p. 355 viene riportato il testo del trattato segreto firmato nel gennaio 1859, appena prima dell'inizio della guerra. Si parla delle concessioni territoriali alla Francia in caso di vittoria, ed inoltre si specifica chiaramente: «le parti contraenti si impegnano a non accogliere alcun approccio né alcuna proposta tendente alla cessazione delle ostilità, senza averne preventivamente deliberato in comune.( [...] )»
  35. Giovanni Spadolini, nel suo libro Gli uomini che fecero l'Italia, parlando dei rapporti di Giuseppe Garibaldi con Cavour, della «irreparabile frattura» tra i due, sul plateale inganno del plebiscito - a pagina 293 - riporta i commenti della stampa inglese ed in particolare dell'inviato del giornale Times che scriveva:« [...] È un triste spettacolo vedere due potenze tenere di fronte all'Europa una simile condotta, senza la minima vergogna...(...)».
  36. Bianchi, vol. I, pagg. 28-29.
  37. Bianchi, vol. I, pag. 50.
  38. Bianchi, vol. I, pag. 51.
  39. Bianchi, vol. I, pag. 52.
  40. Bianchi, vol. I, pag. 53.
  41. Bianchi, vol. I, pag. 59.
  42. 1 2 Bianchi, vol. I, pag. 63.
  43. Bianchi, vol. I, pag. 66.
  44. Bianchi, vol. I, pag. 67.
  45. 1 2 Bianchi, vol. I, pag. 69.
  46. The Italian Military in the Napoleonic Wars 1792-1815, su napoleon-series.org.
  47. marina.difesa.it, http://www.marina.difesa.it/unita/vedetta.asp.
  48. Bandiere degli Stati preunitari italiani: Sardegna., su rbvex.it.
  49. Flags of the World: Kingdom of Sardinia - Part 1 (Italy)., su crwflags.com.
  50. Flags of the World: Kingdom of Sardinia - Part 2 (Italy)., su crwflags.com.
  51. Regio brevetto con cui si danno da S.M. alcune disposizioni circa la stampa e la distribuzione delle leggi, ed altri atti del Governo, in Raccolta degli atti del governo di Sua Maestà il Re di Sardegna, vol. 1, Torino, Stamperia reale, 1833, p. 1-12.
  52. N. 753, in Raccolta degli atti del Governo di S.M. il Re di Sardegna, vol. 16, Torino, Stamperia reale.
  53. N. 841, in Raccolta degli atti del Governo di S.M. il Re di Sardegna, vol. 16, Torino, Stamperia reale, p. 1231.
  • Matteo Bianchi, Geografia politica dell’Italia, Le Monnier, 1845.
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  • Goffredo Casalis (voci sulla Sardegna di Vittorio Angius), Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino, 1855
  • Pietro Castiglioni, Relazione generale con una introduzione storica sopra i censimenti delle popolazioni italiane dai tempi antichi sino all'anno 1860. 1.1, a cura di Ministero di Agricoltura industria e commercio, Torino, Stamperia reale, 1862, ISBN non esistente. URL consultato il 7 febbraio 2019.
  • Francesco Cesare Casula, Breve storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994.
  • Francesco Cesare Casula, Storia di Sardegna, Sassari-Pisa, Delfino-ETS, 1994, Nuoro, Condaghes, 2001
  • Max Gallo, Napoleone. La voce del destino, volume primo, Milano, Mondadori, 2000.
  • Giacinto Maina (incisore), Giuseppe Pozzi (disegnatore), Ordini cavallereschi bandiere marittime del Regno Sardo, tratta dalla "Coreografia storica, fisica e statistica dell'Italia e delle sue isole" di Attilio Zuccagni-Orlandini, opera in VIII composta da 12 volumi, Firenze, 1833-1845.
  • Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano, Roma, Laterza, 1999.
  • Antonello Mattone, La cessione del regno di Sardegna. Dal trattato di Utrecht alla presa di possesso sabauda, in "Rivista storica italiana", 1992, fasc. I, pp. 5–89.
  • P.P. Merlin, Il Piemonte sabaudo: stato e territori in età moderna, Torino UTET, 1994, in Giuseppe Galasso (a cura di), Storia d'Italia, vol. VIII.1.
  • P. Notario, Il Piemonte sabaudo: dal periodo napoleonico al Risorgimento, Torino, UTET, 1993, in Giuseppe Galasso (a cura di), Storia d'Italia, vol. VIII.2.
  • P. Peverelli, Comenti Intorno Allo Statuto Del Regno Di Sardegna, Torino, Tip. Castellazzo e Degaudenzi, 1849 [1849], p. 164.
  • Paolo Pinto, Vittorio Emanuele II. Il re avventuriero, Milano, Mondadori, 1995.
  • Giovanni Spadolini, Gli uomini che fecero l'Italia, Milano, Longanesi, 1993.
  • G. Stefani, Dizionario generale geografico-statistico degli Stati sardi, Sassari, Delfino
  • Pasquale Tola, Codex diplomaticus Sardiniae, Torino, 1861-8, in Historiae Patriae Monumenta, Tomi X-XII.
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