Piazza Castello (Torino)

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Coordinate: 45°04′15″N 7°41′08″E / 45.070833°N 7.685556°E45.070833; 7.685556

Piazza Castello
Vista di Palazzo Reale da piazza Castello
Vista di Palazzo Reale da piazza Castello
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Torino
Circoscrizione I Circoscrizione

Piazza Castello è la piazza principale di Torino, cuore del centro storico della città, nella quale confluiscono quattro principali assi viari: la pedonale via Garibaldi, via Po, via Roma e via Micca.

Di forma squadrata, ospita al suo centro il complesso architettonico di Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, mentre il perimetro è composto da eleganti portici, costruiti in epoche differenti, ed importanti edifici cittadini, quali: il Palazzo della Prefettura-Armeria Reale (a nord), il Teatro Regio (a est), i due palazzi signorili ai lati di Via Garibaldi, di cui uno ospita la Regione Piemonte (a ovest), la Real Chiesa di San Lorenzo (a nord-ovest), la Galleria Subalpina (a sud-est), e la Torre Littoria (a sud-ovest); in particolare, la grande piazza si innesta a nord-ovest con la più piccola Piazzetta Reale, costeggiata dal Palazzo Chiablese, e che dà accesso al relativo Palazzo Reale e al passaggio pedonale verso Piazzetta San Giovanni (Duomo di Torino).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questo sito nacque intorno al I secolo d.C., su quello che era semplicemente l'ingresso orientale dell'antico castrum romano di Julia Augusta Taurinorum, probabilmente la Porta Praetoria o, per altri storici, la Decumana, per la quale si accedeva al decumanus maximus (l'attuale Via Garibaldi), così come fu dimostrato anche dai resti tuttora presenti sotto Palazzo Madama. Nel medioevo, la Porta romana verrà poi rinominata Fibellona. Era formata da due torri esadecagonali, quattro fornici e mura di cinta lungo la direttrice delle attuali Via Accademia delle Scienze-Giardini Reali, e fu messa a dura prova sia durante le invasioni barbariche che durante il Ducato longobardo, quindi rinforzata a più riprese. Nello stesso periodo longobardo, fu eretto a ovest anche il cosiddetto Palazzo del Vescovo, nel luogo dove sorgerà il futuro Palazzo Reale[1]. Dalla sede vescovile infatti, si accedeva (e si accede) direttamente all'antica chiesa di San Salvatore-Santa Maria di Dompno-San Giovanni Battista, dal 1469 soppiantata dall'attuale Duomo di Torino.

XIII-XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1276, Guglielmo VII marchese di Monferrato fece abbattere l'ormai fatiscente e primitiva struttura romana, per farne una residenza fortificata. La "Casaforte" fu ulteriormente rinforzata ed eretta a castello (da cui poi il nome alla Piazza), con quattro torri angolari, soltanto nella seconda metà del XIV secolo, quando la città fu in mano a Ludovico di Savoia-Acaia[2]. Dei precedenti ingressi romani, rimasero soltanto l'accesso principale sull'attuale lato di Via Po, più la postierla settentrionale. A metà del XVI secolo, la Piazza si presentava ancora divisa in tre settori distinti: la zona più antica, con ancora le tracce del Decumano verso la via Dora Grossa (oggi via Garibaldi), quindi l'ampliamento eseguito verso il fiume Po (attuale via Po), infine l'area nord-occidentale della Reale Chiesa di San Lorenzo, connessa con il Palazzo vescovile, dal primitivo edificio adibito a segreteria ducale (ovvero il futuro Palazzo Chiablese).

Con il consolidamento dello Stato sabaudo, e il relativo spostamento della capitale da Chambery a Torino (1563), iniziò un vasto progetto di rifacimento sia del sistema difensivo torinese (nascita della Cittadella nel (1566) che di generale ammodernamento della città.

Lo spazio antistante al Palazzo del Vescovo, ovvero la futura Piazzetta Reale, fu utilizzato per ospitare le manifestazioni per l'arrivo della Sacra Sindone a Torino, evento celebrato con una messa solenne di Carlo Borromeo il 7 ottobre del 1578, nella vicina chiesa di San Lorenzo e relativa prima ostensione al pubblico. L'evento si ripeté anche nel 1582 (seconda storica ostensione del Sacro Lino).

I portici più antichi della Piazza, quelli dei due palazzi ai lati di via Dora Grossa (attuale via Garibaldi), furono popolarmente chiamati Portici di Fiera, in quanto venivano spesso utilizzati per varie manifestazioni, ad esempio durante il Carnevale, ricorrenze di Casa Savoia, la festa patronale di San Giovanni Battista o le varie ostensioni della Sindone. Il Palazzo a destra di via Dora Grossa, quello utilizzato dall'Unione Militare e poi dalla Regione, fu rimaneggiato a metà del XVIII secolo. Il Palazzo a sinistra invece, quello di proprietà dei San Martino di Agliè, marchesi di San Germano, divenne sede dello storico Hotel Trombetta, che ospitò le delegazioni regionali per l'Unità d'Italia nel 1861. L'Hotel fu poi rinominato Europe, ma oggi non esiste più[3].
Per quanto riguarda invece la Real Chiesa di San Lorenzo, sebbene il Guarini ne progettò una sua facciata, questa non fu mai costruita. La chiesa infatti, si presenta ancor oggi senza facciata, in modo da continuare la naturale simmetria della Piazza.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, Chiesa di San Lorenzo (Torino) e Storia di Torino.

La Piazza del Vitozzi[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Castello nel 1619 per l'arrivo di Maria Cristina di Francia (dipinto di Antonio Tempesta)

Nel 1583, fu chiamato Ascanio Vittozzi a disegnare la forma di quella che sarà l'attuale Piazza la quale, a causa del Castello centrale, prese questo nome.

Il disegno previde un'area di circa 40.000 metri quadrati, che oggi ne fa la seconda piazza porticata più grande della città (dopo Piazza Vittorio Veneto). Fu lo stesso Vittozzi a progettare i primi due palazzi perimetrali con portici, cioè quelli occidentali, adiacenti a via Dora Grossa: il primo, a sinistra della via, divenne proprietà di San Martino di Agliè, marchese di San Germano. Il secondo, a destra della via, divenne prima sede dell'Unione Militare, quindi sede della Regione. Sullo stesso lato, allineata, la preesistente Cappella Casa Savoia de Santa Maria ad Presepae, già Madonna della Neve, futura Chiesa di San Lorenzo e, in linea continua verso l'apertura della Piazzetta del Duomo di San Giovanni, la primitiva struttura dell'edificio che diverrà Palazzo Chiablese. Quest'ultimo infatti, risale al 1580, destinato a Bernardino di Savoia-Racconigi, ma fu poi completamente rimaneggiato nel 1760 dall'architetto Benedetto Alfieri (e da Giovan Battista Piacenza dopo), quindi destinato a Benedetto di Savoia duca del Chiablese.

Il Castello medioevale al centro della Piazza, fu ammodernato nel 1605 e connesso al Palazzo del Vescovo mediante una manica muraria, percorribile al suo interno e usata come pinacoteca (decorata da Federico Zuccari, Nicolò Ventura, Giovanni Crosio e Guglielmo Caccia detto Moncalvo). Tuttavia, la costruzione del Palazzo Novo Grande, poi chiamato Palazzo Ducale e infine Palazzo Reale), sull'ex Palazzo del Vescovo, partì a rilento; furono allestiti soltanto i Giardini Reali retrostanti. Nel 1630, scoppiò in città una violentissima epidemia di peste, mentre i Savoia furono, all'epoca, impegnati in difficili attriti politici, che sfociarono poi in una guerra civile durata almeno fino al 1640.

Fu soltanto a partire dal 1643 che Madama Cristina di Francia, detta la Prima Madama Reale (la madre di Carlo Emanuele II di Savoia), diede inizio ai lavori del Palazzo Reale così come lo vediamo oggi, prima sotto la direzione dell'ingegnere Antonio Maurizio Valperga, poi con delle successive modifiche di Carlo Morello, nel periodo 1658-1655.

Gli interventi dei Castellamonte (1619-1674)[modifica | modifica wikitesto]

Vittozzi morì nel 1615, e la direzione dei lavori di costruzione del resto di Piazza Castello passarono a Carlo di Castellamonte, che, nel 1619, fece costruire i porticati sul lato meridionale, a causa dell'apertura della Via Nuova, ovvero l'attuale Via Roma.

La manica nord-occidentale, che connetteva Palazzo Madama a Palazzo Reale e adibita a pinacoteca, subì ingenti danni da parte di un incendio nel 1667. Ricostruita, subì un secondo incendio nel 1679, e venne nuovamente rimaneggiata (fu poi completamente abbattuta ai primi del XIX secolo, durante l'occupazione napoleonica). Nel 1673, il figlio di Carlo, Amedeo di Castellamonte, fece inoltre costruire il porticato settentrionale lungo Via Po, per permettere ai reggenti di viaggiare dal sino al fiume senza prender pioggia.

Gli interventi di Juvarra (1716-1732)[modifica | modifica wikitesto]

Altri importanti interventi alla Piazza furono eseguiti con l'arrivo a Torino dell'architetto di corte Filippo Juvarra. Nel 1716 progettò quello che doveva essere un raffinato Palazzo per Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, detta la Seconda Madama Reale, moglie di Carlo Emanuele II di Savoia. Concepito per ricoprire interamente il primitivo Castello, in realtà fu ultimato solo il raffinato avancorpo occidentale in pietra bianca, cioè quello attualmente visibile, disegnato in stile barocco con alcuni ordini corinzi ed alcuni elementi classici, sopra l'alto basamento a bugnato piatto.

L'architetto messinese progettò altresì l'edificio settentrionale, adibito ad uffici di Regia Segreteria, oltre che sede dell'Archivio di Stato e dell'Armeria Reale, soltanto nel 1732. Tuttavia, l'intervento finale della parte nord-orientale della Piazza fu opera di Benedetto Alfieri nel periodo 1738-1741, già impegnato alla costruzione del vicino Teatro Regio (inaugurato il 26 dicembre 1740). L'Alfieri sopraelevò ulteriormente l'edificio delle Segreterie, occupandosi di chiudere la linearità del lungo porticato che connette Via Po alla Piazzetta Reale, costituendo quello che sarà prima chiamato Palazzo del Governo, e poi Palazzo della Prefettura.

Gli interventi del XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Castello nel 1845

Durante l'occupazione francese napoleonica del 1801-1814, fu completamente abbattuta la parte della manica di collegamento tra il Palazzo Madama e la Piazzetta Reale, quindi anche l'alta muratura che divideva la suddetta Piazzetta. Al ritorno di Re Vittorio Emanuele I di Savoia il 20 maggio 1814, la Piazzetta Reale risultava quindi pienamente aperta; fu poi per volere di Carlo Alberto che fu installata quella che è l'attuale cancellata in ferro fuso, progettata da Pelagio Palagi, tra il 1835 e il 1842.

Nel 1848, alla Cancellata del Palagi furono aggiunte le due attuali statue equestri in bronzo di Castore (a sinistra) e Polluce (a destra), i due Dioscuri a "guardia" del Palazzo Reale, entrambe opere di Abbondio Sangiorgio. Nel 1830 furono anche lastricati in pietra, per la prima volta, tutti i portici della Piazza, precedentemente pavimentati soltanto in ciottolato.

Nel 1848, Carlo Alberto istituì, all'interno del complesso di Palazzo Reale, la prestigiosa Biblioteca Reale, dove conservò (ed è tuttora conservato) l'originale dell'Autoritratto di Leonardo da Vinci.

Nel 1873-1874 fu realizzata, sotto i portici di sud-est, l'elegantissima Galleria Subalpina, su disegno dell'architetto Pietro Carrera. Si tratta di un passaggio coperto, con cinema-teatro (il "Romano") e vari locali, e che dà accesso alla vicina Piazza Carlo Alberto. La Galleria é riccamente decorata in stile eclettico, che fonde elementi in stile rinascimentali e barocchi.

Nel 1885-1897 infine, fu costruita, a sud-ovest della Piazza, la diagonale Via Pietro Micca, che confluisce in Piazza Solferino, rompendo così definitivamente l'ortogonia del primitivo impianto viario romano.

Gli interventi del XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Pavimentazione pedonale

Già nei primi anni del XX secolo la Piazza, precedentemente battuta solo da carrozze e cavalli, era invece percorsa da tram e da automobili. L'edificio di rilievo costruito durante questo secolo, fu la tanto discussa Torre Littoria, costruita sul lato sud-occidentale durante il ventennio fascista. Alta 87 metri, fu disegnata in stile razionalista da Armando Melis de Villa e Giovanni Bernocco nel 1933, rompendo così i precedenti stili artistici dell'intera Piazza. Il Grattacielo Littorio passò poi alla Reale Mutua Assicurazioni, e fu collocata una lunga antenna di telecomunicazioni in cima.

Nel 1997 la Piazza fu parzialmente chiusa al traffico automobilistico, che fino ad allora girava, in senso antiorario, intorno al Palazzo-Castello: furono quindi pedonalizzati i lati occidentale e settentrionale. Nel 1999, la zona pedonale antistante al Palazzo fu completamente lastricata in pietra di Luserna (poi quasi completamente sostituita da sienite nel 2014[4]), corredata di quattro piccole fontane quadrate a getto d'acqua, dette a scomparsa, cioè a raso suolo, azionate solo in determinati orari, su ordine del Comune[5].

Gli interventi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005, fu sfruttata la parte nord-occidentale della piazza per montare un palco temporaneo in occasione della prima tappa del Festivalbar. Nel 2006, in occasione delle XX Giochi olimpici invernali e dei IX Giochi Paraolimpici invernali, i caratteristici chioschi posti all'interno delle arcate dei portici per ospitare le svariate attività commerciali furono completamente rinnovati, pur mantenendo i connotati storici. L'idea del palco temporaneo dell'anno prima si riaffermò e fu montato il Medals Plaza (la Piazza delle Medaglie), dove furono premiati molti atleti. Il palco temporaneo fu (e viene tuttora) sfruttato per molte manifestazioni ed eventi vari della città; vide vari concerti di artisti musicali, fra i quali i Duran Duran, Battiato, Branduardi, Morandi, i Subsonica. Dal 2010, il palco temporaneo ospitò il concerto finale degli MTV Days.[6][7][8]

Dal 2012, il palco temporaneo e/o il fronte Palazzo Madama vengono saltuariamente utilizzati per il tradizionale "Farò di San Giovanni", un'usanza precedentemente eseguita in Piazza San Carlo[9], la sera della vigilia del 24 giugno, in occasione della festa patronale della città. Si tratta di un'antica tradizione popolare di origine medioevale, sempre collegata al clima di allegria, per la quale vengono allestiti canti e balli folcloristici, guidati dalla maschera popolare carnevalesca di Gianduja; a metà serata viene poi incendiato un alto palo in legno, circondato da fascine, in cima al quale viene posta la figura del toro rampante, simbolo della città; consumato dal fuoco, il palo cadrà: se crolla verso la parte di Via Roma, sarà un segno di buon auspicio per la città, contrariamente non sarà un buon anno.

Progetti futuri[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il progetto della Regione, la piazza sarà interessata dai lavori sotterranei della cosiddetta Linea 2 di metropolitana, il cui primo lotto prevede la realizzazione della fermata Castello.[10] [11]

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Reale di notte

Piazza Castello è il centro storico e politico di Torino e, come già detto, nel periodo della permanenza in città della Corte sabauda, fu il luogo più importante del loro Regno. Oltre ai due più importanti, il Palazzo Madama-Casaforte Acaja e il Palazzo Reale al fondo della Piazzetta Reale, troviamo: il Teatro Regio (a nord-est), i due palazzi lungo il lato occidentale (di cui quello di destra è della Giunta Regionale), il Palazzo della Prefettura-Armeria Reale a nord, (ex Palazzo del Governo, Archivio di Stato e Biblioteca Reale), la Real Chiesa di San Lorenzo, il Palazzo Chiablese, a sinistra della Piazzetta Reale, la Torre Littoria (a sud-ovest).

Monumenti militari[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento all'Alfiere dell'Esercito Sardo

La Piazza ospita anche dei piccoli monumenti militari, situati intorno a Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.palazzomadamatorino.it/it/linea-del-tempo/1300
  2. ^ http://www.visitatorino.com/castello_acaia.htm
  3. ^ Roberto Dinucci et alias, Guida di Torino, Torino, Edizioni D'Aponte, p. 36
  4. ^ http://www.quotidianopiemontese.it/2014/04/08/torino-comune-rinnova-pavimentazione-piazza-castello/#.VpYRiq1d6YE
  5. ^ museotorino.it, http://www.museotorino.it/view/s/c90017ba33cf4408ba5900f9d8b994c3 .
  6. ^ LA STAMPA.it del 12 giugno 2013
  7. ^ Video su repubblica.it
  8. ^ Video su nuovasocietà.it
  9. ^ http://www.torinonightlife.com/it/posts/137/la-tradizione-del-faro-di-san-giovanni
  10. ^ Metro Torino, ok della Regione alla Linea 2
  11. ^ Città di Torino - Linea 2 della metropolitana
  12. ^ http://www.museotorino.it/view/s/8031948f7bd249dc94870b69a7b10c9f
  13. ^ http://www.iltorinese.it/per-monumento-cavalieri-canonica-gratis/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renzo Rossotti, Le strade di Torino, 1995, Roma, Newton Compton Editori. pp.195-208
  • Cesare Bianchi, Piazza Castello, 1989, Torino, Famija Turinèisa. pp.15-17

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]