Basilica di Superga

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Basilica di Superga
Basilica Superga.jpg
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Torino
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Consacrazione 1º novembre 1731
Architetto Filippo Juvara
Stile architettonico tardo barocco, Neoclassico
Inizio costruzione 1717
Completamento 1731
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 45°04′51″N 7°46′03″E / 45.080833°N 7.7675°E45.080833; 7.7675

La basilica di Superga, nota anche come Real basilica di Superga,[1] sorge sull'omonimo colle a nord-est di Torino. Fu fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706.[2]

Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1715. Alla cappella, posta alla sommità dell'omonima collina, si può giungere attraverso strada o servendosi della tranvia Sassi-Superga. La storia della basilica risale al 2 settembre 1706, quando il duca di Savoia Vittorio Amedeo II e il principe di Carignano Eugenio di Savoia salirono sul colle per osservare Torino assediata dai franco-spagnoli. Vittorio Amedeo, inginocchiatosi dinanzi ad un vecchio pilone, giurò che, in caso di vittoria, avrebbe edificato un monumento alla Madonna.

E così avvenne: dall'alba fino alle prime ore del pomeriggio del 7 settembre si scontrarono nei campi presso Lucento e Madonna di Campagna le armate francesi e piemontesi, e la vittoria arrise a questi ultimi.

L'ingresso della basilica con il sontuoso pronao sorretto da otto imponenti colonne corinzie

Grazie alla vittoria nella battaglia, ancora prima della fine della guerra in corso contro Luigi XIV (Guerra di Successione Spagnola), Vittorio Amedeo fu incoronato re di Sicilia e sciolse il voto affidando la progettazione dell'edificio al siciliano Filippo Juvarra (1711).

L'edificazione della futura basilica iniziò il 20 luglio 1717, e si protrasse per quattordici anni. Il ruolo di impresario fu affidato allo stuccatore Pietro Filippo Somazzi, che, oltre che di una parte delle decorazioni in stucco, si occupò anche di alcune opere in muratura.[3] Per tutto il periodo della costruzione, si arrivava alla sommità della collina (672 metri, la seconda più alta del Piemonte) mediante un pessimo sentiero sassoso, e tutti i materiali edili venivano trasportati a dorso d'asino. Il 1º novembre 1731, alla presenza del re Carlo Emanuele III di Savoia, il tempio veniva inaugurato con una cerimonia solenne.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Premessa: l'assedio di Torino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Torino.

Nella primavera dell'anno 1706 Luigi XIV, con un forte esercito, occupò Nizza e le terre della Savoia con la ferma intenzione di scendere in Piemonte. I piemontesi, nel frattempo, si prepararono allo scontro: in città furono accumulate milioni di fascine ed una grande quantità di tronchi d'albero, per formare delle barricate difensive. I boschi intorno a Torino furono tagliati per impedire che si formassero dei rifugi utili al nemico, mentre il selciato delle strade della città fu divelto per evitare il pericolo delle schegge provocate dalle cannonate e fu ammassata una grande quantità di viveri sufficiente ai soldati e alla popolazione per almeno quattro mesi.

Il 12 maggio di quello stesso anno (1706) l'esercito francese, forte di 78 battaglioni e di 8 squadroni complessivamente composto di 60.000 soldati, pose l'assedio alla città di Torino, accampandosi nel triangolo formato da Venaria, Lucento e Regio Parco. L'esercito piemontese contava, sino a quel momento, soltanto 6.600 unità più 5.000 uomini appartenenti alla milizia urbana. Il divario era enorme, la differenza di potenziale umano e di mezzi bellici era tale da rendere la situazione dei piemontesi disperata. Eppure bisognava resistere; era in palio la sopravvivenza di Torino e l'autonomia del Piemonte. Tutto dipendeva dalla capacità di tenuta dei piemontesi, dall'eroismo dei soldati, dal coraggio della popolazione e dall'aiuto promesso dall'Austria con l'invio di un esercito forte di 28.000 soldati sotto il comando del Principe Eugenio di Savoia-Carignano.

Per quattro mesi Torino fu bombardata: sulla città piombavano fino ad oltre 8.000 cannonate al giorno. Fu durante questi quattro mesi di assedio che si verificarono fatti di grande eroismo da parte della popolazione e dei soldati. Il 28 agosto 1706 avveniva l'incontro del Principe Eugenio con l'allora duca Vittorio Amedeo II di Savoia (poi Re di Sicilia dal 1713 e primo Re di Sardegna dal 1720). I due condottieri salirono sul colle di Superga per esaminare meglio, da quell'altura, il campo di battaglia. Constatarono che lo schieramento nemico presentava punti deboli nella zona tra la Dora Riparia e la Stura. Giunsero alla conclusione che solo convogliando gli attacchi in quella zona ci potesse essere una possibilità di successo.

Il voto alla Madonna[modifica | modifica wikitesto]

Pochi giorni dopo, il 2 settembre, il duca Vittorio Amedeo Il e il Principe Eugenio decisero di recarsi una seconda volta sul colle di Superga. È in questa occasione che, secondo le fonti storiche, i due entrarono insieme nella chiesetta sita sul colle, che fungeva allora da parrocchia per i pochi fedeli della collina. Lo storico Felice Pastore afferma che in quella circostanza, durante una celebrazione eucaristica, il Duca e il Principe si accostarono ai sacramenti; poi venne cantata solennemente l'Ave Maris Stella. Giunti al versetto «monstra Te esse Matrem» (mostra di essere madre) Vittorio Amedeo Il si prostrò ai piedi della statua (quella venerata tutt'oggi nella cappella detta del voto) e fece voto che se la Vergine Maria gli avesse fatto ottenere la vittoria, avrebbe fatto costruire, in quel luogo posto sulla cime del colle di Superga, un magnifico tempio a Lei dedicato.

Superga di notte

Notevoli sono le testimonianze sull'esistenza del voto. Il Carbonieri asserisce: «che la notizia del voto fu già raccolta dai viaggiatori che visitarono Superga durante i lavori: Breva, Selhouette, Kejssler. D'altronde che di voto si trattasse è opinione di scrittori settecenteschi, come il Craveri (1753). Al voto fanno riferimento anche il discorso funebre per Vittorio Amedeo II del vescovo di Alessandria Gian Francesco Arborio di Gattinara, l'11 dicembre 1732, nonché l'epigrafe posta sopra la porta principale all'interno della Basilica di Superga»:

Virgini Genitrici Victorius Amedeus, Sardiniae Rex Bello Gallico, vovit / Et pulsis hostibus fecit, dedicavitque ("Alla Vergine Madre di Dio Vittorio Amedeo, Re di Sardegna nella guerra contro i francesi, fece voto e cacciati i nemici costruì e dedicò questo tempio").

La vittoria[modifica | modifica wikitesto]

I due principi scesi dal colle misero in esecuzione il loro piano di battaglia. La sera del 6 settembre l'esercito piemontese era tutto schierato alle spalle dì quello nemico fra la Dora Riparia e la Stura. La mattina del 7 settembre 1706 alle ore 10 iniziò il conflitto. Lo scontro fu tremendo con perdite ingenti da ambo le parti, però l'esercito piemontese ebbe la meglio; quello francese fu definitivamente sconfitto. La vittoria liberava Torino e la popolazione da tutte le sofferenze, il Piemonte aveva acquistato in un giorno la sua autonomia. La popolazione venuta a sapere del voto del Duca attribuì la vittoria all'intercessione della Madonna. Una vittoria inaspettata suscitò in tutti una gioia e un entusiasmo incontenibile. Le sofferenze subite erano state troppe, ora finalmente la liberazione. L'incubo della paura e della morte era scomparso provocando nell'animo di tutti un sollievo indicibile.

I festeggiamenti per la vittoria[modifica | modifica wikitesto]

Si iniziarono i festeggiamenti che furono solenni. Torino appariva trasformata, bandiere e drappi sventolavano da ogni parte. Sulla cittadella, segnata dai bombardamenti, sventolava una grande bandiera con al centro lo stemma di Vittorio Amedeo Il. Torino non si limitò ai festeggiamenti di stato e di folklore, iniziò anche preghiere di ringraziamento in tutte le chiese specialmente alla Consolata. Ma come spesso succede, passati i giorni di euforia e ognuno ritornato alle proprie faccende con il pericolo ormai scampato, si dimenticano anche le promesse fatte. Per questo, alcuni storici, accusano Vittorio Amedeo Il di essersi dimenticato del voto fatto.

A ricordarglielo fu il beato Sebastiano Valfrè, il quale, quattro mesi dopo la liberazione, in data 13 febbraio 1707, scriveva a Vittorio Amedeo: «... ad honor della Vergine potrebbe V.A.R. dedicare la chiesa che farà nella cittadella, o a Soperga, o in un altro luogo». Questo scritto indica il desiderio del Valfrè di erigere a titolo di ringraziamento una chiesa; se non era possibile a Superga andava bene anche in un altro luogo, purché si facesse.

È tuttavia ragionevole pensare che il lungo periodo che trascorse dalla liberazione (1706 al 1716) alla realizzazione del voto, sia dovuto non alla dimenticanza del Duca, ma alle condizioni disastrose in cui si trovava Torino. Non dimentichiamo che la città e il Piemonte uscivano da una lunga guerra, da tante scorribande e rapine. L'erario statale e la cassa ducale erano completamente vuote. La riserva monetaria non esisteva più, tutto era andato a sostenere le spese della guerra. Inoltre bisognava fare prima le cose più essenziali, ricostruire la città danneggiata dai bombardamenti, rifare le strade, le case, le chiese danneggiate o lesionate, portare via le macerie, disfare i cunicoli sotterranei, togliere le barricate; un lavoro certamente lungo e costoso per quel tempo. Ricostruita Torino, il Duca pensò poi a mantenere il voto fatto.

La costruzione della Basilica di Superga[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio del lavori[modifica | modifica wikitesto]

I lavori di costruzione della chiesa furono affidati da Vittorio Amedeo II di Savoia all'abate siciliano Filippo Juvarra.

La fama di architetto Juvarra la ottenne con la venuta del duca Vittorio Amedeo Il in Sicilia, divenne Architetto della Real Casa. Quando Vittorio Amedeo II, dopo aver assunto il titolo di re, lasciò definitivamente l'isola (1714), portò con sé a Torino anche l'abate Juvarra. A Torino l'attività dello Juvarra assume un ritmo frenetico e travolgente e si manifesta nelle linee architettoniche di molti edifici cittadini e dei dintorni. Non si limitò a lavorare solo per i Savoia, ma lasciò l'impronta del suo estro e della sua abilità in tutta l'Italia e anche all'estero.

Lo scavo del colle[modifica | modifica wikitesto]

Juvarra aveva elaborato un progetto di costruzione ma il colle di Superga come era geograficamente costituito non dava la possibilità di realizzarlo. Bisogna quindi scavare il colle, abbassandone la cima. Nel maggio del 1716 iniziarono i lavori di demolizione della vecchia chiesa e il conseguente abbassamento. Si trova conferma della data dei lavori dalla firma del contratto e dalla prima rata di lire 50 000, pagate il 7 maggio 1716 dalla tesoreria di stato. Non si trovano nei documenti né il giorno né il mese in cui Vittorio Amedeo diede ufficialmente l'incarico allo Juvarra di effettuare i lavori, certamente nei primi mesi dell'anno 1716, poiché troviamo in quel medesimo anno che era già stato pagato il falegname Carlo Maria Ugliengo, per avere effettuato il modello della basilica e del fabbricato annesso (bozzetto in legno che si conserva ancor oggi a Superga). Questo pagamento spiega con evidenza che in quel periodo lo Juvarra aveva già portato a termine il suo disegno.

L'abbassamento del colle fu compiuto con molta celerità. Con i mezzi a disposizione (picconi, pale, carriole) è sorprendente constatare che nell'arco di un anno si sia riusciti ad abbassare il monte di 40 metri. Nello scavo intervenne anche Juvarra con una sua descrizione dettagliata nella quale spiega come deve essere effettuato il lavoro di scavo e si raccomanda di conservare il materiale scavato che potesse eventualmente essere utile alla costruzione.

Nel corso dei lavori risultò che l'area occupata dall'antica chiesa e i terreni ceduti dal comune, non erano sufficienti a formare un piazzale con le dimensioni richieste dallo Juvarra. Il Regno fu costretto a comperare altri appezzamenti di terreni da alcuni privati, tra i quali uno di proprietà della Compagnia del SS. Rosario, firmarono il contratto di vendita i signori Rocco Nicola e Bertoglio Giovanni, priori in quell'anno. Mentre le squadre degli operai lavoravano allo scavo, la grande quantità di materiale utile alla fabbrica (pietre, mattoni, marmi, legnami ecc.) che proveniva da luoghi diversi veniva depositata ai piedi della salita che porta al colle, per cui la località venne chiamata "Sassi" nome con cui ancor oggi è conosciuta dai torinesi.

La posa della prima pietra[modifica | modifica wikitesto]

Terminato lo scavo del colle, il 20 luglio 1717 venne deposta la prima pietra sotto il grande pilastro che divide la sacrestia dalla cappella dedicata alla beata Margherita di Savoia, con un'iscrizione in latino incisa su di una lastra di marmo bianco e coperta con un'altra dello stesso marmo. L'iscrizione dice:

Alla Madre del Salvatore / Alla Salvatrice di Torino / Vittorio Amedeo, Re di Sicilia, di Gerusalemme e di Cipro / posava la prima pietra il giorno 20 luglio 1717.

Alla cerimonia era presente il marchese Garaglio, governatore di Torino, in rappresentanza del Re. La cerimonia si svolse con una messa celebrata dal vicario generale del Capitolo, il canonico Domenico Tanfo. Al termine della messa vennero lette le preghiere rituali della benedizione. In quella occasione, il Re, con «regio biglietto», ordinò di elargire allo Juvarra una gratifica di lire mille. I lavori della costruzione iniziarono subito dopo la posa della prima pietra.

Il materiale usato era quasi tutto di provenienza locale, perché era difficile, in quell'epoca, acquistare e trasportare materiale edile dalle altre regioni d'Italia o da altri stati. Le cave di marmo maggiormente sfruttate erano quelle di Frabosa, Gassino, Rossasco, Foresto; invece l'onice veniva estratto dalla cava di Busca-Dronero. Dalla cava di Frabosa, essendo la più lontana da Torino, il trasporto o «le condotte» si svolgevano in due tempi; prima fino a Chieri e poi da Chieri a Superga. I blocchi di marmo venivano generalmente abbozzati e talvolta lavorati sul posto, poi trasportati su carri a Superga. La sabbia veniva scavata e tolta presso la confluenza del Po con la Stura di Lanzo. La calce e i mattoni venivano preparati sul colle.

È opportuno far notare a questo riguardo alla difficoltà di trasportare il materiale da Sassi a Superga, poiché la strada non era agevole come quella di oggi: essa faceva un diverso percorso, si dirigeva verso Tetti Bertoglio per poi arrampicarsi sul colle. Era, come si legge nelle cronache del tempo, una strada stretta, disagevole, alpestre, che, durante il periodo delle piogge, diventava impraticabile. Troviamo nei conti della tesoreria somme dì denaro più volte pagate per ripararla: eppure la maggior parte del materiale, persino l'acqua, è transitato su quella strada. Il Pastore dice che i Reali, quando si recavano a Superga, non passavano mai da questa strada, bensì da Chieri. Quella attuale fu fatta più tardi, al tempo di Carlo Emanuele III. Le cronache dicono che i lavori iniziarono verso la fine del 1755 e finirono solo nel 1760, perché ebbero un rallentamento a causa di un contenzioso sorto tra il curato Carlo Rosso e i Reali per l'esproprio di una casa.

Non abbiamo, dagli archivi del tempo, una dettagliata descrizione progressiva dei lavori compiuti nella costruzione della basilica; tuttavia si può ricostruire tutto l'andamento della fabbrica consultando i registri di pagamento della tesoreria, poiché i pagamenti venivano fatti a lavoro «compiuto e collaudato» o «a mira del travaglio che si andarà facendo». Questo lavoro di comparazione l'ha compiuto egregiamente Nino Carboneri nel suo colossale volume «La Real Chiesa di Superga di Filippo Juvarra».

L'inaugurazione della Basilica[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine dell'anno 1730 la chiesa era quasi completata: mancavano solo alcune rifiniture molto marginali; anche il caseggiato destinato ad accogliere i convittori era finito, arredato e reso abitabile. Mancava da terminare la residenza del Re (la parte rimasta incompiuta) ed a questa si sarebbe pensato in seguito; non se ne fece nulla ed è rimasta così come era allora. Lo stesso Vittorio Amedeo II, che nel frattempo aveva abdicato il 13 settembre 1730 in favore del figlio Carlo Emanuele III, scriveva da Chambery al marchese d'Ormea (17 dicembre 1730): «... abbiamo tutta la soddisfazione d'intendere che nel prossimo aprile si consacri la chiesa e si apra il convitto di Soperga». Sorsero però delle difficoltà che costrinsero a dilazionare l'inaugurazione. Non si conoscono con esattezza le cause (forse furono dovute alla nomina del preside e dei convittori), tuttavia il 23 ottobre 1731 Carlo Emanuele III poté nominare i dodici convittori e stabilire la data dell'inaugurazione. Da un documento attendibile si apprende che il giorno 30 ottobre 1731 tutti i convittori con il preside Cerretti erano radunati a Superga.

La sera del 31 ottobre il grande elemosiniere del Re, il rev. Gian Francesco Arborio di Gattinara, benediceva la chiesa alla presenza dell'architetto Juvarra. Il giorno seguente, 1º novembre 1731, la chiesa veniva aperta al pubblico con una solenne celebrazione. Alla cerimonia erano presenti il re Carlo Emanuele III, lo Juvarra, i convittori, le autorità civili e numeroso pubblico; mancava solo Vittorio Amedeo lI, l'ispiratore e l'ideatore della Basilica, perché il figlio non gli permise di essere presente all'inaugurazione del più bel monumento costruito a Torino, lasciandolo relegato nella residenza di Chambery.

La consacrazione della basilica venne compiuta il 12 ottobre 1749 dal cardinale Delle Lanze. Non siamo in grado di stabilire con esattezza la cifra che si spese per tutta la costruzione di Superga, perché nei registri di pagamento della tesoreria di stato alla voce «Soperga» furono aggiunte anche somme di denaro pagate per lavori eseguiti in altre località, per esempio Rivoli, Venaria, ecc.; tuttavia un calcolo approssimativo farebbe pensare a circa due milioni di lire antiche del Piemonte.

I sotterranei della basilica ospitano parte delle Reali Tombe della famiglia Savoia.

Gli eventi successivi[modifica | modifica wikitesto]

La tragedia di Superga
Lapide Superga.JPG

Il 4 maggio 1949 l'aereo che, di ritorno da Lisbona, stava trasportando i giocatori del Grande Torino, si schiantò contro la collina della basilica di Superga, causando la morte dei giocatori, dei dirigenti, degli accompagnatori, dell'equipaggio e di tre giornalisti sportivi. L'impatto emotivo fu enorme, anche perché la squadra torinese era stata uno dei vanti della nazione in ambito sportivo: quasi un milione di persone parteciparono ai funerali, a Torino. Il tragico evento è ricordato da una lapide sul retro dell'edificio (nella foto) meta di pellegrinaggi di sportivi e non; ogni 4 maggio infine si celebra una messa solenne in ricordo delle vittime.[2]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tragedia di Superga.

Intanto il 26 agosto 1730 fu fondata la "Reale Congregazione della Madonna di Superga", che nel 1833 prese il nome di Accademia ecclesiastica di Superga. Fu soppressa il 29 maggio 1855.

Nel 1800 (anno VII della Repubblica) si era avanzata l'ipotesi di trasformare la basilica in un "Tempio della Riconoscenza". Le tombe dei Savoia, che erano ivi tumulate, rischiavano di essere traslate altrove per lasciar posto alle ceneri dei piemontesi caduti al fianco dei giacobini: nulla di ciò venne effettuato.

Nel 1884 è stata aperta una funicolare basata sul sistema Agudio che collegava la sommità della collina di Superga (a poche centinaia di metri dalla Basilica) con il quartiere Sassi in Torino. La linea, lunga circa 3,1 km, è stata elettrificata e trasformata in tranvia a cremagliera nel 1934. La linea è tuttora in funzione con il materiale rotabile del 1934 (le motrici) e del 1884 (i vagoni).

Il 4 maggio 1949 avvenne la tragedia di Superga: l'aereo che trasportava la squadra del Grande Torino, in ritorno da Lisbona, si schiantò sul retro del complesso non lasciando sopravvissuti.

Il complesso[modifica | modifica wikitesto]

La cupola vista dall'interno

La Basilica[modifica | modifica wikitesto]

Come detto, nel 1731 venne inaugurata la basilica. Le dimensioni della chiesa risultano imponenti: la lunghezza è di 51 m. mentre la cupola risulta alta 75 m.[2] Queste caratteristiche combinate all'altezza del colle (672 m) la rendono visibile anche da grandi distanze ed in primo luogo da Torino. Allo stesso modo dal colle si ha un vasto panorama della città e delle Alpi.

La basilica in sé è un "organismo architettonico" che si articola attorno a una chiesa dalla pianta circolare, sormontata da una grande cupola di gusto barocco, preceduta da un pronao sorretto da otto colonne corinzie di ispirazione classica (Pantheon di Roma). Tale influenza si nota anche nell'impostazione a pianta centrale. Ai lati del corpo centrale si elevano due campanili, nei quali è possibile riscontrare l'influenza del Borromini. L'interno, di pianta a croce greca, è decorato da lucenti sculture eseguite dai fratelli Filippo ed Ignazio Collino.

La Cripta Reale[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Carlo Alberto nella Cripta Reale
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cripta Reale di Superga.

In Superga, per volontà di Vittorio Amedeo III, furono tumulati alcuni membri della Casa Savoia.[4] Le spoglie sono conservate in una cripta sotterranea riccamente decorata, oggi visitabile. Tra i feretri presenti, quelli di Vittorio Amedeo II e, all'opposto della sala, di Carlo Emanuele III (padre e figlio, sempre in contrasto tra di loro). Carlo Alberto e Vittorio Emanuele I sono anch'essi ivi tumulati. Una lapide commemora invece Carlo Felice di Savoia, che preferì essere sepolto ad Altacomba.

Il convento, la sala dei Papi e gli appartamenti reali[modifica | modifica wikitesto]

Sul retro della basilica è presente il convento ove risederono, dal 1966 al febbraio 2015, i padri dell'Ordine dei Servi di Maria (fino all'età napoleonica era affidato alla Reale Congregazione di Superga, dopo la Restaurazione e fino al 1951 sarà affidato ad un prefetto della reale basilica assistito da un proprio personale).[5] Dal chiostro del convento si accede alla sala dei Papi presso cui è conservata l'unica raccolta al mondo di ritratti su tela di tutti i pontefici della storia, da san Pietro in avanti.[6][7] La sala ov'essi sono esposti li espone in ordine cronologico lungo tutte le pareti. Sempre qui si trovano anche i ritratti degli antipapi,[6] e tra essi Felice V, al secolo Amedeo VIII di Savoia. Dal convento si accede inoltre agli appartamenti reali,[5] prestigioso punto di ristoro per la famiglia reale in visita alla basilica.

Monumento a Umberto I[modifica | modifica wikitesto]

Esternamente alla cappella di Superga, sul piazzale a destra della chiesa, si trova un monumento dedicato alla memoria del re Umberto I di Savoia, ucciso in un agguato, il 29 luglio 1900 a Monza, dall'anarchico Gaetano Bresci. Tale monumento, commissionato dal figlio Vittorio Emanuele III allo scultore milanese Tancredi Pozzi, consiste in una colonna corinzia di granito con un capitello in bronzo sulla quale si trova un'aquila trafitta da una freccia, con chiaro intento allegorico alla morte del sovrano. Alla base della colonna si trova invece la statua di un guerriero celtico che simboleggia la città di Torino, che punta una mano verso il cielo e la spada verso uno scudo di Savoia ed il collare dell'Annunziata.
Il monumento fu inaugurato ufficialmente il 7 maggio 1902.[8]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Real basilica di Superga, parrocchie.it.
  2. ^ a b c Storia della Basilica, basilicadisuperga.com.
  3. ^ Bolandrini, 2011, 401-402.
  4. ^ Storia delle tombe, basilicadisuperga.com.
  5. ^ a b L'appartamento reale, basilicadisuperga.com.
  6. ^ a b Basilica di Superga. Superiore per vocazione., residenzerealidelpiemonte.it.
  7. ^ Dave Collins, La basilica di Superga, andataeritorno.com.
  8. ^ La Stampa - Consultazione Archivio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Padre Benedetto Marengo, La Basilica di Superga. Cenni storici del più grande monumento juvarriano, Tipografia Scarafaglio, Torino, 1997
  • Reina Gabriele, Guadalupi Gianni, Superga segreta. Il Mausoleo dei Savoia, Omega, 2008, ISBN 8872415284
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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