Principato di Benevento (età napoleonica)
| Principato di Benevento | |
|---|---|
| Dati amministrativi | |
| Lingue parlate | italiano francese |
| Capitale | |
| Dipendente da | |
| Politica | |
| Forma di governo | principato |
| Nascita | 5 giugno 1806 con Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord |
| Causa | istituzione del principato e investitura di Talleyrand |
| Fine | 15 febbraio 1814 con Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord |
| Causa | occupazione da parte delle truppe di Gioacchino Murat |
| Territorio e popolazione | |
| Massima estensione | circa 130 km² nel XIX secolo |
| Popolazione | circa 6 000 abitanti nel XIX secolo |
| Economia | |
| Risorse | agricoltura, allevamento |
| Commerci con | Regno di Napoli |
| Religione e società | |
| Religione di Stato | Cattolicesimo |
| Classi sociali | nobiltà, clero, popolo |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
| Ora parte di | |
Il principato di Benevento fu un piccolo Stato principesco istituito nel 1806 per volontà di Napoleone I, che ne attribuì la sovranità a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, nominato principe di Benevento. Il principato, formalmente distinto dal confinante Regno di Napoli, comprendeva la città di Benevento e il territorio circostante, ricalcando sostanzialmente la precedente enclave dello Stato della Chiesa nel territorio napoletano.
Il territorio aveva un perimetro di 36 miglia napoletane, pari a circa 66,78 km, e una superficie di circa 40 000 moggi. Oltre alla città di Benevento, comprendeva un contado articolato in dodici centri: Sant'Angelo a Cupolo, Motta, Panelli, Pastene, Maccabei, Bagnara, Montorsi, Maccoli, Perillo, Sciarra, San Leucio e San Marco.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'occupazione borbonica
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Dopo l'occupazione di Roma da parte delle truppe francesi nel febbraio 1798 e la successiva proclamazione della Repubblica Romana, Benevento, enclave dello Stato Pontificio nel territorio del Regno di Napoli, si trovò politicamente isolata. Ferdinando IV di Borbone, preoccupato che anche nella città potesse instaurarsi un governo repubblicano filofrancese, decise pertanto di occuparla militarmente.
Dopo il fallimento dei tentativi di concordare con il Direttorio francese un'occupazione formalmente riconosciuta, il governo napoletano favorì nella città il partito filoborbonico, facendo leva anche sui timori suscitati dalla politica religiosa della Francia rivoluzionaria. Il 16 aprile 1798 Ferdinando IV ordinò quindi al ministro della guerra Airola di procedere all'occupazione. Il 19 aprile reparti di granatieri napoletani entrarono da porta Rufina, oggi scomparsa, e il loro comandante, Alessandro Filangieri, principe di Cutò, prese possesso di Benevento dichiarando ufficialmente di voler custodire il territorio senza modificarne l'ordinamento.
Il 24 maggio Ferdinando IV si recò personalmente a Benevento per ispezionare le truppe e fu accolto favorevolmente da una parte consistente della popolazione. Il sovrano lasciò quindi nella città un consistente presidio militare con artiglieria.[2]
Il 24 giugno Cutò assunse il comando del reggimento Real Campagna, subentrato ai granatieri. In previsione dell'offensiva napoletana contro la Repubblica Romana, il 2 novembre il comando del reggimento si trasferì a Capua, lasciando a Benevento il 3º battaglione Borgogna. Il 14 novembre Ferdinando IV diede inizio alle operazioni militari contro i francesi e, dopo una temporanea occupazione di Roma, l'esercito napoletano fu costretto nel dicembre successivo a ripiegare verso il Regno di Napoli. Il sovrano abbandonò quindi Napoli rifugiandosi in Sicilia.
La successiva avanzata dell'esercito francese di Jean Étienne Championnet determinò il crollo delle posizioni borboniche nell'Italia meridionale. L'armistizio di Sparanise, concluso l'11 gennaio 1799 tra il rappresentante napoletano Francesco Pignatelli e Championnet, sancì la cessazione delle ostilità e facilitò l'occupazione francese dei territori ancora controllati dalle forze napoletane.
L'occupazione francese
[modifica | modifica wikitesto]La sera del 13 gennaio 1799, giunta a Benevento la notizia dell'avanzata francese, il governatore pontificio Zambelli abbandonò la città, mentre il presidio borbonico si disperse e si verificarono disordini. Venuta meno l'autorità pontificia, i beneventani abbatterono gli stemmi della Santa Sede e affidarono provvisoriamente il governo al marchese Giuseppe Pacca. Questi cercò di contenere le violenze e inviò una deputazione al generale Championnet, allora a Capua, nel tentativo di evitare un attacco alla città.
Nel corso dell'occupazione francese venne innalzato nel piano di San Bartolomeo, l'odierna piazza Orsini, un Albero della Libertà, simbolo politico della Rivoluzione francese e del nuovo ordinamento repubblicano. Un picchetto di granatieri francesi fu posto a sua protezione.[3]
L'albero, realizzato da Giovanni Cutino, consisteva in un pino privato dei rami, affiancato da due fasci e decorato con una raffigurazione allegorica della Libertà. Sulla sommità era collocato un berretto frigio realizzato mediante una coppola di rame dipinta di rosso; completava l'apparato una bandiera tricolore verde, bianca e rossa. La sua realizzazione costò al comune 31 ducati.
L'opera ebbe tuttavia vita breve. Con il crollo del governo repubblicano e l'affermazione della reazione antifrancese, l'Albero della Libertà venne abbattuto e distrutto; al suo posto fu collocata una colonna romana sormontata da una croce metallica. Nel 1999 davanti alla croce è stata posta una lapide commemorativa degli insorgenti caduti negli scontri delle Campizze.
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1799 un distaccamento di dragoni francesi guidato dal comandante Chabrier entrò a Benevento senza incontrare una significativa resistenza. I proclami delle nuove autorità presentarono l'occupazione come l'avvento della «Repubblica liberatrice» e la fine del precedente ordinamento.
Il 17 gennaio i pubblici rappresentanti, guidati da Domenico Antonio Mutarelli, invitarono la popolazione a riconoscere la nuova autorità. Sulla rocca dei Rettori, fino ad allora sede del governo pontificio e successivamente utilizzata anche durante il principato napoleonico, venne issato il tricolore.
Il 19 gennaio reparti francesi appartenenti alle forze del generale Broussier saccheggiarono la tesoreria del duomo e sottrassero denaro e oggetti preziosi dal Monte dei Pegni Orsini, istituito dal futuro Benedetto XIII quando era arcivescovo della città. Una parte della popolazione, richiamata dalle campane, inseguì i soldati francesi diretti verso Napoli e li affrontò nella località delle Campizze, nei pressi di Montesarchio, subendo numerose perdite.[4]


Nel febbraio successivo giunse in città il commissario organizzatore Andrea Valiante, che insediò una municipalità presieduta dal marchese Pacca e composta da sedici membri scelti tra nobili, ecclesiastici e possidenti. Riorganizzò inoltre l'amministrazione della giustizia istituendo tre tribunali: uno di pace o di prima istanza per le controversie civili, uno di conciliazione e un tribunale superiore, le cui decisioni erano inappellabili e che, provvisoriamente, esercitava anche la giurisdizione criminale. Era prevista l'istituzione di un quarto tribunale, composto da giurati, che non entrò tuttavia in funzione. Valiante provvide inoltre all'organizzazione della truppa civica e al riordino degli uffici pubblici.
Il 17 aprile Valiante fu sostituito da Carlo Popp, che proclamò l'aggregazione di Benevento alla Repubblica Francese. Popp riorganizzò la municipalità, riducendone il numero dei componenti e suddividendo l'amministrazione in cinque sezioni: Polizia, Sovrintendenza dei casali, Finanze, Opere pubbliche e Annona. Istituì inoltre una sala d'istruzione, modificò l'ordinamento militare e riorganizzò il tribunale superiore di giustizia. Furono incamerate rendite ecclesiastiche, soppressi alcuni conventi e aboliti i titoli nobiliari; vennero inoltre introdotte forme e denominazioni proprie dell'amministrazione rivoluzionaria francese. Le requisizioni e gli arresti contribuirono tuttavia ad accrescere l'ostilità di una parte della popolazione nei confronti del nuovo regime.
Il 24 maggio giunsero in città circa 2.000 uomini provenienti dalla Repubblica Napoletana. Il malcontento sfociò poco dopo in un'insurrezione antifrancese: la municipalità repubblicana venne abolita, la coccarda repubblicana sostituita con quella monarchica e l'Albero della Libertà abbattuto. Fu quindi costituita una truppa civica fedele alla monarchia. Il 3 giugno entrarono a Benevento le forze sanfediste del cardinale Fabrizio Ruffo, che si insediò nella Rocca dei Rettori.[5]
Il ritorno allo Stato della Chiesa
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la caduta delle repubbliche giacobine nell'Italia meridionale ebbe inizio la restaurazione dell'amministrazione pontificia. Nel settembre 1799 giunse a Benevento il regio visitatore Ludovico Ludovici, francescano e vescovo di Policastro, incaricato di perseguire coloro che avevano collaborato con il precedente regime. Il 12 ottobre pronunciò una sentenza di esilio e di sequestro dei beni nei confronti di circa ottanta beneventani.
Ristabilite le precedenti magistrature, Ludovici dispose inoltre un'inchiesta sulle spese sostenute dall'amministrazione cittadina «sotto il titolo di doni e regali» tra l'aprile 1798 e il giugno 1799. L'indagine si concluse il 7 marzo 1801 con le dimissioni del marchese Pacca e l'elezione di un nuovo governatore, G.B. Pedicini. Il ripristino dell'autorità pontificia venne progressivamente consolidato e il 9 aprile 1802 Benevento tornò pienamente sotto l'amministrazione della Santa Sede. Nel 1803 la città fu inoltre colpita da una grave epidemia, che provocò circa 1 500 morti in meno di due mesi.
Nel frattempo a Pio VI era succeduto Pio VII, il quale cercò inizialmente di normalizzare i rapporti fra la Santa Sede e la Francia napoleonica. Il 15 luglio 1801 venne concluso il concordato tra la Francia e la Santa Sede, che pose fine alla lunga frattura religiosa apertasi durante la Rivoluzione francese, pur comportando importanti concessioni reciproche. Nel 1802 il governo francese promulgò unilateralmente gli Articoli organici, non concordati con Roma, che disciplinavano ulteriormente l'organizzazione dei culti in Francia e suscitarono l'opposizione della Santa Sede.
I rapporti tra Napoleone e Pio VII si deteriorarono progressivamente. Nel quadro della nuova espansione francese nella penisola italiana, all'inizio del 1806 le forze napoleoniche invasero il Regno di Napoli, costringendo Ferdinando IV a rifugiarsi nuovamente in Sicilia. Napoleone affidò quindi la corona napoletana al fratello Giuseppe Bonaparte e, contemporaneamente alla riorganizzazione politica dell'Italia meridionale, sottrasse alla sovranità pontificia le enclavi di Benevento e Pontecorvo.[6]
L'istituzione del principato
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Nel febbraio 1806 una divisione francese comandata dal generale Guillaume Philibert Duhesme occupò Benevento, ponendo termine all'amministrazione pontificia. La definitiva sistemazione politica del territorio fu stabilita alcuni mesi più tardi.
Con atto imperiale emanato dal palazzo di Saint-Cloud il 5 giugno 1806, Napoleone I trasferì infatti a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, allora gran ciambellano e ministro delle relazioni estere dell'Impero, la sovranità sulla città e sul territorio di Benevento, conferendogli il titolo di principe e duca di Benevento. L'atto stabiliva che Talleyrand possedesse il principato «in tutta proprietà e sovranità» e, al tempo stesso, come «feudo immediato» della Corona imperiale. La successione era prevista a favore dei suoi discendenti maschi, legittimi e naturali, secondo l'ordine di primogenitura; in caso di estinzione della discendenza maschile, la facoltà di disporre nuovamente del principato sarebbe ritornata all'imperatore.
Talleyrand era inoltre tenuto a prestare personalmente a Napoleone, in qualità di principe di Benevento, giuramento di fedeltà come «buono e leale suddito», obbligo destinato a gravare anche sui suoi successori. Il nuovo principato possedeva dunque una propria individualità politica e amministrativa, ma rimaneva inserito nel sistema imperiale napoleonico attraverso un rapporto feudale diretto con la Corona francese.
Nel giugno successivo un reparto francese di circa 150 cavalleggeri prese formalmente possesso del territorio. Furono rimossi dalla Rocca dei Rettori gli emblemi del precedente governo pontificio e venne proclamata la nuova sovranità. Le autorità ecclesiastiche e civili prestarono quindi il giuramento previsto dal nuovo ordinamento.
Il 26 luglio giunse a Benevento Alexandre Dufresne de Saint-Léon, incaricato da Talleyrand di organizzare la presa di possesso e la prima amministrazione del principato.[7] Il giorno seguente venne promulgato uno statuto sottoscritto da Talleyrand, destinato a stabilire i principi fondamentali del nuovo ordinamento.
Nello stesso periodo venne organizzata una milizia locale, articolata in reparti di fanteria e cavalleria e affidata in parte a esponenti delle principali famiglie beneventane.
Talleyrand non si recò mai personalmente nel proprio principato e ne esercitò pertanto il governo attraverso propri rappresentanti. Dopo la breve amministrazione di Dufresne de Saint-Léon, il 15 agosto 1806 giunse a Benevento l'alsaziano Louis de Beer, già segretario d'ambasciata francese a Napoli, destinato a governare stabilmente il territorio in nome del principe.[8]
Il governo di Louis de Beer
[modifica | modifica wikitesto]Il governo di Louis de Beer rappresentò il principale tentativo di modernizzazione amministrativa del territorio durante il principato. Pur operando in una realtà di dimensioni ridotte e caratterizzata dalla persistenza delle strutture sociali dell'Ancien Régime, De Beer introdusse numerosi provvedimenti ispirati al modello amministrativo e giuridico napoleonico.
L'amministrazione cercò innanzitutto di razionalizzare il sistema giudiziario e fiscale e di ridurre i privilegi tradizionali. Furono aboliti diversi privilegi ecclesiastici e alcuni dazi; venne tuttavia conservata l'imposta sul vino, i cui proventi furono destinati anche al finanziamento dell'istruzione pubblica.
Particolare attenzione venne infatti dedicata all'istruzione. Furono istituite scuole elementari pubbliche sia nel capoluogo — due maschili e una femminile — sia in diversi centri del contado, fra i quali San Leucio, Sant'Angelo a Cupolo, Perrillo, Pastene, Bagnara e Montorsi.
De Beer intervenne inoltre sull'organizzazione delle professioni giuridiche e sull'amministrazione degli atti pubblici. L'archivio notarile fu riorganizzato con l'obiettivo di assicurare una migliore conservazione e autenticità degli atti. Poiché le professioni di avvocato, notaio e procuratore erano esercitate secondo un sistema scarsamente regolamentato, il 18 ottobre 1806 il governatore propose di ridurre considerevolmente il numero dei notai, sottoponendone l'esercizio al rilascio di un'apposita autorizzazione. Un successivo decreto del 17 aprile 1807 disciplinò invece l'attività degli avvocati.
Fu organizzata una compagnia di gendarmeria, competente per l'intero territorio del principato, mentre l'amministrazione degli ospedali venne affidata ad appositi responsabili. Con decreto del 21 aprile 1807 venne inoltre promossa la vaccinazione contro il vaiolo.
Nel campo dell'istruzione superiore, nel novembre 1810 venne istituito, negli ambienti dell'ex collegio dei Gesuiti, il futuro liceo Pietro Giannone. Fu inoltre aperta una biblioteca pubblica nell'ex complesso gesuitico. L'amministrazione introdusse infine il sistema di pesi e misure adottato nell'area francese.[9]
La portata delle riforme non deve tuttavia essere sopravvalutata. L'amministrazione di De Beer continuò a servirsi di numerosi esponenti delle precedenti élite locali, fra i quali il marchese Giuseppe Pacca, fratello del cardinale Bartolomeo Pacca, e molte innovazioni non sopravvissero alla successiva restaurazione pontificia. Il principato rappresentò nondimeno una significativa parentesi di amministrazione di modello napoleonico nella storia di Benevento.
La fine del principato
[modifica | modifica wikitesto]Già alla fine del 1808 alcuni membri del Consiglio provinciale del Principato Ultra, fra i quali il duca di Marigliano, proposero l'annessione di Benevento al Regno di Napoli, senza ottenere tuttavia risultati.
La situazione mutò radicalmente tra il 1813 e il 1814, con il progressivo crollo del sistema napoleonico in Europa. Gioacchino Murat, divenuto re di Napoli nel 1808, cercò di salvaguardare il proprio trono prendendo progressivamente le distanze da Napoleone e l'11 gennaio 1814 concluse un'alleanza con l'Impero austriaco.
Alla fine di gennaio del 1814 le truppe napoletane entrarono nel territorio beneventano. L'occupazione suscitò le proteste di Talleyrand e del governatore Louis de Beer, che contestarono la legittimità dell'iniziativa murattiana. Il 15 febbraio il rappresentante di Murat prese formalmente possesso di Benevento in nome del re di Napoli. De Beer, constatata l'impossibilità di opporsi militarmente all'occupazione, fu costretto ad abbandonare la città.[10]
La presa di possesso napoletana del febbraio 1814 segnò pertanto la fine de facto del principato di Talleyrand, dopo circa sette anni e otto mesi di governo. La Rocca dei Rettori ospitò successivamente diversi funzionari e comandanti murattiani, fra i quali Catenacci, De Thomasis, De Halle, Minutolo e Ortigoni.
La situazione giuridica del territorio rimase tuttavia provvisoria fino alla definitiva sistemazione europea seguita alla caduta di Napoleone. Dopo il crollo del regime murattiano, nel maggio 1815 Benevento fu temporaneamente occupata dalle truppe austriache.
Il destino del territorio venne infine stabilito dal Congresso di Vienna. L'articolo 103 dell'atto finale del 9 giugno 1815 dispose che le enclavi di Benevento e Pontecorvo, già appartenenti alla Santa Sede e trasformate da Napoleone in principati, fossero restituite a papa Pio VII. Si concluse così definitivamente l'esperienza politica del principato napoleonico di Benevento e venne restaurata la sovranità pontificia.
Talleyrand perse conseguentemente ogni sovranità sul territorio, pur ottenendo nell'ambito della sistemazione successiva una compensazione per gli interessi economici connessi all'antico principato.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Silvio Berardi, Talleyrand, Principe di Benevento, in Archivio Storico del Sannio, n. 2, Napoli, Edizioni ESI, 2008, pp. 7-187.
- Salvatore De Lucia, Passeggiate beneventane, Benevento, 1983.
- Ferdinando Grassi, I pastori della cattedra beneventana, Benevento, 1969.
- Auguste Marie Pierre Ingold, Benevento sotto la dominazione di Talleyrand ed il governo di Louis de Beer, 1806-1815, Benevento, 1984.
- Gennaro Ricolo, Un rapporto di Talleyrand sul Principato di Benevento dopo il 1794, Benevento, 1980.
- Alfredo Zazo, Curiosità storiche beneventane, Benevento, De Martini, 1976.
- Alfredo Zazo, Il Ducato di Benevento dall'occupazione borbonica del 1798 al Principato di Talleyrand, Napoli, 1941.
- Daniello Maria Zigarelli, Storia di Benevento, Bologna, 1979.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- archiviodistatobenevento.beniculturali.it, https://web.archive.org/web/20130512160028/http://www.archiviodistatobenevento.beniculturali.it/downloads/SubAuspiciis.PDF (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2013).
