Principato (diritto)

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Il Principato è una forma di governo retta da un principe. Nel medioevo, indicava un territorio che godeva di un' autonomia ampia (per esempio il principato di Piemonte) o completa (Per esempio il principato di Valacchia), spesso nominalmente subordinato a un re o imperatore. Nell' evo moderno, alcuni titoli di rango inferiore (conte, marchese, barone) sono stati elevati al rango di principe da un re o imperatore per aumentare il prestigio dei nobili che li portavano, senza peraltro modificare la subordinazione al sovrano (per esempio i signori di Condé o i signori di Joinville).

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Nel sacro romano impero, i principati laici come quello di Hannover e ecclesiastici come il vescovado di Magonza riconoscevano teoricamente l' autorità dell' imperatore ma erano di fatto autonomi. L' unico rimasto è quello del Liechtenstein, che è oggi completamente indipendente.

In Francia, il titolo di Principe equivaleva a quello di conte e risultava inferiore a quello di duca. Le signorie dette principati non conferivano il titolo di pari del regno.

In Gran Bretagna, l' unico principato è sempre stato quello di Galles, in origine semi-indipendente sotto il potere dell' erede al trono.

Nell' Europa orientale (Russia, Ungheria, Romania), i principati potevano essere, a seconda dei periodi, totalmente indipendenti o soggetti a un' altro sovrano come il Khan dei mongoli, il Sultano ottomano etc.

Per i Normanni, il Principato aveva il preciso intendimento di sottolineare l'assoluta sovranità del suo Principe, prendendo quasi a modello l'antico concetto di princeps tipico dell'Imperator romano, senza cioè farlo in qualsiasi modo ricadere sotto l'autorità (ancorché solo nominale) del Papato.
Fu esattamente questo intento che mosse, ad esempio, Boemondo di Taranto ad istituire per sé e i suoi discendenti un dominio crociato ad Antiochia, senza farlo minimamente dipendere dal benvolere del Papa o dell'Imperatore bizantino.

Durante la dominazione normanna, nella regione orientale della Campania vi fu il Principato di Salerno, che occupava le attuali provincie di Salerno, Avellino e la maggior parte di Benevento. Il toponimo rimase, ed indicò per lungo tempo l'omonima provincia del Regno di Napoli, divisa tra Citra (Salerno) ed Ultra (Avellino), Benevento esclusa (città di dominio ecclesiastico). Quest'ultima strappò il suo attuale territorio ad Avellino e Caserta in seguito all'Unità d'Italia.

Ambito islamico[modifica | modifica wikitesto]

Del tutto inesatto assimilare invece l'Emirato al Principato. Il termine arabo amīr (in arabo: أمير‎), infatti, sottolinea il semplice (anche se fondamentale) diritto di impartire ordini che i suoi sudditi hanno il dovere di eseguire senza indugio. Il principio della primazia è del tutto assente. L'espressione quindi Amīr al-Muʾminīn, spesso malamente tradotta "Principe dei Credenti", deve assai più propriamente essere tradotta come "Comandante dei Credenti", con la sottolineatura che il Califfo ha diritto di vedersi ubbidire, anche se gli manca (come in effetti regolarmente gli mancò) qualsiasi aura di supremazia giuridica o spirituale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Steven Runciman, Storia delle Crociate, 2 voll., Torino, Einaudi, 1966 (4ª ed.). Trad. it. dell'originale A History of the Crusades, Londra, Cambridge University Press, 1951.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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