Repubblica di Lucca

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Repubblica di Lucca
Repubblica di Lucca – BandieraRepubblica di Lucca - Stemma
Motto: Luca potens sternit sibi quae contraria cernit (XIII sec.)

Libertas (1369-1799)

Grandi Casate Italiane nel 1499.png
In verdino, la Repubblica di Lucca nell'Italia del 1499
Dati amministrativi
Nome completoSerenissima Repubblica Lucense (dal 1556 al 1799)
Nome ufficialeRes publica Lucensis
Lingue parlateLatino, italiano
CapitaleLucca
Politica
Forma di Statorepubblica
Forma di governorepubblica oligarchica
Capo di GovernoGonfaloniere[1]
Organi deliberativi
  • Maggior Consiglio (deliberativo)
  • Minor Consiglio (nomina cariche secondarie)
  • Collegio degli Anziani (esecutivo, 10 membri)
Nascita1160
Causaacquisto dei privilegi feudali dal marchese Guelfo VI di Toscana, nel 1162 fu riconosciuta da Federico Barbarossa; Carlo IV di Lussemburgo le concesse l'indipendenza nel 1369
Fine23 giugno 1805
Causaconversione in monarchia e annessione al Principato di Piombino per decisione di Napoleone Bonaparte
Territorio e popolazione
Massima estensione1750 km² circa nel secolo XVIII
Popolazione100.000 circa nel secolo XVIII
Economia
ValutaZecca autonoma
(ducato)
RisorseAgricoltura, allevamento
Commerci conStati vicini
Religione e società
Religione di StatoCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo, Chiesa evangelica valdese, Calvinismo
Classi socialiPatrizi, aristocrazia, clero, cittadini, popolo
Stato della Repubblica di Lucca - CBT 5881973.jpg
Stato della Repubblica di Lucca, incisione di Everard Symonsz van Hamersveldt, Amsterdam, Peter Schenk e Gerard Valck, dopo il 1673
Evoluzione storica
Preceduto daMarca di Tuscia
Succeduto daFlag of the Principality of Lucca (1805-1809).svg Principato di Lucca e Piombino

La repubblica di Lucca fu un antico Stato dell'Italia centro-settentrionale, sorto all'inizio del XII secolo e che si mantenne indipendente fino al 1799.

Dopo quella data lo Stato di Lucca continuò ad esistere, ma fu de facto dipendente dalle grandi potenze del tempo, prima dal Primo Impero francese poi dall'Impero austriaco, che lo trasformarono in un principato unito a Piombino, infine in un ducato per i Borboni di Parma. Il ducato di Lucca fu annesso il 4 ottobre 1847 al Granducato di Toscana.

La repubblica di Lucca si estendeva oltre la città omonima sul contado circostante nella parte nord-occidentale dell'odierna regione Toscana, ai confini con l'Emilia e la Liguria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Ducato di Tuscia
aureo di Aistolfo, 749

Nata come insediamento ligure secondo alcuni storici, mentre altri ritengono che sia di origine etrusca, con datazione attorno al 220 a.c., la città di Lucca ebbe un territorio da essa dipendente fin dalla fondazione del municipium romano (180 aC come colonia di diritto latino) e fece parte della Gallia Cisalpina.

Dopo il collasso dell'impero romano Lucca divenne una delle città più importanti d'Italia e i Longobardi, già nel VI secolo la elessero a capitale dell'importante Ducato di Tuscia.

Caduto il regno longobardo, i Carolingi convertirono il ducato in contea e poi in Marca di Tuscia, della quale Lucca rimase la capitale fino all'ascesa di Ugo di Toscana.

XI e XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito la città entrò in collisione con il potere marchionale iniziando ad autogovernarsi. La vera origine dello stato di Lucca fu sancita dal diploma di Enrico IV del 1084. Con questo documento si riconosceva alla città il dominio de facto su una ristretta fascia di sei miglia attorno alle mura. Nel contado delle sei miglia era proibito il sorgere di qualsiasi castello feudale[2]. In aggiunta, nel 1116 Enrico V riconobbe alla cittadinanza ulteriori privilegi sul fiume Serchio e sulla costa del mare.
Da questo primo nucleo ebbe origine un Libero comune governato da Consoli maggiori, la cui esistenza è attestata nel 1119, dapprima riconosciuta dall'autorità marchionale nel 1120[3] e poi imperiale nel 1162[4]. Il Comune si rese indipendente dalla Marca di Tuscia, rimanendo sottoposto solamente all'imperatore, acquistando i diritti feudali marchionali dal marchese Guelfo VI per mille solidi[5].

XIII e XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel secolo XIII il Comune sostiene le sue lotte contro i feudatari vicini[6] fino ad assicurarsi il dominio su vasti territori e a contendersi il primato militare in Toscana con il comune di Firenze.

Castracani degli Antelminelli

Agli inizi del XIV secolo, dopo essere stata sconvolta dalle lotte tra guelfi bianchi e neri, la città fu conquistata da Uguccione della Faggiola coadiuvato dal vicario imperiale Castruccio Castracani, di origine lucchese.[7]

In seguito il popolo lucchese rovesciò il governo di Uguccione e acclamò Castruccio Capitano del popolo. La Signoria di Castruccio rappresenta il massimo apogeo della potenza lucchese, i cui territori comprendevano a Nord la Garfagnana, a Ovest il litorale dalla città di Carrara fino a Pisa, ad Est la città di Pistoia (sotto il codominio di Lucca e Firenze), a Sud la Val d'Arno costantemente contesa con la Repubblica di Firenze. Il massimo conflitto con Firenze si ebbe nella battaglia di Altopascio, dove l'esercito fiorentino sconfitto fu rincorso fino alle mura di Firenze.

Con la morte di Castruccio lo stato lucchese passa sotto il dominio, ora di una, ora di un'altra città fino a quando l'imperatore Carlo IV concede l'indipendenza alla repubblica di Lucca in cambio di denaro, sebbene l'estensionne dei territori sia molto ridimensionata. In questa occasione il borgo di Vivinaia viene ridenominato Montecarlo.

Tante furono le famiglie nobili al potere, come i Nuccorini che dal 1300 al 1371 risultano iscritti al Supremo Magistrato dell'Anzianato.[8]

XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Moneta d'oro della repubblica (1475)

Nel corso del Quattrocento questa repubblica toscana ha una minore importanza rispetto alle due grandi repubbliche di Firenze e Siena. Nei primi decenni di questo secolo, Lucca cade sotto la pseudo-tirannide della famiglia Guinigi.

In merito a questa epoca ci è stato conservato un giudizio dello storico lucchese Giovanni Sercambi.
Il Sercambi evidenzia in specie il conferimento di tutti gli uffici ai sostenitori della famiglia dominante. Lo storico lucchese cita anche le disposizioni per impedire alla maggiore assemblea dei cittadini (il Consiglio generale) di riunirsi. Il ruolo di questa era preso da una Commissione composta di partigiani della casa regnante in numero di dodici o diciotto.

Egli ricorda più in generale le restrizione di tutte le spese, salvo quelle a favore dei mercenari, ritenuti indispensabili per non vivere in continue paure e pericoli, e che bisognava tenere allegri, nonché gli atti di violenza segreti commessi per togliere di mezzo i ribelli più pericolosi e, infine, i modi con cui alcuni commercianti emigrati furono costretti a tornare a Lucca.

Assai interessanti sono soprattutto le osservazioni del Sercambi sullo scadimento di tutte le industrie, ma in particolare dell'arte della seta e della coltivazione dei vini, per le quali egli propone come rimedio un dazio elevato sui vini forestieri e l'obbligo assoluto, da imporsi al contado, di comperare ogni cosa in città, i soli mezzi di sussistenza eccettuati. Secondo il modello diffuso in molti Stati italiani dell'epoca che privilegiano giuridicamente e economicamente le città dominanti sul contado.

L'alleanza tra il Guinigi e il ducato di Milano coinvolse Lucca nella rovinosa guerra contro Venezia e Firenze; verso la fine di questa, un'insurrezione pose termine al dominio della famiglia Guinigi e la repubblica trattò per non perdere nuovamente l'indipendenza, anche se i suoi territori furono ulteriormente ridimensionati.[9]

Nel 1429 Firenze assediò Lucca per vendicarsi del Guinigi che si era schierato a favore di Milano durante la guerra precedente. Dopo diversi giorni di assedio Lucca chiese aiuto a Milano che in suo soccorso inviò Francesco Sforza che con il suo esercito travolse i Fiorentini e li costrinse alla ritirata.
Pochi giorni dopo la ritirata dei Fiorentini, gli abitanti di Lucca fecero arrestare il Guinigi perché si diceva che avesse trattato con i fiorentini.

In seguito Firenze pagò lo Sforza per abbandonare Lucca e nel 1430, Lucca fu nuovamente assediata. Nel corso dell'assedio i Fiorentini tentarono di arginare il Serchio per allagare Lucca, ma a causa di errori si allagò invece l'accampamento fiorentino. Intanto i Lucchesi chiesero di nuovo aiuto a Filippo Maria Visconti che, ancora una volta, agì indirettamente (secondo un precedente trattato Milano non poteva intromettersi negli affari di Firenze) chiedendo ai Genovesi di aiutare Lucca.

Genova, facendo valere un'antica alleanza con Lucca, chiese a Firenze di non disturbare Lucca. Al rifiuto di Firenze, Genova inviò un esercito di 6.000 uomini condotti da Niccolò Piccinino che attaccò i Fiorentini sul Serchio. Dopo una sanguinosa battaglia, le truppe fiorentine vennero costrette al ritiro anche perché, uscendo dalla città, i Lucchesi le avevano attaccate alle spalle.

Tranne il breve periodo della Signoria di Paolo Guinigi, Lucca rimase una Repubblica indipendente fino al 1799, anno della sua definitiva caduta a opera dei rivoluzionari francesi.

Governo e diplomazia[modifica | modifica wikitesto]

Lucca: il Palazzo del Governo, poi ducale

Da questo periodo in poi Lucca evita il più possibile il coinvolgimento in qualsiasi guerra preferendo risolvere ogni questione con ambascerie diplomatiche e l'uso di spie.

Alla discesa in Italia di Carlo VIII in marcia verso Napoli, la Repubblica approfitta per avvicinarsi alle corone di Francia e di Spagna mantenendosi in equilibrio tra le due potenze.

Grazie alla sua definitiva alleanza con l'imperatore Carlo V (1521) la città riesce a scongiurare il pericolo di annessione al Granducato mediceo, anche se il timore di perdere la propria "Libertà" a favore della corte fiorentina permane nei suoi programmi politici e dà inizio ai lavori di costruzione delle Mura per proteggersi la da eventuali azioni belliche ai propri danni.
Altopascio e Montecarlo sono gli avamposti granducali distanti appena a 16-17 chilometri dalla città di Lucca che, non a caso, dà il nome di Libertà al baluardo delle sue mura rivolto verso quel confine (unico dei baluardi delle mura cittadine a non avere un nome di santo).

Nel 1556, per evitare il più possibile ingerenze straniere, viene riformata la struttura di governo in maniera che solo i discendenti di alcune famiglie lucchesi da più generazioni possano accedere al governo. Nasce così la Serenissima Repubblica Lucense come repubblica aristocratica. Lucca continua così a sopravvivere come città-Stato in senso medievale sia pure costituendosi come stato borghese e mercantile.

Con la Riforma Protestante, anche a Lucca si diffondono le nuove idee religiose e, benché il governo impedisca l'istituzione nella Repubblica del tribunale dell'Inquisizione nella Repubblica, non può esimersi dal condannare le eresie e scacciare i cittadini dichiaratamente protestanti. Anche in seguito continuerà la sua azione diplomatica per evitare l'insediamento dei Gesuiti e dell'Inquisizione nella Repubblica.

Con la costituzione aristocratica dello stato, il governo lucchese è costituito dal Consiglio Generale, assemblea con poteri legislativi composta da trecento cittadini (duecento possidenti e nobili e cento negozianti, letterati e artisti).
Il potere esecutivo è gestito dai XII Anziani presieduti da un Gonfaloniere, in carica per due mesi. Il potere amministrativo è gestito dagli Anziani e da quattro Magistrature (dodici membri) che seguono gli Affari Interni, Giustizia, Polizia, Forza Armata, Relazioni estere, Direzione delle Acque, Strade e Fabbriche pubbliche, Finanze. Come si vede le alte cariche esecutive erano soggette a continua rotazione, per cui il potere era di fatto nelle mani del Consiglio Generale.

Posta tra gli stati estensi alla continua ricerca di uno sbocco sul mare e l'espansionismo mediceo, Lucca è riuscita a mantenere la propria indipendenza grazie alla sua stretta alleanza con l'impero, riconoscendosi, almeno formalmente, città imperiale "ab immemorabili". Nonostante i vari tentativi da parte toscana di annetterla, la repubblica lucchese riesce a mantenere l'autonomia grazie alle sue mura che, per il loro alto livello ingegneristico militare, hanno più volte scoraggiato i nemici della Repubblica a muovere guerra.

Nel 1628 era stato istituito il libro della nobiltà, riformata con legge del 3 giugno 1787, che distingueva la nobiltà dal patriziato non titolato e dalla nobiltà civica, con la quale era fatto divieto di apporre armi gentilizie sulle facciate dei palazzi.

La Repubblica giunse anche a comprare la sua libertà, come nel caso dell'incidente diplomatico con Cosimo III de' Medici (1700), versando per l'aiuto politico ricevuto 16.000 scudi alla corte reale di Spagna e 144.000 a quella imperiale di Vienna. La sua posizione di fronte alla corte di Vienna ne esce rafforzata anche nel caso della cosiddetta "controversia delle acque" con la Toscana, quando è costretta a perorare i propri diritti sul lago di Bientina nel 1755 contro le azioni della reggenza fiorentina.

Lucca, divisa nei terzieri di San Paolino, San Salvatore e San Martino, da un censimento del 1744 risulta avere 114.693 abitanti di cui 20.770 in Lucca e 28.030 con il suo suburbio; nel 1776 la popolazione nella città era scesa a 19.413 abitanti, mentre nel resto dello stato era di 116.331.

Molto importante fu la Zecca della repubblica.[10]

La religione cattolica era la più diffusa e le feste di precetto osservate nello stato erano dal 1653:

  • SS. Crocifisso (domenica dopo il 14 gennaio, processione)
  • Domenica in Albis (celebrazione della “Libertà” della Repubblica del 1370)
  • il giorno dopo la SS. Vergine de' miracoli
  • Corpus Domini, processione
  • S. Pietro
  • vigilia per la sera di S. Paolino
  • S. Paolino
  • vigilia per la sera della S. Croce
  • S. Romano, 1 domenica di ottobre
  • S. Martino
  • S. Frediano
  • S. Romano, 5 gennaio
  • S. Martino, Epifania
  • Venerdì Santo, S. Ponziano
  • SS. Annunziata
  • SS. Corpi Santi
  • Pentecoste
  • Assunta, 15 Agosto
  • S. Michele, 29 settembre
  • Ognissanti
  • SS. Concezione
  • S. Natale
  • 31 dicembre, San Silvestro.

La fine della repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Repubblica Lucchese
Repubblica Lucchese – BandieraRepubblica Lucchese - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: Libertà Eguaglianza
Dati amministrativi
Nome ufficialeRepubblica di Lucca
Lingue parlateitaliano
CapitaleLucca
Dipendente daFrancia Repubblica Francese
Politica
Forma di StatoRepubblica sorella
Forma di governoRepubblica direttoriale
Capo di GovernoDirettorio
Organi deliberativi
  • Consiglio dei Giuniori
  • Consiglio dei Seniori
Nascita15 febbraio 1799
CausaTrattato di Campoformio
Fine23 dicembre 1801
CausaTrattato di Luneville
Territorio e popolazione
Bacino geograficoProvincia di Lucca
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of Lucca.svg Repubblica di Lucca
Succeduto daFlag of Lucca.svg Repubblica di Lucca

Dopo la guerra in Italia della Prima coalizione, conclusasi con il trattato di Campoformio, nel 1798 il Governo della Repubblica di Lucca decise di avviare trattative con la neonata Repubblica Cisalpina allo scopo di mantenere il proprio assetto oligarchico e la propria autonomia. Incaricato fu il giureconsulto Luigi Matteucci, futuro padre del più celebre Felice, che si recò a Milano per trattare con Napoleone.

La repubblica era rimasto tuttavia l’unico territorio di tutta l’Italia continentale a non essere ancora stato invaso dai francesi, e le proposte di Matteucci non furono accolte tanto che il 22 gennaio 1799 le truppe francesi entrarono in città determinando la mutazione della Repubblica oligarchica in Repubblica democratizzata, sotto il protettorato francese, ma di fatto mantenendo il governo precedente.

A questo punto la situazione divenne caotica, di riflesso alla situazione internazionale. Anche proprio a causa delle forzature giacobine a Lucca e in tutta l’Italia centro-meridionale, la tensione fra Francia e Austria precipitò rapidamente in una nuova guerra aperta, il conflitto della Seconda Coalizione, che in un primo momento registrò facili vittorie tedesche e a Lucca l’ingresso dell’armata imperiale il 17 luglio, con la conseguente restaurazione del vecchio regime sotto un baliaggio austriaco. Al ritorno di Napoleone dall’Egitto però, la situazione si ribaltò con altrettanta celerità. Il 9 luglio 1800 i francesi rientrarono in città installandovi un governo provvisorio. Ora però Bonaparte, divenuto Primo console, imponeva una linea politica moderata, che fu applicata anche ai territori riconquistati. Come negli altri Stati, anche a Lucca iniziò la lenta elaborazione di una nuova Costituzione, qui emanata il 23 dicembre 1801, che fu niente più della restaurazione della vecchia repubblica oligarchica semplicemente depurata dai pochi esponenti poco rapidi nel saltare sul carro dei vincitori.

In seguito, Napoleone prese la decisione di creare il principato di Lucca e Piombino per la sorella Elisa, che decretò la fine della repubblica il 23 giugno 1805[il giorno della fine della repubblica nella voce Principato di Lucca e Piombino è diversa].[11]

Alla caduta di Napoleone la repubblica fu trasformata in una monarchia dal congresso di Vienna.

Confini e ripartizione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Suddivisione amministrativa della repubblica di Lucca.

I confini della repubblica lucchese nel XVIII secolo seguivano grosso modo quelli dell'odierna provincia ad eccezione delle terre di Pietrasanta Versilia Storica, sottoposta prima ai pisani, poi ai fiorentini (XV secolo), e della Garfagnana che, dal XIV-XV secolo, passa progressivamente sotto la potestà estense e, per quanto concerne Barga ed il suo distretto, a quella dei Medici. Infatti nell'alta vallata del Serchio a Lucca era rimasto il possesso di sole due exclaves in territorio modenese: Castiglione di Garfagnana con l'intera valle del torrente omonimo, con San Pellegrino in Alpe fino al crinale segnato dai passi delle Forbici e della Foce delle Radici, Minucciano e Gorfigliano fino al Monte Pisanino. In Versilia aveva inoltre la minuscola exclave di Montignoso fino al Lago di Porta e il litorale. Lo stato era ripartito in tre province a loro volta suddivise in distretti amministrativi retti da commissari della repubblica o vicari governativi.[12]

Provincia delle VI Miglia (suddivisa in 7 bande)

  • Lucchesia:
    • Lucca
    • banda di Capannori (1673) e commissariato delle VI Miglia (Porcari, Antraccoli, Pieve S. Paolo, Tassignano, Paganico, l'Arancio, Lunata, Mignano, S. Margherita, Parezzana, Carraia, S. Filippo, Picciorana, S. Jacopo, Tempagnano, S. Vito, Toringo)
    • banda di Camigliano (Valgiano, S. Pietro a Marcigliano, S. Andrea in Caprile, Tofori, Camigliano, Gragnano,S. Colombano, Segromigno, Lammari)
    • banda del Ponte a Moriano (S. Pancrazio, Ciciana, Matraia, Marlia, S. Giusto di Brancoli, S. Lorenzo di Brancoli, Pieve di Brancoli, S. Ilario, Deccio, Tramonte, Saltocchio, S. Gemignano, Palmata, Aquilea, Sesto, S. Stefano, S. Lorenzo, S. Michele, S. Casciano, S. Quilico)
    • banda del Ponte S. Pietro e Commissariato di Nozzano (Castagnori, Piazzano, Vecoli, Stabbiano, Balbano, S. Martino in Vignale, Nozzano Vecchio, Maggiano, Farneta, Carignano, Arliano, S. Macario in Monte, S. Macario in Piano, Fagnano, S. Angelo, Nave, Cerasomma, Cocombola, Montuolo, S. Maria a Colle)
    • banda del Monte San Quirico (Torre, Gugliano, Montecatino, Mastiano, Mammoli, S. Concordio, Pieve S. Stefano, Mutigliano, Vallebuia, Monte S. Quirico, Busdagno, Arsina, Cappella, S. Cassiano a Vico, Annunziata, S. Pietro a Vico, S. Alessio, S. Anna, S. Lunardo, Acqua Calda)
    • banda di Santa Maria del Giudice (S. Lorenzo, Coselli, Massa, Vicopelago, Gattaiola, Pontetetto, Meati, S. Concordio, Pozzuolo, S. Ponziano, S. Bartolomeo)
    • banda di Colle di Compito e Vicarìa del Compitese (Pieve di Compito, Castelvecchio, Ruota, S. Giusto, Visona, Massa Macinaia, Vorno, Colognora, S. Casciano o Guamo, Badia di Cantignano, Sorbano, Pulia, S. Colombano, Verciano, S. Quilico a Guamo).

Provincia di Marina

  • Versilia
    • Commissariato di Camaiore (Pedona, Metato, Misciano, Summonti, Carbonaia, Terra a Camaiore, Valpromaro, Migliano, Gombitelli, Torcigliano, Montemagno, Ponte Mazzori, Nocchi, Casoli, Vado, Montemaggiore, Veglaitone, Montebello, Greppolungo, Lombrici, S. Giorgio d'Obicciano, S. Lorenzo, Fibbiano, Antignano, Casciana. S. Michele a Colle, Bozzanello, S. Martino, Sesto, S. Pietro, S. Martino Lucchese, S. Matino Genovese, S. Michele, S. Vincenzo)
    • Commissariato di Massarosa e Gualdo, al Capitolo del Duomo di S. Martino di Lucca fino al 1801
    • Vicarìa o commissariato di Viareggio (1617; Bozzano, Corsanico, Pieve d'Elici, Montigiano, Stiava, Bargecchia, Mommio, Chiatri, Quiesa, Compignano, Castiglioncello, Montramito, Conca, Coli, Luciano, Rotaio, Torre del Lago)
    • Vicarìa di Montignoso (1230) e Strettoia, exclave

Provincia della Montagna

  • Val di Serchio
    • Commissariato del Borgo a Mozzano e Brancolerìa (1563; Cune, Oneta, Rocca, Cerreto di Sopra, Cerreto di Sotto, Anchiano, Corsagna, Fornoli, Chifenti, Monti di Villa, Pieve, Granaiola, Partigliano, Tempagnano di Valdottavo, Valdottavo, Domazzano)
    • Vicarìa di Pescaglia (1602; Barbianato, Piazzanello, Villa Buona, Celle, Gello, Villa a Roggio, Ansano, Vetriano, Colognora in Val di Roggio, Castello, Dezza, Convalle, Piegaio, Fondagno, S. Romano, Motrone, Loppeglia, Torcigliano, Batone, Fiano, Pascoso, Aiola)
    • Vicaria di Gallicano (Bolognana, Verni, Perpoli, Campo, Fiattone, Cardoso)
    • Vicaria di Coreglia (1441; Piano di Coreglia, Tereglio, Vitiana, Ghivizzano, Gioviano, Lucignana, Diecimo, Borgo)
    • Vicarìa di Valleriana e di Villa Basilica (1437; S. Gennaro, Petrognano, Boveglio, Colognora, Aramo, Medicina, Fibbialla, Pontito, Stiappa, S. Quilico, Pariana, Collodi, S. Martino in Colle)
  • Val di Lima
    • Vicarìa di Val di Lima, detta anche del Bagno a Corsèna/Bagni di Lucca (1308; Benabbio, S. Casciano di Controne, S. Gemignano di Controne, Casa Basciana, Monti Fegatesi, Lumone, Lucchio, Vico Casoli, Cociglia, Palleggio, Brandeglio, Lugliano, Casciana)
  • Garfagnana
    • Vicarìa di Castiglione di Garfagnana, exclave (1227; Carpineta, Tremonte, Marcioni e Campoli, Piano di Cerreto, Mozzanella, Cerageto, Chiozza, Alpi di Castiglione, Treppignano, Lupinaia)
    • Vicarìa di Minucciano e Gorfigliano, exclave (1463; Metra, Pugliano, Antognana e Carrubbia, Servazzana, Albiano, Novella e Ruzzano, Vinacciara e Bugliatico, Pieve di S. Lorenzo, Gorfigliano, Castagnola, Gramolazzo, Agliano)

Con l'annessione napoleonica nel 1801 la nuova riforma amministrativa divide il territorio in tre cantoni, corrispondenti alla vecchia ripartizione, con a capo ognuna un commissario di governo:

  • cantone del Serchio (Lucca)
  • cantone del Littorale (Viareggio)
  • cantone degli Appennini (Borgo a Mozzano)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Rosa d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro
— 1564

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovannini, p. 284
  2. ^ Dietrich von Gladiss, Henrici IV Diplomata n.334 pp.437-439 et n.357 pp.471-472
  3. ^ Girolamo Tommasi, Sommario della storia di Lucca, Documenti, nr.3
  4. ^ Rainer Maria Herkenrath, Federici I Diplomata n.375 pp.239-241
  5. ^ Biblioth. Patr. T.25 p.957
  6. ^ A questo scopo nel 1255 il Podestà Guiscardo di Pietrasanta fonda il borgo fortificato che da lui prende il nome
  7. ^ Manselli, pp. 25-32
  8. ^ Giovannini, pag. 41
  9. ^ manselli, pp. 91-101
  10. ^ Manselli, pp. 107-114
  11. ^ Manselli, p. 127
  12. ^ Repubblica..., p. 32

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Repubblica, Principato e Ducato di Lucca, Franco Maria Ricci, Milano 1995.
  • Francesco Giovannini, Storia dello Stato di Lucca, Maria Pacini Fazzi, Lucca 2003.
  • Raoul Manselli, La Repubblica di Lucca, UTET, Torino 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]