Storia di Perugia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Perugia.

Le origini e Perugia etrusca[modifica | modifica wikitesto]

Perugia, Arco Etrusco

I primi insediamenti di cui siamo a conoscenza nel territorio risalgono ai secoli XI e X a.C., con la presenza di villaggi villanoviani nei pressi delle falde dell'altura perugina e a partire dall'VIII secolo a.C. anche sulla sommità del colle dove sorgerà la città. Il rapido sviluppo di Perugia è favorito dalla posizione dominante rispetto all'arteria del fiume Tevere e dalla posizione di confine tra le popolazioni etrusche ed umbre. Gli Umbri, che pure, secondo una certa tradizione storica, avrebbero fondato la città[1], ma, più verosimilmente, avevano con essa frequenti rapporti essendone confinanti, devono cedere all'affermarsi del popolo etrusco. Infatti il vero e proprio nucleo urbano di Perugia si forma intorno alla seconda metà del VI secolo a.C., e dalla disposizione delle necropoli etrusche abbiamo una testimonianza indiretta dell'espansione del primo tessuto urbano. Perugia diventa in breve una delle 12 lucumonie della confederazione etrusca. Nel 310-309 a.C. forma una Lega insieme alle altre città etrusche scontrandosi con le truppe romane guidate da Quinto Fabio Massimo Rulliano; al termine della battaglia viene siglata una tregua, che non verrà rispettata, di 30 anni.[2] La cinta muraria etrusca originaria, oggi ancora visibile, viene edificata tra il IV ed il III secolo a.C.: con una lunghezza di tre chilometri, racchiude il Colle Landone e il Colle del Sole sui quali si erge la città.

Perusia romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Perusia.
Mosaico di Orfeo, resti dell'edificio termale

Con la battaglia di Sentino (295 a.C.), Perusia e gran parte dell'Umbria entrano nell'orbita romana, pur conservando la propria lingua (l'uso dell'etrusco è documentato in città fino a tarda età repubblicana) ed una limitata autonomia municipale. Nella II guerra punica la città, pur conservando ancora le proprie specificità ma dimostrandosi fedele a Roma, dà rifugio ai romani dopo la tragica sconfitta nella Battaglia del Lago Trasimeno nel 217 a.C. È solo a partire dal I secolo a.C., in seguito alla Guerra Sociale, che Perugia si integra pienamente nello stato romano con la concessione della cittadinanza (89 a.C.). La città si rimodella secondo stilemi romani, e l'incendio della città nel 41 a.C. durante il Bellum Perusinum - a testimonianza dell'assedio verranno ritrovati molti proiettili di catapulte dentro e fuori le mura[3] - costituisce un'occasione per un nuovo fervore edilizio, pur nella sostanziale permanenza dell'assetto viario etrusco. La ripresa urbana è favorita dalla spinta di Augusto che restituisce alla città parte dell'antico splendore, permettendole di fregiarsi del titolo di Augusta Perusia. In età imperiale la città si espande ben oltre la cinta etrusca, come testimoniano l'anfiteatro ed il tempio di Marte, o il mosaico rappresentante il mito di Orfeo (II secolo d.C.) nei pressi del quale sorgevano le terme. Nella seconda metà del III secolo l'imperatore Vibio Treboniano Gallo, perugino d'origine, dà alla città lo ius coloniæ.

Ancora nel IV secolo tuttavia, nel clima dell'effimera ripresa economica e politica dell'Impero che precede le invasioni barbariche e la caduta dell'Occidente romano, Perugia, pur essendo oramai pienamente latinizzata, non può dimenticare il suo illustre passato etrusco e continua a partecipare ai giochi confederati etruschi, che si svolgono nel Fanum Voltumnae, nei pressi dell'odierna Orvieto.

L'alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Moneta del XV secolo raffigurante Sant'Ercolano

Importante centro di collegamento tra la via Amerina e la Flaminia, Perugia riacquista un notevole peso durante la guerra gotica, al punto da venire indicata come la prima città della Tuscia[4]. Nel 493 Perugia viene conquistata dagli Ostrogoti di Teodorico. Nel 535 l'imperatore bizantino Giustiniano I, erede dei Cesari romani, decide di riconquistare l'Italia. Nel 537 le truppe bizantine di Belisario si scontrano con quelle ostrogote di Vitige proprio nei pressi di Perugia.

Nel 548 Totila, dopo un assedio di circa due anni, espugna la città ed uccide il vescovo Ercolano, responsabile di aver organizzato la resistenza e figura rappresentativa dell'intera città[5]. Ercolano diventerà poi uno dei santi patroni della città. Nel 553, con la morte dell'ultimo re ostrogoto, Perugia, l'Umbria e l'Italia si ricongiungono all'Impero romano d'Oriente (Impero Bizantino). Sino all'VIII secolo la città resterà sotto il dominio bizantino, eccettuati due brevi periodi di occupazione da parte dei longobardi sul finire del VI secolo.

Nella seconda metà dell'VIII secolo Perugia e il suo territorio entrano nella sfera di influenza del papato, a sua volta vincolato in vario modo all'Impero carolingio, e sono retti nei due secoli successivi da un governo vescovile. Nel 936 viene edificata entro le mura urbiche la cattedrale di San Lorenzo.

Il Comune[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Raspanti.
Il Grifo di Perugia in un codice medievale

Nel 1139 si ha la prima attestazione del Governo dei Consoli e della nascita del Comune, che è molto ragionevole pensare esistesse già dall'XI secolo, ma la cui prima formazione è ignota. In quell'occasione viene siglato un documento, alla presenza di un notaio, che attesta la sottomissione alla civitas Perusina degli abitanti dell'Isola Polvese. Agli inizi del XII secolo il potere è diviso tra i Consoli, un'assemblea generale (l'Arengo), ed un consiglio minore. Il nome della piazza principale passa da Piazza San Lorenzo a Piazza del Comune. Nella seconda metà del secolo Perugia ha un'ampia sfera d'influenza nel contado circostante, avendo espanso i propri territori verso Gubbio e Città di Castello a nord, e verso Città della Pieve, il Lago Trasimeno e la Val di Chiana a ovest-sudovest. Il 7 agosto 1186, in seguito agli impegni della pace di Costanza, Enrico VI, rex romanorum e futuro imperatore, conferisce al governo consolare un riconoscimento diplomatico, conferendo formalmente a Perugia la libertà di eleggere un console indipendentemente dall'impero. Nel 1198 la città accetta la protezione di Innocenzo III, il cui intento è quello di formare un vero e proprio stato nei territori del Patrimonio di San Pietro. Il papa conferma infatti il precedente riconoscimento imperiale e lo rafforza dando forza di legge alle consuetudines cittadine attuate nell'amministrazione della giustizia. In varie occasioni Perugia è rifugio per i papi dai tumulti di Roma, ed è sede di ben 5 conclavi, tra cui quelli che portarono all'elezione di Onorio III (1216)[6], Clemente IV (1285), Celestino V (1294), Clemente V (1305); la presenza papale fu caratterizzata da un ruolo pacificatore delle rivalità interne. Ad ogni modo Perugia non accettò mai la sovranità del papato: esercitò infatti una giurisdizione diretta anche nei confronti dei componenti del clero e nel 1282 venne scomunicata per aver portato un'offensiva contro i Ghibellini andando contro un veto papale. D'altra parte Perugia rimane, nella guerra tra Guelfi e Ghibellini, costantemente leale alla parte guelfa. Nel XIII secolo il comune aumentò il proprio potere attuando una nuova politica espansionistica sottomettendo Assisi, Gualdo Tadino, Montone e rimanendo in lotta con Foligno. In quest'epoca la popolazione cittadina conta circa 28000 abitanti e 45000 nel resto del territorio comunale; appare la borghesia formata da notai, artigiani, mercanti ecc; nel 1286 vengono contate 41 arti.

L'antica Platea Communis in una foto dei giorni nostri

In questi anni e fra Duecento e Trecento, il Comune attua un imponente sviluppo urbano: vengono costruite diverse opere fra cui la Fontana Maggiore (1275-77), alimentata dalle acque dell'acquedotto proveniente da Monte Pacciano (1254-76) che si conclude proprio con la Fontana. È questo il periodo del governo mercantile, esercitato dai Priori, eletti fra gli iscritti alle arti, e con sede nel Palazzo dei Priori (XIII-XV sec.). Nel 1308 viene istuita l'Università. La presenza angioina in Italia parve offrire un'alternativa al dominio papale: nel 1319 Perugia elegge il santo angioino Ludovico di Tolosa ad "Avvocato della Signoria cittadina e del Palazzo dei suoi Priori", il santo è ancora oggi raffigurato insieme ad altre due figure sacre nel portale di Palazzo dei Priori[7]. Nel 1342 viene redatto il secondo Statuto in volgare. Alla metà del secolo il celebre giurista Bartolo da Sassoferrato afferma che Perugia non dipende né dall'Impero né dalla Chiesa, ma il comune è già prossimo al suo declino. La peste nera del 1348 fa numerose vittime, ed il comune di Perugia dà le ultime prove di forza nel 1352 e nel 1358, quando sconfigge prima Bettona, distruggendola, e poi Siena e Cortona (Battaglia di Torrita).

Le Signorie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Baglioni (famiglia).
Uno scorcio di Perugia nel XV secolo da un affresco del Bonfigli

Nel 1370 Perugia ritorna sotto la Chiesa a causa della sconfitta nella guerra contro Urbano V. Il ritorno della sede papale da Avignone a Roma nel 1377, inoltre, con il conseguente ripristino dell'autorità della Chiesa nei territori di Lazio, Umbria, Marche e Romagna, comporterà nei decenni successivi una graduale ma costante limitazione delle autonomie cittadine anche per i centri più importanti, come Perugia. Tuttavia questo non impedirà l'emergere di forme di signoria.

Il capitano di ventura Biordo Michelotti, della fazione popolare dei Raspanti, il 5 agosto 1393 fa il suo ingresso trionfale a Perugia ed il consiglio generale lo nomina "cavaliere del popolo" perugino e "capitano generale" delle milizie.[8] Una commissione speciale di venticinque cittadini ebbe l'incarico di mettere al bando centocinquanta Gentiluomini, mentre Biordo decise il rientro di quelli nobili non ritenuti colpevoli di sedizione. Fra i Gentiluomini esiliati vi fu Braccio da Montone, uno dei più valenti condottieri del tempo, impegnato a non cercare «Niun patto o concordia cum li Raspanti de Peroscia».[9]

Vicolo medievale della Spina, Perugia

Fu proprio contro i nobili fuoriusciti, in particolare contro Braccio da Montone, anima e guida del movimento nobiliare in esilio che, dopo il tumulto del 1393, il governo dei Raspanti impegnò le sue energie.[10] Detenendo di fatto ogni potere, Biordo fu riconosciuto come primo "signore di Perugia" anche se durante la sua breve signoria (1393-1398) lasciò in vita il priorato e tutte le istituzioni comunali esistenti, preoccupandosi solamente di estendere il suo dominio oltre Perugia.[11] Dopo il fastoso matrimonio con Giovanna Orsini Biordo e la sposa presero dimora nel palazzo di Porta Sole, ma il 10 marzo 1398 Biordo cadde vittima di una congiura ordita da Francesco Guidalotti, abate di San Pietro. Nella nuova residenza il Michelotti rimase pugnalato da Giovanni e Annibaldo fratelli, dell'abate di San Pietro.[12]

Il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti diventerà signore di Perugia nel 1400, ma il progetto di creare un grande Stato unitario centro-settentrionale svanirà con la sua morte nel 1402, quando i Raspanti offrirono a papa Bonifacio IX il governo della città; tale dominazione durò fino al 1408, anno in cui l'esercito di Ladislao I di Napoli invase Perugia, che diventò caposaldo di future azioni belliche in Toscana. Il 12 luglio 1416, nella piana di Sant' Egidio, le truppe dei Raspanti capitanate da Carlo Malatesta, "difensore dei Perugini per Santa Chiesa", e Ceccolino Michelotti, fratello di Biordo, furono sbaragliate dai nobili fuoriusciti guidati da Braccio, in una sanguinosa battaglia campale durata per molte ore che sancì la vittoria della fazione nobiliare ed il definitivo tramonto del governo comunale. In un'assemblea generale tenutasi a Perugia il 18 luglio 1416, priori, camerlenghi e consiglieri delle arti, per il bene supremo della patria, trasferirono i loro poteri al celebre condottiero Braccio da Montone, acclamato "signore di Perugia".[13]

Durante la signoria di Braccio Fortebracci da Montone (1416-1424) si realizzarono importanti opere pubbliche come, ad esempio, la residenza di Braccio in piazza, della quale rimangono solo le logge, o il "Sopramuro", al quale Braccio fece edificare un'altra serie di architetture di sostegno: le "briglie di Braccio".

Nel periodo 1438 - 1479 la famiglia Baglioni esercitò su Perugia una signoria occulta (ovverosia non caratterizzata da un totale controllo dei poteri civici): Braccio I Baglioni, sfruttando la sua posizione di capitano delle milizie della Santa Sede, essendo egli anche nipote di Braccio da Montone, precedente Signore della Città, esercitò su Perugia un'influenza che ne sancì presto la supremazia[14]. In quegli anni, il centro umbro visse un periodo di florida crescita, in quanto i Baglioni attuarono una politica di espansione ed abbellimento della città, facendo costruire nuove strade e nuovi palazzi. Tra il 1429 ed il 1433 venne ampliato il Palazzo dei Priori, vennero costruite nuove chiese e cappelle private, mentre il mecenatismo dei Baglioni condusse a Perugia artisti come Piero della Francesca, Pinturicchio e Raffaello, facendo di Perugia un importante centro artistico. In quegli anni Perugia divenne un centro importante del Rinascimento umbro che vide la sua prima opera inequivocabilmente rinascimentale , con la produzione delle otto tavole delle storie di san Bernardino, cui collaborarono Pinturicchio e Piermatteo d'Amelia, e il giovane Perugino, insieme ad altri artisti, gruppo a cui ci si riferisce comunemente come la "bottega del 1473". Il Perugino Pietro Vannucci fu autore di numerose opere in città, tra le quali spicca un ciclo di affreschi all'interno della sala delle Udienze del Collegio del Cambio.

I Baglioni inoltre fecero costruire un imponente palazzo signorile come residenza privata della famiglia[15], di cui oggi rimane solo la parte inglobata nella Rocca Paolina. Il palazzo fu decorato da Domenico Veneziano con un ciclo di pittura sulle famiglie nobili perugine e sui grandi condottieri del passato.

Dallo Stato della Chiesa all'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra del sale (1540).

Nel 1540 a seguito della sfortunata guerra del sale contro Paolo III Farnese e Alessandro Tomassoni da Terni, la città perde le sue libertà civiche e la sua secolare autonomia e passa nuovamente alle dirette dipendenze dello Stato della Chiesa che obbliga la cittadinanza a costruire l'imponente Rocca Paolina, dove si insedia una guarnigione pontificia. A partire dalla metà del XVI secolo e fino al momento dell'annessione al Regno d'Italia (1860) Perugia vivrà un lungo periodo di stagnazione demografica ed economica, omologandosi al resto delle province pontificie. Purtuttavia, sotto il profilo architettonico e artistico, la città continuerà ad arricchirsi di edifici di pregio e ad avvalersi dell'opera di una serie di esecutori di alto livello professionale. Sono di questo periodo molte delle residenze patrizie che al giorno d'oggi abbelliscono Perugia (fra cui i palazzi Donini, Della Penna, Gallenga Stuart e Conestabile della Staffa) e alcune prestigiose chiese barocche, prima fra tutte quella dedicata a San Filippo Neri.

Dopo la caduta della Repubblica Romana (1849) le residenze di Maria Alessandrina Bonaparte (Porta Sole - Contea di Laviano), che esule da Roma scelse Perugia per l'educazione dei suoi quattro figli, diventarono salotti di ritrovo frequentati dai più autorevoli esponenti del movimento patriottico di Perugia. I politici perugini, per liberarsi dal dominio dello Stato Pontificio, essendo ormai tramontata anche l'ideologia repubblicana di Giuseppe Mazzini, passarono a sostenere la monarchia del Regno di Sardegna alleata con il cugino Napoleone III, diventato ormai imperatore di Francia.[16] Pochi giorni prima dei moti perugini, Maria Bonaparte, fiera del suo rango e favorevole alla politica di Napoleone III, scrivendo all'amica Louise Colet, nota poetessa e scrittrice francese, manifestava il suo compiacimento per il tentativo rivoluzionario, messo in atto dal Governo provvisorio perugino che, seguendo l'esempio precedente di Bologna, tentava di sottrarsi alla dominazione pontificia. Le notizie di Maria Bonaparte inviate in Francia all'amica Colet descrivevano il suo entusiasmo nel vedere la bandiera italiana sventolare dalle torri del Municipio perugino e dai davanzali dei palazzi abbelliti dal tricolore, la piazza principale animata dalla folla festante che scandiva grida gioiose con la richiesta della desiderata liberazione. La principessa Maria, affacciata al suo balcone prospiciente Porta Sole, acclamata dalla folla dei manifestanti, rispose con l'augurio di: «Viva l'Imperatore» e «Viva l'indipendenza italiana ».[17] Facevano parte del Governo provvisorio diversi patrioti perugini, tra i quali, Francesco Guardabassi, Nicola Danzetta, Ariodante Fabretti, Zeffirino Faina.[18]

Stragi di Perugia

Il 20 giugno 1859, il tragico epilogo: l'esercito pontificio, forte di circa duemila uomini, in gran parte Guardie Svizzere, entrarono nella città di Perugia e dopo un sanguinoso combattimento davanti a Porta San Pietro sbaragliarono la coraggiosa resistenza dei cittadini ed iniziarono il saccheggio all'interno della città. I combattimenti comportarono perdite di 10 militi papalini e 27 perugini.[19]

Il 14 settembre 1860 le truppe piemontesi, 15.000 uomini al comando del generale Fanti, riescono a passare prima attraverso la Porta S.Antonio, successivamente anche dalla Porta S. Margherita[20], quindi a penetrare nella città e a conquistarla, dopo aver costretto alla resa l'ultima guarnigione di soldati svizzeri asserragliata nella Rocca Paolina (successivamente, a ricordo dell'avvenimento, le vie su sui si trovano le due porte medievali prenderanno il nome, appunto, di Corso Bersaglieri e di Via XIV Settembre).

In seguito quindi alla battaglia di Castelfidardo (18 settembre), tutti i territori di Umbria e Marche si ricongiungono al nascente Regno d'Italia, annessione che verrà quindi ufficializzata con il plebiscito del 4 novembre 1860.

Dopo l'Unità d'Italia, il nuovo Stato italiano privilegerà proprio Perugia come capoluogo di una vastissima provincia, che si estende fino alla Sabina.

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Qualche decennio dopo, negli anni venti del XX secolo, il vasto territorio della provincia perugina verrà ridimensionato: Perugia resta il capoluogo della regione, ma vengono sanciti il passaggio della Sabina al Lazio, e la costituzione della nuova provincia umbra di Terni, determinando così il definitivo assetto geografico e amministrativo della regione Umbria, tuttora vigente.

Nel 1922 da Perugia parte la Marcia su Roma. Il 20 giugno 1944, pochi giorni dopo l'abbandono della zona da parte dei soldati tedeschi, entrano in città, da Porta San Pietro, le truppe alleate britanniche.

Il 24 settembre 1961, promossa dall'intellettuale antifascista Aldo Capitini, venne organizzata la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi. Nei primi anni sessanta Perugia fu penalizzata dalla definizione del tracciato dell'Autostrada del Sole, che predilesse città come Arezzo e Orvieto, tagliando di fatto fuori la città dalla principale rotta stradale nord-sud italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Perugia. (2007). Dall'Encyclopædia Britannica Online: http://www.britannica.com/eb/article-9059376
  2. ^ Tito Livio IX 37.12, dal resoconto di Quinto Fabio Pittore
  3. ^ cf. Corpus Inscr. Lat. xi. 1212
  4. ^ Procopio di Cesarea, La guerra gotica(I, 16 e III, 35)
  5. ^ Sull'importanza della figura del vescovo a Perugia, si veda Patrick Amory, People and Identity in Ostrogothic Italy, 489-554 pagine 185-86,
  6. ^ Secondo molti storici questo è il primo conclave, nel senso letterale di collegio di vescovi tenuti "sotto chiave" della storia.
  7. ^ Alcuni ritengono inesatta l'attribuzione poiché raramente nella storia iconografica il santo viene raffigurato con la barba, ma a confermare l'attribuzione sono i simboli della famiglia degli Angioini nella lunetta del portale.
  8. ^ O. Guerrieri, Op. cit., p. 97.
  9. ^ G. A. Campano, De Vita et Gestis Braccii, p. 8.
  10. ^ C. Regni, Il Conte di Montone e Perugia, Atti del convegno internazionale di studi, Montone 1990.
  11. ^ C. Regni,Op, Cit, p.132
  12. ^ L. Bonazzi, Op. cit., pp. 417-418.
  13. ^ C. Regni, Op. cit., p. 136.
  14. ^ Ariodante Fabretti, "Biografie dei Capitani Venturieri dell'Umbria", Volume 3, pag.8
  15. ^ Ariodante Fabretti, Op.cit, pag.20-21
  16. ^ A. Lupattelli, I Salotti perugini del sec. XIX, Empoli, 1921, pp. 39-41.
  17. ^ L. Colet, L'Italie des Italiens, Parigi, 1862, vol. II, p. 38.
  18. ^ E. Orsolini, Faina Zeffirino, Diz. Bio.co. degli Italiani, Treccani, pp. 217-219.
  19. ^ R. Ugolini, Perugia 1859, l'ordine di saccheggio in Rassegna storica Ris. It.no. Anno LIX-1972, fasc. III p.357
  20. ^ Una lapide e un monumento al bersagliere, posti davanti alla porta S.Antonio, e una lapide apposta sopra porta S.Margherita ricordano l'avvenimento. Da: Guida di Perugia - Mura e Porte - http://guide.travelitalia.com/it/guide/perugia/1716/, sito rilevato il 15/7/2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Crispolti, Perugia Augusta, Perugia, Tomasi e Zecchini, 1648
  • Pompeo Pellini, Dell'historia di Perugia, Venezia 1664 (ristampa anastatica: Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1968, ISBN 88-271-0276-0)
  • Luigi Bonazzi, Storia di Perugia dalle origini al 1860, Perugia, Tipografia di Vincenzo Santucci, 1875-1879
  • Giovanni Battista Rossi Scotti, Guida illustrata di Perugia Perugia, Tipografia di G. Boncompagni e C., 1878
  • Alberto Grohmann, Le città nella storia d'Italia. Perugia, Roma-Bari, Laterza, 1981, ISBN 88-420-1877-5
  • Ottorino Gurrieri, Storia di Perugia, Perugia, Simonelli, 1982
  • Margaret Symonds, Lina Duff Gordon, Perugia, la sua storia, i suoi monumenti, Bologna, Atesa Editrice, 1986, ISBN 0-8115-0865-X
  • Raffaele Rossi, Storia illustrata delle città dell'Umbria, Perugia Milano, Elio Sellino Editore, 1993, ISBN 88-236-0051-0
  • Uguccione Ranieri di Sorbello, Perugia della Bell'Epoca Perugia, Volumnia, 2005, ISBN 88-89024-31-3
  • Mauro Menichelli, Templum Perusiae. Il simbolismo delle porte e dei rioni di Perugia, Perugia, Futura, 2006, pp. 367.
  • Paolo De Bernardi, Storia di Perugia Perugia, Midgard Editrice, 2007, ISBN 978-88-95708-01-0