Basilica di San Pietro (Perugia)

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Basilica di San Pietro
IMG 1063 - Perugia - San Pietro - Chiostro maggiore (sec. XVI) - 7 ago 2006 - Foto G. Dall'Orto.jpg
Chiostro maggiore (secolo XVI)
StatoItalia Italia
RegioneUmbria
LocalitàPerugia
ReligioneChiesa cattolica
TitolareSan Pietro
Arcidiocesi Perugia-Città della Pieve
FondatorePietro Vincioli
ArchitettoValentino Martelli
Lorenzo Petrozzi
Bernardo Rossellino (campanile)
Stile architettonicoRomanico
Rinascimentale
Barocco
Inizio costruzione996 su edificio precedente e 1398
CompletamentoXVII secolo

Coordinate: 43°06′05″N 12°23′44″E / 43.101389°N 12.395556°E43.101389; 12.395556

La basilica di San Pietro a Perugia è una basilica cattolica che si trova in Borgo XX Giugno a Perugia, in Umbria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia di San Pietro venne edificata intorno al 996 sopra la precedente cattedrale, intesa come prima sede vescovile di Perugia. La sua origine probabilmente è più antica, potrebbe risalire al IV secolo[1](dopo l'editto di Costantino); sorge su un'area sacra etrusco-romana, ma i primi documenti che citano la chiesa sono del 1002. Il primo abate fondatore fu Pietro Vincioli, un nobile perugino, successivamente canonizzato.

Nei secoli seguenti l'abbazia accrebbe enormemente il proprio potere, sino a quando nel 1398 fu presa e messa a fuoco dai perugini, che rimproveravano all'abate Francesco Guidalotti di aver preso parte alla congiura contro Biordo Michelotti, capo della fazione popolare dei Raspanti. Il monastero ebbe un nuovo periodo d'espansione sotto papa Eugenio IV, che l'unì alla Congregazione di Santa Giustina di Padova (detta poi Cassinese), facendogli mantenere così una posizione di prestigio e potere in città.

Nel 1591 iniziò un trentennio di lavori diretti da Valentino Martell che portarono il complesso a come lo vediamo oggi.[1]

Lapide a ricordo dell'aiuto procurato dai monaci dell'abbazia ai cittadini di Perugia nelle Stragi di Perugia del 20 giugno 1859. Primo chiostro

L'abbazia fu temporaneamente soppressa dagli invasori giacobini nel 1799. Secondo la tradizione storica i monaci dettero riparo il 20 giugno 1859 ad alcuni patrioti che, sollevandosi contro l'autorità pontificia su incitamento dei principali esponenti della massoneria locale, si scontrarono con il reggimento di soldati svizzeri dello Stato della Chiesa,( Stragi del xx giugno ) . Conseguentemente dopo l'intervento da parte dell'esercito piemontese e la tanto attesa Unità d'Italia, il nuovo governo permise ai Benedettini di rimanere nell'abbazia, concedendo una proroga al decreto Pepoli che sanciva la demaniazione dei beni ecclesiastici, fintanto che i religiosi presenti agli avvenimenti del XX Giugno 1859, non fossero ridotti ad un numero minore di tre. Quando, nel 1890, morì il terzultimo monaco, trovò attuazione la legge n. 4799 del 10 luglio 1887, la quale stabiliva che i beni della soppressa abbazia di San Pietro fossero destinati alla creazione di un “Istituto d’istruzione agraria” da fondarsi a Perugia[2], attualmente Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali della Università di Perugia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima di arrivare al monastero si transita da una Porta di San Pietro (Perugia) concepita da Agostino di Duccio (XIV). La porta introduce nel borgo XX Giugno , dopo il caseggiato si arriva alla monumentale facciata a tre arcate che rispecchia nelle forme la porta di Duccio (posta nel lato opposto); fu disegnata intorno al 1614 dall'architetto perugino Valentino Martelli, autore anche del chiostro, completato poi da Lorenzo Petrozzi nel secondo piano.

San Giorgio e il drago (secolo XIV)

L'entrata della chiesa è sul lato sinistro del chiostro. Il portale lapideo, di probabile fattura duccesca ( Agostino di Duccio) è sormontato da una lunetta con Madonna con Bambino attribuita a Giannicola di Paolo (attualmente sostituita da una copia, l'originale e nella Galleria Tesori d'Arte). Resti della facciata dell'antica basilica sono visibili alla destra ed alla sinistra del portale quattrocentesco: all'interno delle arcate cieche, sono tornati alla luce gli affreschi del XIV, riscoperti durante i lavori di restauro della seconda metà del ‘900; son attribuiti al Maestro Ironico (prima metà del XIV sec. , raffigurano a sinistra i Santi Pietro e Paolo, l'Annunciazione, San Giorgio e il Drago, la Pietà, sulla destra è un raro esemplare di Trinità trifronte (con tre volti di Cristo -come in altre due chiese perugine S. Agata e S. Maria della Colombata) . Questi affreschi erano stati ricoperti , ma al medesimo tempo, anche preservati da una cortina muraria su cui nel XV era stato dipinto un altro affresco raffigurante un grande S. Cristoforo patrono dei viaggiatori , figura dipinta frequentemente nel tardo medioevo sulle vie di transito dei Pellegrini. Tracce del dipinto scomparso erano ancora visibili fino alla metà del secolo scorso, ne abbiamo testimonianza grazie ad un affresco del Benedetto Bonfigli per la Cappella dei Priori in Palazzo dei Priori (oggi facente parte della Galleria Nazionale dell’Umbria) che raffigura la chiesa così com’era nel XV secolo .[1] Il campanile poligonale, alla destra del portale è alto 70 metri, con la cuspide affusolata, fu edificato nel Duecento sulla base del preesistente mausoleo romano, e completato, fra alterne vicende, nel 1463-68 con linee gotico-rinascimentali fiorentine, su un disegno di Bernardo Rossellino.

La navata centrale

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L’interno conserva l’originaria struttura architettonica di impianto basilicale, alla quale si sono succeduti, tra il XV e XVII secolo, numerosi interventi decorativi che si sono fusi armoniosamente con la struttura. Nonostante le spoliazioni napoleoniche che si sono succedute nel 1797 e nel 1813, resta la chiesa più ricca della città, ospita la più grande collezione di arte di Perugia, dopo la Galleria Nazionale dell'Umbria. La navata è articolata da arcate poggianti su 18 colonne databili tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d. C. in marmo granitico, con capitelli di reimpiego, diversi tra loro, provenienti da edifici di epoca romana.[1]

Navata centrale e controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

La parte alta è decorata da imponenti tele dipinte con scene dal Vecchio e Nuovo Testamento, commissionate dall'abate Giacomo da San Felice di Salò e completate nel periodo 1591-1611. Vennero realizzate a Venezia da Antonio Vassillachi, detto l'Aliense, artista di origine greca, formatosi alla scuola di Paolo Veronese e del Tintoretto. Sempre di Vassillachi è la grande tela collocata nel muro ad ovest, Trionfo dell'ordine dei Benedettini. Le rimanenti decorazioni ad affresco sono di Giovanni Bisconti, Orazio Martini e Benedetto Bandiera. La navata centrale ha un soffitto a cassettoni in legno riccamente decorato da Benedetto di Giovanni da Montepulciano nel 1556.

Nella parete di controfacciata a sinistra dipinti di Orazio Alfani, San Pietro guarisce lo storpio e S. Pietro liberato dall’Angelo, a destra Naufragio di San Pietro e approdo di S. Paolo a Malta di Leonardo Cungi, entrambi del 1556. La seconda colonna a sinistra della navata con l’immagine dell’Abate Pietro (fondatore della chiesa), è la colonna del miracolo, fermata secondo la tradizione dall'Abate mentre stava precipitando sopra le maestranze. Nella colonna opposta è un San Benedetto; entrambi gli affreschi sono attribuiti alla scuola di Benedetto Bonfigli.

Navata destra, cappelle San Giuseppe e degli angeli[modifica | modifica wikitesto]

All’inizio della navata destra la prima opera raffigura La Madonna in trono e Santi di Eusebio da San Giorgio(XVI sec.), seguono: l’ Assunzione della Vergine di Orazio Alfani(XVI sec.), Santa Scolastica di Francesco Appiani (1751) Il miracolo della Colonna di Giacinto Cimignani da Pistoia (1677), Il miracolo di San Mauro di Cesare Sermei(1648), Davide sceglie tra i tre Castighi di Ventura Salimbeni (1602) , San Benedetto Consegna la regola ai Monaci attribuita a Eusebio da S. Giorgio con alla base il martirio di S. Cristina. San Gregorio Magno in processione con il popolo durante la peste di Ventura Salimbeni (1602), Sansone di François Perrier (XVII) e a sinistra pietà della scuola di Sebastiano del Piombo. Sopra la porta che immette nella Cappella S. Giuseppe tre piccoli dipinti: Madonna con Bambino e S. Elisabetta e S. Giovannino di Bonifazio Pilati da Verona (XVI), S. Mauro e S. Placido copie dal Perugino di Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato (XVII).

Lungo la parete si apre la Cappella di San Giuseppe decorata ad affresco nel 1857 dal perugino Domenico Bruschi appena sedicenne, nella volta rappresenta le quattro virtù cardinali, riprendendo lo stile Purista peruginesco, assimilato dal suo maestro Silvestro Valeri.[3] Alla destra La vergine con S. Elisabetta e S. Giovannino su tela di scuola toscana (XVI sec.)[4]

Tornati nella navata segue la Resurrezione di Cristo di Orazio Alfani. Sopra alla porta della sacrestia tre quadretti del Sassoferrato: S. Flavia, S. Apollonia, S. Caterina. In fondo alla navata è La Cappella delle Reliquie o degli angeli ha una cancellata in ferro battuto, stucchi del Cinquecento e affreschi di Benedetto Bandiera (1599). Ai lati dell’ingresso al presbiterio sono due dipinti di Gian Domenico Cerrini (XVII sec.): Vergine che allatta il Bambino e San Giovanni Battista.

Benedetto da Montepulciano e Benvenuto da Brescia, coro ligneo intagliato

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

L’altare maggiore raccoglie le spoglie del fondatore della chiesa: l'Abate Pietro. È impreziosito con marmi policromi dall’architetto Valentino Martelli (1592). Il ciborio del carrarese Sante Ghetti (1627) è un tempio in miniatura anche esso di rari marmi policromi.

Annunciazione , di Damiano Zambelli, detto Fra Damiano da Bergamo (1536)

La principale caratteristica del presbiterio è l'intarsio del coro ligneo, considerato uno dei più belli d'Italia. Fu iniziato da Bernardino di Luca Antonini nel 1525-26, e completato da Stefano di Antoniolo Zambelli, da Bergamo, nel 1535. con altri collaboratori due dei quali Battista Bolognese e Ambrogio Francese hanno realizzato il grande leggio. Di particolare valore è la porta centrale, raffigurante l'Annunciazione e Mosè salvato dalle acque di Fra Damiano da Bergamo (1536) che conduce al balconcino situato dietro l'altare precisamente in mezzo al coro ligneo, una vista che si apre lungo tutta la vallata umbra direzione Subasio. Spicca la firma di Giosuè Carducci incorniciata sul lato sinistro del muro del balconcino datato 1871. Di Benedetto da Montepulciano e Benvenuto da Brescia sono i seggi lumeggiati in oro. Di impronta rinascimentale sono i pulpiti posti ai lati del presbiterio e altri elementi architettonici eseguiti da Francesco di Guido da Settignano (XVI) appartenente alla famiglia di lapicidi toscana.

Nelle vele della volta dell’abside sono i Quatro Evangelisti di Benedetto Bandiera (1591), come anche la tela tra le due finestre nel catino absidale: la morte di S. Benedetto(1591). Gli affreschi delle pareti laterali: La consegna delle chiavi e la conversione di Paolo sono di Giovanni Battista Lombardelli (1591). Nelle lunette le Virtù Teologali e Cardinali di Silla Piccinini (detto anche Scilla Pecennini) e Pietro Rancanelli (XVI).

L’arco trionfale del presbiterio è dipinto con scene di mietitura e vendemmia attribuite al paesaggista Giovanni Fiammingo (1592), le figure sono attribuite a Silla Piccinini e Pietro Rancanelli

Navata sinistra, cappelle Vibi, Ranieri e del Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

Sul fondo della navata sinistra è una Pietà con S. Geronimo e San Leonardo (XV sec.), attribuita a Benedetto Bonfigl o Fiorenzo di Lorenzo. Nella parete destra è San Pietro piange per aver rinnegato Gesù attribuito al Guercino (XVI) , nel lato posto sinistro è una tela attribuita a Giovanni Lanfranco (XVII) raffigurante Cristo nell’Orto confortato dall’angelo.

Si accede nella Cappella Vibi, notevole il dossale marmoreo con Gesù fanciullo, il Battista e San Girolamo (1453), attribuito a Mino da Fiesole. Nella lunetta era un tempo l’Annunciazione di Giovanni Battista Caporali, nella parete sinistra era la Visitazione di Polidoro di Stefano Ciburri (1530). A Destra la Madonna del Giglio, copia del Sassoferrato da Lo Spagna.

Uscendo nella navata in fronte alla cappella Vibi e S. Paolo attribuito al Guercino, continuando la navata sinistra troviamo la Deposizione di Gian Battista Salvi detto il Sassoferrato (XVII) , copia della celebre Deposizione Borghese del Raffaello oggi alla Galleria Borghese di Roma.

Segue la Cappella Ranieri in origine Baglioni su progetto di Francesco di Guido di Virio da Settignano, la volta decorata da Annibale Brugnoli (XIX sec.), con un’Assunzione della Vergine che riprende il prototipo di Tiziano, ma con colori più delicati, dipinta sopra una precedente decorazione del Caporali; sulla parete sinistra si ammira una tela con Gesù nell’orto attribuita a Guido Reni (XVII sec.) e sulla destra Gesù e la Veronica di G. Francesco Gessi (XVII)

Tornando nella navata, si trova la Giuditta con testa di Oloferne del Sassoferrato (XVII).

Segue la Cappella del Sacramento con la volta decorata da Francesco Appiani con quadrature prospettiche di Pietro Carattoli. Sull’altare è collocata un’immagine della Madonna del giglio del XIV secolo attribuita allo Spagna, proveniente da una cappella campestre e posta al centro di un dipinto che raffigura San Pietro e San Paolo di Jean-Baptiste Wicar(XIX secolo). Alle pareti grandi tele di Giorgio Vasari (1566): Nozze di Cana, Il Profeta Eliseo e il miracolo della mensa di S. Benedetto. La tela a sinistra S. Benedetto manda S. Mauro in Francia è di Giovanni Fiammingo (XVI).

Di ritorno alla navata si ammira l’Adorazione dei Magi di Eusebio da San Giorgio (XVI sec.), Assunzione di Orazio Alfani (XVI sec.) , l’Annunciazione del Sassoferrato , il Crocefisso ligneo policromo attribuito a Giovanni Tedesco. Segue la Pietà, opera tarda del Perugino, dove il maestro si ritrae nel volto di Giuseppe di Arimatea, l’opera proveniente dalla chiesa di S. Agostino faceva parte del grande Polittico di Sant'Agostino; S. Pietro Abate dell’Appiani (XVIII sec.) al termine della navata sono i Fatti S. Mauro e S. Placido di Giacinto Gimignani (1677)

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Anche la sacrestia, edificata nel 1451, è satura di opere, il piano superiore degli armadi ha intagli su cuoio, la pavimentazione è di maiolica derutese di Giacomo Mancini (XVI) . Nella volta sono affrescate le Storie dell’Antico Testamento di Silla Piccinini - o Pecennini- (XVI sec.), mentre alle pareti vi sono Storie di San Pietro e Paolo di Girolamo Danti, (1574). A destra una tela attribuita al Parmigianino la Sacra Famiglia , e nell’angolo una piccolo dipinto con Gesù bambino e S. Giovannino attribuito a Raffaello giovane. Di ignoti sono il Cristo alla colonna (XVII) , la Madonna con Bambino (XVI), e Cristo Benedicente (XVII), Tra le finestre Sebastiano Conca (XVIII) Visitazione . I dipinti più importanti sono i cinque quadretti del Perugino con immagini di Santi: Scolastica, Ercolano, Costanzo, Pietro Abbate , S. Mauro e Placido..) dipinti per la predella della grande pala l’ 'Ascensione (1496), che decorava l'altare principale della chiesa, la tela fu requisita nel 1796 ad opera di Giacomo Tinet, commissario legato al seguito delle truppe napoleoniche (oggi è esposta al Museo di Lione). Sopra a queste tavolette è S. Francesca Romana istruita da un Angelo di un ignoto caravaggesco.

Cripta Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dalla navata sinistra si accede al di sotto dell’abside dove si trova la cripta alto-medievale scoperta nel 1979, a pianta circolare con interessante ambulacro e pareti intonacate e dipinte con motivi geometrici e figurativi

L'Abbazia con i tre Chiostri[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro piccolo

L'abbazia oltre al primo chiostro settecentesco di Valentino Martelli posto all'ingresso ha due altri chiostri: uno, chiamato Chiostro Maggiore, è una costruzione rinascimentale attribuita a Guido da Settignano, impostato su tre piani con pozzo al centro. La sua realizzazione risale agli anni trenta del Cinquecento. Al centro è un pozzo, opera di Galeotto di Paolo di Assisi. Come in altri monasteri attorno ad esso vi erano ampie aule dove si svolgeva la vita comune: il capitolo, il refettorio, le aule di scuola , la biblioteca, l’archivio e lo scriptorium. Sotto il portico, sul lato difronte all’ingresso, si apre l’antico accesso alla Sala Capitolare divenuta attualmente il salone maggiore della Biblioteca della facoltà di Agraria “Mario Marte”. All'ingresso dell' ex refrettorio , oggi Aula Magna, è un lavabo in terracotta invetriata raffigurante la Samaritana al pozzo, opera del XV secolo, attribuita a Benedetto Buglione. Il piano superiore era riservato al dormitorio o alle celle dei monaci.[5]

L'altro chiostro conosciuto come Chiostro delle Stelle, è del 1571 su progetto di Galeazzo Alessi, è chiamato così perché a terra ha delle aperture a forma di stelle da dove entrava l'acqua piovana per essere convogliata in una cisterna.

Orto Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Orto Medievale

Dai chiostri si accede all’Orto Medievale allestito nel 1996, presenta un'interessante riproposizione in chiave simbolica dell’ “Ortus conclusus” l’orto del monastero che forniva il necessario sostentamento per l’autosufficienza; parallelamente è anche un giardino ideale attraversato il quale si snoda un percorso dell’evoluzione dell’uomo in chiave simbolica. Vi si trovano resti di una delle antiche peschiere e varie fonti che testimoniano la presenza ininterrotta dell'elemento acqua . Nell’orto è inglobata la porta medievale posta sull’importante via per Roma ; nei pressi di essa, a testimonianza del transito dei pellegrini è stata posta una pietra con una conchiglia scolpita che indica la distanza da Roma e da S. Jacopo di Compostela, perché da qui transitava anche l'itinerario Giacobeo.

Alla destra si scogono i Giardini del Frontone, che dilatano il verde dell'“Ortus conclusus”, in passato costituivano la piazza preferita da Braccio da Montone per le sue esercitazioni militari, quello che si vede oggi invece è opera degli Arcadi perugini un giardino con un piccolo anfiteatro settecentesco e statue del secolo scorso.

Galleria “Tesori d’Arte”[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia ospita la galleria “Tesori d’Arte” della "Fondazione per l’Istruzione agraria” con opere provenienti dal complesso abbaziale di San Pietro oltre che dai possedimenti di Casalina e di Sant’Apollinare . Vi sono esposte una vasta collezione di opere di autori, tra la fine del XV e il XIX secolo, tra cui Giannicola di Paolo, a cui è attribuito l'affresco staccato, prima posizionato sopra il portale della basilica di San Pietro.[6] La galleria ospita anche la ricca collezione di libri corali miniati del XV – XVI secolo,

Opere Migrate[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'occupazione francese[7], la chiesa fu soggetta a diverse spoliazioni napoleoniche. Secondo il Catalogo del Canova[8], vi erano conservate diverse opere che vennero inviate in Francia[9] che non fecero più ritorno dopo il Congresso di Vienna. Tra di esse si possono ricordare[10]:

Un tempo in sacrestia si trovavano due opere: Gesù che porta la croce di Mantegna e l'incoronazione del Bassano. Entrambe trafugate nel furto del 29 Marzo 1916.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umbria, in L'Italia, Touring Club Italiano, 2004, pp. 168-172.
  • Mario Montanari, Mille anni della chiesa di S. Pietro in Perugia e del suo patrimonio, Foligno, Poligrafica Salvati, 1966; per l'attribuzione del campanile al Rossellino si cfr. p. 220 e segg.
  • Convegno storico per il Millennio dell’Abbazia di S. Pietro in Perugia, «Bollettino della Deputazione di storia patria per l’Umbria», 64 (1967).
  • Giustino Farnedi, L'Abbazia di San Pietro e gli studi storici, Cesena, Centro Storico Benedettino Italiano, 2011 (Italia Benedettina, 35).
  • AA.VV. Guide Electa Umbria - Perugia 1993
  • M. R. Zappelli - Perugia Borgo S. Pietro - Todi 2008
  • F. Mancini e G. Casagrande - Perugia Guida storico-artistica - S. Lazzaro di Savena Bologna 1982

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Perugia Borgo S: Pietro, Da S. Ercolano a S. Costanzo, Maria Rita Zappelli.
  2. ^ Storia della Fondazione agraria, su fondazioneagraria.it.
  3. ^ Alessandra Migliorati, Itinerari d'Arte dell'Ottocento in Umbria, 2006.
  4. ^ tci, Umbria.
  5. ^ I tre chiostri, su fondazioneagraria.it.
  6. ^ Galleria Tesori d'Arte della Fondazione Agraria di Perugia, su fondazioneagraria.it.
  7. ^ Marie-Louise Blumer, Catalogue des peintures transportées d'Italie en Francce de 1796 à 1814, p. 244-348, dans Bulletin de la Société de l'art français, 1936, fascicule 2.
  8. ^ Notice de tableaux dont plusieurs ont été recueillis à Parme et à Venise : exposés dans le grand salon du Musée Napoléon, ouvert le 27 thermidor an XIII, De l'imprimerie des sciences et des arts, Paris.
  9. ^ Notice des tableaux envoyés d'Italie en France par les commissaires du Gouvernement français, tome 1, p. 387-411, dans Lettres historiques et critiques sur l'Italie de Charles de Brosses, chez Ponthieu, Paris, An VII.
  10. ^ Nicole Gotteri, Enlèvements et restitutions des tableaux de la galerie des rois de Sardaigne (1798-1816), p. 459-481, dans Bibliothèque de l'école des chartes, 1995, tome 153, no 2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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