Biordo Michelotti

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Biordo Michelotti
Biordo Michelotti.jpg
Ritratto anonimo di Biordo Michelotti conservato nel Palazzo dei Priori di Perugia
Signore di Perugia
In carica 5 agosto 1393 –
10 marzo 1398
Predecessore nessuno
Successore Stato Pontificio
Trattamento Signore
Altri titoli Capitano generale della Repubblica di Firenze
Nascita Perugia, 1352
Morte Perugia, 10 marzo 1398
Dinastia Michelotti
Padre Michelotto Michelotti
Madre Baldina
Consorte Giovanna Orsini
Figli Guido (naturale)
Religione Cattolicesimo
Biordo Michelotti
NascitaPerugia, 1352
MortePerugia, 1398
Cause della morteAssassinio
Luogo di sepolturaChiesa di San Francesco al Prato, Perugia
Dati militari
Paese servitoFlag of Milan.svg Signoria di Milano
FlorenceCoA.svg Repubblica di Firenze
Anni di servizio15 (1383-1398)
GradoCondottiero
BattaglieBattaglia di Alessandria (1391) ed altre
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Biordo Michelotti, a volte riportato anche come Biondo de' Michelotti[1] (Perugia, 1352Perugia, 10 marzo 1398), è stato un condottiero italiano, signore di Perugia dal 1393 al 1398 e capitano generale della Repubblica di Firenze.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primogenito di Michelotto Michelotti e di Baldina, sposò Giovanna Orsini con la quale risiedette nel palazzo di famiglia perugino a Porta Sole, ma da lei non ebbe prole.[2] Capitano di ventura, allievo prediletto di Alberico da Barbiano, fu al servizio dei Visconti, al soldo dei quali, sotto la guida di Jacopo dal Verme, prese parte alla Battaglia di Alessandria del 1391[1], poi della Repubblica di Firenze, per la quale ricoprì brevemente, dopo la morte di Giovanni Acuto, la carica di capitano generale. Nel 1392 molti feudi limitrofi al territorio perugino come Assisi, Deruta, Nocera, Orvieto e Todi, nel timore di perdere la loro indipendenza e di entrare nell'orbita del dominio dello Stato Pontificio, gli si assoggettarono in cambio della sua protezione militare.[3]

Nel 1393 a Perugia vi furono alcuni tumulti e prevalse la fazione popolare dei raspanti contro l'avversa parte dei beccherini, di nobile estrazione. Questi ultimi vennero, quindi, esiliati e costretti a ritirarsi nei propri feudi di campagna. Una commissione di venticinque cittadini si pose al governo della città e questi chiesero al Michelotti, accolto con tutti gli onori in città, di presiederne il governo. In breve nacque una prima signoria ricordata per la sua brevità ma anche caratterizzata da un periodo di importanti riforme. Biordo, preoccupato di estendere i suoi possedimenti, confermo l'autorità dei priori e delle istituzioni comunali.[4]

Il 24 gennaio 1398 si parlava ancora a Firenze di una situazione militare e politica non favorevole al Michelotti che, pur detenendo Assisi, Castel della Pieve, Gualdo Tadino, Nocera, Orvieto, Perugia, Spello, Todi e Trevi, incontrava difficoltà a presidiare i relativi contadi tra loro non contigui. Tornato a Perugia il 10 marzo, nella sua dimora di Porta Sole, fu ucciso da alcuni congiurati guidati dall'abate di S. Pietro, Francesco Guidalotti, che, accolto amabilmente in casa, con un forte abbraccio offrì le spalle del Michelotti ai pugnali dei sicari introdotti come uomini del suo seguito.

La notizia della morte del signore di Perugia, gridata in piazza da Armanno di Golino per suscitare plauso, provocò solo sgomento tra la popolazione; Sighinolfo, fratello dell'ucciso, e altri parenti massacrarono alcuni responsabili e i loro congiunti non ancora fuggiti, svuotando e incendiando le loro case. In breve la signoria, che aveva ampliato in pochi anni la sua influenza su gran parte dell'attuale regione Umbria, si sfaldò.[5]

Suo fratello minore Ceccolino tentò di vendicarlo e, raccolti i suoi seguaci, ritornò a Perugia accompagnando l'ingresso del nuovo signore Gian Galeazzo Visconti nel 1400. Ebbe, tuttavia, la sfortuna di imbattersi nel temibile Braccio da Montone, esiliato da Biordo Michelotti, a cui aveva rifiutato i servigi, che lo uccise ponendo fine alla saga della famiglia e favorendo il ritorno al potere della nobile casata dei Baglioni.[6]

Biordo Michelotti venne inumato nella cappella di famiglia nella chiesa di San Francesco al Prato di Perugia.

50 anni dopo la morte del Michelotti, il 27 marzo 1448, Roberto Caracciolo predicò contro la vanità dei nobili di ornare le tombe familiari con distinzioni varie e condannò la statua del Michelotti, «quale era a cavallo con una bachetta in mano, che stava nella capella sua de relievo» (Cronaca della città di Perugia..., p. 600), alla rimozione e alla dispersione in un «cimiterio» imprecisato. Frutto d'invenzione sono sia il ritratto del Michelotti, conservato nella Biblioteca Augusta, sia la scena del suo trionfo, dipinta nel 1874 sul sipario del teatro Morlacchi di Perugia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mallett Michael, Signori e mercenari - La guerra nell'Italia del Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 2006, p. 65, ISBN 88-15-11407-6.
  2. ^ Fabretti, p. 150.
  3. ^ Fabretti, p. 152.
  4. ^ Gurrieri, p. 39.
  5. ^ Gurrieri, p. 40.
  6. ^ Braccio da Montone, p. 55.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Braccio da Montone. Le compagnie di ventura nell'Italia del XV secolo, Centro Studi Storici, Narni, 1993.
  • Ariodante Fabretti, Biografie dei capitani venturieri dell'Umbria, Forni, Bologna, 1987.
  • Ottorino Gurrieri, Storia di Perugia, Simonelli, Perugia, 1982.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]