Nicola Danzetta

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Nicola Danzetta
Danzetta.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XI

Deputato del Regno d'Italia
Legislature VIII, IX, X, XI

Sindaco di Perugia
Durata mandato 1860 –
3 maggio 1861
Predecessore nessuno
Successore Reginaldo Ansidei

Dati generali
Partito politico Destra storica
Titolo di studio dottore in giurisprudenza
Professione amministratore

Nicola Danzetta (Corciano, 6 maggio 1820Perugia, 26 marzo 1895) è stato un patriota e politico italiano Sindaco di Perugia dal 1860 al 1861.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Conseguì il dottorato in giurisprudenza nell'Università di Perugia nel 1840. Nel 1841 divenne amministratore del Collegio della mercanzia e nel 1843 cassiere di un istituto di credito privato, dal quale ebbe origine la Cassa di risparmio di Perugia. Nel 1845 fu iniziato in Massoneria assieme a suo fratello Pompeo nella Loggia "La Fermezza" di Perugia, della quale faceva parte suo padre Fabio, e che dopo il 1860 si riuniva a Palazzo Danzetta, ma la lasciò alla fine dell'anno perché repubblicana e di Rito scozzese, per fondare con altri fratelli la Loggia "Fede e Lavoro", filogovernativa e di Rito simbolico. Con la fusione delle due logge nel 1881, fu tra i fondatori della loggia "Francesco Guardabassi"[1]. Liberale, prese parte ai falliti moti del 1848, e per questo venne arrestato e condannato a otto mesi di prigionia nel carcere di San Domenico, attualmente una delle più belle chiese di Perugia.

Nel giugno 1859 fece parte del governo provvisorio istituito dopo l'insurrezione contro lo Stato pontificio.

Con il ritorno del papa fu definitivamente condannato, ma riuscì a fuggire a Firenze. Fu il primo sindaco di Perugia dopo l'arrivo dei Piemontesi nel 1860. Membro del Parlamento Italiano, fu rieletto nel 1865, 1867, 1870. Fu, anche, consigliere comunale di Corciano, sua effettiva residenza.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.92.