Rocca Paolina

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Coordinate: 43°06′30″N 12°23′17″E / 43.108333°N 12.388056°E43.108333; 12.388056

Rocca Paolina
La Rocca Paolina e Porta Marzia
La Rocca Paolina e Porta Marzia
Ubicazione
Stato bandiera Stato Pontificio
Stato attuale Italia Italia
Regione Umbria Umbria
Città Perugia
Informazioni generali
Tipo Fortezza
Stile rinascimentale
Costruzione 1540-1543
Costruttore Antonio da Sangallo il Giovane
Materiale conci e laterizi

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Veduta della fortezza in un dipinto del XIX secolo

La Rocca Paolina è una fortezza della città di Perugia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita tra il 1540 e il 1543 per volere del papa Paolo III e ha rappresentato, fino al 1860, il simbolo del potere pontificio sull'antica città. La costruzione, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, venne realizzata su quelle che erano le case dei Baglioni, in seguito alla loro rivolta contro il papa, ed occupava ampia parte del versante sud di Perugia. Per la sua costruzione furono utilizzati i materiali dell'antico borgo di Santa Giuliana, demolito per intero con relative chiese e conventi, mentre le case, vie, torri e cortili ricadenti nel perimetro del nuovo edificio furono inglobati e coperti con possenti volte, costituendone il piano interrato.[1]

In parte distrutta nel 1848, ricostruita nel 1860 per volere di papa Pio IX, la Rocca fu abbattuta definitivamente nei decenni successivi all'annessione al Regno d'Italia, offrendo lo spazio per la costruzione di molti edifici e sistemazioni ottocentesche (piazza Italia, via Masi, giardini Carducci, viale Indipendenza).

Con tali vasti sconvolgimenti urbanistici, dell'antica Rocca (articolata in tre parti: il Palazzo Papale, il "Corridore" e la "Tenaglia") rimasero solo i sotterranei del Palazzo Papale. Questi furono finalmente interessati da lavori di rimozione delle macerie nel 1932 e conclusi nel 1965, aprendosi al pubblico quale "città sotterranea" di grande fascino e suggestione.

Dal 1983. infine, la fortezza è attraversata dal percorso pedonale meccanizzato (scale mobili) che dalla stazione bus, lungo la circonvallazione extramurale, raggiunge l'acropoli etrusca. Oggi i suoi grandi e singolari spazi sono utilizzati, durante l'anno, per diverse manifestazioni culturali.[2]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La fortezza si articolava in tre parti: il Palazzo Papale, il Corridore e la Tenaglia rivolta verso la campagna. L'architetto ebbe comunque la sensibilità di incastonare nelle nuove muraglie a mattoni l'antica architettura etrusca denominata Porta Marzia, che ancora campeggia lungo l'omonima via. La costruzione della Rocca Paolina comportò la demolizione di circa trecento case (l'intero borgo di S. Giuliana), dei palazzi dei Baglioni -la famiglia al tempo dominante la città e leader della rivolta - di varie torri e chiese tra cui la quattrocentesca Santa Maria dei Servi che le testimonianze del tempo reputavano la più bella della città.

Veduta dell'ingresso nella rocca da Porta Marzia

La Rocca Paolina con la sua mole sinistra rappresentò fino al 1861 (Unità d'Italia) il simbolo del potere papale sull'antico libero comune. Con l'Unità la Rocca fu oggetto di sistematiche demolizioni dopo una prima fase già avutasi coi moti del 1848, protrattesi fino alla fine del secolo, che portarono alla cancellazione di tutte e tre le parti anzidette. Solo il cinquecentesco Palazzo Papale fu sostituito con l'attuale Palazzo della Provincia, coi vicini palazzi e giardini delle sistemazioni Ottocentesche, poggianti sulle antiche strutture medievali -dette all'inizio- preesistenti alla fortezza. Rimasta interrata e dimenticata per diversi decenni, nel 1932 vide iniziare lavori di svuotamento, completati nel 1965. Dal 1983 la Rocca Paolina è attraversata da un percorso di scale mobili che collegano la base dell'Acropoli etrusco-romana (Piazza Partigiani) con il suo cuore in Piazza Italia.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca Paolina è celebre per una delle più famose poesie di Giosuè Carducci dal titolo Il canto dell'amore.


L'antico borgo medievale inglobato nella rocca
« Oh bella a' suoi be' dí Rocca Paolina

Co' baluardi lunghi e i sproni a sghembo!
La pensò Paol terzo una mattina
Tra il latin del messale e quel del Bembo.
— Quel gregge perugino in tra i burroni
Troppo volentier— disse — mi si svia.
Per ammonire, il padre eterno ha i tuoni
Io suo vicario avrò l'artiglieria. »

(Giosuè Carducci, Il canto dell'amore)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gurrieri, p. 21
  2. ^ Fressoia, p. 32

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • O. Gurrieri, "La Rocca Paolina in Perugia - guida illustrata", Azienda Autonoma Turismo, Perugia, 1965
  • F. Palombaro-P. Camerieri, "Un falso d'autore", ed Provincia di Perugia, 1988.
  • AA. VV., "La Rocca Paolina di Perugia. Studi e Ricerche", Perugia, Electa Editori Umbri, 1992.
  • L. Fressoia, "La Rocca Paolina di Perugia", Calzetti & Mariucci Editori, Perugia, 1993.
  • D. Bonella-A. Brunori, A. Ciliani, La Rocca Paolina - nella storia e nella realtà contemporanea - Visita guidata, Guerra Edizioni, Perugia, 2002 (contiene all'interno una ricostruzione grafica del quartiere rinascimentale raso al suolo per la costruzione della Rocca).
  • Paolo e Marta Lattaioli, La Rocca Paolina in Perugia - Visita e storia, Fabrizio Fabbri Editore, Perugia, 2004.
  • F. Palombaro-P. Camerieri, "Progetto e realizzazione della Rocca Paolina di Perugia - una macchina architettonica di Antonio da Sangallo il Giovane", editore Era Nuova, collana Istrice, edizione 2002.

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