Olof Palme

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Olof Palme
Olof Palme 1974 (cropped).jpg
Olof Palme nel 1974

Svezia Primo ministro della Svezia
Durata mandato 14 ottobre 1969 –
8 ottobre 1976
Monarca Gustavo VI Adolfo di Svezia Carlo XVI Gustavo di Svezia
Predecessore Tage Erlander
Successore Thorbjörn Fälldin

Durata mandato 8 ottobre 1982 –
1º marzo 1986
Monarca Carlo XVI Gustavo di Svezia
Predecessore Thorbjörn Fälldin
Successore Ingvar Carlsson

Dati generali
Partito politico Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia
Università Università di Stoccolma Kenyon College
Firma Firma di Olof Palme

Sven Olof Joachim Palme (pron. ˈuːlɔf ˈpalˌmɛ; Stoccolma, 30 gennaio 1927Stoccolma, 1º marzo 1986) è stato un politico svedese, leader del Partito Socialdemocratico Svedese e primo ministro della Svezia in carica al momento della sua morte per omicidio, durante un attentato nella tarda sera del 28 febbraio 1986.

Durante la sua carriera politica fu presidente del Partito Socialdemocratico dal 1969 al 1986, diverse volte ministro, primo ministro della Svezia dal 14 ottobre 1969 all'8 ottobre 1976, membro del parlamento dal 1976 al 1982 e poi di nuovo primo ministro dall'8 ottobre 1982 fino al giorno del suo assassinio, tuttora irrisolto, sebbene si sospetti il coinvolgimento di elementi dell'estrema destra. Gli succederà Ingvar Carlsson. Pragmatico e deciso, condusse una vita politica coraggiosa e rischiosa in chiave internazionale, opponendosi alla guerra nel Vietnam, all'apartheid e alla proliferazione delle armi nucleari. Intrattenne buoni rapporti col blocco comunista (pur criticandone duramente il totalitarismo), con la Cuba di Fidel Castro, il Cile di Salvador Allende, manifestando una decisa opposizione diplomatica al governo dittatoriale di Augusto Pinochet, instauratosi nel paese sudamericano dopo la morte violenta di Allende durante il golpe del 1973 voluto dagli USA[1], e con i paesi non allineati. Fu nominato nel 1986 come mediatore dell'ONU nella guerra Iran-Iraq.[2] Venne candidato anche alla carica di Segretario Generale delle Nazioni Unite, fu vicepresidente dell'Internazionale Socialista, e favorì l'integrazione europea. In politica interna contribuì alla crescita e al rafforzamento della socialdemocrazia di tipo nordico (modello svedese), propugnando l'avvento di un tipo di economia pianificata in un contesto di socialismo democratico, cogestione delle grandi imprese e sindacalismo.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Stoccolma da una famiglia di origini baltiche, di condizione medio-alta e ideologia conservatrice. Frequentando l'Università di Stoccolma aderisce all'associazione degli studenti socialdemocratici. Perde il padre all'età di 5 anni. Laureatosi nel 1951, Palme diviene presto, grazie alla personalità carismatica unita alla sua carica umana, presidente dell'Unione degli Studenti Svedesi, associazione legata al Partito socialdemocratico svedese.[4]

Palme nel 1957

Olof Palme era solito passare le sue vacanze estive insieme alla sua famiglia sull'isola di Fårö. Dal 1955 al 1985, per trent'anni lo fece ininterrottamente. Non risulta che abbia mai intrattenuto rapporti personali con Ingmar Bergman, suo coinquilino importante. Non esistono foto, testimonianze, articoli sui giornali che parlino di avvenuti incontri tra i due sull'isola di Fårö, mentre sono documentati incontri in occasione di eventi ufficiali ai quali i due presenziarono contemporaneamente a Stoccolma. Probabilmente Ingmar Bergman non cercò mai d'incontrare Olof Palme perché imputava a lui e al suo governo socialdemocratico parte della responsabilità per l'accusa di frode fiscale che gli piovve addosso nel 1975. Un monumento realizzato in pietra locale eretto sull'isola ricorda la figura politica di Olof Palme.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Olof Palme, notato dal primo ministro Tage Erlander, diviene suo segretario, e nel 1961, capo della divisione di gabinetto. Nel 1962 è ministro delle Comunicazioni; e nel 1965 per l'Educazione e gli Affari culturali.[4]

Contribuisce in maniera efficiente al radicamento del modello svedese, basato su un welfare generoso e capillare, con l'obiettivo di sostenere il cittadino “dalla culla alla tomba”. Nemmeno i governi di centro-destra metteranno in crisi l'orientamento socialdemocratico della Svezia.[4] Si accentua la neutralità svedese e la sua cultura libertaria e centrata sul rispetto dei diritti civili (Onbudsman, il Difensore Civico era nato proprio in Svezia nel 1809) e umani in genere, e sull'accoglienza degli stranieri. In molte di queste scelte, determinante è l'iniziativa di Olof Palme: nel 1969 è eletto presidente del Partito socialdemocratico. In quegli anni, il diritto d'asilo che egli concede a tanti giovani americani renitenti alla leva, in quanto contrari alla guerra in Vietnam, rende più difficili le relazioni con gli USA.[4]

Governo Palme I[modifica | modifica wikitesto]

« Il capitalismo è una pecora che va tosata periodicamente, ma non ammazzata. »
(Olof Palme[5])

Nel 1969 Palme è nominato Primo ministro. Il primo governo Palme (1969-1976) si caratterizza per l'accentuazione del carattere già egualitario della politica fiscale. La pressione fiscale complessiva per il lavoratore medio svedese arriverà a incidere addirittura sul 64% del suo reddito (questo già anni prima l'ascesa politica di Palme); tuttavia i redditi più alti pagavano una percentuale di imposte più che proporzionale rispetto ai redditi più bassi, anche a fini di ridistribuzione del reddito (senza le esagerazioni di vari governi socialisti mediterranei degli anni '80). I livelli di corruzione rimasero sempre molto bassi e la rete di welfare risulta tuttora molto efficiente.[4]

Palme e John Löfblad al Congresso svedese (6 gennaio 1978)

Palme sostiene in questi anni il “piano Meidner”, elaborato nel 1971 dall'economista Rudolf Meidner, vicino alla LO, principale sindacato svedese, particolare esperimento di socializzazione che non una grande proprietà pubblica né una statalizzazione forzata con aziende totalmente pubbliche; esso prevedeva il graduale trasferimento a fondi gestiti dai sindacati, di sempre maggiori quote del capitale azionario delle grosse imprese (configurandosi come un'originale cooperazione-cogestione con partecipazione agli utili e azionariato popolare tra dipendenti su spinta dello Stato) e fu uno dei progetti più audaci del socialismo riformista europeo. Tuttavia non riuscì mai ad essere messo completamente in pratica, né la Svezia adottò una totale economia pianificata di tipo collettivista o mista.[4]

Intorno alla metà degli anni Settanta, dopo una fase in cui la crisi petrolifera del 1973 non sembra avere ripercussioni sulla Svezia, con inflazione bassa e crescita di profitti e salari, la spesa pubblica eccessiva e gli alti contributi dei datori di lavoro privati ai fondi pensione producono un forte aumento dell'inflazione; alcuni settori tradizionalmente forti dell'economia sono colpiti dalle conseguenze della crisi del petrolio. Questo portò alla vittoria dei conservatori alle elezioni del 1976, i quali tuttavia non incisero più di tanto sul sistema economico; nel 1982, dopo la nuova vittoria socialdemocratica, Palme tornò premier.[4]

Governo Palme II[modifica | modifica wikitesto]

« La questione non è se vi debba essere economia di piano e più democrazia nella vita economica, ma come elaborare la prima ed organizzare la seconda. »
(Discorso pronunciato a Stoccolma nel 1984[3])

Nell'autunno 1982, quasi in contemporanea al trionfo di Felipe González in Spagna, e un anno dopo le vittorie di Mitterrand in Francia e del PASOK di Andreas Papandreou in Grecia (l'anno dopo sarebbe toccato a Craxi in Italia) ci fu il trionfo dei socialdemocratici, riconfermato nel 1985, nel quadro generale di ritorno al potere delle socialdemocrazie europee, nonostante altrove reggesse il modello neoliberista reaganiano e thatcheriano. Il modello svedese comincia a perdere terreno in tempi di crisi ricorrenti, “stagflazione” e globalizzazione. Palme ripropone il piano Meidner, che sarà attuato parzialmente dai successori, in quanto egli non riuscità a vederlo realizzato.[4]

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Olof Palme morì assassinato nel 1986. L'omicidio, il primo del genere nella storia della Svezia moderna, fu un grande trauma nazionale e politico; avvenne nel pieno centro di Stoccolma in via Sveavägen la sera del 28 febbraio 1986, mentre Palme stava rientrando a casa insieme alla moglie Lisbeth dopo essere stato al cinema; alle ore 23:21 un uomo, nascosto nell'ombra, gli sparò due colpi di 357 Magnum alla schiena mentre gridava imprecazioni contro di lui.[2] La morte di Palme fu ufficialmente dichiarata il 1º marzo, sei minuti dopo la mezzanotte, per effetto di un solo colpo. La moglie fu ferita dal colpo andato a vuoto, ma di striscio e senza gravi conseguenze. Quel giorno Palme era apparso preoccupato e nervoso dopo alcuni colloqui diplomatici, ma aveva congedato la scorta.[2] Poco prima aveva concesso la sua ultima intervista, uscita postuma e intitolata Siamo tutti in pericolo.[4] La salma di Palme è sepolta nel cimitero della chiesa di Adolf Friedrik a Stoccolma, mentre una targa commemorativa è stata apposta nel punto esatto in cui cadde il suo corpo dopo gli spari.

Comizio di Olof Palme a Mora, il 1º agosto 1985

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

L'istruttoria processuale per il suo assassinio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia e non è stata ancora chiusa, dal momento che il suo assassino non è stato ancora catturato. Un sospettato, Christer Pettersson, alcolizzato e tossicodipendente, riconosciuto dalla moglie di Palme pur con alcune incertezze (secondo alcuni il confronto all'americana fu viziato e ci furono depistaggi, e gli altri testimoni non lo riconobbero), fu sottoposto a processo con l'accusa di essere l'assassino e condannato all'ergastolo dalla Pretura di Stoccolma, ma fu successivamente prosciolto dalla Corte d'Appello per insufficienza di prove. Il proscioglimento fu definitivamente confermato dalla Corte Suprema nel 1998. Nel frattempo Petterson rilasciò un'intervista, dopo che fu assolto in appello, nella quale sosteneva di essere lui l'assassino, tuttavia smentì quasi subito. Dopo la sua morte, in un documentario televisivo si è sostenuto che avesse confessato ad un giornalista di aver sparato a Palme, ma che non volesse uccidere lui ma uno spacciatore che aveva lo stesso cappotto; si sarebbe trattato di uno scambio di identità, quindi il fatto di camminare in borghese e senza scorta al buio sarebbe stato fatale a Palme.[6] Questa versione però presenterebbe molte lacune.[7]

Pettersson morirà per problemi di droga nel 2004, sebbene si parlò di un pestaggio ad opera della polizia: trovato ferito con ematomi alla testa seguiti a una crisi epilettica, muore dopo alcuni giorni di coma, per emorragia cerebrale; il giorno prima del suo ricovero, contattò il figlio di Palme, Marten, affermando di volergli rivelare qualcosa sull'omicidio del politico.[2]

Targa commemorativa di Olof Palme posta presso il luogo in cui fu assassinato.

Le altre piste[modifica | modifica wikitesto]

Diverse ipotesi sono state avanzate riguardo al movente (estremismo politico di stampo neofascista, omicidio su commissione del governo sudafricano a cui Palme si era opposto perorando la causa dell'African National Congress, delitto voluto dagli Stati Uniti, motivi politici ed economici, fino al suo ruolo mondiale come inviato di pace delle Nazioni Unite; ipotizzati anche possibili motivi personali o il gesto di uno squilibrato, ecc.) e alle responsabilità dell'assassinio, fra le quali una pista italiana ipotizzata dallo scrittore portoghese Luís Miguel Rocha nel libro La morte del Papa, che lo vedrebbe ucciso per mano o tramite il coinvolgimento della P2 assieme a Papa Giovanni Paolo I, ad Aldo Moro e al primo ministro portoghese Francisco Sá Carneiro: «Tell our friend the Swedish palm will be felled», cioè "Informa il nostro amico che la palma svedese sarà abbattuta" era infatti il testo di un telegramma di Licio Gelli a Philip Guarino, uomo vicino a George H.W. Bush nonché ex prete cattolico vicino all'estrema destra, datato 25 febbraio 1986.[2][8]

Secondo una variante di questa pista, i mandanti sarebbero le dittature sudamericane, forse quella di Pinochet, per punire Palme del sostegno dato agli esuli perseguitati. I servizi segreti di Santiago, coinvolti in altri omicidi (Eduardo Frei Montalva, Carlos Prats, Orlando Letelier, forse Pablo Neruda), avrebbero utilizzato come sicario Roberto Thieme Schiersand, neofascista cileno a capo del gruppo paramilitare Patria y Libertad, finanziato dalla CIA.[9]

Della stessa faccenda si è occupato uno speciale del TG1 RAI del luglio 1990, in cui si ipotizzava un coinvolgimento della CIA e della P2, o di gruppi segreti stay behind svedesi, come il cosiddetto piano Informationsbyrån o la Sveaborg (unità composte da militari e paramilitari di idee fortemente anticomuniste, e legati all'Operazione Gladio).[2][10]

Altre piste ipotizzarono anche servizi segreti di paesi comunisti come il KGB, risentiti per le critiche che Palme faceva non solo alle potenze occidentali ma anche al mondo oltre la "cortina di ferro", offrendo una valida alternativa socialista al comunismo di stampo marxista-leninista.[11] Tra presunte confessioni e false piste, si tirarono in ballo anche i servizi segreti jugoslavi, indipendentisti croati, i curdi del PKK, il Mossad. Per quanto riguarda il PKK, partito considerato allora terroristico e messo fuori legge da Palme, il leader Abdullah Ocalan ha affermato di non essere coinvolto, ma ammise la possibile partecipazione di scissionisti guidati dalla sua ex moglie.[12]

Pista neofascista-industriale[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore e criminologo Leif G. W. Persson, nel suo romanzo (che lui stesso dice essere solo parzialmente un'opera di fantasia essendo basato, in buona parte, su documenti della polizia normalmente non accessibili) del 2007 In caduta libera, come in un sogno, ipotizza che la responsabilità dell'omicidio sia da attribuirsi a schegge impazzite (elementi neonazisti) dei servizi segreti svedesi, che ritenevano Palme una spia sovietica, o forse agirono su mandato di alcuni industriali ostili alle politiche socializzanti palmiane, utilizzando un poliziotto della scorta di Palme (quella sera non presente per scelta del primo ministro) come sicario o fiancheggiatore.[13] Nel 2012 Eva Rausing, moglie di Hans Christian Rausing (erede del colosso economico Tetra Pak) affermò di essere venuta a conoscenza del nome del killer e del luogo dove era stata nascosta l'arma, ma morì poco dopo per overdose di stupefacenti a Londra, nella sua casa del quartiere Belgravia. Anche le morti della Rausing e di Larsson sono, da alcuni, considerate misteriose e sospette come quella di Petterson.[14] Secondo lo scrittore Gunnar Wall, con cui la donna aveva parlato, la Rausing sosteneva che il mandante fosse un imprenditore svedese che temeva le riforme socialiste di Palme.[15]

Tomba di Olof Palme

Il codice penale svedese prevede un limite di 25 anni per lo svolgimento dell'istruttoria processuale per omicidio, ovvero fino al 2011, anno dopo il quale il caso è stato archiviato. L'arma del delitto non è mai stata trovata. Tuttavia il caso è stato riaperto nel 2014, in seguito a una modifica di legge e alla lettura di appunti che il giallista svedese Stieg Larsson, prima di morire nel 2004 per cause naturali, aveva consegnato alla polizia. Larsson sospettava di coinvolgimento diretto un ex ufficiale svedese con simpatie neofasciste e legato ai servizi segreti sudafricani del periodo dell'apartheid, Bertil Wedin (promotore di un depistaggio proveniente dalla Turchia, in cui accusava i curdi), trasferitosi a Cipro poco prima dell'omicidio Palme e condannato in Inghilterra per spionaggio e altri reati, tra cui coinvolgimento (con altri tra cui l'ufficiale Craig Williamson) in due attentati dinamitardi ai danni di sedi estere dell'African National Congress a Londra e Stoccolma, oltre che sospettato di cospirazione per tentare di uccidere Oliver Tambo, ma amnistiato in Sudafrica dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione voluta da Nelson Mandela.[16]

Nel 2016 un'inchiesta giornalistica su Bertil Wedin ha dimostrato che l'alibi di Alf Enerström (nato nel 1929), anziano medico ed estremista di destra legato a Wedin e sospettato di essere il vero killer (non si sa se fosse presente anche Petterson come appoggio), ossia che al momento dell'omicidio era a casa della fidanzata di allora, era invece falso, come dimostrato da un'intervista alla donna, rintracciata dopo molti anni. Durante le ore vicine alla morte di Palme, Enerström si allontanò in realtà in cerca di un parchimetro (nonostante fossero in giornata in cui la sosta era gratuita in quella zona) e non tornò per molto tempo, mostrando poi al rientro a tarda notte, a detta dell'ex fidanzata, un "atteggiamento strano" e inquietante. Lei non gli chiese nulla e mentì per lui fornendogli l'alibi, principalmente per paura delle sue frequenti reazioni violente.[4][17] L'uomo vive in Svezia, ma non è stato comunque incriminato, mancando prove sicure. Bertil Wedin vive invece dal 1986 nella Repubblica di Cipro Nord sotto amministrazione turca, dove non esiste estradizione. Ha affermato di detestare Palme ma di non essere coinvolto col delitto.[18]

Palme nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

  • Olof Palme viene più volte citato da Stieg Larsson nei libri della trilogia di Millennium, per quanto riguarda ricostruzioni storiche sulla politica svedese.
  • La vicenda Palme è al centro del citato romanzo di Leif G.W. Persson, In caduta libera, come in un sogno. La caduta dello Stato sociale, parte III, 2008 (Faller fritt som i en dröm, 2007), edito da Marsilio Editori, con traduzione di Giorgio Puleo

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per l'eccezionale contributo alla lotta contro l'apartheid e per un mondo giusto.»
— 10 dicembre 2002[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Olof Palme: una vida ejemplar, una muerte anunciada
  2. ^ a b c d e f Olof Palme, un caso ancora aperto
  3. ^ a b Olof Palme e il socialismo democratico: 30 anni dopo
  4. ^ a b c d e f g h i j Fabrizio Federici, Olof Palme, l'omicidio trent'anni fa. Perché avremmo ancora bisogno di lui
  5. ^ Citato in Aldo Garzia, Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo, 2007
  6. ^ Håård, Lennart (2006-02-26). "Han erkände – före sin död" He confessed - before he died. Aftonbladet (in Swedish). Retrieved 26 January 2016.
  7. ^ Dagens Nyheter debunking the documentary (Swedish) Archived July 11, 2007, at the Wayback Machine.
  8. ^ Dall'audizione di Ennio Remondino presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 72ª seduta, 4 luglio 2000 (presidente Giovanni Pellegrino)
  9. ^ Ny bog: Chilensk fascistleder myrdede Olof Palme
  10. ^ Storia e parti dell'inchiesta RAI di Ennio Remondino del 1990 su P2 e l'omicidio Olof Palme: https://www.youtube.com/watch?v=1NY7tXrLjMI
  11. ^ L'assassinio di Olof Palme, 30 anni fa
  12. ^ Ocalan says his ex-wife's splinter group may have killed Olof Palme
  13. ^ Il segreto dietro l'assassinio di Olof Palme. Intervista a Leif GW Persson, autore di “In caduta libera come in un sogno”, wuz.it, 19 settembre 2008. URL consultato il 5 maggio 2014.
  14. ^ Il caso Palme risolto dall'aldilà? Olof Palme, riaperto il caso grazie a Stieg Larsson
  15. ^ Il segreto di Lady Tetrapak
  16. ^ TRUTH AND RECONCILIATION COMMISSION - AMNESTY COMMITTEE - APPLICATION IN TERMS OF SECTION 18 OF THE PROMOTION OF NATIONAL UNITY AND RECONCILIATION ACT, NO. 34 OF 1995.
  17. ^ Svezia, a 27 anni dall'omicidio Palme crolla l'alibi di un sospettato chiave
  18. ^ Bertil Wedin: ”I am not the murderer”
  19. ^ Sito web della Presidenza della Repubblica: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Antman e Pierre Schori, Olof Palme : den gränslöse reformisten, Stockholm, Tiden, 1996, ISBN 91-518-2948-7.
  • Claes Arvidsson, Olof Palme : med verkligheten som fiende, Stockholm, Timbro, 2007, ISBN 978-91-7566-539-9.
  • Erik Åsard, Politikern Olof Palme, Stockholm, Hjalmarson & Högberg, 2002, ISBN 91-89080-88-2.
  • Henrik Berggren, Underbara dagar framför oss – En biografi över Olof Palme, Stockholm, Norsteds, 2010, ISBN 978-91-1-301708-2.
  • Gunnela Björk, Olof Palme och medierna, Umeå, Boréa, 2006, ISBN 91-89140-45-1.
  • Ann-Marie Ekengren, Olof Palme och utrikespolitiken : Europa och Tredje världen, Umeå, Boréa, 2005, ISBN 91-89140-41-9.
  • Björn Elmbrant, Palme, 2nd, Stockholm, Fischer, 1996, ISBN 91-7054-797-1.
  • Gunnar Fredriksson, Olof Palme, Stockholm, Norstedt, 1986, ISBN 91-1-863472-9.
  • Jonas Gummesson, Olof Palmes ungdomsår : bland nazister och spioner, Stockholm, Ekerlid, 2001, ISBN 91-88595-95-1.
  • Hans Haste, Lars Erik Olsson, Lars Strandberg e Arne Adler, Boken om Olof Palme : hans liv, hans gärning, hans död, Stockholm, Tiden, 1986, ISBN 91-550-3218-4.
  • Håkan Hermansson e Lars Wenander, Uppdrag: Olof Palme : hatet, jakten, kampanjerna, Stockholm, Tiden, 1987, ISBN 91-550-3340-7.
  • Christer Isaksson, Palme privat : i skuggan av Erlander, Stockholm, Ekerlid, 1995, ISBN 91-88594-36-X.
  • Annette Kullenberg, Palme och kvinnorna, Stockholm, Brevskolan, 1996, ISBN 91-574-4512-5.
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  • Ingrid Malm-Andersson, Olof Palme : en bibliografi, Hedemora, Arbetarrörelsens arkiv och bibliotek, 2001, ISBN 91-7844-349-0.
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  • Bertil Östergren, Vem är Olof Palme? : ett politiskt porträtt, Stockholm, Timbro, 1984, ISBN 91-7566-037-7.
  • Claës Palme, Olof Palme, Helsinki, Kirjayhtymä, 1986, ISBN 951-26-2963-1.
  • Olof Palme, Sveriges utrikespolitik : anföranden, Stockholm, Tiden, 1984, ISBN 91-550-2948-5.
  • Olof Palme, Politik är att vilja, 3rd, Stockholm, Prisma, 1986, ISBN 91-518-2045-5.
  • Olof Palme, Att vilja gå vidare, 2nd, Stockholm, Tiden, 1986, ISBN 91-550-3224-9.
  • Olof Palme, Serge Richard e Nordal Åkerman, Med egna ord : samtal med Serge Richard och Nordal Åkerman, Uppsala, Bromberg, 1977, ISBN 91-85342-32-7.
  • Olof Palme e Hans Dahlgren, En levande vilja, Stockholm, Tiden, 1987, ISBN 91-550-3225-7.
  • Olof Palme, Sven Ove Hansson e Hans Dahlgren, Palme själv : texter i urval, Stockholm, Tiden, 1996, ISBN 91-518-2947-9.
  • Olof Palme, Solidaritet utan gränser : tal och texter i urval, Stockholm, Atlas, 2006, ISBN 978-91-7389-219-3.
  • Thage G. Peterson, Olof Palme som jag minns honom, Stockholm, Bonnier, 2002, ISBN 978-91-0-058042-1.
  • Dieter Strand, Palme mot Fälldin : rapporter från vägen till nederlaget, Stockholm, Rabén & Sjögren, 1977, ISBN 91-29-50309-4.
  • Dieter Strand, Palme igen? : scener ur en partiledares liv, Stockholm, Norstedt, 1980, ISBN 91-1-801351-1.
  • Dieter Strand, Med Palme : scener ur en partiledares och statsministers liv, Stockholm, Norstedt, 1986, ISBN 91-1-861431-0.
  • Lars B. Svedgård, Palme : en presentation, Stockholm, Rabén & Sjögren, 1970.
  • Birgitta Zachrisson, Tom Alandh e Björn Henriksson, Berättelser om Palme, Stockholm, Norstedt, 1996, ISBN 91-1-960002-X.

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Garzia, Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo, Editori Riuniti, 2007
  • Leif G.W. Persson, In caduta libera come in un sogno (romanzo-inchiesta, trilogia La caduta dello Stato sociale), Marsilio, 2008
  • Olof Palme, Tra utopia e realtà: Olof Palme e il socialismo democratico. Antologia di scritti e discorsi (a cura di Monica Quirico), Editori Riuniti Univ. Press, 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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