Gian Galeazzo Visconti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Gian Galeazzo Visconti
Gian Galeazzo Visconti.jpg
Incisione di Gian Galeazzo, "Grande illustrazione del Lombardo-Veneto ossia storia delle città, dei borghi, comuni, castelli, ecc. fino ai tempi moderni", Cesare Cantù, Corona e Caimi Editori, 1858
Duca di Milano
Stemma
In carica 13951402
Predecessore titolo inesistente
Successore Giovanni Maria Visconti
Signore di Milano
In carica 13851395
Predecessore Bernabò Visconti
Successore titolo confluito nel Ducato di Milano
Signore di Pavia
In carica 13781385
Nome completo Gian Galeazzo Visconti
Altri titoli Signore/Conte di Alba, Alessandria, Asti, Bellinzona, Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia e Val Camonica, Bobbio, Como (con Valtellina e Bormio), Crema, Cremona, Borgo San Donnino, Feltre, Lecco, Lodi, Mondovì (con Cuneo e Cherasco), Novara, Parma, Pisa, Siena, Assisi, Conte di Pavia, Perugia, Piacenza, Pieve di Cadore, Pontremoli, Reggio Emilia, Tortona, Valenza, Verona, Vertus, Vercelli, Vicenza, Vigevano e delle valli del Boite
Nascita Pavia, 16 ottobre 1351
Morte Melegnano, 3 settembre 1402
Sepoltura Certosa di Pavia
Dinastia Visconti
Padre Galeazzo II Visconti
Madre Bianca di Savoia
Consorte Isabella di Valois
Caterina Visconti
Figli Gian Galeazzo
Valentina
Azzone
Carlo
Giovanni Maria
Filippo Maria
Gabriele Maria (legittimato)
Antonio (illegittimo)

Gian Galeazzo Visconti, detto Conte di Virtù dal nome di Vertus in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois (Pavia, 16 ottobre 1351Melegnano, 3 settembre 1402), è stato un politico italiano, primo Duca di Milano, nonché Signore di Milano, Verona, Crema, Cremona, Bergamo, Bologna, Brescia, Belluno, Pieve di Cadore, Feltre, Pavia, Novara, Como, Lodi, Vercelli, Alba, Asti, Pontremoli, Tortona, Alessandria, Valenza, Piacenza, Bobbio, Parma, Reggio Emilia, Vicenza, Pisa, Perugia, Siena, Assisi, Vigevano, Borgo San Donnino e delle valli del Boite.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza e ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Gian Galeazzo Visconti nacque a Pavia il 16 ottobre 1351, figlio primogenito di Galeazzo II e Bianca di Savoia. Nel gennaio del 1356, ancora bambino, fu nominato cavaliere dall'imperatore Carlo IV di Lussemburgo durante la sua visita a Milano. Fin da giovane diede prova di grande sagacia e di speciali attitudini militari. Alla fine di novembre del 1360 sposò Isabella di Valois, sorella di re Giovanni II di Francia, ottenendo in cambio la contea di Vertus. Questo feudo gli valse il soprannome, tra gli italiani, di "Conte di Virtù". Per questa unione il padre Galeazzo II sborsò l'immensa cifra di 500.000 fiorini d'oro. Sarà sulla base di questo matrimonio che re Luigi XII di Francia avanzerà pretese nei confronti del Ducato di Milano sotto Ludovico il Moro. Isabella morì l'11 settembre 1372 dando alla luce il quartogenito Carlo; entrambi furono seppelliti nella Chiesa di San Francesco a Pavia.

Nel 1378, alla morte del padre, Gian Galeazzo divenne il nuovo Signore di Pavia. Il 5 settembre Gian Galeazzo inviò presso papa Urbano VI una Supplica per ottenere la dispensa per il matrimonio tra suo figlio Azzone ed Elisabetta, figlia di Bernabò. I due si sarebbero sposati una volta raggiunta la debita età e Azzone sarebbe diventato l'unico erede alla Signoria di Milano. Bernabò prometteva di appoggiare il nipote nel suo tentativo di ottenere la mano di Maria di Sicilia, figlia di re Federico IV, operazione vista favorevolmente dal papa che sdegnava una donna quale nuovo sovrano dell'isola. D'altra parte Galeazzo dovette promettere allo zio che la Signoria di Milano non sarebbe passata ai figli avuti con la nuova consorte. Tuttavia il matrimonio tra Gian Galeazzo e Maria non ebbe mai luogo per l'opposizione dei baroni siciliani appoggiati da Pietro IV d'Aragona.[1] Il 29 agosto, a Pavia, Gian Galeazzo stabilì una pace con Amedeo VI di Savoia in cambio della cessione del marchesato d'Ivrea e di alcuni feudi in Piemonte, mentre gli giurarono fedeltà le città di Asti e Vercelli. Il 21 novembre la pace si trasformò in alleanza.[2]

Nel 1378 nominò Jacopo Dal Verme capitano generale dell'esercito; gli sarebbe stato fedele per i successivi trent'anni. Nel 1380 assecondò Bernabò nella lotta contro i veneziani, e nello stesso anno fu nominato vicario imperiale. Sposò la figlia di Bernabò, sua cugina Caterina.

La trappola a Bernabò[modifica | modifica wikitesto]

Vedendo minacciate le sue alleanze francesi, Gian Galeazzo mosse risolutamente contro lo zio Bernabò. Secondo il Giovio, la moglie di questi, Regina della Scala aveva istigato da tempo i suoi figli ad eliminare lo scomodo cugino che aveva ereditato i ricchi domini del padre ma questi, benché se ne fosse accorto, faceva finta di non saperlo. In compenso Gian Galeazzo prendeva ogni precauzione per evitare di essere eliminato: restrinse il numero dei domestici, ridusse la sua tavola a poche vivande che faceva assaggiare prima di consumare, costituì la sua guardia personale di veterani fedeli, non metteva piede fuori dalla porta di un castello se prima non aveva fatto esplorare i dintorni da una squadra di soldati, si mostrava devoto, debole e pusillanime andando a pregare in chiesa con una scorta armata, attirando su di sé il disprezzo dei cugini e facendosi sottovalutare dallo zio.[3]Il 6 maggio 1385, con la scusa di un pellegrinaggio al santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, si avviò da Pavia a Milano, spingendo Bernabò ad accoglierlo fuori dalla Porta Vercellina, presso l'ospedale di S.Ambrogio a Milano. Bernabò si recò all'appuntamento su una mula accompagnato solo dai figli Rodolfo e Ludovico e da pochi armati sebbene molti cercarono di dissuaderlo. Gian Galeazzo arrivò accompagnato da 500 lancieri guidati dai fedelissimi Ottone Mandelli, Bernardino da Lonato, Jacopo dal Verme, Ugolotto Biancardo e Giovanni Malaspina. Bernabò e i suoi vennero pertanto facilmente circondati e catturati dagli uomini di Gian Galeazzo che poi si impadronirono dei punti chiave di Milano, mentre la plebe veniva lasciata libera di saccheggiarne il palazzo. Il vecchio tiranno fu rinchiuso nelle segrete del Castello di Porta Giovia per poi essere trasferito il 25 maggio da Gaspare Visconti nel castello di Trezzo sull'Adda dove rimase rinchiuso per sette mesi; i figli furono imprigionati nel castello di San Colombano al Lambro. Bernabò morì il 19 dicembre tra le braccia di Donnina Porro forse per avvelenamento da una scodella di fagioli avvelenati. Aveva raggiunto i sessantadue anni e aveva signoreggiato per trenta. Il Giulini racconta che essendosi accorto di essere stato avvelenato, proruppe in gran pianto e si percosse il petto ripetendo continuamente "cor contritum et humiliatum Deus non despicies"[4], finché spirò. Gian Galeazzo tributò solenni funerali allo zio-suocero per non farne un martire.[5] Entrato in città, lasciò che il popolo saccheggiasse il palazzo di Bernabò (la Ca' de Can) presso la chiesa di San Giovanni in Conca e le residenze dei suoi figli. La rocca di Porta Romana resistette fino al giorno successivo. Il Corio afferma che al suo interno furono trovati sei carri pieni d'argento e 700.000 fiorini d'oro. Il giorno dopo il Consiglio Generale offrì la signoria della città a Gian Galeazzo. Forte di questo successo, il 23 maggio 1385 il Conte di Virtù avviò i lavori per la costruzione del Duomo di Milano.[6]

Espansione e Ducato[modifica | modifica wikitesto]

Il Signore di Milano mirò ad abbattere gli Scaligeri; conquistò Verona e Vicenza e nel 1391 fece guerra ai Carraresi. Assalito dal duca di Bavaria e dal conte di Armagnac, nel 1392 dovette accettare la pace. Negli anni seguenti unificò i vastissimi domini familiari in Lombardia, parte del Piemonte e del Veneto, Emilia e alcune città dell'Italia centrale.

Gian Galeazzo Visconti, con i suoi tre figli, presenta un modello della Certosa di Pavia alla Madonna (Bergognone, Certosa di Pavia).

Dopo aver sconfitto la casata dei Pusterla, grandi proprietari terrieri di Milano e dintorni, nel 1394, Gian Galeazzo inviò un'ambasciata all'Imperatore Venceslao in Boemia. Scelse quale ambasciatore Fra Pietro Filargo da Candia, coltissimo religioso dell'Ordine di San Francesco, suo parente (che avrebbe avuto una luminosa carriera: divenuto arcivescovo di Milano, fu nominato poi cardinale e infine nel 1409 fu eletto Papa con il nome di Alessandro V). Con quest'ambasciata, Gian Galeazzo chiese all'Imperatore di essere elevato al rango di Duca di Milano in cambio di una cospicua somma di denaro[7]: il 5 settembre 1395 si tenne l'insediamento sul sagrato di Sant'Ambrogio in presenza di Benesio, rappresentante dell'imperatore[8]. Sullo stemma del Ducato apparve l'aquila imperiale che più tardi sarebbe stata mantenuta anche dagli Sforza. Nel 1396 ottenne dall'imperatore un secondo diploma, con il quale veniva legittimato un sistema successorio basato sulla primogenitura maschile e Pavia era elevata a Contea, lasciando così all'erede al trono, il titolo di Conte di Pavia[9].

Nel 1397, durante uno sfortunato tentativo di conquistare Mantova, Gian Galeazzo emanò un decreto sulle cernide, che mobilitò militarmente grossi contingenti reclutati tra i propri sudditi[10].

Le ambizioni regali e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi, il Duca continuò a combattere gli Stati confinanti, spesso per cause ingiuste, spesso in violazione di trattati da lui stesso conclusi, con il disegno di unificare l'Italia settentrionale in un unico Stato nazionale, analogamente a quanto stava avvenendo in quegli anni in Francia e in Spagna. Il grande disegno monarchico dei decenni finali del XIV secolo fu ideato e solo in parte realizzato da Gian Galeazzo prima della sua improvvisa scomparsa nel 1402, e poi ripreso con molto meno vigore dagli Sforza. Faceva parte del progetto la creazione della contea di Pavia (1396) destinata al primogenito, la duplicazione della capitale e delle sedi della corte (Milano e Pavia), la fondazione della Certosa di Pavia come pantheon dinastico e l’istituzione di una struttura burocratica e camerale che raddoppiava le istituzioni milanesi (solo nel Quattrocento sforzesco questa dualità fu superata, ma a Pavia restarono archivi, libreria, reliquie e strutture residenziali cortigiane). La duplice sede della corte tra Milano e Pavia, attribuiva a quest’ultima un ruolo distinto, una identità forte e prestigiosa all'interno del dominio e rispetto alle altre città, a scapito della centralità milanese[11].

Per questo Gian Galeazzo ingrandì continuamente il proprio stato, arrivando a includere parti del Veneto, dell'Emilia, dell'Umbria e della Toscana. In quest'ultima regione trovò la strenua opposizione di Firenze, mentre riuscì a conquistare Pisa, Siena e la vicina Perugia. In pochi anni, Gian Galeazzo aveva messo insieme un esercito comandato da valorosi condottieri quali Ugolotto Biancardo, Pandolfo e Carlo Malatesta, Ottobuono de' Terzi e Facino Cane. Alcuni di questi raggiungevano Gian Galeazzo a comando, altri facevano parte della cerchia ristretta dei suoi ufficiali.

L'unico Stato che fu in grado di tenere testa all'esercito di Gian Galeazzo fu la Repubblica di Firenze, che gli oppose i suoi eserciti sotto la guida di Giovanni Acuto[12]. L'ultimo successo del Duca di Milano avvenne nel 1402, quando riuscì a sconfiggere i bolognesi e i fiorentini con l'aiuto dell'alleato Alberto V d'Este: cinquant'anni prima, suo zio Bernabò aveva assediato l'avamposto bolognese del Castello di Santo Stefano alla Molinella, ma era stato costretto alla ritirata. Alberto V d'Este, al contrario, rase al suolo il castello alla Molinella, e marciò su Bologna per stringerla d'assedio: sconfitti i fiorentini e i bolognesi nella battaglia di Casalecchio ad opera di Jacopo dal Verme, Alberico da Barbiano e Facino Cane, Gian Galeazzo entrò vittorioso anche a Bologna.

Tomba di Gian Galeazzo Visconti, Certosa di Pavia

Morì di peste nel 1402 nel castello di Melegnano, dove si era rifugiato in seguito al dilagare del contagio. I sontuosi funerali ebbero luogo a Milano. Per volontà testamentaria ordinò che il suo corpo fosse seppellito nella certosa di Pavia, mentre lasciò il suo cuore alla basilica di San Michele Maggiore in Pavia e le viscere nel convento di Sant'Antonio di Vienne[13]. Giace nella Certosa di Pavia, da lui fatta erigere nel 1396.

Discendenza e successione[modifica | modifica wikitesto]

Matrimoni e figli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1360, Gian Galeazzo sposò Isabella di Valois (Castello di Vincennes, 1º ottobre 1348 - Pavia, 11 settembre 1372), e ne ebbe quattro figli:

Il 15 novembre 1380, Gian Galeazzo si risposò con la cugina Caterina Visconti (1360 - 17 ottobre 1404), e ne ebbe tre figli:

  • Una figlia nata morta o morta nell'infanzia nel 1385;
  • Giovanni Maria (7 settembre 1388 - 16 maggio 1412), secondo Duca di Milano;
  • Filippo Maria (Milano 23 settembre 1392 - 13 agosto 1447) , terzo Duca di Milano.

Ebbe inoltre un figlio naturale e legittimato da una relazione con Agnese Mantegazza, Gabriele Maria, (1385 - 15 dicembre 1407) Signore di Pisa e di Crema. Ebbe anche un altro figlio naturale, Antonio Visconti, (nato tra il 1389 e il 1391, o anche nel 1402), non è chiaro se figlio anch'egli di Agnese Mantegazza o di un'altra donna.

Spartizione e smembramento del Ducato[modifica | modifica wikitesto]

Nel testamento, Gian Galeazzo divise lo Stato tra i suoi figli, legittimi e illegittimi:

  • Il figlio primogenito Giovanni Maria Visconti, all'epoca quattordicenne, ereditò il titolo di Duca di Milano e la signoria su Milano, Cremona, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia;
  • Il secondogenito Filippo Maria Visconti, appena decenne, riconosciuto erede del fratello, divenne Conte di Pavia e ricevette la signoria su Pavia, Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e Bassano, ma soltanto come appannaggio e come vassallo del fratello maggiore Giovanni Maria.
  • Infine al figlio naturale legittimato, Gabriele Maria Visconti, lasciò in eredità la Signoria su Pisa, su Crema e Sarzana, sempre come appannaggio e vassallo del fratellastro legittimo, il duca Giovanni Maria.

I due figli legittimi, poiché minorenni, erano posti sotto la reggenza della loro madre, la duchessa Caterina Visconti, assistita da un consiglio di reggenza composto da Francesco Barbavara, Jacopo Dal Verme, Alberico da Barbiano, il conte Antonio d'Urbino, Pandolfo Malatesta, Francesco I Gonzaga e Paolo Savelli. Affidando il governo ai migliori capitani d'Italia, Gian Galeazzo sperava di mantenerli fedeli ai suoi figli e a questi di assicurare un valido aiuto contro i nemici dei Visconti: il papa Bonifacio IX, i Fiorentini e Francesco Novello da Carrara. In realtà questi stessi capitani di ventura solo in minor numero rimasero fedeli alla duchessa Caterina, e gli altri iniziarono ad impadronirsi per loro conto di varie città, mentre gli antichi signori tornarono in possesso delle loro città (è il caso dei Carraresi a Padova).

Particolarmente gravido di conseguenze a lungo termine, tuttavia, fu la dote concessa all'unica figlia giunta all'età adulta, Valentina Visconti, che aveva sposato Luigi di Valois, Duca d'Orléans e fratello minore del re Carlo VI di Francia: in dote al marito, Valentina aveva portato la Contea di Asti, con i diritti feudali sul Marchesato di Ceva (poiché i marchesi di Ceva erano vassalli dei Conti di Asti), e aveva ricevuto il diritto di successione per lei e per i suoi figli e discendenti sul ducato di Milano, nel caso la discendenza legittima in linea maschile dei suoi fratelli si fosse estinta. Filippo Maria Visconti morì senza figli legittimi nel 1447, e cinquant'anni dopo divenne Re di Francia Luigi XII di Valois, nipote di Valentina: all'epoca regnavano a Milano gli Sforza, discendenti dei Visconti solo in linea illegittima, e Luigi XII scese in Italia a reclamare il Ducato, dando inizio al secondo atto delle lunghe e sanguinose Guerre d'Italia.

Domini alla morte del Duca Gian Galeazzo Visconti

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Gian Galeazzo è passato alla storia non solo per la sua ambizione politica, ma anche per le sue opere architettoniche, tra cui si ricordano:

  • La Calà del Sasso, la scalinata più lunga d'Europa, che collega il comune di Valstagna al comune di Asiago, in provincia di Vicenza;
  • La costruzione della Certosa di Pavia come mausoleo della dinastia (anche se dei Duchi di Milano accoglie soltanto le spoglie di Gian Galeazzo stesso e il cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este);
  • L'avvio della costruzione del colossale Duomo di Milano;
  • Gigantesche opere idrauliche, per un costo totale, secondo le fonti, di 300'000 fiorini d'oro, per deviare il fiume Mincio da Mantova e il Brenta da Padova, nel corso delle sue guerre di conquista.

Gian Galeazzo Visconti rese il Castello di Pavia, cominciato da suo padre Galeazzo Visconti, la sua residenza preferita e di fatto la seconda capitale del suo Ducato. Qui cominciò a raccogliere diversi fondi librari, provenienti da famigliari, dallo zio Bernabò, da confische a personaggi caduti in disgrazia o da bottini di guerra, come i manoscritti dei Carraresi presi nel 1388, tra i quali vi erano una trentina di codici appartenuti a Francesco Petrarca. La biblioteca fu accresciuta dai suoi successori, dando così origine alla biblioteca Visconteo-Sforzesca che, a fine Quattrocento, conservava oltre 900 manoscritti miniati. Tuttavia, nel 1499 la biblioteca fu requisita dal re di Francia Luigi XII e trasportata da Pavia alla Francia. Attualmente la Bibliothèque nationale de France conserva ancora circa 400 codici provenienti dalla biblioteca Viscontea, altri furono dispersi in diverse biblioteche italiane, europee e statunitensi[14][15].

Anche tra i contemporanei il Conte di Virtù fu noto, nel bene e nel male: nel XIV secolo, gli dedicò un carme il poeta forlivese Giacomo Allegretti.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Matteo I Visconti Teobaldo Visconti  
 
Anastasia Pirovano  
Stefano Visconti  
Bonacossa Borri Squarcino Borri  
 
Antonia?  
Galeazzo II Visconti  
Bernabò Doria Branca Doria  
 
Caterina Zanca  
Valentina Doria  
Eliana Fieschi Federico Fieschi  
 
Chiara?  
Gian Galeazzo Visconti  
Amedeo V di Savoia Tommaso II di Savoia  
 
Beatrice Fieschi  
Aimone di Savoia  
Sibilla de Baugé Guido II de Baugé  
 
Beatrice del Monferrato  
Bianca di Savoia  
Teodoro I del Monferrato Andronico II Paleologo  
 
Violante di Monferrato  
Violante Paleologa  
Argentina Spinola Obizino Spinola  
 
Violante di Saluzzo  
 

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Stemma
Orn ext Duke.svg
Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Gian Galeazzo Visconti
Duca di Milano

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulini, Continuazione delle Memorie, vol. II, pp. 302
  2. ^ Giulini, Continuazione delle Memorie, vol. II, p. 308-311
  3. ^ P. Giovio, op. cit., p. 200.
  4. ^ il Signore mai disprezzerà un cuore contrito e umiliato.
  5. ^ Barbara W. Tuchman, Uno specchio lontano: un secolo di avventure e di calamità, il Trecento, Milano, 1979, pp. 470-73.
  6. ^ B. Corio, op. cit., vol. II, pp. 321-323.
  7. ^ Historia dell'antichità di Milano, di Paolo Morigia, Guerra, Venezia 1592
  8. ^ Historia di Milano, Bernardino Corio, Bonelli, Venezia, 1554
  9. ^ GIAN GALEAZZO Visconti, duca di Milano in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 27 novembre 2017.
  10. ^ (EN) Tra sperimentazione e continuità: gli obblighi militari nello stato Visconteo trecentesco (Between tradition and experimentation: military obligations in the Visconti’s state during the fourteenth century), in "Società e Storia", 148, su www.academia.edu. URL consultato il 5 febbraio 2019.
  11. ^ (EN) Maria Nadia Covini, Pavia dai Beccaria ai Visconti-Sforza. Metamorfosi di una città, in Le subordinazioni delle città comunali a poteri maggiori in Italia dagli inizi del secolo XIV all’ancien régime. Risultati scientifici della ricerca, a cura di M. Davide, CERM, Trieste 2014, pp. 46-67. URL consultato il 7 marzo 2019.
  12. ^ Michael Mallett, Signori e Mercenari, La guerra nell'Italia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna 1983, ISBN 978-88-15-24745-2
  13. ^ (EN) Piero Majocchi, Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo), in “Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo)”, in Courts and Courtly Cultures in Early Modern Italy and Europe. Models and Languages, Atti del Convegno, ed. S. Albonico, S. Romano, Viella, pp. 189-206.. URL consultato il 1º marzo 2019.
  14. ^ La Biblioteca Visconteo Sforzesca, su collezioni.museicivici.pavia.it. URL consultato il 6 marzo 2019.
  15. ^ (EN) Maria Grazia Albertini, NOTE SULLA BIBLIOTECA DEI VISCONTI E DEGLI SFORZA NEL CASTELLO DI PAVIA. URL consultato il 6 marzo 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Giovio, Vite dei dodici Visconti, a cura di Lodovico Domenichi, Milano, Francesco Colombo, 1853. URL consultato il 28 agosto 2019.* D. M. Bueno De Mosquita, Giangaleazzo Visconti, Cambridge, 1941.
  • Giorgio Giulini, Continuazione delle Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della Città e della campagna di Milano nei Secoli Bassi, Milano, 1771.* Baron Hans, The Crisis of the Early Italian Renaissance: Civic Humanism and Republican Liberty in an Age of Classicism and Tyranny, Princeton University Press, 1966.
  • Guido Lopez, I Signori di Milano, dai Visconti agli Sforza, Newton Compton editori, 2010.
  • Scipione Barbuò, Sommario delle vite dei duchi di Milano, Venezia, 1584.
  • Tristano Calchi, Genealogia dei Visconti, in Giuseppe Volpi (a cura di), Istoria de' Visconti e delle cose d'Italia, avvenute sotto di essi, vol. II, Napoli, 1737, pp. 275-298.
  • G. Campiglio, Storia di Milano, Milano, 1831.
  • Luigi Barnaba Frigoli, La Vipera e il Diavolo, Meravigli edizioni, Milano 2013.
  • Luigi Barnaba Frigoli, Maledetta serpe, Meravigli edizioni, Milano 2016.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri italiane, Visconti di Milano, 1823.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN64803882 · ISNI (EN0000 0001 0782 8087 · LCCN (ENnb97064479 · GND (DE118805487 · BNF (FRcb10647841h (data) · BNE (ESXX1348977 (data) · CERL cnp00400827 · WorldCat Identities (ENlccn-nb97064479