Repubblica di Siena

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Repubblica di Siena
Repubblica di Siena - Stemma
Motto: Libertas
Repubblica di Siena - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Siena
Nome ufficiale Respublica Senensis
Lingue ufficiali Latino, italiano
Lingue parlate Italiano
Capitale Siena
Politica
Forma di governo Repubblica oligarchica
Organi deliberativi Governo consolare (1125-1199)
Governo podestarile (1199-1234)
Governo dei Ventiquattro (1234-1270)
Governo dei Trentasei (1270-1280)
Governo dei Quindici (1280-1286)
Governo dei Nove (1287-1355)
Governo dei Dodici (1355-1360)
Governo dei Tredici (1368)
Governo dei Quindici (1369-1385)
Governo dei Priori (1385-1399)
Visconti (1399-1404)
Governo dei Priori (1405-1487)
Signoria dei Petrucci (1487-1525)
Governo dei Priori (1525-1548)
Governo Spagnolo (1548-1552)
Magistrato del Capitano del Popolo e Reggimento (1552-1554)
Governo della Repubblica di Siena riparata in Montalcino (1555-1559)
Nascita 1125
Causa Deposizione del vescovo che reggeva la città
Fine 1555-1559
Causa sconfitta nella Guerra di Siena e Trattato di Cateau-Cambrésis
Territorio e popolazione
Bacino geografico Attuali province di Siena e di Grosseto
Massima estensione 8 000 k circa
nel XVI secolo
Popolazione 80.000 abitanti circa (Siena, 15.000)
nel XVI secolo
Economia
Valuta Senese d'oro o ducato, grossone senese, quattrino, parpagliola, giulio
Risorse Agricoltura, viticoltura, allevamento
Commerci con commerci internazionali
attività finanziarie di alto livello
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religione di Stato Cattolicesimo
Religioni minoritarie Ebraismo
Classi sociali Aristocrazia, clero, popolo
Repubblica di Siena - Mappa
I confini della repubblica nel 1494
Evoluzione storica
Preceduto da Bandera de Siena.png Governo dei Vescovi di Siena
Succeduto da Siena-Stemma.png Ducato di Siena
Estandarte Real de Felipe II.svg Stato dei Presidi

La Repubblica di Siena (latino: Respublica Senensis) fu uno Stato indipendente esistito dal 1125 al 1555/1559. Venne fondata nella città di Siena e si espanse progressivamente in tutta la Toscana meridionale diventando una delle maggiori potenze del Pieno Medioevo, nonché piazza commerciale, finanziaria ed artistica di primo livello in Europa.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita della repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione della Repubblica di Siena è tradizionalmente datata al 1125, anno in cui venne deposto l'ultimo rappresentante regnante del Governo dei Vescovi, Gualfredo, allora a capo della città e del contado attorno ad essa. Fu nominato un governo consolare per amministrare lo Stato nel suo primo periodo: nel 1125 la carica di Consul Sænensis fu attribuita a Manco[2][3]. Convenzionalmente è indicato il 1186 come l'anno del riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte del Sacro Romano Impero, anno in cui l'Imperatore Federico Barbarossa concesse la possibilità di battere moneta e di eleggere liberamente i consoli.

Nel 1199 il governo consolare fu sostituito dall'esecutivo podestarile, retto per la prima volta da Malapresa da Lucca[3].

Nella prima parte del XIII secolo Siena strinse alleanza con Perugia, Orvieto e con gli Aldobrandeschi. Nel 1228 venne sancito un accordo con Pisa, Pistoia e Poggibonsi (chiamata Poggio Bonizio). Gli scontri con la repubblica di Firenze si susseguirono, momentaneamente conclusi nel 1201 con la pace di Fonterutoli, rotta però pochi anni dopo da Firenze. Nel 1224 Siena conquistò Grosseto, allargando così i suoi confini territoriali. Dieci anni più tardi prese il potere il Governo dei Ventiquattro, un governo ghibellino formato da dodici borghesi e dodici popolani rimasto alla guida della città fino al 1270.

Guelfi e ghibellini[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Montaperti

La ghibellina Siena poteva contare come alleato principale sul re Manfredi di Sicilia, capo in pectore della Dinastia Sveva, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia della famiglia aleramica dei Lancia. In Toscana, Siena confidava altresì su altri cobelligeranti, come le ghibelline Pisa, Arezzo e Pistoia; tra i centri minori, la appoggiavano Poggibonsi, Montepulciano e Montalcino. La situazione politica in Toscana era molto instabile fin dall'inizio del Duecento. La fazione ghibellina, sparsa in tutta la regione, trovò in Siena e Pisa due roccaforti.

Le mire espansionistiche di Firenze, acuite dai conflitti economici con Siena, fecero innalzare il livello del conflitto tra ghibellini e guelfi, che culminò nella nota battaglia di Montaperti: il 4 settembre 1260 la Siena ghibellina, insieme ai suoi alleati, sconfisse lo schieramento guelfo fiorentino.

Siena nel periodo della repubblica

L'ampliamento territoriale conseguente fu notevole: Siena acquisì le terre di Montalcino, Montepulciano, Colle di Val d'Elsa, Casole d'Elsa, Talamone, Poggibonsi, Campiglia d'Orcia, Castiglioncello e Staggia Senese. Ma quello che parve rappresentare l'esordio dell'egemonia ghibellina sulla Toscana si dimostrò presto un'occasione mancata per Siena e le altre città ghibelline toscane.

Nel giro di pochi anni infatti la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una sconfitta da parte di Firenze nella battaglia di Colle di Val d'Elsa, durante la quale trovò la morte il comandante senese Provenzano Salvani. Nell'estate del 1270 la città sopportò l'assedio dei guelfi ed il 15 agosto dovette cedere alle truppe del re di Napoli Carlo I d'Angiò. Nacque quindi il nuovo Governo dei Trentasei[3] (espressione della classe dei mercanti) del quale potevano far parte solo i guelfi dichiarati; nel 1277 i trentasei escludono espressamente dal governo i casati nobiliari[4]. Nel 1280 si addivenne alla costituzione del Governo dei Quindici, in carica fino al 1286 e sostituito dal Governo dei Nove.

Siena, lacerata dalle lotte interne tra guelfi e ghibellini, con l'instaurazione del Governo dei Nove (espressione di un centinaio di famiglie guelfe, con l'esclusione dei nobili[5]) diventò guelfa. Si inaugurò così un periodo di relativa calma e prosperità economica, tra i più fecondi e prolifici per la Repubblica. Il susseguirsi di gravi epidemie, insieme ad una grave crisi economica, portò la comunità senese esclusa dal governo a ribellarsi. I Nove vennero sostituiti nel 1355 da un Governo dei Dodici (dodici rappresentanti del popolo, assistiti da dodici nobili), rimasto in carica per pochi anni.

Instabilità politica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i Nove vi fu una fase di seria precarietà politica. Nel 1368 sorse il breve Governo dei Tredici, un sorta di dittatura nobiliare composta da dieci nobili e tre rappresentanti del popolo; rimasero in carica per pochissimo tempo: nel 1369 fu istituito il Governo dei Quindici, riformatori che diedero vita ad una vera assemblea democratica dalla quale non facevano parte i nobili. Dal 1385 al 1399 il governo di Siena fu affidato ai priori (dapprima dieci, poi undici, infine dodici).

L'autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Mezzo ducato d'oro della repubblica (1471)

Dopo una brevissima parentesi durata appena cinque anni sotto la signoria dei Visconti (1399-1404), Siena riprese la propria autonomia. Intanto, nel 1471, un trattato tra la la Repubblica di Siena e la Contea di Santa Fiora sancì l'alta sovranità della prima sulla seconda[6], lasciandola comunque indipendente. Il mutato scenario quattrocentesco fece sì che anche Siena avesse la sua signoria dal 1487 al 1525, con Pandolfo Petrucci ed i suoi discendenti Borghese (1512-15), Raffaello (1515-22), Francesco (1522-23) e Fabio (1523-25). Anche questa esperienza sarà effimera e con il 1525 si registrò un ritorno alle antiche istituzioni repubblicane.

La fine della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La Guerra di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Siena.

Durante le Guerre d'Italia (1494-1559) franco-spagnole la Repubblica di Siena venne coinvolta nel conflitto che vide le due potenze contendersi la supremazia sull'Italia. Pur riuscendo a destreggiarsi abilmente nel primo periodo delle stesse, dopo la morte di Pandolfo Petrucci lo Stato entrò in una fase caratterizzata da lotte intestine e perdita di competitività commerciale, che lo portarono ad indebolirsi fortemente. Il tentativo da parte dell'Impero spagnolo (a partire dal 1540) di costituire un protettorato permanente nel territorio senese, con l'invio di una guarnigione stabile, provocò l'innalzarsi della tensione fino alla sollevazione popolare (26 luglio 1552) conseguente alla costruzione della Cittadella fortificata. I senesi aprirono le porte della città ad un esercito franco-senese, che assediò gli spagnoli nella fortezza fino alla loro cacciata dopo una mediazione dei Medici. Nel febbraio 1553 gli spagnoli ripresero le ostilità al comando di García Álvarez de Toledo y Osorio, Vicerè di Napoli, che dovette ritirarsi a causa dell'invasione degli Ottomani, alleati di senesi e francesi. L'anno successivo Carlo V offrì il comando a Cosimo de' Medici, fornendogli un possente esercito formato da vari contingenti imperiali di spagnoli, tedeschi ed ungheresi, con il quale il comandante Gian Giacomo Medici di Marignano assediò Siena e saccheggiò il contado. I senesi, comandati da Piero Strozzi e Biagio di Monluc, resistettero a lungo riuscendo anche ad infliggere dure sconfitte alla coalizione imperiale, come l'annientamento dell'esercito di Ridolfo Baglioni nella Battaglia di Chiusi, le scorrerie nel viareggino e l'invasione del Val d'Arno, ma alla fine vennero sopraffatti dalla preponderante superiorità numerica avversaria per cedere nella Battaglia di Scannagallo (2 agosto). L'assedio di Siena durò altri otto mesi, con numerosi atti d'eroismo come quello del Fortino delle donne senesi, fino alla resa per fame il 17 aprile 1555. I negoziati stabilirono il rientro della Repubblica sotto le insegne imperiali, il perdono generale e la possibilità di lasciare la città per chiunque avesse desiderato farlo. L'opportunità venne colta dall'esercito, con i suoi comandanti e centinaia di uomini, che raggiunsero la Val d'Orcia ed organizzarono l'estrema difesa con l'istituzione della Repubblica di Siena riparata in Montalcino, che resistette anche alla morte di Carlo V ed al termine delle Guerre d'Italia.

I negoziati e lo Stato Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 e 3 aprile 1559, dopo 65 anni di conflitto, venne firmato il Trattato di Cateau-Cambrésis, in esecuzione del quale anche l'ultimo baluardo senese costituito dal presidio di Montalcino venne consegnato, insieme al resto del territorio repubblicano, personalmente nelle mani di Cosimo de' Medici in qualità di feudo nobile. Cosimo andò quindi a guidare contemporaneamente il Ducato di Firenze (detto lo Stato vecchio) ed il Ducato di Siena (detto lo Stato nuovo), fino a quando con apposita bolla papale ottenne il titolo sovrano di Granduca, dando vita al Granducato di Toscana, all'interno del quale il Ducato di Siena sopravvisse con magistrature proprie e autonomia amministrativa fino alle riforme leopoldine di fine XVIII secolo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica era un importante centro commerciale: venivano prodotti grano e sale, provenienti dalla Maremma e controllati grazie ad un accordo di monopolio stipulato con gli Aldobrandeschi, vassalli di Siena, la lana e altri prodotti agricoli, come il vino.

La principale risorsa economica della città derivava dall'attività di cambiavalute e prestavalute che i banchieri svolgevano in città.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola senese.

Dal XIII secolo Siena divenne oggetto di un radicale rinnovamento. Ne furono protagonisti due grandi scultori e architetti del medioevo italiano: Nicola Pisano e il figlio Giovanni. L'intervento dei due artisti nella cattedrale riuscì a combinare in un'unica struttura lo stile romanico con il gotico. In seguito venne ammodernata tutta la città, che, alla fine del XV secolo, appariva come una splendida città rinascimentale.

In campo pittorico fiorì la Scuola senese: Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Domenico e Taddeo di Bartolo, Stefano di Giovanni, Matteo di Giovanni.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'arme della repubblica, diversa dallo stemma della città di Siena, era uno scudo azzurro che riportava la scritta Libertas, colorata in oro, disposta in senso obliquo[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  2. ^ L. Fusai, p. 423
  3. ^ a b c Cronologia storico-politica della repubblica di Siena, ilpalio.siena.it. URL consultato il 23 luglio 2010.
  4. ^ Siena da Montaperti alla caduta dei Nove, Università degli Studi di Siena. URL consultato il 23 luglio 2010.
  5. ^ L. Fusai, p. 430
  6. ^ Repetti, Voce Santa Fiora, p. 151; Caciagli, p. 140
  7. ^ Il Tesoro di Siena: il Corteo storico ... Siena, 16 agosto 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luca Fusai, La storia di Siena dalle origini al 1559, Volume 1, Siena, Il Leccio, 1987.
  • Mario Ascheri, Antica Legislazione della Repubblica di Siena, Siena, Il Leccio, 1993.
  • Mario Ascheri, Siena nel Rinascimento: Istituzioni e sistema politico, Siena, Il Leccio, 1985.
  • Langton Douglas, Storia Politica e Sociale della Repubblica di Siena, Betti, 2000, ISBN 88-86417-51-9.
  • Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena, NIE, 2007, ISBN 88-7145-248-8.
  • Giuseppe Caciagli, I feudi medicei, Pacini, 1980.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, vol. V, 1843.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]