Repubblica di Siena

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Repubblica di Siena
Repubblica di Siena – BandieraRepubblica di Siena - Stemma
(dettagli)
Motto: Libertas
Repubblica di Siena e Principato di Piombino tra XV e XVI secolo.png
Dati amministrativi
Nome completoRepubblica di Siena
Nome ufficialeRespublica Senensis
Lingue ufficialiLatino, italiano
Lingue parlateItaliano
CapitaleSiena
Politica
Forma di governoRepubblica oligarchica
Organi deliberativiGoverno consolare (1125-1199)
Governo podestarile (1199-1234)
Governo dei Ventiquattro (1234-1270)
Governo dei Trentasei (1270-1280)
Governo dei Quindici (1280-1286)
Governo dei Nove (1287-1355)
Governo dei Dodici (1355-1368)
Governo dei Tredici (1368)
Governo dei Quindici (1369-1385)
Governo dei Priori (1385-1399)
Visconti (1399-1404)
Governo dei Priori (1405-1487)
Signoria dei Petrucci (1487-1525)
Governo dei Priori (1525-1548)
Governo Spagnolo (1548-1552)
Magistrato del Capitano del Popolo e Reggimento (1552-1554)
Governo della Repubblica di Siena riparata in Montalcino (1555-1559)
Nascita1125
CausaDeposizione del vescovo che reggeva la città
Fine1555-1559
Causasconfitta nella Guerra di Siena e Trattato di Cateau-Cambrésis
Territorio e popolazione
Bacino geograficoAttuali province di Siena e di Grosseto
Massima estensione8 000 k circa nel XVI secolo
Popolazione50-70.000 (solo Siena) nel prima metà XIV secolo
Economia
ValutaSenese d'oro o ducato, grosso senese, quattrino, parpagliola, giulio
RisorseAgricoltura, viticoltura, allevamento
Commerci concommerci internazionali
attività finanziarie di alto livello
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Classi socialiAristocrazia, clero, popolo
Italia 1494-it.svg
Evoluzione storica
Preceduto daBandera de Siena.png Governo dei Vescovi di Siena
Succeduto daSiena-Stemma.png Ducato di Siena
Estandarte Real de Felipe II.svg Stato dei Presidi
Ora parte diItalia Italia

La Repubblica di Siena (latino: Respublica Senensis) fu uno Stato indipendente esistito dal 1125 al 1555/1559. Venne fondata nella città di Siena e si espanse progressivamente in tutta la Toscana meridionale diventando una delle maggiori potenze del Pieno Medioevo, nonché piazza commerciale, finanziaria ed artistica di primo livello in Europa.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita della repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Gli sviluppi politici e istituzionali possono essere così riassunti:

  • Governo consolare (1125 - 1199);
  • Governo podestarile (1199 - 1234);
  • Governo dei Ventiquattro (1234 - 1270);
  • Governo dei Trentasei (1270 - 1280);
  • Governo dei Quindici (1280 - 1286);
  • Governo dei Nove (1287 - 1355);
  • Governo dei Dodici (1355 - 1368);
  • Governo dei Tredici (1368);
  • Governo secondo dei Quindici (1369 - 1385);
  • Governo dei Priori (1358 - 1399);
  • Dominio dei Visconti (1399 - 1404);
  • Ritorno dei Priori (1404 - 1487);
  • Signoria I (1487 - 1525);
  • Ritorno dei Priori (1525 - 1548);
  • Dominio spagnolo (1548 - 1552);
  • Repubblica, con il Capitano del popolo (1552 -1554).

La fondazione della Repubblica di Siena è tradizionalmente datata al 1125, anno in cui venne deposto l'ultimo rappresentante regnante del Governo dei Vescovi, Gualfredo, allora a capo della città e del contado attorno ad essa. Fu nominato un governo consolare per amministrare lo Stato nel suo primo periodo. Come nella maggior parte delle città comunali medievali, anche Siena ebbe come primo sviluppo delle magistrature i Consoli. Nel 1125 la carica di Consul Sænensis fu attribuita a Manco[2][3]. Convenzionalmente è indicato il 1186 come l'anno del riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte del Sacro Romano Impero, anno in cui l'Imperatore Federico Barbarossa concesse la possibilità di battere moneta e di eleggere liberamente i consoli.

Nel 1199 il governo consolare fu sostituito dall'esecutivo podestarile, retto per la prima volta da Malapresa da Lucca[3].

Nella prima parte del XIII secolo Siena strinse alleanza con Perugia, Orvieto e con gli Aldobrandeschi. Nel 1228 venne sancito un accordo con Pisa, Pistoia e Poggibonsi (chiamata Poggio Bonizio). Gli scontri con la repubblica di Firenze si susseguirono, momentaneamente conclusi nel 1201 con la pace di Fonterutoli, rotta però pochi anni dopo da Firenze. Nel 1224 Siena conquistò Grosseto, allargando così i suoi confini territoriali.

Sviluppo delle istituzioni della Repubblica - Guelfi e ghibellini[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1234 prese il potere il Governo dei Ventiquattro, un governo ghibellino formato da dodici borghesi e dodici popolani rimasto alla guida della città fino al 1270. Dopo le brevi parentesi del Governo dei Trentasei (1270 - 1280) e del Governo dei Quindici (1280 - 1286), nel 1287 salì al potere il più duraturo Governo dei Nove che rimase attivo fino al 1355.

Battaglia di Montaperti

La ghibellina Siena poteva contare come alleato principale sul re Manfredi di Sicilia, capo in pectore della Dinastia Sveva, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia della famiglia aleramica dei Lancia. In Toscana, Siena confidava altresì su altri cobelligeranti, come le ghibelline Pisa, Arezzo e Pistoia; tra i centri minori, la appoggiavano Poggibonsi, Montepulciano e Montalcino. La situazione politica in Toscana era molto instabile fin dall'inizio del Duecento. La fazione ghibellina, sparsa in tutta la regione, trovò in Siena e Pisa due roccaforti.

Le mire espansionistiche di Firenze, acuite dai conflitti economici con Siena, fecero innalzare il livello del conflitto tra ghibellini e guelfi, che culminò nella nota battaglia di Montaperti: il 4 settembre 1260 la Siena ghibellina, insieme ai suoi alleati, sconfisse lo schieramento guelfo fiorentino.

Siena nel periodo della repubblica

L'ampliamento territoriale conseguente fu notevole: Siena acquisì le terre di Montalcino, Montepulciano, Colle di Val d'Elsa, Casole d'Elsa, Talamone, Poggibonsi, Campiglia d'Orcia, Castiglioncello e Staggia Senese. Ma quello che parve rappresentare l'esordio dell'egemonia ghibellina sulla Toscana si dimostrò presto un'occasione mancata per Siena e le altre città ghibelline toscane.

Nel giro di pochi anni infatti la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una sconfitta da parte di Firenze nella battaglia di Colle di Val d'Elsa, durante la quale trovò la morte il comandante senese Provenzano Salvani. Nell'estate del 1270 la città sopportò l'assedio dei guelfi ed il 15 agosto dovette cedere alle truppe del re di Napoli Carlo I d'Angiò. Nacque quindi il nuovo Governo dei Trentasei[3] (espressione della classe dei mercanti) del quale potevano far parte solo i guelfi dichiarati; nel 1277 i trentasei escludono espressamente dal governo i casati nobiliari[4]. Nel 1280 si addivenne alla costituzione del Governo dei Quindici, in carica fino al 1286 e sostituito dal Governo dei Nove.

Siena, lacerata dalle lotte interne tra guelfi e ghibellini, con l'instaurazione del Governo dei Nove (espressione di un centinaio di famiglie guelfe, con l'esclusione dei nobili[5]) diventò guelfa. Si inaugurò così un periodo di relativa calma e prosperità economica, tra i più fecondi e prolifici per la Repubblica.

Il Governo dei Nove[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo dei Nove.

Durante il Governo dei Nove (1287-1355) Siena visse un periodo di grande splendore politico ed economico: vennero commissionati nuovi edifici, tra i quali quello del duomo, il Palazzo Pubblico, e completata una parte consistente della cinta muraria. Tale governo è infatti definito "buon governo".

Con i Nove si ebbe una Repubblica che riservava il governo a cittadini virtuosi, dal buon senso nell'imprenditoria. In questo periodo la Monarchia, intesa come sottomissione ad un signore, venne definitamente ripudiata, sostituita dalla concezione che la cittadinanza era al centro degli interessi dei governanti, considerati rappresentanti del popolo e della città. Da qui la ricorrente denominazione nei documenti ufficiali dei Nove: "governatori e difenditori del Comune e del popolo di Siena".

La Repubblica si basava su due pilastri: il Popolo ed il Comune. Con "Comune" si intende l'insieme delle magistrature della Repubblica, elettive, collegiali e con breve durata.

Le istituzioni giudiziarie del comune erano guidate dal Podestà, quelle del popolo dal Capitano del popolo. Esse avevano mandato semestrale, al termine del quale erano sottoposte a processo per eventuali responsabilità. Ogni cittadino poteva lamentare scorrettezze o ingiustizie subite. Il Governo vigilava sull'operato di tali magistrati senza intromettersi in alcuna questione. Il Podestà era eletto per sei mesi dal Concistoro. Era generalmente un forestiero super-partes di almeno trenta anni. Egli aveva il compito di far rispettare lo statuto quando il consiglio tendeva ad andare in contrasto con esso e presiedeva le riunioni del Consiglio Comunale.

Il Consiglio Comunale era composto da circa trecento membri tra i cittadini di almeno venti anni che avevano risieduto a Siena da almeno dieci. Era presieduto dal Podestà e aveva mandato legislativo oltre a dover approvare tutte le iniziative edilizie.

Il Governo era in mano alla Giunta dei Nove, ovvero nove magistrati bimestrali. Per tutta la durata del mandato, i Nove risiedevano nel Palazzo comunale lontano dalle famiglie e senza possibilità di contatti con l'esterno, in modo da potere al meglio svolgere le loro funzioni senza pressioni esterne o corruzione. Essi inoltre vivevano interamente a carico delle spese pubbliche.

Il Concistoro era la riunione delle massime cariche della città: i Nove, i quattro provveditori di Biccherna (ministri del tesoro), i quattro Consoli della Mercanzia ed i tre Consoli dei Cavalieri o Capitani di parte. A scadenza bimestrale, i Nove dovevano scegliere i successivi Nove durante riunioni segrete in presenza di almeno tre consoli di Mercanzia e del Capitano del Popolo. Dal 1318 in poi, la forma di elezione cambiò e i Nove furono scelti per votazioni. Il Consiglio comunale aveva il compito di selezionare e votare tra elenchi di candidati, quelli ritenuti idonei. I nomi dei più votati venivano inseriti in cedole rinchiuse in pallottole di cera da estrarre ogni due mesi. In tal modo si evitava l'accentramento di potere o il voto di scambio. Il bossolo dei “soluti” inoltre raccoglieva i nomi dei candidati utili a sostituire coloro che per motivi più svariati (morte, allontanamento) non potevano più far parte del governo.

I nobili in tale periodo non furono del tutto allontanati dalla città ma solo dal governo. Essi infatti potevano far parte del consiglio comunale, rappresentavano una parte importante della società, la ricchezza della città, e per tanto andavano rispettati.

Ai membri del governo si univano inoltre il Consiglio dei “richiesti” , che rappresentavano le élite politiche del tempo e i “somiglianti” cioè i predecessori dei Nove, dei quali si confidava nell'esperienza.

Si ebbe perciò un Consiglio allargato, cui avevano accesso tutti coloro che avevano fatto parte della giunta di governo, detto Consiglio del Popolo, i quali membri erano a vita. Questo fu il fondamento della Repubblica del '400, che assunse le caratteristiche di un Senato.

Instabilità politica[modifica | modifica wikitesto]

Il susseguirsi di gravi epidemie, insieme ad una grave crisi economica, portò la comunità senese esclusa dal governo a ribellarsi. I Nove vennero sostituiti nel 1355 da un Governo dei Dodici (dodici rappresentanti dei ceti popolari non inclusi nel raggruppamento novesco), rimasto in carica fino al 1368. Nel 1368 sorse il breve Governo dei Tredici, un sorta di dittatura nobiliare composta da dieci nobili e tre rappresentanti del popolo; rimasero in carica per pochissimo tempo: nel 1369 fu istituito il Governo dei Quindici, composto da noveschi, dodicini e Riformatori. Nel 1371 Nove e Dodici furono estromessi dalla compagine di governo, che restò nelle sole mani dei Riformatori, appartenenti agli strati più bassi della popolazione urbana. Il regime dei Riformatori durò fino al 1385 e fu rovesciato da una sommossa in cui si unirono nobili, noveschi e le frangie popolari non incluse nei Riformatori. Dal 1385 al 1399 il governo di Siena fu affidato ai priori (dapprima dieci, poi undici, infine dodici).

L'autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Mezzo ducato d'oro della repubblica (1471)

Dopo una brevissima parentesi durata appena cinque anni sotto la signoria dei Visconti (1399-1404), Siena riprese la propria autonomia. Intanto, nel 1471, un trattato tra la Repubblica di Siena e la Contea di Santa Fiora sancì l'alta sovranità della prima sulla seconda[6], lasciandola comunque indipendente. Il mutato scenario quattrocentesco fece sì che anche Siena avesse la sua signoria dal 1487 al 1525, con Pandolfo Petrucci ed i suoi discendenti Borghese (1512-15), Raffaello (1515-22), Francesco (1522-23) e Fabio (1523-25). Anche questa esperienza sarà effimera e con il 1525 si registrò un ritorno alle antiche istituzioni repubblicane.

La fine della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La Guerra di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Siena.
Monteriggioni, confine settentrionale della Repubblica di Siena

Durante le Guerre d'Italia (1494-1559) franco-spagnole la Repubblica di Siena venne coinvolta nel conflitto che vide le due potenze contendersi la supremazia sull'Italia. Pur riuscendo a destreggiarsi abilmente nel primo periodo delle stesse, dopo la morte di Pandolfo Petrucci lo Stato entrò in una fase caratterizzata da lotte intestine e perdita di competitività commerciale, che lo portarono ad indebolirsi fortemente. Il tentativo da parte dell'Impero spagnolo (a partire dal 1540) di costituire un protettorato permanente nel territorio senese, con l'invio di una guarnigione stabile, provocò l'innalzarsi della tensione fino alla sollevazione popolare (26 luglio 1552) conseguente alla costruzione della Cittadella fortificata. I senesi aprirono le porte della città ad un esercito franco-senese, che assediò gli spagnoli nella fortezza fino alla loro cacciata dopo una mediazione dei Medici. Nel febbraio 1553 gli spagnoli ripresero le ostilità al comando di García Álvarez de Toledo y Osorio, Vicerè di Napoli, che dovette ritirarsi a causa dell'invasione degli Ottomani, alleati di senesi e francesi. L'anno successivo Carlo V offrì il comando a Cosimo de' Medici, fornendogli un possente esercito formato da vari contingenti imperiali di spagnoli, tedeschi ed ungheresi, con il quale il comandante Gian Giacomo Medici di Marignano assediò Siena e saccheggiò il contado. I senesi, comandati da Piero Strozzi e Biagio di Monluc, resistettero a lungo riuscendo anche ad infliggere dure sconfitte alla coalizione imperiale, come l'annientamento dell'esercito di Ridolfo Baglioni nella Battaglia di Chiusi, le scorrerie nel viareggino e l'invasione del Val d'Arno, ma alla fine vennero sopraffatti dalla preponderante superiorità numerica avversaria per cedere nella Battaglia di Scannagallo (2 agosto). L'assedio di Siena durò altri otto mesi, con numerosi atti d'eroismo come quello del Fortino delle donne senesi, fino alla resa per fame il 17 aprile 1555. I negoziati stabilirono il rientro della Repubblica sotto le insegne imperiali, il perdono generale e la possibilità di lasciare la città per chiunque avesse desiderato farlo. L'opportunità venne colta dall'esercito, con i suoi comandanti e centinaia di uomini, che raggiunsero la Val d'Orcia ed organizzarono l'estrema difesa con l'istituzione della Repubblica di Siena ritirata in Montalcino, che resistette anche alla morte di Carlo V ed al termine delle Guerre d'Italia.

I negoziati e lo Stato Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 e 3 aprile 1559, dopo 65 anni di conflitto, venne firmato il Trattato di Cateau-Cambrésis, in esecuzione del quale anche l'ultimo baluardo senese costituito dal presidio di Montalcino venne consegnato, insieme al resto del territorio repubblicano, personalmente nelle mani di Cosimo de' Medici in qualità di feudo nobile. Cosimo andò quindi a guidare contemporaneamente il Ducato di Firenze (detto lo Stato vecchio) ed il Ducato di Siena (detto lo Stato nuovo), fino a quando con apposita bolla papale ottenne il titolo sovrano di Granduca, dando vita al Granducato di Toscana, all'interno del quale il Ducato di Siena sopravvisse con magistrature proprie e autonomia amministrativa fino alle riforme leopoldine di fine XVIII secolo.

I porti della Repubblica di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porti della Repubblica di Siena.
Mappa del sistema di torri costiere a difesa del litorale della Repubblica di Siena verso la metà del XVI secolo.

Il possesso di uno “sbocco sul mare” da parte di Siena fu una naturale continuazione della sua politica espansionistica e commerciale nella Maremma Grossetana con la conquista dei porti di Talamone, Porto Ercole e Porto Santo Stefano.

Nel maggio del 1303, l’abate del monastero di San Salvatore frate Ranieri, giunse a Siena proponendo al governo dei Nove l’acquisto dei terreni di proprietà del monastero (anche se allora erano però occupati militarmente dai Conti di Santa Fiora) tra cui Talamone[7]. Dopo una difficile contrattazione, il 10 settembre 1303 fu firmato il contratto d’acquisto. Al prezzo di 900 fiorini d’oro il porto di Talamone, la Contrada di Valentina e Castiglion di Val d’Orcia vennero venduti alla Repubblica di Siena che poneva sotto la sua protezione anche il monastero.

A seguito all'adesione alla lega guelfa toscana, resa possibile grazie al mutamento politico imposto dai Nove che allontanò la città dall’Impero, Siena si trovò allora ad essere alleata con Firenze. Date le crescenti inimicizie esistenti verso la ghibellina Pisa, il governo fiorentino stipulò il 17 agosto 1311 un accordo con la Repubblica senese per il passaggio di tutte le loro merci via mare da Talamone[8].

Dopo nuovi scontri contro i pisani per l’influenza su Lucca, Firenze rinnovò gli accordi con la Repubblica di Siena per i diritti dei mercanti fiorentini nel porto di Talamone nel 1340; situazione che si ripeté nel 1356. Tuttavia una volta firmata la pace con Pisa nel 1364, i mercanti fiorentini preferirono lasciare il più lontano porto senese in favore di quello pisano, nonostante la pressione esercitata da Siena per mantenere comunque il traffico commerciale di Firenze[9].

Nel 1379, a causa dei conflitti con pisani e genovesi per il controllo della Sardegna, i Catalani conclusero un trattato con la Repubblica di Siena per l’utilizzo del porto di Talamone, garantendo ai loro mercanti gli stessi diritti che vennero garantiti ai fiorentini, ma con dazi inferiori. Una volta che lo scalo senese venne lasciato dai Catalani, non riuscendo Siena a coprire con il commercio marittimo le spese per la difesa e le guardie, nel 1385 si decise di concedere l’affitto del porto ad una società che si occupasse pure del mantenimento delle strutture difensive[10].

Porto Ercole ed il territorio del Monte Argentario, compreso il minore Porto Santo Stefano, vennero conquistati dalla Repubblica di Siena al tempo della venuta in Toscana del re di Napoli Ladislao nel 1409.

Il ritorno dei Catalani nello scalo senese nel 1436 rappresentò un fatto positivo e, con il trattato firmato dalle parti, la Repubblica di Siena si impegnò a mantenere le strade per Grosseto in buono stato così come il ponte del porto. Il commercio poté rifiorire e l’anno successivo si registrò la visita anche del principe Alfonso d’Aragona[11].

Durante la Guerra di Siena dove si fronteggiarono gli eserciti senese e francese contro quelli fiorentino e spagnolo, assediata Siena il 2 agosto 1554 ed arresasi la città nell’aprile del 1555, rimaneva ancora da conquistarsi Porto Ercole dove il comandante francese Charles de Carbonnières, dopo aver atteso l'arrivo del maresciallo Piero Strozzi, si arrese il 18 giugno 1555[12].

I porti che furono della Repubblica di Siena per più di due secoli, divennero parte del nascente Stato dei Presidi nel 1557 per volere di Filippo II re di Spagna[13][14].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della massima penetrazione in Europa dei banchieri senesi nel corso del XIII secolo.

La Repubblica era un importante centro commerciale: venivano prodotti grano e sale, provenienti dalla Maremma e controllati grazie ad un accordo di monopolio stipulato con gli Aldobrandeschi, vassalli di Siena, la lana e altri prodotti agricoli, come il vino.

La principale risorsa economica della città derivava dall'attività di cambiavalute e prestavalute che i banchieri svolgevano in città.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scuola senese.

Dal XIII secolo Siena divenne oggetto di un radicale rinnovamento. Ne furono protagonisti due grandi scultori e architetti del medioevo italiano: Nicola Pisano e il figlio Giovanni. L'intervento dei due artisti nella cattedrale riuscì a combinare in un'unica struttura lo stile romanico con il gotico. In seguito venne ammodernata tutta la città, che, alla fine del XV secolo, appariva come una splendida città rinascimentale.

In campo pittorico fiorì la Scuola senese: Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Domenico e Taddeo di Bartolo, Stefano di Giovanni, Matteo di Giovanni.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Simboli patri della Repubblica di Siena: (da sinistra) lo stemma della Repubblica, la Balzana del Comune e lo stemma del Capitano del Popolo.

L'arme della repubblica, diversa dallo stemma della città di Siena, era uno scudo azzurro che riportava la scritta Libertas, colorata in oro, disposta in senso obliquo[15].

Oltre all'attuale stemma comunale della Balzana senese, vari altri simboli rappresentarono la città, ad esempio il leone argento in campo rosso simbolo del Popolo (inizialmente arma del vescovo oppure, secondo altri autori, ripreso dal sigillo della parte guelfa, dov'era rappresentato armato di spada e illeopardito,[16][17] simbolo spesso presente insieme all'emblema del comune medievale), attuale emblema della Provincia; lo stemma azzurro con il motto Libertas, usato anche in molte altre città italiane nei periodi di regime repubblicano; un ultimo simbolo cittadino (la cui prima rappresentazione si ha nel ciclo degli affreschi del “Buon Governo” del 1338-1340) s'ispira alle leggendarie origini romane della città ed è la lupa che allatta Ascanio e Senio; del 1344 è un pagamento per l'incisione della lupa sul sigillo comunale.[18][19][17]

Tutti i simboli elencati appaiono sulla copertina di un registro della Camera del Comune del 1528; su questa tavoletta è infatti dipinta la lupa allattante i due gemelli, uno dei quali impugna un'asta sulla cui sommità vi è la balzana in forma di stendardo, al di sopra della lupa vi è uno scudo interzato in palo in cui a partire dalla destra araldica vi sono lo stemma della Repubblica, quello del Comune e quello del Popolo.[20]

Cronologia dell'espansione della Repubblica di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Estensione territoriale della Repubblica di Siena dalla sua nascita fino al 1559

Perdita dei territori di Massa Marittima, Monterotondo, Monticiano e Murlo.

Perdita dei territori orientali di Torrita di Siena e Radicondoli

  • 1555: Resa della città di Siena, la nobiltà senese si ripara in Montalcino nell'ultimo tentativo di resistenza della Repubblica di Siena.

Perdita di Porto Ercole

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  2. ^ L. Fusai, p. 423
  3. ^ a b c Cronologia storico-politica della repubblica di Siena, ilpalio.siena.it. URL consultato il 23 luglio 2010.
  4. ^ Siena da Montaperti alla caduta dei Nove, Università degli Studi di Siena. URL consultato il 23 luglio 2010.
  5. ^ L. Fusai, p. 430
  6. ^ Repetti, Voce Santa Fiora, p. 151; Caciagli, p. 140
  7. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, p. 17
  8. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, p. 32
  9. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, pp. 54-58
  10. ^ Storia di Talamone, su www.tuttomaremma.com-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  11. ^ Siena nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  12. ^ Gualtiero Della Monaca, La presa di Porto Ercole (PDF), Edizione Costa d'Argento, 2010, p. 216.
  13. ^ Aprile 1555: guerra e conquista di Siena (lo Stato di Siena «è mio et a me s’appartiene in tutto…») « Storia di Firenze, su www.storiadifirenze.org-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  14. ^ Presidi, Stato dei nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  15. ^ Il Tesoro di Siena: il Corteo storico ... Siena, 16 agosto 2008
  16. ^ Cignoni, p. 690-691
  17. ^ a b Ceppari Ridolfi, p. 126
  18. ^ La Toscana e i suoi comuni, p. 375
  19. ^ Savorelli, p. 137
  20. ^ Ceppari Ridolfi, pp. 125-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luca Fusai, La storia di Siena dalle origini al 1559, Volume 1, Siena, Il Leccio, 1987.
  • Mario Ascheri, Antica Legislazione della Repubblica di Siena, Siena, Il Leccio, 1993.
  • Mario Ascheri, Siena nel Rinascimento: Istituzioni e sistema politico, Siena, Il Leccio, 1985.
  • Langton Douglas, Storia Politica e Sociale della Repubblica di Siena, Betti, 2000, ISBN 88-86417-51-9.
  • Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena, NIE, 2007, ISBN 88-7145-248-8.
  • Giuseppe Caciagli, I feudi medicei, Pacini, 1980.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, vol. V, 1843.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]