Stato Nuovo di Siena

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Ducato di Siena
Dati amministrativi
Nome completo Ducato di Siena
Nome ufficiale Ducato di Siena
Lingue parlate Latino
Italiano
Capitale Siena
Altre capitali Firenze
Dipendente da Granducato di Toscana
Politica
Forma di governo Ducato
Nascita 1559
Causa Trattato di Cateau-Cambrésis
Fine fine Settecento
Causa riorganizzazione interna al Granducato
Territorio e popolazione
Bacino geografico Toscana meridionale
Economia
Valuta Fiorino toscano
Lira toscana
Risorse agricoltura, viticoltura, allevamento
Evoluzione storica
Preceduto da Bandera de Siena.png Repubblica di Siena
Succeduto da Bandiera del granducato di Toscana (1562-1737 ).png Granducato di Toscana

Lo Stato Nuovo di Siena (o Ducato di Siena) fu uno Stato autonomo del Granducato di Toscana, esistente dal 1559 fino alle riforme di Pietro Leopoldo del XVIII secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al termine delle Guerre d'Italia del XVI secolo, quando l'Impero spagnolo ed il Regno di Francia si combatterono ininterrottamente per 65 anni su gran parte del suolo europeo, la vittoria degli spagnoli ed il Trattato di Cateau-Cambrésis sancirono il nuovo ordine continentale.

All'interno di questo ampio conflitto le ripercussioni si riverberarono anche sull'esito della Guerra di Siena. Già il 3 luglio 1557, pochi anni dopo la sconfitta nella Battaglia di Scannagallo (1553) ad opera della compagine imperiale di Carlo V e della resa per fame di Siena (1555), l'Imperatore concesse a Cosimo I de' Medici il feudo nobile rappresentato dalla città e dal suo territorio. Cateau-Cambrésis sancì poi ufficialmente nell'aprile del 1559, per decreto, l'estinzione della Repubblica di Siena che, nel frattempo, si era riparata in Montalcino ed il suo passaggio in blocco a Cosimo stesso, con l'unica esclusione dello Stato dei Presidi che rimase sotto il controllo della Corona spagnola e delegato al Viceré di Napoli per meglio controllare i protettorati italiani degli ispanici.[1]

Cosimo andò di conseguenza a controllare personalmente e direttamente due Stati: lo Stato “Vecchio” di Firenze e lo Stato “Nuovo” di Siena, separati nelle strutture politiche ed istituzionali, ma riuniti sotto la sua persona (unione personale). Questa situazione ambigua venne risolta il 27 agosto 1569, quando Cosimo ottenne da Papa Pio V il titolo di Granduca di Toscana, che andò quindi a confermare il potere di Cosimo sui due Ducati.

Lo Stato Nuovo di Siena ottenne quindi proprie magistrature e proprie istituzioni (Concistoro, Gonfalonieri dei Terzieri, Capitano del Popolo, Consiglio Generale, Biccherna, ecc.), sebbene fosse amministrato da un governatore generale-luogotenente di diretta nomina del sovrano che continuò a mantenere il titolo di Duca.[2]

La capitale fu Siena stessa, circondata dal suo contado suddiviso nelle Masse di Siena, e nei corrispondenti Terzi di Città, Porta Camollia e San Martino.[3] Dalla sede governativa senese dipendevano le attuali province di Siena e di Grosseto, con esclusione delle piccole porzioni di Follonica, Scarlino, Buriano (appartenenti al principato di Piombino), di Castiglione della Pescaia e Giglio dipendenti fino al 1776 dalla provincia pisana ed infine lo Stato dei Presidi, continuando ad amministrare le città di Chiusi, Grosseto, Massa marittima, Sovana, Pienza, Montalcino:

L'amministrazione non subì modifiche sostanziali neanche con l'estinzione per mancanza di eredi della dinastia medicea ed il passaggio del Granducato di Toscana alla casata degli Asburgo-Lorena, fino alle grandi riforme di Leopoldo I, che applicando una politica più accentratrice di governo eliminò i due Ducati di Siena e Firenze e costituì una nuova suddivisione in province. Nel 1766 quindi lo Stato Nuovo di Siena venne dichiarato estinto ed al suo posto create due nuove entità amministrative: la Provincia di Siena superiore e la Provincia di Siena inferiore.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/stato-dei-presidi
  2. ^ Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  3. ^ http://www.ilpostalista.it/palliniagg31.htm
  4. ^ AA. VV., La Toscana in età moderna (secoli XVI-XVIII: politica, istituzioni, società, Biblioteca Storica Toscana, 2005
  5. ^ L. Mascilli Migliorini, L’età delle riforme, Torino, Utet, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena, NIE, 2007, ISBN 88-7145-248-8.
  • Giuseppe Caciagli, I feudi medicei, Pacini, 1980.
  • Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
  • Mario Ascheri, Siena nella storia. Vol. 1, Silvana, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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