Stato dei Presidi

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Stato dei Presidi
Stato dei Presidi – Bandiera Stato dei Presidi - Stemma
(dettagli)
Stato dei Presidi - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Estado de los Reales Presidios de España
Lingue parlate latino, italiano, spagnolo
Capitale Madrid (1557-1707), Vienna (1707-1737), Napoli (1737-1801)
Altre capitali Porto Ercole poi Orbetello, sede del governatore
Dipendente da Impero spagnolo, Regno di Napoli
Politica
Forma di governo monarchia
re Re di Spagna, Viceré di Napoli
Nascita 1557
Causa Creazione dello Stato dei Presidi da parte di Filippo II con il trattato di Londra
Fine 1801 con Ferdinando IV di Napoli
Causa Pace di Firenze tra Napoleone Bonaparte e Ferdinando IV di Napoli
Territorio e popolazione
Bacino geografico Maremma e Arcipelago Toscano
Territorio originale Argentario
Massima estensione 300 km² nel 1800
Economia
Valuta Tarì, Grano, Carlino, Ducato, Piastra o Pezza, Cavallo
Esportazioni olio, vino, seta, lana, carta, pesca, metalli
Importazioni metalli preziosi, spezie.
Religione e società
Religioni preminenti chiesa cattolica
Religione di Stato cattolicesimo
Classi sociali Baroni, funzionari statali, popolo, clero
Stato dei Presidi - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Siena-Stemma.png Repubblica di Siena
Succeduto da Flag of the Kingdom of Etruria.svg Regno d'Etruria

Lo Stato dei Presìdi (talvolta scritto Presidii o Presidî, conosciuto anche come Presìdi di Toscana) fu un protettorato situato in Toscana, creato per volontà del re di Spagna Filippo II in occasione del trattato di Londra del 1557. Seppur costituito in limiti angusti, lo Stato dei Presìdi permetteva ai suoi dominatori di controllare terre e mari della zona tirrenica ed influenzare la situazione geopolitica dell'Italia Centrale.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato dei Presìdi, situato in Toscana, comprese Orbetello, Porto Ercole e Porto Santo Stefano (nel promontorio dell'Argentario) ed inoltre Ansedonia e Talamone. Successivamente vennero aggregati Porto Longone (l'attuale Porto Azzurro), nell'isola d'Elba, già appartenente alla signoria poi principato di Piombino. Il litorale di sua pertinenza andava da Collecchio a nord di Talamone fino alla torre costiera di Buranaccio ai confini con l'ultimo tratto costiero del Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo dei Governanti sede del governatore spagnolo a Porto Ercole

Lo Stato dei Presìdi venne costituito durante la Guerra di Siena, combattuta nel 1552-1559 ed inserita nella cornice delle Guerre d'Italia franco-spagnole (1494-1559), con il Trattato di Londra (1557), siglato a guerra ancora in corso in previsione dell'eventuale conquista imperiale della Repubblica di Siena.

Con il termine della guerra, sebbene la Repubblica di Siena riuscisse a resistere - non sconfitta definitivamente, ma riparata in Montalcino - con il Trattato di Cateau-Cambrésis ne venne cancellata l'indipendenza ed assegnata alla Corona spagnola. I suoi territori vennero quindi suddivisi in base agli accordi precedenti: un'ampia fascia costiera andò a formare lo Stato dei Presidi, mentre gran parte del territorio venne affidato come feudo nobile a Cosimo I de' Medici dando vita al Ducato di Siena.

Il periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

La Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano

Il primo periodo (1557-1707) fu quello caratterizzato dal possesso spagnolo e dall'amministrazione dei viceré di Napoli, nonché quello che ebbe maggior durata. In esso lo Stato dei Presìdi assolse appieno le funzioni politiche e militari per le quali era stato creato, lasciandoci inoltre la maggior quantità di documentazione urbanistica ed architettonica.

Da principio il re di Spagna, Filippo II, alleato e amico di Cosimo de' Medici ordinò che a quest'ultimo obbedissero i comandanti spagnoli di Orbetello, Talamone, Porto Ercole e del Presidio di Piombino.[senza fonte]

Nel giro di cinquant'anni lo Stato dei Presìdi dispose di un sistema di fortificazioni sempre più imponenti in aggiunta a quelle medievali, costruite o riadattate nel periodo della dominazione senese. Cosimo disponeva di alcuni tra i migliori architetti militari dell'epoca e seppe approfittare della situazione impadronendosi in quel periodo di Castiglione della Pescaia e dell'Isola del Giglio, strappandola al legittimo proprietario don Innico Piccolomini, marchese di Capestrano e duca di Amalfi, ma nemico della Spagna e di Firenze.

Successivamente i viceré spagnoli di Napoli cominciarono a esercitare un potere sempre più ampio. Il primo degno di menzione è don Pedro Afan de Ribera, duca di Alcalá de los Gazules, che dopo una visita nel 1569 fece costruire caserme in Orbetello, Porto Ercole e Talamone, dotandole di forti guarnigioni.

L'invasione della Toscana da parte di una compagnia di ventura, comandata da Alfonso Piccolomini duca di Montemarciano, fu sospettata di connivenza con la Spagna, che avrebbe fornito aiuti attraverso lo Stato dei Presìdi.

Fra gli eventi minori di quel periodo si ricorda che nel 1592 il territorio di Talamone fu invaso da una quantità di cavallette mai vista e che in certi momenti riusciva a rabbuiare il sole.

Particolarmente felice fu il periodo di vicereame di Enrique de Guzmán, conte di Olivares, che nel 1596, contro le disposizioni governatoriali, consentì di andare in giro armati a tutti gli abitanti dello Stato, sia per cacciare liberamente che per difendersi dai Turchi e dai fuoriusciti che infestavano la Maremma. Nel 1597 grandi feste alleviarono il clima rigido instaurato dai governatori grazie alla visita del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII. Cambiati i rapporti con la Toscana, il Re di Spagna si avvalse di una clausola del trattato di Londra per far costruire la fortezza di Porto Longone in contrapposizione alla fortezza toscana di Portoferraio e per mantenere forte l'egemonia spagnola nell'Italia centrale e sullo Stato Pontificio.

Successivamente sotto il vicereame di Giovanni Alfonso Pimentel, conte di Benavente, si distinse il governatorato di Egidio Nunes Orejon come restauratore e valorizzatore di Porto Santo Stefano. Egli circondò la vecchia rocca di un agrumeto dotandola anche di una sorgente d'acqua, fece costruire due fonti di uso pubblico (la pilarella e la fonte della piazza) e rese possibile in loco l'insediamento di famiglie da Orbetello, Talamone e Porto Ercole.

Tra il 9 maggio ed il 20 luglio 1646 Orbetello subì un assedio da parte dell'esercito francese. L'assedio fallì, ma fu compensato dalla presa di Porto Longone dal 27 settembre 1646 al 15 luglio 1650. Questo episodio della più vasta guerra dei 30 anni permise minacce dirette da parte della Francia di Giulio Mazarino al Regno di Napoli e provocò lo sconvolgimento dell'apparato di dominio spagnolo in Italia: a seguito di questa guerra, infatti, il Viceré spagnolo fu costretto ad imporre ai napoletani forti tasse, fra cui quella sulla frutta, che dette vita ad una violenta insurrezione della popolazione, di cui fu storico protagonista Tommaso Aniello detto Masaniello.

Nel 1660 si ebbe la costruzione del fortino delle Saline, su ordine di Filippo IV, allo scopo di porre una guardia dell'istmo del Tombolo e della Giannella e di opporre una valida difesa contro i pirati.

Chiuso il capitolo delle minacce francesi lo Stato dei Presìdi vide una notevole rifioritura ed un miglior tenore di vita della popolazione. È in questo periodo che lo Stato dei Presìdi subì le maggiori influenze, sia per l'edificazione dei grandi complessi di fortificazioni ma anche e soprattutto per tante espressioni di convivenza civile, fasto, costumi e perfino nella lingua. Ad Orbetello, la capitale dello Stato, fu realizzata una tipografia in grado di stampare libri. Furono effettuati lavori di ampliamento ed abbellimento del Duomo, con l'aggiunta di nuovi altari, di cappelle gentilizie e di tombe di notabili. Molti furono i palazzi pubblici civili realizzati, come il palazzo del governatore in Orbetello e Porto Ercole.

Questo stato di prosperità e di pace si svolse in tutta la seconda metà del Seicento, solamente turbato dalle inevitabili pestilenze che si diffondevano attraverso marinai e fauna delle navi che attraccavano nei porti dell'Argentario e di Talamone, tanto che nel 1676 venne istituito uno specifico commissariato di sanità, sebbene già esistessero i due ospedale di Santa Croce e Santa Maria.

Nel 1667 con l'assunzione al trono francese di Luigi XIV ripresero le ostilità, tanto che Cosimo III de' Medici si vide conteso tra Impero asburgico, Regno di Spagna e Regno di Francia, che gli promisero compensi territoriali anche ben più grandi del medesimo Stato dei Presìdi, tanto che avanzò la richiesta del titolo di Re sui territori della Sardegna posseduti precedentemente dalla Repubblica di Pisa. Tutto finì nel nulla quando gli spagnoli, giunti a Milano, imposero un pesante contributo di denaro al Granduca di Toscana, ridotto poi solamente a 100.000 scudi per non far orientare Cosimo III verso la Francia (1691).

Amministrazione politica[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato dei Presìdi non fu mai uno Stato sovrano, non ebbe mai una dinastia regnante propria e tanto meno ebbe rappresentanze ufficiali proprie: nacque come possedimento diretto della corona di Spagna e fu amministrato dai Viceré del Regno di Napoli, a sua volta sotto il dominio spagnolo dal 1503 poi quello austriaco due secoli dopo, infine dal 1735 dal Regno di Napoli e di Sicilia.

Il territorio era costituito da quattro presidi di cui Orbetello fu il centro principale. Gli altri furono Talamone, la cui giurisdizione militare comprendeva Collecchio, Banditella, Saline e una piccola parte della spiaggia della Giannella; il presidio di Porto Ercole, che controllava la porzione sud-orientale del Monte Argentario, fino a Terrarossa e Maddalena, l'istmo della Feniglia e l'isola di Giannutri; ed infine il presidio di Porto Longone istituito nel 1603 nelle coste orientali dell'isola d'Elba.

Lo Stato ebbe solo governatori inviati dal governo centrale: per lo più militari, di medio rango, preoccupati solo di mantenere in efficienza le fortificazioni. Il comandante generale che risiedeva ad Orbetello era affiancato da un Uditore, che amministrava la giustizia, un Veditore (provveditore), che provvedeva agli aspetti economici, alle fortificazioni, alle paghe delle guarnigioni e coadiuvato da uno Scrivano di razione (ragioniere) e da un Pagatore; mentre le entrate del fisco erano amministrate dall'Appaltatore. Vi era inoltre un Vicario generale, che sovraintendeva ed ispezionava il territorio.

I passaggi di mano e la dissoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Con la guerra di successione spagnola (1700-1713) si giunse alla al primo dei decisivi rivolgimenti politici che lo Stato dei Presìdi ebbe a subire: occupato dagli austriaci insieme al Regno di Napoli, i Presìdi vennero a loro assegnati dai trattati di pace di Utrecht (1713) e Rastatt (1714). Dal 1707 al 1737 venne amministrato quindi dagli Asburgo e retto dai loro viceré.

Nel 1733 venne rioccupato dagli spagnoli come prodromo della conquista borbonica delle Due Sicilie e, di seguito alla guerra di successione polacca, dal 1736 fu annesso al Regno di Napoli: fu formalmente soppresso per volontà di Ferdinando IV nel 1796, che decise di integrarlo nel demanio del Regno assieme al ducato di Sora.

Rimase a Napoli fino alla pace di Firenze (28 marzo 1801), in virtù del quale i Presidi furono ceduti alla Francia, che li destinò al regno d'Etruria. Quest'ultimo ebbe brevissima vita: in seguito al Trattato di Fontainebleau (23 ottobre 1807) i Presìdi (come peraltro tutta la Toscana) furono annessi alla Francia. Questo fu l'episodio fatale allo Stato che, con il Congresso di Vienna e la Restaurazione, non fu più ricostituito ed il suo territorio diventò parte integrante del Granducato di Toscana degli Asburgo-Lorena.

Comuni odierni parte dello Stato dei Presidi nel 1800[modifica | modifica wikitesto]

Comune Provincia attuale Inizio dominazione spagnola Superficie
Capoliveri Livorno Livorno 1557 13,33 km²
Monte Argentario Grosseto Grosseto 1557 60,4 km²
Orbetello Grosseto Grosseto 1557 226,8 km²
Porto Azzurro Livorno Livorno 1557 13,33 km²

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Ferretti (a cura di), Aspetti e problemi di storia dello Stato dei Presìdi in Maremma, 1979
  • Giuseppe Caciagli, Stato dei Presidi, Pontedera, Arnera Edizioni, 1992

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]