Neoborbonismo

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L'ultima bandiera del Regno delle Due Sicilie, adottata nel giugno 1860 e dimenticata dai neoborbonici, che utilizzano la precedente.

Neoborbonismo è il termine apparso per la prima volta nel 1960[1] con cui si definisce l'insieme di quella sparuta galassia di microscopici movimenti politici[2], nostalgici filoborbonici e siti divulgativi[3] di informazioni e letteratura pseudostorica[4] con invenzioni storiografiche revisionistiche[5] e mediatiche di tipo nostalgico[6] revansciste[7], che ha subito un notevole impulso specialmente a partire dagli anni attorno al 2011 per le celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d'Italia, e di conseguenza della sparizione del Regno delle Due Sicilie.

Alcuni esempi di falsificazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Falsa attribuzione di primogenitura del più antico codice della navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Al giureconsulto procidano Michele de Jorio, col suo Codice Ferdinando o codice marittimo compilato per ordine di S.M. Ferdinando IV, re delle Due Sicilie, scritto tra il 1779 e il 1781 su incarico dell'omonimo sovrano, redatto in IV tomi per 2411 pagine[8], stampato in soli venticinque esemplari per essere sottoposto agli organi di governo, viene attribuita la primogenitura del codice della navigazione definito a volte come «primo codice marittimo al mondo»[9][10], «primo codice marittimo della storia» o «primo codice marittimo d'Italia»[11], in realtà non fu mai neppure promulgato[12].

Prendendo come data di partenza l'anno Mille, prima si sono avuti:

Prendendo invece come riferimento un'epoca più recente (Età Moderna) e ancor più precisamente la Francia dì Luigi XIV, alias il Re Sole, va citata:

Mentre, solo per rimanere in ambito italico/peninsulare, si ebbero[13]:

  • i Capitoli dell'Illustrissimo Magistrato de' Signori Conservatori del Mare della Serenissima Repubblica di Genova, et Instruzioni da osservarsi dalli Capitani, Padroni, Reverendi Capellani, Scrivani, Piloti, Nocchieri, Chirurghi, Marinari, Soldati, e Fanti delle Navi, o altri qualsivoglia Bastimenti, dei Conservatori del 1712.
  • il Reale editto, o sia regolamento per la navigazione dei Bastimenti mercantili di Carlo III di Napoli del 1741.
  • il Reale editto di marina e di navigazione marittima, emanato da Francesco di Lorena, Granduca di Toscana e pubblicato a Firenze il 10 ottobre 1748.

Altra affermazione neoborbonica circa il Codice marittimo dello Jorio è che «per le note vicende politiche di quegli anni, non ebbe seguito[14]» «a causa degli sconvolgimenti politici che videro i francesi subentrare ai Borbone nel governo del Regno di Napoli[9]», come detto, venne pubblicato nel 1781, l'esercito napoletano fu sconfitto dalle truppe francesi del generale Championnet alla battaglia di Civita Castellana il 5 dicembre 1798, invaso il Regno di Napoli fu stipulato a Sparanise l'11 gennaio 1799 un pesante armistizio ma non essendo possibile versare le ingenti somme economiche poste a condizione[15] e, in conseguenza di ciò, il 23 gennaio 1799 fu conquistata la stessa Napoli[16]

In realtà, quindi, a 17 anni dalla sua pubblicazione non poté essere promulgato «per la lentezza del lavoro della Giunta di revisione[17]».

Falsa attribuzione di primogenitura del più antico bacino in muratura d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Contrariamente a quanto affermato da un paio di siti[18][19][20] (i quali, propagando l'errore tra loro nel copiarsi la data, ne riportano addirittura una sbagliata, anticipandola al 5[18][19][20] agosto 1852, quando in realtà la sua inaugurazione avvenne dieci giorni dopo, il 15 agosto 1852[21][22][23]) e successivamente trasposto su libri, il primo bacino di raddobbo in muratura ad essere costruito in Italia fu quello di Genova, la cui costruzione iniziò nel 1847 per terminare nel 1851; l'opera fu presentata in parlamento il 2 giugno 1852 con un memoriale del suo stesso progettista, il colonnello del Genio e deputato Damiano Sauli[24][25].

Falsa attribuzione di primogenitura del più antico atlante marittimo al mondo[modifica | modifica wikitesto]

Diversi libri e siti internet, copiandosi tra loro sempre la medesima identica lista, riportano, tra i supposti primati del Regno delle Due Sicilie, anche quello di aver pubblicato il «primo atlante marittimo al mondo»[26][27][28][29][30][31], attribuendo tale primogenitura al cartografo e geografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni col suo Atlante Marittimo delle Due Sicilie, pubblicato nel 1792.

La storia della cartografia è una materia fin troppo vasta per essere sintetizzata in pochissime righe ma vale la pena ricordare che, sebbene senza nominarlo, il primo ad associare l'immagine di un Atlante alla geografia fu Antonio Lafreri nel frontespizio delle: "Tavole moderne di geografia de la maggior parte del mondo di diversi autori raccolte et messe secondo l'ordine di Tolomeo" del 1572, cui seguì Gerardo Mercatore che fu il primo ad inserire la parola Atlante nel titolo del suo: "Atlas sive Cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura", pubblicato nel 1595 a Duisburgo, mentre, in ambito marittimo il primo utilizzo lo si ebbe con Hendrick Doncker col: "De zee-atlas ofte water-waereld vertoonende alle de zee-kusten van het bekende deel des aerd-bodems", uscito con 19 fogli nel 1659.[32][33][34][35]

Dopo questo breve excursus sulla genesi degli atlanti geografici e marittimi, tra coloro che anticiparono il primato vantato dai neoborbonici meritano di essere citati soprattutto quelli che furono tra i primi ad utilizzare la proiezione di Mercatore[36] annoverando ad esempio l'atlante marittimo francese[37] voluto dal ministro delle finanze Jean-Baptiste Colbert dopo la guerra d'Olanda ed elaborato da vari autori quali Charles Pene e Gian Domenico Cassini, grazie anche al lavoro di calcolo delle coordinate svolto dall'abate Jean Picard (uno dei padri della moderna geodesia), da Philippe de La Hire e altri ancora che realizzarono: Le Neptune françois ou Atlas nouveau des cartes marines[38] pubblicato a Parigi nel 1693 cui fece seguito il: Suite du Neptune françois, ou Atlas nouveau des carte marines[39] uscito invece ad Amsterdam nel 1700; oppure quello britannico con il: Great Britain's Coasting Pilot, opera dell'idrografo di Sua Maestà, capitano Grenville Collins, pubblicata anch'essa nel 1693[40][41].

Falsa attribuzione di paternità del primo museo mineralogico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Falsa attribuzione di paternità del primo orto botanico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Falsa attribuzione di paternità della prima Costituzione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Un altro vanto dei neoborbonici è l'attribuzione, del tutto falsa, di aver promulgato la prima Costituzione italiana[42] in realtà, quella borbonica cui si fa riferimento, concessa da Ferdinando II il 10 febbraio 1848, fu preceduta da quelle[43]:

  • della Repubblica Bolognese (approvata il 4 dicembre 1796[44])
  • della Municipalità di Ancona (10 febbraio 1797 - 22 di piovoso)
  • dell'Organizzazione del Governo Provvisorio di Brescia (1797)
  • della Costituzione del popolo Ligure (1797)
  • della Costituzione della Repubblica Cispadana (1797)
  • della Prima Costituzione della Repubblica Cisalpina (1797)
  • della Seconda Costituzione della Repubblica Cisalpina (1798)
  • della Costituzione della Repubblica Romana (1798)
  • della Costituzione provvisoria della Repubblica di Lucca (1799)
  • della Costituzione della Repubblica Napoletana (1799)
  • dell'Ordine del generale Championnet Istitutivo di una Rappresentanza Nazionale della Repubblica Napoletana (1799)
  • della Costituzione della Repubblica Lucchese (1801)
  • della Costituzione della Repubblica Italiana (1802)
  • della Costituzione della Repubblica Ligure (1802)
  • della Costituzione della Repubblica Settinsulare (1803)
  • dell'Atto costituzionale di Lucca (1805)
  • del Secondo Atto costituzionale di Lucca (1805)
  • dello Statuto costituzionale di Lucca (1805)
  • degli Statuti Costituzionali del Regno d'Italia (1805 al 1810)
  • della Costituzione di Sicilia (1812)
  • della Costituzione della Provincia del Tirolo (1814)
  • del Proclama per la Formazione del Governo Provvisorio dello Stato Genovese (1814)
  • della Costituzione del Regno Lombardo-Veneto del 24 aprile 1815
  • della Costituzione del Regno di Napoli 18 maggio 1815
  • del Moto proprio di Pio VII del 6 luglio 1816
  • della Costituzione delle Isole Ionie (1818)
  • dell'adozione della Costituzione Spagnola nel Regno delle Due Sicilie (1820)
  • della Costituzione del Regno delle Due Sicilie (1821)
  • dell'adozione della Costituzione Spagnola nel Regno di Sardegna (1821)
  • della Costituzione delle Province Unite Italiane (1831)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. in Alfredo Todisco, C'è un «pretendente» al trono di Napoli e qualcuno sembra prenderlo sul serio, su "la Stampa" del 7 aprile 1960 a p. 3; e invece, come "neoborbonico", in Giovanni Russo, Compie cent'anni la rabbia del Sud", per "Il Corriere della Sera", Milano, 4 ottobre 1974.
  2. ^ Ad esempio Movimento di Insorgenza Civile, Movimento Neoborbonico, Movimento Popolare 2 Sicilie, .
  3. ^ Ad esempio Rete Due Sicilie.
  4. ^ Cfr. in Giuseppe Galasso, Lo storico contro la rivalutazione della loro dominazione. Galasso: «Il paradiso borbonico? È solo un’invenzione nostalgica » Il primo che incontriate per strada o altrove può farvi dotte lezioni sui cento primati del Regno delle Due Sicilie, sulla rapina delle ricchezze meridionali dopo il 1860. Risultato delle clamorose fortune di questa pseudo-letteratura storica (con poche eccezioni), sul "Corriere del Mezzogiorno" del 13 luglio 2015.
  5. ^ Cfr. in Massimo Novelli, Fenestrelle e il genocidio (inesistente) dei borbonici Un libro smentisce le tesi degli storici revisionisti: nelle prigioni del Pinerolese morirono 40 soldati. "Nessuna strage fu mai compiuta" su "La Repubblica Torino" del 3 agosto 2012. sulla
  6. ^ Cfr. alle pp.71-73 in Antonio Caprarica, C'era una volta in Italia. In viaggio fra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell'Unità, Sperling & Kupfer, 2011, ISBN 978-88-6061-754-5.
  7. ^ Cfr. in Alessandro Leogrande, Neoborbonici a cinque stelle. Le vittime meridionali dell’Unità e la «Giornata della Memoria» pugliese, in "Corriere del Mezzogiorno" del 6 luglio 2017.
  8. ^ Cfr. in Silvio De Majo, Michele de Jorio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 36, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988.
  9. ^ a b Cfr. in Alessia Mancini, Michele De Jorio e il primo codice della navigazione del mondo su "Voce di Napoli" del 14 aprile 2017.
  10. ^ Cfr. come «First Maritime Code of the world drawn by Michele Jorio in 1781» a p. 165 in Francesco Sorge, Giuseppe Genchi, Essays on the History of Mechanical Engineering, Cham, Springer, 2016, ISBN 9783319226804.
  11. ^ Cfr. in Generoso Picone I napoletani, Gius.Laterza & Figli Spa, 2005, ISBN 9788858118610.
  12. ^ Cfr. in Silvio De Majo, Michele de Jorio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 36, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988.
  13. ^ Cfr. in Giorgio Righetti, Trattato di diritto marittimo, vol. I, Milano, Giuffré, 1987.
  14. ^ Cfr. a p. 97 in Michele Vocino, Primati del Regno di Napoli. Ordinamenti, risorse naturali, attività industriali prima dell'unità d'Italia, Napoli, Grimaldi, 2007. .
  15. ^ Il Regno di Napoli si impegnava a versare ai Francesi due milioni e mezzo di ducati, pagabili in due rate: metà il giorno 15 gennaio e l'altra metà il 25 gennaio 1799, questa cifra era veramente imponente se si pensa che nel 1781 le entrate complessive del Regno erano state meno di quattro milioni e mezzo di ducati. Cfr. in Giovanni Masi, L'Azienda pubblica del Regno di Napoli dal 1771 al 1782, Bari; Napoli: Adriatica editrice, 1948, p. LXXI
  16. ^ Per entrare in città, difesa disperatamente dai lazzaroni di cui riconobbe francamente l'eroismo, fu però necessaria l'occupazione (con uno stratagemma) di Castel Sant'Elmo da parte dei simpatizzanti filofrancesi che aprirono il fuoco alle spalle dei difensori.
  17. ^ Cfr. in Rassegna marittima aeronautica illustrata
  18. ^ a b Cfr. in Antonio Cimmino, 5.8.1852 Napoli inaugurazione del bacino di raddobbo (primo in Italia) su "La voce del marinaio" del 5 agosto 2014.
  19. ^ a b Cfr. in Antonio Cimmino, 5.8.1852 Napoli inaugurazione del bacino di raddobbo (primo in Italia) su "La voce del marinaio" del 5 agosto 2016.
  20. ^ a b Cfr. in Ciro La Rosa, Il Bacino di Raddobbo sul Brigantino - il Portale del Sud.
  21. ^ Cfr. in Bernardo Quaranta, Per l'inaugurazione del bacino da raddobbo fatta nel porto militare di Napoli il dì XV d'agosto 1852 innanzi alle loro Maestà il Re e la Regina del Regno delle Due Sicilie, Napoli, Reale tipografia militare, 1852.
  22. ^ Cfr. sullo scritto del maggiore del Genio direttore Domenico Cervati, Memoria intorno al bacino da raddobbo costruito nel porto militare di Napoli, Napoli, Reale Tipografia Militare, 1852.
  23. ^ Cfr. in Francesco Di Rauso, La medaglia del Bacino di Raddobbo sul Brigantino - il Portale del Sud.
  24. ^ Cfr. sulla memoria redatta per il Parlamento nazionale dal colonnello del Genio e deputato Damiano Sauli in Dei bacini di carenaggio e particolarmente di quello costruito nel porto di Genova dal 1847 al 1851, Genova, Fratelli Ferrando, 1852.
  25. ^ Cfr. il lemma "arsenale" sull'Enciclopedia Italiana Treccani.
  26. ^ Cfr. in Sergio della Valle, I primati del Regno delle Due Sicilie (1), (2), Napoli, 2011.
  27. ^ Cfr. come «world's first maritime atlas» alle pp. 165-166 in Francesco Sorge, Giuseppe Genchi, op. cit.
  28. ^ Cfr. in Alfonso Grasso, I records del Regno delle due Sicilie su "il Brigantino - Portale del Sud.
  29. ^ Cfr. sul sito Il Regno delle Due Sicilie.
  30. ^ Cfr. in Domenico Romano, I primati del Regno delle Due Sicilie prima dell'occupazione piemontese - video YouTube.
  31. ^ Cfr. in Tutti i primati di Napoli e del Regno delle Due Sicilie, su "Vesuvio Live" del 3 maggio 2014.
  32. ^ Cfr. a p. 42 in Simone Stratico, Bibliografia di marina nelle varie lingue dell'Europa, o sia raccolta dei titoli dei libri nelle suddette lingue, i quali trattano di quest'arte, Milano, I. R. stamperia, 1823.
  33. ^ Cfr. in George Stephen Ritchie, Marine Atlases, Centro de Estudos de Cartografia Antiga. Secçao de Coimbra, Volume 128, 1979.
  34. ^ Cfr. in Günter Schilder, A Manuscript Sea Atlas, Drawn by Romeyn de Hooghe in 1681.
  35. ^ Seller, John 1630 - 1697.
  36. ^ Cfr. a p. 105 in Norman J. W. Thrower, Maps and Civilization: Cartography in Culture and Society, III ed. riveduta, Chicago, University of Chicago Press, 2008, ISBN 9780226799759.
  37. ^ Cfr. in Le premier atlas nautique publié en France sul sito della Biblioteca nazionale di Francia - BnF.
  38. ^ AA.VV., Le Neptune françois ou Atlas nouveau des cartes marines. Parigi, Hubert Jaillot, 1693.
  39. ^ AA. VV., Suite du Neptune françois, ou Atlas nouveau des carte marines, Amsterdam, Pierre Mortier, 1700.
  40. ^ Cfr. sul sito della Università di Yale
  41. ^ Grenville Collins: Great Britains Coasting Pilot Being A New Survey of the Sea Coast By Capt. Greenville Collins Hydrographer to his Majesty
  42. ^ Cfr. in Antonio Nicoletta, La prima Costituzione Italiana fu quella del Regno delle Due Sicilie. in www.neoborbonici.it
  43. ^ Cfr. sul sito dell'Università di Torino: Dipartimento di studi giuridici - Archivio delle Costituzioni storiche
  44. ^ Cfr. in Mirco Degli Esposti. La Repubblica Bolognese nel triennio 1796-1799 e la prima costituzione italiana, Bologna, 1996.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]