Papa Clemente VIII

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Papa Clemente VIII
Clemente VIII
231º papa della Chiesa cattolica
C o a Clementem VIII.svg
Elezione 30 gennaio 1592[1]
Incoronazione 9 febbraio 1592[1]
Fine pontificato 3 marzo 1605
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo IX
Successore papa Leone XI
Nome Ippolito Aldobrandini
Nascita Fano, 24 febbraio 1536
Ordinazione sacerdotale 31 dicembre 1580
Consacrazione a vescovo 2 febbraio 1592 dal cardinale Alfonso Gesualdo di Conza
Creazione a cardinale 18 dicembre 1585 da papa Sisto V
Morte Roma, 3 marzo 1605
Sepoltura Basilica di Santa Maria Maggiore

Clemente VIII, nato Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536Roma, 3 marzo 1605), è stato il 231º papa della Chiesa cattolica (230º successore di Pietro) nonché sovrano dello Stato Pontificio dal 1592 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Fano da Silvestro Aldobrandini, avvocato, e Lisa Donati, ultimo di otto figli. Fu battezzato il 4 marzo nella cattedrale di Fano. La data di battesimo è importante perché alcune fonti sostengono che sia nato nel 1535, ma sembrerebbe difficile che all'epoca si fosse aspettato più di un anno per battezzare un bambino. Il padre era fiorentino: attivo in politica, si trasferì con la famiglia nello Stato Pontificio dopo che il suo partito fu sconfitto da Cosimo I de' Medici, che salì al potere. A Fano fu nominato luogotenente del governatore della città.

Ippolito studiò nelle università di Padova, Bologna e Perugia e si laureò in utroque iure. A Bologna ebbe come docente il cardinale Gabriele Paleotti. A Perugia conobbe il cardinale Alessandro Farnese, che lo sostenne negli studi.

Dopo la laurea iniziò la carriera professionale in ambito giuridico. Nel 1568 fu nominato uditore del camerlengo e nell'ottobre del 1569 uditore della Sacra Rota romana. Nel 1570 il fratello maggiore Giovanni veniva creato cardinale da Pio V (1566-1572). Nel 1571 accompagnò, come esperto di diritto, il cardinale Michele Bonelli, nipote del pontefice, nominato legato a latere in Spagna, Portogallo e Francia. Rimase un anno nel Paese transalpino.

Nel 1580 (tra novembre e dicembre) fu ordinato sacerdote. La sua carriera nella Curia romana fu rapida: Papa Sisto V lo nominò datario il 15 maggio 1585, e il 18 dicembre dello stesso anno cardinale presbitero col titolo di San Pancrazio. Nel 1588 fu inviato come legato in Polonia per regolare la disputa tra il re Sigismondo III Vasa e la casa d'Asburgo.

Partecipò ai quattro conclavi che si tennero dal 1590 al 1592.

Cronologia incarichi[modifica | modifica wikitesto]

  • Avvocato concistoriale, sotto Pio V dal 1566 al 1572;
  • Uditore della Sacra Rota nel 1569;
  • Aiutante del cardinale Michele Bonelli, Ordine Domenicano, durante una missione diplomatica in Spagna, dal 1571 al 1572;
  • Segretario dei memoriali nel 1585;
  • Datario di Sua Santità dal 15 maggio 1585 all'11 giugno 1586;
  • Cardinale prete dal 18 dicembre 1585 al 29 gennaio 1592;
  • Penitenziere Maggiore dal 12 giugno 1586 al 29 gennaio 1592;
  • Legato a latere in Polonia dal 1588 al 1589;
  • Eletto papa il 30 gennaio 1592.

Il Conclave del gennaio 1592[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1592.

Nell'arco di circa un anno vi erano stati tre conclavi e i cardinali erano seriamente intenzionati a eleggere un papa che potesse dare garanzie di longevità.

Il conclave si tenne dal 10 al 30 gennaio. Il Collegio cardinalizio era formato da 65 membri, ma il cardinale Juan Hurtado de Mendoza morì durante il periodo di sede apostolica vacante e 10 cardinali non parteciparono al conclave, pertanto il nuovo papa fu eletto da 54 cardinali.

La fazione spagnola puntò su Giulio Antonio Santori. Egli si avvicinò moltissimo al quorum l'11 gennaio allorché raccolse 35 voti. Fu Ascanio Colonna, oppositore della Spagna, a dare una svolta al conclave dirigendo i voti verso l'Aldobrandini.

Clemente VIII fu eletto nel pomeriggio del 30 gennaio 1592 nel Palazzo Vaticano. Il 2 febbraio venne consacrato vescovo di Roma dal decano del Sacro Collegio Alfonso Gesualdo e il 9 fu incoronato dal cardinale protodiacono Francesco Sforza. Assunse il nome pontificale di Clemente dietro consiglio di San Filippo Neri, cui era legato da sincera amicizia (e a cui si deve, forse, la sua stessa ordinazione sacerdotale).

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Curia romana

Nel 1592 il pontefice regolamentò i diritti del cardinale vicario, il cardinale a cui il papa delega il governo pastorale della diocesi di Roma.

Ordine dei Gesuiti

Nel 1596 affidò ai Gesuiti la cura della Basilica di San Vitale a Roma. Contestualmente, soppresse il titolo cardinalizio dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio[2]

Carmelitani

Nel 1593 il provinciale dell'Ordine, Niccolò di Gesù-Maria Doria, ottenne dal capitolo generale la completa separazione giuridica dei carmelitani scalzi dal tronco principale dei carmelitani. Clemente VIII ratificò il voto del capitolo con la bolla Pastoralis officii (20 dicembre 1593).

Lotta al protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Olanda[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1592, anno di elezione di Clemente VIII, non esisteva più alcuna diocesi cattolica in Olanda. Il pontefice affidò al nunzio in Colonia, monsignor Ottavio Frangipani, la nomina di un vicario apostolico "per supplire l'assenza dei prelati". Il vicario della Missio Hollandica, Sasboldo Vosmeer, ebbe nel 1602 il titolo di Filipos in partibus infidelium[3].

Inghilterra e Scozia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1594 morì il cardinale William Allen. Ricopriva un ruolo molto delicato: guidava la missione cattolica clandestina in Inghilterra. La scelta del suo successore si rivelò difficile. Dopo tre anni, nel 1597 il cardinal Caietani, protettore della nazione inglese, scelse l'arciprete George Blackwell. Con una lettera gli affidò pieni poteri su tutto il clero cattolico inglese. Tale decisione provocò l'insoddisfazione del clero d'Inghilterra, che inviò le proprie rimostranze direttamente a Roma. Clemente VIII confermò le direttive del cardinale con una bolla pontificia emessa il 6 aprile 1599, ordinando al clero cattolico inglese piena obbedienza al Blackwell. Seguirono due lettere all'arciprete, datate 17 agosto 1601 e 6 ottobre 1602[4].

Nel 1600 il pontefice approvò la fondazione del Collegio scozzese di Roma (ancora in funzione).

Svezia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1592 Sigismondo di Svezia, cattolico, aveva unito la corona di Svezia alla Confederazione polacco-lituana. Il 24 luglio 1599 Sigismondo fu deposto dal trono di Svezia dallo zio, eletto sovrano col nome di Carlo IX. La Svezia si avviò verso il protestantesimo, senza che la Santa Sede riuscisse ad esercitare alcuna influenza.

Decisioni ecclesiastiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 giugno 1599 il pontefice emanò il decreto Nullus omnino regularis disciplina, a tutela della regolare disciplina negli Ordini monastici (principalmente la regola di clausura)[5]. Il 19 marzo 1603 fu pubblicata la costituzione apostolica Cum ad regularem disciplinam, che stabiliva un minimo di età, 19 anni, per l'accettazione dei novizi in un monastero.

Nel 1597 il duca di Lorena Carlo III chiese al papa di modificare la giurisdizione episcopale nei suoi possedimenti. Il suo territorio era soggetto alla giurisdizione ecclesiastica di un vescovo francese (quello di Toul), ma in Lorena la lingua francese era minoritaria. Il duca propose che la capitale del ducato Nancy diventasse sede episcopale. Clemente VIII dispose diversamente: con bolla del 15 marzo 1602 istituì la carica di Primate di Lorena, con sede a Nancy. Concesse al nuovo primate le insegne vescovili, ma senza il diritto di esercitare una giurisdizione episcopale.

Riforme liturgiche[modifica | modifica wikitesto]

Incipit del Vangelo secondo Giovanni, Vulgata Clementina, edizione 1922.

Clemente VIII portò avanti l'opera di Sisto V (1585-90), che aveva avviato la redazione di una nuova traduzione ufficiale della Bibbia in latino. L'edizione prodotta è tutt'oggi detta Vulgata Sisto-Clementina, o semplicemente Vulgata Clementina. Clemente dispose la pubblicazione di tre edizioni, uscite rispettivamente nel 1592, nel 1593 e nel 1598. La Clementina divenne dal 1592 la versione ufficiale adottata dalla Chiesa cattolica di rito latino; fu soppiantata solo nel 1979, quando fu promulgata la Nova Vulgata.

Durante il pontificato clementino si ebbe la prima riedizione post-tridentina del Pontificale della Chiesa cattolica (bolla Ex quo in Ecclesia Dei del 10 febbraio 1596). Era composto da tre libri: il primo conteneva le norme liturgiche per l'Ordinazione e la Benedizione delle persone, il secondo quelle per la benedizione delle cose ed il terzo descriveva le funzioni episcopali più importanti, collegate all'anno liturgico.

Il 14 luglio 1600 (bolla Cum novissime) Clemente VIII pubblicò il primo Caeremoniale Episcoporum, cioè il libro liturgico che prescrive lo svolgimento delle funzioni religiose dei vescovi.

Nel 1604 approvò una nuova versione del Breviario e del Messale Romano. Nello stesso anno pubblicò una nuova edizione dell'Indice dei libri proibiti.

Il 25 novembre 1592, seguendo l'esempio barnabita, fece introdurre in tutte le diocesi la pratica delle Quarantore, istituita a Milano nel 1527 (bolla Graves et diuturnae, detta anche Instructio Clementina)[6].

Nel 1582 papa Gregorio XIII aveva pubblicato la raccolta di testi canonici nota come Corpus iuris canonici. Sisto V decise di aggiornare la raccolta di leggi, inserendo le decisioni dei concili e delle più importanti Decretali degli ultimi secoli; Clemente VIII decise di portare a termine l'opera. Nel 1598 il cardinale Domenico Pinelli gli sottopose il manoscritto (da lui chiamato informalmente Liber septimus decretalium) per l'imprimatur, ma il pontefice non se la sentì di approvare la stampa, e la conseguente diffusione in tutta Europa, dell'opera.
Essa vide la luce solo nel 1870 a cura di F. Sentis, con il titolo Liber septimus decretalium Clementis VIII.[7]

Il 19 maggio 1599, con la bolla Annus Domini placabilis, Clemente VIII annunciò il XII Giubileo. Due giorni dopo, con la bolla "Cum sancti jubilaei", sospese le altre indulgenze e il 30 ottobre inviò a tutti i vescovi il breve apostolico "Tempus acceptabile", con il quale li esortava a prepararsi al Giubileo organizzando pellegrinaggi a Roma. La Porta santa fu aperta il 31 dicembre, in contemporanea nelle quattro basiliche patriarcali. Tutte le campane di Roma suonarono a festa accompagnate dal rombo dei cannoni di Castel Sant'Angelo.

Osti, albergatori, bottegai e negozianti vennero diffidati dal rincarare i prezzi. Furono presi severi provvedimenti per la repressione del brigantaggio e del malcostume, furono vietati i festeggiamenti carnevaleschi e venne costruita una casa per ospitare vescovi e sacerdoti poveri d'oltralpe. Per quest'ultima opera la comunità ebraica di Roma offrì 500 pagliericci e coperte. Giunsero a Roma, che contava circa 100 000 abitanti, tre milioni di pellegrini. Nel solo giorno di Pasqua ne arrivarono 200 000. Il giurista belga Franz Schott pubblicò ad Anversa una guida di viaggio per i pellegrini diretti in Italia dal titolo Itinerarium nobiliorum Italiae regionum, urbium, oppidorum, et locorum (1600), successivamente tradotta anche in italiano. Ogni pellegrino poteva lucrare l'indulgenza plenaria a patto di visitare 15 volte, se straniero, o 30 volte, se romano, le basiliche. Lo stesso Clemente VIII fu di continuo buon esempio servendo personalmente a tavola i pellegrini, ascoltandone le confessioni, salendo in ginocchio la Scala Santa, mangiando ogni giorno con dodici poveri, visitando per 60 volte le Basiliche e recandosi di persona nei luoghi di penitenza per verificarne le condizioni e il funzionamento. Anche i cardinali, in segno di penitenza, rinunciarono a indossare la porpora. A causa di un attacco di gotta, che ne aveva anche ritardato l'apertura, Clemente VIII chiuse la Porta santa il 13 gennaio 1601, anziché il 31 dicembre 1600.

Nel 1601 approvò la Festa della Santa Sindone per tutti i dominii di Casa Savoia, custode del sacro telo.

Decisioni in materie teologiche[modifica | modifica wikitesto]

La controversia sulla grazia divina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1597 il pontefice intervenne nella polemica scoppiata tra Gesuiti e Domenicani in Spagna. Il gesuita Luis de Molina aveva pubblicato un'opera teologica, Concordia liberi arbitrii, in cui esaltava la capacità di discernimento personale nel raggiungimento della salvezza[8]. L'opera aveva dato avvio a vivaci discussioni. I domenicani, che si ritenevano i depositari della tradizione tomistica accusarono il Molina di eresia. Il pontefice decise di avocare a sé la questione. Nominò una speciale commissione (Congregatio de Auxiliis) che esaminò il testo del Molina alla luce della dottrina del Concilio di Trento e nel 1598 lo giudicò non conforme ad essa. Solo nel 1607, quando Clemente VIII era morto da due anni e Luis de Molina da sette, la commissione stabilì che la sua opera non era da considerarsi portatrice di dottrine eretiche[9].

Le condanne di Giordano Bruno, Beatrice Cenci e Menocchio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giordano Bruno, Beatrice Cenci e Menocchio.

Durante il pontificato di Clemente VIII 30 persone furono condannate a morte[Negli Stati della Chiesa o in tutt'Italia?] ed arse sul rogo, il più famoso dei quali fu Giordano Bruno, la cui esecuzione si ebbe il 17 febbraio 1600 in Campo de' Fiori. Egli non fu condannato per le sue concezioni di astronomia, ma per le opinioni in materia teologica. Nel 1583 aveva pubblicato Spaccio de la bestia trionfante, in cui sostenne posizioni incompatibili con la dottrina cattolica: affermò infatti che il diavolo potesse essere salvato. Clemente VIII partecipò alla fase finale del processo invitando i giudici a procedere con la sentenza, cioè di fatto a condannare a morte l'imputato.

Altri due processi per eresia ebbero grande risonanza: quello contro la nobildonna romana Beatrice Cenci, accusata di aver fatto uccidere il padre che l'aveva fatta oggetto di abusi e violenze, e quello che vide come imputato il friulano Domenico Scandella, più noto con il diminutivo Menocchio. Nel primo caso il pontefice optò per una condanna esemplare respingendo le richieste di grazia rivoltegli da più parti; la nobildonna fu condannata e decapitata. Nel secondo caso il Papa intervenne, tramite il cardinale Giulio Antonio Santori, per far eseguire prontamente la condanna a morte per eresia.

Decisioni in materia etica e morale[modifica | modifica wikitesto]

  • Clemente VIII condannò con la scomunica la pratica del duello come metodo di risoluzione delle dispute (bolla Illius vices, 17 agosto 1592);
  • Nel 1567 San Pio V aveva decretato con la bolla De salutis gregis dominici che chi partecipava alle corride incorreva automaticamente (latae sententiae) nella pena della scomunica. La bolla venne ritirata da Clemente VIII con il documento Suspectus numerus (12 gennaio 1597)[10].

Riavvicinamento delle Chiese slave[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VIII promosse la rinascita della fede nelle terre di antica evangelizzazione dove, col passare del tempo, i cristiani erano diventati una minoranza: approvò la fondazione di missioni cattoliche in Persia e in Abissinia.

Il 23 dicembre 1595 i vescovi ruteni Cirillo Terletskij e Ipazio Potij, rappresentanti della Metropolia di Kiev-Halyč e di tutta la Rus riconoscevano solennemente, nell'aula di Costantino in Vaticano, Clemente VIII come capo supremo della Chiesa. Il pontefice ufficializzò l'avvenuta unione con la costituzione apostolica Magnus Dominus et laudabilis nimis[11]. L'anno successivo l'unione con Roma – e la conseguente rottura con la Chiesa di Costantinopoli – fu sancita dal sinodo di Brest Litovsk dell'8 ottobre 1596. L'Unione di Brest Litovsk segnò la fine di un lungo periodo di crisi religiosa e morale ed ebbe un'importanza decisiva per lo sviluppo di una coscienza nazionale ucraina[12].

Relazioni con le altre Chiese cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Il patriarca di Alessandria d'Egitto Gabriele VIII (1590–1601) decise di convertirsi al cattolicesimo. Inviò suoi legati a Roma, che fecero professione di fede cattolica. Il suo successore, però, ritornò al credo miafisita.

Provvedimenti sugli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 febbraio 1593 Clemente VIII emanò la bolla Caeca et obdurata (“La cieca e ostinata”). Il papa con questa bolla ribadiva le disposizioni già adottate dal suo predecessore Pio V con la Hebraeorum gens del 1569, ossia l'espulsione di tutti gli Ebrei dallo Stato Pontificio, ad esclusione dei ghetti di Roma ed Ancona. Qualche mese dopo la pubblicazione, non avendo considerato l'importanza degli Ebrei all'interno della vita economica dello stato, lo stesso pontefice ritornò sulla sua decisione, consentendo agli Ebrei romani di poter rimanere nelle proprie case.
Il 28 febbraio dello stesso anno il pontefice emanò la bolla Cum hebraeorum malitia in cui proibiva agli ebrei il possesso del Talmud e di ogni opera della cabala.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

Re di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1589 l'uomo forte della Francia era Enrico di Navarra. Capo del fronte ugonotto, protestante, gli si contrapponevano i cattolici coalizzati in una Lega Santa, sostenuta dal re di Spagna Filippo II. Enrico chiedeva di poter abiurare, ma dalla Santa Sede non otteneva alcuna risposta. All'inizio del suo pontificato, Clemente VIII assunse un atteggiamento prudente[8]: una (pronta) riammissione senza condizioni nella comunione cattolica avrebbe deluso e contrariato la Spagna, principale avversario della Francia e migliore alleato della Santa Sede.

Nel 1593, senza attendere l'approvazione della Santa Sede, Enrico si convertì al cattolicesimo; l'anno successivo fu consacrato re nella cattedrale di Chartres; un mese dopo entrò a Parigi prendendo possesso della capitale. A quel punto Clemente VIII avviò delle trattative formali che portarono al riconoscimento dell'abiura da parte del sovrano francese. Il 17 settembre 1595, con una cerimonia fastosa commemorata anche da una colonna eretta in memoriam presso la Chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino (e oggi dietro Santa Maria Maggiore), Clemente VIII assolse Enrico IV.

Il pontefice prese questa decisione motu proprio (senza cioè convocare un concistoro), proprio perché la vicenda si trascinava ormai da troppi anni. Il 19 agosto 1596 Enrico IV firmò il documento con cui si riconciliava con la Chiesa cattolica davanti al legato a latere Alessandro de' Medici. Il pontefice però non ottenne né l'applicazione dei decreti tridentini né il ritorno dei gesuiti in Francia. Il vescovo francese Arnaud d'Ossat (poi creato cardinale) convinse il pontefice a non pretendere nessuna delle due misure ed, anzi, ad accettare l'alleanza tra la Francia sia con il sultano turco sia con la protestante Inghilterra.

Mediazione tra Francia e Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La posizione di equidistanza assunta dalla Santa Sede tra le due maggiori potenze cattoliche consentì a Clemente VIII di interporsi come mediatore nel conflitto franco-spagnolo[8]. L'azione diplomatica del pontefice condusse le due potenze ad un trattato di pace, che fu siglato il 2 maggio 1598 a Vervins. Con questo trattato i due stati tornarono entro i confini stabiliti nel 1559 dalla Pace di Cateau-Cambrésis. Successivamente la Santa Sede ristabilì le relazioni diplomatiche con la Francia[13].

Quando re Enrico IV emise l'Editto di Nantes (1598), accordando ai suoi sudditi la libertà di coscienza, Clemente VIII ne prese spunto per pubblicare, l'anno seguente, la bolla Dives in misericordia sua Deus, con la quale esortò i vescovi francesi a rimanere saldi nella fede cattolica e a diffonderla nelle città dove, negli anni precedenti l'editto, il cattolicesimo era stato quasi estirpato. L'editto di Tolleranza, comunque non consentìall'Ordine dei Gesuiti di fare ritorno in Francia.

Nel 1599 Clemente VIII dichiarò nullo il matrimonio contratto nel 1572 tra Enrico IV (all'epoca ugonotto) e Margherita di Valois, su richiesta dei due coniugi.

Mediazione tra Francia e Ducato di Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VIII svolse un ruolo di mediazione nella disputa tra Enrico IV di Francia e il duca Carlo Emanuele I di Savoia. I termini del confronto erano i seguenti: il re di Francia voleva a tutti i costi il marchesato di Saluzzo, mentre il duca non aveva alcuna intenzione di cederlo. Approfittando delle nozze di Enrico IV con Maria de' Medici, il Papa inviò in Francia, il nipote, cardinale Pietro Aldobrandini, per benedire gli sposi e iniziare i negoziati di pace.

Il 17 gennaio 1601, con la firma del trattato di Lione, la disputa fu ricomposta. Carlo Emanuele cedette al Re di Francia la Bresse, il Bugey, il Valromey, Casteldelfino e altri centri minori sulla riva del Rodano; Enrico IV cedette al duca di Savoia il marchesato di Saluzzo, le piazzeforti di Centallo, Demonte, Roccasparviera e il ponte di Gresin; come ultima clausola, il Re e il Duca si restituirono le fortezze e i territori occupati durante la precedente guerra e si obbligarono a mantenere rapporti di amicizia e di buon vicinato.

Protezione della Chiesa cattolica in Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1501 la Persia era governata dalla dinastia safavide. I re safavidi, a differenza degli Ottomani, erano tolleranti verso la religione cristiana. Interi popoli cristiani erano loro sudditi ma non venivano perseguitati. Dal 1578 al 1590 i Safavidi furono in guerra contro gli Ottomani; questi ultimi prevalsero e conclusero una pace vantaggiosa, poiché sottrassero diversi territori ai Safavidi. Con la Pace di Costantinopoli (1590) i cristiani di Rutenia, Armenia e Georgia passarono dal dominio Safavide a quello Ottomano. La Chiesa cattolica non rimase sorda all'appello lanciato da Kiev per la protezione dei cristiani finiti sotto il dominio ottomano e Clemente VIII nel 1593 inviò un suo emissario, l'arciprete di San Girolamo degli Schiavoni in Roma, Alessandro de Cumulo, presso il sovrano safavide al fine di ottenere un appoggio militare contro gli Ottomani. Negli anni successivi il re di Spagna, la maggiore potenza cattolica anti-ottomana,[14] inviò i primi missionari cattolici nel Paese asiatico. Il papa, che coltivava la speranza di convertire al cristianesimo lo scià 'Abbas I, inviò alla sua corte due missionari portoghesi, Francisco de Costa e Diego de Miranda[15].

Nel 1599 giunse in Europa una delegazione dello scià di Persia. Gli inviati effettuarono tre tappe: si fermarono a Praga (una delle residenze dell'imperatore), a Roma ed a Valladolid (una delle residenze del re di Spagna). La loro accoglienza nell'Urbe fu sontuosa (5 aprile 1601)[16]. Tre membri della delegazione si convertirono al cristianesimo. Nel 1603 Clemente VIII affidò ai Carmelitani Scalzi un incarico politico-missionario, in accordo con Filippo III di Spagna. Cinque persone, tre spagnoli e due italiani, partirono da Roma alla fine di detto anno. Guidò la delegazione l'italiano Paolo Simone di Gesù Maria[15]. Il viaggio comportò una deviazione verso la Russia, dove però due membri della delegazione morirono. La lunga missione si concluse dopo la morte del pontefice e fu gestita dal successore Paolo V.

Contrasto all'espansionismo ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VIII si impegnò durante tutto il suo pontificato per la costituzione di un'alleanza paneuropea di regnanti cristiani contro gli Ottomani. Nel 1593 il pontefice riunì una Lega Santa per appoggiare l'imperatore Massimiliano II nella Lunga Guerra contro l'Impero ottomano. Il pontefice sollecitò una guerra marittima contro gli Ottomani che affiancasse la guerra continentale d'Ungheria; facendo appello al senso di solidarietà cristiana, cercò di coinvolgere persino l'Inghilterra anglicana[17].

Clemente VIII aveva compreso che, affinché l'alleanza avesse la forza necessaria per sconfiggere i Turchi, ne dovevano fare parte sia la Francia che la Spagna, che però erano ai ferri corti. I suoi sforzi per condurre alla pacificazione le due potenze ebbero come fine ultimo quello di formare un esercito unitario. Gli sforzi del pontefice non ebbero successo: l'alleanza non vide mai la luce. Filippo II di Spagna si limitò a promettere al pontefice un sostegno finanziario, trovando troppo onerosa e impegnativa una partecipazione diretta con le forze di terra e (soprattutto) di mare[17].

Neanche il progetto di occupare Costantinopoli servendosi del capo dell'esercito turco, Scipione Cicala (un genovese che, rapito dai turchi all'età di quattordici anni, aveva dovuto rinnegare la fede cristiana) trovò attuazione.

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Devoluzione del Ducato di Ferrara[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 ottobre 1597 morì l'ultimo duca di Ferrara, Alfonso II d'Este. In mancanza di eredi diretti designò alla successione il cugino Cesare (figlio di Alfonso, fratello del padre Ercole II d'Este), e l'atto fu riconosciuto dall'Impero e della monarchia spagnola, ma non dalla Chiesa, in quanto lo zio Alfonso era figlio illegittimo del predecessore duca Alfonso I d'Este e di Laura Dianti. Re Enrico IV di Francia si pronunciò in favore della Santa Sede. Al fine di evitare una guerra contro la Francia, imperatore e re non esercitarono alcuna ingerenza. Con la bolla Sanctissimus del 19 gennaio 1598 Clemente VIII dichiarò formalmente il ducato di Ferrara appartenente alla Santa Sede. Il 24 gennaio 1598 l'esercito pontificio entrò nel ducato, sancendone l'effettivo passaggio di sovranità allo Stato Pontificio. Il pontefice dispose comunque che Ferrara continuasse a nominare un proprio ambasciatore a Roma.

Altre decisioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 agosto 1592 con la bolla Pro commissa nobis Clemente VIII istituì la Congregazione del buon governo allo scopo di controllare più da vicino le amministrazioni dei comuni pontifici.
Nel 1603 il pontefice arruolò in Corsica 600 fanti, i quali formarono un corpo militare composto esclusivamente da córsi, con funzioni di guardia del pontefice e di milizia urbana. Fu denominato Guardia corsa papale.
Clemente VIII fu il primo a pronunciarsi su caffè e tabacco, una pianta (quest'ultima) proveniente dal Nuovo Mondo. Stabilì la pena della scomunica per chi fumava all'interno dei luoghi sacri; non condannò invece il consumo di caffè. Pur con le pressioni dei suoi consiglieri, che volevano che dichiarasse il caffè una bevanda del diavolo a causa della sua popolarità tra i musulmani del Medio Oriente, egli dichiarò che: "Questa bevanda del diavolo è così buona... che dovremmo cercare di ingannarlo e battezzarlo".

Clemente VIII e la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Come tanti suoi predecessori, anche Clemente VIII si circondò di personaggi illustri. Fu grande amico di san Filippo Neri, dei cardinali Roberto Bellarmino e Cesare Baronio, di personaggi come l'Antoniano, Guido Bentivoglio e Andrea Cesalpino (che fu il suo confessore), ma si lasciò pure tentare dal nepotismo: creò cardinali due nipoti, Cinzio e Pietro Aldobrandini. Fu grande mecenate del letterato più famoso del tempo, Torquato Tasso, poeta della corte papale e per il quale il pontefice aveva preparato l'incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte stessa del poeta. Grazie a lui furono costruite, in Vaticano, la Sala del Concistoro e la Sala Clementina, e a Frascati la Villa Aldobrandini, residenza estiva del pontefice progettata da Giacomo Della Porta e completata da Carlo Maderno con i giochi d'acqua ideati da Giovanni Fontana. Nel 1603 insignì del titolo di Doctor doctorum lo spagnolo Gregorio di Valencia.

Come il Sangallo era stato l'architetto di Paolo III, il Maderno fu l'artefice delle opere di Clemente VIII. Furono costruite la Manica Lunga, alloggio delle Guardie svizzere, la Cappella Paolina, l'Appartamento dei Principi, la Sala Regia, il Salone degli Svizzeri e la Cappella dell'Annunciazione, affrescata da Guido Reni. Sotto il suo pontificato, inoltre, fu finalmente completata la cupola della basilica di San Pietro e furono cristianizzati tutti gli obelischi di Roma, ad alcuni dei quali fu anche associata una peculiare indulgenza.

Clemente VIII acquisì Castel Gandolfo: il 27 maggio 1604 lo incluse nella lista dei beni della Santa Sede non alienabili. I suoi successori fecero edificare il Palazzo Pontificio.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di papa Clemente VIII nella basilica di Santa Maria Maggiore

Clemente VIII morì il 3 marzo 1605 a Roma, intorno alle 5 del mattino, dopo aver sofferto di gotta per anni, e fu sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Una sua statua in posa statica fu scolpita nel 1611 da Silla Longhi; è conservata nella Cappella Paolina della Basilica di Santa Maria Maggiore.

In sua memoria furono coniate numerose medaglie di grande bellezza.

Clemente VIII nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico Antonio Muratori scrisse di lui: "Morì Papa Clemente, sono morti i cinque nipoti che avevano altri due cardinali fra loro; mancarono tutti i maschi di quella casa e mancò finalmente con essi ogni successione ed insieme ogni grandezza del sangue lor proprio".

Lo storico della chiesa John Kelly (1909-1997) lo ritrasse nel suo Dizionario Oxford dei Papi come uomo rigoroso, diligente e pio.

Diocesi erette da Clemente VIII[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Elevazione al rango di arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Ripristino di sedi soppresse[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi rientrate in comunione con la Santa Sede[modifica | modifica wikitesto]

Canonizzazioni e beatificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Canonizzazioni_celebrate_da_papi § Pontificato_di_Clemente VIII.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Beatificazioni_per_pontificato § Pontificato_di_Clemente VIII.

Clemente VIII celebrò due canonizzazioni; inoltre proclamò beati due Servi di Dio.

Il pontefice incluse nel martirologio romano i martiri di Cardeña (duecento monaci assassinati dalle truppe musulmane omayyadi tra i secoli IX e X).

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Clemente VIII.

Papa Clemente VIII durante il suo pontificato ha creato 53 cardinali nel corso di sei distinti concistori.[18]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Claudio Rendina, I papi, p. 669
  2. ^ Verrà restaurato da papa Leone XIII nel 1880.
  3. ^ La composizione delle giurisdizioni nel vicariato apostolico di Olanda (1621-1626), urbaniana.press. URL consultato il 5 settembre 2016.
  4. ^ Dictionary of National Biography, volume 5, page 144.
  5. ^ Janusz Kowal, Uscita definitiva dall'istituto religioso dei professi di voti perpetui, 1997, pag. 104.
  6. ^ Le Quarantore, webedintorni-001-site1.smarterasp.net. URL consultato il 17/09/2015.
  7. ^ Enrico Stumpo, Cesare Costa, in Dizionario biografico degli italiani, XXX, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984. URL consultato il 2/10/2015.
  8. ^ a b c Agostino Borromeo, CLEMENTE VIII, papa, in Dizionario biografico degli italiani, XXVI, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982. URL consultato il 2/10/2015.
  9. ^ Luis de Molina, filosofico.net. URL consultato il 2/10/2015.
  10. ^ Corrida de toros? Sì o no? …ma con passione!, it.aleteia.org. URL consultato il 2/10/2015.
  11. ^ Lettera apostolica del Santo Padre Giovanni Paolo II per il quarto centenario dell'Unione di Brest, w2.vatican.va. URL consultato il 2/10/2015.
  12. ^ Angelo Tamborra, Ruteni, in Enciclopedia Italiana, II Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1949. URL consultato il 2/10/2015.
  13. ^ Erano state interrotte nel 1588 dopo l'assassinio del cardinale Luigi di Guisa.
  14. ^ Com'è noto, l'altra grande potenza cattolica, il Regno di Francia, era invece alleato dell'Impero ottomano sin dal 1536.
  15. ^ a b Stefania Nanni, Paolo Simone di Gesù Maria, in Dizionario biografico degli italiani, LXXXI, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 27/10/2015.
  16. ^ (FR) «I due ambasciatori in Persia ricevuti da Papa Paolo V al Quirinale», abstractairanica.revues.org. URL consultato il 30/10/2015.
  17. ^ a b “L'importanza geostrategica dell'Egitto secondo un documento absburgico del XVI secolo” (TXT), archive.org. URL consultato il 26/10/2015.
  18. ^ The Cardinals of the Holy Roman Church - Cardinals of the 16th Century, www2.fiu.edu. URL consultato il 31 luglio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rita Pomponio, Il Papa che bruciò Giordano Bruno, Ed. Piemme, Casale Monferrato, 2003.
  • Jan Władysław Woś, La legazione diplomatica in Polonia del card. I. Aldobrandini in una lettera di Emilio Pucci, “Rinascimento”, anno 21 (1970), pp. 219–234.
  • Stefano Zen, Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico («La Ricerca Umanistica», 2), Napoli, Vivarium, 1994. ISBN 88-85239-12-9.
  • Stefano Zen, Bartolomeo Cambi e la predicazione antiebraica nel Ducato di Mantova al tempo di Clemente VIII, in La Sho'ah tra interpretazione e memoria. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Biblioteca Europea, 13), Napoli, 5-9 maggio 1997, a cura di P. Amodio, R. De Maio, G. Lissa, Napoli, Vivarium, 1999, pp. 73–85.
  • Annuario Pontificio per l'anno 2003, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2003.
  • Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo IX 30 gennaio 1592 - 3 marzo 1605 Papa Leone XI
Predecessore Datario di Sua Santità Successore Emblem Holy See.svg
Matteo Contarelli 15 maggio 1585 - 30 gennaio 1592 Giovanni Evangelista Pallotta
(pro-Datario)
Predecessore Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura Successore CardinalCoA PioM.svg
Gianpaolo della Chiesa 12 giugno 1586 - 30 gennaio 1592 Girolamo Mattei
Predecessore Penitenziere Maggiore Successore Emblem Holy See.svg
Filippo Boncompagni 12 giugno 1586 - 30 gennaio 1592 Giulio Antonio Santorio
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