Papa Eugenio IV

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Papa Eugenio IV
Eugenio IV
207º papa della Chiesa cattolica
Coat of arms of Pope Eugene IV.svg
Elezione 3 marzo 1431
Incoronazione 11 marzo 1431
Fine pontificato 23 febbraio 1447
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Martino V
Successore papa Niccolò V
Nome Gabriele Condulmer
Nascita Venezia, 1383
Morte Roma, 23 febbraio 1447
Sepoltura Chiesa di San Salvatore in Lauro

Eugenio IV, nato Gabriele Condulmer (in latino: Eugenius IV; Venezia, 1383Roma, 23 febbraio 1447), fu il 207º papa della Chiesa cattolica dal 1431 alla morte. Apparteneva ai Canonici Regolari di San Giorgio in Alga.

Formazione e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Venezia dai Condulmer, una famiglia popolare ma assai influente grazie alle ricchezze accumulate con i commerci. Questa posizione aveva permesso al padre Angelo di sposare la madre Bariola di Niccolò Correr, sorella di quell'Angelo che nel 1406 diverrà papa con il nome di Gregorio XII[1][2].

Iniziò la carriera ecclesiastica nel clero regolare aderendo alla neoistituita congregazione di San Giorgio in Alga, una comunità agostiniana nel cuore della laguna veneta[3], assieme al cugino Antonio Correr. Quando però lo zio ascese al soglio pontificio, fece chiamare a sé i due nipoti che entrarono nel clero secolare[1].

Al fianco di due papi[modifica | modifica wikitesto]

Favorito dal parente, Gabriele fu promosso a protonotario papale e tesoriere, quindi, nel 1407, fu nominato vescovo di Siena usufruendo di una dispensa a causa della giovane età[2]. Nella diocesi toscana non svolse un ruolo di primo piano poiché già il 12 maggio 1408 venne creato cardinale con il titolo di San Clemente[3]. Tale nomina fu però la causa della rottura del "fronte romano" durante lo Scisma d'Occidente, in quanto Gregorio si era impegnato, nel conclave che lo elesse, di non nominare nuovi cardinali a meno che il papa "avignonese", Benedetto XIII, non ne avessi nominati di più rispetto alla corte romana[4]. Per tutta risposta, i cardinali fedeli sia a Gregorio XII abbandonarono prontamente il pontefice, riunendosi con i loro "colleghi" avignonesi scontenti anch'essi del temporeggiamento di Benedetto e dando origine ad un Concilio volto ad eliminare la piaga dello scisma[5]. Dal 1408 fino al 1415 fiancheggiò lo zio papa nel suo peregrinare tra Napoli e Carlo Malatesta e, dopo la spontanea abdicazione di Gregorio nel 1415, fu confermato nel suo ruolo di cardinale e procedette alla nomina del nuovo pontefice nel Conclave del 1417 nella figura di Martino V[6].

Tra il 1417 e il 1431, il cardinale Condulmer fu inviato da Martino V a governare la torbida Marca Anconetana e la città di Bologna[3], in pieno stato d'anarchia a causa dell'assenza del romano pontefice negli ultimi anni. Cambiò la sua sede cardinalizia da San Clemente a quella di Santa Maria in Trastevere (1426)[7].

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione al Soglio[modifica | modifica wikitesto]

Quando Martino V morì, il 20 febbraio 1431, il Conclave che ne seguì durò poco tempo, a causa dell'imminente apertura del Concilio di Basilea, proclamato poco prima che papa Martino spirasse. I voti dei cardinali conversero su Gabriele Condulmer, eletto il 3 marzo[3] e poi incoronato in San Pietro l'11 marzo 1431[7] con il nome di Eugenio IV. Per un accordo scritto stipulato prima della sua elezione, accettò di distribuire ai cardinali la metà di tutte le entrate della Chiesa, e promise di consultarsi con loro su tutte le questioni d'importanza spirituale o temporale, commettendo però l'errore di confermare quanto accettato in sede elettorale [2].

Relazioni con l'aristocrazia romana[modifica | modifica wikitesto]

All'atto della sua elevazione a pontefice, Eugenio emanò misure repressive contro diversi esponenti della famiglia Colonna, cui il suo predecessore Martino V aveva invece concesso terre e castelli[8]. Il neoeletto si alienò così la più potente famiglia di Roma; la sua decisione inoltre limitò l'azione del papato nella stessa capitale.

Nel giro di pochi anni i Colonna si vendicarono del trattamento ricevuto e tolsero al pontefice il dominio su Roma (istituito nel 1398 da Bonifacio IX) imponendo un governo comunale autonomo.

Eugenio IV si mise in salvo andando in esilio il 4 maggio 1434[9]. Travestito con abiti da monaco, venne condotto da una barca a remi al centro del Tevere, inseguito dalla milizia comunale e sotto il lancio di pietre gettate da entrambe le rive, fino a Ostia, dove lo attendeva un vascello fiorentino. Anche se la città venne ricondotta all'obbedienza da Giovanni Vitelleschi vescovo di Recanati, nell'ottobre seguente, il Papa risiedette a Firenze e Bologna[2].

Il pontefice rimase lontano dall'Urbe per quasi dieci anni.

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Il pontefice e il Concilio di Basilea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Basilea.

Il 23 luglio 1431[8] i legati pontifici (capeggiati dal cardinale Giuliano Cesarini) aprirono il Concilio di Basilea, che era stato convocato dal predecessore Martino V. Gli argomenti principali in discussione furono due: gli hussiti (la loro teologia era conforme alla teologia cattolica?)[10] e la riunificazione della Chiesa cattolica con la Chiesa ortodossa. Erano passati tredici anni dall'ultimo concilio ecumenico, quello di Costanza (1414-1418). In esso era stato ricomposto lo Scisma d'occidente, tuttavia una questione era rimasta ancora aperta, se cioè le decisioni del Concilio prevalessero sul Papa (conciliarismo). Eugenio IV, giudicando la propensione verso il conciliarismo in contraddizione con la tradizione della Chiesa, trasferì il concilio dalla Svizzera all'Italia. Con una bolla emanata il 18 dicembre 1431[8], sciolse l'assemblea e indisse un nuovo concilio, da tenersi diciotto mesi dopo a Bologna (città dello Stato Pontificio). I padri conciliari, però, si opposero alla decisione di Eugenio. Sostenendo poi le posizioni già espresse a Costanza nel documento Haec Sancta, affermarono che il pontefice si dovesse uniformare alla volontà conciliare. Essi quindi decisero di citare il pontefice davanti al Concilio[11][12] il cui potere proveniva direttamente da Cristo[10]. Una soluzione di compromesso fu trovata dal neo imperatore Sigismondo di Lussemburgo, incoronato a Roma il 31 maggio 1433[8]. In base all'accordo il Papa ritirò la bolla di scioglimento e, riservando tutti i diritti alla Santa Sede, riconobbe il concilio come ecumenico (15 dicembre 1433).

Appena due anni dopo riprese la lotta tra il pontefice ed il concilio riunito a Basilea. Il 9 giugno 1435[8] i padri conciliari cercarono di limitare l'autorità papale nella riscossione delle decime, senza però ottenere alcun effetto.

Papa Eugenio, ritenendo che la riunificazione della chiesa cattolica con quella ortodossa fosse possibile e vicina, propose all'imperatore di Costantinopoli Giovanni VIII Paleologo l'indizione di un concilio di unione. Al momento di scegliere il luogo, il pontefice confermò (8 gennaio 1438)[2] il voto della minoranza che preferiva una città italiana (così era anche il volere dei greci), contro la maggioranza dei padri conciliari, che preferivano Basilea o Avignone. Il concilio di unione con gli ortodossi ebbe inizio a Ferrara. A Basilea rimase un'assemblea di conciliaristi composta da un cardinale e diversi dottori e clero minore in numero di circa 300 membri. Questi tentarono, spalleggiati dalle università, di schierare la Chiesa contro il Papa. Istruirono un processo e nel gennaio 1438 lanciarono sul papa la sospensione, alla quale il Pontefice rispose con la scomunica.

Il Concilio di Ferrara-Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze.
Pio Joris, Fuga di papa Eugenio IV
1883, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma.

Frattanto il concilio di unione era stato trasferito a Firenze a causa dello scoppio di un'epidemida di peste. Le due chiese erano rappresentate, rispettivamente: i cattolici dal cardinale Giuliano Cesarini; gli ortodossi dal basileus Giovanni e dal Patriarca Giuseppe II. Le trattative furono molto difficili, ma il concilio si poté concludere positivamente. Nel 1439 venne proclamata l'unione tra le due Chiese con la proclamazione, nella basilica di Santa Maria del Fiore, della bolla Laetentur Coeli il 6 luglio[13]. Il 22 novembre dello stesso anno Eugenio IV sottoscrisse un accordo con la Chiesa apostolica armena.

Frattanto i padri conciliari riuniti a Basilea avevano scomunicato il Papa come eretico (25 giugno 1439) e il novembre successivo avevano eletto come antipapa l'ambizioso Amedeo VIII di Savoia, con il nome di Felice V[2]. Felice V, comunque, ottenne scarsa considerazione, tanto che nel 1442 il consigliere pontificio, ed umanista, Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II, fece pace con Eugenio[14]. Il successivo riconoscimento da parte del Papa alle pretese su Napoli di re Alfonso V di Aragona, sottrasse l'ultimo importante appoggio all'ormai diviso concilio di Basilea, e permise a Eugenio di fare un trionfale ritorno a Roma il 26 settembre 1443, dopo un esilio durato quasi dieci anni.

Successivamente Eugenio firmò un accordo con parte dei Giacobiti, mentre nel 1445 ricevette Nestoriani e Maroniti[8][13].

Eugenio IV, gravemente malato, morì a Roma il 23 febbraio 1447[2].

La condanna dello schiavismo[modifica | modifica wikitesto]

Eugenio IV fu contro lo schiavismo praticato dagli spagnoli sulla popolazione delle Isole Canarie (i Guanci) da loro conquistate: il 13 gennaio 1435 emise da Firenze la bolla Sicut Dudum[15] dove tra l'altro scriveva: "..... Queste persone devono essere libere completamente e perpetuamente e devono essere lasciate andare senza estorsione o ricezione di denaro"... La bolla papale fu però completamente ignorata dagli spagnoli che continuarono a schiavizzare la popolazione, sostenendo che non si trattava di uomini ma di creature che non erano razionali, una specie di animali.

La crociata contro gli ottomani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Varna.

L'unione che si era stabilita a Firenze, trovò fortissime resistenze tra il clero e la popolazione greca[13], riuscì però a raggiungere lo scopo politico che si era prefissato. Nello stesso anno, il papa proclamò una crociata contro gli Ottomani, non solo per tutelare gli interessi dei Bizantini, ma anche perché la nazione cristiana d'Ungheria era minacciata dagli ottomani, dopo la perdita di Belgrado avvenuta nel 1440. Venne quindi creata una coalizione a cui parteciparono il re d'Ungheria e Polonia, Ladislao III Jagellone, il Voivoda di Transilvania e comandante militare della coalizione, Giovanni Hunyadi, il despota serbo Đurađ Branković e Mircea II di Valacchia, figlio del voivoda Vlad II Dracul. L'esercito crociato, in cui era presente anche il legato pontificio Giuliano Cesarini, era composto da circa 25.000 uomini a cui si aggiunsero altri 8.000 serbi.

Il papa aiutò finanziariamente la crociata devolvendo un quinto delle entrate pontificie. All'inizio del luglio 1443, Branković penetrò vittoriosamente in Bulgaria, liberando Nissa e Sofia ed infliggendo ripetute sconfitte alle truppe ottomane, tanto che queste si dovettero ritirare. Arrivato l'inverno, l'esercito crociato si ritirò a svernare presso Buda. Malgrado forti resistenze, dettate dall'esigenza di non rompere la pace con i turchi e di mantenere aperti i traffici commerciali con il Levante, anche Venezia si decise a partecipare alla guerra, allestendo a proprie spese una flotta per il duca di Borgogna Filippo III, il buono e per il papa, il quale si impegnava a pagare gli stipendi dei marinai veneziani. I continui successi dei cristiani, uniti al fatto che si trovava a combattere su molti fronti (Anatolia, Albania, Morea), preoccuparono molto il sultano Murad, tanto che egli firmò un trattato di pace ad Adrianopoli (l'attuale Edirne) in cui stipulava che l'Impero Ottomano per dieci anni non avrebbe più attaccato nessun paese cristiano e avrebbe assegnato alcuni territori all'Ungheria e alla Serbia. Tale esito del conflitto non piacque al papa, secondo il quale tutta l'area dei Balcani avrebbe dovuto essere liberata dal controllo degli Ottomani. Furono invalidati i trattati fino ad allora sottoscritti. Il re d'Ungheria fu convinto a riprendere la guerra e, all'inizio della "crociata", Venezia dispiegò subito in mare la sua potente marina, disponendola tra i Balcani e l'Asia minore, in modo da presidiare i Dardanelli e da dividere in due l'Impero ottomano. Quando Murad II venne a conoscenza delle manovre dei cristiani, non esitò a radunare tutto il suo esercito e a farlo sbarcare nei Balcani; questa impresa fu favorita dalle avverse condizioni atmosferiche oppure fu aiutato, forse, dalle navi dei genovesi[16].

Il 10 novembre 1444 le forze turche, circa il triplo di quelle nemiche, affrontarono i crociati presso Varna, lungo il Mar Nero[8]. Le forze crociate furono sbaragliate: perirono il re Ladislao ed il cardinal Giuliano Cesarini; solo in pochi riuscirono a salvarsi e a ritornare in Ungheria. La sconfitta di Varna fu un durissimo colpo per il papa, anche se per un po' di tempo gli rimase l'illusione che l'offensiva potesse ripartire. Se la prese con la flotta veneziana, accusandola di viltà per non aver bloccato la traversata dei turchi e si rifiutò di pagare il loro stipendio come in precedenza promesso; in qualche maniera riuscì a far svernare due navi da guerra veneziane, una a Costantinopoli e l'altra a Tenedo, mentre il cardinale Condulmer rimaneva a Costantinopoli, in attesa della ripresa dell'offensiva ungherese.

Relazioni con i monarchi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1438 re Carlo VII aveva introdotto in Francia i decreti del Concilio di Basilea, con poche modifiche, attraverso la Prammatica sanzione di Bourges (7 luglio 1438); in Germania la dieta di Magonza aveva privato il Papa di gran parte dei suoi diritti sull'Impero (26 marzo 1439). La rottura con parte dei prelati di Basilea e la rinnovata spaccatura della cristianità determinò quello che gli storici chiamarono Scisma di Basilea o Piccolo Scisma d'Occidente[17] ("piccolo" perché coinvolse meno nazioni di quello di pochi decenni prima).

Le proteste di Eugenio IV contro la Prammatica sanzione furono inefficaci. Per contro, l'imperatore Federico III riconobbe la sua autorità e con la dieta di Francoforte (1446) avviò la soluzione dello scisma; nel successivo 1447, attraverso il Concordato dei Principi, negoziato da Enea Silvio Piccolomini con gli elettori tedeschi nel 1447, l'intera Germania si dichiarò contraria all'antipapa[18].

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

L'Antipapa Felice V, in un'incisione dell'epoca. Eletto dai "ribelli" di Basilea, fu l'ultimo antipapa della storia della Chiesa.

Eugenio IV, impegnato in una dura lotta contro i conciliaristi, non riuscì a contrastare efficacemente le scorribande di capitani di ventura quali Niccolò Fortebraccio e Francesco Sforza, i quali, approfittando anche della debolezza militare dello Stato Pontificio, compirono diverse scorrerie nel suo territorio.[2]
Inoltre, alcune città si mostrarono riottose ad assoggettarsi alla signoria papale. Forti furono i contrasti con Forlì, in cui il capitolo della Cattedrale, avvalendosi di un antico diritto e con l'accordo dei principali cittadini, elesse come proprio vescovo il frate Guglielmo Bevilacqua, contro la volontà di Eugenio[19]. La crisi fu risolta nel 1443: Eugenio IV nominò vicario pontificio Antonio Ordelaffi, riconoscendogli la Signoria di Forlì anche per la sua discendenza.

Eugenio IV nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Il pontificato di Eugenio IV fu segnato dalla lotta contro i padri conciliari riuniti a Basilea. Anche se fu così tempestoso ad avaro di soddisfazioni da avergli fatto dire, sul letto di morte, di rimpiangere di aver lasciato il monastero[18], la vittoria di Eugenio sul Concilio di Basilea e gli sforzi indirizzati all'unità della Chiesa contribuirono notevolmente a spezzare il movimento conciliare e a ripristinare la posizione dominante che il papato aveva mantenuto prima dello Scisma d'Occidente[18].
Dignitoso nel comportamento, Eugenio IV apparve inesperto e vacillante nell'azione e di temperamento eccitabile. Duro nella sua avversione all'eresia, mostrò grande bontà nei confronti dei poveri. Lavorò alla riforma degli ordini monastici, in particolare i Francescani, e non fu mai colpevole di nepotismo. Benché austero nella vita privata, fu sincero amico dell'arte e dello studio, e nel 1431 riorganizzò l'Università a Roma, dandole nuovo impulso[20].

Arte e cultura sotto Eugenio IV[modifica | modifica wikitesto]

Filarete, formella della porta di San Pietro.
Antonio da Rho presenta la sua opera Dialogi in Lactantium a papa Eugenio IV.

Eugenio IV fu, come il suo predecessore Martino V, un uomo colto e raffinato (protesse, tra gli altri, l'umanista Maffeo Vegio[21]), che viaggiò molto, conoscendo le novità artistiche di Firenze e di altre città e chiamando artisti di fama a decorare Roma, continuando i lavori di ripristino nelle basiliche romane. Nei primi anni quaranta venne chiamato l'umanista Filarete, che terminò nel 1445 i battenti bronzei di San Pietro, dove si registra un precoce gusto antiquario legato alla capitale e alle sue vestigia[22].

Poco dopo arrivarono in città Beato Angelico, che iniziò una serie di affreschi perduti in San Pietro, e il francese Jean Fouquet, che testimonia con la sua presenza il nascente interesse in Italia della pittura fiamminga e nordica in generale[23]. Sebbene la durata del pontificato di Eugenio IV non permise di attuare appieno i suoi piani, Roma iniziava a diventare quel terreno di incontro fecondo tra artisti di scuole diverse, che presto sarebbe sfociato in uno stile comune e, per la prima volta, definibile "romano"[24].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Denys Hay, Papa Eugenio IV in Dizionario biografico degli italiani, vol. 43, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. URL consultato il 31 luglio 2014.
  2. ^ a b c d e f g h Denys Hay, Eugenio IV nell'Enciclopedia dei Papi.
  3. ^ a b c d John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 407.
  4. ^ D. Girgensohn, Dalla teoria conciliare del tardo Medioevo alla prassi: il concilio di Pisa del 1409 in “Bollettino storico pisano", nº 76, 2007, pp. 99-134.
  5. ^ Tale Concilio si svolgerà tra il marzo e il luglio 1409 a Pisa, dal quale uscirà eletto come pontefice Alessandro V. Nonostante ciò, i risultati non furono quelli sperati, in quanto il neoeletto non fu riconosciuto da tutti i Paesi d'Europa, contribuendo paradossalmente ad un peggioramento dello Scisma.
  6. ^ Conclave del 1417 in Catholic -hierarchy.
  7. ^ a b Carriera ecclesiastica di Gabriele Condulmer.
  8. ^ a b c d e f g J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 408.
  9. ^ Claudio Rendina, I Papi, p. 569.
  10. ^ a b Claudio Rendina, I Papi, Ariccia, Newton&Compton Editore, 2005, p. 568.
  11. ^ J. Wohlmuth, , I concili di Costanza (1414-1418) e Basilea (1431-1449) in G. Alberigo (a cura di), Storia dei concili ecumenici, Brescia, Queriniana, 1990, pp. 222-239..
  12. ^ AA.VV, Scisma in Enciclopedia Treccani.
    «Nel concilio di Basilea si andò anche più oltre: per quanto il confronto con le forme costituzionali degli stati moderni possa valere, si passò dalla monarchia costituzionale di Costanza a una forma di vera e propria democrazia parlamentaristica».
  13. ^ a b c Pio Paschini, Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze in Enciclopedia Italiana (1932).
  14. ^ Si veda la voce Pio II
  15. ^ Joel S. Panzer, The Popes and Slavery.
  16. ^ Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2006 - ISBN 978-88-15-10926-2 pag. 181
  17. ^ AA.VV, Scisma in Enciclopedia Treccani.
  18. ^ a b c J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 409.
  19. ^ Leone Cobelli, Cronache forlivesi dalla fondazione della Città siano all'anno 1498, Regia Tipografia, Bologna 1874, p. 182.
  20. ^ Università "La Sapienza".
  21. ^ Maffeo Vegio.
  22. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 64.
  23. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 67.
  24. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 76.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church,2010, http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1408.htm#Condulmer
  • Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, a cura di Michele Puglia, 2008, il Cerchio, Rimini, ISBN 88-8474-164-5
  • Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 88-370-2315-4
  • Claudio Rendina, I Papi-storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia 2005
  • John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Piemme, Casale Monferrato 2005
  • D. Girgensohn, Dalla teoria conciliare del tardo Medioevo alla prassi: il concilio di Pisa del 1409, “Bollettino storico pisano”, 76 (2007), pp. 99–134.
  • J. Wohlmuth, I concili di Costanza (1414-1418) e Basilea (1431-1449), in Storia dei concili ecumenici, a cura di G. Alberigo, Queriniana, Brescia 1990, pp. 222–239.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Rinaldo Brancaccio 1427-1431 Gerardo Landriani Capitani
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