Papa Gregorio III

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Papa Gregorio III
90-St.Gregory III.jpg
90º papa della Chiesa cattolica
Elezione11 febbraio 731
Insediamento18 marzo 731
Fine pontificato28 novembre 741
Predecessorepapa Gregorio II
Successorepapa Zaccaria
 
NascitaSiria, 690 ca.
MorteRoma, 28 novembre 741
SepolturaAntica basilica di San Pietro in Vaticano
San Gregorio III

Papa

 
NascitaSiria, 690
MorteRoma, 28 novembre 741
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleBasilica di San Pietro in Vaticano
Ricorrenza10 dicembre

Gregorio III (Siria, 690Roma, 28 novembre 741) è stato il 90º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo, dal 18 marzo 731[1] alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia con l'effigie di papa Gregorio III - fronte
Medaglia con l'effigie di papa Gregorio III - rovescio

Siriaco di nascita (e ultimo pontefice romano non europeo prima dell'elezione di papa Francesco nel 2013), succedette a Gregorio II il 18 marzo 731. Il suo pontificato fu in pratica caratterizzato dagli stessi avvenimenti e dalla stessa linea di comportamento del predecessore.

Eletto per acclamazione popolare, ottenne subito l'approvazione direttamente dall'imperatore Leone III Isaurico, che sperava con quel gesto di propiziare buoni rapporti ed ottenere una posizione più moderata sulla controversia iconoclasta. L'anno prima dell'elezione di Gregorio, nel 730, Leone III aveva emanato un editto con il quale ordinò la distruzione di tutte le icone religiose.[2] In pratica, non essendoci né nell'islam né nell'ebraisimo il culto delle immagini sacre, il provvedimento era rivolto solo ai cristiani. In sostanza, tutte le immagini sacre dovevano essere rimosse dalle chiese. Contemporaneamente Leone III convocò un silentium (un'assemblea) a cui impose la promulgazione dell'editto.

La risposa di Gregorio non fu quella che Leone si attendeva. Il pontefice gli comunicò la sua perfetta adesione alla linea di comportamento ed alle decisioni assunte dal predecessore Gregorio II, che si era dichiarato assolutamente contrario a tale iniziativa. Il tono della risposta era talmente deciso e brusco che il messo incaricato di recapitare il messaggio all'imperatore inizialmente si rifiutò di compiere la missione. Essendo stato costretto partì ma, durante il viaggio, fu arrestato dai bizantini impedendogli di arrivare a Costantinopoli. Gregorio riunì allora un sinodo il 1º novembre 731, cui parteciparono 93 vescovi. I padri sinodali condannarono l'iconoclastia e stabilirono la scomunica per chi avesse osato distruggere le icone. Un secondo messaggero inviato a Costantinopoli subì la stessa sorte del primo: Leone III non voleva che giungessero a Costantinopoli decisioni di Roma contrarie alle sue posizioni su questioni di fede, che lo avrebbero indebolito sia come cristiano che come imperatore; le decisioni di Roma non dovevano arrivare in Oriente per non ostacolare la sua politica iconoclasta[3].

L'imperatore, attaccato frontalmente, gli rispose sottraendo i Balcani e l'Asia Minore alla giurisdizione della Santa Sede. In pratica estromise la Chiesa di Roma dall'Oriente[4]. La pressione imperiale sul papa si concretizzò ulteriormente nella confisca di tutti i patrimoni della Chiesa nel Ducato di Calabria e in Sicilia, regioni che erano sotto il controllo bizantino, e nell'impartire l'ordine, a quei vescovi, di recarsi a Costantinopoli per la consacrazione. Il danno economico arrecato alle finanze del papato fu enorme[5]. Gregorio cercò di recuperare acquistando più tardi il castello di Gallese, nella Tuscia, che tra l'altro assicurava il collegamento con Ravenna, capitale dell'Esarcato d'Italia. Gregorio tentò di placare le criticità con l'impero, e infatti si adoperò per la riconquista di Ravenna, dopo che era caduta in mano ai Longobardi nel 733, ma i suoi sforzi furono vani e le tensioni rimasero. L'acquisizione di Gallese era stato il frutto di segrete intese con il duca di Spoleto Trasamondo II, il quale, seguito poi dal duca di Benevento Godescalco, cercava di ottenere l'indipendenza dal re longobardo Liutprando. Costui si rese conto del tradimento dei duchi e delle intenzioni del papa, e nel 738 si mosse contro Spoleto, riconquistando facilmente la città. Gregorio si rifiutò di consegnare a Liutprando il duca Trasamondo, che nel frattempo si era rifugiato a Roma, ed il re longobardo reagì devastando i territori della campagna romana e conquistando importanti città come Ameria, Orte, Bomarzo e Blera, dove insediò propri presidi pronti ad assalire Roma, per poi rientrare nella sua capitale Pavia. Scongiurato il pericolo imminente, Trasamondo riuscì a riprendere Spoleto, ma non se la sentì di avventurarsi in un'azione di forza in favore del papa per riconquistare le città prese dai Longobardi nella campagna romana[6][7].

Sentendosi abbandonato e in pericolo, nel 739 Gregorio fece una mossa che, sebbene non abbia sortito alcun risultato immediato, avrebbe indirizzato gli avvenimenti della storia d'Europa per i secoli successivi: si rivolse a Carlo Martello, maggiordomo di palazzo[8] del regno franco di Austrasia e Neustria, chiedendo esplicitamente aiuto militare contro i Longobardi. Carlo accolse cordialmente i messi pontifici, accettò i doni ma non pensò minimamente di intervenire, sia perché era personalmente imparentato con la casa regnante longobarda, sia perché la presenza longobarda in Italia costituiva una sorta di "cuscinetto" tra i regni franchi e l'impero bizantino, la cui eccessiva vicinanza si sarebbe potuta rivelare pericolosa, e sia anche perché al momento era impegnato nella guerra contro gli Arabi che dalla Spagna erano penetrati in Francia[9][10]. Un secondo analogo tentativo, nel 741, mise in evidenza lo stato di disperazione del papa che, in cambio dell'aiuto militare, offriva a Carlo Martello addirittura il titolo di consul della città di Roma (cioè, in pratica, pensava di offrirgli la responsabilità della giurisdizione militare di Roma): era evidentemente un grosso errore politico, in quanto la città era pur sempre, anche se nominalmente, sotto la giurisdizione imperiale. Per Carlo avrebbe significato la guerra anche contro Costantinopoli, oltre che contro i Longobardi, e ovviamente rifiutò[9].

Contemporaneamente all'attività politica, le iniziative di Gregorio furono volte alla prosecuzione dell'impegno del predecessore nell'evangelizzazione dell'Europa settentrionale, che Gregorio II aveva affidato al monaco anglosassone Wynfrith (ribattezzato Bonifacio), il quale, ottenuto il pallio vescovile e appoggiato pienamente nella sua missione da Carlo Martello, nel 738 aveva ormai pieni poteri di vicario della Chiesa di Roma nella Baviera, ormai completamente cristianizzata. Ma non trascurò la Chiesa anglosassone, concedendo il pallio anche ad Ecgbert, arcivescovo di York, e Tatwin, arcivescovo di Canterbury. Per la loro importante opera missionaria ottennero il pallio anche Willibald, in Boemia, e Beda in Inghilterra. Per contrastare le ultime resistenze di paganesimo nel nord Europa spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1º novembre, allo scopo di sovrapporla alla festa celtica di Samhain (Halloween).

Gregorio vietò ai cristiani la consumazione di carne di cavallo, definita in una lettera scritta a Wynfrith-Bonifacio nel 732, in risposta a vari quesiti del missionario sull'evangelizzazione dei popoli del nord Europa, un cibo definito immundum et execrabile: chi l'avesse mangiata avrebbe dovuto fare penitenza, dato che la consumazione di carne equina aveva connotazioni legate con il paganesimo[11].

Gregorio III morì il 28 novembre 741, prima di conoscere la seconda risposta negativa di Carlo Martello alla sua richiesta d'aiuto, e fu sepolto in San Pietro.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio III è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse, e la sua memoria liturgica cade il 10 dicembre.

Il Martirologio Romano così lo ricorda:

«A Roma presso san Pietro, san Gregorio III, papa, che si adoperò per la predicazione del Vangelo ai Germani e contro gli iconoclasti ornò le chiese dell'Urbe di sacre immagini.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, p. 83.
  2. ^ Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, p. 150.
  3. ^ C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pp. 212 e segg., p. 216.
  4. ^ Henri Pirenne, Maometto e Carlomagno [1937], Laterza, Roma-Bari, 1984, pag. 211.
  5. ^ Secondo Henri Pirenne, i due territori procuravano una rendita annua di 350 libbre d'oro. Vedi Maometto e Carlomagno, cit.
  6. ^ C. Rendina, op. cit., pp. 217 e segg.
  7. ^ P. Brezzi, La civiltà del Medioevo europeo, vol. I, pp. 163 e segg.
  8. ^ I Maggiordomi di palazzo erano i veri detentori del potere regio durante l'ultimo periodo del regno Merovingio.
  9. ^ a b C. Rendina, op. cit., p 218
  10. ^ P. Brezzi, op. cit., p. 167.
  11. ^ Carne di cavallo, un tabù alimentare che non ha mai funzionato in Italia Archiviato il 19 settembre 2013 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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