Papa Stefano V

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Papa Stefano V
Stephen V.jpg
110º papa della Chiesa cattolica
Elezione settembre 885
Insediamento settembre 885
Fine pontificato 14 settembre 891
Predecessore papa Adriano III
Successore papa Formoso
Nascita Roma, ?
Creazione a cardinale 882 da papa Marino I
Morte Roma, 14 settembre 891
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Stefano V o VI secondo una diversa numerazione (Roma, ... – 14 settembre 891) è stato il 110º papa della Chiesa cattolica dal settembre 885 alla sua morte. Stefano fu protagonista del caos politico che si generò dopo la deposizione di Carlo il Grosso, aprendo così di fatto il dominio delle famiglie patrizie su Roma.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Stefano nacque a Roma da un tale Adriano, esponente di una nobile famiglia della Via Lata[1]. Educato presso i più eminenti ecclesiastici (Zaccaria, vescovo d'Anagni e bibliotecario della Sede Apostolica[2][3]) ed entrato nelle grazie prima di Adriano II e poi di Giovanni VIII, sotto i cui pontificati fu consacrato suddiacono e diacono[4], fu nominato cardinale dei SS. Quattro Coronati da Marino I, al quale Stefano era legato da profonda amicizia[2][3].

Pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Elezione e rapporti con l'Impero[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto riportato da Gaetano Moroni, Stefano fu eletto papa il 15 luglio dell'885 all'unanimità dai romani[3]. Studi più recenti[5] pongono la morte di papa Adriano III in una data imprecisata tra la metà d'agosto e la metà di settembre di quello stesso anno, obbligando a posporre l'elezione di Stefano non prima della metà di settembre. Nello stesso settembre 885 fu poi "ufficialmente" incoronato quale successore di Adriano III. Per la ratifica di tale elezione non si attese il consueto placet imperiale, ed è anche dubbio se all'elezione e consacrazione fossero presenti i rappresentanti imperiali; l'imperatore Carlo il Grosso infatti se ne risentì, ma la questione fu risolta grazie al tempestivo arrivo dei legati papali che recarono all'imperatore i documenti attestanti la canonicità dell'elezione di Stefano[1][2][3]. Inoltre, a calmare le rimostranze imperiali potrebbe aver contribuito la circostanza che l'elezione avvenne col consenso unanime di quella parte del clero, di fede filo-germanica, che faceva capo a Formoso, il controverso vescovo di Porto[2] che gli succederà sul Soglio Petrino, e che fu personalmente incaricato della consacrazione del nuovo papa[1].

Il Moroni, così come il Liber Pontificalis, per motivare l'elezione di Stefano abbonda di aneddoti riguardo alla fama di santità di questo pontefice e alla carità nei confronti dei più poveri di Roma[6], rimarcando il volto del Buon Pastore. I testi riferiscono, tra l'altro, del saccheggio della camera del Tesoro, in Laterano, perpetrato dal popolo romano nel breve periodo di sede vacante: si trattava di saccheggi frequenti nello stato di anarchia in cui Roma si veniva a trovare tra la morte di un pontefice e l'elezione del successore; e d'altra parte il popolo spesso affamato dimostrava anche in quel modo il dissenso per la sua miserevole condizione al confronto del lusso del clero, in evidente contrasto con la missione di carità propria della Chiesa cristiana[7].

« Allorché prese possesso del palazzo Lateranense tutto era andato a ruba....ond'egli tutto misericordioso coì poveri, e che non si poneva a mensa se non erasi assicurato ch'erano stati sollevati, distribuù liberamente il suo patrimonio pingue, consumando anco per l'ornamento delle chiese, e nel riscattare gli schiavi [...] Insigne per rare virtù e d'un disinteresse esemplare, nutria gli orfani come suoi figli, e chiamava ogni giorno a pranzo i nobili caduti in miseria: le sue incessanti limosine principalmente rifulsero in una crudele carestia che afflisse Roma. Celebrava quotidianamente la messa, e consagrava all'orazione o alla salmodia tutti i ritagli di tempo che gli lasciavano le sue cure benefiche, e le pastorali sollecitudini. »
(Moroni, p. 310)
Artaud de Montor (1772-1849), Papa Stefano V da The Lives and Times of the Popes, The Catholic Publication Society of America, New York [1842]-1911.

I saraceni e la successione imperiale: Guido da Spoleto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un inizio promettente, al ristabilimento dei buoni rapporti con l'imperatore non seguirono però risultati concreti: nell'887 infatti Carlo fu deposto dalla carica imperiale per l'inettitudine dimostrata anche nel contrastare le minacce dei Normanni[8], che in quell'anno erano giunti fin sotto le mura di Parigi. Con la fine della dinastia carolingia e dell'antico impero fondato da Carlo Magno, veniva meno la longa manus che aveva saputo proteggere l'autorità papale dai feudatari italiani, costringendo Stefano V e i suoi successori ad affrontare famiglie più o meno potenti.

I Saraceni, nel frattempo, erano ritornati a minacciare le coste laziali e la stessa Roma. Invocato invano il soccorso degli imperatori franco e bizantino[7], il solo Guido II duca di Spoleto intervenne in difesa del papato e li sconfisse severamente nella battaglia del Garigliano[9]: sperava che tale azione lo redimesse agli occhi di papa Stefano, memore di come negli anni precedenti il potente feudatario avesse minacciato il territorio pontificio. Guido, infatti, voleva rafforzare la propria posizione in Italia e, all'indomani della deposizione di Carlo il Grosso, cercò di ottenere il trono di re d'Italia. Infatti, benché Arnolfo di Carinzia, nipote di Carlo, fosse stato nominato suo successore, l'unità dell'impero venne meno, frantumandosi in tre regni separati: quello dei Franchi Orientali (Germania), dei Franchi Occidentali (Francia) e l'Italia[9].

La lotta per il trono italiano fu una contesa tra Berengario del Friuli, riconosciuto come re dai vescovi dell'Italia settentrionale, e Guido da Spoleto, che invece dominava il Meridione[9]. Se Berengario era riuscito a mantenere i suoi possedimenti nel Friuli e ad ottenere l'incoronazione quale re d'Italia da parte di Arnolfo, Guido, che era stato battuto sul tempo, reagì militarmente, sconfisse duramente il rivale e il 16 febbraio dell'889 si fece incoronare a Pavia al suo posto[9][10].

Divenuto padrone incontrastato dell'Italia, Guido tendeva alla corona imperiale. Stefano, benché avesse allacciato stretti legami con il nuovo re, non poteva non ricordarsi che poco prima Arnolfo era stato eletto imperatore dai grandi feudatari. Quando però Arnolfo dimostrò tutta la sua debolezza nel rivendicare le sue pretese, Stefano accetto la realtà dei fatti e incoronò Guido e la moglie Ageltrude rispettivamente imperatore e imperatrice il 21 febbraio dell'891[2][9][11].

Le relazioni con Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Nelle sue relazioni con Costantinopoli sulla questione del patriarca Fozio, ed anche nelle relazioni con la giovane Chiesa Slavonica, Stefano proseguì le politiche di papa Niccolò I. Nell'886 il nuovo imperatore Leone VI (886-912) fece nuovamente deporre Fozio per nominare al suo posto un suo fratello, Stefano I[2]. Fozio fu relegato in un monastero in Armenia, dove visse, solo e dimenticato, i suoi ultimi anni[10].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Stefano morì il 14 settembre dell'891[10] e fu sepolto nell'atrio quadriportico della Basilica Vaticana[10]. Sulla sua tomba fu scritto un semplice epitaffio in distici:

(LA)

« Hic tumulus Quinti sacratos continet artus - Praesulis eximii Pontificis Stephani »

(IT)

« Quest'avello contiene le sacre spoglie dello stimabile presule Papa Stefano Quinto »

(Moroni, p. 311)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Rendina, p. 296
  2. ^ a b c d e f Bonaccorsi
  3. ^ a b c d Moroni, p. 310
  4. ^ Se Stefano fu nominato cardinale da Marino I, si può dedurre che le tappe della carriera ecclesiastica percorse dal futuro pontefice ebbero luogo sotto gli immediati predecessori. Infatti Bonaccorsi:
    « Durante il pontificato di Adriano II entrò a far parte del "patriarchium"; fu nominato prima suddiacono e poi diacono e infine Marino I, che secondo il biografo del Liber pontificalis era legato a Stefano da un forte affetto, lo promosse cardinale presbitero del titolo dei SS. Quattro Coronati. »
  5. ^ Cfr. Papa Adriano III
  6. ^
    (LA)

    « Domnum Stephanum presbyterum Deo dignum omnes volumus, omnes quaerimus et petimus nobis praeesse pontificem, quia procul dubio credimus eius sanctitate nos posse liberari ab imminentibus periculis »

    (IT)

    « Tutti noi vogliamo Papa Stefano, presbitero degno di Dio, tutti [noi] sollecitiamo e chiediamo che egli sia eletto pontefice, poiché senza alcun dubbio riteniamo che, grazie alla sua santità, noi possiamo essere liberati da pericoli incombenti. »

    (Liber pontificalis, p. 191)
  7. ^ a b Rendina, p. 297
  8. ^ Carlo III detto "Il Grosso", in "Dizionario di Storia", Treccani, 2010. URL consultato il 2/1/2015.
  9. ^ a b c d e Di Carpegna Falconier
  10. ^ a b c d Rendina, p. 298
  11. ^ Il Moroni, p. 310 riporta come data il 20

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Adriano III luglio/agosto 885 - 14 settembre 891 Papa Formoso
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