Papa Benedetto XIV

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Benedetto XIV
Benedetto XIV
Benedetto XIV ritratto da Pierre Subleyras
247º papa della Chiesa cattolica
C o a Benedetto XIV.svg
Elezione 17 agosto 1740
Insediamento 25 agosto 1740
Fine pontificato 3 maggio 1758
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Clemente XII
Successore papa Clemente XIII
Nome Prospero Lorenzo Lambertini
Nascita Bologna, 31 marzo 1675
Morte Roma, 3 maggio 1758
Sepoltura Basilica di San Pietro

Papa Benedetto XIV (in latino: Benedictus PP. XIV, nato Prospero Lorenzo Lambertini; Bologna, 31 marzo 1675Roma, 3 maggio 1758) è stato il 247º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 17 agosto 1740 (giorno dell'elezione al 255º scrutinio)[1] alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Prospero Lorenzo Lambertini, figlio di Marcello Lambertini e Lucrezia Bulgarini, apparteneva al ramo cadetto[2][3] di un'antica famiglia senatoria di Bologna, fino all'unità d'Italia la seconda città per importanza dello Stato Pontificio. Rimase presto orfano del padre (deceduto a 42 anni)[4] mentre la madre passò a seconde nozze con il conte Luigi Bentivoglio. A tredici anni Prospero Lambertini, dopo aver appreso i primi rudimenti dai maestri Paolo Pasi e Sante Stancari, fu mandato a Roma nel Collegio Clementino diretto dai Padri Somaschi, ove si segnalò per vivacità d'ingegno fra i condiscepoli.

Un discorso latino da lui tenuto nel 1691 richiamò sulle sue attitudini l'attenzione del cardinal Benedetto Pamphilj che lo raccomandò a papa Innocenzo XII, il quale gli assegnò un piccolo beneficio che rendeva cento scudi d'oro[5]. Nel 1694 si laureò in teologia e diritto nell'Università di Roma, avviandosi presto e con molti apprezzamenti alla carriera curiale[6][7], che percorse in tutti i suoi gradi ed uffici, fino a diventare Segretario della Congregazione del Concilio nel 1718[8].

Episcopato[modifica | modifica sorgente]

Il Lambertini fu ordinato presbitero il 2 luglio 1724, all'età di quasi cinquant'anni, quando era già all'apice della carriera curiale[9]. Grazie a Benedetto XIII, che lo teneva in alta considerazione, salì rapidamente i gradi della gerarchia ecclesiastica, diventando vescovo il 16 luglio dello stesso anno[10] e arcivescovo titolare di Teodosia nel 1725. Soltanto dopo essersi servito dei suoi illuminati consigli nel Concilio straordinario romano del 1725, sulla disciplina ecclesiastica, il Pontefice Benedetto XIII lo creò cardinale e quindi vescovo di Ancona[11]. Fu Clemente XII, nel maggio 1731, a nominarlo – non a caso - arcivescovo di Bologna[12], sua città natale.

Le capacità diplomatiche già dimostrate dal Lambertini in occasione del Concordato con le monarchie sicula e sarda, infatti, lo rendevano il candidato più adatto ad affrontare con successo i difficili rapporti con il Senato cittadino, che caratterizzavano la forma diarchica di governo di quella città[13]. In quest'ambito il Lambertini, oltre alle sue indiscusse capacità di mediatore[14], dimostrò di avere anche una mente particolarmente aperta per l'epoca, accogliendo spesso le richieste del Senato per una partecipazione degli ecclesiastici alle necessità della città, tanto da attirare verso di sé le critiche di quella parte del clero ancora arroccato nella difesa intransigente dei propri privilegi[15]

A Bologna il Lambertini dimostrò di essere non soltanto un giurista esperto di affari amministrativi e uno studioso, ma anche un pastore attento e attivo, spinto da una vocazione sincera e profonda[16]. Egli perseguiva la sua missione, innanzitutto, attraverso le visite pastorali, che gli assicuravano un contatto continuo con la diocesi, e che gli permettevano sia di rendersi conto personalmente delle reali situazioni locali del clero e del popolo dei fedeli, sia di intervenire nel modo più opportuno, non soltanto per consigliare o aiutare fattivamente nei singoli casi concreti, ma anche per dare indicazioni e disposizioni di carattere generale[17] e all'occorrenza per riprendere e sanzionare un clero spesso indisciplinato o semplicemente ignorante[18].

Eminente canonista, prudente uomo politico, difese rigorosamente la dottrina della Chiesa, ma fu moderato ed equanime nei confronti del giansenismo. Fondamentale il suo appoggio al sapere scientifico, che difese e spesso incoraggiò con provvedimenti, finanziamenti e donazioni.

Pontificato[modifica | modifica sorgente]

Venne eletto al soglio pontificio il 17 agosto 1740, dopo un conclave durato ben sei mesi, il cui esito fu inaspettato per lo stesso Lambertini, che non ambiva a quella carica[19]. La sua elezione al soglio pontificio avvenne in un periodo di grandi tribolazioni, causate principalmente dalle dispute tra le nazioni cattoliche e il Papato. Papa Lambertini riuscì a rifiutare la maggior parte delle richieste degli Stati nazionali di nominare i vescovi, serbandone il diritto di nomina alla Chiesa. Per esempio fu in grado di appianare le dispute della Santa Sede con il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, la Spagna, Venezia e l'Austria.

Per questo egli divenne noto anche come il Papa dei concordati[20], che riuscì a concludere grazie alla sua concezione piuttosto moderna del rapporto tra potestà laicale e potere temporale della Chiesa[21], secondo la quale era necessario osservare in modo nuovo le esigenze degli Stati, cercando di superare con animo conciliante le eventuali divergenze, per il bene supremo delle anime[22]. Benedetto XIV riteneva infatti "di vivere in un'epoca che richiedeva assolutamente accondiscendenza verso i prìncipi temporali sul terreno civile per ottenere in cambio mano libera in quello spirituale, da non confondersi, quest'ultimo, con la difesa dei privilegi del clero"[23]. Al suo arrivo a Roma, il Lambertini trovò una situazione economica disastrosa. Cercò quindi di riorganizzare le finanze e di tutelare la sicurezza pubblica, ordinando anche la ridefinizione dei confini dei rioni nei quali era suddivisa la città di Roma, e affidando all'architetto Giovanni Battista Nolli da Como l'incarico di disegnare una pianta accurata della città. Questo lavoro divenne il prototipo della cartografia romana moderna.

Secondo il Lambertini, la causa principale del dissesto finanziario dello Stato era nella cattiva amministrazione di una curia cosmopolita a cui non interessava nulla dello Stato. Intese favorire quindi, attraverso la nazionalizzazione delle cariche civili, le famiglie romane che conoscevano i problemi dello Stato e che avevano interesse a garantirne lo sviluppo e la buona amministrazione[24] Per questo, con la bolla Urbem Romam, promulgata il 4 gennaio 1746 istituì un Albo del ceto nobile romano, in cui vennero inserite 180 famiglie romane. Tra queste famiglie vennero scelti 60 capifamiglia, i cosiddetti "LX Patrizi Coscritti", il cui insieme costituì il patriziato romano (che derivava in gran parte dalla nobiltà senatoria dell'Impero Romano)[25].

Avviò immediatamente anche un'opera di riforma del clero, a cominciare dai dignitari ecclesiastici a tutti i livelli, a Corte, in Curia, nel governo delle diocesi e delle province, cercando di controllare e correggere gli ecclesiastici indegni ed incapaci, spinti dall'ambizione di carriera e di potere. Cercò inoltre di migliorare l'efficienza della Curia romana, istituendo nuovi dicasteri, e ampliando o precisando la giurisdizione e le competenze, nonché ampliando gli organici di alcuni di quelli esistenti. Il successo di questa sua opera riformatrice non mostrò immediatamente i suoi frutti, ma fu basilare per il miglioramento della qualità del clero nelle epoche successive[26].

Papa Lambertini fu famoso anche per il suo mecenatismo. A lui si deve, ad esempio, la conservazione di non poche antichità romane, come il Colosseo (che sottrasse al saccheggio edilizio, dichiarandolo luogo sacro per il martirio dei primi cristiani, nonostante le fonti in proposito fossero piuttosto incerte), i restauri di San Pietro, di Santa Maria Maggiore, di Castel Sant'Angelo, della Scala Santa e della chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Sovvenzionò la riedificazione della collegiata di San Biagio di Cento e della cattedrale di San Pietro in Bologna, donando inoltre a quest'ultimo, e al tempio bolognese di San Petronio, preziose suppellettili sacre. Fece ultimare la fontana di Trevi ed altri vari monumenti, arricchendo le collezioni dei Musei capitolini. Convinto che “il miglior servizio che si potesse fare alla Santa Sede fosse di portare a Roma «uomini dotti e onesti»”, riformò l'Accademia dei Lincei, s'interessò dell'Università di Bologna, donandole la sua biblioteca privata, promosse scuole d'arte ed accademie scientifiche, incentivando gli studi e la ricerca, compreso lo studio dell'anatomia attraverso la dissezione dei cadaveri.

Dedicò una cura particolare alle biblioteche, incrementando la dotazione di quella Vaticana, per la quale acquistò il fondo ottoboniano, creando anche il Museo di antichità cristiane; rese accessibile la Biblioteca Corsiniana e diede impulso a molte biblioteche di ordini religiosi o conventuali.[27] Uomo di grande erudizione, mantenne contatti epistolari con i personaggi più illuminati del suo tempo, da sovrani come Francesco I, Maria Teresa d'Austria, Luigi XV, Federico II, Giovanni V di Portogallo, a uomini di cultura come Voltaire (che gli dedicò il suo Mahomet), Scipione Maffei, Antonio Genovesi, Girolamo Baruffaldi, Ludovico Antonio Muratori, Pierluigi Moreau de Maupertuis e molti altri[28]

Il discredito delle due Congregazioni del Sant'Offizio e dell'Indice, che si occupavano della censura preventiva e della proibizione dei libri, indussero Benedetto XIV a rivedere attentamente tutta la delicata materia e a riformarne la legislazione, disciplinando attentamente e con rigore tutta la procedura nell'esame delle opere sospette, al fine di evitare arbitrii e abusi, fino ad arrivare ad una completa riforma dell'Indice[29]. Secondo il Lambertini, infatti, il doveroso rispetto della legge e della tradizione dovevano andare di pari passo con quello altrettanto doveroso verso tutto ciò che era ricerca ancora in atto al livello degli eruditi[30].

Ebbe un papato molto attivo, riformò l'educazione dei sacerdoti, il calendario liturgico e molte istituzioni ecclesiastiche. Nel 1741 emise la bolla Immensa Pastorum principis contro lo schiavismo nelle Americhe. Forse l'atto più importante del suo pontificato fu la promulgazione delle sue due famose bolle sulle missioni: Ex quo singulari e Omnium solicitudinum. In queste bolle denunciò il costume di aggiustare parole e usi cristiani per esprimere realtà non cristiane e pratiche delle culture indigene, che era stato estensivamente utilizzato dai gesuiti nelle loro missioni in Cina. Per esempio lo "status" degli antenati - l'onore tributato agli antenati - doveva essere considerato «adorazione degli antenati» o qualcosa di simile alla venerazione cattolica dei santi. Poteva un cattolico «venerare» legittimamente un antenato che notoriamente non era cristiano?

Busto di Benedetto XIV da Pietro Bracci, Museo di Grenoble

La scelta di una traduzione cinese per il «nome di Dio» venne anch'essa dibattuta fin dall'inizio del XVII secolo. D'altra parte una conseguenza delle bolle di Benedetto fu la perdita di molti dei convertiti.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Opere[31][modifica | modifica sorgente]

  • Raccolta di alcune notificazioni, editti e istruzioni, pubblicate per il buon governo della sua Diocesi dall’Em.no e Rev.mo Sig. Cardinale Prospero Lambertini …, Bologna, 1733, 1735, 1740; Roma, 1742; Venezia, 1749, 1760, 1762, 1771, 1790; Torino, 1852; Traduzione latina sotto il titolo: Institutiones ecclesiasticae, Roma, 1747; Ingolstadt, 1751; Bassano, 1760; Lovanio, 1762
  • De servorum Dei beatificatione et de beatorum canonizatione, 1734-38
  • Thesaurus resolutionum S. Congregationis Concilii, 1740 (dal quale sarebbero derivate le Quaestiones canonicae et morales, 1767)
  • Annotazioni sopra le feste di Nostro Signore e della Beatissima Vergine secondo l'ordine del calendario romano, 1740-49 (dalle quali sarebbe emersa come opera a sé stante il De sacrosancto Missae Sacrificio, 1745, comparso isolatamente anche nell'originale testo italiano nel 1772);
  • Bullarium Benedicti XIV, 1746-54;
  • Opuscula miscellanea nunc primum edita atque in unum corpus collecta, Bassano, 1767
  • Casus conscientiae, 1747;
  • De Synodo dioecesana, Roma, 1748, completato e arricchito nella successiva edizione del 1755; 1767; Ferrara, 1753, 1756, 1760; Padova, 1756; Parma, 1764; Venezia, 1765, 1775, 1792; Roma, 1806; Magonza, 1842; Si trova in tutte le edizioni delle Opera omnia
  • Opera omnia, in tre edizioni:
  • S.S.D.N. Benedicti XIV opera in duodecim tomos distribuita, Romae, 1747-51;
  • Benedicti XIV Papae olim Prosperi Card. De Lambertinis opera omnia in quindecim tomos distribuita Venetis, 1767, 1788, 1892;
  • Benedicti XIV Pont. Max opera omnia in tomos XVII distribuita, Prati, 1830-1946;
A queste raccolte vanno aggiunti i seguenti volumi:
  • S.S.D.N. Benedicti Papae XIV … opera omnia in synopsim redacta, Romae, 1766
  • Benedicti XIV acta sive mondum pubblicata sive sparsim edita, nunc primum collecta cura Rafaelis de Martinis, 2 voll., Nespoli, 1894
  • Benedicti XIV Pape opera omnia inedita, quae primum publicavit Fr. Heiner, Friburgo, 1904
  • Cerimoniale Episcoporum Santissimi D.N. Benedicti Papae XIV iussu editum et auctum, Roma, 1752

Encicliche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco delle encicliche#Benedetto XIV (1740-1758).

Papa Benedetto XIV iniziò una nuova forma di corrispondenza con i vescovi, sostanzialmente documenti di ampio respiro pastorale, per i quali coniò il termine di "Lettere encicliche"[32]. Durante il suo Pontificato scrisse diverse encicliche tra il 1740 e il 1757.

Aneddotica[modifica | modifica sorgente]

Monumento nella Basilica di San Pietro.

Si narra che papa Benedetto XIV, quando era ancora arcivescovo a Bologna, avesse un carattere allegro e gioviale, pur attendendo agli affari della Chiesa bolognese con l'autorevolezza e talvolta la severità richieste dalla carica. Il commediografo Alfredo Testoni ne dà un simpatico ritratto nella sua commedia Il cardinale Lambertini (citando anche, in forma eufemistica, come "Cavolo!", alcune espressioni non proprio cardinalizie che sfuggivano al futuro pontefice), portata con successo in teatro e sul grande schermo da Ermete Zacconi e successivamente da Gino Cervi.

Sembra che Lambertini abbia detto ai cardinali: «Se desiderate eleggere un santo, scegliete Gotti; se volete eleggere uno statista, Aldrovandi; se invece volete un asino, eleggete me» (il futuro papa era avvezzo ad usare abitualmente questo linguaggio un po' gaudente, che gli era prontamente perdonato per la sua grandezza[33]).

« Dopo Marcello II, troppo presto tolto alla cristianità, nessun papa era salito al seggio di Roma che per ingegno e per prudenza fosse con Lambertini da paragonarsi. Trovò modo che per mantenere le ragioni, il miglior mezzo è il non irritare gli avversari. Egli fu papa quale il secolo voleva. Le controversie con Roma non furono più ostilità, ma discussioni, e l'incredulità che pur troppo andava serpeggiando tra le generazioni, in cospetto di un papa amabile e spiritoso s'arrestava. »
(Botta, Storia d'Italia, libro XLI)

Benedetto XIV fu rinomato ancor in vita per la sua modestia, la sua bonomia e il suo senso dell'umorismo. Era solito passeggiare per Roma con il suo bastone, e fermarsi a scherzare con la gente che incontrava. Si divertiva facendosi portare le caricature che lo rappresentavano. Un giorno gli riferirono la satira che un cattivo poeta aveva composto contro di lui: il papa gliela fece riconsegnare dopo averne corretto gli errori di versificazione.[34]

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), p. 20
  2. ^ in Mario Fanti, Prospero Lambertini (Benedetto XIV) nel III centenario della nascita, cit., p. 119, si legge: La famiglia era fra le più antiche e nobili di Bologna, ma il ramo a cui apparteneva Marcello, padre di Prospero, era in modeste sebben dignitose condizioni economiche.
  3. ^ Umberto Marcelli, in Saggi economico sociali sulla storia di Bologna dal secolo XVI al XVIII, cit., p. 255, scrive: "il cardinale Lambertini (…) era uscito da una antica famiglia nobile, anche se non dal ramo senatorio"
  4. ^ v. Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, cit., p. 511,
  5. ^ Mario Fanti, Prospero Lambertini (Benedetto XIV) nel III centenario della nascita, cit., pag. 119
  6. ^ v. Mario Rosa, Benedetto XIV nell'Enciclopedia Treccani
  7. ^ v. Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, cit., p. 512: "Nel 1694 il Lambertini ottenne la laurea in teologia e in diritto nell'Università di Roma. Per prepararsi alla carriera di avvocato, divenne aiutante di studio presso il suo concittadino Alessandro Caprara, uditore di Rota. Sotto Clemente XI, nel 1701, fu promosso avvocato concistoriale e poi, nel 1708, promotore della fede. In tale posizione condusse felicemente a termine i processi di canonizzazione di Pio V e di Caterina Vegri. Nel 1712 venne nominato canonico di S. Pietro, e nell'anno seguente consultore dell'Inquisizione, indi membro della Congregazione dei Riti e infine nel 1718 segretario della Congregazione del Concilio. A questi delicati incarichi Innocenzo XIII aggiunse nel 1722 quello di canonista della Sacra Penitenzieria. Strinse amicizia con molti illustri religiosi che, in preponderanza, prestavano la loro opera nei dicasteri romani, in particolare col maurino Montfaucon che disse di lui: 'Il Lambertini ha due anime, una per la scienza e l'altra per la società'. Benedetto XIII apprezzava moltissimo la preparazione culturale del Lambertini, e soleva domandare: «Che cosa dice su ciò il nostro dottore?
  8. ^ v. Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758)
  9. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di XIV (1740-1758), cit, p. 17
  10. ^ Mario Rosa, Riformatori e ribelli nel '700 religioso italiano, cit., p. 50
  11. ^ Meluzzi, Gli arcivescovi di Bologna, cit., p. 58
  12. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi,cit., p. 513 e in Mario Rosa, Riformatori e ribelli nel '700 religioso italiano, cit.
  13. ^ Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna, cit., p.178
  14. ^ Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna, cit., p. 209
  15. ^ . In proposito scrisse il Lambertini: “L'idea che noi abbiamo del buon vescovo, non è che sia buono quello che rompe in visiera con la potestà laicale, ma bensì quello che tiene salvi i diritti della Chiesa, senza rompere la buona armonia, che deve intercedere tra il sacerdozio e l'impero”; v. in Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), cit., p.134
  16. ^ V. Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di Benedetto XIV, cit., p. 18: "l'uomo erudito, il prelato della Curia Romana, si dimostrò pastore zelante e pio"
  17. ^ v. le sue Notificazioni…, riportate tra le Opere
  18. ^ Preclin et Jarry, Les luttes politiques et doctrinales aux XVII et XVIII siècle, in Fliche-Martin, Histoire de l'Église jusqu'à nos jours; e in Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di Benedetto XIV, cit., p. 18
  19. ^ ”Certo è che l'interessato non brigò, né chiese ad altri di brigare per lui", in Emilia Morelli, Tre profili. Benedetto XIV uomo e pontefice, Roma 1955
  20. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi’’, cit., p. 529
  21. ^ Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell'età di Benedetto XIV, cit., p. 876
  22. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, cit., p.529
  23. ^ Emilia Morelli, Tre profili, cit., p. 6
  24. ^ Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell’età di Benedetto XIV
  25. ^ Archivio Storico Capitolino, Il libro d'oro della Nobiltà Romana, edizione del 1839
  26. ^ …i buoi che escono da questa stalla sono quelli coi quali dobbiamo arare. Speriamo di lasciarne altri d'altra natura e forza, ma che poco potranno servire a Noi, ma molto a chi verrà dopo di Noi...Se saremo degni che la Provvidenza Divina escluda dagl'ambiziosi le dignità della Chiesa, e le facci cadere in chi non le ambisce, possiamo sperare gran cose nella riforma del Clero’’, in Niccolò Del Re, Benedetto XIV e la Curia romana, cit., p. 645
  27. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, cit., pp. 532-538
  28. ^ Grande rilievo rivestono le numerose lettere al cardinale de Tencin, raccolte in tre volumi da Emilia Morelli, in Le lettere di Benedetto XIV al card. de Tencin. Dai testi originali
  29. ^ Scrive il Lambertini al cardinal De Tencin in una lettera del 17 settembre 1749: "Rispetto poi alla Congregazione dell'Indice, se Iddio ci darà vita, pensiamo di stabilirvi alcune regole, senza le quali ci pare difficile il mantenere il di lei credito, e la giustizia della condanna delle opere degli autori cattolici, particolarmente viventi". in E. Morelli, Le lettere … cit., II, p. 200
  30. ^ Illuminante è una lettera scritta dal Lambertini al Muratori, in cui dichiara: "L'opere degli uomini grandi non si proibiscono ancorché in esse si trovino cose che dispiacciono e che meriterebbero, se fossero scritte da altri, proibizione". V. in Salvatore Baviera, Aspetti della pastorale a Bologna nel settecento, cit., p. 242
  31. ^ L'elenco delle opere del Lambertini è tratto da: Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV, L.A.S., Roma, 1978, e da Lazzaro Maria De Bernardis, Le opere giuridiche di Prospero Lambertini, in Benedetto XIV (Prospero Lambertini): Convegno internazionale di studi storici, Cento, 6-9 dicembre 1979 - a cura di Marco Cecchelli
  32. ^ v. Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), p. 12
  33. ^ cf. Alessandra Dorina, Dizionario dei papi, Milano, SugarCo Edizioni, 1995.
  34. ^ Ivan Gobry, Dictionnaire des Papes, Pygmalion 2008, p. 55.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La voce è stata integrata successivamente con informazioni tratte dalle seguenti fonti:
  • Altre fonti consultate sono contenute nell'opera in due volumi di AA.VV., Benedetto XIV (Prospero Lambertini): Convegno internazionale di studi storici, Cento, 6-9 dicembre 1979 - a cura di Marco Cecchelli, pubblicata dal Centro Studi Girolamo Baruffaldi nel 1981; in particolare sono stati utilizzati i saggi degli autori sotto elencati:
  • Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell’età di Benedetto XIV,
  • Elio Tinti, La disciplina del clero nell'opera pastorale del card. Lambertini
  • Enzo Lodi, Contributi di metodologia storiografica del card. Lambertini all'agiografia bolognese
  • Lazzaro Maria De Bernardis, Le opere giuridiche di Prospero Lambertini
  • Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna
  • Michele Monaco, Benedetto XIV e il governo dello Stato della Chiesa
  • Niccolò Del Re, Benedetto XIV e la Curia romana
  • Pietro Amato Frutaz, Le principali edizioni e sinossi del «De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione». Saggio per una bio-bibliografia critica
  • Salvatore Baviera, Aspetti della pastorale a Bologna nel settecento
  • Tarcisio Bertone, La storiografia su Benedetto XlV: problemi critici e metodologici, Prospettive
  • Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi,
  • Werther Angelini, Il vescovo Prospero Lambertini nella società anconetana (1727-1731)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente XII 17 agosto 1740 - 3 maggio 1758 Papa Clemente XIII
Predecessore Arcivescovo titolare di Teodosia Successore Archbishop CoA PioM.svg
Domenico Zauli 12 giugno 1724 - 20 gennaio 1727 Antonio Francesco Valenti
Predecessore Arcivescovo-Vescovo di Ancona e Numana Successore Archbishop CoA PioM.svg
Giovanni Battista Bussi 20 gennaio 1727 - 30 aprile 1731 Bartolomeo Massei
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme Successore CardinalCoA PioM.svg
Ulisse Giuseppe Gozzadini 30 aprile 1728 - 17 agosto 1740 Antonio Eugenio Visconti
Predecessore Arcivescovo di Bologna Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giacomo Boncompagni 30 aprile 1731 - 17 agosto 1740 Vincenzo Malvezzi Bonfioli

Controllo di autorità VIAF: 76327169 LCCN: n80104086