Palazzo d'Accursio

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Palazzo d'Accursio
Bologna - Palazzo d'Accursio - Foto Giovanni Dall'Orto 5-3-2005 2.jpg
Palazzo d'Accursio
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàBologna
IndirizzoPiazza Maggiore
Coordinate44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389Coordinate: 44°29′39″N 11°20′29″E / 44.494167°N 11.341389°E44.494167; 11.341389
Informazioni
CondizioniIn uso
Usosede del municipio di Bologna
Pianitre

Il Palazzo d'Accursio o Comunale (in dialetto bolognese Palâz senza articolo) si affaccia su Piazza Maggiore ed è attualmente sede del municipio di Bologna.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo odierno è un insieme di edifici che sono stati uniti nel corso dei secoli. Il nucleo originario, acquistato dal Comune alla fine del Duecento, comprendeva l'abitazione di Accursio, giurista e maestro di diritto nello Studio bolognese. Solo nel 1336 divenne residenza degli "Anziani", la massima magistratura del comune e quindi sede del governo della città. Nel XV secolo fu ristrutturato da Fioravante Fioravanti e fu aggiunto, sulla Torre d'Accursio, un orologio astronomico con un carosello di automi che sfilavano ad ogni cambio d'ora. Altre ristrutturazioni architettoniche risalgono ai primi anni del XVI secolo dopo la caduta dei Bentivoglio. Alla fine del XVI secolo venne ultimata la doppia rampa di scale che dà accesso all'interno, attribuita al Bramante.

Fotografia storica di Pietro Poppi

La facciata è adornata dalla Madonna di Piazza con Bambino, opera in terracotta di Nicolò dell'Arca (1478), e dal maestoso portale di Galeazzo Alessi, aggiunto a metà del Cinquecento, all'interno del quale si trova una statua bronzea di Gregorio XIII (pontefice bolognese, al secolo Ugo Boncompagni), realizzata da Alessandro Menganti. Nel Trecento vi si trovava anche una statua in legno e rame di papa Bonifacio VIII (opera di Manno di Bandino, oggi conservata al Museo civico medievale).

All'interno vengono conservate le memorie delle vicende storico-politiche della città di Bologna.

Fino al 2012 è stato sede del Museo Morandi le cui opere sono state donate dalla famiglia del pittore; ora il Museo è ospitato al Mambo.

Dettaglio Finestre Palazzo del Comune (Sala del Consiglio)

Nella storia recente il palazzo è tristemente famoso per la strage che riporta il suo nome in quanto suo scenario. Con questa espressione ci si riferisce agli avvenimenti del 21 novembre 1920. Mentre il sindaco neoeletto, il socialista Enio Gnudi, presiedeva la seduta inaugurale della consiliatura e la piazza era piena di cittadini in festa, gli squadristi entrarono nella piazza. Vennero sparati alcuni colpi di arma da fuoco e la folla si ritrovò fra fascisti che sparavano contro Palazzo d'Accursio e i carabinieri che rispondevano al fuoco. Alcune Guardie rosse risposero gettando delle bombe a mano dalle finestre del palazzo. In tutto ci furono 10 morti, tutti di parte socialista, e 58 feriti[1]. All'interno del palazzo veniva invece ucciso, a colpi di pistola, il consigliere liberal Giulio Giordani. Il tragico avvenimento ebbe grande risonanza a livello nazionale, venendo successivamente indicato come atto di nascita del fascismo agrario[2].

Al primo piano del Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Sala d'Ercole[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dalla statua di terracotta bronzata, realizzata da Alfonso Lombardi, che raffigura Ercole che trionfa sull'Idra di Lerna.

Sala Rossa[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Rossa prende il nome dal colore delle tappezzerie con cui fu rivestita nella prima metà del Novecento. Attualmente è adibita a sala per i matrimoni civili.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Rossa (Bologna).

Sala del Consiglio Comunale[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Consiglio Comunale si trova al primo piano e contiene la Galleria dei Senatori di Bologna. Fu affrescata tra il 1675 e il 1677 da Angelo Michele Colonna, con l'aiuto del giovane Gioacchino Pizzoli.

Al secondo piano del Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Sala Farnese[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Farnese si trova al secondo piano e fu fatta costruire così come è oggi nel 1665 dal Cardinal Girolamo Farnese. Anticamente era chiamata "sala regia" probabilmente poiché nel 1530 Carlo V venne incoronato Re d'Italia con la Corona ferrea del Sacro Romano Impero. Le decorazioni della Sala Farnese ripercorrono le vicissitudini della città dal Medioevo al Seicento.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Farnese (Bologna).

Cappella Farnese[modifica | modifica wikitesto]

In questa Cappella del Legato, che si apre sulla Sala Farnese, nel 1530 venne incoronato Carlo V Re d'Italia con la Corona ferrea del Sacro Romano Impero. La successiva incoronazione di Carlo V, questa volta imperiale, si tenne immediatamente dopo nella Basilica di San Petronio. Gli affreschi della Cappella sono di Prospero Fontana del 1562. La cappella fa parte delle Collezioni Comunali d'Arte.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cappella Farnese (Bologna).

Collezioni Comunali d'Arte[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio delle collezioni è distribuito in sale significative dal punto di vista sia storico che artistico:

Sala Urbana[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Urbana fu fatta costruire verso il 1630 dal cardinal Bernardino Spada e fu fatta restaurare nel 1852 dal cardinal Gaetano Bedini. Le sue pareti, a metà Settecento, vennero ricoperte da affreschi comprendenti circa duecento stemmi, pertinenti alla serie dei governatori e dei legati pontifici che ressero la città a partire dal XIV secolo. Attualmente è nella sede delle Collezioni comunali d'arte.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Urbana (Bologna).

Sala dei Cavalleggeri[modifica | modifica wikitesto]

La Sala dei Cavalleggeri era destinata alla sosta dei soldati di scorta al Legato papale.

Stemma del Cardinal Bedini nella Sala Urbana

. Nel 1892 il Cardinal Gaetano Bedini la fece trasformare perché accogliesse, dipinti sulle pareti a continuazione di quelli della sala Urbana, altri stemmi di Legati e vice-Legati. In onore di Pio IX venne chiamata Aula Pìana.

Galleria Vidoniana[modifica | modifica wikitesto]

La Galleria vidoniana fu fatta costruire dal cardinale Pietro Vidoni nel 1665. Attualmente vi è esposto un importante patrimonio di dipinti, mobili, arredi, suppellettili provenienti dalle donazioni fatte al Comune di Bologna nell'Ottocento e nel primo Novecento.

Sala Boschereccia[modifica | modifica wikitesto]

La sala detta Boschereccia è una sala decorata a tempera nel 1797, così denominata proprio perché riproduce spazi verdi e ambienti naturali.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sala Boschereccia (Bologna).

Al pian terreno del palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Sala Borsa[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Sala Borsa si trova all'interno del Palazzo Comunale, all'angolo fra via Ugo Bassi e Piazza Nettuno. Sorge su antichi resti romani, probabilmente coincidenti con l'antico "foro" della città romana, visibili attraverso un pavimento appositamente realizzato in vetro.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca Salaborsa.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 299:"... le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  2. ^ Sabbatucci, Vidotto, p. 316

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Colitta, Il palazzo Comunale detto d'Accursio, con le Collezioni Comunali d'Arte, Bologna, Officine Grafiche Bolognesi, 1980
  • Giancarlo Roversi (a cura di), Il Palazzo Comunale, Bologna, Comune di Bologna, [1981?]
  • Camilla Bottino (a cura di), Il palazzo comunale di Bologna. Storia, architettura e restauri, Bologna, Compositori, 1999
  • Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, Il mondo Contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7607-4.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]