Guardie Rosse (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le Guardie Rosse furono una formazione di difesa proletaria attiva in Italia durante il biennio rosso 1919-1920.

1920: fabbriche presidiate dalle Guardie rosse

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Furono attive durante l'occupazione delle fabbriche di Torino[1], durante i fatti di Empoli 1921 e quelli di Crema.[senza fonte] Esse confluirono poi, in gran parte, nell'organizzazione paramilitare degli Arditi del Popolo.[senza fonte] Nello specifico la circolare n° 7 del 18 aprile 1921 del Partito Comunista d'Italia (PCd'I) (sezione italiana della Terza Internazionale) sintetizza il concetto di Guardia Rossa a nome del comitato centrale allora vigente:

« La guardia rossa è un proletario armato e l'arma che adopera deve incutere spavento non ai lavoratori ma alla borghesia – essa deve godere la stima ed il rispetto dei compagni perché difende i diritti del popolo. Unico scopo comune è la libertà e il comunismo e la difesa delle conquiste della Rivoluzione.[2][3] »

Avendo ipotizzato l'imminenza della rivoluzione, il Partito Comunista d'Italia ritiene necessario armare una "milizia proletaria", integrata tra i lavoratori di fabbriche e campagne, per spiegare la sua funzione e le tesi del comunismo all'interno della suddetta classe, per non apparire come "braccio armato" del partito slegato dalle dinamiche sociali.[4]

L'Inno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 Spartacus Picenus, pseudonimo di Raffaele Offidani[5], scrisse un canto[6] intitolato "La Guardia Rossa", che fu fatto ascoltare da Lenin in persona. Quest'ultimo obbiettò che la musica non fosse abbastanza marziale.[7] Il testo:

« È la Guardia Rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.
Giacque vilmente la plebe in catene
sotto il tallon dell'iniquo padron:
dopo millenni di strazi e di pene
l'asino alfine si cangia in leon.
Sbrana furente il succhion coronato
spoglia il nababbo dell'or che rubò,
danna per fame al lavoro obbligato
chi mai non lavorò, non lavorò...
Quando alla notte la plebe riposa
nella campagna e nell'ampia città,
più non la turba la tema paurosa
del suo vampiro che la svenerà.
Ché sempre veglia devota e tremenda
la Guardia Rossa alla sua libertà:
la tirannia cancrenosa ed orrenda
più non ritornerà, non tornerà!
Ché la Guardia Rossa
già l'inchiodò alla fossa,
nell'epica riscossa
dell'umanità »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le guardie rosse durante l'occupazione delle fabbriche a Torino - Immagini di storia
  2. ^ Scopi e fini delle guardie rosse
  3. ^ Inoltre: "Allo scoppiare della insurrezione il proletariato non dovrà trovarsi impreparato, ma mediante un forte esercito di guardie rosse difenderà la "dittatura del proletariato" per la costruzione del nuovo mondo." da http://www.quinterna.org/archivio/1921_1923/guardie_rosse.htm
  4. ^ La guardia rossa deve impersonificare la volontà ferrea del proletariato ed i comunisti hanno il dovere, nelle loro conferenze, di spiegare ai lavoratori il significato morale e l'importanza enorme che assumerà, nella rivoluzione, la guardia rossa la quale difenderà la Patria non più borghese ma comunista. Da http://www.quinterna.org/archivio/1921_1923/guardie_rosse.htm
  5. ^ Canzoni contro la guerra
  6. ^ La guardia rossa
  7. ^ L'interesse nutrito da Antonio Gramsci per i canti sociali è ricordato da Raffaele Mario Offidani, il noto "Spartacus Picenus" autore de "La Guardia rossa", di "Bolscevismo", de "La canzone della Neva", di "Viva Lenin!", di "Capinera del Carso" e di tanti altri canti proletari. da http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria/bermani191.html L'Ordine Nuovo e il canto sociale di Cesare Bermani, l'impegno", a. XI, n. 1, aprile 1991 Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]