Giuseppe Di Vagno

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando Giuseppe Di Vagno (1922-2013), figlio di Giuseppe Di Vagno (1889 - 1921) e come lui avvocato e deputato, vedi Giuseppe Di Vagno jr..

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Giuseppe Di Vagno

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVI
Circoscrizione Bari e Foggia
Incarichi parlamentari
segretario della commissione Giustizia

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
Professione avvocato

Giuseppe Di Vagno (Conversano, 12 aprile 1889Mola di Bari, 25 settembre 1921) è stato un politico italiano, primo parlamentare italiano vittima del fascismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Soprannominato da Filippo Turati "il gigante buono" per la sua statura, Di Vagno ottenne il seggio parlamentare nel nome dei "pezzenti e diseredati" del sud e nel nome di questi si batté, riuscendo ad ottenere dal Governo Giolitti l'avvio dei lavori per l'Acquedotto Pugliese.

Nato e cresciuto in un'agiata famiglia contadina del Sud Italia, il giovane Giuseppe si trasferisce a Roma per studiare Giurisprudenza, dove viene influenzato dalle idee politico-giuridiche di Enrico Ferri. Dopo la laurea, conseguita nel 1912, si iscrive al Partito Socialista Italiano e torna al suo paese natio, dove promuove le lotte popolari e bracciantili in corso in quegli anni.

Prende parte alla Prima Guerra Mondiale col grado di caporale. Terminato il conflitto, riprende la sua attività di sostegno in favore dei braccianti, in particolar modo di quelli imputati di reati ai danni dei latifondisti locali.

Nel 1919, a causa della sua condivisione al programma di Gaetano Salvemini, viene escluso dalla lista dei candidati del Partito Socialista Italiano alle elezioni politiche. Nel 1920 viene nominato direttore dell'organo della Federazione socialista di Bari Puglia Rossa. Il 25 febbraio dello stesso anno, cominciano i contrasti con i fascisti: pur non avendo partecipato agli scontri verificatisi a Conversano durante uno sciopero generale, Di Vagno viene indicato dalle forze avversarie come uno dei responsabili. Questa accusa gli costa la messa a bando dalla sua città natale. Questo provvedimento, tuttavia, non impedisce a Di Vagno di andare avanti con la sua attività politica e il 15 maggio del 1921 viene eletto nella lista socialista della circoscrizione di Bari e Foggia. Viene così chiamato in Parlamento a svolgere la funzione di segretario della Commissione Giustizia.

Il 30 maggio 1921 è vittima di un primo agguato perpetrato nei suoi confronti da parte di una squadra fascista, in seguito ad un suo comizio tenuto a Conversano. In questo attentato trovano la morte un altro militante socialista, Cosimo Conte, e ben nove contadini, nonché il fascista Ernesto Ingravalle. Altri tentativi di aggressione alla sua persona si verificarono nei giorni successivi in alcuni paesi della Provincia di Bari.

Una sera di settembre del 1921, a Mola di Bari, dove aveva terminato un comizio elettorale, subì l'ennesimo agguato di un gruppo di squadristi guidato da Peppino Caradonna, venendo colpito alla schiena con tre colpi di pistola. Sarebbe deceduto poco dopo, il 25 settembre.

Gli assassini furono individuati e processati, ma non subirono alcuna condanna in seguito all'amnistia voluta da Mussolini per i "crimini in favore dello stato fascista".

Nel corso delle celebrazioni per il 90º anniversario della sua uccisione, il 14 luglio 2011 è stato presentato alla Camera dei deputati lo studio critico degli atti relativi al processo contro i suoi aggressori[2]. Il 20 dicembre ne è prevista la presentazione anche all'Archivio di Stato di Potenza, in coincidenza con l'inaugurazione della mostra documentaria degli atti del processo[3].

A partire dal 2004 è assegnato in sua memoria un biennale Premio di studio e di ricerca storico culturale[4].

Il suo figlio omonimo, nato dopo la sua morte, è stato anch'egli parlamentare socialista (1963 - 1983).

Il ricordo di Giuseppe Di Vittorio[modifica | modifica wikitesto]

« L'automobile che ci conduce a Mola fila "velocissima" interpretando la nostra ansia affannosa per rivedere il nostro Peppino. Le prime vaghe incerte notizie, pur pervadendo l'animo nostro di santo sdegno contro i vilissimi aggressori, non permettevano alla mente di pensare che il nostro colosso, il Gigante Buono, fosse abbattuto, vinto e tanto meno che quella maschia e robusta fibra di giovane esuberante, potesse essere spezzata, infranta, disfatta!Scendiamo in fretta e ci precipitiamo alla modesta saletta dell'ospedale, nella quale il nostro Peppino giace, come un Ercole abbattuto, come un eroe vinto! È pallido ma sereno. Giace supino, con gli occhi vivi ed appassionati. Sul viso aperto si leggono chiaramente l'intimo tormento, gli atroci dolori che dilaniano il corpo insanguinato, avvelenato; ma non emette un lamento. Sembra voler combattere e vincere la morte, con la stessa tranquilla serenità con cui ha combattute e vinte le battaglie della vita. Vede me, Favia, De Silvestro, Palladino, Nardulli, Santoiemma ed altri ancora. Ci riconosce, ci saluta con lo sguardo dolce, ci rincora e fra gli atroci tormenti che macerano la sua carne, che disfanno rapidamente il suo corpo, trova la forza per sorridere lievemente. Ahimè! - fu l'ultimo che vedemmo fiorire su quelle labbra pronte al sorriso come per rendere manifesta l'infinita bontà dell'animo suo. Gli dicemmo parole di conforto. Qualcuno di noi, stringendo la sua mano, gli disse: - Coraggio, Peppino! Tu sei forte. Sei nato per vincere. Hai vinto i tuoi e nostri avversari, sempre, vincerai ancora! La tua fibra ti salverà, coraggio!... - Sì - disse, con estrema bontà il nostro Peppino -; sì, vincerò - Semplicemente! E nelle sue brevi e spezzate parole non vi era ombra di odii e di ira. Sino agli ultimi istanti. Egli continuò a lottare, serenamente. Mentre era steso, vinto, sul lettuccio dell'Ospedale, pensavo alla sua fiorente giovinezza, alla sua forza erculea e quasi involontariamente ricordavo un disgustoso incidente avvenuto nel corridoio dei "Passi perduti", a Montecitorio. Il deputato popolare ultra-fascista Cappa tentava aggredire il compagno Matteotti, che è snello, esile. Vidi Giuseppe Di Vagno prendere agilmente pel petto il Cappa e deporlo delicatamente per terra a quattro passi di distanza, interponendosi fra i due litiganti per impedirne il contatto. Lo prese con la stessa facilità che una madre sana prende il suo bambino poppante. Avrebbe potuto fargli gran male, soltanto buttandolo per terra. Ma Egli era il Gigante buono e lo depose reggendolo perché non cascasse. Povero il nostro gigantesco Peppino! Rimaniamo dritti innanzi a Lui, ansimanti, quasi volessimo rianimare con l'alito nostro il suo corpo morente, quando vediamo precipitarsi al capezzale la giovine sposa e la vecchia mamma sua ottantenne, entrambe angosciate, lagrimanti, doloranti, e noi ci allontaniamo per rispettare quell'intimo profondo dolore che fa piangere tutti noi. Ma Egli non si abbatte. Singhiozza, lotta, respira affannosamente e guarda con serenità e con forza la sua sposa e la sua mamma, come per dire: Non piangete, abbiate fede e coraggio! Vedete, sto lottando, vincerò, vivrò: Non voglio, non posso morire; io! Poi ancora singhiozzi, un gemito lungo, uno sbalzo forte, un respiro strozzato ed Egli non è più. Povero il nostro Gigante buono! Si è voluto uccidere in te il forte lottatore, Giuseppe Di Vagno, come per seppellire un'Idea, per infrangere una Fede, e non si sono accorti, i miserabili, che la soppressione del tuo corpo ha preparato la tua resurrezione. Tu sei risorto. Eri un uomo ed ora sei un Mito. Tu sei sempre con noi, in noi e nelle nostre battaglie, e nelle nostre vittorie. »

(Articolo pubblicato da Puglia Rossa, il 30 settembre 1921, poco dopo la morte dell'on. Giuseppe Di Vagno)

Comunicato del presidente della repubblica Giorgio Napolitano[modifica | modifica wikitesto]

« L'annuale commemorazione di Giuseppe Di Vagno rappresenta un appuntamento consolidato per la comunità di Conversano, anche grazie alla meritoria attività della Fondazione che porta il suo nome, ma finisce per assumere un significato ben più vasto, di riflessione sulle tradizioni e sull'attualità del socialismo riformista in Italia. La breve ma intensa vicenda umana di Giuseppe Di Vagno, la sua entusiastica adesione all'idea di politica come servizio alla collettività, come strumento di maturazione civile della persona umana costituisce ancora oggi uno straordinario esempio, soprattutto, per le giovani generazioni, a non svilire la politica a puro pragmatismo e calcolo di carriera. Giuseppe Di Vagno cadde per affermare i suoi ideali di democrazia, di libertà, di giustizia, di solidarietà, di pace, valori oggi divenuti patrimonio comune di tutti gli italiani, anche grazie al sacrificio estremo di coloro che, come lui, non si piegarono di fronte alla violenza di un'ideologia liberticida.

Roma, 25 settembre 2006 »

(Messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'avv. Gianvito Mastroleo, Presidente della Fondazione "Giuseppe Di Vagno", in occasione dell'85º anniversario dell'uccisione di Giuseppe Di Vagno[5])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. scheda su di lui dal sito della Camera dei Deputati
  2. ^ Cfr. notizia dal sito della Camera dei Deputati [1] con collegamento anche alla videoregistrazione della presentazione.
  3. ^ Cfr. annuncio della presentazione dal sito dell'Archivio di Stato di Potenza [2]
  4. ^ [3]. La sua istituzione con legge dello Stato è al vaglio parlamentare: cfr. [4]
  5. ^ Fondazione Di Vagno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fulvio Mazza, DI VAGNO, Giuseppe, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1991, vol. 40, treccani.it.
  • Giuseppe Di Vagno (1889-1921). Documenti e testimonianze 1921-2004, a cura di Vito Antonio Leuzzi - Guido Lorusso, prefazione di Gianvito Mastroleo, Camera dei deputati, Roma 2004
  • Giuseppe Di Vagno e Giacomo Matteotti fra storia e memoria, catalogo della mostra storico-documentaria, a cura di Vito Antonio Leuzzi - Guido Lorusso, Conversano 2005
  • Giuseppe Di Vagno, Scritti e interventi. 1914-1921, a cura di Guido Lorusso, prefazione di Vito Antonio Leuzzi, presentazione di Gianvito Mastroleo, Camera dei Deputati, Roma 2006
  • Il processo Di Vagno. Un delitto impunito dal fascismo alla democrazia, a cura di Ennio Corvaglia - Giulio Esposito - Vito Antonio Leuzzi, introduzione di Gianvito Mastroleo, prefazione di Simona Colarizi, Camera dei deputati, Roma 2011
  • «Quaderni della Fondazione», (2005- ) [Bari, Fondazione Giuseppe Di Vagno]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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