Archivio di Stato (Italia)

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Archivio di Stato
Palazzo della Sapiensa court.jpg
Sede dell'Archivio di Stato di Roma
Stato Italia Italia

L'Archivio di Stato, in Italia, è un archivio le cui competenze consistono nella conservazione e sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario di proprietà della Repubblica Italiana e nella sua accessibilità alla pubblica e gratuita consultazione.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Osio, direttore dell'Archivio di Stato di Milano dal 1851 al 1873

Con la formazione del Regno d'Italia, all'interno dello stato era presente una situazione variegata di istituti archivistici derivati dalle cessate amministrazioni e con archivi in parte dipendenti dal Ministero dell'Interno e in parte dal Ministero della Pubblica Istruzione.[1]

Tale situazione fu ancora più complicata dalle successive acquisizioni di Mantova, Venezia e Roma.

Si riporta qui la dizione originaria del nome degli archivi ("Regio Archivio di Stato in ...").[2]

Archivio Direttore nel 1861 Dipendenza da
1861 1866 1871 1874
R. Archivio di Stato in Torino Celestino Combetti Interno
R. Archivio di Stato in Genova Marcello Cipollina Interno
R. Archivio di Stato in Cagliari Girolamo Azuni Interno
R. Archivio di Stato in Milano Luigi Osio Interno
R. Archivio di Stato in Brescia Pietro Zapelli Interno
R. Archivio di Stato in Modena Giuseppe Campi Interno
R. Archivio di Stato in Parma Amadio Ronchini Interno
R. Archivio di Stato in Mantova Istruzione Interno
R. Archivio di Stato in Venezia Istruzione Interno
R. Archivio di Stato in Roma[3] Interno
Archivi toscani sovrintendente generale Francesco Bonaini
R. Archivio di Stato in Firenze Gaetano Milanesi Istruzione Interno
R. Archivio di Stato in Lucca Salvatore Bongi Istruzione Interno
R. Archivio di Stato in Siena Filippo Luigi Polidori Istruzione Interno
R. Archivio di Stato (di Santo Stefano) in Pisa Giovanni Colombini Istruzione Interno
Archivi napoletani sovrintendente generale Francesco Trinchera
R. Archivio di Stato in Napoli Francesco Lattari Istruzione Interno
Archivi provinciali napoletani - Istruzione Province[4]
Archivi siciliani sovrintendente generale reggente Benedetto Castiglia
R. Archivio di Stato in Palermo Domenico Bracci Interno
Archivi provinciali siciliani - Interno Province[4]

Con decreto del 15 marzo 1870, fu istituita dai ministri dell'Interno e della Pubblica Istruzione la commissione Cibrario per stabilire un riordino degli Archivi di Stato; la relazione della commissione, consegnata il 13 aprile, suggerì l'accorpamento degli archivi sotto la dipendenza del Ministero dell'Interno (con maggioranza di un solo voto) e l'istituzione di nove sovrintendenze; allegò anche un'indicazione dei costi dei servizi e uno schema di regolamento per gli archivi.[5] Nel 1874 venne applicata tale unificazione,[6] venne poi creato il Consiglio degli Archivi come organo consultivo del Ministero dell'Interno, vennero istituite le Sovrintendenze archivistiche e le “scuole di paleografia e dottrina archivistica” presso i principali archivi.[7] Sempre nel 1874 furono stabilite le province di competenza delle dieci Sovrintendenze (aggiungendo Roma).[8]

Nel 1875 venne istituito anche l'Archivio Centrale del Regno,[9] per la conservazione della documentazione di interesse storico prodotta dell'amministrazione centrale dello stato (poi denominato Archivio Centrale dello Stato[10]).

Tra il 1874 e il 1892 furono creati altri Archivi di Stato a Bologna,[11] a Massa[12] e a Reggio Emilia.[13]

Per diversi anni poi il numero degli Archivi di Stato rimase stabile; solo nel 1926 furono creati gli Archivi di Stato a Trento e a Trieste[14] (con due sezioni a Bolzano e a Fiume). L'Archivio di Stato di Bolzano fu poi istituito nel 1930.[15]

Un'inchiesta sulla situazione degli Archivi di Stato venne condotta nel 1927 da Mario Ferrigni per il Corriere della Sera, mettendo in luce i problemi delle diverse sedi italiane.[16]

Nel 1932 gli archivi provinciali, che dal 1866 erano soggetti alle province, vennero inseriti tra gli archivi statali prendendo il nome di Archivi provinciali di Stato: Agrigento, L’Aquila, Avellino, Bari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Chieti, Cosenza, Foggia, Lecce, Messina, Potenza, Reggio Calabria, Salerno Siracusa, Teramo e Trapani; l'Archivio di Caserta, a causa della soppressione della provincia, era diventato sezione dell'Archivio di Stato di Napoli. Gli archivi di Trani e Lucera divennero sezioni degli archivi di Bari e di Foggia.[17]

Con la riforma del 1939 venne stabilito che in ogni provincia fosse presente un Archivio di Stato; inoltre tutti gli archivi assunsero la denominazione di Archivi di Stato.[18]

Con successiva riforma del 1963 venne istituito il Consiglio superiore degli archivi presso il Ministero dell'Interno, vennero modificate le norme per il personale, il restauro e per la riproduzione dei documenti.[19]

A partire dal 1974 gli Archivi di Stato iniziarono a dipendere dal neo-costituito Ministero dei beni culturali e ambientali invece che dal Ministero dell'Interno.[20]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli Archivi di Stato sono articolazioni delle Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici (DRBCP), organi territoriali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal punto di vista tecnico-scientifico dipendono dalla Direzione Generale per gli Archivi del MiBAC[21].

In ogni capoluogo di provincia italiana è presente un Archivio di Stato; essi sono archivi di concentrazione.

Competenze e funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Gli Archivi di Stato italiani sono in tutto 103 e le loro finalità sono:

  • conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio documentario degli organi periferici dello Stato (ad es.: Prefetture, Questure, Direzioni Regionali dei ministeri, ecc.), ossia tutti gli uffici dipendenti direttamente dai ministeri;
  • i documenti degli organi giudiziari e amministrativi dello Stato non più occorrenti alle ordinarie esigenze del servizio e acquisiti ai sensi dell'articolo 41 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio;
  • tutti gli altri archivi e singoli documenti che lo Stato abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo;
  • esercitano la sorveglianza mediante la partecipazione alle commissioni istituite (ai sensi dell'art. 41 del Codice) sugli archivi correnti e di deposito degli organi amministrativi e giudiziari dello Stato e sulla gestione dei flussi documentali, qualunque ne sia il supporto, anche in base alla normativa vigente in materia di riproduzione sostitutiva di documenti digitali e gestione elettronica dei documenti;
  • esplicano funzioni relative al trattamento e la comunicazione dei documenti riservati;
  • svolgono attività di promozione;
  • curano lo studio, la ricerca, l'ordinamento, l'inventariazione, la riproduzione e conservazione dei documenti conservati.

Presso gli Archivi di Stato sono conservati gli incartamenti prodotti dalle amministrazioni degli Stati pre-unitari.

A differenza degli Archivi di Stato le Soprintendenze Archivistiche, presenti in ogni regione con sede nel capoluogo, si occupano della vigilanza sulla corretta conservazione e tutela degli archivi degli enti pubblici territoriali (regioni, provincie e comuni) e non territoriali (INPS, Camere di commercio, ASL, Banca d'Italia, ecc.) e quelli privati dichiarati bene culturale.

Il nome tecnico della sua mansione di controllo è "sorveglianza" (in un'accezione che vuole portare anche alla valorizzazione della documentazione). In diciassette archivi di Stato italiani hanno sede anche le Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica; esse hanno come obbiettivo la formazione professionale del personale scientifico in servizio presso l'amministrazione archivistica e di tutti coloro che desiderano intraprendere la professione di Archivista.

Le Sezioni di Archivio di Stato sono trentacinque (la legge stabilisce un numero massimo di quaranta): sono istituzioni analoghe agli Archivi di Stato, ma poste in un comune non capoluogo, e subordinate all'Archivio di Stato del capoluogo. Si tratta di archivi formatisi storicamente con una rilevante qualità e quantità e che, secondo il principio della pertinenza territoriale, sarebbe sconsiderato trasferire altrove poiché strettamente legati al territorio dove hanno sede.

L' Archivio Centrale dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Archivio Centrale dello Stato.

A differenza degli Archivi di Stato, l'Archivio Centrale dello Stato conserva la documentazione degli uffici centrali dell'amministrazione statale (ministeri, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, ecc.), gli originali di leggi e decreti (tra cui quello della Costituzione italiana [22]), verbali di alcune inchieste parlamentari, gli atti di governo, i decreti registrati presso la Corte dei conti, le carte del Ministero della Real Casa e della Presidenza del Consiglio dei ministri (1876 - 1976), i verbali del Consiglio stesso, la documentazione della Corte di Cassazione e quella dei Tribunali militari e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato.

Presso l'ACS è conservata un'importante raccolta di carteggi di personalità del mondo politico, militare, artistico e culturale, dal periodo risorgimentale ai giorni nostri. L'Istituto raccoglie, inoltre, la documentazione di numerosi enti pubblici soppressi e non, tra i quali: l'Opera Nazionale Combattenti (1920-1978), l'Ente EUR (1936-1945), l'IRI (1920-1960) e l'ENEL (1920-1960)[l'ENEL fu fondata nel 1962].

È custodito nell'ACS un importante patrimonio fotografico, sia in serie autonome che all'interno delle diverse serie archivistiche. Alcune importanti fonti documentarie sono conservate in microfilm (Commissione Alleata di Controllo e Governo Militare Alleato), in cd (gli Archivi dell'Internazionale Comunista) e in video cassette (la Collezione italiana delle interviste della USC Shoah Foundation Institute for Visual History and Education).

Nel fondo denominato "Archivi fascisti" sono conservate le carte della segreteria particolare di Benito Mussolini, del Partito nazionale fascista, della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, della Mostra della Rivoluzione Fascista, delle Brigate Nere, della Guardia nazionale repubblicana, quella indicata come "RSI-Miscellanea" e del Partito Fascista Repubblicano.

Del periodo della Resistenza italiana sono custoditi presso l'Istituto l'archivio del Comitato centrale di liberazione nazionale e di quello di Brescia. Inoltre sono conservati gli archivi di privati e famiglie (ad esempio quello di Gabriele D'Annunzio) e di partiti o movimenti politici, sindacati, associazioni e comitati.

Non versano nell'ACS e conservano quindi la documentazione presso un proprio archivio storico la Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, le due camere del Parlamento italiano, la Corte Costituzionale e gli Stati Maggiori delle quattro Forze Armate.

Le sedi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista degli Archivi di Stato italiani.

Gli Archivi di Stato in Italia sono 103, uno per provincia con sede nel capoluogo.

Esistono inoltre 35 sezioni di Archivio di Stato con sede in importanti città non capoluogo di provincia che possiedono un patrimonio documentario importante e non trasferito presso la sede dell'Archivio di Stato competente: ciò perché, secondo il principio della pertinenza territoriale, sarebbe sconsiderato trasferire altrove poiché strettamente legati al territorio dove hanno sede.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Calendario generale del regno d'Italia pel 1863, 1863, pp. 847-850.
  2. ^ Cfr. ad esempio Pietro Vayra, Il Museo storico della casa di Savoia nell'Archivio di Stato in Torino, Torino, 1880.
  3. ^ Istituito con Regio Decreto 30 dicembre 1871, n. 605.
  4. ^ a b Regio decreto 21 gennaio 1866, n. 2781.
  5. ^ Sul riordinamento degli Archivi di Stato, in Gazzetta Ufficiale del Regno, nº 338, 9 dicembre 1870.
  6. ^ Regio decreto 5 marzo 1874, n. 1852.
  7. ^ Regio decreto 26 marzo 1874, n. 1861.
  8. ^ Regio decreto 31 maggio 1874, n. 1949.
  9. ^ Regio Decreto 27 maggio 1875, n. 2552
  10. ^ Legge 13 aprile 1953, n. 340.
  11. ^ Regio Decreto 22 ottobre 1874, n. 2256.
  12. ^ Regio Decreto 13 febbraio 1887, n. 4341
  13. ^ Regio Decreto 20 marzo 1892, n. 222.
  14. ^ Regio decreto 13 agosto 1926, n. 1630
  15. ^ Regio decreto 2 giugno 1930
  16. ^ Mario Ferrigni, Spendore e decadenza degli Archivi di Stato, in «Corriere della Sera», articoli del 26 febbraio, 3 marzo, 8 marzo, 11 marzo, 31 marzo, 16 aprile, 3 maggio e 12 maggio 1927.
  17. ^ Regio decreto 22 settembre 1932, n. 1391.
  18. ^ Legge 22 dicembre 1939, n. 2006.
  19. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409.
  20. ^ Decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657; Legge 29 gennaio 1975, n. 5; Decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1975, n. 854.
  21. ^ Organigramma MiBAC e Sito DGA
  22. ^ Sistema Informativo degli Archivi di Stato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Romiti, Archivistica generale. Primi elementi, Lucca, Civita Editoriale, 2002;
  • M. B. Bertini, Che cos'è un archivio, Roma, Carocci, 2008
  • P. Carucci, M. Guercio, Manuale di archivistica, Roma, Carocci, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]