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Potenza (Italia)

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Potenza
comune
Potenza – Stemma Potenza – Bandiera
Potenza – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoDario De Luca (FdI) dal 9-06-2014
Territorio
Coordinate40°38′N 15°48′E / 40.633333°N 15.8°E40.633333; 15.8 (Potenza)Coordinate: 40°38′N 15°48′E / 40.633333°N 15.8°E40.633333; 15.8 (Potenza)
Altitudine819 m s.l.m.
Superficie175,43[1] km²
Abitanti67 161[2] (31-3-2018)
Densità382,84 ab./km²
FrazioniBarrata, Borgo Giuliano, Borgo Trinità Sicilia, Case Capoiazzo I, Chiàngali, Falcianella, Giarrossa, Lavangone, Macchia Capraia, Masseria Cavalieri, Masseria Viggiani, San Nicola, Tiera, Varco d'Izzo
Comuni confinantiAnzi, Avigliano, Brindisi Montagna, Picerno, Pietragalla, Pignola, Ruoti, Tito, Vaglio Basilicata
Altre informazioni
Cod. postale85100
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076063
Cod. catastaleG942
TargaPZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 472 GG[3]
Nome abitantipotentini
PatronoSan Gerardo di Potenza
Giorno festivo30 maggio
SoprannomeCittà verticale
Città delle cento scale
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Potenza
Potenza
Potenza – Mappa
Posizione del comune di Potenza all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Potenza (AFI: /poˈtɛnʦa/[4]; Puténz in dialetto potentino, [pu'tenʣə]) è un comune italiano di 67 161 abitanti,[2] capoluogo della regione Basilicata e della provincia omonima. È il primo comune della regione per popolazione[5] e l'undicesimo per superficie.

È nota come "Città verticale" per la sua particolare struttura urbanistica[6], che presenta il centro storico posto sull'altura più elevata e i restanti quartieri posti ad altitudini gradualmente inferiori; con i suoi 819 metri di altitudine s.l.m. Potenza è il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia.[7] È nota anche come "Città delle cento scale"[8], per via del suo sistema di scale, antiche e moderne, che collega le varie parti del centro urbano: la città possiede, infatti, il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico di maggior estensione in Europa[9] ed il secondo al mondo dopo quello di Tokyo[10][11].

Capoluogo della Basilicata dal 1806[12][13], sede dell'Università della Basilicata dal 1982, Potenza è una delle poche città italiane ad essere stata insignita di due medaglie d'oro: la prima come città benemerita del Risorgimento nazionale, nel 1898, la seconda come medaglia d'oro al merito civile, nel 1980.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Potenza (Piani del Cardillo)

La città sorge nell'alta valle del Basento, lungo una dorsale appenninica a nord delle Dolomiti lucane racchiusa da vari monti più alti, tra i quali i Monti Li Foj, pertanto Potenza sorge in una zona ad alta sismicità.[14]

Il nucleo medievale dell'abitato è posto su un rilievo a 819 metri s.l.m., cosicché per altitudine ufficiale Potenza è seconda solo a Enna tra i capoluoghi di provincia italiani. I quartieri più moderni sorgono invece più in basso, sino a lambire il corso del fiume Basento, il cui alveo a partire dalla seconda metà del XX secolo è stato fortemente antropizzato.

Per superficie il comune di Potenza è l'undicesimo più grande della regione.[15]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: stazione meteorologica di Potenza.

Il clima è mediterraneo e montano, quindi freddo e nevoso d'inverno, tiepido e secco d'estate. Gennaio è statisticamente il mese più freddo e la temperatura media è di +3,5 °C, mentre luglio e agosto sono i mesi più caldi e registrano una temperatura media di +20 °C.

Potenza Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 5,56,18,712,318,122,225,525,821,916,611,58,16,613,024,516,715,2
T. min. mediaC) 0,11,02,34,18,212,715,215,612,89,05,22,41,24,914,59,07,4
Vento (direzione-m/s) W
5,7
W
6,0
W
5,6
W
5,5
W
5,0
W
4,9
W
5,1
W
4,9
W
4,8
W
4,7
W
5,3
W.
5,5
5,75,45,04,95,2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

«Il tempo divoratore non ha serbato che pochi avanzi di sì celebre città mediterranea dei Lucani; ma quelli che tuttavia rimangono, fan chiara testimonianza ch'ella esser doveva uno de' più ragguardevoli e distinti luoghi dell'antica regione lucana...»

(Andrea Lombardi, La corona di Critonio, 1836)

L'origine della città è certamente antica, ma incerta: secondo alcuni storici, come riporta il Riviello, sarebbe pelasgica, sabellica o di stirpe italo-greca.[16] L'ipotesi più accreditata è che sia stata fondata dai Lucani nel IV secolo a.C. , come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici dell'epoca.[17]

Potenza rappresentò un centro importante per la popolazione dei Lucani, in quanto fu una delle undici città-Stato cantonali della Lucania preromana, cinque delle quali comprese nel territoro dell'odierna Basilicata, che costituivano la federazione delle città di quell'antico popolo.[18] Potenza era anche la città-Stato lucana più vicina al santuario federale di Rossano, adibito al culto della Dea Mefite, ed ai centri di Braida e Serra, oggi facenti parte del comune di Vaglio.[17]

Se nel IV secolo a.C. oscillò, durante le guerre sannitiche, tra l'alleanza con i sanniti e quella con i romani[19][20], Potenza, come il resto del popolo dei lucani, fu apertamente ostile nei riguardi della nascente supremazia di Roma a partire dal III secolo a.C. , dato che nelle guerre pirriche si schierò con i nemici di quest'ultima.[21][22] Al termine di tale conflitto le popolazioni di Potenza e degli altri centri lucani divennero socii dei romani, mantenendo i loro usi ed istituzioni e, nonostante la vittoria dei nemici, vissero senza particolari ripercussioni fino all'epoca della battaglia di Canne, a seguito della quale passarono nel campo di Annibale puntando sulle sue fortune. Dopo la battaglia del Metauro, nel corso della quale fu vinto e ucciso il fratello Asdrubale Barca, Annibale si ritira in Africa lasciando alla mercé di Roma le città che lo avevano supportato, tra cui la stessa Potenza, che secondo la storiografia locale da municipium fu ridotta al rango di praefectura prima e poi di colonia militare con il mutare del nome in Potentia Romanorum[23], sebbene non si abbiano fonti certe che attestino l'ordinamento politico assunto dalla città, che verosimilmente mantenne la condizione di civitas foederata, governata da un praefectus.[24] A partire dal II secolo a.C. quindi, a seguito delle guerre annibaliche, la città entra definitivamente nell'orbita di Roma e si assiste ad una sua progressiva romanizzazione, che portò ad una crescita dell'importanza del centro abitato potentino a discapito delle campagne circostanti[25]; Potenza ereditò il ruolo di centro di culto principale in Lucania della Dea Mefite e vi venne quindi eretto un tempio ad essa dedicato, in sostituzione del santuario federale di Rossano, ormai caduto in disuso.[17][25] Tracce di questo culto sono rimaste nella toponomastica cittadina fino all'Ottocento, in cui l'attuale Piazza Martiri Lucani era denominata Largo Dea Mefite.[26]

La città di Potenza all'interno della Lucania romana secondo The Historical Atlas di William R. Shepherd, 1911

Nel I secolo a.C. , durante la guerra civile romana combattuta tra le fazioni di Mario e Silla Potenza si schierò, con le altre popolazioni lucane e sannitiche, dalla parte di Mario; i primi potentini presero quindi verosimilmente parte alla decisiva battaglia di Porta Collina a seguito della quale si ebbe la vittoria finale di Silla, che si vendicò spietatamente di tutti i suoi oppositori: per quanto riguarda Potenza, fu imposta la distruzione delle mura e l'assegnazione di terre e case requisite agli abitanti ai veterani di Silla.[17] La storia si ripetette con la successiva guerra civile romana tra Ottaviano e Marco Antonio, a seguito della quale Potenza, che si era schierata dalla parte del secondo, subì di nuovo devastazioni e confische a favore dei veterani di Ottaviano vittoriosi nella battaglia di Filippi.[17] Alla tarda età repubblicana risalgono le prime informazioni precise circa lo status amministrativo della città, che risulta essere un municipium assegnato alla tribù Pomptina, con un regolare apparato amministrativo comprendente un senato locale, ovvero l'ordo decurionum, quadrunviri, edili e questori.[24]

In età imperiale Potentia rimane una città relativamente ricca di magistrature imperiali e municipali.[17][27] Nel III secolo d.C. l'amministrazione pubblica della città, identificata come Res Publicae Potentinorum, affrontò un periodo di dissesto finanziario, per far fronte al quale fu inviato un alto funzionario imperiale.[17][28] L'economia della città, secondo le scarse fonti storiche disponibili, doveva fondarsi, oltre che sull'agricoltura e la pastorizia, anche sulla presenza documentata della corporazione degli asinai e dei mulattieri, il che ha fatto ipotizzare per Potentia la funzione di snodo carovaniero per l'antica Lucania[29], anche considerando la posizione geografica e strategica della città, che durante la dominazione romana fu collegata, con l'apertura di strade militari, a molti centri limitrofi quali Oppidum, Venusia, Anxia e Grumentum.[30]

Durante il periodo tardo-imperiale, precisamente tra il 280 d.C. ed il 300 d.C. , venne costruita, per volere degli imperatori Diocleziano e Massimiano Erculeo, la via Herculea, importante strada che collegava Potentia con Grumentum e Venusia.[17] Potenza costituisce nel periodo tardo-antico, anche grazie ai nuovi collegamenti stradali realizzati dall'impero[31], uno dei primi nuclei del nascente cristianesimo lucano: è infatti il potentino Erculenzio il primo vescovo lucano di cui si abbia notizia certa, nel 495, così come la chiesa ritenuta la più antica della regione, ovvero la Cattedrale di Potenza, la cui prima costruzione risale al periodo compreso tra il IV e il V secolo, analogamente alla chiesa di San Michele.[17][31][32]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La città seguì poi le vicissitudini dell'impero fino alla sua decadenza: saccheggiata dai Goti di Alarico nel 402[33], nei primi secoli dell'Alto Medioevo dovette risentire della crisi causata dalle invasioni barbariche e dalla caduta dell'impero, tanto che le fonti relative alla vita cittadina di quel periodo sono scarse.[16] Tra il V ed il VI secolo l'abitato della città doveva già essere racchiuso da mura fortificate, per far fronte alla crisi dei centri urbani ed alle minacce di eventuali invasioni.[34] Conquistata da parte dei bizantini al termine della guerra greco-gotica, sempre nel VI secolo, a seguito dell'invasione dei Longobardi in Italia, entrò a far parte del Ducato di Benevento prima e del Principato di Salerno poi.[16] Durante la dominazione longobarda è attestata l'istituzione a Potenza di una contea e del primo conte di Potenza, Indulfo, nell'803[17]; all'epoca longobarda risale probabilmente anche la costruzione dell'attuale edificio della chiesa di San Michele Arcangelo.[35] Tra il 700 e il 1000 Potenza ebbe un'importante ruolo dal punto di vista religioso, rappresentando per la Chiesa romana l'ultimo baluardo meridionale, a causa della diffusione che aveva avuto la Chiesa di rito greco nel resto della regione e del Sud Italia dovuta alla dominazione bizantina.[32] Tra il IX ed il X secolo fu necessario ricostruire le fortificazioni cittadine, essendo Potenza coinvolta nelle guerre tra Longobardi e Bizantini per il possesso del Sud Italia, ma anche a causa del terremoto che nel 990 distrusse la città.[34] Tra i secoli XI e XII iniziò e si concluse la conquista normanna dell'Italia meridionale, a seguito della quale tutto il Mezzogiorno venne riunito nel Regno di Sicilia[36]; in quel periodo le scorrerie dei saraceni minacciarono anche una zona come quella di Potenza, lontana dalle coste e arroccata sui contrafforti dell'Appennino all'interno: ne sarebbe testimonianza una località denominata fino all'inizio del XIX secolo Campo saraceno, che a detta degli storici locali conservava nel nome il ricordo delle incursioni arabe, sebbene la città non venne mai da essi conquistata.[37]

Il periodo normanno fu ricco per Potenza di importanti avvenimenti; la città ospitò infatti in due occasioni illustri protagonisti della politica internazionale del'epoca: nel 1137 al tempo di Ruggero II di Sicilia vennero accolti in città Papa Innocenzo II e l'imperatore Lotario II; nel 1149 re Ruggero II vi ricevette Luigi VII di Francia, liberato a opera della flotta normanna dalle mani dei saraceni mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa.[34] Sin dai primi anni del XII secolo la città era infatti sede di raccolta dei Crociati in partenza per il Medio Oriente.[17] Già in tale epoca Potenza rivestiva dunque particolare importanza come città vescovile, come evidente anche dal caso di Gerardo di Piacenza, vescovo di Potenza dal 1111 al 1119, che fu santificato nel 1120 ad un anno dalla morte ed in seguito nominato patrono della città.[17]

Con le nozze di Costanza d'Altavilla, ultima erede dei Normanni, con Enrico VI, figlio del Barbarossa, iniziò per il Regno di Sicilia il periodo della dinastia degli Svevi; Potenza restò fedele a tale dinastia anche dopo la presa del potere da parte di Carlo I d'Angiò a seguito della battaglia di Benevento del 1266.[17] Per questa ragione, subito dopo l'avvento degli angioini, assieme alle altre città che avevano parteggiato per gli Svevi, fu soggetta alla punizione e all'ira del vincitore, che per mano del conte di Belcastro e di Ruggiero Sanseverino, conte di Marsico, fece radere al suolo le mura, mentre molti capi della fazione ghibellina, favorevole agli Svevi, vennero assassinati dai membri della fazione guelfa, filo-angioina, e dal popolino inferocito per il timore di ulteriori ripercussioni degli angioini sulla città, nel 1268.[38] Ai danni subite a causa del conflitto si aggiunsero quelli dovuti al devastante terremoto del 18 dicembre 1273.[17][39]

Durante il regno angioino, in particolare nella prima metà del XIV secolo, la città passò di mano più volte tra i vari feudatari del re[40] e fu in seguito coinvolta nelle guerre dinastiche che travagliarono questo periodo storico: re Ladislao, che contendeva il regno al cugino Ludovico d'Angiò, assediò la città, alla quale però usò clemenza il 10 aprile 1399 emanando il decreto reale in campo Felia prope Potentiam, rendendola per qualche tempo città regia, sollevandola dalla dipendenza feudale.[41] Per la città perdurò la discontinuità politica anche negli anni del passaggio dalla dinastia angioina a quella aragonese (1382 - 1443), periodo nel quale la famiglia nobiliare dei Sanseverino cercò di mantenere senza successo il possesso della città, dato che re Ladislao ne vendette il titolo comitale nel 1405 e lo stesso fece più volte, a partire dal 1423, la sorella Giovanna, che successe al fratello al trono degli Angiò nel 1414.[42] Tra i vari feudatari che ebbero la giurisdizione della città si annovera anche a partire dal 1427 Francesco Sforza, futuro duca di Milano, che ne cedette presto il possesso al cugino Michele Attendolo da Cotignola.[17]

Potenza trovò una nuova continuità amministrativa solo con l'avvento dei re aragonesi sul trono del Regno di Napoli, con la nomina a conte di Innico de Guevara nel 1435 da parte del nuovo re Alfonso, che tolse la città agli Sforza, sebbene il territorio della città e gli altri possedimenti assegnati al Guevara non fossero stati ancora completamente sottratti agli angioini, ragion per cui il reale inizio del governo dei Guevara è attestato al 1444.[42][43] La dinastia dei Guevara governerà la città continuativamente per 160 anni, esprimendo sei conti di Potenza e dando vita ad un vasto programma di opere pubbliche militari, religiose e civili, oltre a stabilirvi la loro sede personale ed affettiva.[17]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel XV secolo la famiglia Guevara fece eseguire numerosi interventi di ediliza urbana: fu ricostruito il convento e la chiesa di Santa Maria del Sepolcro, il chiostro di San Francesco, il palazzo del Seggio e quello comitale e venne anche costruito un nuovo acquedotto, nel 1453, per volere della marchesa de Guevara, moglie di Innico.[44] Ad Innico de Guevara successero il figlio Antonio, secondo conte di Potenza e anche Viceré del Regno di Napoli per breve periodo[45], e quindi il nipote Giovanni, che quale terzo conte di Potenza partecipò dalla parte degli aragonesi alle guerre contro Carlo VIII e Luigi XII, distinguendosi per il suo valore militare.[44] I Guevara allacciarono rapporti con alcune delle principali dinastie nobiliari del Nord Italia che furono protagoniste del Rinascimento, quali gli Sforza ed i Borromeo di Milano ed i Gonzaga di Mantova[45] e sebbene il loro operato non fu paragonabile a quello dei principi rinascimentali nelle città dell'Italia centro-settentrionale, essi furono sempre partecipi alle vicende della città.[44] Nell'ambito delle successive lotte di predominio tra francesi e spagnoli per la divisione del Regno di Napoli, nel 1501 Potenza fu scelta come sede della Conferenza di Pace per negoziare un accordo tra le due parti, da tenersi nel 1502 con la partecipazione del Viceré spagnolo Consalvo de Cordova e Luigi d'Armagnac, duca di Nemours; all'evento si presentò però la sola aristocrazia francese ma non quella spagnola, facendo quindi riprendere dopo breve tempo le ostilità fino alla battaglia di Cerignola del 1502.[46] A partire dalla seconda metà del Cinquecento la situazione delle finanze cittadine si aggravò e peggiorò progressivamente nei successivi decenni, a causa della povertà diffusa tra la popolazione e la scarsa produttività delle colture impiegate in agricoltura.[47] La crisi economica costrinse quindi l'amministrazione cittadina ad indebitarsi sempre più, anche a causa delle occasionali carestie, delle spese per l'alloggiamento delle compagnie militari spagnole, dei frequenti donativi ai feudatari.[48] Tale situazione di dissesto economico perdurò con il passaggio della città dalla famiglia Guevara alla famiglia Loffredo, all'inizio del Seicento.[49]

Potenza tra fine XVII e inizio XVIII secolo in un'incisione da Il Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli

Nel 1604, infatti, Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, unì in matrimonio sua figlia Beatrice ad Enrico di Loffredo, marchese di Sant'Agata e di Trevico: con questo evento la città, che costituiva la dote nuziale, passò alla famiglia dei Loffredo, antico casato di presumibile origine normanna che ne manterrà il possesso per 202 anni, fino alla definitiva eversione della feudalità.[50][17] Si deve alla contessa Beatrice e a suo figlio Carlo Loffredo la donazione dell'antico castello cittadino all'ordine dei frati Cappuccini nel 1612, al fine di utilizzarlo per l'assistenza ai malati ed agli infermi, costituendo così il primo nucleo del futuro ospedale San Carlo.[51] Il governo dei Loffredo, in particolare quello del conte Francesco, è ricordato soprattutto per la ferrea opposizione di questa famiglia al trasferimento a Potenza della sede del tribunale della Regia Udienza provinciale di Basilicata, che divenne autonoma rispetto a quella di Salerno a partire dal 1642; questa istituzione, infatti, rappresentava gli interessi del Re e tutelava il rispetto della legge del sovrano, e la sua presenza avrebbe quindi limitato l'influenza ed il potere del feudatario sulla città.[52] Per tale ragione Potenza fu sede della Regia Udienza provinciale di Basilicata solo nel 1645 e in seguito dal 1651 al 1659, mentre a partire dal 1663 la sede di tale istituzione venne definitivamente stabilita a Matera, dopo essere stata trasferita in diversi centri della regione tra cui Stigliano, Tolve, Tursi e Vignola (attuale Pignola).[52] Il Seicento a Potenza fu caratterizzato anche dalle continue dispute tra i conti Loffredo e la comunità cittadina ed il clero per l'ottenimento, da parte di questi ultimi, di maggiori libertà politiche ed amministrative, nel tentativo di svincolarsi dall'opprimente potere feudale.[53] Nel biennio 1647-1648, come molte città e province del Sud Italia, sulla scia della rivolta di Masaniello scoppiata nella città di Napoli, anche Potenza fu sconvolta dai moti di intolleranza popolare antifeudali contro il malgoverno spagnolo[54], durante i quali fu dato alle fiamme il palazzo comitale ed il conte stesso fu costretto a fuggire temporaneamente da Potenza.[52] Nel 1694 un altro violento terremoto provocò ingenti danni alla città, contribuendo a peggiorarne la difficile situazione economica e sociale.[55]

Le difficoltà economiche per Potenza perdurarono nel XVIII secolo, anche con il passaggio del Regno di Napoli prima dagli spagnoli agli Asburgo nel 1713 e poi ai Borbone, nel 1734, sotto il cui governo la città divenne sede di ripartimento, soppiantando Tricarico.[56] Gli introiti dell'amministrazione erano infatti troppo esigui rispetto alle spese che dovette affrontare, anche dovute a continue calamità e disastri naturali, quali l'epidemia del 1745, le crisi alimentari del 1755 e del 1757 e la grave pestilenza del 1764.[57] Inoltre, anche durante tutto il Settecento proseguirono gli scontri politici tra la famiglia dei conti Loffredo, gli organi amministrativi della città ed il ceto borghese, che anche a Potenza si andava ingrandendo e consolidando come nel resto d'Europa[58], reclamando di conseguenza con sempre maggiore forza l'abolizione o la riduzione dei privilegi degli antichi feudatari, che molto spesso danneggiavano gli interessi della comunità.[59]

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799, a seguito della conquista francese del Regno di Napoli da parte del generale Championnet, Potenza fu, dopo Napoli, la città del Regno dove la rivoluzione filofrancese, antimonarchica e giacobina emerse con più forza.[17] In città ci furono manifestazioni popolari contro il Re Ferdinando[17] e venne innalzato l'albero della libertà nella piazza principale, a simboleggiare l'adesione alla neonata Repubblica Napoletana.[60] Prese parte attiva alla rivoluzione anche l'allora vescovo della città Giovanni Andrea Serrao, illustre intellettuale dell'epoca ed esponente del giansenismo meridionale[61], tanto da benedire egli stesso l'albero della libertà e da essere anche nominato Commissario Civile a Potenza durante la breve vita della Repubblica.[62] La città fu quindi sconvolta dalle lotte tra i giacobini e i sanfedisti fedeli alla monarchia, nelle quali persero la vita eminenti personalità che avevano appoggiato la causa della rivoluzione, tra cui lo stesso Serrao, barbaramente ucciso insieme ad altre vittime il 24 febbraio 1799 nella sua abitazione a Potenza da una banda di reazionari, che esposero le teste mozzate delle vittime per indurre la popolazione all'omertà sull'accaduto.[63] In risposta all'omicidio del vescovo i giacobini potentini trucidarono tre giorni dopo diciannove dei suoi assassini.[63] L'assassinio di Serrao e la conseguente vendetta suscitarono scalpore a Parigi, dove nell'Assemblea Nazionale venne celebrato solennemente il martirio del prelato ed Henri Grégoire condannò fermamente l'accaduto, mentre Alexandre Dumas tratterà la vicenda in alcuni dei suoi romanzi.[63][17]

Nel 1806 il capoluogo regionale fu spostato da Matera a Potenza, per restarvi anche con il ritorno di Ferdinando I di Borbone nel 1815.[64]

Il terremoto del 1857 distrusse ancora una volta gran parte della città, aprì nuove tremende ferite e raffreddò notevolmente le attività e le trame dei patrioti e solo due anni dopo le cospirazioni antiborboniche iniziarono a riallacciarsi in modo concreto, tanto che l'anno successivo dopo lo sbarco di Garibaldi nel continente cominciava la dissoluzione delle truppe borboniche, comandate da ufficiali vecchi e incapaci e già si iniziava a intravedere in modo tangibile un processo di inevitabile disgregazione del Regno delle Due Sicilie: il 18 agosto 1860 la città si sollevava in armi e veniva proclamato un Governo Prodittatoriale[65] presieduto da Giacinto Albini.

Il brigantaggio postunitario, dilagato nel Sud subito dopo l'Unità d'Italia, alimentato da correnti filoborboniche nella speranza di una restaurazione e sostenuto dalle tradizionali ragioni di scompenso sociale, dalla miseria, dall'impoverimento e dall'incapacità dei nuovi governanti italiani a comprendere i veri problemi delle classi oppresse del Mezzogiorno, colpì molti centri dell'entroterra, ma tenne fuori ancora una volta la città di Potenza dagli avvenimenti più cruenti, anche se la maggior parte delle direttive operative e strategiche della repressione furono coordinate e attuate proprio nel capoluogo della provincia.

Gli anni successivi del Regno d'Italia fino alla prima guerra mondiale furono caratterizzati da lotte politiche condotte sempre in uno spirito di rispetto e correttezza anche se appassionate ed accese in duelli polemici legati alle personalità più rappresentative degli uomini che ne furono protagonisti.

Le vicende che nel primo dopoguerra tanto travagliarono non solo le città del Nord, ma anche molte città del Sud, anche di regioni limitrofe e che alla fine portarono all'avvento del fascismo al potere, videro la città di Potenza distinta per moderazione, mentre anche il secondo conflitto mondiale richiese alla città un tributo di molte vite umane e provocò lutti come all'inizio del settembre 1943, quando alcuni bombardamenti aerei, effettuati allo scopo di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che consentivano l'afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato, costarono alla città molte vittime e portarono alla distruzione anche da parte dei contingenti in arrivo dall'area di Laurenzana, con i pochi obiettivi militari esistenti, di molte costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l'ospedale San Carlo e la Cattedrale.[66]

Nel dopoguerra[67] con la ricostruzione delle devastazioni apportate dal conflitto e l'affermazione del boom economico iniziava anche per Potenza la espansione urbana e la crescita di nuovi poli di sviluppo civile e sociale, anche se questa crescita avviava la progressiva scomparsa di molte testimonianze del passato di questa città e uno sviluppo edilizio mai del tutto regolamentato, aggravati dal terremoto del 23 novembre 1980 di magnitudo 6.9 che provocò notevoli danni con un bilancio di 12 morti, 50 feriti e 4.000 sfollati. Gli anni successivi al terremoto furono in effetti caratterizzati da una lenta e difficile ricostruzione.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della città di Potenza

La descrizione più completa dello stemma cittadino risale allo storico Giuseppe Gattini, operante ad inizio Novecento e autore di una pubblicazione sulle armi comunali lucane:

«Arma d'azzurro ad un leone coronato d'oro, sostenuto da una banda abbassata e cucita di rosso, e sormontato nel capo da tre stelle d'argento.[68]»

Secondo una tradizione non autentica inoltre il leone dello stemma della città di Potenza sarebbe gradiente su una scala,[69] il che deriva verosimilmente dall'uso dei maestri scalpellini di riprodurre convenzionalmente sul marmo il colore rosso incidendo dei solchi paralleli e verticali[70] (altri colori, come ad esempio l'azzurro, venivano resi tracciando striature oblique), cosa che ha fatto pensare in seguito che la banda rossa fosse appunto una scala. Il gonfalone invece è costituito da un drappo di colore giallo, caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in oro della città di Potenza.

Il gonfalone della città di Potenza

La parte di metallo e i cordoni sono dorati, mentre l'asta verticale è ricoperta di velluto giallo con bullette dorate poste a spirale e nella freccia è rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Il gonfalone si completa con cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Potenza è una delle ventisette città decorate con medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" con regio decreto dell'11 dicembre 1898 firmato da Umberto I di Savoia per le azioni compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, in particolar modo durante la celebre insurrezione lucana.

Medaglia alle città "benemerite del Risorgimento nazionale" - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle città "benemerite del Risorgimento nazionale"
«In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nel glorioso episodio del 18 agosto 1860»

Tale medaglia fu conferita come ricompensa per essere stata il 18 agosto 1860 la prima città meridionale a ribellarsi contro i Borbone.[71]

Il comune è stato anche insignito della medaglia d'oro al merito civile in occasione del sisma del 23 novembre 1980.

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione»
— 23 novembre 1980

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Vista dall'alto del centro cittadino con il Duomo sulla destra e il Museo nazionale sulla sinistra (Palazzo Loffredo) di largo Pignatari

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose intramurali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di San Gerardo, Chiesa e convento di San Francesco (Potenza), Chiesa di San Michele Arcangelo (Potenza), Cappella del beato Bonaventura, Chiesa Santissima Annunziata di Loreto e Chiesa di Santa Lucia (Potenza).

Il centro storico di Potenza è ricco di edifici di culto risalenti principalmente all'epoca medievale, alcuni di essi sorti verosimilmente su preesistenti chiese paleocristiane.

La principale chiesa del centro storico è la Cattedrale di San Gerardo, situata in Largo Duomo; è originaria del XIII secolo e venne dapprima dedicata alla Vergine Assunta e poi a Gerardo della Porta che divenne patrono della cittàː la chiesa infatti conserva le spoglie del santo patrono, un'urna in argento e cristallo con le reliquie del santo, oltre alla statua del santo in legno del XV secolo. La cattedrale dovrebbe inoltre sorgere sul sito di una costruzione sacra precedente, visto che durante gli scavi archeologici condotti negli anni sessanta del Novecento sono stati scoperti dei resti sotterranei di frammenti musivi di pavimento policromo risalenti al IV o V secolo a.C. Ricostruito da un allievo del Vanvitelli alla fine del XVIII secolo per volere del vescovo Andrea Serrao, il duomo cambiò radicalmente e passò da basilica romanica a edificio di chiaro gusto neoclassico. Elementi di rilievo sono la facciata in pietra del Duecento (fatta riedificare tra il 1197 e il 1220 dal vescovo Bartolomeo), l'altare maggiore in marmo con intarsi policromi del Settecento e un crocifisso in legno quattrocentesco, oltre a una cappella in marmo dedicata al Santo Padre edificata nel XVII secolo.

Accanto al Palazzo della Prefettura è situata la chiesa di San Francesco, eretta nel 1274. Presenta un portale a imposte lignee trecentesche intagliate e un campanile edificato del Quattrocento. Nell'interno vi è il sepolcro di gusto rinascimentale del nobile Paride De Grassis, oltre a resti di un affresco con una Madonna di stile bizantineggiante del Duecento e La Pietà del Pietrafesa.

Proseguendo in via Pretoria verso ovest si incontra la chiesa romanica di San Michele (XI-XII secolo), con tozzo campanile e una struttura a tre navate, al cui è conservato il dipinto dell'Annunciazione realizzato dal Pietrafesa, un affresco con Madonna e bambino in trono tra i santi vescovi risalente al Cinquecento e un crocifisso ligneo del 1600.

La cappella del beato Bonaventura, frate francescano beatificato nel 1775, era in origine la casa natale del beatoː essa presenta un portale di notevole rilievo artistico in pietra calcarea, al cui centro troviamo due teste di cherubini sovrastate da uno stemma francescano. Al suo interno un unico locale diviso in due piccoli ambienti si trovano vari ritratti, fra i quali uno di Michele Busciolano del 1907 che rappresenta l'estasi del beato.

Il Monastero di San Luca che ospita la caserma dei carabinieri è sito alla fine di via Pretoria in direzione della torre Guevara. In principio affidato alle suore cisternine dell'ordine delle benedettine, era l'unico monastero di sole donne in città e successivamente passò alle suore clarisse.

A metà tra il Duomo e la piazza della Prefettura è la Chiesa della Santissima Trinità, attestata dal 1178. Essa fu danneggiata dal terremoto del 1857 e venne riedificata con una planimetria diversa da quella originaria, con un'unica navata con varie cappelle, un'abside semicircolare e un soffitto cassettonato.

All'estremità Sud di Piazza Giacomo Matteotti si trova il tempietto di San Gerardo, chiamato dai potentini San Gerardo di Marmo: si tratta di un'edicola votiva che ospita al suo interno la statua di San Gerardo, santo patrono della città. Stando all'epigrafe sulla lastra al lato destro del Santo, sarebbe stato ultimato nel 1865 dallo scultore potentino Antonio Busciolano (1823-1871). L'edicola ripropone la facciata di un edificio a cupola, con pianta semicircolare, chiusa sul retro. Sul basamento formato a gradoni poggiano cinque colonne con il fusto scanalato, decorato con il capitello a foglie. Le colonne sorreggono degli architravi decorati da angioletti e rose. Il retro è costituito da una parete continua, divisa in tre parti: il settore centrale è costituito da una vetrata policroma a raggi, sulla quale poggiano due colonne scanalate che inquadrano la statua del santo, lateralmente invece sono poste due iscrizioni, quella a destra ricorda l'edificazione dell'edicola e la dedica di esso mentre quella a sinistra ricorda due momenti importanti della città, ossia l'attacco dei briganti nel 1809 e l'insurrezione del 18 agosto 1860.[72]

La chiesa dedicata alla Madonna di Loreto presenta dimensioni ridotte e una struttura rimasta invariata nei secoli, ma caratterizzata dai molti restauri a causa dei molti terremoti. La chiesa ha un dipinto del pittore potentino Buonadonna del 1824 che ritrae l'Annunciazione.

La piccola chiesa di Santa Lucia al limitare nord dell'antico abitato venne costruita precedentemente al 1200. È formata da un'unica navata e custodisce una statua seicentesca di Santa Lucia, alcuni quadri del XVI e XVII secolo e un'acquasantiera del Quattrocento proveniente dalla chiesa di Santa Maria.

Architetture religiose extramurali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa e convento di Santa Maria del Sepolcro e Chiesa di San Rocco (Potenza).

Nel rione Santa Maria, subito a valle del centro storico, è presente la chiesa di Santa Maria del Sepolcro, costruita tra XIII e XVII secolo a opera dei Cavalieri dell'Ordine dei Templari su iniziativa del conte di Santa Sofia al ritorno della terza crociata nel 1191. Molte affinità in effetti si evidenziano con la chiesa Madre di Ripacandida che porta lo stesso titolo. Il casale del Santo Sepolcro venne costruito in questa posizione a nord della città, proprio all'incrocio della vie Herculia e Appia, che erano percorse dai pellegrini diretti in Terrasanta. Essa custodisce pregevoli tele e sulla parete destra è presente il monumentale altare barocco della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Più a sud nei pressi dell'antico cimitero ha sede la chiesa di San Rocco, dove sono conservate pregevoli statue in legno raffiguranti San Vito e San Rocco, intagliate a metà Ottocento da Michele Busciolano.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Centro storico di Potenza, Porte di Potenza, Teatro Francesco Stabile, Palazzo della Prefettura (Potenza), Casa del Fascio (Potenza), Palazzo Loffredo (Potenza), Palazzo Bonifacio (Potenza) e Torre Guevara.

Gran parte delle architetture civili di interesse storico si trovano nel centro storico della città. L'accesso alla parte antica di Potenza in epoca medievale era possibile tramite sei porte, facenti parte del sistema di fortificazioni della città. Delle sei antiche porte ne sono rimaste soltanto tre, ossia Porta San Giovanni in via Caserma Lucana, Porta San Luca in via Manhes e Porta San Gerardo in largo Duomo; le altre tre, ovvero Porta Salza, Porta Mendola e Porta Trinità, furono abbattute durante i lavori pubblici realizzati per la modernizzazione della città, che ebbero inizio nel 1806. Il centro cittadino è situato su un lungo e stretto pianoro e gravita intorno a piazza Matteotti, sulla quale si affaccia il palazzo del Comune. L'intero pianoro è attraversato dalla via Pretoria, il cui nome e origine rimanderebbero secondo lo storico potentino Emmanuele Viggiano al tempo di Silla e delle guerre civili contro Mario, quando egli vinse quest'ultimo e ridusse a colonie militari romane sei delle città Lucane, tra cui Potenza. In ognuna di queste città Silla avrebbe stabilito il Pretorio e l'accampamento dei Pretoriani. Dunque doveva esistere un collegamento viario fra l'accampamento romano e il loro Comando, che secondo la tradizione romana venne chiamato via Pretoria.[73] Questa via, che fingeva di fatto da decumano maggiore, si estende per tutto il centro storico a partire dal Largo di Portasalza fino alla Torre Guevara.

Veduta di Piazza Mario Pagano, con a sinistra il Teatro Francesco Stabile e a destra il Palazzo della Prefettura

Via Pretoria si allarga nella centrale piazza Mario Pagano, detta comunemente Piazza Prefettura poiché ospita l'ottocentesco palazzo della Prefettura, sede del Prefetto e degli uffici provinciali. I lavori per la realizzazione di Piazza Mario Pagano iniziarono nel 1839 per volontà dell'intendente Winspeare, con l'abbattimento delle casette con sottani abitate da contadini e artigiani, ma furono completati solo tra il 1842 e il 1847 a opera dell'intendente Francesco Benzo, duca della Verdura.[senza fonte] In origine chiamata piazza del Mercato, pioichè vi si svolgeva il mercato della domenica, fu detta ufficialmente piazza dell'Intendenza, dato che vi si affacciava il palazzo del governo, sede dell'intendente e piazza Prefettura dopo l'Unità d'Italia e la sostituzione dell'intendente con il prefetto. Intorno al 1870 fu intitolata a Mario Pagano ed è rimasta invariata fino alla ristrutturazione nel 2012 da parte dell'architetto Gae Aulenti. Nella stessa piazza è presente il Teatro Francesco Stabile, unico esempio di teatro lirico presente in Basilicata.[74] La sua costruzione iniziò nel 1856 ma fu possibile inaugurarlo solo nel 1881 a causa di un'interruzione dei lavori dovuta al terremoto del 1857.[75]

Palazzo del Fascio, sede del Consiglio comunale del Comune di Potenza

Piazza Giacomo Matteotti, l'altra importante piazza del centro, ospita alcune delle case palazziate più interessanti dal punto di vista storico e architettonico: spicca innanzitutto il Palazzo di città, sede dell'amministrazione comunale, la cui costruzione originale risalirebbe all'epoca angioina. Come quasi tutti gli edifici storici e le chiese di Potenza anch'esso è stato più volte restaurato e ricostruito in seguito ai molti terremoti che hanno colpito la zona. L'elemento artistico di rilievo è una facciata del 1882, con un arco a tutto sesto situato tra due grandi finestre e una grande balconata.[76] Sempre in Piazza Matteotti si trova il palazzo della Casa del Fascio, costruita, come le altre Case del Fascio presenti in Italia, durante il regime fascista e adibita attualmente a sede del Consiglio comunale. L'edificio rappresenta un esempio di architettura neoclassica e sorge nello stesso luogo dove prima era presente la cappella di San Nicola, sconsacrata ed abbattuta per far posto all'attuale costruzione.[77] Piazza Matteotti era anticamente denominata piazza Sedile; prese poi il nome di piazza del Fascio durante il ventennio fascista ed il nome attuale dopo il 1944. Essa ospitava il seggio dell'università dove si riuniva il popolo in occasione delle assemblee, probabilmente risalente nel suo impianto originario all'epoca Angioina. Sulla piazza si affacciavano botteghe e taverne e per decreto regio del 1810[senza fonte] vi si svolgeva il mercato alimentare. Sul lato meridionale, dove sorge il tempietto di San Gerardo, c'erano la cappella di San Domenico con la vicina torre, i locali della neviera per la raccolta della neve, la Porta e il vicolo della Beccheria, dove avveniva la macellazione degli animali e la vendita delle carni. In occasione della festa del patrono della città nella piazza veniva innalzata la cassa armonica per le esibizioni della banda musicale.

A destra del Palazzo del Seggio c'è Palazzo Loffredo, situato in largo Pignatari, nei pressi del duomo. È sede del Museo archeologico nazionale della Basilicata dedicato a Dinu Adameșteanu e ad esso si contrappone Palazzo Pignatari, ex palazzo Ciccotti, con un antico portale visibile dalla piazza.

Lungo la via Pretoria verso sud vi sono Palazzo Bonifacio, che racchiude al suo interno un piccolo chiostro e Palazzo Castellucci, uno dei pochi palazzi importanti del centro storico rimasto di proprietà di una antica famiglia della città. Esso si affacciava sull'omonimo larghetto, abbattuto negli anni sessanta, punto di passaggio obbligato per le persone che si recavano al vicino mercatino di Porta di San Giovanni.

In piazza Beato Bonaventura, all'estremità orientale del centro storico, si può ammirare la Torre Guevara, unico resto dell'antico castello della città. L'edificio, di forma cilindrica, in posizione dominante rispetto alla valle del Basento, fu verosimilmente costruito prima del resto del castello, che venne edificato probabilmente dai Longobardi intorno all'anno 1000 e inglobò la Torre al suo interno.[78] Gli ultimi proprietari, ovvero Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, donarono ai frati cappuccini l'intero edificio ad eccezione della Torre stessa.[78] In seguito il castello fu adibito a lazzaretto, con all'interno una cappella dedicata a San Carlo: divenne così la sede dell'ospedale omonimo fino al 1935, quando l'ospedale si trasferì in una struttura più moderna. Negli anni sessanta venne disposto l'abbattimento del castello per far posto ad un edificio scolastico, permettendo di salvare la sola torre.[78]

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Il viadotto dell'industria o ponte Musmeci, realizzato dall'ingegnere Sergio Musmeci, mette in comunicazione la città con la tangenziale in direzione Salerno o Taranto. Concepito come vera e propria opera d'arte, fu progettato a partire dal 1967 e completato nel 1975.[79] Il ponte, un'unica volta di trenta centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna, è secondo gli esperti la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. La plasticità della forma fa della struttura un oggetto scultoreo a scala urbana.

Sempre sul Basento c'è il ponte di San Vito, la cui data di costruzione sarebbe da porre comunque in epoca romana avanzata come evidente dai piloni, l'unico resto della struttura originaria, mentre tutta la parte superiore porta i segni di vari interventi di restauro avvenuti in età medioevale e nelle successive. Il ponte è a tre luci a pianta rettilinea e poggia su due piloni centrali fondati nell'alveo del fiume e che legati tra loro con grappe di ferro sono costituiti da grandi blocchi di notevole spessore che sopportano la spinta delle acque con speroni triangolari a monte e semicilindrici a valle. Anticamente chiamato Sant'Aronzio, il ponte San Vito era parte integrante dell'antico percorso della via Herculia, che attraversando la Lucania toccava anche la città di Potenza. La denominazione del ponte stando alla tradizione si ricollega al ricordo del martirio di Sant'Aronzio, che giunto dall'Africa con i fratelli Onorato, Fortunaziano e Sabiniano, non volendo abiurare la propria fede cristiana, subì con essi tra il 238 e il 288 d.C. l'estremo supplizio presso il fiume Basento.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a numerose epigrafi romane presenti in edifici medievali e moderni e al ponte San Vito, negli anni dieci del XXI secolo è stato rinvenuto nella zona Gallitello un complesso abitativo, ubicato presso la confluenza del torrente omonimo con il fiume Basento e che risulta essere il più importante sito mai scoperto nell'ambito urbano di Potenza. Allo stato delle indagini questo insediamento sembrerebbe svilupparsi in almeno sei ambienti rettangolari, di cui si conservano parzialmente i muri perimetrali, occupando un'area di circa trecento metri quadratiː si tratterebbe di un'antica fattoria funzionale allo sfruttamento agricolo dell'area. L'esame dei manufatti ceramici e degli altri reperti rinvenuti fa ipotizzare una datazione tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo a.C., quindi da mettere in relazione con il sistema insediativo dei lucani in un momento precedente la romanizzazione del territorio. Il complesso è ancora in corso di scavo, sotto la direzione scientifica della soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata[80].

La villa romana di Malvaccaro è un ulteriore sito archeologico di rilevante interesse, situato in una traversa della moderna via Parigi nel quartiere di Poggio Tre Galliː rinvenuta a metà degli anni ottanta del XX secolo, conserva cinque ambienti con mosaici, gravitanti intorno a un'aula absidata, databile a età post-costantiniana, con arte musiva di almeno III secolo d.C. Della villa si sono trovati i muri perimetrali a nord-ovest e a nord-est e altre strutture verso sud.[81]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

La città almeno fino all'inizio del XXI secolo si caratterizzava per la massiccia presenza del verde nel tessuto urbano, partendo dalla storica villa comunale di Santa Maria, la cui origine è da far risalire a un decreto del governo francese del 1810, secondo il quale ogni provincia doveva avere un orto botanico sperimentale.

Sulla collina prospiciente il pianoro del centro sorge un altro parco di rilevante interesse storico, il parco di Montereale, al centro del quale si innalza un monumento ai caduti e la cui costruzione avvenne nei primi anni del Novecento.

A metà del centro c'è la villa del Prefetto, annessa al palazzo della prefettura. Inizialmente appartenente al monastero dei padri conventuali di San Francesco nel Settecento e utilizzata per scopi puramente agricoli, la villa vera e propria venne edificata solo nell'Ottocento.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[82][83]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2014 risiedevano a Potenza 1.030 cittadini stranieri.[84] Le comunità più numerose sono comunque quella della Romania con 405 residenti, del Marocco con 9 e dell'Ucraina con 75 persone.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: dialetto potentino.

Insieme ai dialetti di alcuni comuni limitrofi (Tito, Vaglio Basilicata, Pignola e Picerno) quello potentino appartiene ai cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: ospedale San Carlo.

L'azienda ospedaliera ospedale San Carlo di Potenza è uno degli impianti ospedalieri più importanti e più grandi d'Italia ed è situato nel quartiere di Macchia Romana, mentre la clinica Luccioni situata in via Mazzini è una struttura privata dotata di sessanta posti letto che garantisce la diagnosi e la cura di patologie acute pertinenti alla chirurgia generale e ortopedia traumatologica.

Altrettanto storico è l'istituto ospedaliero centro di riabilitazione Opera Don Uva, fondato a Potenza nel 1954 e che si trova nei pressi dell'ospedale San Carlo in via Ettore Ciccotti.

In città è anche presente l'Azienda Sanitaria Locale N°2 di Potenza Madre Teresa di Calcutta, situata in via del Gallitello, che offre servizi di poliambulatorio.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni capoluogo di regione la città ospita una Biblioteca nazionale ed una Biblioteca provinciale, oltre alla Biblioteca della Deputazione di Storia Patria per la Lucania e a una Biblioteca per l'infanzia comunale.

Scuole e università[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Università degli Studi della Basilicata.

Nella città di Potenza sono presenti la maggior parte degli istituti scolastici superiori, tra cui il liceo classico Quinto Orazio Flacco e il liceo scientifico Galileo Galilei.

Potenza è la sede legale dell'Università degli Studi di Basilicata, oltre a ospitare anche una sede distaccata dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

A Potenza sono operativi due poli dell'Università della Basilicata: il più antico è situato in via Nazario Sauro e ospita la facoltà di lettere e filosofia e il centro linguistico di Ateneo, mentre il secondo, più moderno, situato in viale dell'Ateneo Lucano nei pressi dell'ospedale San Carlo, è strutturato come cittadella universitaria ed ospita le facoltà di agraria, economia, farmacia, ingegneria e scienze matematiche, fisiche e naturali.

Cittadella universitaria di Macchia Romana

La sede distaccata dell'Università Cattolica del Sacro Cuore eroga, a partire dal 1996, presso l'ospedale San Carlo di Potenza alcuni corsi di laurea per l'esercizio di professioni in ambito sanitario afferenti alla facoltà di medicina e chirurgia, in convenzione con la sede di Milano e con le facoltà di medicina e chirurgia di Roma e Campobasso, in attuazione del protocollo di intesa sottoscritto con la regione Basilicata. La sede lucana mantiene totale autonomia per quanto concerne aspetti organizzativi e logistici, gli orari dei corsi e le prenotazioni degli esami di verifica.

In passato la città ha ospitato anche una sede distaccata della facoltà di scienze motorie dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope". La sede, che erogava il corso di laurea in scienze motorie, era situata nel rione Francioso in Via Enrico Toti e nacque nel 1980, quando l'ISEF di Napoli stipulò una convenzione con l'amministrazione comunale potentina. Fu in seguito soppressa nel 2011 per effetto della riforma Gelmini.[85]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico nazionale della Basilicata.

Il Museo archeologico nazionale della Basilicata è l'istituzione museale principale, dedicato a Dinu Adameșteanu, comprendente anche una galleria civica, nel palazzo Loffredo. Il Museo archeologico provinciale e la pinacoteca provinciale sono ubicati in via Lazio, nel rione Santa Maria. Altro sito museale di rilevante interesse è il Museo diocesano, che racchiude reperti storici e artistici di proprietà della diocesi potentina, situato in via Vescovado.

Di più recente istituzione è invece il Museo d'arte figurativa contemporanea[86], ubicato in via della Chimica.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Potenza è sede di redazioni giornalistiche locali e areali, quali oltre all'ANSA e alla RAI anche la redazione di Basilicata della Gazzetta del Mezzogiorno e i quotidiani lucani Quotidiano della Basilicata e La Nuova del Sud. In città comunque operano anche giornali minori, quali i settimanali Controsenso,[87] Il Balcone del Conte e Il Lucano Magazine.

Hanno altresì sede in città anche redazioni televisive e radiofoniche quali Telenorba, RadioPotenzaCentrale, Radio Eva, Radio Idea, RadioTour Basilicata e la radio in rete RadioStudioWeb.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sfilata dei turchi.

Il mese di maggio a Potenza è tradizionalmente dedicato all'organizzazione, da parte dell'amministrazione comunale e delle associazioni culturali cittadine, di manifestazioni ed eventi a tema culturale, enogastronomico e ludico che culminano il 29 maggio con la storica parata dei turchi, sfilata in costume in cui si rappresenta il leggendario intervento di San Gerardo per salvare la città dall'invasione dei Turchi, evento privo di veridicità storica ma che fa parte del folclore locale. Nella parata generalmente sfilano figuranti che rappresentano il popolo della città nei vari periodi storici, indossando i vestiti e i costumi tradizionali di quelle epoche; pur non esistendo una regola precisa, generalmente vengono scelti come periodi da rappresentare il XII, XVI e XIX secolo.[88] Il 30 maggio, nel giorno in cui si venera il santo patrono, i festeggiamenti si concludono con una processione religiosa che percorre le strade del centro storico.

Nei mesi di giugno e luglio si tiene il Woody Groove Festival, un festival musicale che raccoglie i migliori gruppi musicali del panorama della musica indipendente del Sud Italia, mentre agli inizi di settembre si tiene presso la località San Luca Branca, ad est di Potenza, la competizione di fuochi pirotecnici chiamata Fuochi sul Basento, alla quale partecipano concorrenti provenienti da gran parte d'Italia.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Potenza vista da ovest

L'area metropolitana di Potenza comprende i comuni di Pignola, Tito, Picerno, Vaglio, Avigliano, Ruoti, Brindisi di Montagna e Pietragalla (comuni contigui); e i comuni di Abriola, Albano, Anzi, Baragiano, Bella, Campomaggiore, Cancellara, Castelmezzano, Filiano, Laurenzana, Oppido, Pietrapertosa, San Chirico Nuovo, Satriano, Savoia, Tolve, Tricarico, Trivigno e Vietri.[89] In questo elenco Tricarico risulta l'unico comune della provincia di Matera facente parte dell'area, mentre il comune più vicino alla città è quello di Pignola, ormai contiguo, distante solo 6 chilometri dal capoluogo.

Le principali zone di espansione della città sono oggi l'area che costeggia il torrente Gallitello e i quartieri di Poggio Tre Galli, Macchia Romana e Macchia Giocoli, che sono attualmente i più popolosi. L'area del Gallitello ha visto negli ultimi decenni una forte espansione urbanistica, dovuta per lo più all'apertura di nuove attività commerciali e allo spostamento in zona di attività originatesi in altre zone della città, il che l'ha resa una zona altamente trafficata, sebbene fino ai primi anni 2000 fosse ancora priva di una completa urbanizzazione. Per migliorare il traffico veicolare nell'area e all'ingresso della città, nel 2007 sono stati avviati i lavori di costruzione del nodo complesso del Gallitello, ovvero un sistema viario pensato per agevolare il flusso in entrata e in uscita dallo svincolo di Potenza ovest, scavalcando la tratta ferroviaria Napoli-Taranto ed eliminando la presenza del passaggio a livello. L'infrastruttura è stata completata nel 2016.[90]

A partire dal 2008 nuove costruzioni stanno ancora interessando anche la zona a sud del parco del Rossellino, scelta come area di espansione per nuovi poli commerciali e direzionali e nuove attività industriali, mentre dal 2013 in poi nuovi insediamenti abitativi hanno visto la luce nell'area nord ovest della città, nelle vicinanze del quartiere Macchia Giocoli.[72]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La città di Potenza è raggruppata in dodici comitati, aventi un presidente di quartiere eletto direttamente dalla popolazione del quartiere, secondo la delibera di consiglio numero 3 del 29 gennaio 2009 e la legge 142/90 articolo 6 – Statuto Titolo III sul Regolamento alla partecipazione popolare.

Comitato Siti d'interesse
I Centro Centro, piazza Mario Pagano, via Pretoria, Teatro Stabile, Duomo, chiese: San Francesco, Santa Lucia, San Michele e Trinità, casa e cappella del beato Bonaventura, Porte, Museo nazionale, Palazzo Loffredo
II Murate Murate, Montereale, parco di Montereale, piscina comunale
III Lucania Lucania, parco di via Racioppi e via Nitti, parco Tre Fontane, cimitero monumentale
IV Cerreta Cerreta, Dragonara, seminario nuovo, Teatro nuovo del Seminario
V Malvaccaro Malvaccaro, Macchia Giocoli, centro sociale, chiesa del beato Bonaventura, campo sportivo Macchia Giocoli, cimitero Giovanni Paolo II
VI Cocuzzo Cocuzzo, Gallitello, polo commerciale di via del Gallitello, poliambulatorio Madre Teresa, Biblioteca nazionale
VII Poggio Tre Galli Poggio Tre Galli, centro direzionale regionale, distretto scolastico, parco Europa Unita
VIII Macchia Romana Macchia Romana, distretto ospedaliero, ospedale San Carlo, istituto psichiatrico Don Uva, parco di Sant'Antonio la Macchia, chiesa di Sant'Antonio la Macchia
IX Betlemme Betlemme, penitenziario maschile, tribunale per i minori, carcere minorile, Biblioteca provinciale
X Rossellino Rossellino, parco di Rossellino, palazzetto dello sport, bosco di Rossellino, polo commerciale di via della Tecnica
XI Botte Botte, Piani del Mattino
XII Lavangone Lavangone, distretto sportivo, Palabasento

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Potenza è un mercato per i prodotti del circostante territorio agricolo, con industrie alimentari (mulini, frantoi, produzione di formaggi e di vini), calzaturiere e del legname. Negli anni precedenti aveva anche avuto uno sviluppo industriale, ma recentemente le industrie vanno spostandosi dalla città alla vicina zona industriale di Tito.

Grande importanza per la città ha il settore terziario: si vanno infatti sviluppando numerose zone adibite al commercio, delle quali la più importante è via del Gallitello.

Nel settore dell'artigianato erano poi storicamente rinomate le lavorazioni del rame e del ferro.[91]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Rete tangenziale della città di Potenza

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'area urbana di Potenza è servita da due principali arterie: il raccordo autostradale Potenza-Sicignano, che collega la città con l'autostrada del Mediterraneo, e la SS 658 che collega Potenza e Melfi. Gli ultimi chilometri del raccordo autostradale fungono anche da tangenziale per la città nella zona Sud, con le uscite Potenza Ovest, Laurenzana, Potenza Centro, Bucaletto e Potenza Est. La Tangenziale Nord collega invece la zona ospedaliera di Macchia Romana alla zona di Tiera, con innesto sulla Potenza-Melfi.

Le amministrazioni comunali e provinciali, durante gli anni 2000 e gli anni 2010, hanno previsto la costruzione di altri due tratti di tangenziale: il tratto Tangenziale Nord-Dragonara e il tratto Dragonara-Tangenziale Sud, che permetterebbero agli automobilisti di non attraversare la città per spostarsi dalla zona sud alla zona nord della provincia.[92] La realizzazione di questi due tratti è stata posticipata a causa del dirottamento dei fondi stanziati verso la costruzione della Superstrada Oraziana.[93][94]

I tratti di tangenziale già esistenti presentano nove uscite:

  • Uscita 1 – Potenza Ovest
  • Uscita 2 – Laurenzana ► SS92 dell'Appennino Meridionale
  • Uscita 3 – Potenza Centro
  • Uscita 4 – Bucaletto
  • Uscita 5 – Potenza Est
  • Uscita 6 – Melfi ► SS658 FoggiaSS407 Metaponto
  • Uscita 7 – Potenza Nord
  • Uscita 8 – Cugno delle Brecce
  • Uscita 9 – Piani del Mattino

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Potenza è servita dal collegamento Frecciarossa Milano-Taranto oltre che dalle linee regionali Salerno-Taranto e Foggia-Potenza gestite da RFI. La città è anche servita dalle ferrovie Appulo Lucane con la linea Altamura-Avigliano-Potenza, che funge da collegamento con la provincia di Bari e con i comuni a nord-est del capoluogo.

Ferrovie dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Le stazioni delle Ferrovie dello Stato presenti in città sono:

Ferrovie Appulo Lucane[modifica | modifica wikitesto]

Le stazioni delle FAL sono:

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: servizio ferroviario metropolitano di Potenza.

Potenza è trafficata giornalmente da più di 100.000 utenti ed è la seconda città in italia per indice di motorizzazione, con 75,1 auto ogni 100 abitanti.[95]

Il trasporto pubblico urbano è costituito da linee di autobus che oltre a servire il centro e i quartieri periferici fungono anche da collegamento con le campagne e le contrade situate all'esterno del nucleo urbano principale, attraverso le linee rurali.[96]

Oltre al servizio di autolinee, la città è servita da una serie di impianti di scale mobili, costruiti in più fasi a partire dagli anni novanta, che collegano i quartieri a valle con il centro storico. Il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico di Potenza risulta essere quello più esteso in Europa[9] ed il secondo al mondo per estensione dopo quello di Tokyo[10][11].

Nel 2007 l'amministrazione decise di migliorare l'offerta del trasporto pubblico utilizzando la linea ferroviaria a scartamento ridotto di proprietà delle ferrovie Appulo Lucane, che collega la stazione Inferiore alla stazione di Macchia Romana, come servizio ferroviario urbano. Nel 2015 la società gestore del servizio avvia dei lavori di ammodernamento della linea che prevedono l'eliminazione dei passaggi a livello presenti in città, in particolare in via Angilla Vecchia, via Campania e via Roma ed il prolungamento della linea fino al nuovo capolinea nei pressi di via del Gallitello.[72]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: sindaci di Potenza.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Potenza Calcio.

La principale squadra di calcio della città è il Potenza Calcio, che fu fondata nel 1919 con il nome di Sport Club Lucano. Il club fu attivo nei primi anni di vita anche nell'atletica leggera, mentre nella stagione 1933-1934 prese parte al primo torneo calcistico ufficiale. Ebbe il suo momento migliore negli anni sessanta, quando disputò cinque stagioni consecutive nel campionato di Serie B.
Nonostante la società abbia avuto una storia turbolenta a partire dal primo fallimento nel 1986, dopo il quale è stata rifondata più volte a seguito di fallimento o scioglimento, rimane la squadra di calcio lucana che vanta la migliore tradizione sportiva secondo i criteri della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Attualmente milita nel campionato di Serie C.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Potenza è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto concerne la pallacanestro, la squadra maschile Potenza 84 milita nel campionato di A dilettanti, mentre la formazione di femminile Basilia Codra Mediterranea partecipa al campionato di B d'eccellenza.

Ha sede a Potenza una squadra femminile di pallavolo, il Centro KOS Polizia Municipale Volley che milita in serie B2, mentre nella pallavolo maschile la città è rappresentata dalla Virtus Potenza che disputa il campionato di serie B.

L'Accademia Scacchi Potenza ha militato nel massimo campionato scacchistico nazionale, giungendo per tre volte fra le prime quattro.

La Società Schermistica Lucana di Potenza può vantare un'esperienza di oltre trent'anni nelle discipline del fioretto e della spada, ed ha conseguito successi a livello nazionale ed internazionale.[97]

Per quanto riguarda il calcio a 5, la città è rappresentata da quattro squadre che militano in serie C ma con passati in serie B ed in serie A2, che sono lo Shaolin Soccer, il Fustal Potenza, il Real Potenza e il San Gerardo Pz.

Operano in città anche due società di softair: la A.S.D CyberLions Softair Potenza, che disputa attività agonistica a livello interregionale, e l'A.S.D. Ghost Soldiers Potenza.[98]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio cittadino è situato in viale Marconi ed è intitolato ad Alfredo Viviani, fondatore del primo sodalizio calcistico lucano.

Le strutture sportive cittadine comprendono anche il Palazzetto Antonello Pergola ex Palarossellino, sito nel parco Rossellino, il complesso sportivo via Roma, sito in via Roma (rione Risorgimento), la palestra Caizzo, la palestra CONI situata nel parco di Montereale e il PalaBasento in contrada Lavangone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati di riferimento alla superficie
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari, Potenza, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ Comuni lucani per popolazione
  6. ^ Potenza, le scale, su basilicataturistica.it.
  7. ^ Potenza, su italia.it.
  8. ^ Potenza, città delle cento scale | Viaggi del Gusto - VdG Magazine, su Viaggi del Gusto - VdG Magazine. URL consultato l'11 agosto 2018.
  9. ^ a b Potenza Capoluogo è la città con le scale mobili più lunghe d'Europa, in www.lecronachelucane.it, 4 giugno 2017.
  10. ^ a b A Potenza scale mobili da record. URL consultato il 15 settembre 2018.
  11. ^ a b Liantonio1840 per Niclatouring, Potenza è la città con le scale mobili più lunghe d’Europa | NICLATOURING, su www.niclatouring.org. URL consultato il 15 settembre 2018.
  12. ^ Potenza capoluogo (1806 - 2006). Edizione speciale per il Bicentenario di Potenza capoluogo. Vol. I-II., Potenza, Edizioni Spartaco, 2008.
  13. ^ Dal 1806 al 1970 la Basilicata era classificata come provincia (durante il Regno di Napoli, il Regno delle Due Sicilie e anche durante il Regno d'Italia) e Potenza fu quindi capoluogo provinciale. A partire dal 1970, con la creazione delle Regioni, Potenza divenne capoluogo del neonato ente amministrativo della Regione Basilicata.
  14. ^ Protezione Civile - Rischio Sismico. http://www.comune.potenza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=586:sismico&catid=179:rischi&Itemid=351
  15. ^ Comuni lucani per superficie
  16. ^ a b c Raffaele Riviello, Costumanze vita e pregiudizi del popolo potentino (PDF), Potenza, tip. Garramone e Marchesiello, 1893, Appendice. Sunto storico della città di Potenza dai più remoti tempi ai giorni nostri..
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t POTENZA-MATERA, CONFRONTO SULLA STORIA, in Potentia Review, 16 settembre 2018. URL consultato il 19 settembre 2018.
  18. ^ Plinio il Vecchio, Historia Naturalis, Libro III, paragrafo 98.
  19. ^ Livio, X.
  20. ^ Livio, X, 11.
  21. ^ Fasti triumphales celebrano per il 282/281 a.C.: Gaio Fabricio Luscino, console, trionfò su Sanniti, Lucani e Bruzi, alle none di marzo (5 marzo).
  22. ^ A. Piganiol, pag. 181.
  23. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, pp. 29 ss.; M. Gualtieri, La Lucania romana: cultura e società nella documentazione archeologica, Napoli, Loffredo, 2003, pp. 96-97.
  24. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica. (PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, p. 29.
  25. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica. (PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, pp. 22-23.
  26. ^ http://db.histantartsi.eu/web/rest/Reperto%20Archeologico/346, su db.histantartsi.eu. URL consultato il 19 settembre 2018.
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  31. ^ a b Annarita Di Noia, Potentia. La città romana tra età repubblicana e tardo antica (PDF), in I quaderni - documentazione regione, Consiglio regionale della Basilicata, 2008, pp. 31, 40-41.
  32. ^ a b LA CENTRALITA’ STORICA DI POTENZA NELLA CRISTIANIZZAZIONE DELLA LUCANIA (BASILICATA), in Potentia Review, 1º luglio 2018. URL consultato il 20 settembre 2018.
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  37. ^ E. Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, Orsini, 1805, p. 48.
  38. ^ LA GRANDE E TRAGICA EPOPEA POTENTINA DEL 1268, in Potentia Review, 30 gennaio 2018. URL consultato il 20 settembre 2018.
  39. ^ ITALIAPEDIA | Approfondimento: TERREMOTO, su www.italiapedia.it. URL consultato il 21 settembre 2018.
  40. ^ R. Restaino, La Storia - La città di Potenza nell'età medievale, in Potenza Capoluogo (1806 - 2006) - Edizione Speciale per il Bicentenario di Potenza Città Capoluogo, Vol. 1, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2008, p. 112.
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  59. ^ U. Mancini, La Storia - La città di Potenza in età moderna, par. 3, Università: assetti amministrativi e ceti dirigenti, in Potenza Capoluogo (1806 - 2006) - Edizione Speciale per il Bicentenario di Potenza Città Capoluogo, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2008, p. 167.
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  64. ^ Cfr., sul periodo, A. Lerra, La città di Potenza in età napoleonica, in Potenza Capoluogo (1806-2006), vol. 1. Storia, istituzioni, società, S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, pp. 219-234.
  65. ^ Su cui cfr. A. D'Andria, Tra le seconde file. Cultura e azione politica dei Commissari del governo prodittatoriale del 1860, in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 27 (2011).
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  68. ^ G. Gattini, Delle armi de' Comuni della provincia di Basilicata, Matera, Conti, 1910, p. 68.
  69. ^ Cfr. G. Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Roma, Loescher, 1889, vol. 2, p. 205.
  70. ^ Giuseppe Gattini, Delle armi de' Comuni della provincia di Basilicata, Matera, Conti, 1910, p. 68.
  71. ^ La lettera di conferimento é riprodotta da A. D'Andria, Potenza Cittá Capoluogo e del Risorgimento. Per un tracciato cronologico e documentario. 1799-1860, Potenza, STES, 2010, quarta di copertina.
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  75. ^ Teatro Francesco Stabile | Comune di Potenza, su www.comune.potenza.it. URL consultato il 7 ottobre 2018.
  76. ^ Palazzo di Città | Comune di Potenza, su www.comune.potenza.it. URL consultato il 7 ottobre 2018.
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  86. ^ Copia archiviata, su comune.potenza.it. URL consultato il 20 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2015).
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  90. ^ Potenza, inaugurato nodo del Gallitello - Basilicata, in ANSA.it, 17 maggio 2016. URL consultato il 4 novembre 2018.
  91. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 8..
  92. ^ (IT) TANGENZIALE : priorità strategica del sistema infrastrutturale della Città di Potenza. - Talenti Lucani - Passaggio a Sud, in Talenti Lucani - Passaggio a Sud, 4 settembre 2018. URL consultato il 13 novembre 2018.
  93. ^ Potenza, Molinari su strada tangenziale Centomani-Dragonara, su Regione Basilicata. URL consultato il 13 novembre 2018.
  94. ^ admin, Potenza ovest-Poggio Tre Galli La Tangenziale dimenticata, in Il Quotidiano del Sud, 19 gennaio 2014. URL consultato il 13 novembre 2018.
  95. ^ Dati osservatorio 2018 - Associazione Euromobility, in Associazione Euromobility. URL consultato il 4 novembre 2018.
  96. ^ Trasporto urbano | Comune di Potenza, su www.comune.potenza.it. URL consultato il 4 novembre 2018.
  97. ^ Schermistica Lucana Potenza, su schermisticalucana.tumblr.com. URL consultato il 13 novembre 2018.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emmanuele Viggiano, Memorie della città di Potenza, Napoli, presso Vincenzo Orsini, 1805 (ripr. facs. Sala Bolognese, Forni, 1975).
  • Raffaele Riviello, Cronaca potentina dal 1799 al 1982, Potenza, tip. Garramone e Marchesiello, 1889.
  • Tommaso Pedio, Potenza dai normanni agli aragonesi: note ed appunti, Bari, Edizioni del centro librario, 1964.
  • Alfredo Buccaro (a cura di), Le città nella storia d'Italia. Potenza, Bari-Roma, Laterza, 1997.
  • Rocchina Maria Abbondanza Blasi, Storia di una città: Potenza. Da un manoscritto della seconda metà del sec. XVII, Salerno, Edisud, 2000.
  • Aa. Vv., Potenza Capoluogo (1806-2006), S. M. Capua Vetere, Spartaco, 2008, 2 voll.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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