San Vito

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San Vito
Guglielmo Borremans -Saint Vitus.jpg
San Vito, opera di Guglielmo Borremans
 

Martire

 
NascitaMazara del Vallo, III secolo
MorteLucania, 15 giugno 303
Ricorrenza15 giugno, 20 marzo
Attributipalma, croce, cane, gallo bianco, tinozza o pentola, tunica blu e manto rosso
Patrono diSassonia, Felitto, attori, ballerini, danzatori, epilettici, lattonieri.
Invocato contro letargia, morso di bestie velenose e "ballo di san Vito"

San Vito, venerato anche come san Vito di Lucania o san Vito martire (Mazara, III secoloLucania, 15 giugno 303), fu un giovane cristiano che subì il martirio nel 303 durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano. È venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi, annoverato tra i santi ausiliatori ed il suo culto si estende in tutta l'Europa sin dai primi secoli dopo il suo martirio. La sua memoria liturgica è ricordata nei giorni 15 giugno e 20 marzo.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno dati storicamente accertati sulla sua origine. Tuttavia la tradizione[1] lo vuole nato in Sicilia da padre pagano[2]. Secondo una passio del VII secolo il fanciullo siciliano Vito[3], rimasto orfano di madre, fu affidato alle cure della nutrice Crescenzia e dal pedagogo Modesto, che lo fecero convertire alla fede cristiana. Dopo aver operato già molti miracoli, Vito sarebbe stato fatto arrestare dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre. Avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede. I tre sarebbero stati liberati miracolosamente da un angelo e si sarebbero recati in barca in Lucania per continuare il loro apostolato. La leggenda vuole che, durante il viaggio, i tre fossero nutriti da un'aquila che portava loro cibo ed acqua finché sbarcarono alla foce del Sele sulle coste del Cilento.

Acquistata sempre maggior fama di guaritore presso il popolo dei fedeli, fu condotto a Roma dove sarebbe stato perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio, ma, pur ottenuto il miracolo, l'imperatore li fece arrestare e li sottopose a torture; vennero immersi in calderoni pieni di pece bollente ma rimasero illesi, furono quindi gettati in pasto ai leoni ma le bestie divennero mansuete. Furono infine torturati nella carne, ma vennero liberati da degli angeli che li riportarono presso il fiume Sele, dove morirono per le sofferenze il 15 giugno dell'anno 303.

Martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenzia, manoscritto francese del XIV secolo.

Le salme dei tre martiri Vito, Modesto e Crescenzia sarebbero state in seguito sepolte dalla pia matrona Fiorenza in un luogo chiamato Marianus. Difatti, San Vito è protagonista anche nella storia di Polignano a Mare, nella provincia di Bari. Si dice che dopo il martirio, una pia matrona, di nome Fiorenza, in balia di una tempesta nel Sele, chiese aiuto a Dio che le inviò in soccorso San Vito. La principessa per ringraziare il santo decise di dare degna sepoltura a lui e ai suoi compagni in un "locus marianus" come richiesto da San Vito stesso. Fiorenza diede ordine ai suoi uomini di fare ricerche su questo misterioso luogo, senza alcun risultato. La principessa ormai rassegnata decise di seppellire i tre corpi lì dove li aveva trovati. Dopo tempo suo fratello si ammalò e addolorata chiese di nuovo aiuto a Dio; apparsole in sogno San Vito, le disse che avrebbe guarito suo fratello se lei avesse seppellito lui, Modesto e Crescienzia nel "locus marianus". Desta dal sonno, Fiorenza ritrovò davanti a sé un giovane medico che le chiese, in cambio della guarigione di suo fratello, di poter andare con loro nel “locus marianus” che le rivelò trovarsi in Puglia, presso il Castrum Polymnianense, attualmente San Vito (Polignano a Mare) . Organizzata la flotta, dopo 24 giorni di navigazione giunsero nel bellissimo porto dove la principessa ebbe cura di far costruire una chiesa in onore dei tre martiri e acquistati alcuni poderi in loco li donò ai monaci benedettini perché potessero adorare per sempre i Santi Martiri. La Basilica nata nel 900 d.C. fu distrutta nel 1300 dagli Ottomani e ricostruita quasi un secolo dopo dai veneziani, che furono scacciati dal feudatario del luogo. Nel 1700 la basilica fu donata all'ordine benedettino, e destinata ad abbazia; successivamente divenne del Regio Demanio. Nel 1866 fu venduta ai Marchesi La Greca, che ancora oggi sono proprietari dell’intero edificio, fatta esclusione per la chiesa, di proprietà del Fondo di Edifici di Culto del Ministero degli Interni e data in concessione alla Chiesa Matrice Santa Maria Assunta dove la domenica si celebra la messa.

Un'altra leggenda devozionale lo vede protagonista sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto per san Vito e per i santi Modesto e Crescenzia è già documentato nell'antico Martirologio geronimiano e da alcuni accenni che si ritrovano in Gelasio I (che parla di un reliquiario di san Vito a Roma), in Gregorio Magno (che cita un monastero dedicato a san Vito in Sicilia) e nel Liber Pontificalis, dove si parla di una diaconia di San Vito. Già nell'VIII secolo le sue reliquie erano sparse per l'Europa (a Parigi in St. Denis, in Westfalia nell'abbazia di Corvey e Pavia, dove furono portate da re Astolfo nel 755 nella chiesa di San Marino[4]) per poi essere portate da Pavia a Praga dall'imperatore Carlo IV[5].

Al racconto originario della passio del martire si aggiunsero con il passare degli anni varie leggende relative alle translationes delle sue reliquie in varie città e monasteri, e vari miracula che avrebbero avuto come protagonista Vito, leggende che contribuirono ad accrescere ulteriormente la sua fama.

È venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica ed è un santo molto importante anche per la Chiesa ortodossa serba e quella bulgara. La sua ricorrenza è osservata nei giorni del 20 marzo e del 28 giugno del calendario gregoriano che corrisponde al 15 giugno del calendario giuliano.

San Vito è il patrono ed il protettore dei danzatori. Era assai venerato nel medioevo e fu inserito nel gruppo dei santi ausiliatori,[6] santi verso i quali veniva invocata una intercessione in particolari e gravi circostanze e per ottenere guarigione da malattie particolari.

Per secoli la figura di san Vito ha alimentato ed esaltato la fede popolare: si pensi per esempio alla protezione per la quale veniva invocato, in modo particolare nella speranza di ottenere guarigione da patologie quali la Corea di Sydenham, una forma di encefalite nota come ballo di San Vito (in quanto può presentare postumi come tic, tremori, etc.), dall'idrofobia, da malattie degli occhi (in slavo la parola Vid = vista fu associata al suo nome, e in quelle terre il culto di san Vito pare avesse sostituito l'antico culto di Svetovit), dalla letargia. Tuttavia la nascita del suo culto e la relativa tradizione agiografica non sono stati ancora studiati in maniera ampia e approfondita.

Il simbolo che lo rappresenta è la palma del martirio e il calderone dentro il quale avrebbe subito il martirio. È tradizionalmente rappresentato in compagnia di due cani.

Reliquie e luoghi dedicati[modifica | modifica wikitesto]

A Marigliano (NA), identificata dagli studiosi con l'antico Marianus, presso la chiesa di San Vito, costruita su una basilica martiriale altomedievale e annessa, a partire dalla seconda metà del XV secolo, ad un convento francescano, sarebbe custodita la tomba del martire sigillata da un marmo, ricoperto un tempo da pietre preziose, sul quale è incisa la frase latina: HIC VITO MARTIRI SEPVLTVRA TRADITVR.

A Polignano a Mare, nell’abbazia a lui dedicata, è conservato ancora oggi il Braccio, reliquiario ad opera di un ignoto argentiere napoletano, al cui interno contiene il sacro osso di un braccio del Santo e la Pisside, anche questo reliquiario di fattura napoletana, contenente la Rotula di un ginocchio di San Vito.

Presso il fiume Sele sorge un'antica chiesa dedicata al santo, nel luogo dove fu sepolto presso Eboli. Ancora oggi, presso il luogo del martirio indicato dalla tradizione, sorge la chiesa di San Vito al Sele. Molti comuni della Valle del Sele (Caposele, Calabritto, Quaglietta, Senerchia, Oliveto Citra, Colliano, ecc.) hanno, in memoria del martire, o conservano toponimi e luoghi di culto dedicati a san Vito, testimonianza del primitivo culto che Vito ebbe in queste zone e che poi si diffuse in tutta la Cristianità.

Alcune presunte reliquie sono custodite in un corpo cerato che raffigura il Santo, custodito presso la chiesa Collegiata di Sant'Ambrogio di Omegna (VB), racchiuso in un'urna e portato solennemente in processione l'ultimo sabato di agosto, giorno in cui il vescovo di Novara Bascapè portò devotamente le reliquie ad Omegna. Altre presunte reliquie del Santo sono custodite nell'omonima chiesa di Marola (SP): in entrambi i casi si tratta di un corpo santo proveniente dalle catacombe romane. Un reliquiario del Santo è conservato a Lomazzo presso la chiesa di San Vito.

Nella Chiesa Madre di Santo Stefano del Sole (AV) ove san Vito è il patrono, vengono conservate le reliquie del santo, e festeggiato solennemente, oltre che il 15 giugno, l'ultima domenica di agosto nel ricordo del giorno in cui vennero lì deposte, nel 1814; anche in questo caso si tratta di un corpo santo proveniente dalle catacombe romane.

Nella Chiesa Madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in Pisciotta (Sa), si venera una insigne reliquia del sangue di San Vito, custodito in un'ampolla di vetro. Detto sangue si liquefa ogni anno in occasione della festività del martire, solitamente durante la processione in suo onore. Secondo la tradizione la reliquia proverrebbe dalla chiesa abbaziale di Taranto e sarebbe stata traslata per opera del vescovo di Lecce mons. Luigi Pappacoda, nativo di Pisciotta. Infatti sul reliquiario che custodisce il sangue di San Vito è inciso lo stemma della famiglia Pappaccoda, marchesi di Pisciotta.

A lui è dedicata la Cattedrale di San Vito a Praga nel cui interno vengono custodite alcune sue reliquie. A Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa, San Vito è patrono della città e ivi è conservata una reliquia attribuita al Santo, consistente in un frammento di osso del braccio.

Preghiere e devozioni[modifica | modifica wikitesto]

San Vito e san Pietro da Verona, particolare di un dipinto di Lorenzo Lotto
(SCN)

«Santu Vitu Santu Vitu,
iu tri voti vi lu dicu
vi lu dicu pi su lobbiru
ca mi voli muzzicari
attaccatici lu mussu
cu nu muccaturi russu
attaccatici lu sciancu
cu nu muccaturi iancu!
»

(IT)

«San Vito San Vito
ve lo dico tre volte,
ve lo dico per quel loppide
che vuole mordermi.
Legategli il muso
con un fazzoletto rosso,
legategli le gambe
con un fazzoletto bianco»

(Preghiera tradizionale siciliana contro i morsi dei cani)
(SCN)

«E gridamu, e gridamu ccu cori cuntritu:
viva Ddiu e Santu Vitu!»

(IT)

«E gridiamo, e gridiamo con cuore contrito:
viva Dio e San Vito»

(Invocazione durante la processione dell'alloro a Regalbuto)

Festeggiamenti[modifica | modifica wikitesto]

A Mazara del Vallo il concittadino viene festeggiato la penultima settimana di agosto, ricorrenza dell’avvenuta traslazione del Santo e durano 4-5 giorni, ne Lu fistinu di Santu Vitu. La statua argentea del santo viene portata in processione con i marittimi in costume tradizionale.[7]

Nella comunità francoprovenzale di Celle di San Vito, in provincia di Foggia, San Vito viene festeggiato con la processione dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, portati fino al Santuario di San Vito (altitudine 1030 metri), con relativa fiera del 15 giugno.

Molto caratteristici sono anche i festeggiamenti in suo onore che si tengono a Pagani, provincia di Salerno, nel quartiere Barbazzano. I festeggiamenti cominciano il sabato che precede il 15 giugno (giorno di San Vito) con la processione della bella statua del Santo e proseguono nei giorni successivi con il Triduo, il 12-13-14 giugno in cui vengono intitati diversi sacerdoti a predicare, la Santa Messa Solenne il 15 giugno con la tradizionale benedizione dei cani, la sagra il sabato e la domenica successivi al 15 giugno in cui si possono gustare prodotti tipici e, in particolare, la caratteristica ciotola di San Vito, pasta lunga al pomodorino in una ciotola fatta di pane. Chiude i festeggiamenti lo spettacolo pirotecnico al termine della seconda serata di sagra.

Viene festeggiato anche in un piccolo borgo di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, Partignano, dove la fede per il santo è molto sentita ed è anche un vanto e orgoglio territoriale.

Anche a Monte Vidon Corrado per il 15 giugno si organizza una grande festa, dove da molti anni accorrono migliaia di persone da tutta la regione.

Molto caratteristica è la festa che si tiene il 15 giugno nei comuni di Ricigliano e di San Gregorio Magno, in provincia di Salerno. Nel corso della cosiddetta turniata, che una volta si celebrava in tutti i paesi delle valli del Sele e del Tanagro, i pastori ripetono gli ancestrali riti della benedictio super animalia e della circumambulatio, che traggono le loro lontanissime origini da un fertile humus di antichissime tradizioni precristiane, se non addirittura preistoriche.

Grandi festeggiamenti a Polignano a Mare, in provincia di Bari, dove per tre giorni S.Vito è festeggiato come santo patrono con una cerimonia suggestiva che prevede una processione a mare nei pressi del porto dell'omonima frazione ai piedi di un'abbazia medievale.

A San Vito Chietino in onore di San Vito si svolgono 3 giorni di festa, dal 14 al 16, che richiamano un enorme quantità di persone soprattutto nella chiusura dei festeggiamenti dove è solito partecipare un big della musica italiana. Dagli anni 80 ad oggi si sono susseguiti big della musica come Zucchero, Ron, Riccardo Fogli, Zarrillo, Masini.

Sentiti festeggiamenti in onore di San Vito anche a Banzi, in provincia di Potenza, dove alla funzione religiosa segue una processione per le vie del paese con la statua del santo patrono portata a spalla dai fedeli. In un contesto molto caratteristico, abbellito nella sera dalle luci, dalla musica e dal tradizionale spettacolo pirotecnico.

San Vito martire viene solennemente festeggiato il 15 giugno, anche nella cittadina etnea pedemontana di Mascalucia, essendo il Santo Protettore e Patrono della Cittadina siciliana dal 3 marzo del 1771[8]

A Capaccio Scalo in provincia di Salerno, si svolgono annualmente i "Solenni Festeggiamenti in onore di San Vito Martire" nella Chiesa madre del paese, a lui dedicata. La tradizione narra che proprio quel luogo sia stato fondamentale nella predicazione del martire. I riti iniziano la sera del 14 giugno con i solenni "primi vespri" per concludersi ai "secondi vespri" con la Grande concelebrazione Eucaristica e la grandiosa processione alla presenza di numerose autorità civili e religiose.

A Ciminna il culto a San Vito è documentato fin dall'inizio del XVI secolo e il suo santuario, che accoglie il simulacro, sorge su una collina di fronte al paese. La festa del 15 giugno è preceduta da cinque martedì (i martiri di Santu Vitu) in cui si svolgono delle messe al santuario. Il giorno 15 invece ha luogo una breve processione. La festa principale si svolge ogni anno la prima domenica di settembre (volendo ricordare l'arrivo delle reliquie dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia il 4 settembre del 1672), quando il simulacro si trova già in paese da una settimana. In questo giorno la processione si avvia dalla chiesa di San Francesco d'Assisi per giungere alla Chiesa Madre. Il lunedì seguente da questa chiesa viene portato di nuovo al santuario fuori dal centro urbano. Una nota caratteristica di questa festa è la processione figurata (eseguita dal 1972), in cui circa 200 personaggi in costume di epoca romana divisi in 12 quadri rievocano la vita, il martirio e l'arrivo delle reliquie a Ciminna.

Il Santo viene anche festeggiato nella omonima frazione di San Vito ad Ercolano (NA), con celebrazioni che, salvo imprevisti meteorologici, hanno luogo il primo fine settimana di ottobre, richiamando ogni anno centinaia di fedeli e curiosi. La statua del Santo protettore, per il resto dell'anno ospitata nell'omonima chiesetta barocca a lui dedicata, viene portata in giro per le campagne circostanti, al fine di benedire il territorio ed i suoi abitanti. Peculiarità della manifestazione è il cosiddetto "Volo dell'Angelo", evento che ha luogo di domenica pomeriggio con replica serale, in cui due ragazzini (o ragazzine), vestiti da angeli, sono sospesi ad una fune collegata alla sommità della facciata della chiesa e vengono fatti avanzare in direzione della stessa, fermandosi a metà strada per declamare un'orazione in onore del martire.[9]

San Vito Martire viene festeggiato in modo speciale a Burgio, provincia di Agrigento; infatti i cittadini di questo piccolo paese sono divisi da secoli in due gruppi devozionali, rispettivamente per San Vito e per San Luca Evangelista. Queste due fazioni religiose, prima confraternite, ora associazioni cattoliche culturali, si contendono il primato di festeggiare la Risurrezione di Gesù nel giorno di Pasqua. È una gara caratteristica che culmina con due spettacoli pirotecnici, ricchissima di riti, gesti e tradizioni.

A San Vito Lo Capo[modifica | modifica wikitesto]

San Vito, martire, viene festeggiato in modo molto solenne e partecipato anche a San Vito Lo Capo. Molto caratteristica è la rievocazione dello "sbarco" di san Vito: al calar della sera del giorno 15 giugno una barca (scortata dai pescherecci della marineria locale a sirene spiegate e con il lancio di razzi luminosi) trasporta sulla spiaggia S. Crescenza, S. Modesto ed il piccolo San Vito (figuranti in costumi dell'epoca, il piccolo San Vito generalmente viene scelto tramite sorteggio tra i bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione nell'anno di riferimento). Appena sbarcati sulla battigia, accolti da altri figuranti in costume da marinai, inizia un mini spettacolo pirotecnico che segna l'inizio di un corteo che porterà S. Crescenza, S. Modesto ed il piccolo San Vito nei pressi del Santuario. Il corteo tra due ali di folla festante ed incuriosita (moltissimi i turisti che per la prima volta assistono ai festeggiamenti) si snoda attraverso le piccole strade della cittadina alla presenza delle autorità civili e militari sino al Santuario dedicato a San Vito. Subito dopo inizia la processione religiosa che porterà sino a notte tarda in giro per il paese la statua del piccolo martire. La festa si conclude con uno spettacolo pirotecnico.

A Vallata[modifica | modifica wikitesto]

A Vallata alla vigilia della ricorrenza, il 14 giugno, si svolge la festa delle "panelle", minuscoli pani portati, in ceste ornate di fiori, dai bambini del paese che si recano in processione verso il palazzo comunale, dove è in attesa il Sindaco, che poi, con la fascia ed attorniato dai Consiglieri, si accompagna ai concittadini ed alla banda, verso la chiesa di San Vito, posta all'estremità opposta del paese, dove i convenuti sono accolti dal sacerdote che benedice le "panelle", tra festosi fuochi di artificio. Il giorno della festa, il 15 giugno, si svolgeva una volta la tradizionale fiera degli animali e dei galli, in particolare. Ancora oggi, prima di fare ingresso nella chiesetta, i fedeli, a piedi o a dorso di animali da soma, sono obbligati a fare i rituali "tre giri" intorno al sacro edificio, per la liberazione dalla "rabbia" da parte del Santo. La statua recata in processione è quella a mezzo busto e non quella a figura intera, in quanto, secondo la tradizione, ogniqualvolta si è tentato di portarla in processione si sono scatenate bufere che ne hanno reso impossibile il transito per le vie del paese.

A Partanna[modifica | modifica wikitesto]

A Partanna, che fa parte della Diocesi di Mazara del Vallo, San Vito martire è il patrono della città. Ogni anno la città di Partanna organizza il Festino del Patrono di Partanna nella solennità di San Vito martire, nei giorni che vanno dal 10 al 15 giugno. Durante i festeggiamenti si organizzano sagre gastronomiche come "la sagra di la pasta cu l"agghia", eventi culturali e dibattiti a carattere religioso. Da qualche anno è stato ripristinato un corteo storico medioevale lungo le strade cittadine con il carro trionfale di San Vito e la consegna delle chiavi della città al santo da parte del sindaco. Il 15 giugno si svolge la "Sinniata" ossia lo scampanio a festa di tutte le campane della città, dopo la messa solenne nella chiesa del Carmelo, inizia la processione delle reliquie di San Vito seguito del carro trionfale con il simulacro di San Vito martire. Alla fine della processione e prima dell"ingresso del santo nella chiesa del Carmelo avviene un emozionante spettacolo pirotecnico accompagnato dalla banda musicale.

A Sapri[modifica | modifica wikitesto]

A Sapri, ogni anno, i festeggiamenti iniziano il 6 giugno e per 9 giorni viene celebrata la santa novena in onore del patrono san Vito. Durante questi giorni di novena vengono celebrate benedizioni ai bambini, alle auto e alle spighe (che ricordano uno dei miracoli del Santo) ; e vengono celebrati sacramenti come la riconciliazione, l'unzione degli infermi e l'eucaristia. Durante i giorni 14-15-16 giugno per le vie circostanti la Chiesa Madre, è festa cittadina: ci sono bancarelle e giostre, vengono accese le luminarie, la banda musicale suona per il paese e a sera viene ospitato una figura celebre. Il giorno 15 giugno avviene la processione con la statua del Santo Patrono, con tappa principale il pozzo a lui dedicato dove si narra che San Vito fece uno dei suoi miracoli, riportando l'acqua potabile ai cittadini. Al termine dei festeggiamenti avviene un emozionante spettacolo pirotecnico. La statua del Santo rimane esposta per 8 giorni e poi è riposta nell'importante spazio a essa dedicato.

Ortelle

L'ultima domenica di ottobre ad Ortelle (LE) presso il Santuario di San Vito vi è l'antica Fiera dedicata in onore del Santo. Tipico di questa fiera è la carne di maiale lessa con pepe e sale. Altra prelibatezza è il sanguinaccio otrantino tipico del territorio tra Otranto e Maglie: un salame lessato a base di sangue e pezzetti di grasso e vari tipi di carne spezzettata (proveniente dal maiale) condito con pepe, cannella e peperoncino e inserita nelle budella.

Patronati[modifica | modifica wikitesto]

San Vito (talvolta insieme ai santi Modesto e Crescenzia) è patrono di molte località italiane, in particolare dei seguenti comuni:

San Vito è, inoltre, il patrono di Fiume in Croazia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Una Passio, lo fa nascere in Sicilia a Mazara da padre pagano e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano ( San Vito, in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.)
  2. ^ "La città di Mazara per antichissima tradizione da nessun'altra contraddetta, passa per essere stata la patria del nostro Santo, il quale nato da Hila, idolatra e di nobile stirpe, ma allevato ed educato dalla nutrice Crescenzia e dal precettore Modesto, ambedue ferventi cristiani, ancor fanciullo si distingueva per fervore nel praticare la fede e coraggio nel professarla" (Domenico Lancia, Storia della Chiesa in Sicilia, vol. I, pag. 156
  3. ^ BHL 8711-12; per BHL 8714 nasce in Lucania; secondo il Martirologio Geronimiano, Vito sarebbe vissuto in Lucania
  4. ^ San Vito a Roma, su sanvito-roma.it.
  5. ^ La Civiltà Cattolica, su books.google.it.
  6. ^ Santi, beati e testimoni- San Vito
  7. ^ Festa di San Vito a Mazara del Vallo, su siciliainfesta.com.
  8. ^ Festa del Santo Patrono San Vito, su www3.comunemascalucia.it.
  9. ^ Il volo degli Angeli sul Vesuvio - YouTube

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Messana. San Vito. Indagine su un martire di Cristo dei primi secoli, Ed. Meeting Point, 2008.
  • Edizione della passio BHL 8711 in Acta Sanctorum Junii, 3ed. III, pp. 499–504 (Venezia, 1742, pp. 1013–42)
  • Agostino Amore. Vito, Modesto e Crescenzia in Bibliotheca Sanctorum 12. Roma 1963, pp. 1244 sg.
  • Peter Manns. I Santi. Jaca Book, Piacenza 1987, pag. 137
  • Erich Wenneker. Vitus (Veit), articolo in BBKL (Biographisch-Bibliographische Kirchenlexikon), band XII, 1997, Verlag, 1530-1533 Vitus
  • Giovanni Salimbene, Qua munà! Il culto di san Vito nelle valli del Sele e del Tanagro, Salerno, Laveglia Editore, 1997.
  • Maria Rita Basta. L'iconografia di San Vito in alcuni esemplari di arti minori siciliane, in Congresso internazionale di studi su San Vito e il suo culto. Mazara del Vallo 2002.
  • Dario Ianneci. Il libro di San Vito. Storia, leggenda e culto di un santo medievale, Edizioni Gutenberg, Lancusi 2005 (2ª edizione).
  • Antonio Esposito. Il complesso monumentale di San Vito a Marigliano. Storia, arte e devozione. Edizioni Ler, Marigliano, 2006.
  • Remo d'Acierno, La leggenda del Santo Mangiatore" commedia religiosa in due atti sulla vita di san Vito a Taverna del Monaco - Edizioni LA COLLINA 2007

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