Pagliacci (opera)

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Pagliacci
Lingua originale italiano
Genere opera lirica
Musica Ruggero Leoncavallo
Libretto Ruggero Leoncavallo
Fonti letterarie vicenda reale
Atti due[1]
Prima rappr. 21 maggio 1892
Teatro Teatro Dal Verme, Milano
Personaggi

Pagliacci è un'opera lirica in due atti su libretto e musica di Ruggero Leoncavallo.

Fu rappresentata per la prima volta al Teatro dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, con Fiorello Giraud (Canio), Adelina Stehle (Nedda), Victor Maurel (Tonio), Francesco Daddi (Beppe), Mario Roussel (Silvio)[3] e la direzione di Arturo Toscanini.

Fin da poco tempo dopo la prima esecuzione è di frequente rappresentata insieme a Cavalleria rusticana, con la quale è considerata una delle più rappresentative opere veriste.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Stando alle parole dello stesso compositore, l'opera si ispira a un delitto realmente accaduto a Montalto Uffugo, in Calabria, dove il compositore visse da bambino alcuni anni.[5] Secondo i documenti dell'epoca, il suo tutore, Gaetano Scavello, era in relazione con una donna del luogo, della quale era innamorato anche un certo Luigi D'Alessandro: questi, geloso della donna e insultato pubblicamente dal tutore di Leoncavallo, la notte del 5 marzo 1865 accoltellò Scavello all'uscita da un teatro, aiutato dal fratello Giovanni; la vittima morì poche ore dopo ma fece i nomi degli assassini, che furono condannati dal padre di Leoncavallo, magistrato a Montalto.[6] Leoncavallo in seguito affermò che l'assassinio si svolse sotto i suoi occhi e che fu eseguito da un pagliaccio che aveva appena ucciso la propria moglie, poiché sosteneva di aver trovato tra i suoi vestiti un biglietto di Scavello.[6]

Quando nel 1894 l'opera fu tradotta in francese, il compositore Catulle Mendès accusò Leoncavallo di plagio, poiché riteneva che la trama ricalcasse quella della sua opera La Femme de Tabarin, del 1887 (entrambe prevedevano una commedia all'interno dell'opera, un uomo geloso, la commedia che si trasforma in realtà con l'uccisione della donna per gelosia); Leoncavallo si difese sostenendo che la trama era ispirata al fatto di cronaca di cui era stato testimone da bambino e rilevò che anche l'opera di Mendès era passibile di plagio, poiché assomigliava ad altre precedenti, come Un drama nuevo di Manuel Tamayo y Baus; Mendès ritirò allora l'accusa.[7]

Prima rappresentazione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera s'intitolava originariamente Pagliaccio, ma il baritono francese Victor Maurel, che aiutò Leoncavallo ad organizzare la prima rappresentazione, non voleva che il suo ruolo (Tonio) passasse in secondo piano in favore di quello del tenore (Canio); l'editore, per evitare di mettere a rischio la prima, mutò il titolo in Pagliacci.[8]

L'opera fu rappresentata per la prima volta a Milano il 21 maggio 1892, diretta da un giovane e poco conosciuto Arturo Toscanini, e ottenne subito un grande successo, che Leoncavallo non riuscì più ad ottenere con le sue successive opere; nel giro di due anni fu tradotta in molte lingue europee e, per via della sua brevità (circa un'ora), fu spesso accoppiata ad un'altra breve opera di stampo verista, Cavalleria rusticana di Mascagni.[9]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un'introduzione strumentale, la rappresentazione inizia a sipario calato, con un baritono, in genere quello che interpreta Tonio, solitamente nel costume che vestirà più avanti come Taddeo, che si presenta al proscenio come "Prologo" (Si può?, si può?), fungendo da portavoce dell'autore ed enunciando i principi informatori e la poetica dell'opera.

La piccola compagnia teatrale itinerante composta dal capocomico Canio, dalla moglie Nedda e dai due commedianti Tonio e Beppe giunge in un paesino del sud Italia per inscenare una commedia. Canio non sospetta che la moglie, molto più giovane, lo tradisca con Silvio, un contadino del luogo, ma Tonio, fisicamente deforme, che ama Nedda e ne è respinto, lo avvisa del tradimento. Canio scopre i due amanti che si promettono amore, ma Silvio fugge senza essere visto in volto. L'uomo vorrebbe scagliarsi contro la moglie, ma arriva Beppe a sollecitare l'inizio della commedia perché il pubblico aspetta. Canio non può fare altro, nonostante il turbamento, che truccarsi e prepararsi per lo spettacolo (Vesti la giubba).

Dopo un intermezzo sinfonico, Canio/Pagliaccio deve impersonare nella farsa un marito tradito, ma la realtà prende il sopravvento sulla finzione (No, Pagliaccio non son) ed egli riprende il discorso interrotto poco prima, rinfacciando a Nedda/Colombina la sua ingratitudine e dicendole che il suo amore è ormai mutato in odio per la gelosia. La donna, intimorita, cerca di mantenere un tono da commedia, ma poi, minacciata, reagisce con asprezza. Beppe vorrebbe intervenire, ma Tonio, eccitato dalla situazione, di cui è responsabile con la sua delazione, glielo impedisce, mentre gli spettatori, dapprima attratti dalla trasformazione della farsa in dramma, comprendono troppo tardi che ciò che stanno vedendo non è più finzione. Di fronte al rifiuto di Nedda di dire il nome del suo amante, Canio accoltella a morte lei e poi Silvio, presente tra il pubblico e accorso sul palco per soccorrerla.

A tragedia compiuta, secondo la partitura originale, Tonio/Taddeo esclama beffardo e compiaciuto, rivolgendosi al pubblico: "La commedia è finita!".[8] Tale battuta passò precocemente a Canio, divenendo la prassi esecutiva abituale.

Organico orchestrale[modifica | modifica wikitesto]

Le partiture di Leoncavallo prevedono l'utilizzo di:

Da suonare sul palco:

Brani famosi[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto
Vesti la giubba (info file)
Interpretata da Enrico Caruso (1907)

No, Pagliaccio non son (info file)
Interpretata da Enrico Caruso (1910)
  • "Si può?", Tonio (Prologo)
  • "Son qua, ritornano!", Coro (Atto I)
  • "Qual fiamma avea nel guardo", Nedda (Atto I)
  • "Vesti la giubba", Canio (Atto I)
  • "Canzone di Arlecchino", Beppe (Atto II)
  • "No, Pagliaccio non son", Canio (Atto II)

Incisioni discografiche (selez.)[modifica | modifica wikitesto]

Anno Cast (Canio, Nedda, Tonio, Beppe, Silvio) Direttore
1954 Giuseppe Di Stefano, Maria Callas, Tito Gobbi, Rolando Panerai, Nicola Monti Tullio Serafin
1958 Mario Del Monaco, Gabriella Tucci, Cornell MacNeil, Renato Capecchi, Piero De Palma Francesco Molinari Pradelli
1960 Franco Corelli, Lucine Amara, Tito Gobbi, Mario Zanasi, Mario Spina Lovro von Matačić
1965 Carlo Bergonzi, Joan Carlyle, Giuseppe Taddei, Rolando Panerai, Ugo Benelli Herbert von Karajan
1971 Plácido Domingo, Montserrat Caballé, Sherrill Milnes, Barry McDaniel, Leo Goeke Nello Santi
1977 Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Ingvar Wixell, Lorenzo Saccomani, Vincenzo Bello Giuseppe Patanè
1979 José Carreras, Renata Scotto, Kari Nurmela, Thomas Allen, Ugo Benelli Riccardo Muti
1983 Plácido Domingo, Teresa Stratas, Juan Pons, Alberto Rinaldi, Florindo Andreolli Georges Prêtre
1992 Luciano Pavarotti, Daniela Dessì, Juan Pons, Paolo Coni, Ernesto Gavazzi Riccardo Muti
2000 José Cura, Barbara Frittoli, Carlos Álvarez, Simon Keenlyside, Charles Castronovo Riccardo Chailly

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Pagliacci ha acquisito una grande notorietà anche nella cultura di massa. Nel 1943 l'opera è stata oggetto di un adattamento cinematografico (diretto da Giuseppe Fatigati). Molte opere cinematografiche e trasmissioni televisive contengono parodie o riferimenti all'opera, tra le quali serie di grande popolarità come I Simpson,[10] e numerosi film o videogiochi contengono citazioni o utilizzano la musica delle sue arie più celebri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Solo uno nella prima rappresentazione.
  2. ^ Peppe, nell'originale.
  3. ^ Il ruolo doveva essere interpretato da Mario Ancona, che però si ammalò pochi giorni prima del debutto (Longobucco, p. 42).
  4. ^ Osborne, p. 204.
  5. ^ Roux, p. 300.
  6. ^ a b Sansone, p. 346.
  7. ^ Sansone, pp. 346-347. Lo stesso Sansone, pp. 347-348 rileva che probabilmente entrambi gli autori non furono del tutto sinceri: Mendès era infatti stato accusato di plagio nel 1887 da Paul Ferrier, che nel 1874 aveva scritto la commedia Tabarin (trasformata in opera da Émile Pessard nel 1885), e aveva risposto all'accusa citando proprio esempi precedenti simili al Tabarin di Ferrier; Leoncavallo in quegli anni viveva a Parigi e conosceva varie personalità dello spettacolo: è poco probabile che non avesse avuto notizia di questi fatti e che non fosse a conoscenza delle varie opere riguardanti Tabarin. Per le affinità tra i Pagliacci e le opere precedenti si veda Sansone, pp. 351-358.
  8. ^ a b Sansone, p. 350.
  9. ^ Osborne, p. 203
  10. ^ I Simpson: episodio 17x8, Il Bob italiano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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