Avellino

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Avellino
comune
Avellino – Stemma Avellino – Bandiera
Avellino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
Sindaco Paolo Foti (PD) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 40°54′55″N 14°47′23″E / 40.915278°N 14.789722°E40.915278; 14.789722 (Avellino)Coordinate: 40°54′55″N 14°47′23″E / 40.915278°N 14.789722°E40.915278; 14.789722 (Avellino)
Altitudine 348 m s.l.m.
Superficie 30,55 km²
Abitanti 54 515[1] (31-03-2017)
Densità 1 784,45 ab./km²
Frazioni Bellizzi Irpino, Pianodardine, Picarelli, Valle-Ponticelli.
Comuni confinanti Aiello del Sabato, Atripalda, Capriglia Irpina, Contrada, Grottolella, Manocalzati, Mercogliano, Monteforte Irpino, Montefredane, Ospedaletto d'Alpinolo, Summonte
Altre informazioni
Cod. postale 83100
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064008
Cod. catastale A509
Targa AV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 742 GG[2]
Nome abitanti avellinesi
Patrono san Modestino
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Avellino
Avellino
Avellino – Mappa
Posizione del comune all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale

Avellino (IPA: [avelˈli:no], Ascolta[?·info][3] Avell'ino in dialetto irpino, Abellinum in latino) è un comune italiano di 54 515 abitanti[1], capoluogo della provincia omonima in Campania.

L'attuale insediamento nacque dopo che l'Avellino romana, Abellinum, oggi nel territorio di Atripalda, fu abbandonata.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Avellino è situata nella parte più pianeggiante della cosiddetta conca avellinese, una grande valle di origine vulcanica dell'Appennino Campano, circondata ad est dal Monte Tuoro (situato nel territorio di Chiusano di San Domenico), a sud-est dalla catena montuosa dei Picentini (nei pressi di Serino) e a nord-ovest dal maestoso massiccio del Montevergine, che raggiunge un'altitudine massima di 1 493 metri e sovrasta i comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo e Summonte. A occidente la catena appenninica raggiunge altitudini inferiori (Monte Esca 872 m, Monteforte Irpino, Faliesi 955 m nel comune di Contrada), fino a raggiungere altezze collinari nel versante sud (il confine qui è la collina sulla quale sorge Aiello del Sabato, 425 m). La città è attraversata da il Rigatore, il San Francesco ed il Fenestrelle, affluenti del Sabato, corsi d'acqua oggi molto impoveriti ed in parte interrati[4].

I dintorni del centro urbano sono rigogliosi di vegetazione: prevale la coltura della nocciola.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Avellino.
Tipico paesaggio irpino

Il clima di Avellino è di tipo temperato, risente dell'influenza del Mar Tirreno, ma ha tratti sensibilmente più continentali della Campania costiera; ciò è dovuto all'assenza di grosse barriere montuose in senso nord-sud, che rende la conca avellinese esposta sia alle correnti caldo-umide di Libeccio e Scirocco provenienti dal vicino golfo di Salerno,sia alle correnti fredde e secche di Bora, mentre la catena montuosa del Partenio impedisce l'afflusso di aria tirrenica dal golfo di Napoli, ma crea un poderoso effetto stau quando si attivano correnti da Ovest, rendendo di fatto la zona la più piovosa della Campania, visto che si superano quasi sempre i 1000mm di precipitazioni annue, con punte di 2000 registrate sulla cima di Montevergine[5].

Secondo la classificazione di Köppen, Avellino rientra nel mediterraneo, avendo una temperatura media di 14,5°C, ma presenta delle caratteristiche particolari: se infatti la marcata escursione termica (mediamente 17°C di differenza tra la temperatura del mese più freddo e quella del mese più caldo) avvicina il clima avellinese ai climi continentali, il regime delle precipitazioni segue l'andamento tipico dei climi mediterranei, con un massimo collocabile tra la fine dell' autunno e l'inizio dell' inverno ed una prolungata siccità estiva. Nel trentennio 1960-1990 il record positivo di temperatura media è stato registrato nel 1950 (15,5°C), mentre l'anno più freddo è stato il 1956, con una temperatura media di 12,8°C.[6]

L'inverno dura da dicembre a fine marzo, è fresco e piovoso, con una temperatura media del mese più freddo di circa 7°C; a giornate miti ma piovose, si alternano giornate, spesso asciutte, con le temperature prossime allo zero. Le nevicate sono un fenomeno che ha cadenza annuale, ma con accumuli solitamente modesti nel centro cittadino, un po' più significativi nelle zone collinari circostanti. Non sono mancati, tuttavia, eventi eccezionali come quello accaduto nella notte del 3 febbraio 2012, quando sono caduti nel centro di Avellino oltre 50 cm di neve; mediamente cadono sulla città 20 centimetri di neve all'anno. L'estate vera e propria va da giugno a settembre, tuttavia nei mesi di maggio e ottobre si sono raggiunti spesso i 30 °C. Questa è una stagione calda e assolata, con una temperatura media in luglio e agosto (i mesi più caldi) di circa 24 °C nei settori più pianeggianti, che sono anche quelli più riparati dai temporali estivi provenienti dall'Appennino. L'anticiclone delle Azzorre e l'anticiclone subtropicale africano garantiscono in tutta la Campania condizioni di tempo stabile e soleggiato per lungo tempo facendo sì che in alcune zone della conca avellinese le temperature superino frequentemente i 35 °C durante le ore più calde della giornata. In questa stagione comunque raramente le temperature minime superano i 20°C, garantendo così quel refrigerio notturno sconosciuto alle città costiere campane. Le stagioni intermedie sono brevi, e presentano una spiccata variabilità, con una piovosità più accentuata in autunno che non in primavera, come si evince anche dalla tabella sottostante.

Va comunque precisato che la particolare conformazione morfologica del territorio fa sì che ci siano differenze di temperatura e piovosità relativamente significative anche nel raggio di pochi chilometri; ad esempio la zona occidentale della conca, quella più a ridosso della catena del Partenio (ad Avellino il quartiere di Valle, poi i comuni confinanti di Mercogliano e Monteforte Irpino), presenta una piovosità più alta, le nevicate sono più copiose, i temporali estivi sono più frequenti, ma l'escursione termica è minore, con estati più fresche (raramente si superano i 32 °C). In questa zona, grazie all'altitudine e all'esposizione a sud, l'aria è più secca e sono pressoché assenti nebbie e foschie. La zona sud-orientale, quella che comprende il centro cittadino e il limitrofo comune di Atripalda, essendo adagiata in un fondovalle presenta escursioni termiche, sia giornaliere che annuali, più marcate, facendo registrare temperature massime più alte e minime più basse il fenomeno dell'inversione termica, che si verifica soprattutto in autunno-inverno in condizioni di tempo stabile e assenza di vento, fa sì che in questa zona le temperature minime siano mediamente più basse rispetto a quelle delle zone più alte, ed è causa di nebbie e foschie nelle ore più fredde delle notti invernali. La piovosità è comunque più bassa (specie in primavera-estate), essendo questa la zona più lontana dalle catene montuose.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura media (°C) 6,9 7,2 9,1 12,0 16,2 19,9 23,4 23,2 19,8 15,4 11,4 8,1 14,5
Precipitazioni (mm) 106 74 65 62 43 30 26 35 61 86 156 122 866
  1. RINVIA [[1]]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Abellinum romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Abellinum.
Scavi di Abellinum nei pressi di Atripalda

Fondata dagli Irpini, il nucleo originario della città, Abellinum, si formò sulla collina della Civita, dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici, in territorio dell'odierna Atripalda a circa 4 km dal centro di Avellino. Testimonianze archeologiche attestano la presenza sulla Civita di un importante centro pre-romano, presumibilmente di origine etrusco-campana e di lingua osca, risalente almeno al IV secolo. Secondo recenti ricerche, suffragate da Edward Togo Salmon, l'antica città era al centro del territorio dei Sabatini, popolo sabello documentato da Tito Livio. Non è da escludere che tale centro avesse il nome di Velecha, attestato da numerose monete attribuite all'area campana. Fu conquistata dai Romani nel 293 a.C., che la sottrassero al dominio degli Irpini nella sanguinosa battaglia di Aquilonia, durante le Guerre sannitiche che si verificarono tra il 343 a.C. e il 292 a.C. Sotto il dominio di Roma la città cambiò più volte denominazione (nell'ordine: Veneria, Livia, Augusta, Alexandriana e Abellinatium). La posizione geografica ha agevolato la nascita dei primi insediamenti: sin dall'antichità la valle del Sabato ha costituito una via naturale tra l'Irpinia e il Sannio. Nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum.

Abellinum non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano. Furono le truppe di Silla ad avviare l'edificazione di una vera città. Il Cardo e il Decumano, tipici elementi urbanistici romani, la suddividevano in quattro quadrati, ognuno dei quali conduceva alle quattro porte esterne. La città romana ha avuto un importante sviluppo in età augustea, grazie alla realizzazione dell'Acquedotto romano del Serino che dalle sorgenti di Serino arrivava a Bacoli, ove era situato il grande serbatoio destinato all'approvvigionamento della flotta romana (oggi denominato Piscina Mirabilis), dopo aver servito le principali città della Campania. Particolare importanza assunse Abellinum in età cristiana, nel corso della quale emerge la figura del grande vescovo Sabino, vissuto probabilmente fra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Il centro è documentato fino alla metà del VI secolo, grazie all'importante patrimonio epigrafico rinvenuto negli anni ottanta-novanta nella basilica paleocristiana di Capo La Torre (centro storico dell'odierna Atripalda). Probabilmente l'antico centro sulla collina della Civita cessò di esistere a seguito delle guerre gotiche e della successiva occupazione bizantina. La popolazione si disperse sulle alture nei dintorni, dando origine a vari piccoli nuovi centri, fra cui, in epoca ancora incerta, la nuova Avellino, sulla collina della Terra, a 4 km in direzione ovest dalla Civita.

La città medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che i Longobardi determinarono la fuga di parte (tesi minoritaria) o di tutti (tesi prevalente) gli abitanti di Abellinum, questi si dispersero sul territorio circostante. Parte di essi cominciò ad aggregarsi sulla collina Selleczanum, oggi nota come Terra, originando la nuova città di Avellino su uno sperone di tufo. Per secoli "intra civitatem" ed "intra moenia" coincisero, visto che la città di Avellino, all'epoca un piccolo borgo, era ricompresa entro il ristretto spazio in cima alla collina tufacea. Ciò perché invasioni, terremoti e pestilenze frenarono notevolmente la crescita demografica.[9] Avellino è stata fino all'849 parte del Principato di Benevento, per diventare dopo la spartizione parte del Principato di Salerno, pur restando legata a Benevento sotto il profilo ecclesiastico, essendo la diocesi di Avellino tuttora suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento. L'arrivo dei Normanni pose Avellino al centro di importanti avvenimenti: nel 1137 Innocenzo II e Lotario III nominarono Duca di Puglia Rainulfo di Alife, il conte di Avellino, per il contributo dato per fermare i primi tentativi di conquista del neoeletto (1130) Re di Sicilia Ruggero II. Due anni dopo, però, in seguito all'improvvisa morte di Rainulfo, con la città rimasta senza l'appoggio di Papa e Imperatore, Ruggero II riunificò il Regno di Sicilia, annettendovi il Ducato di Puglia e il Principato di Capua. Nei decenni successivi, la città passò al conte Riccardo dell'Aquila, dunque ai Paris, ai Sanseverino, a Simone di Montfort, ai del Balzo, ai Filangieri de Candida. Dal 1287 al 1581 fu capoluogo del Principatus ultra serras Montorii.

La prima metà del XVI secolo e la signoria di Maria de Cardona[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1512 divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, che è la più grande figura femminile nella storia della città. Sotto la sua guida Avellino divenne uno dei poli culturali più importanti del regno e riuscì a trarre quanti più vantaggi possibili dalla strategica posizione della città nei collegamenti tra la Puglia e Napoli e tra Benevento e Salerno, riuscendo a far tornare Avellino un crocevia dei commerci fiorente da dopo la caduta della città romana. Per far sviluppare l'economia cittadina ed i propri commerci, la contessa, con l'aiuto di suo marito Francesco d'Este e con il bene placito di sua maestà Carlo V, istituì il giorno di mercato franco, ottenne il permesso di realizzare una fiera annuale, costruì due ferriere nella contea e fece avviare un programma di riordino edilizio ed amministrativo, infatti venne formato nel 1548 un precursore di un consiglio comunale (detto ordine dei deputati) e comparì per la prima volta la carica di sindaco; queste riforme prepararono l'avvento poi della dinastia dei Caracciolo verso la fine del secolo. Il risultato più evidente della guida lungimirante della contessa de Cardona è il boom demografico cui la città andò incontro, che passò dai 1000 abitanti nel 1532 ai 1600 abitanti nel 1561, due anni prima della sua morte.[10]

Feudo dei Caracciolo[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni dal 1581 al 1806 divenne feudo dei Caracciolo ed in tale periodo la città conobbe una lunga stagione di crescita demografica, di espansione urbanistica e di progresso economico. In questo periodo, si affermò la produzione della lana: i pregiati panni di Avellino dal tipico colore azzurro carico. Il commercio trovò una sede monumentale nella Dogana dei grani. Durante il primo secolo della loro Signoria, i Caracciolo ampliarono il Castello fino a farne diventare un punto di riferimento per poeti e viaggiatori.

La peste del 1656 costituì nulla più che una battuta d'arresto. La terribile epidemia descritta dal Alessandro Manzoni con crudo realismo nel romanzo dei Promessi Sposi, aveva già colpito il territroio Milanese solo qualche decennio prima, dilagava ora  in tutto il Mezzogiorno ed in particolare nel Napoletano: a metà del Seicento, Avellino aveva perso circa tre quarti della sua popolazione ("città fantasa"), assumento un aspetto di cupa desolazione. 'epidemia che si diffuse in maniera violenta e repentina anche nell'hinterland Avellinese è stata dettagliatamente descritta nella "Historia del Contagio di Avellino" da Michele Giustiniani (1612-1679). Le ipotesi dell'Abate sulle origini e le cause della pestilenza furono diverse e attribuite in primo luogo alla possibile distribuzione di pesce putrefatto proveniente dal Mar Baltico; la seconda ipotesi risale alla diffusione di veleno in polvere sparso in vari luoghi della città da presunti nemici dei signori spagnoli. Altre ipotesi si basavano sulla possibilità che lane e panni provenienti dalla Sardegna, trasportati da una nave di soldati(che già nel 1652 avevano infettato l'isola), avessero fatto scaturire velocemente il contagio[11].

Nel Settecento, infatti, la città comincò ad assumere l'odierna conformazione urbana: i principi Caracciolo abbandonarono il Castello, si trasferirono in una nuova residenza, il Palazzo Caracciolo, attuale sede dell'amministrazione provinciale, e avviarono i lavori per la creazione del corso principale della città.

La città ottocentesca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Moti_del_1820-1821 § Il moto carbonaro di Napoli.
Torre dell'Orologio e statua di Carlo II d'Asburgo bambino, detto "il reuccio"

Con l'abolizione del feudalesimo, nel 1806 il capoluogo di provincia del Principato viene riportato dalla vicina Montefusco ad Avellino. La città fu una delle sedi dei moti del 1820-1821. La diffusione, nel marzo 1820, anche nel Regno di Napoli, della conquista in Spagna del regime costituzionale contribuì notevolmente ad esaltare gli ambienti carbonari e massonici. A Napoli, la cospirazione (la quale non si pose mai l'intento di rovesciare il re, ma solo di chiedere la costituzione) prese subito vigore e coinvolse anche alcuni ufficiali superiori, come i fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, Michele Morelli, capo della sezione della carboneria di Nola cui si affiancarono Giuseppe Silvati, sottotenente, e Luigi Minichini, prete nolano dalle idee anarcoidi. La notte tra il 1º e il 2 luglio 1820, la notte di San Teobaldo, patrono dei carbonari, Morelli e Silvati diedero il via alla cospirazione disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. Il giovane ufficiale Michele Morelli, sostenuto dalle proprie truppe, procedeva verso Avellino dove lo attendeva il generale Guglielmo Pepe.

Il 2 luglio, a Monteforte, fu accolto trionfalmente. Il giorno seguente, Morelli, Silvati e Minichini fecero il loro ingresso ad Avellino. Accolti dalle autorità cittadine, rassicurate del fatto che la loro azione non aveva intenzione di rovesciare la monarchia, proclamarono la costituzione sul modello spagnolo. Dopodiché gli insorti passarono i poteri nelle mani del colonnello De Concilij, capo di stato maggiore del generale Pepe. Questo gesto di sottomissione alla gerarchia militare, provocò il disappunto di Minichini che tornò a Nola per incitare una rivolta popolare. Mentre la rivolta si espandeva a Napoli, dove il generale Guglielmo Pepe aveva raccolto molte unità militari, il 6 luglio, il re Ferdinando I si vide costretto a concedere la costituzione. Dopo pochi mesi, le potenze della Santa Alleanza, riunite in congresso a Lubiana, decisero l'intervento armato contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione. Si cercò di resistere, ma il 7 marzo 1821 i costituzionalisti di Napoli comandati da Guglielmo Pepe, sebbene forti di 40.000 uomini, furono sconfitti a Rieti dalle truppe austriache. Il 24 marzo gli austriaci entrarono a Napoli senza incontrare resistenza e chiusero il neonato parlamento. Dopo l'Unificazione della Penisola lo Stato italiano tagliò fuori la città dalle principali vie di comunicazione, impedendone lo sviluppo.

I bombardamenti del 1943[modifica | modifica wikitesto]

Avellino ripresa da un aereo mentre veniva bombardata nel 1943. Si riconosce il Carcere Borbonico in basso a destra e Piazza della Libertà a sinistra

Il 14 settembre 1943 intorno alle 10:55 del mattino la città fu pesantemente bombardata dagli Alleati nel tentativo di bloccare la ritirata delle truppe naziste nei pressi dello strategico ponte della Ferriera. Durante l'attacco anglo-americano persero la vita più di 3.000 persone, circa un cittadino avellinese su otto, e furono duramente colpite piazza del Mercato, il palazzo vescovile e alcuni edifici religiosi e abitativi.[12]

Il terremoto del 1980[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: terremoto dell'Irpinia del 1980.

Il 23 novembre del 1980 un sisma di magnitudo 6,9 devastò il territorio della Campania centrale e della Basilicata centro-settentrionale. Parecchi comuni della provincia furono colpiti ed in particolare il comune di Avellino contò 82 vittime e notevoli danni.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del comune di Avellino
Gonfalone del comune di Avellino

Il Comune ha un proprio stemma ed un proprio gonfalone così come descritti nei decreti di riconoscimento, in data 23 dicembre 1938:

« Campo di cielo all'agnello pasquale con banderuola, adagiato sul libro legato di rosso, ritagliato d'azzurro, poggiato su una terrazza al naturale. Ornamenti esteriori da città »

E in data 1º dicembre 1938, trascritto nel Libro araldico degli Enti morali al vol. II, pag.625:

« Drappo di colore bianco riccamente ornato di ricami d'oro caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrale in oro: "Città di Avellino". Le parti di metallo ed i nastri saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro. »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Antico diritto[13]»
Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Con animo fierissimo, sopportò senza mai piegare, numerosi bombardamenti aerei che causavano la perdita della maggior parte del suo patrimonio edilizio e la morte di 3.000 cittadini. Tutta la popolazione si prodigò con generosità e amore encomiabili per cura dei feriti, degli orfani, dei senza tetto. Settembre 1943.[14]»
— 8 luglio 1959
Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione. Sisma 23 novembre 1980.[15]»
— 9 novembre 2005

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Avellino, scorcio con Duomo e Torre dell'orologio che svettano al tramonto. In basso il Teatro Gesualdo.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di Santa Maria Assunta e di San Modestino

In città le architetture religiose hanno subito distruzioni e sostanziali modifiche in seguito ai vari terremoti che hanno sconvolto il territorio in vari periodi storici determinando il rifacimento delle strutture che non sempre ha rispettato la precedente condizioni degli stessi. Fino alla fine degli anni trenta, c'erano, nel Largo dei Tribunali (ora Piazza della Libertà), la chiesa di San Francesco d'Assisi ed il convento dei Frati Minori Conventuali, fondato dallo stesso santo, e la chiesa dell'Annunziata, con il convento dei padri Domenicani, ora sede della prefettura. Il podestà fascista di allora, ritenne opportuno demolire le due chiese, con il convento francescano, cancellando per sempre due importanti luoghi storici ed artistici.

Complesso del Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Duomo[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Avellino.
La cripta romanica del Duomo

Il Duomo della diocesi di Avellino, dedicato alla Vergine Assunta, sorge approssimativamente dove insisteva l'antichissima Chiesa di Santa Maria, sul Colle della Terra. In particolare, i blocchi in pietra alla base del campanile sono quanto resta dell'originaria costruzione di epoca longobarda/normanna. La Facciata è ottocentesca. L'interno è a tre navate e conserva tante opere d'arte come affreschi, dipinti e arredi sacri. Nel Duomo vi è tanto da ammirare, di rilievo vi è anche l'antichissima Cripta dove si trovano sepolti i corpi di alcuni Vescovi di Avellino. Particolarmente bella ed importante è la cappella di San Modestino, patrono di Avellino, che contiene tanti reliquiari, tra i quali quelli dei Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano. Nella cappella è situata in una nicchia la statua argentea di San Modestino. Di particolare bellezza ed importanza è anche la cappellina che contiene il simulacro della Madonna Assunta (compatrona della città di Avellino), un'opera lignea fatta dall'artista Nicolò Fumo nel lontano 1718, una statua tanto cara agli avellinesi, che viene portata in una lunga processione tra migliaia e migliaia di fedeli per le strade cittadine il 15 agosto.

Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori (Cripta del Duomo)[modifica | modifica wikitesto]

È in stile romanico, ed è composta da tre navate con eleganti colonne di spoglio dai capitelli di ordine diverso. In essa sono sepolti alcuni vescovi di Avellino. La databilità della cripta del Duomo è da identificarsi con lo stesso periodo di costruzione della Cattedrale stessa.

Chiesa di Santa Maria del Rifugio

Chiesa di Santa Maria del Rifugio (detta di Sant'Anna)[modifica | modifica wikitesto]

È situata nella centrale Piazza del Popolo, per secoli luogo di scambi commerciali e mercati ortofrutticoli. La chiesa fu edificata nel 1712, ed è conosciuta per il culto particolare verso Sant'Anna. Il 26 luglio, giorno in cui cade la festa della santa, la chiesa è meta di pellegrinaggio in modo particolare da parte delle gestanti, e delle neo-mamme. Al fianco del Portale d'accesso vi è il monumento dedicato alle vittime dei bombardamenti del 1943 che proprio in Piazza del Popolo fecero più vittime.

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie

In cima alla collina dei Cappuccini si trova la Chiesa-Santuario di S. Maria delle Grazie, affiancata dal Convento dei Cappuccini in un corpo unico, entrambi del 1580. L'interno, a due navate, conserva una pregevole pala d'altare in legno e vari affreschi. Il simulacro della Vergine che viene portato annualmente in processione è basato sulla raffigurazione presente nella parte centrale della pala d'altare.

Chiesa e Conservatorio delle Oblate[modifica | modifica wikitesto]

È situata nei pressi della centralissima Piazza della Libertà. La costruzione del complesso monastico delle Oblate Sacramentine avvenne nel Settecento. La chiesa è dedicata a Gesù Sacramentato, ed è a navata unica, con due altari laterali. Il soffitto ligneo fu dipinto ne 1729 da Michele Ricciardi.

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

La chiesa è documentata fin dal XVI secolo, ed era abbellita da un soffitto dipinto da Francesco Guarini, andato distrutto durante il terremoto del 1688. La chiesa, restaurata nel 1732, si presenta così come è da allora. Inoltre è dotata di una doppia scalinata, con al centro l'accesso verso l'ipogeo. Presso questa chiesa fu istituito dall'Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli nel 1583, il Monte di Pietà, rimasto attivo fino al 1966.

La chiesa è situata di fronte la Fontana di Bellerofonte lungo l'antica strada delle Puglie e funge da palco per il Principe Caracciolo durante la rievocazione storica del "Palio della Botte".

Chiesa e Convento di San Generoso[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso apparteneva all'Ordine Agostiniano, ed è situato sull'antica via Regia delle Puglie. La chiesa fu completata nel 1751 e contiene le reliquie di San Generoso Martire, è a navata unica con transetto e una piccola cupola. in facciata ai lati del portale sono insistono due nicchie con mezzi busti. Ora il convento è sede della Polizia Municipale, mentre la chiesa è ancora officiata la domenica.

Chiesa della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Di piccole dimensioni, ma con arredi ed opere d'arte di un certo valore, come un'acquasantiera barocca del 1640, il soffitto dipinto da Michele Ricciardi, ed una tela di Angelo Solimena firmata dallo stesso, e datata 1672. Dopo il terremoto del 1980, cadde in disuso. Ora la chiesa è adibita a sala conferenze dell'Istituto di Scienze Religiose di Avellino.

Complesso della Chiesa e del Convento di S. Alfonso Maria de' Liguori (Chiesa e Collegio dei Liguorini)

Chiesa di San Francesco Saverio (detta di Santa Rita)[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita nel 1752 e dedicata al Santissimo Nome di Maria e a San Francesco Saverio. La chiesa è anche conosciuta sotto il nome di Santa Rita da Cascia, cui il popolo avellinese nutre una particolare devozione, ed è meta di imponenti pellegrinaggi durante il periodo della novena e della festa in suo onore. Il portale bronzeo è decorato con un' incisione di Santa Rita e San Francesco Saverio. Nei suoi locali ospita anche il museo diocesano.

La sua posizione la rende ben visibile dal Piazzale della resistenza, capolinea Sita e parcheggio che perciò viene popolarmente chiamato "Piazzetta Santa Rita"

Chiesa e Collegio dei Liguorini[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso della chiesa e del convento dei Redentoristi, detti anche Liguorini, fu iniziato nella seconda metà del Settecento, dopo una missione predicata ad Avellino da Sant'Alfonso Maria de' Liguori fondatore della suddetta congregazione. Dopo la morte del santo, i padri redentoristi gli hanno dedicato la bellissima chiesa, che negli anni cinquanta del ventesimo secolo è divenuta parrocchia. Il convento è dotato di una vasta raccolta di libri. Le esigenze di spazio, a causa della crescenda popolazione del rione San Tommaso, hanno fatto sì che i padri Redentoristi costruissero una nuova e ben più ampia chiesa. Il vecchio complesso fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Successivamente ristrutturato, non fu più riaperto.

Chiesa e Monastero di Santa Maria di Monserrato[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Santissimo Rosario

Il complesso è del Cinquecento, ed è situato su quella che un tempo era la via Regia delle Puglie (oggi via Francesco Tedesco). La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista, e il monastero a Santa Maria di Monserrato. Un tempo appartenevano ai monaci di Montevergine, ora il monastero è retto dalle suore Stimmatine.

Chiesa del Santissimo Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita nel 1942, e dedicata alla Madonna del Rosario. La chiesa è in stile gotico, a tre navate con unico portale centrale alla sommità di una bassa scalinata leggermente strombato, sulla lunetta c'è un mosaico a fondo oro raffigurante la Vergine del Rosario. All'interno varie vetrate circolari sono poste lungo le navate laterali e raffigurano i vari misteri del Rosario. Ai due lati dell'ingresso due vetrate: una raffigurante una Pietà e l'altra raffigurante il battesimo di Cristo nel Giordano. il rosone centrale è una vetrata con l'Annunciazione. Nel profondo abside sono quattro tondi con le vetrate dei quattro evangelisti.

Si affaccia sul Corso Vittorio Emanuele II, ed è retta dei padri domenicani, che risiedono nell'attiguo convento. All’interno, varie pregevoli vetrate, restaurate recentemente.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

La dogana come si presentava a fine ottocento.

Dogana[modifica | modifica wikitesto]

La dogana assunse le forme architettoniche attuali dopo che il principe Francesco Marino Bracciolo ne commissionò il restauro a Cosino Fanzago dopo che lo stabile era caduto in abbandono in seguito alla peste del 1656.

La facciata è divisa in cinque moduli su due livelli di cui solo quello inferiore ospita lunette che danno luce all'interno.

Il piano terreno è diviso da cinque archi dei quali quello centrali e i due esterni sono attualmente portoni, mentre in passato solo quello centrale era aperto come documentato da varie immagini d'epoca. A sottolineare la maggiore importanza del portale centrale vi sono due mensole che un tempo ospitavano due statue antiche: Diana e Efebo. Ai due lati della facciata erano presenti due leoni reggenti lo stemma del Principato Ultra oggi posti ai lati del portale di Palazzo Caracciolo.

Il piano superiore si divide in riquadri che riflettono i cinque archi sottostanti. Quello centrale ospita una lapide in ricordo del restauro del Fanzago. Gli altri quattro riquadri ospitavano in nicchie circolari busti di: Augusto , Adriano, Pericle e Antonino Pio. Tra questi due nicchie ospitavano una Venere Anadiomene e la statua di Francesco Marino Caracciolo. Agli estremi vi sono gli stemmi della famiglia.

A coronamento del tetto una balaustra ospitava altre statue provenienti da Abellinum.

Dopo il terremoto del 1980 la dogana subì molti danni, ma il colpo di grazia fu l'incendio degli anni novanta, periodo in cui la dogana ospitava un cinema e che ha fatto rimanere in piedi solo la facciata e la base delle mura perimetrali. Da allora è abbandonata.

Palazzo de Conciliis[modifica | modifica wikitesto]

Opera dell'architetto Maria Luigi de Conciliis nel corso del Settecento, ha accolto il giovane Victor Hugo in occasione del ricongiungimento col padre (il colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo) ad Avellino, ivi trasferitosi in seguito alla nomina a Governatore militare della provincia, in sostituzione del Digonet, avvenuta agli inizi del 1808[16].

Casa della Gioventù Italiana del Littorio[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurata da Renato Ricci nel pomeriggio del 10 aprile 1937, la Casa della GIL è stata realizzata su progetto del noto architetto Enrico Del Debbio, già autore degli edifici del Foro Italico di Roma. Il palazzo, dopo essere stato abbandonato nel dopoguerra, fu riconvertito in una sala cinematografica ("Cinema Risorgimento");[17] sopravvissuto al terremoto del 1980, è stato ristrutturato negli anni novanta per ospitare una nuova sala cinematografica, il Cinema Eliseo.

Altri edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo del Governo visto da Piazza della Libertà
  • Palazzo del Governo
  • Palazzo Amoretti
  • Palazzo Balestrieri
  • Palazzo Caracciolo
  • Palazzo De Conciliis
  • Palazzo De Peruta
  • Palazzo Festa
  • Palazzo Greco
  • Palazzo Testa
  • Palazzo Trevisani
  • Caserma Litto

Torre dell'Orologio[modifica | modifica wikitesto]

La torre dell'Orologio di notte

La Torre dell'Orologio, simbolo di Avellino, è un monumento in stile barocco che sovrasta la Piazza Amendola, dove si trova il Palazzo della Dogana.

La torre è alta circa 36 metri e presenta un basamento a bugne riquadre. In origine presentava due piani, con quello più elevato aperto. Successivamente, venne aggiunto un terzo livello dotato di un orologio a campane e della "diana" che suonava a martello in caso di pericolo.

Data la sua altezza e la sua collocazione, la Torre dell'Orologio sovrastava gli edifici circostanti e la sua sommità è visibile da lontano, persino dalla fine di via Francesco Tedesco e del Corso Vittorio Emanuele II.

Voluta per volontà del principe Francesco Marino Caracciolo, fu progettata dall'architetto Cosimo Fanzago a metà del XVII secolo.

Come tutti i monumenti secolari, la Torre dell'Orologio ha vissuto le conseguenze dei vari terremoti successivi alla sua costruzione, nel XVII e XVIII secolo. Perciò, venne restaurata nel 1782, impiegando danaro pubblico, secondo quanto recita una lapide, dove si leggono i nomi del Sindaco, Pietro Rossi, e dell'Architetto, Luigi Maria de Conciliis.

La Torre crollò quasi interamente a seguito del terremoto del 23 novembre 1980, il che rese necessaria una ricostruzione con alcuni elementi originali.

Carcere Borbonico[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto principale del Carcere borbonico

Venne iniziato nel 1819. Nel 1826 fu approvato il progetto del carcere di Giuliano de Falco. I lavori vennero iniziati nel 1827, i primi due padiglioni ultimati entro gli anni trenta dell'Ottocento. Il carcere è stato attivo fino al 1987 per poi essere sottoposto a lunghe attività di restauro e riqualificazione, fino alla sua funzione attuale di principale polo museale della provincia.

Oggi i suoi padiglioni sono sede del Museo Provinciale Irpino, in particolare del Museo del Risorgimento (nuova sezione inaugurata il 17 marzo 2011), della Pinacoteca Provinciale (attualmente in riallestimento) e del Lapidario Provinciale (nel cortile aperto). La struttura ospita sale dedicate a mostre e attività didattiche e un auditorium di circa 100 posti. Molti gli spazi spazi concessi periodicamente ad associazioni ed enti privati per attività culturali. È sede degli uffici della Soprintendenza di Avellino, dell'Archivio di Stato e di alcuni uffici della Provincia di Avellino.

Casino del Principe[modifica | modifica wikitesto]

Residenza nobiliare in stile rinascimentale commissionata da uno dei Principi della dinastia Caracciolo, Camillo, nel 1591. In seguito al restauro è stata adibita a centro espositivo. Tra le mostre presentate vi sono quelle dedicate a Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Andrea Pazienza e Picasso.[18]

La Casina del Principe costituiva l’accesso al Parco attiguo al castello.

Fu fatto edificare intorno alla metà del 1700 da Maria Antonia Carafa, moglie del principe di Avellino, Francesco Marino IV.

La struttura sorse proprio nei pressi della porta monumentale che segnava l'ingresso del giardino, la parte inferiore del magnifico e immenso parco che fu voluto dal principe Camillo Caracciolo.

Il parco fu chiamato "Parco Donnico" dal principe Caracciolo.

Esso era la riserva di caccia del principe che fu ampliata,acquistando ettari di terra dai privati, diventando una delle "sette meraviglie del Regno di Napoli" ( titolo che gli fu attribuito da Carlo Borbone durante una sua visita ad Avellino e che fu ospite alla corte dei Caracciolo per qualche giorno).

Era talmente ampio che occupava tutta la zona dell'attuale Rione Parco (quartiere che sorse in epoca più moderna dove era situato, appunto, il parco del principe) fino ad arrivare nella zona della frazione di Picarelli.

Nel parco si trovavano animali come cervi, caprioli e tanti altri.

C'erano anche dei bellissimi giardini ricchi di tulipani,narcisi, anemoni e tante altre tipologie di fiori e piante, anche esotiche, che all'epoca erano sconosciute nel Regno e in gran parte d'Italia.

Il parco era famoso per le fontane e i giochi d’acqua, per la cui realizzazione venne chiamato un ingegnere idraulico di origini fiorentine, Antonio Nigrone.

La Casina, infatti, fu un luogo di svago per il Principe e per i suoi concittadini.

Dopo i lavori di restauro fatti al Casino, fu scoperto nei sotterranei un ipogeo che risulta,secondo varie ricerche ed ipotesi, avere una datazione ancora più antica del Casino stesso.

Si ipotizza che fu realizzato durante i lavori di restauro del castello dopo che fu devastato dai soldati spagnoli nel 1528 e per il matrimonio della contessa di Avellino Maria de Cardona con Francesco d'Este, figlio del Duca Alfonso I d'Este e di Lucrezia Borgia, nel 1539.

Ad oggi, dell'ipogeo si possono ammirare: elementi decorativi emergenti su un piccolo specchio di acqua, una fontana a parete dal classico stile cinquecentesco con due figure statuarie (una maschile e una femminile), decorazioni con spugne marine e conchiglie e un germaul.

Fontana di Bellerofonte[modifica | modifica wikitesto]

Fontana di Bellerofonte

La Fontana di Bellerofonte (secolo XVII), conosciuta anche come "fontana dei tre cannuòli" per la sua conformazione, è un'opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago, sita nel centro storico nella parte alta di corso Umberto I, già via di Costantinopoli.

Fontana Tecta[modifica | modifica wikitesto]

Posta sulle sponde del Fenestrelle.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio dei ruderi del Castello Longobardo

Di fronte al teatro Gesualdo, sorge il castello della città. La prima parte del castello è stata realizzata sotto la dominazione dei Longobardi nel VI secolo d.C., cioè quando iniziò la rinascita del borgo di Avellino. Il castello è circondato dai fiumi Fenestrelle e Rio San Francesco, quest'ultimo oggi interrato, su 3 lati e dalla collina della Terra a ovest, ma contrariamente a molti dei castelli irpini, sorge nel punto più basso della città. Il castello ha subito diversi assedi nel corso della sua storia, il più importante quello portato avanti dalle truppe di Alfonso d'Aragona nel 1436. Dimora di tutte le famiglie feudatarie di Avellino, ha ospitato anche gli imperatori del Sacro Romano Impero Lotario I ed Enrico VI e diversi sovrani di casa d'Angiò e d'Aragona. Fu qui che il 27 settembre 1130 l'antipapa Anacleto II consegnò a Ruggero II la bolla che lo fece re di Sicilia, avviando quindi la storia del regno dei Normanni in Sicilia e di casa Altavilla[19] Quando nel XVI secolo divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, il castello divenne meta di poeti e viaggiatori che vennero da tutt'Italia per ammirare la bellezza della contessa, come Bernardo Tasso, Giovanni Andrea Gesualdo e Beldando; avviò la creazione della foresteria dove prima sorgeva il casotto di caccia (oggi la Casina del Principe) e iniziò la creazione del parco del castello.[10]

Fu però sotto i Caracciolo che il Castello visse il suo momento di massimo splendore.Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVIII secolo i principi di Avellino completarono la costruzione del parco, dotandolo di un lago artificiale e di una nuova casina di caccia, abbatterono le torri ed i merli e trasformarono il castello in una reggia stupenda che continuò ad attirare letterati e colti da tutta la penisola, accrescendo l'importanza culturale della città. La reggia dei Caracciolo divenne una dimora principesca di uno splendore paragonabile alle corti napoletane ed uno dei gioielli del mezzogiorno d'Italia. Nel XVII un grande mecenate avellinese, Marino II Caracciolo, instituì nel castello l'Accademia dei Dogliosi. Il castello però, dopo aver raggiunto il suo apice, subì gravi danneggiamenti durante la rivolta di Masaniello, i Caracciolo dunque abbandonarono la reggia e si trasferirono nell'omonimo palazzo al centro della città.[19] Dal settecento ad oggi il castello è restato nell'incuria più totale, alcune zone sono persino state abbattute per far posto a costruzioni moderne, come il conservatorio Domenico Cimarosa della città. Solo di recente il comune di Avellino ha avviato un progetto per restaurare il castello e restituirlo alla cittadinanza, i lavori sono però fermi dal 2011 a causa della scoperta di una discarica di materiali di costruzioni, fra cui diverse quantità di piombo, nella piazza di fronte al castello.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

La piazza come si presentava prima dei lavori di riqualificazione.
Piazza della Libertà[modifica | modifica wikitesto]

La piazza centrale della città su cui si affacciano vari edifici storici e punto di inizio di importanti assi viari cittadini come la strada per Salerno (Via dei due Principati) e per Napoli (Corso Vittorio Emanuele II e Viale Italia) oltre che unita a Piazza Giuseppe Garibaldi. Anticamente detta Largo dei Tribunali poiché qui sorgeva il palazzo di giustizia, nel corso dei secoli ha visto molti edifici che su di essa si affacciavano essere abbattuti come la chiesa di San Francesco, la chiesa del Rosario e il palazzo INA che sorgeva al posto dell'antica chiesa di San Francesco. Nel 2016-2017 ha subito un totale rifacimento che ne ha cambiato completamente l'aspetto rendendole inoltre continuazione dell'area pedonale dell'attiguo Corso.

Altre piazze[modifica | modifica wikitesto]
  • Piazza Giuseppe Garibaldi
  • Piazza J.K.Kennedy
  • Piazza Don Michele Grella
  • Piazza del popolo
  • Piazza Castello
  • Piazza Duomo
  • Piazza dell'Ospedale
  • Piazza Giovanni Amendola

Corso Vittorio Emanuele II[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio di Corso Vittorio Emanuele II

Il corso, è da sempre il punto principale di ritrovo degli avellinesi. La strada ha subìto tanti rifacimenti nel corso degli anni, ultimo quello avvenuto tra il 2007 e l'inizio del 2009, ingenti lavori di riqualificazione con una nuova pavimentazione in pietra lavica, la posa in opera di nuovi arredi urbani e la totale pedonalizzazione. Corso Vittorio Emanuele II risulta essere nella classifica dei corsi più lunghi d'Europa. Con i suoi 1.20 km di lunghezza ed una grande larghezza, è la più importante e frequentata arteria della città capoluogo d'Irpinia che, con il prolungamento verso viale Italia, definisce un'unica strada rettilinea che arriva a misurare circa 2 km e questo particolare differenzia Avellino da molte città, anche di grandi dimensioni. In questa particolare zona centrale di Avellino, oltre al fatto che si può assistere ad una bella prospettiva con la possibilità di visionare Montevergine, il Monte Terminio e due simboli di Avellino quali la Torre dell'Orologio e la Cattedrale dedicata all'Assunta con il suo particolare campanile, al suo interno affacciano alcuni dei tanti edifici storici del capoluogo: a partire dallo sbocco con piazza Libertà vi troviamo il Palazzo del Governo che ospita la Prefettura (un tempo convento della Chiesa del Rosario), successivamente il Palazzo De Peruta (angolo iniziale di Via Pasquale Stanislao Mancini), un tempo sede del Municipio e attualmente sede del giudice di pace, nella zona centrale del corso vi è la bellissima Chiesa del S.S. Rosario di stile gotico risalente al 1933, la cui storia è tutta da conoscere visto che un tempo la Chiesa storica, risalente al 1534, sorgeva nella parte iniziale tra piazza libertà ed il corso e dove ora vi è rimasto solo l'edificio dell'ex convento sopra citato. Per concludere, quasi alla fine del corso vi è il Convitto Nazionale Pietro Colletta e la storica Villa Comunale sita di fronte allo storico edificio scolastico.

Ville Comunali[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Comunale

Vi sono nella città due Ville Comunali, la più grande e storica sita in adiacenza al Corso Vittorio Emanuele II, mentre un'altra, inaugurata nel 2006, si trova in via Cristoforo Colombo, nei pressi dell'edificio del distretto militare.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco "Antonio Manganelli"[modifica | modifica wikitesto]

Il parco "Antonio Manganelli"

Inaugurato il 23 luglio 2010, il Parco urbano di Santo Spirito è il polmone verde di Avellino. Con i suoi 120.000 m², infatti, costeggia e copre buona parte del percorso del torrente Fenestrelle, andando così a rivalutare una zona di Avellino ancora sottoutilizzata. Il parco comprende vaste aree verdi, piste ciclabili, un anfiteatro all'aperto, uno spazio giochi per bambini, una pista da jogging, campi da tennis, calcetto, rugby, pallavolo, pallacanestro e bocce, ed un edificio adibito ai servizi. Alcuni progetti, come l'idea di un maneggio o di punti ristoro, non hanno mai visto la luce. Nel giugno 2012 il parco è stato chiuso a causa dello stato di degrado e di abbandono in cui versava a soli due anni dall'inaugurazione.[20] A seguito di lavori di ristrutturazione a cui sono state sottoposte le strutture del parco[21], il 18 maggio 2013 è stato riaperto al pubblico. Contestualmente è avvenuta la cerimonia di intitolazione ad Antonio Manganelli[22].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[23]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2016 nel capoluogo irpino risultano residenti 1.609 cittadini stranieri provenienti da 61 nazioni differenti. Le comunità più rappresentate sono:[24]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto irpino.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Il carnevale in Irpinia ha una tradizione antichissima. Il periodo, storicamente, prende il via il 17 gennaio, giorno in cui il calendario romano ricorda la figura di Sant'Antonio Abate. Le rappresentazioni del Carnevale in Irpinia hanno una loro connotazione strettamente legata al territorio, momenti di folklore che richiamano antichi riti della civiltà contadina, usi e costumi che, nel tempo, si sono tramandati di generazione in generazione.

Il clou della festa si svolge, normalmente, nel mese di febbraio allorquando, seguendo la tradizione, in quasi tutti i paesi si svolgono manifestazioni ad hoc, alle quali si registra ampia partecipazione della popolazione allo svolgimento delle rappresentazioni.

Zeza[modifica | modifica wikitesto]

La Zeza è una scenetta carnevalesca, cantata al suono del trombone e della grancassa. Vide probabilmente la luce nella seconda metà del Seicento. Da Napoli si diffuse presto nelle campagne adiacenti, con caratteri sempre più diversificati nelle altre regioni del Regno. Almeno fino alla metà dell'Ottocento la Zeza veniva rappresentata nei cortili dei palazzi, nelle strade, nelle osterie e nelle piazze. Le parti femminili erano interpretate da soli uomini perché le donne non potevano essere esposte alla pubblica rappresentazione (tradizione che si conserva ancora oggi). La sua sparizione dalle piazze e dalle strade di Napoli, dove aveva preso vita, era stata determinata dai divieti ufficiali emanati nella seconda metà dell'Ottocento, infatti essa era stata proibita dalla polizia “per le mordaci allusioni e per i detti troppo licenziosi ed osceni”.

A causa di questi divieti, la canzone di Zeza si spostò più nell'entroterra, dove è sopravvissuta fino ad oggi. Questo spettacolo è ancora più o meno vivo in alcune province irpine, grazie all'impegno di tante persone, che ogni anno fanno rivivere questa tradizione. Oggi la Zeza può essere considerata un pezzo di teatro popolare prettamente campano. Famose sono quelle rappresentate dalla frazione di Bellizzi Irpino[25] e dai comuni di Cervinara, Capriglia Irpina, Mercogliano, Monteforte Irpino e Solofra.

Venerdì Santo[modifica | modifica wikitesto]

Il Venerdì Santo si svolge la processione del simulacro dell'Addolorata e del Cristo morto per le principali strade cittadine, con sosta all'ospedale San Giuseppe Moscati. La processione parte dalla cattedrale dopo l'adorazione della Croce, presieduta dal vescovo.

Santa Rita da Cascia[modifica | modifica wikitesto]

Uscita della statua di Santa Rita da Cascia dalla chiesa di San Francesco Saverio

Molto forte e sentito è il culto per Santa Rita da parte degli avellinesi. Dal 13 al 21 maggio viene celebrata la Novena a Santa Rita con eventi di culto, di preghiera e teatrali/religiosi organizzati dal comitato della Santa e che avvengono in Chiesa. Tanti gli omaggi floreali che avvengono nei giorni antecedenti la festa. Il 22 maggio vi è un susseguirsi di Messe a partire dalle 6 del mattino fino all'ultima celebrazione che viene fatta alle 12:30, dopo la Supplica. Nel pomeriggio, dopo la Santa Messa, verso le ore 18:30 la statua della Santa viene portata in processione dalla chiesa di San Francesco Saverio, detta anche di Santa Rita (che si trova nel centro storico della città, nei pressi del Duomo). Santa Rita viene condotta per le vie principali della città in un corteo religioso che risulta essere, assieme a quello dell'Assunta, uno dei più seguiti in Irpinia; migliaia e migliaia sono i fedeli che si riversano per le strade di Avellino a salutare Santa Rita, seguendola in processione per tutto il suo percorso chilometrico, un percorso simile a quello che viene effettuato il 15 agosto dalla Madonna Assunta. Molto toccante era quel momento nel quale la Santa veniva portata nello spiazzale dell'ex ospedale "San Giuseppe Moscati", dove i malati attendevano con emozione l'arrivo della Santa dalle finestre, per poi lanciare coriandoli e fiori al suo arrivo, mentre si assistecva al volo delle colombe. Adesso che la sede dell'edificio ospedaliero si trova nella parte periferica della città, la Santa non viene più condotta nello spiazzale, ma viene fatta fermare ugualmente nei pressi dell'ex edificio ospedaliero dove viene dedicata una preghiera a tutti gli ammalati e a tutte le persone bisognose. Molti fedeli, soprattutto donne, seguono la processione attraversando le strade di Avellino completamente scalze in segno di devozione.[26]

Ferragosto Avellinese[modifica | modifica wikitesto]

Simulacro dell'Assunta compatrona di Avellino (legno di tiglio cotto nell'olio opera di Nicolò Fumo da Baronissi 1718)

Quella del Ferragosto è la festa più importante di Avellino e Provincia. Nel mese di agosto la città festeggia l'Assunzione di Maria Santissima con feste, eventi teatrali, di strada e con la partecipazione di artisti di musica leggera. Le celebrazioni del Ferragosto Avellinese iniziano ufficialmente nel giorno del 26 di luglio, festività di Sant'Anna, in cui viene issato lo storico Pannetto dell'Assunta nella piazza principale del capoluogo, ed hanno la loro conclusione dopo la metà di agosto. Nei giorni antecedenti al Ferragosto, molto seguita dalla comunità avellinese è la Novena alla Madonna Assunta, dove avvengono tanti omaggi floreali alla Vergine Maria. Il giorno 14 la città si stringe rendendo un simbolico omaggio floreale alla Madonna, attraverso la figura del sindaco, poi vi è la Veglia di Preghiera fino a notte inoltrata. Il giorno della grande festa del 15 vi è un susseguirsi di messe a partire dalle 5;30 del mattino fino ad orario di pranzo, vi è tra le celebrazioni un solenne pontificale tenuto dal Vescovo e alle 12 viene recitata la Supplica con la penultima Messa del giorno. Nel pomeriggio, si svolge l'ultima Messa, a seguire nel tardo pomeriggio si svolge la tradizionale processione della Madonna Assunta, compatrona della città di Avellino, che viene portata su un carro pieno di fiori e arricchito in tre lati da dei quadri storici dell'Assunta. Che questa sia la festa più importante d'Irpinia ed una delle più conosciute in Campania, lo manifestano la storia, il culto oltre che gli eventi: di fatto, sono migliaia e migliaia gli irpini che giungono nel capoluogo avellinese per stringersi attorno alla Madonna nel giorno della festa e durante la Processione, tanti i rientri anche da parte degli irpini residenti in altre zone d'Italia e molte sono anche le persone che giungono da diverse parti della regione per seguire questa festività.

La processione dell'Assunta per le strade di Avellino

La processione parte dal Duomo e percorre le vie principali della città; un tempo coglieva il suo momento di profonda commozione quando sostava nello spiazzale dell'ospedale san Giuseppe Moscati che ora ha sede nella zona periferica della città, dove i dipendenti ed i pazienti lanciavano fiori e coriandoli sul carro della Madonna; da quando l'ospedale non ha più sede in centro, il carro della Madonna viene fatto fermare ugualmete dinanzi all'ex struttura ospedaliera per una preghiera per gli ammalati ed i bisognosi, di seguito la processione viene fatta proseguire per viale Italia, trovando il culmine nella parte principale della città quale corso Vittorio Emanuele II dove tantissime persone che giungono sia dall'Irpinia che da fuori abbracciano la Madonna; la processione prosegue arrivando anche in piazza Libertà. Il corteo religioso è chilometrico e seguitissimo da migliaia e migliaia di fedeli e dura circa tre ore. La serata del 15 agosto si completa con il classico concerto bandistico nella villa comunale e lo spettacolo pirotecnico da parte di due fuochisti, a mezzanotte, nel grande spiazzale antistante lo stadio Partenio. Il Ferragosto avellinese è caratterizzato anche dai diversi concerti che avvengono in città. Ogni anno, nel cartello degli eventi, vengono registrati almeno due concerti di rilievo: il concerto che viene svolto solitamente il 13 agosto in rione Ferrovia e poi vi è quello che viene chiamato "il concertone", il concerto principale che si svolge solitamente il 16 agosto, gran parte delle volte nei pressi del corso. Sul palco viene chiamato a cantare ogni anno un'artista di rilievo internazionale. Tra i tanti nomi dei grandi artisti che sono venuti a cantare negli anni per il Ferragosto avellinese, spiccano i Pooh, che hanno effettuato ben due concerti di Ferragosto, a loro si aggiungono anche Max Pezzali, Nek, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Pino Daniele, Antonello Venditti, Giusy Ferreri, Arisa e tanti altri.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ad Avellino è presente la più grande struttura sanitaria pubblica dell'omonima provincia, l'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specialità San Giuseppe Moscati, comunemente denominata "Città Ospedaliera".

Presso la caserma Berardi, invece, è ospitato il 232º Reggimento Trasmissioni.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Archivi e biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio di Stato
  • Archivio notarile distrettuale
  • Archivio Diocesano
  • Archivio del Comune di Avellino
  • Centro Rete Bibliotecario Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Emeroteca Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Biblioteca dell'Archivio di Stato, ex Carcere Borbonico
  • Biblioteca della Camera di Commercio (Piazza Duomo)
  • Biblioteca del Centro Sociale "Della Porta" (Via Morelli e Silvati)
  • Biblioteca del Museo d'arte (Via Degli Imbimbo 47)
  • Biblioteca dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Giuseppe Moscati" (Via L. Amabile)
  • Biblioteca dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico (Via F. Petronelli, 8 - Corso Umberto I, 131)
  • Biblioteca della Galleria Nazionale dei Selachoidei
  • Biblioteca Provinciale "Capone", Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Biblioteca dei Padri Redentoristi (quartiere San Tommaso Piazza L. Sturzo).
  • Biblioteca Parrocchiale del Cuore Immcolato di Maria (Viale San Francesco, 1)
  • Biblioteca Parrocchiale "Mons. Luigi Abbondandolo" di San Ciro Martire
  • Biblioteca dell'Istituto "Guido Dorso", Piazza 23 novembre (alle spalle del Duomo)
  • Biblioteche comunali ex circoscrizionali
  • Mediateca Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Mediateca dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico (Corso Umberto I, 131)

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Istituto di Scienze dell'Alimentazione CNR[modifica | modifica wikitesto]
Logo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Ad Avellino ha anche sede una sezione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, specificamente l'Istituto di Scienze dell'Alimentazione (ISA). Presso l'istituto si svolgono attività di ricerca, di valorizzazione, trasferimento tecnologico e di formazione nei seguenti settori scientifici, relativamente alle seguenti tematiche:

  • Studi sulla composizione e le qualità nutrizionali degli alimenti
  • Valutazione degli effetti dell'alimentazione sulla salute umana
  • Caratterizzazione e valorizzazione di alimenti tipici nella dieta mediterranea
  • Genomica, proteomica, e bioinformatica delle scienze dell'alimentazione

L'attività di ricerca dell'ISA è multidisciplinare e corrisponde all'organizzazione interna in tre macrolinee scientifiche a sua volta divise in unità di ricerca.

Istituzione Culturale Museo Zoologico ICMZ[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituzione Culturale Museo Zoologico (ICMZ) è stata fondata ad Avellino nel 1994, ha lo scopo di promuovere la divulgazione scientifica grazie ai suoi musei e la ricerca scientifica con le pubblicazioni dei vari musei e centri di ricerca di sua proprietà e gestione.

L'ICMZ è proprietaria di alcuni musei e biblioteche:

  • Museo Zoologico degli Invertebrati "L. Carbone" (sito in Corso Umberto I, 131);
  • Galleria nazionale dei Selachoidei (in trasferimento da Via Petronelli a Corso Umberto I),
  • Biblioteca ICMZ (Via F. Petronelli, 8),
  • Mediateca ICMZ (Corso Umberto I, 131),
  • Biblioteca GNS (in trasferimento a Corso Umberto I).

Il Centro Ricerche dell'"Istituzione Culturale Museo Zoologico" realizza alcune pubblicazioni periodiche "Quaderni del Museo Zoologico" (dedicato all'attività di ricerca del Museo) e "Malákion" (annuario del Centro Malacologico Irpino “L. Carbone”, dedicato agli studi relativi ai Molluschi), oltre a monografie relative ai vari ambiti della Zoologia e delle Scienze Naturali.

Centro di ricerca per lo studio del pensiero meridionalistico "Guido Dorso"[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di ricerca "Guido Dorso" è stato fondato ad Avellino nel 1978 per volontà della famiglia Dorso. Esso “Ha lo scopo di ordinare e conservare il materiale documentario del Fondo Guido Dorso, di raccogliere, ordinare e conservare il materiale documentario di tutte le componenti e le organizzazioni economiche, sociali e politiche del Mezzogiorno con particolare riguardo alla formazione del pensiero meridionalista e più in generale del movimento operaio e contadino”[27]

Il centro dispone di vari ambienti all'interno del Palazzo De Conciliis, antico palazzo signorile avellinese famoso soprattutto per aver ospitato per alcuni mesi un giovanissimo Victor Hugo. Il centro offre servizio di Biblioteca e di Archivio.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

La città di Avellino dispone di numerosi istituti scolastici, dislocati su tutto il territorio comunale. Le scuole materne e primarie si trovano in tutti i quartieri, mentre le scuole secondarie di I grado si trovano nel centro e nei quartieri più importanti della città. Gli istituti superiori e i licei invece sono raggruppati in campus scolastici, alcuni situati in centro, altri verso la periferia. Tra i più antichi tra essi vi sono il convitto "Pietro Colletta", inaugurato il 1º dicembre 1831, a cui seguì l'apertura dell'istituto agrario avvenuta il 27 ottobre 1879.

Conservatorio Domenico Cimarosa[modifica | modifica wikitesto]

Il conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino, fondato nel 1972, risulta essere il più grande conservatorio di musica in Campania. Le oltre cinquanta aule insonorizzate, e la struttura in generale, rendono l'edificio un vero e proprio campus universitario, fornito di alcune sale strumenti, una biblioteca (con un patrimonio librario che ammonta a circa 10.000 unità, costituita da enciclopedie, antologie, collane, opera omnia, copie anastatiche, partiture, spartiti, libretti d'opera, metodi e studi, periodici e riviste), dei laboratori multimediali e un auditorium di 400 posti, che si può definire una vera e propria arena teatrale idonea per ospitare grandi allestimenti operistici. Un'intera area del complesso è dedicata agli uffici; al suo interno vi è una palestra attrezzata, parcheggi privati, infrastrutture e spazi rivolti agli allievi della scuola. Grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dal 2004 dal Ministero dell'Istruzione, il conservatorio ha potuto decisamente migliorare la sua dotazione strumentale e bibliografica, da mettere al servizio degli oltre mille studenti che lo frequentano. La struttura attuale in cui è ubicato l'istituto è stata realizzata ex novo, dopo gli eventi sismici del 1980, dal governo degli Stati Uniti d'America e successivamente donata alla città nel 1986. Dall'ottobre del 2009 il Conservatorio ha aperto una sezione distaccata a Caserta con due corsi di flauto e pianoforte per 40 allievi. Una sede distaccata è presente anche a Vallo della Lucania.

Istituto agrario "F. De Sanctis"[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Tecnico Agrario "Francesco De Sanctis", nato oltre un secolo fa per promuovere la produzione e la diffusione del prodotto vinicolo avellinese, è la più antica scuola di viticoltura ed enologia d'Italia. Dal 27 ottobre 1879, data in cui venne fondato dal ministro De Sanctis, l'Istituto analizza la vita economica dell'Irpinia, cercando di orientare la sua offerta didattica e la sua opera di ricerca verso le esigenze del territorio, contribuendone allo sviluppo. Nonostante la lunga tradizione storica, la Scuola Enologica è sempre stata attenta all'andamento del mercato e alle innovazioni tecnologiche; per tale ragione ha inserito nei suoi programmi didattici i moderni problemi relativi all'ambiente, alla trasformazione agroalimentare e delle biotecnologie, assicurando ai suoi diplomati la massima preparazione per entrare al meglio nel mondo del lavoro.

Università[modifica | modifica wikitesto]

La città di Avellino non ha sedi universitarie ma ospita il “Corso di Laurea in Vitivinicoltura ed Enologia”. Al riguardo è la terza città d'Italia, dopo Alba e Siena. Facente capo all'Università degli Studi di Napoli Federico II, il corso si svolge presso l'Istituto De Sanctis, antica sede universitaria avellinese. Dal 2012 presso il Teatro "Carlo Gesualdo", invece, Accademia nazionale di danza ha istituito corsi a numero chiuso per l'ottenimento del diploma accademico di I livello in "Discipline Coreutiche tecnico-compositive - Scuola di Coreografia", unico in Italia[28].

Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Giuseppe Moscati"[modifica | modifica wikitesto]

Ente universitario istituito dalla Diocesi di Avellino e dalla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (di Napoli), che rilascia la laurea non specialistica (di I livello) in "Scienze religiose" e abilita all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado[29].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Galleria nazionale dei Selachoidei[modifica | modifica wikitesto]

La Galleria nazionale dei Selachoidei è un museo dedicato esclusivamente agli squali.

Museo d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo d'arte, fondato nel 1995 presenta una collezione di opere dell'Ottocento e del Novecento, di autori fra i quali si ricordano: Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Atanasio Soldati, Pierre Laprade, Renato Guttuso, Ernesto Treccani, Michelangelo Pistoletto, Vincenzo Irolli, Gabriele Carelli, Raffaele Tafuri, Gaetano Gigante, Pietro Bouvier, ed altri. Particolare è la collezione di artisti irpini dell'Ottocento, fra cui si ricordano gli autori: Giovanni Battista, Cesare Uva, Vincenzo Volpe, etc.

Museo Provinciale Irpino[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Provinciale Irpino oggi è dislocato presso il Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa) e il complesso dell'ex Carcere Borbonico (Piazza de Marsico), quest'ultimo attualmente chiuso al pubblico.

Nato dalla Collezione privata "Zigarelli", donata al Comune di Avellino nel 1889, si è arricchito nel tempo grazie a donazioni e acquisizioni e, soprattutto, a campagne di scavi condotte nel territorio irpino dalle locali Soprintendenze. Trasferito per competenza alla Provincia di Avellino nel Dopoguerra, nel 1965 viene collocato al piano terra del Palazzo Provinciale della Cultura in Corso Europa, nato dal progetto dall'architetto Francesco Fariello del 1951, dove oggi rimane la Sezione Archeologica, che espone importanti reperti ritrovati nella provincia di Avellino, tra i quali si segnala la preziosa raccolta collegata al culto della dea Mefite.

Negli anni Duemila la collezione di quadri viene trasferita presso l'ex Carcere Borbonico, nel quale viene istituita la "Pinacoteca Provinciale".

Sempre nel Carcere Borbonico sono stati collocati anche i Depositi del Museo Irpino e un'esposizione di strumenti scientifici dell'800.

Museo irpino del Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Ospitato nel complesso del carcere borbonico, venne riaperto nel 2011 in occasione delle celebrazioni per il 150º anniversario dell'unificazione nazionale. Accoglie reperti dell'ottocento riguardanti i processi e la società che resero possibile la moderna Italia. I reperti sono organizzati cronologicamente dal 1799 (anno di proclamazione della Repubblica Napoletana) al 1861.

Museo Zoologico degli Invertebrati "Carbone Lauretana"[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Zoologico degli invertebrati è dedicato alla malacologa irpina Lauretana Carbone. È situato in Corso Umberto I, è uno dei maggiori musei dedicati agli invertebrati in Italia, aperto nel luglio del 2002. L'esposizione del museo è suddivisa in tre sezioni, che rappresentano le classi zoologiche degli animali a cui è dedicato: nella prima sezione si espone al pubblico la specie dei celenterati e dei poriferi; nella seconda: gli artropodi, i tentacolati, gli anellidi, gli echinodermi, gli aschelminiti, i rizopodi, i sipinculidi e i tunicati. La terza area del museo è completamente dedicata ai molluschi.

Il museo custodisce collezioni comparative di molluschi ascritti ai generi: Acavus, Allonautilus, Aporrhais, Argonauta, Harpa, Nautilus, di livello internazionale, con tutte le specie viventi ed attualmente descritte. Di rilievo la collezione di Tentacolati, l'unica presente sul territorio campano.

Fra le specie ormai estinte si segnalano alcune chiocciole arboricole del Madagascar del genere Tropidophora, delle Isole Mauritius del genere Gibbus, dell'isola di Madera del genere Geomitra, dell'isola di Kauali (Hawaii) del genere Camelia, dell'Isola di Raiatea (Polinesia Francese) del genere Partula. Oltre al gasteropode d'acqua dolce planorbide carinato del Nord America (Neoplanorbis carinatus) proveniente dall'Alabama (USA) ed all'igromiide di Picard (Trochoidea picardi) da Tel Aviv (Israele).

Pinacoteca Provinciale Irpina[modifica | modifica wikitesto]

La Pinacoteca Provinciale Irpina è situata all'interno del "Carcere Borbonico", in un intero braccio, nei pressi del Corso Vittorio Emanuele (ingresso Piazza de Marsico)[30]. Propone dipinti e ceramiche, principalmente di autori locali e di interesse provinciale. Degna di nota è la sezione di dipinti napoletani dell'Ottocento con Domenico Morelli, Lord Mancini, Vincenzo Caprile, Federico Maldarelli. Dal 2008 la pinacoteca è chiusa al pubblico per lavori di ritrutturazione.

Altri musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Lapidario Provinciale, Carcere Borbonico (collezione proveniente dalla Sezione Archeologica del Museo Irpino in Corso Europa)
  • Esposizione di reperti della Soprintendenza Archeologica, Carcere Borbonico (Via Dalmazia)
  • Esposizione Provinciale di attrezzature scientifiche del XIX secolo, presso il Museo Irpino del Risorgimento, Carcere Borbonico
  • Museo e Lapidario Diocesano
  • MateMuseum (Museo della Matematica)

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro comunale Carlo Gesualdo.

Il principale teatro di Avellino è il Teatro comunale Carlo Gesualdo, situato nei pressi del castello. Progettato dagli architetti Carlo Aymonino e Gianmichele Aurigemma, è stato terminato nel 2001 dopo nove anni di lavori. Ha una capienza di 1189 posti. Nei pressi del corso principale della città sorge, invece, il Cinema Partenio, occasionalmente utilizzato per spettacoli teatrali e conferenze.

Fino ai primi del '900 in Piazza della Libertà sorgeva il Teatro San Ferdinando. Terminato nel 1816 e progettato dall'architetto Domenico Chelli, fu inaugurato il 31 maggio 1817 e dedicato al re di Napoli Ferdinando I. Dal 5 febbraio 1888 si iniziò ad utilizzare la "ribalta elettrica", un sistema di illuminazione adoperato per la prima volta in Europa. Gli ultimi anni del XIX secolo furono quelli di maggiore attività. Nel 1923 il commissario regio Giulio Corradi decise di vendere l'immobile, anche a causa del deterioramento degli interni dovuto all'inattività durante la prima guerra mondiale. Del teatro, ad oggi, resta solo una lapide commemorativa.[31][32]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Fusilli all'avellinese[modifica | modifica wikitesto]

I fusilli avellinesi (tipo di pasta fresca artigianale e non, prodotta anche dalle grandi industrie alimentari) sono conditi con sugo bianco a base di verdura di stagione a pezzi, funghi e salsiccia di maiale, il piatto ha numerose varianti.

Dolci tipici[modifica | modifica wikitesto]

Fra le paste: la "Bombarda" dolce a forma di spicchio di frutta di pandispagna rosa con nocciole e ricotta.

La "Pigna pasquale dolce" a forma di ciambella con uova sode, glassa e confettini.

La "Zeppola" una ciambella fritta con zucchero.

I vini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fiano di Avellino.

Il Fiano di Avellino è uno dei tre vini irpini che ha ottenuto il prestigioso marchio DOCG. Ottimo da abbinare con i frutti di mare, è raccomandato dai sommelier per accompagnare piatti a base di pesce, zuppe e molluschi. È di colore giallo-paglierino, ha odore intenso, e un gradevole sapore secco.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio di Corso Umberto I

Palio della Botte[modifica | modifica wikitesto]

Ad agosto si svolge in città il Palio della Botte, una competizione di stampo medievale che si svolge tra le sette contrade (che coincidono con le sette circoscrizioni) della città di Avellino. La sfida consiste nel far rotolare con una spranga ricurva una botte di circa due quintali, spingendola in salita lungo tutto Corso Umberto I. La vittoria viene assegnata al rione che riesce a raggiungere nel minor tempo possibile la Fontana di Bellerofonte.

Laceno d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Festival cinematografico internazionale dedicato al cinema Neorealista fondato nel 1959 da Camillo Marino e Giacomo D'Onofrio. Prende il nome dal luogo in cui si svolsero le prime edizioni, il Laceno appunto, frazione di Bagnoli Irpino. Negli ultimi anni il festival è rinato svolgendosi in vari luoghi della provincia.

Persone legate ad Avellino[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il discorso urbanistico va allargato non solo alla città in sé per sé, ma alla oramai definibile "area urbana" in quanto annessi al capoluogo, inseriti in una continuità non solo territoriale ma anche e soprattutto urbanistica ed edilizia, sorgono Atripalda, Mercogliano e Monteforte Irpino, che superano i 10.000 abitanti; a questi si aggiungono molti altri comuni più piccoli contigui al capoluogo. Di recente è stato approvato ed adottato il nuovo PUC (piano urbanistico comunale) in sostituzione del PRG (piano regolatore generale) creato dallo studio Gregotti-Cagnardi. Un piano urbanistico che darà nuova linfa e nuovi sbocchi ad un contesto urbano immobile e disorganizzato su cui gravavano ancora i postumi del post-sisma.

La sua area urbana, secondo le stime dell'OCSE, conta 148.527 abitanti[34].

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Avellino possiede quattro frazioni: Bellizzi Irpino (un tempo comune indipendente), Pianodardine, Picarelli e Valle.

Rioni e Borghi periferici[modifica | modifica wikitesto]

Borgo Ferrovia, Rione Mazzini, Rione San Tommaso, Rione Parco.

Altre località del territorio[modifica | modifica wikitesto]

Agglomerati di case che costituiscono piccole frazioni della città si trovano in Contrada Bagnoli ed in località Bosco dei Preti.

Contrade[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra suddivisione presente nella città è quella delle contrade. Sono 7:

  • Terra (corrispondente all'omonima collina comprendente le aree di Corso Umberto I, Via Nappi e Piazza Libertà),
  • Porta Puglia (Borgo Ferrovia e Via Francesco Tedesco),
  • Porta Napoli (Corso Vittorio Emanuele II, Corso Europa e Contrada Bagnoli),
  • Porta Beneventana (Valle, Contrada Baccanico e Rione Aversa),
  • Parco del Principe (Rione Parco, Contrada Archi e Via Tuoro Cappuccini),
  • Tuoppolo (Rione San Tommaso e Rione Mazzini),
  • Bellezze (corrispondente alla frazione di Bellizzi Irpino).

Anche se tali contrade corrispondono effettivamente alle circoscrizioni comunali, non hanno alcun riconoscimento amministrativo, ma sono ben conosciute dagli avellinesi e dagli abitanti dei paesi limitrofi perché ogni anno il 12 agosto si sfidano nel celebre Palio della Botte

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto del 1980 ha rappresentato non solo per Avellino, ma per la sua intera provincia, il punto di svolta dell'apparato economico dapprima esistente in Irpinia. Dopo il sisma sono state realizzate molte infrastrutture, e sono state dirottate verso il capoluogo ingenti somme di denaro, che hanno favorito lo sviluppo di zone prima di allora molto indietro sotto il profilo innovativo ed economico. Il reddito pro capite cittadino (al 2008) è di 20.180 euro l'anno, ben al di sopra della media regionale e tra i più alti della regione e delle zone limitrofe considerando i singoli comuni, e un reddito totale di 739.265.220 euro[35].

Nel rapporto di Unioncamere del 2007, la Provincia di Avellino risulta essere la più ricca della Campania, con un Pil per abitante ammonta a circa 19 000 euro[36].

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il settore agricolo ha trainato l'economia cittadina sino a metà degli anni settanta, quando il mancato ricambio generazionale ha causato una netta flessione del lavoro dei campi. In provincia è diffusa la coltivazione di tabacco[37], uva e nocciole, per la quale risulta essere tra le prime in Italia per coltivazione e produzione[38][39].

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato industriale è un settore importante per l'intero sistema economico avellinese, con i nuclei industriali "est" ed "ovest" impiantati nella periferia est della città, a Pianodardine, Prata di Principato Ultra e Pratola Serra. Molte delle piccole e medie imprese fanno da indotto alle importanti realtà presenti nella zona, come la FMA (Fabbrica Motori Avellino) che produce i propulsori per FIAT, Opel, Lancia, Alfa Romeo e dove si crea il motore multijet. Altre realtà sono la Novolegno facente capo al gruppo Fantoni, la Denso, la Salvagnini, la Magneti Marelli, la Aurubis[40], industrie queste che occupano ognuna anche più di due migliaia di operai, provenienti non solo da Avellino ed il suo hinterland, ma anche da fuori provincia o da fuori regione.

Terziario e servizi[modifica | modifica wikitesto]

La città è punto di riferimento per tutta la provincia sul profilo degli uffici avendo, oltre ai già presenti edifici amministrativi, burocratici e giudiziari tipici di un capoluogo di provincia, molte sedi amministrative delle medie imprese irpine, fra le quali una delle più importante è l'azienda Autoservizi Irpini, la migliore azienda della regione nel settore dei trasporti nel 2013 e l'unica con bilancio finanziario attivo in Campania.[41] Avellino inoltre ospita diverse filiali di banche importanti e di sedi assicurative locali e nazionali e soprattutto il centro direzionale della banca della Campania.[42]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Dal novembre 2006 in città sono stati aperti decine di cantieri, tutti finanziati dal progetto P.I.C.A. (Progetto Integrato Città di Avellino) mediante fondi europei, volti a darle un modello soddisfacente e pratico di vivibilità. I principali interventi eseguiti riguardano la pedonalizzazione e riqualificazione della strada principale (corso Vittorio Emanuele), la realizzazione dei parchi di piazza Kennedy in prossimità della vecchia autostazione degli autobus e di Santo Spirito e la costruzione di una strada di collegamento tra la Variante Est ed il centro cittadino, con rispettiva riqualificazione della zona. Sono, inoltre, previsti lavori di restyling di Piazza della Libertà[43], con rispettiva pedonalizzazione della stessa resa possibile grazie alla realizzazione di un tunnel sotterraneo che permetterà il regolare transito dei veicoli, oltre al restauro di varie strutture presenti in città[44].

Autostrade[modifica | modifica wikitesto]

La viabilità della provincia di Avellino

La Città è attraversata nella zona nord-ovest dall'autostrada A16, che prende anche il nome di Strada europea E842, che lambisce lo stadio Partenio-Adriano Lombardi per poi dirigersi verso l'Irpinia nord-orientale. Nel territorio comunale non sono presenti caselli autostradali, essendo le due uscite omonime situate nei Comuni limitrofi di Mercogliano (Avellino ovest) e Manocalzati (Avellino est).

Il raccordo autostradale 2, che fa parte della Strada europea E841, invece collega Salerno al Comune di Atripalda, alle porte di Avellino, e permette ai flussi prevenienti dall'A16 di proseguire in direzione sud immettendosi sull'A3.

Strade statali

Avellino è attraversata, nella zona meridionale, dalla strada statale 7 bis Terra di Lavoro, che costituiva l'unico collegamento diretto con il Comune di Napoli prima della realizzazione della autostrada A16.

La strada statale 7 Via Appia, percorrendo la vicina Manocalzati, può fungere da raccordo tra il capoluogo e i Comuni dell'Irpinia orientale.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La Stazione di Avellino, situata al confine con Atripalda, è capolinea delle linee ferroviarie per Benevento, per Cancello e per Rocchetta Sant'Antonio. La stazione garantiva il collegamento sia con i comuni della provincia che con Benevento e Salerno. Per rilanciare la stazione, erano stati aggiunti anche alcuni treni per Napoli Centrale e Roma, poi soppressi a causa dei tagli al trasporto ferroviario che portarono, nel 2010, alla chiusura della tratta Avellino-Rocchetta Sant'Antonio. La delibera regionale datata 9 agosto 2012 ha cancellato le ultime diciannove corse locali, determinando la totale chiusura della stazione di Avellino[45]. In seguito alle proteste dell'utenza, dal successivo 28 ottobre vennero ripristinate alcune coppie di treni[46] per Salerno e Benevento. Tuttavia, sul territorio cittadino sono presenti associazioni che si battono per il ripristino dei servizi offerti in passato, vittime dei tagli regionali al trasporto pubblico locale.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Terminal autobus

La mobilità su terra ad Avellino città ed il suo bacino provinciale è come volume di passeggeri annui, di gran lunga il tramite più utilizzato. La principale società di autotrasporti presente sul territorio è l'"A.IR", acronimo di Autoservizi Irpini, che oltre ai trasporti pubblici urbani (garantiti dall'Azienda Trasporti Irpini o ATI, facente parte del gruppo "A.IR".) assicurato con 13 linee urbane escluso linee scolastiche, garantisce trasporti extraurbani con collegamenti giornalieri con quasi tutti i paesi della provincia, oltre Roma, Napoli, Benevento, Caserta, Foggia, Salerno e la sua università, Campobasso, Termoli, Bologna, Padova, Pescara, Siena, Ancona, Firenze, Perugia, Pisa, Rimini, Venezia e altre tante città e comuni. La stessa società garantisce il collegamento via funicolare con il Santuario di Montevergine, meta di numerosi pellegrini; inoltre gestirà il servizio di metropolitana leggera che prossimamente si insedierà nel contesto cittadino, e l'autostazione cittadina (prossima alla completa realizzazione) che sarà il terminal di tutto il parco mezzi inerente alla società stessa. Altra importante società è la Sita Sud che collega il capoluogo con Salerno e i paesi tra il confine della Provincia di Avellino e Salerno. Dal 15 settembre 2016 le linee EAV bus che servivano i paesi tra Avellino e Nola sono state assorbite dall'A.IR.

Filovia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1947 e il 1973 Avellino fu collegata a Mercogliano ed Atripalda da una filovia gestita dalla Società Filoviaria Irpina[47].

Nel primo decennio del XXI secolo si è progettata ed iniziata a costruire una nuova filovia[48][49], pensata per snellire il traffico cittadino e a ridurre le emissioni di gas di scarico delle auto private. I lavori, iniziati nel 2009[50], prevedevano il completamento dell'opera per il 2010[49]. A causa delle numerose interruzioni dei lavori, al 2017 il progetto risulta completato al 92-93%[50] e la messa in funzione dovrebbe avvenire nel corso del 2018[50].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Avellino.

Per consultare la lista dei sindaci succedutisi si rimanda alla voce sovrastante.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallacanestro maschile[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Felice Scandone Basket Avellino.

La Società Sportiva Felice Scandone è stata fondata nel 1948, e dal 2000\2001 milita in Serie A1. Nel 2008 ha vinto la Coppa Italia, superando in finale i padroni di casa della Virtus Bologna.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Unione Sportiva Avellino 1912.

La principale società calcistica cittadina è l'Unione Sportiva Avellino 1912. Fondata nel 1912, ha al suo attivo dieci stagioni in Serie A, dove aveva militato ininterrottamente dal 1978 al 1988. Dichiarata fallita nel 2010 dal Tribunale Civile di Avellino, è stata radiata dalla Federcalcio l'11 febbraio 2011. Il 10 luglio 2009 è stata esclusa dai campionati professionistici per decisione della Co.Vi.Soc. ed in seguito a questi eventi, dopo la presentazione di alcune cordate imprenditoriali presso il comune di Avellino, è nata la società Avellino Calcio.12 Società Sportiva Dilettantistica che poi dal giugno 2010 ha assunto la denominazione di "Associazione Sportiva Avellino 1912". Il 15 giugno 2015 la società ha poi annunciato il ritorno del vecchio logo e della vecchia denominazione "Unione Sportiva Avellino 1912". Per la stagione sportiva 2015-16 disputa il campionato di serie B.

Le altre squadre di calcio della città, impegnate nei vari campionati dilettantistici regionali, sono: il San Tommaso che partecipa al campionato di Eccellenza; Virtus Avellino e F.C. Avellino che militano in Promozione; il Centro Storico Calcio Avellino che milita in Prima Categoria; il Valle Avellino e il Real Avellino in Seconda Categoria; e, infine, l'Atletico Avellino in Terza Categoria.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Passaggio del Giro 2007 in Corso Europa

Avellino è stata più volte partenza e arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Nel mese di agosto si svolge il "Giro ciclistico Città di Avellino", giunto nel 2015 alla 60ª edizione[51].Nel 2016 il percorso storico sarà ripristinato ponendo la partenza alla Chiesa del SS. Rosario in Corso Vittorio Emanuele II per poi passare per Piazza della Libertà, Via Francesco De Sanctis, Corso Europa, Via Guido Dorso e Viale Italia. Il giro sarà percorso 40 volte.[52]

Pallacanestro femminile[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di basket femminile della città era la Partenio Avellino, scioltasi nel 2004 e che ha disputato alcune stagioni in serie A. Viene, quindi, fondata la Nuova Partenio Basket, che disputa i campionati regionali campani fino allo scioglimento avvenuto al termine della stagione 2010-2011.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La Pallavolo Avellino, fondata nel 1966, era la principale società pallavolistica cittadina. Come miglior risultato sportivo si ricordano alcune partecipazioni al campionato di Serie A2. A differenza degli altri sport di squadra avellinesi, era l'unica compagine a non avere il bianco-verde come colore sociale, bensì il verde-blu.

Atletica[modifica | modifica wikitesto]

Presso il campo CONI ogni anno si svolge il "Trofeo Città di Avellino", giunto nel 2015 alla 29ª edizione[53].

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Per ciò che concerne la palla ovale, la città era rappresentata dall'Avellino Rugby[54]. Nel 2014 si fonde con il Salerno Rugby per formare la franchigia Rugby Due Principati[54] che disputa per la stagione 2015/2016 il campionato di serie C2.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Il principale stadio per il calcio ad Avellino è il Partenio-Adriano Lombardi, dove si disputano le partite casalinghe dell'Unione Sportiva Avellino 1912. Sito in Via Zoccolari, fu costruito da Costantino Rozzi e inaugurato nel 1971. Nel 2013 è stato oggetto di riqualificazione.

Un altro impianto sportivo presente in città è il Palasport Giacomo Del Mauro, semplicemente noto come PalaDelMauro. Inaugurato nel 1987 e ristrutturato nel 2008, ospita le partite casalinghe della locale formazione di basket e, in passato, di pallavolo e pallamano.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Cfr. la voce Avellino nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia.
  4. ^ Fino al 1957 funzionò sulle rive del Fenestrelle-Rigatore il Mulino dell'Infornata la cui esistenza è attestata dal XII secolo.
  5. ^ (IT) MVOBSV Osservatorio meteorologico di Montevergine – Mount Vergine Observatory |, su www.mvobsv.org. URL consultato il 18 novembre 2017.
  6. ^ Designed and Powered by: Ronnie - RTF Sistemi s.r.l., STUDIO SULLA CLIMATOLOGIA DI AVELLINO - Gli articoli di Campanialive.it, su www.campanialive.it. URL consultato il 18 novembre 2017.
  7. ^ Pagina con le zone climatiche e i gradi giorno dei comuni italiani, clisun.casaccia.enea.it. URL consultato l'11 luglio 2009.
  8. ^ Clima: Avellino - Grafico climatico, Grafico della temperatura, Tabella climatica - Climate-Data.org, su it.climate-data.org. URL consultato il 18 novembre 2017.
  9. ^ Donato Violante, Avellino - Medioevo, Perinciso Edizioni, 2010
  10. ^ a b CORRIERE DELL'IRPINIA - La favola triste di Maria de Cardona
  11. ^ Note (PDF), avellinesi.it.
  12. ^ G. Preziosi, Quella lunga estate del '43: 14 settembre, Avellino sotto il fuoco alleato.
  13. ^ Lo stemma del comune ha una corona a cinque punte, simbolo utilizzabile solo dalle città
  14. ^ Motivazione della consegna della Medaglia d'oro al valor civile alla Città di Avellino sul sito del Quirinale.
  15. ^ Motivazione della consegna della Medaglia d'oro al merito civile al Comune di Avellino sul sito del Quirinale.
  16. ^ Palazzo della Cultura sul sito del Comune di Avellino
  17. ^ Erennio Mallardo, Andar per Teatri ad Avellino...tanto tempo fa - Agendaonline.it
  18. ^ Articolo sul Casino del Principe
  19. ^ a b Castello di Avellino - Avellino
  20. ^ Avellino, cancelli chiusi a Parco Santo Spirito, in Ottopagine.
  21. ^ Parco Santo Spirito, affidati i lavori per il ripristino funzionale, in irpinianews.it.
  22. ^ “Parco Antonio Manganelli”, sabato la cerimonia di intitolazione (PDF), in comune.avellino.it.
  23. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  24. ^ Tabella ISTAT 31 dicembre 2016
  25. ^ Zeza al carnevale di Venezia
  26. ^ Corriere dell'Irpinia - Tradizione e devozione Avellino abbraccia S. Rita
  27. ^ Centro Dorso, centrodorso.it. URL consultato il 25 luglio 2016.
  28. ^ Al via le selezioni per la Laurea Triennale presso il teatro "Carlo Gesualdo" di Avellino (PDF), teatrogesualdo.it.
  29. ^ ISSR “San Giuseppe Moscati”, Diocesi di Avellino. URL consultato il 28 luglio 2014.
  30. ^ La Pinacoteca Provinciale di Avellino, italiavirtualtour.it.
  31. ^ Quando a Piazza Libertà c'era il teatro: il San Ferdinando, ottopagine.it.
  32. ^ Il Teatro San Ferdinando di Avellino, irpiniareport.it.
  33. ^ Padre di Victor, fu governatore della provincia di Avellino
  34. ^ Functional urban areas in OECD countries: Italy (PDF), oecd.org.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Felice De Maria, Dizionario dialettale della provincia di Avellino, Bologna, Forni.
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  • Stefano Orga, Michelina Femina, Musei da esplorare ad Avellino, MZO Edizioni, Avellino 2002.
  • Gabriella Pescatori Colucci, Errico Cuozzo, Francesco Barra, Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia, Sellino & Barra, 1996.
  • Serafino Pionati, Ricerca sull'istoria di Avellino, Forni, 1828-29.
  • Francesco Scandone, Storia di Avellino dalle origini alla fine della dominazione Longobarda, M. d'Auria, 1905.

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