Avellino

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Avellino
comune
Avellino – Stemma Avellino – Bandiera
Avellino – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Sindaco Paolo Foti (Partito Democratico) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 40°54′55″N 14°47′23″E / 40.915278°N 14.789722°E40.915278; 14.789722 (Avellino)Coordinate: 40°54′55″N 14°47′23″E / 40.915278°N 14.789722°E40.915278; 14.789722 (Avellino)
Altitudine 348 m s.l.m.
Superficie 30,41 km²
Abitanti 54 698[1] (30-03-2013)
Densità 1 798,68 ab./km²
Frazioni Bellizzi Irpino, Pianodardine, Picarelli, Valle-Ponticelli.
Comuni confinanti Aiello del Sabato, Atripalda, Capriglia Irpina, Cesinali, Contrada, Grottolella, Mercogliano, Monteforte Irpino, Montefredane, Ospedaletto d'Alpinolo, Summonte
Altre informazioni
Cod. postale 83100
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064008
Cod. catastale A509
Targa AV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 742 GG[2]
Nome abitanti avellinesi
Patrono san Modestino
Giorno festivo 14 febbraio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Avellino
Posizione del comune nell'omonima provincia
Posizione del comune nell'omonima provincia
Sito istituzionale
« Avellino è quasi casa mia, colà mi sento come in famiglia, e non ci vogliono cerimonie »
(Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale[3])

Avellino (IPA: [avelˈli:no][4] Avell'ino in dialetto avellinese, Abellinum in Latino) è un comune italiano di 54 698 abitanti[1], capoluogo della provincia omonima in Campania.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Situato nella parte più pianeggiante della cosiddetta conca avellinese, una grande valle di origine vulcanica dell'Appennino Campano, Avellino è circondato ad est dal Monte Tuoro (situato nel territorio di Chiusano di San Domenico), a sud-est dalla catena montuosa dei Picentini (nei pressi di Serino) e a nord-ovest dal maestoso massiccio del Partenio, che raggiunge un'altitudine massima di 1 493 metri e sovrasta i comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo e Summonte. A occidente la catena appenninica raggiunge altitudini inferiori (Monte Esca 872 m, Monteforte Irpino, Faliesi 955 m nel comune di Contrada), fino a raggiungere altezze collinari nel versante sud (il confine qui è la collina sulla quale sorge Aiello del Sabato, 425 m). La città è attraversata da il Rigatore, il San Francesco ed il Fenestrelle, affluenti del Sabato, corsi d'acqua oggi molto impoveriti ed in parte interrati[5].

I dintorni del centro urbano sono rigogliosi di vegetazione: prevale la coltura della nocciola, la pregiata nocciola avellana.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Avellino.
Tipico paesaggio irpino

Il clima di Avellino è di tipo temperato, risente dell'influenza del Mar Tirreno, ma ha tratti sensibilmente più continentali della Campania costiera. Secondo la classificazione di Köppen rientra nel tipo mediterraneo. L'assenza di grosse barriere montuose in senso nord-sud favorisce l'afflusso di correnti ora caldo-umide di Libeccio e Scirocco provenienti dal golfo di Salerno (distante solo 28 chilometri), ora fredde e secche di Bora. Nel dialetto locale queste situazioni vengono tradizionalmente definite rispettivamente con le espressioni "vient'e mare" e "vient'e terra" (vento di mare e vento di terra). L'inverno dura da dicembre a fine marzo, è fresco e piovoso, con una temperatura media del mese più freddo di circa 7 °C. A giornate miti e piovose, si alternano giornate, spesso asciutte,con le temperature prossime allo zero. Le nevicate sono un fenomeno che ha cadenza quasi annuale, ma con accumuli modesti nel centro cittadino, un po' più significativi nelle zone collinari circostanti. Non sono mancati, tuttavia, eventi eccezionali come quello accaduto nella notte del 3 febbraio 2012, quando sono caduti nel centro di Avellino oltre 50 cm di neve.

Va comunque precisato che la particolare conformazione morfologica del territorio fa sì che ci siano differenze di temperatura e piovosità relativamente significative anche nel raggio di pochi chilometri; ad esempio la zona occidentale della conca, quella più a ridosso della catena del Partenio, (ad Avellino i quartieri di "Valle" e "Serroni") presenta una piovosità più alta, le nevicate sono più copiose, i temporali estivi sono più frequenti, ma l'escursione termica è minore, con estati più fresche (raramente si superano i 32°C). In questa zona, grazie all'altitudine e all'esposizione a sud, l'aria è più secca e sono pressoché assenti nebbie e foschie. La zona sud-orientale, quella che comprende il centro cittadino e il limitrofo comune di Atripalda, essendo adagiata in un fondovalle presenta escursioni termiche, sia giornaliere che annuali, più marcate; il fenomeno dell'inversione termica, che si verifica soprattutto in autunno-inverno in condizioni di tempo stabile e assenza di vento, fa sì che in questa zona le temperature minime siano mediamente più basse rispetto a quelle delle zone più alte, ed è causa di nebbie e foschie nelle ore più fredde della notte.

La piovosità è comunque più bassa (specie in primavera-estate), essendo questa la zona più lontana dalle catene montuose. Le stagioni intermedie sono brevi, e presentano una spiccata variabilità. L'estate vera e propria va da giugno a settembre, tuttavia nei mesi di maggio e ottobre si sono raggiunti spesso i 30°C. Questa è una stagione calda e assolata, con una temperatura media in luglio e agosto (i mesi più caldi) di circa 25°C nei settori più pianeggianti, che sono anche quelli più riparati dai temporali estivi provenienti dall'Appennino. L'anticiclone delle Azzorre e l'anticiclone subtropicale africano, garantiscono in tutta la Campania condizioni di tempo stabile e soleggiato per lungo tempo, e ad Avellino-Atripalda le temperature superano frequentemente i 35°C, con alti tassi di umidità e un moderato disagio climatico.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura media (°C) 6,8 6,9 8,8 12,1 15,9 20,9 24,7 24,6 19,7 14,9 10,7 9,0 16,0
Precipitazioni (mm) 172 121 114 104 68 49 24 12 76 186 208 220 1354

Storia[modifica | modifica sorgente]

Abellinum romana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abellinum.
Alcuni resti di Abellinum ritrovati presso Atripalda

Il nucleo originario della città, Abellinum, si formò sulla collina della Civita, in territorio dell'odierna Atripalda a circa 4 km dal centro di Avellino. Testimonianze archeologiche attestano la presenza sulla Civita di un importante centro pre-romano, presumibilmente di origine etrusco-campana e di lingua osca, risalente almeno al IV secolo. Secondo recenti ricerche, suffragate da Edward Togo Salmon, l'antica città era al centro del territorio dei Sabatini, popolo sabello documentato da Tito Livio. Non è da escludere che tale centro avesse il nome di Velecha, attestato da numerose monete attribuite all'area campana. Fu conquistata dai Romani nel 293 a.C., che la sottrassero al dominio dei Sanniti nella sanguinosa battaglia di Aquilonia, durante le Guerre sannitiche che si verificarono tra il 343 a.C. e il 292 a.C. Sotto il dominio di Roma la città cambiò più volte denominazione (nell'ordine: Veneria, Livia, Augusta, Alexandriana e Abellinatium). La posizione geografica ha agevolato la nascita dei primi insediamenti: sin dall'antichità la valle del Sabato ha costituito una via naturale tra l'Irpinia e il Sannio. Nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum.

Abellinum non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano. Furono le truppe di Silla ad avviare l'edificazione di una vera città. Il Cardo e il Decumano, tipici elementi urbanistici romani, la suddividevano in quattro quadrati, ognuno dei quali conduceva alle quattro porte esterne. La città romana ha avuto un'importante sviluppo in età augustea, grazie alla realizzazione del grande acquedotto che dalle sorgenti di Serino arrivava a Bacoli, ove era situato il grande serbatoio destinato all'approvvigionamento della flotta romana (oggi denominato Piscina Mirabilis), dopo aver servito le principali città della Campania. Particolare importanza assunse Abellinum in età cristiana, nel corso della quale emerge la figura del grande vescovo Sabino, vissuto probabilmente fra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Il centro è documentato fino alla metà del VI secolo, grazie all'importante patrimonio epigrafico rinvenuto negli anni ottanta-novanta nella basilica paleocristiana di Capo La Torre (centro storico dell'odierna Atripalda). Probabilmente l'antico centro sulla collina della Civita cessò di esistere a seguito delle guerre gotiche e della successiva occupazione bizantina. La popolazione si disperse sulle alture nei dintorni, dando origine a vari piccoli nuovi centri, fra cui, in epoca ancora incerta, la nuova Avellino, sulla collina della Terra, a 4 km in direzione ovest dalla Civita.

La città medievale[modifica | modifica sorgente]

Dopo che i Longobardi determinarono la fuga di parte (tesi minoritaria) o di tutti (tesi prevalente) gli abitanti di Abellinum, questi si dispersero sul territorio circostante. Parte di essi cominciò ad aggregarsi sulla collina Selleczanum, oggi nota come Terra, originando la nuova città di Avellino su uno sperone di tufo. Per secoli "intra civitatem" ed "intra moenia" coincisero, visto che la città di Avellino, all'epoca un piccolo borgo, era ricompresa entro il ristretto spazio in cima alla collina tufacea. Ciò perché invasioni, terremoti e pestilenze frenarono notevolmente la crescita demografica.[7] Avellino è stata fino all' 849 parte del Principato di Benevento, per diventare dopo la spartizione parte del Principato di Salerno, pur restando legata a Benevento sotto il profilo ecclesiastico, essendo la diocesi di Avellino tuttora suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento. L'arrivo dei Normanni pose Avellino al centro di importanti avvenimenti: nel 1137 Innocenzo II e Lotario III nominarono Duca di Puglia Rainulfo di Alife, il conte di Avellino, per il contributo dato per fermare i primi tentativi di conquista del neoeletto (1130) Re di Sicilia Ruggero II. Due anni dopo, però, in seguito all'improvvisa morte di Rainulfo, con la città rimasta senza l'appoggio di Papa e Imperatore, Ruggero II riunificò il Regno di Sicilia, annettendovi il Ducato di Puglia e il Principato di Capua. Nei decenni successivi, la città passò al conte Riccardo dell'Aquila, dunque ai Paris, ai Sanseverino, a Simone di Montfort, ai del Balzo, ai Filangieri de Candida.

La prima metà del XVI secolo e la signoria di Maria de Cardona[modifica | modifica sorgente]

Nel 1512 divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, che è la più grande figura femminile nella storia della città. Sotto la sua guida Avellino divenne uno dei poli culturali più importanti del regno e riuscì a trarre quanti più vantaggi possibili dalla strategica posizione della città nei collegamenti tra la Puglia e Napoli e tra Benevento e Salerno, riuscendo a far tornare Avellino un crocevia dei commerci fiorente da dopo la caduta della città romana. Per far sviluppare l'economia cittadina ed i propri commerci, la contessa, con l'aiuto di suo marito Francesco d'Este e con il bene placito di sua maestà Carlo V, istituì il giorno di mercato franco, ottenne il permesso di realizzare una fiera annuale, costruì 2 ferriere nella contea e fece avviare un programma di riordino edilizio ed amministrativo; queste riforme prepararono l'avvento poi della dinastia dei Caracciolo verso la fine del secolo. Il risultato più evidente della guida lungimirante della contessa de Cardona è il boom demografico cui la città andò incontro, che passò dai 1000 abitanti nel 1532 ai 1600 abitanti nel 1561, due anni prima della sua morte.[8] Dal 1287 al 1581 fu capoluogo del Principatus ultra serras Montorii.

Feudo dei Caracciolo[modifica | modifica sorgente]

Negli anni dal 1581 al 1806 divenne feudo dei Caracciolo ed in tale periodo la città conobbe una lunga stagione di crescita demografica, di espansione urbanistica e di progresso economico. In questo periodo, si affermò la produzione della lana: i pregiati panni di Avellino dal tipico colore azzurro carico. Il commercio trovò una sede monumentale nella Dogana dei grani. Durante il primo secolo della loro Signoria, i Caracciolo ampliarono il Castello fino a farne diventare un punto di riferimento per poeti e viaggiatori. La peste del 1656 costituì nulla più che una battuta d'arresto. Nel Settecento, infatti, la città comincò ad assumere l'odierna conformazione urbana: i principi Caracciolo abbandonarono il Castello, si trasferirono in una nuova residenza, il Palazzo Caracciolo, attuale sede dell'amministrazione provinciale, e avviarono i lavori per la creazione del corso principale della città.

La città ottocentesca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moti_del_1820-1821#Il moto carbonaro di Napoli.
Torre dell'Orologio e statua di Carlo II d'Asburgo bambino, detto "il reuccio"

Con l'abolizione del feudalesimo, nel 1806 il capoluogo di provincia del Principato viene riportato dalla vicina Montefusco ad Avellino. La città fu una delle sedi dei moti del 1820-1821. La diffusione, nel marzo 1820, anche nel Regno di Napoli, della conquista in Spagna del regime costituzionale contribuì notevolmente ad esaltare gli ambienti carbonari e massonici. A Napoli, la cospirazione (la quale non si pose mai l'intento di rovesciare il re, ma solo di chiedere la costituzione) prese subito vigore e coinvolse anche alcuni ufficiali superiori, come i fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, Michele Morelli, capo della sezione della carboneria di Nola cui si affiancarono Giuseppe Silvati, sottotenente, e Luigi Minichini, prete nolano dalle idee anarcoidi. La notte tra il 1º e il 2 luglio 1820, la notte di San Teobaldo, patrono dei carbonari, Morelli e Silvati diedero il via alla cospirazione disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. Il giovane ufficiale Michele Morelli, sostenuto dalle proprie truppe, procedeva verso Avellino dove lo attendeva il generale Guglielmo Pepe.

Il 2 luglio, a Monteforte, fu accolto trionfalmente. Il giorno seguente, Morelli, Silvati e Minichini fecero il loro ingresso ad Avellino. Accolti dalle autorità cittadine, rassicurate del fatto che la loro azione non aveva intenzione di rovesciare la monarchia, proclamarono la costituzione sul modello spagnolo. Dopodiché gli insorti passarono i poteri nelle mani del colonnello De Concilij, capo di stato maggiore del generale Pepe. Questo gesto di sottomissione alla gerarchia militare, provocò il disappunto di Minichini che tornò a Nola per incitare una rivolta popolare. Mentre la rivolta si espandeva a Napoli, dove il generale Guglielmo Pepe aveva raccolto molte unità militari, il 6 luglio, il re Ferdinando I si vide costretto a concedere la costituzione. Dopo pochi mesi, le potenze della Santa Alleanza, riunite in congresso a Lubiana, decisero l'intervento armato contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione. Si cercò di resistere, ma il 7 marzo 1821 i costituzionalisti di Napoli comandati da Guglielmo Pepe, sebbene forti di 40.000 uomini, furono sconfitti a Rieti dalle truppe austriache. Il 24 marzo gli austriaci entrarono a Napoli senza incontrare resistenza e chiusero il neonato parlamento. Dopo l'Unificazione della Penisola lo Stato italiano tagliò fuori la città dalle principali vie di comunicazione, impedendone lo sviluppo.

I bombardamenti del 1943[modifica | modifica sorgente]

Il 14 settembre 1943 intorno alle 11:10 del mattino la città fu pesantemente bombardata dagli Alleati nel tentativo di bloccare la ritirata delle truppe naziste nei pressi dello strategico ponte della Ferriera. Durante l'attacco anglo-americano persero la vita più di 3.000 persone, circa un cittadino avellinese su otto, e furono duramente colpite piazza del Mercato, il palazzo vescovile e alcuni edifici religiosi e abitativi.[9]

Il terremoto del 1980[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi terremoto dell'Irpinia del 1980.

Il 23 novembre del 1980 un sisma di magnitudo 6,9 devastò il territorio della Campania centrale e della Basilicata centro-settentrionale. Parecchi comuni della provincia furono colpiti ed in particolare il comune di Avellino contò 82 vittime e notevoli danni.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma del comune di Avellino
Gonfalone del comune di Avellino

Il Comune ha un proprio stemma ed un proprio gonfalone così come descritti nei decreti di riconoscimento, in data 23 dicembre 1938:

« Campo di cielo all'agnello pasquale con banderuola, adagiato sul libro legato di rosso, ritagliato d'azzurro, poggiato su una terrazza al naturale. Ornamenti esteriori da città »

E in data 1º dicembre 1938, trascritto nel Libro araldico degli Enti morali al vol. II, pag.625:

« Drappo di colore bianco riccamente ornato di ricami d'oro caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrale in oro: "Città di Avellino". Le parti di metallo ed i nastri saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro. »

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Con animo fierissimo, sopportò senza mai piegare, numerosi bombardamenti aerei che causavano la perdita della maggior parte del suo patrimonio edilizio e la morte di 3.000 cittadini. Tutta la popolazione si prodigò con generosità e amore encomiabili per cura dei feriti, degli orfani, dei senza tetto. Settembre 1943.[10]»
— 8 luglio 1959
Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione. Sisma 23 novembre 1980.[11]»
— 9 novembre 2005

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nella città di Avellino vi sono molte chiese e conventi. Fino alla fine degli anni trenta, c'erano, nel Largo dei Tribunali (ora Piazza della Libertà), la chiesa di San Francesco d'Assisi ed il convento dei Frati Minori Conventuali, fondato dallo stesso santo, e la chiesa dell'Annunziata, con il convento dei padri Domenicani, ora sede della prefettura. Il podestà fascista di allora, ritenne opportuno demolire le due chiese, con il convento francescano, cancellando per sempre due importanti luoghi storici ed artistici.

Duomo di Avellino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Avellino.
Duomo di Santa Maria Assunta e di San Modestino

L'attuale Duomo o cattedrale della diocesi di Avellino sorge approssimativamente dove insisteva l'antichissima Chiesa di Santa Maria. In particolare, i blocchi in pietra alla base del campanile sono quanto resta dell'originaria costruzione di epoca longobarda/normanna. L'originaria struttura dovette sorgere a partire dal 969, quando si ebbe il ripristino della Cattedra vescovile di Avellino, per frenare il proselitismo bizantino, grazie ad una nutrita presenza di bizantini ("Greci"), residuo dei vecchi dominatori sconfitti dai Longobardi. Tali Bizantini possedevano ben tre chiese documentate, prime fra tutte la Chiesa di San Nicola dei Greci.[7] La ricostruzione avvenne successivamente, tra il 1132 ed il 1166 in stile romanico e fu dedicata a San Modestino, la chiesa ha subito nel corso della storia influenze architettoniche barocche (1700) e neoclassiche. La svolta neoclassica fu compiuta tra il 1857 e il 1868 dall'architetto Pasquale Cardola su commissione del vescovo Francesco Gallo; la trasformazione dell'interno, invece, fu opera dell'architetto Vincenzo Varriale che vi lavorò dal 1880 al 1889. Conserva la Cripta Romanica. Al suo interno si venerano le reliquie di San Modestino vescovo e martire, patrono della città e della diocesi di Avellino, e la reliquia della Sacra Spina di Gesù.

Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori (Cripta del Duomo)[modifica | modifica sorgente]

La cripta romanica del Duomo

È in stile romanico, ed è composta da tre navate con eleganti colonne di spoglio dai capitelli di ordine diverso. In essa sono sepolti alcuni vescovi di Avellino. La databilità della cripta del Duomo è da identificarsi con lo stesso periodo di costruzione della Cattedrale stessa.

Chiesa di Santa Maria del Rifugio (detta di Sant'Anna)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria del Rifugio (Avellino).

È situata nella centrale Piazza del Popolo, per secoli luogo di scambi commerciali e mercati ortofrutticoli. La chiesa fu edificata nel 1712, ed è conosciuta per il culto particolare verso Sant'Anna. Il 26 luglio, giorno in cui cade la festa della santa, la chiesa è meta di pellegrinaggio in modo particolare da parte delle gestanti, e delle neo-mamme.

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario della Madonna delle Grazie (Avellino).

In cima alla collina dei Cappuccini si trova la Chiesa-Santuario di S. Maria delle Grazie, affiancata dal Convento dei Cappuccini in un corpo unico, entrambi del 1580. All'interno si venera la Madonna delle Grazie, in un trittico con tela di un anonimo del Cinquecento. Nel corso del XIX secolo, il convento divenne un ospizio per anziani, ed a causa degli eventi bellici che portarono al bombardamento di Avellino nel settembre 1943, la struttura fu utilizzata come ospedale d'emergenza. Alla Madonna delle Grazie è dedicata una festa molto seguita dai fedeli che si tiene il 1º e il 2 luglio, con celebrazioni religiose, cantanti e fuochi d'artificio.

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è documentata fin dal XVI secolo, ed era abbellita da un soffitto dipinto da Francesco Guarini, andato distrutto durante il terremoto del 1688. La chiesa, restaurata nel 1732, si presenta così come è da allora. Inoltre è dotata di una doppia scalinata, con al centro l'accesso verso l'ipogeo. Presso questa chiesa fu istituito dall'Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli nel 1583, il Monte di Pietà, rimasto attivo fino al 1966.

Chiesa e Convento di San Generoso[modifica | modifica sorgente]

Il complesso apparteneva all'Ordine Agostiniano, ed è situato sull'antica via Regia delle Puglie. La chiesa fu completata nel 1751 e contiene le reliquie di San Generoso Martire. Ora il convento è sede della Polizia Municipale, mentre la chiesa è ancora officiata la domenica.

Chiesa della Santissima Trinità[modifica | modifica sorgente]

Di piccole dimensioni, ma con arredi ed opere d'arte di un certo valore, come un'acquasantiera barocca del 1640, il soffitto dipinto da Michele Ricciardi, ed una tela di Angelo Solimena firmata dallo stesso, e datata 1672. Dopo il terremoto del 1980, cadde in disuso. Ora la chiesa è adibita a sala conferenze dell'Istituto di Scienze Religiose di Avellino.

Chiesa di San Francesco Saverio (detta di Santa Rita)[modifica | modifica sorgente]

Fu costruita nel 1752 e dedicata al Santissimo Nome di Maria e a San Francesco Saverio. La chiesa è anche conosciuta sotto il nome di Santa Rita da Cascia, cui il popolo avellinese nutre una particolare devozione, ed è meta di imponenti pellegrinaggi durante il periodo della novena e della festa in suo onore.

Chiesa e Conservatorio delle Oblate[modifica | modifica sorgente]

È situata nei pressi della centralissima Piazza della Libertà. La costruzione del complesso monastico delle Oblate Sacramentine avvenne nel Settecento. La chiesa è dedicata a Gesù Sacramentato, ed è a navata unica, con due altari laterali. Il soffitto fu dipinto ne 1729 da Michele Ricciardi.

Chiesa e Collegio dei Liguorini[modifica | modifica sorgente]

Complesso della Chiesa e del Convento di S.Alfonso Maria de Liguori (Chiesa e Collegio dei Liguorini)

Il complesso della chiesa e del convento dei Redentoristi, detti anche Liguorini, fu iniziato nella seconda metà del Settecento, dopo una missione predicata ad Avellino da Sant'Alfonso Maria de Liguori fondatore della suddetta congregazione. Dopo la morte del santo, i padri redentoristi gli hanno dedicato la bellissima chiesa, che negli anni cinquanta del ventesimo secolo è divenuta parrocchia. Il convento è dotato di una vasta raccolta di libri. Le esigenze di spazio, a causa della crescenda popolazione del rione San Tommaso, hanno fatto sì che i padri Redentoristi costruissero una nuova e ben più ampia chiesa. Il vecchio complesso fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980, rimanendo chiuso per parecchi anni. Ora la chiesa ed il collegio dei Liguorini sono stati ristrutturati. Si aspetta solo il giorno dell'apertura ufficiale.

Chiesa e Monastero di Santa Maria di Monserrato[modifica | modifica sorgente]

Il complesso è del Cinquecento, ed è situato su quella che un tempo era la via Regia delle Puglie (oggi via Francesco Tedesco). La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista, e il monastero a Santa Maria di Monserrato. Un tempo appartenevano ai monaci di Montevergine, ora il monastero è retto dalle suore Stimmatine.

Chiesa del Santissimo Rosario[modifica | modifica sorgente]

Chiesa del Santissimo Rosario

Fu costruita nel 1942, e dedicata alla Madonna del Rosario. La chiesa è in stile gotico, e si affaccia sul Corso Vittorio Emanuele II, ed è retta dei padri Domenicani, che risiedono nell'attiguo convento.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Torre dell'Orologio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torre dell'Orologio (Avellino).
La torre dell'Orologio di notte

La torre dell'Orologio è alta 36 metri ed è il simbolo della città di Avellino. Voluta per volontà del principe Francesco Marino Caracciolo, fu progettata dall'architetto Cosimo Fanzago a metà del XVII secolo. La struttura domina la sottostante piazza della dogana ed è visibile dalla fine di via Francesco Tedesco e di Corso Vittorio Emanuele II.

Carcere Borbonico[modifica | modifica sorgente]

Prospetto principale del Carcere borbonico

Venne iniziato nel 1819. Nel 1826 fu approvato il progetto del carcere di Giuliano de Falco. I lavori vennero iniziati nel 1827, i primi due padiglioni ultimati entro gli anni trenta dell'Ottocento. Il carcere è stato attivo fino al 1987, per poi essere sottoposto a lunghe attività di restauro e riqualificazione, non senza polemiche, fino alla sua funzione attuale di principale polo museale della provincia.

Oggi i suoi padiglioni sono sede del Museo Provinciale Irpino, in particolare del Museo del Risorgimento (nuova sezione inaugurata il 17 marzo 2011), della Pinacoteca Provinciale (attualmente in riallestimento) e del Lapidario Provinciale (nel cortile aperto). È da anni in programma lo spostamento al suo interno della prestigiosa Sezione archeologica del Museo irpino, attualmente ospitata nel complesso culturale di Corso Europa ma chiusa al pubblico.

La struttura ospita sale dedicate a mostre e attività didattiche e un auditorium di circa 100 posti. Molti gli spazi spazi concessi periodicamente ad associazioni ed enti privati per attività culturali. È sede degli uffici della Soprintendenza di Avellino, dell'Archivio di Stato e di alcuni uffici della Provincia di Avellino.

Casino del Principe[modifica | modifica sorgente]

Residenza nobiliare in stile rinascimentale commissionata da uno dei Principi della dinastia Caracciolo, Camillo, nel 1591. In seguito al restauro è stata adibita a centro espositivo. Tra le mostre presentate vi sono quelle dedicate a Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Andrea Pazienza e Picasso.[12]

Fontana di Bellerofonte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fontana di Bellerofonte.
Fontana di Bellerofonte

La Fontana di Bellerofonte (secolo XVII) è un'opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago, sita nel centro storico nella parte alta di corso Umberto I, già via di Costantinopoli.

Palazzo de Concilii[modifica | modifica sorgente]

Opera dell'architetto Maria Luigi de Conciliis nel corso del Settecento, ha accolto il giovane Victor Hugo in occasione del ricongiungimento col padre (il colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo) ad Avellino, ivi trasferitosi in seguito alla nomina a Governatore militare della provincia, in sostituzione del Digonet, avvenuta agli inizi del 1808[13].

Casa della Gioventù Italiana del Littorio[modifica | modifica sorgente]

Inaugurata da Renato Ricci nel pomeriggio del 10 aprile 1937, la Casa della GIL è stata realizzata su progetto del noto architetto Enrico Del Debbio, già autore degli edifici del Foro Italico di Roma. Il palazzo, dopo essere stato abbandonato nel dopoguerra, fu riconvertito in una sala cinematografica ("Cinema Risorgimento");[14] sopravvissuto al terremoto del 1980, è stato ristrutturato negli anni novanta per ospitare una nuova sala cinematografica, il Cinema Eliseo. Il 2 gennaio 2013 la struttura, inutilizzata da anni, ha subìto gravi danni in seguito a un incendio doloso.[15]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello[modifica | modifica sorgente]

Scorcio dei ruderi del Castello Longobardo

Di fronte al teatro Gesualdo, sorge il castello della città. La prima parte del castello è stata realizzata sotto la dominazione dei Longobardi nel VI secolo d.C.,cioè quando iniziò la rinascita del borgo di Avellino. Il castello è circondato dai fiumi Fenestrelle e Rio San Francesco, quest'ultimo oggi interrato,su 3 lati e dalla collina della Terra a ovest, ma contrariamente a molti dei castelli irpini, sorge nel punto più basso della città. Il castello ha subito diversi assedi nel corso della sua storia, il più importante quello portato avanti dalle truppe di Alfonso d'Aragona nel 1436. Dimora di tutte le famiglie feudatarie di Avellino, ha ospitato anche gli imperatori del Sacro Romano Impero Lotario I ed Enrico VI e diversi sovrani di casa d'Angiò e d'Aragona. Fu qui che nel 1130 l'antipapa Anacleto II incoronò Ruggero II re del Regno di Sicilia, avviando quindi la storia del regno dei Normanni in Sicilia e di casa Altavilla[16] Quando nel XVI secolo divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, il castello divenne meta di poeti e viaggiatori che vennero da tutt'Italia per ammirare la bellezza della contessa, come Bernardo Tasso, Giovanni Andrea Gesualdo e Beldando; avviò la creazione della foresteria dove prima sorgeva il casotto di caccia (oggi la Casina del Principe) e iniziò la creazione del parco del castello.[8]

Fu però sotto i Caracciolo che il Castello visse il suo momento di massimo splendore.Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVIII secolo i principi di Avellino completarono la costruzione del parco, dotandolo di un lago artificiale e di una nuova casina di caccia,abbatterono le torri ed i merli e trasformarono il castello in una reggia stupenda che continuò ad attirare letterati e colti da tutta la penisola, accrescendo l'importanza culturale della città. La reggia dei Caracciolo divenne una dimora principesca di uno splendore paragonabile alle corti napoletane ed uno dei gioielli del mezzogiorno d'Italia. Nel XVII un grande mecenate avellinese, Marino II Caracciolo, instituì nel castello l'Accademia dei Dogliosi. Il castello però, dopo aver raggiunto il suo apice, subì gravi danneggiamenti durante la rivolta di Masaniello, i Caracciolo dunque abbandonarono la reggia e si trasferirono nell'omonimo palazzo al centro della città.[16] Dal settecento ad oggi il castello è restato nell'incuria più totale, alcune zone sono persino state abbattute per far posto a costruzioni moderne, come il conservatorio Domenico Cimarosa della città. Solo di recente il comune di Avellino ha avviato un progetto per restaurare il castello e restituirlo alla cittadinanza, i lavori sono però fermi dal 2011 a causa della scoperta di una discarica di materiali di costruzioni, fra cui diverse quantità di piombo, nella piazza di fronte al castello.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Corso Vittorio Emanuele II[modifica | modifica sorgente]

Scorcio di Corso Vittorio Emanuele II

La strada ha subìto, tra il 2007 e l'inizio del 2009, ingenti lavori di riqualificazione con una nuova pavimentazione in pietra lavica e la totale pedonalizzazione.

Villa Comunale[modifica | modifica sorgente]

La Villa Comunale

Nel 2006, non lontano dalla Villa Comunale, l'amministrazione ha inaugurato un nuovo giardino pubblico. Questo spazio verde, di minori dimensioni rispetto alla storica Villa, occupa aree attigue all'edificio dell'ex Distretto Militare.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Parco "Antonio Manganelli"[modifica | modifica sorgente]

Parco urbano di Santo Spirito

Inaugurato il 23 luglio 2010, il Parco urbano di Santo Spirito è il polmone verde di Avellino. Con i suoi 120.000 m², infatti, costeggia e copre buona parte del percorso del torrente Fenestrelle, andando così a rivalutare una zona di Avellino ancora sottoutilizzata. Il parco comprende vaste aree verdi, piste ciclabili, un anfiteatro all'aperto, uno spazio giochi per bambini, una pista da jogging, campi da tennis, calcetto, rugby, pallavolo, pallacanestro e bocce, ed un edificio adibito ai servizi. Alcuni progetti, come l'idea di un maneggio o di punti ristoro, non hanno mai visto la luce. Nel giugno 2012 il parco è stato chiuso a causa dello stato di degrado e di abbandono in cui versava a soli due anni dall'inaugurazione.[17] A seguito di lavori di ristrutturazione a cui sono state sottoposte le strutture del parco[18], il 18 maggio 2013 è stato riaperto al pubblico. Contestualmente è avvenuta la cerimonia di intitolazione ad Antonio Manganelli[19].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[20]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 1º gennaio 2010 nel capoluogo irpino risultano residenti 1.249 cittadini stranieri. Le comunità più rappresentate sono quelle di:

fonte Istat

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto irpino.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Carnevale[modifica | modifica sorgente]

Il carnevale in Irpinia ha una tradizione antichissima. Il periodo, storicamente, prende il via il 17 gennaio, giorno in cui il calendario romano ricorda la figura di Sant'Antonio Abate. Le rappresentazioni del Carnevale in Irpinia hanno una loro connotazione strettamente legata al territorio, momenti di folklore che richiamano antichi riti della civiltà contadina, usi e costumi che, nel tempo, si sono tramandati di generazione in generazione.

Il clou della festa si svolge, normalmente, nel mese di febbraio allorquando, seguendo la tradizione, in quasi tutti i paesi si svolgono manifestazioni ad hoc, alle quali si registra ampia partecipazione della popolazione allo svolgimento delle rappresentazioni.

Zeza[modifica | modifica sorgente]

La Zeza è una scenetta carnevalesca, cantata al suono del trombone e della grancassa. Vide probabilmente la luce nella seconda metà del Seicento. Da Napoli si diffuse presto nelle campagne adiacenti, con caratteri sempre più diversificati nelle altre regioni del Regno. Almeno fino alla metà dell'Ottocento la Zeza veniva rappresentata nei cortili dei palazzi, nelle strade, nelle osterie e nelle piazze. Le parti femminili erano interpretate da soli uomini perché le donne non potevano essere esposte alla pubblica rappresentazione (tradizione che si conserva ancora oggi). La sua sparizione dalle piazze e dalle strade di Napoli, dove aveva preso vita, era stata determinata dai divieti ufficiali emanati nella seconda metà dell'Ottocento, infatti essa era stata proibita dalla polizia “per le mordaci allusioni e per i detti troppo licenziosi ed osceni”.

A causa di questi divieti, la canzone di Zeza si spostò più nell'entroterra, dove è sopravvissuta fino ad oggi. Questo spettacolo è ancora più o meno vivo in alcune province irpine, grazie all'impegno di tante persone, che ogni anno fanno rivivere questa tradizione. Oggi la Zeza può essere considerata un pezzo di teatro popolare prettamente campano. Famose sono quelle rappresentate dalla frazione di Bellizzi Irpino[21] e dai comuni di Cervinara, Capriglia Irpina, Mercogliano, Monteforte Irpino e Solofra.

Venerdì Santo[modifica | modifica sorgente]

Il Venerdì Santo si svolge la processione del simulacro dell'Addolorata e del Cristo morto per le principali strade cittadine, con sosta all'ospedale San Giuseppe Moscati. La processione parte dalla cattedrale dopo l'adorazione della Croce, presieduta dal vescovo.

La processione di Santa Rita da Cascia[modifica | modifica sorgente]

Uscita della statua di Santa Rita da Cascia dalla chiesa di San Francesco Saverio

Il 22 maggio la statua della santa viene portata in processione dalla chiesa di San Francesco Saverio, detta anche di Santa Rita (che si trova nel centro storico della città, nei pressi del Duomo). La statua della santa viene condotta nel piazzale dell'ospedale "San Giuseppe Moscati", dove i malati, affacciatisi alle finestre, lanciano coriandoli e fiori, mentre assistono al volo delle colombe. Molte delle donne che seguono la processione attraversano le strade di Avellino completamente scalze.[22]

Ferragosto[modifica | modifica sorgente]

Simulacro dell'Assunta compatrona di Avellino (legno di tiglio cotto nell'olio opera di Nicolò Fumo da Baronissi 1718)

Nel mese di agosto la città festeggia l'Assunzione di Maria Santissima con feste, eventi teatrali, di strada e con la partecipazione di artisti di musica leggera. Le celebrazioni iniziano il giorno 26 di luglio in cui viene issato il Pannetto dell'Assunta e terminano il 16 di agosto. Il giorno 14 la città rende un simbolico omaggio floreale alla Madonna. Il giorno 15 c'è un solenne pontificale tenuto dal vescovo e, nel pomeriggio, si svolge la tradizionale processione dell'Assunrta;

La processione dell'Assunta per le strade di Avellino

parte dal duomo, percorre le vie principali e sosta davanti all'ospedale san Giuseppe Moscati, dove i dipendenti ed i pazienti possono lanciare fiori. Spettacolo pirotecnico a mezzanote davanti allo stadio Partenio.

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Avellino vanta di numerose feste religiose, alcune delle quali vedono anche lo svolgimento di programmi civili e ricreativi:

Fino ad alcuni anni si svolgevano anche altre feste religiose, che purtroppo attualmente sono cadute in disuso:

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Anno Qualità della Vita[23] (Il Sole 24 Ore) Qualità della Vita (Italia Oggi) Rapporto Ecosistema Urbano (Legambiente)
2004 89º (- 1)[24] 61º (+ 12)[25] 80º[26]
2005 85º (+ 4)[27] 86º (- 25)[28] 82º (-2)[26]
2006 77º (+ 8)[29] 69º (+ 17)[30] 42º (+ 40)[31]
2007 87º (- 10)[32] 74º (- 5)[33] 34º (+ 8)[34]
2008 83º (+ 4)[35] 96º (- 22)[36] 45º (- 11)[37]
2009 93º (- 10)[38] 78º (+ 18)[39] 82º (- 37)[40]
2010 91º (+ 2)[41] 83º (- 5)[42] 29º (+ 51)[43]
2011 92º (- 1)[44] 86º (-3)[45] 15º (città piccole)[46]
2012 93º (- 1)[47] 93° (- 7)[48] 26º (città piccole, -11)[49]
2013 94º (- 1)[50] 90° (+ 3)[51] 28º (città piccole, -2)[52]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche
Biblioteche
  • Archivio di Stato
  • Archivio Notarile
  • Archivio Diocesano
  • Archivio del Comune di Avellino
  • Centro Rete Bibliotecario Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Emeroteca Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Biblioteca dell'Archivio di Stato, ex Carcere Borbonico
  • Biblioteca della Camera di Commercio (Piazza Duomo)
  • Biblioteca del Centro Sociale "Della Porta" (Via Morelli e Silvati)
  • Biblioteca del MdAO (Via Degli Imbimbo 47)
  • Biblioteca dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Giuseppe Moscati" (Via L. Amabile)
  • Biblioteca dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico (Via F. Petronelli, 8 - Corso Umberto I, 131)
  • Biblioteca della Galleria Nazionale dei Selachoidei
  • Biblioteca Provinciale "Capone", Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Biblioteca dei Padri Redentoristi (quartiere San Tommaso Piazza L. Sturzo).
  • Biblioteca Parrocchiale del Cuore Immcolato di Maria (Viale San Francesco, 1)
  • Biblioteca Parrocchiale "Mons. Luigi Abbondandolo" di San Ciro Martire
  • Biblioteca dell'Istituto "Guido Dorso", Piazza 23 novembre (alle spalle del Duomo)
  • Biblioteche comunali ex circoscrizionali
  • Mediateca Provinciale, Palazzo Provinciale della Cultura (Corso Europa)
  • Mediateca dell'Istituzione Culturale Museo Zoologico (Corso Umberto I, 131)

Ricerca[modifica | modifica sorgente]

Istituto di Scienze dell'Alimentazione CNR[modifica | modifica sorgente]
Logo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Ad Avellino ha anche sede una sezione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, specificamente l'Istituto di Scienze dell'Alimentazione (ISA). Presso l'istituto si svolgono attività di ricerca, di valorizzazione, trasferimento tecnologico e di formazione nei seguenti settori scientifici, relativamente alle seguenti tematiche:

  • Studi sulla composizione e le qualità nutrizionali degli alimenti
  • Valutazione degli effetti dell'alimentazione sulla salute umana
  • Caratterizzazione e valorizzazione di alimenti tipici nella dieta mediterranea
  • Genomica, proteomica, e bioinformatica delle scienze dell'alimentazione

L'attività di ricerca dell'ISA è multidisciplinare e corrisponde all'organizzazione interna in tre macrolinee scientifiche a sua volta divise in unità di ricerca.

Istituzione Culturale Museo Zoologico ICMZ[modifica | modifica sorgente]

L’Istituzione Culturale Museo Zoologico (acronimo ICMZ) è stata fondata ad Avellino nel 1994, ha lo scopo di promuovere la divulgazione scientifica grazie ai suoi musei e da ricerca scientifica con le pubblicazioni dei vari musei e centri di ricerca di sua proprietà e gestione.

L'ICMZ è proprietaria di alcuni musei e biblioteche:

  • Museo Zoologico degli Invertebrati "L. Carbone" (sito in Corso Umberto I, 131);
  • Galleria nazionale dei Selachoidei (in trasferimento da Via Petronelli a Corso Umberto I),
  • Biblioteca ICMZ (Via F. Petronelli, 8),
  • Mediateca ICMZ (Corso Umberto I, 131),
  • Biblioteca GNS (in trasferimento a Corso Umberto I).

Il Centro Ricerche dell’ "Istituzione Culturale Museo Zoologico" realizza alcune pubblicazioni periodiche "Quaderni del Museo Zoologico" (dedicato all’attività di ricerca del Museo) e "Malákion" (annuario del Centro Malacologico Irpino “L. Carbone”, dedicato agli studi relativi ai Molluschi), oltre a monografie relative ai vari ambiti della Zoologia e delle Scienze Naturali.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Conservatorio Domenico Cimarosa[modifica | modifica sorgente]

Il conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino, fondato nel 1972, risulta essere il più grande conservatorio di musica in Campania. Le oltre cinquanta aule insonorizzate, e la struttura in generale, rendono l'edificio un vero e proprio campus universitario, fornito di alcune sale strumenti, una biblioteca (con un patrimonio librario che ammonta a circa 10.000 unità, costituita da enciclopedie, antologie, collane, opera omnia, copie anastatiche, partiture, spartiti, libretti d'opera, metodi e studi, periodici e riviste), dei laboratori multimediali e un auditorium di 400 posti, che si può definire una vera e propria arena teatrale idonea per ospitare grandi allestimenti operistici. Un'intera area del complesso è dedicata agli uffici; al suo interno vi è una palestra attrezzata, parcheggi privati, infrastrutture e spazi rivolti agli allievi della scuola. Grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dal 2004 dal Ministero dell'Istruzione, il conservatorio ha potuto decisamente migliorare la sua dotazione strumentale e bibliografica, da mettere al servizio degli oltre mille studenti che lo frequentano. La struttura attuale in cui è ubicato l'istituto è stata realizzata ex novo, dopo gli eventi sismici del 1980, dal governo degli Stati Uniti d'America e successivamente donata alla città nel 1986. Dall'ottobre del 2009 il Conservatorio ha aperto una sezione distaccata a Caserta con due corsi di flauto e pianoforte per 40 allievi.

Istituto agrario "F. De Sanctis"[modifica | modifica sorgente]

L'Istituto Tecnico Agrario "Francesco De Sanctis", nato oltre un secolo fa per promuovere la produzione e la diffusione del prodotto vinicolo avellinese, è la più antica scuola di viticoltura ed enologia d'Italia. Dal 27 ottobre 1879, data in cui venne fondato dal ministro De Sanctis, l'Istituto analizza la vita economica dell'Irpinia, cercando di orientare la sua offerta didattica e la sua opera di ricerca verso le esigenze del territorio, contribuendone allo sviluppo. Nonostante la lunga tradizione storica, la Scuola Enologica è sempre stata attenta all'andamento del mercato e alle innovazioni tecnologiche; per tale ragione ha inserito nei suoi programmi didattici i moderni problemi relativi all'ambiente, alla trasformazione agroalimentare e delle biotecnologie, assicurando ai suoi diplomati la massima preparazione per entrare al meglio nel mondo del lavoro.

Università[modifica | modifica sorgente]

La città di Avellino non ha sedi universitarie ma ospita il “Corso di Laurea in Vitivinicoltura ed Enologia”. A riguardo è la terza città d'Italia, dopo Alba e Siena. Facente capo all'Università degli Studi di Napoli Federico II, il corso si svolge presso l'Istituto De Sanctis, antica sede universitaria avellinese. Dal 2012 presso il Teatro "Carlo Gesualdo", invece, Accademia nazionale di danza ha istituito corsi a numero chiuso per l'ottenimento del diploma accademico di I livello in "Discipline Coreutiche tecnico-compositive - Scuola di Coreografia", unico in Italia[53].

Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Giuseppe Moscati"[modifica | modifica sorgente]

Ente unversitario istituito dalla Diocesi di Avellino e dalla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (di Napoli), che rilascia la laurea non specialistica (di I livello) in "Scienze religiose" e abilita all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Galleria nazionale dei Selachoidei[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galleria nazionale dei Selachoidei.

La Galleria nazionale dei Selachoidei è un museo dedicato esclusivamente agli squali. Il museo espone attualmente ventiquattro famiglie di squali con un centinaio di specie, si tratta principalmente di mascelle di squalo e reperti anatomici vari (denti, pelli, uova, etc.), oltre a squali imbalsamati, la maggior parte. Molti squali esposti sono in diminuzione in natura, alcuni per cause naturali (poca fecondità, malattie genetiche etc.) altri a causa della distruzione degli ambienti naturali in cui vivono. La galleria ha anche una ricca biblioteca con libri in diverse lingue e una sezione dedicata ai video. Offre attività didattiche all'avanguardia sia per scuole che per gruppi. Per i disabili si realizzano particolari visite tattili.

MdAO - Museo d'Arte[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo d'arte (Avellino).

Il MdAO - Museo d'arte è situato in Via Degli Imbimbo (zona Chiesa del Cuore Immacolato di Maria). Originariamente, nel 1993, era una quadreria privata trasformata in museo nel 1995. Si tratta dell'unico museo d'arte del novecento e d'arte contemporanea presente sul territorio della provincia di Avellino. Le opere originali comprendono sculture, disegni, dipinti, oli e multipli artistici limitati (calcografie, bronzi, litografie, e serigrafie).

Il MdAO - Museo d’Arte attualmente propone al pubblico una bella e particolare collezione ostensiva di opere distinte nelle sezioni: novecento, ventunesimo secolo, e di "interesse locale e regionale". Nella Sezione del Novecento, si segnalano : Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Michele Cascella, Ernesto Treccani, Ugo Attardi Tonino Caputo, Mario Ceroli, Gianni Dova, Beppe Guzzi, Carmelo Fodaro, Felicita Frai, Giovan Francesco Gonzaga, Renzo Vespignani, etc. La Sezione del Ottocento propone opere di: Giovanni Colmo, Raffaele Tafuri, etc. Nella Sezione del ventunesiomo secolo, presenta opere di: Maurizio Delvecchio, Athos Faccincani, Paola Epifani, Paola Romano, etc. Nella Sezione di interesse locale e regionale ricordiamo: Giancarlo Angeloni, Giulio Labruna, etc.

Inoltre, il MdAO suggerisce ai suoi visitatori anche attività di approfondimento con visione di documentari ed interventi video di famosi critici d'arte.

Museo Archeologico Provinciale Irpino[modifica | modifica sorgente]

Il Museo Archeologico Provinciale Irpino nasce dal Museo privato Zigarelli, sorto sul finire del XIX secolo, poi lasciato al Comune nel 1889 ed infine passato alla Provincia. Dal 1965 è collocato al primo piano del Palazzo Provinciale della Cultura, occupando parte dell'antico Orto botanico ottocentesco. Progettato dall'architetto Francesco Fariello nel 1951, è situato in corso Europa ed espone, in una superficie di circa 2000 mq, reperti archeologici ritrovati nella provincia di Avellino. Presso il carcere Borbonico sono, invece, ospitati la pinacoteca e il Museo Irpino del Risorgimento[54].

Museo Zoologico degli Invertebrati "Carbone Lauretana"[modifica | modifica sorgente]

Questo museo, situato in Corso Umberto I, è uno dei maggiori musei dedicati agli invertebrati in Italia, aperto nel luglio del 2002. Verso la fine del 2009 ha subito un grave furto con la perdita di circa 500 pezzi (soprattutto Celenterati, Artropodi e Molluschi, per un valore di circa 250.000 euro). A seguito del furto è chiuso per riordino.

L'esposizione del museo è suddivisa in tre sezioni, che rappresentano le classi zoologiche degli animali a cui è dedicato: nella prima sezione si espone al pubblico la specie dei celenterati e dei poriferi; nella seconda: gli artropodi, i tentacolati, gli anellidi, gli echinodermi, gli aschelminiti, i rizopodi, i sipinculidi e i tunicati. La terza area del museo è completamente dedicata ai molluschi.

Il museo custodisce collezioni comparative di molluschi ascritti ai generi: Acavus, Allonautilus, Aporrhais, Argonauta, Harpa, Nautilus, di livello internazionale, con tutte le specie viventi ed attualmente descritte. Di rilievo la collezione di Tentacolati, l'unica presente sul territorio campano.

Fra le specie ormai estinte si segnalano alcune chiocciole arboricole del Madagascar del genere Tropidophora, delle Isole Maurizie del genere Gibbus, dell'isola di Madera del genere Geomitra, dell'isola di Kauali (Hawaii) del genere Camelia, dell'Isola di Raiatea (Polinesia Francese) del genere Partula. Oltre al gasteropode d'acqua dolce planorbide carinato del Nord America (Neoplanorbis carinatus) proveniente dall'Alabama (USA) ed all'igromiide di Picard (Trochoidea picardi) da Tel Aviv (Israele).

Pinacoteca Provinciale Irpina[modifica | modifica sorgente]

Situata all'interno del "Carcere Borbonico", in un intero braccio, nei pressi del Corso Vittorio Emanuele. La Pinacoteca Provinciale Irpina ha un'esposizione razionale, propone dipinti e ceramiche, principalmente di autori locali e di interesse provinciale. Degna di nota è la sezione di dipinti napoletani dell'Ottocento con Domenico Morelli, Francesco Mancini, Vincenzo Caprile, Federico Maldarelli. La Pinacoteca è chiusa al pubblico per riordino dal 2008.

Altri musei[modifica | modifica sorgente]
Musei
Altri musei
  • Lapidario Provinciale, Carcere Borbonico (aperto a richiesta)
  • Esposizione di reperti della Soprintendenza Archeologica, Carcere Borbonico, Via Dalmazia
  • Esposizione Provinciale di attrezzature scientifiche del XIX secolo, presso il Museo Provinciale del Risorgimento, Carcere Borbonico (in allestimento)
  • Museo e Lapidario Diocesano, in piazza 23 novembre (in trasferimento)
  • Museo Provinciale del Risorgimento, Carcere Borbonico
  • MateMuseum (Museo della Matematica), in Rione Mazzini (in allestimento)

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio, stampa e tv[modifica | modifica sorgente]

newspaper
Quotidiani
Nuvola apps krfb.pngPortali
television
TV
radio
Radio
  • cinquerighe.it
  • giornalelirpinia.it
  • ilciriaco.it
  • irpinianews.it
  • irpiniareport.it
  • irpiniaoggi.it
  • orticalab.it
  • Radio Punto Nuovo
  • Radio Magic
  • Radio Studio L
  • Radio A.R.C 101

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro comunale Carlo Gesualdo.

Il principale teatro di Avellino è il Teatro comunale Carlo Gesualdo, situato nei pressi del castello. Progettato dagli architetti Carlo Aymonino e Gianmichele Aurigemma, è stato terminato nel 2001 dopo nove anni di lavori. Ha una capienza di 1189 posti. Nei pressi del corso principale della città sorge, invece, il Cinema Partenio, occasionalmente utilizzato per spettacoli teatrali e conferenze.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Fusilli all'avellinese[modifica | modifica sorgente]

I Fusilli avellinesi (tipo di pasta fresca artigianale e non, prodotta anche dalle grandi industrie alimentari) sono conditi con sugo bianco a base di verdura di stagione a pezzi, funghi e salsiccia di maiale, il piatto ha numerose varianti.

Dolci tipici[modifica | modifica sorgente]

Fra le paste: la "Bombarda" dolce a forma di spicchio di frutta di pandispagna rosa con nocciole e ricotta.

La "Pigna pasquale dolce" a forma di ciambella con uova sode, glassa e confettini.

La "Zeppola" una ciambella fritta con zucchero.

Altri prodotti[modifica | modifica sorgente]

Tipiche di Avellino sono le nocciole avellane e le castagne del prete.

I vini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fiano di Avellino.

Il Fiano di Avellino è uno dei tre vini irpini che ha ottenuto il prestigioso marchio DOCG. Ottimo da abbinare con i frutti di mare, è raccomandato dai sommelier per accompagnare piatti a base di pesce, zuppe e molluschi. È di colore giallo-paglierino, ha odore intenso, e un gradevole sapore secco.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Scorcio di Corso Umberto I

Palio della Botte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palio della Botte.

Ad agosto si svolge in città il Palio della Botte, una competizione di stampo medievale che si svolge tra le sette contrade (che coincidono con le sette circoscrizioni) della città di Avellino. La sfida consiste nel far rotolare con una spranga ricurva una botte di circa due quintali, spingendola in salita lungo tutto Corso Umberto I. La vittoria viene assegnata al rione che riesce a raggiungere nel minor tempo possibile la Fontana di Bellerofonte.

Persone legate ad Avellino[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Il discorso urbanistico va allargato non solo alla città in sé per sé, ma alla oramai definibile "area urbana" in quanto annessi al capoluogo, inseriti in una continuità non solo territoriale ma anche e soprattutto urbanistica ed edilizia, sorgono Atripalda, Mercogliano e Monteforte Irpino, che superano i 10.000 abitanti; a questi si aggiungono molti altri comuni più piccoli contigui al capoluogo. Di recente è stato approvato ed adottato il nuovo PUC (piano urbanistico comunale) in sostituzione del PRG (piano regolatore generale) creato dallo studio Gregotti-Cagnardi. Un piano urbanistico che darà nuova linfa e nuovi sbocchi ad un contesto urbano immobile e disorganizzato su cui gravavano ancora i postumi del post-sisma. La sua area urbana, individuata con la metodologia del Functional Urban Regions (FURs), conta 46 comuni e 194.612 abitanti.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Avellino ha quattro frazioni: Bellizzi Irpino (un tempo comune indipendente), Pianodardine, Picarelli e Valle.

Rioni e Borghi periferici[modifica | modifica sorgente]

Borgo Ferrovia, Rione Mazzini, Rione San Tommaso, Rione Parco.

Altre località del territorio[modifica | modifica sorgente]

Agglomerati di case che costituiscono piccole frazioni della città si trovano in Contrada Bagnoli ed in località Bosco dei Preti.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il terremoto del 1980 ha rappresentato non solo per Avellino, ma per la sua intera provincia, il punto di svolta dell'apparato economico dapprima esistente in Irpinia. Dopo il sisma sono state realizzate molte infrastrutture, e sono state dirottate verso il capoluogo ingenti somme di denaro, che hanno favorito lo sviluppo di zone prima di allora molto indietro sotto il profilo innovativo ed economico. Il reddito pro capite cittadino (al 2008) è di 20.180 euro l'anno, ben al di sopra della media regionale e tra i più alti della regione e delle zone limitrofe considerando i singoli comuni, e un reddito totale di 739.265.220 euro[56].

Nel rapporto di Unioncamere del 2007, la Provincia di Avellino risulta essere la più ricca della Campania, con un Pil per abitante ammonta a circa 19 000 euro[57].

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Il settore agricolo ha trainato l'economia cittadina sino a metà degli anni settanta, quando il mancato ricambio generazionale ha causato una netta flessione del lavoro dei campi. Malgrado ciò, tabacco, uva e soprattutto nocciole (Avellino è rivestita dai più vasti noccioleti d'Italia[58]), grazie anche agli investimenti degli ultimi anni, impiegano una grande forza lavoro, in particolar modo nelle zone ai piedi del Partenio[58].

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'apparato industriale è un settore importante per l'intero sistema economico avellinese, con i nuclei industriali "est" ed "ovest" impiantati nella periferia est della città, a Pianodardine, Prata di Principato Ultra e Pratola Serra. Molte delle piccole e medie imprese fanno da indotto alle importanti realtà presenti nella zona, come la FMA (Fabbrica Motori Avellino) che produce i propulsori per FIAT, Opel, Lancia, Alfa Romeo e dove si crea il motore multijet. Altre realtà sono la Novolegno facente capo al gruppo Fantoni, la Denso, la Salvagnini, la Magneti Marelli, la Aurubis[59], industrie queste che occupano ognuna anche più di due migliaia di operai, provenienti non solo da Avellino ed il suo hinterland, ma anche da fuori provincia o da fuori regione.

Terziario e servizi[modifica | modifica sorgente]

La città è punto di riferimento per tutta la provincia sul profilo degli uffici avendo,oltre ai già presenti edifici amministrativi, burocratici e giudiziari tipici di un capoluogo di provincia, molte sedi amministrative delle medie imprese irpine, fra le quali una delle più importante è l'azienda Autoservizi Irpini, la migliore azienda della regione nel settore dei trasporti nel 2013.[60] Avellino in oltre ospita diverse filiali di banche importanti e di sedi assicurative locali e nazionali e soprattutto il centro direzionale della banca della Campania.[61]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Dal novembre 2006 in città sono stati aperti decine di cantieri, tutti finanziati dal progetto P.I.C.A. (Progetto Integrato Città di Avellino) mediante fondi europei, volti a darle un modello soddisfacente e pratico di vivibilità. I principali interventi eseguiti riguardano la pedonalizzazione e riqualificazione della strada principale (corso Vittorio Emanuele), la realizzazione dei parchi di piazza Kennedy in prossimità della vecchia autostazione degli autobus e di Santo Spirito e la costruzione di una strada di collegamento tra la Variante Est ed il centro cittadino, con rispettiva riqualificazione della zona. Sono, inoltre, previsti lavori di restyling di Piazza della Libertà[62], con rispettiva pedonalizzazione della stessa resa possibile grazie alla realizzazione di un tunnel sotterraneo che permetterà il regolare transito dei veicoli, oltre al restauro di varie strutture presenti in città[63].

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

La viabilità della provincia di Avellino

Avellino dispone di due caselli sull'autostrada A16 (Avellino Est e Avellino Ovest), dell'importante raccordo autostradale Avellino-Salerno che permette ai flussi prevenienti dall'A16 di proseguire in direzione sud immettendosi sull'A3, e della non meno trascurabile superstrada "Ofantina", importante arteria stradale che collega Avellino a numerosi centri altirpini.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La Stazione di Avellino, situata al confine con Atripalda, è capolinea delle linee ferroviarie per Benevento, per Cancello e per Rocchetta Sant'Antonio. La stazione garantiva il collegamento sia con i comuni della provincia che con Benevento e Salerno. Per rilanciare la stazione, erano stati aggiunti anche alcuni treni per Napoli Centrale e Roma, poi soppressi a causa dei tagli al trasporto ferroviario che portarono, nel 2010, alla chiusura della tratta Avellino-Rocchetta Sant'Antonio. La delibera regionale datata 9 agosto 2012 ha cancellato le ultime diciannove corse locali, determinando la totale chiusura della stazione di Avellino[64]. In seguito alle proteste dell'utenza, dal successivo 28 ottobre vennero ripristinate alcune coppie di treni[65].

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Terminal autobus

La mobilità su terra ad Avellino città ed il suo bacino provinciale è come volume di passeggeri annui, di gran lunga il tramite più utilizzato. La principale società di autotrasporti presente sul territorio è l'"A.IR", acronimo di Autoservizi Irpini, che oltre ai trasporti pubblici urbani (garantiti dall'Azienda Trasporti Irpini o ATI) ed extraurbani (con collegamenti giornalieri con 96 paesi della provincia, oltre Roma, Napoli, Benevento, Caserta, Foggia, Salerno e la sua università, Campobasso e Termoli) garantisce il collegamento via funicolare con il Santuario di Montevergine, meta di numerosi pellegrini; inoltre gestirà il servizio di metropolitana leggera che prossimamente si insedierà nel contesto cittadino, e l'autostazione cittadina (prossima alla completa realizzazione) che sarà il terminal di tutto il parco mezzi inerente alla società stessa. Altre importanti società sono la Sita Sud che collega il capoluogo con Salerno, e l'Ente Autonomo Volturno (ex Circumvesuviana) operante coi paesi contigui al napoletano.

Filovia[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1947 e il 1973 Avellino fu collegata a Mercogliano ed Atripalda da una filovia gestita dalla Società Filoviaria Irpina[66]. Nel primo decennio del XXI secolo si è progettata ed iniziata a costruire una nuova filovia[67][68][69][70], pensata per snellire il traffico cittadino e a ridurre le emissioni di gas di scarico delle auto private. Il primo lotto sarebbe dovuto entrare in funzione a metà 2010[71]. I lavori, interrotti da aprile 2010 a causa del blocco dei finanziamenti regionali[72], sono ripartiti a marzo 2013[73].

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Aereo L' aeroporto più vicino è:

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Avellino.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Avellino 1912.

La principale società calcistica cittadina è l'Associazione Sportiva Avellino 1912. Fondata nel 1912 come Unione Sportiva Avellino, ha al suo attivo dieci stagioni in Serie A, dove aveva militato ininterrottamente dal 1978 al 1988. Dichiarata fallita nel 2010 dal Tribunale Civile di Avellino, è stata radiata dalla Federcalcio l'11 febbraio 2011. Il 10 luglio 2009 è stata esclusa dai campionati professionistici per decisione della Co.Vi.Soc. ed in seguito a questi eventi, dopo la presentazione di alcune cordate imprenditoriali presso il comune di Avellino, è nata la società Avellino Calcio.12 Società Sportiva Dilettantistica che poi dal giugno 2010 ha assunto l'attuale denominazione. Per la stagione sportiva 2013-2014 disputa il campionato di serie B.

Le altre squadre di calcio della città sono la Polisportiva Dilettantistica Rione Mazzini e l' A.C.D. San Tommaso che militano in Promozione, l' U.S.D. Virtus Avellino 2013 che milita nel girone E campano di Prima Categoria e l' U.S.D. Centro Storico Calcio Avellino che milita nel girone E campano di Seconda Categoria.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Felice Scandone Basket Avellino.

La Società Sportiva Felice Scandone è stata fondata nel 1948, e dal 2000\2001 milita in Serie A1. Nel 2008 ha vinto la Coppa Italia, nelle Final Eight giocate a Bologna e vinte contro i padroni di casa della Virtus Bologna.

Pallacanestro femminile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuova Partenio Avellino.

La squadra di basket femminile della città è la Nuova Partenio Avellino, militante in Serie C.

Passaggio del Giro 2007 in Corso Europa

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pallavolo Avellino.

La Pallavolo Avellino, fondata nel 1966, milita attualmente nel campionato di serie D, a differenza degli altri sport di squadra avellinesi, è l'unica compagine a non avere il bianco-verde come colore sociale, bensì il verde-blu.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Avellino è stata più volte partenza e arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Anno Tappa da km Vincitore Leader class. generale
1914 Roma 365,4 Italia Giuseppe Azzini Italia Alfonso Calzolari
1927 Napoli 153,4 Italia Alfredo Binda Italia Alfredo Binda
1965 Benevento 175 Italia Michele Dancelli Italia Albano Negro
1977 Capo Miseno 159 Belgio Freddy Maertens Belgio Freddy Maertens
2001 Nettuno 229 Italia Ivan Quaranta Italia Dario Frigo
Data Tappa a km Vincitore Leader class. generale
1914 Bari 328,7 Italia Giuseppe Azzini Italia Alfonso Calzolari
1927 Bari 271,8 Italia Alfredo Binda Italia Alfredo Binda
1962 Foggia 110 Paesi Bassi Huub Zilverberg Belgio Armand Desmet
1965 Potenza 161 Italia Vittorio Adorni Italia Vittorio Adorni
1977 2ª/1ª Foggia 118 Belgio Rik Van Linden Belgio Freddy Maertens
2009 19ª Monte Vesuvio 164 Spagna Carlos Sastre Russia Denis Men'šov
2010 10ª Bitonto 230 Stati Uniti Tyler Farrar Kazakistan Aleksandr Vinokurov

Ogni anno in occasione dei festeggiamenti di Ferragosto si svolge il trofeo "Circuito Città di Avellino", un percorso tra le strade principali della città, molto amato e seguito dalla cittadinanza.

Atletica[modifica | modifica sorgente]

Presso il campo CONI ogni anno si svolge il "Meeting Internazionale di atletica leggera Città di Avellino", a cui partecipano alcuni importanti esponenti dell'atletica mondiale.

Rugby[modifica | modifica sorgente]

Per ciò che concerne la palla ovale, la città è rappresentata dall'Avellino Rugby che attualmente milita nel girone campano della Serie C.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Francesco De Sanctis in Attilio Marinari (a cura di), Un viaggio elettorale, Guida Editori, 1983, p. 138. ISBN 978-88-7042-131-6.
  4. ^ Cfr. la voce Avellino nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia: [1].
  5. ^ Fino al 1957 funzionò sulle rive del Fenestrelle-Rigatore il Mulino dell'Infornata la cui esistenza è attestata dal XII secolo.
  6. ^ Pagina con le zone climatiche e i gradi giorno dei comuni italiani. URL consultato l'11-07-2009.
  7. ^ a b Donato Violante, Avellino - Medioevo, Perinciso Edizioni, 2010
  8. ^ a b CORRIERE DELL'IRPINIA - La favola triste di Maria de Cardona
  9. ^ 14 settembre 1943: bombe su Avellino
  10. ^ Motivazione della consegna della Medaglia d'oro al valor civile alla Città di Avellino sul sito del Quirinale.
  11. ^ Motivazione della consegna della Medaglia d'oro al merito civile al Comune di Avellino sul sito del Quirinale.
  12. ^ Articolo sul Casino del Principe
  13. ^ Palazzo della Cultura sul sito del Comune di Avellino
  14. ^ Erennio Mallardo, Andar per Teatri ad Avellino...tanto tempo fa - Agendaonline.it
  15. ^ Incendio all'Eliseo in Corriere dell'Irpinia (Avellino), 02-01-2013. URL consultato il 3-1-2013.
  16. ^ a b Castello di Avellino - Avellino
  17. ^ Avellino, cancelli chiusi a Parco Santo Spirito in Ottopagine.
  18. ^ Parco Santo Spirito, affidati i lavori per il ripristino funzionale in irpinianews.it.
  19. ^ “Parco Antonio Manganelli”, sabato la cerimonia di intitolazione in comune.avellino.it.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ Zeza al carnevale di Venezia
  22. ^ Corriere dell'Irpinia - Tradizione e devozione Avellino abbraccia S. Rita
  23. ^ Il dossier realizzato dal Sole-24 Ore che, da oltre 15 anni, misura la vivibilità delle 103 province italiane attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche. Dal reddito all'occupazione, dalla natalità alla sanità, dai reati alle opportunità per il tempo libero
  24. ^ Il sole 24 Ore 20/12/2004
  25. ^ Qualità della vita 2004.
  26. ^ a b Ecosistema urbano 2005, legambiente.it.
  27. ^ Il sole 24 Ore 19/12/2005
  28. ^ Qualità della vita 2005.
  29. ^ Il sole 24 Ore 18/12/2006
  30. ^ Qualità della vita 2006.
  31. ^ Ecosistema urbano 2006, legambiente.it.
  32. ^ Il sole 24 Ore 17/12/2007
  33. ^ Qualità della vita 2007.
  34. ^ Ecosistema urbano 2007, legambiente.it.
  35. ^ Il sole 24 Ore 29/12/2008
  36. ^ Qualità della vita 2008.
  37. ^ Ecosistema urbano 2008, legambiente.it.
  38. ^ Il sole 24 Ore 19/12/2009
  39. ^ Qualità della vita 2009.
  40. ^ Ecosistema urbano 2009, legambiente.it.
  41. ^ Qualità della vita 2010, ilsole24ore.com.
  42. ^ Qualità della vita, vince Trento (Italia Oggi), epicentrobenevento.it.
  43. ^ Ecosistema urbano XVII edizione, legambiente.it.
  44. ^ Qualità della vita 2011, ilsole24ore.com.
  45. ^ Trento è la città più vivibile, italiaoggi.it.
  46. ^ Ecosistema urbano XVIII edizione, legambiente.it.
  47. ^ Qualità della vita 2012, ilsole24ore.com.
  48. ^ Nuova bocciatura sulla qualità della vita: l'Irpinia sprofonda, irpiniaoggi.it.
  49. ^ Ecosistema urbano XIX edizione, legambiente.it.
  50. ^ Qualità della vita 2013, ilsole24ore.com.
  51. ^ Qualità della vita, Macerata scende in graduatoria, cronachemaceratesi.it.
  52. ^ Ecosistema urbano XX edizione, legambiente.it.
  53. ^ Al via le selezioni per la Laurea Triennale presso il teatro "Carlo Gesualdo" di Avellino.
  54. ^ Il Museo Irpino di Avellino, culturaprovinciaavellino.it.
  55. ^ Padre di Victor, fu governatore della provincia di Avellino
  56. ^ Redditi 2008 - La classifica dei capoluoghi di provincia. URL consultato il 22-02-2010.
  57. ^ Campania: in Irpinia i più ricchi della Regione
  58. ^ a b Coordinamento Meridionale Agricoltura - Assessorati provinciali. URL consultato il 3-7-2009.
  59. ^ Il Denaro - Cumerio si fonde, nasce Aurubis
  60. ^ Trasporto locale in Campania, l’Air è in pole - Ottopagine Avellino
  61. ^ Chi siamo - Storia - Banca della Campania
  62. ^ Piazza Libertà, presentato il restyling. «Sarà un progetto di livello europeo», ilmattino.it.
  63. ^ Scheda interventi, comune.avellino.it.
  64. ^ Ad Avellino dopo 133 anni il treno non passa più
  65. ^ Ferrovie riaperte in Campania, in "I Treni" n. 354 (dicembre 2012), p. 4
  66. ^ La Filovia Irpina, clamfer.it.
  67. ^ Il Denaro del 02-06-2009 num. 105
  68. ^ Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 26 del 16 maggio 2005
  69. ^ Il comunicato stampa del 29/05/2009 del Comune di Avellino la definisce impropriamente Metropolitana Leggera
  70. ^ Articolo de "Il Mattino" del 18/04/2009
  71. ^ Il denaro del 06/10/2009
  72. ^ La regione boccia il Piano strategico di Avellino e Atripalda perde 12 milioni di finanziamenti, ilsabato.net.
  73. ^ Metro leggera ad Avellino, si riparte, ottopagine.net.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A.A.V.V., Tra arte e scienza. I musei privati di Avellino, ACO Avellino 2012, pp. 12.
  • Associazione Culturale ACO, Musei Avellino 2007, Avellino, 2007, pp. 4.
  • Donato Violante, Avellino - Medioevo, Perinciso Edizioni 2010.
  • Gabriele Crepaldi, Musei d'Italia, voce Avellino pag. 244, Arnoldo Mondadori Editore, 2007.
  • Francesco De Franchi, Avellino illustrata da' santi e da' santuari, Forni, Napoli, 1709.
  • Felice De Maria, Dizionario dialettale della provincia di Avellino, Bologna, Forni.
  • Giampiero Galasso, Avellino. Storia e immagini, Ed. De Angelis, 1992.
  • Nicola Gambino, La cattedrale di Avellino, Ed. Di Mauro, 1985.
  • Consalvo Grella, Il Museo Irpino di Avellino, 1975.
  • Michelina Femina, Musei della Natura in Campania, voce Avellino pp. 10–12, M.Z.O. Edizioni, 2003.
  • Michelina Femina, Lauretana Carbone, L'Irpinia dei Musei, MZO Edizioni, Avellino 1997.
  • Carlo Muscetta, Le Chiese di Avellino, E.P.T. di Avellino, 1931.
  • Stefano Orga, Michelina Femina, Musei da esplorare ad Avellino, MZO Edizioni, Avellino 2002.
  • Gabriella Pescatori Colucci, Errico Cuozzo, Francesco Barra, Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia, Sellino & Barra, 1996.
  • Serafino Pionati, Ricerca sull'istoria di Avellino, Forni, 1828-29.
  • Francesco Scandone, Storia di Avellino dalle origini alla fine della dominazione Longobarda, M. d'Auria, 1905.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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