Montecalvo Irpino

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Montecalvo Irpino
comune
Montecalvo Irpino – Stemma Montecalvo Irpino – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
Sindaco Mirko Iorillo (lista civica L'Aquilone) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 41°11′48″N 15°02′03″E / 41.196667°N 15.034167°E41.196667; 15.034167 (Montecalvo Irpino)Coordinate: 41°11′48″N 15°02′03″E / 41.196667°N 15.034167°E41.196667; 15.034167 (Montecalvo Irpino)
Altitudine 623 m s.l.m.
Superficie 54,01 km²
Abitanti 3 663[1] (1-01-2017)
Densità 67,82 ab./km²
Frazioni Corsano, Malvizza
Comuni confinanti Apice (BN), Ariano Irpino, Buonalbergo (BN), Casalbore, Castelfranco in Miscano (BN), Ginestra degli Schiavoni (BN)
Altre informazioni
Cod. postale 83037
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064052
Cod. catastale F448
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 214 GG[2]
Nome abitanti montecalvesi
Patrono san Felice
Giorno festivo 30 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montecalvo Irpino
Montecalvo Irpino
Sito istituzionale
Posizione del comune all'interno della provincia di Avellino

Montecalvo Irpino è un comune italiano di 3663 abitanti della provincia di Avellino conosciuto come il "paese del pane buono" per via del suo principale prodotto tipico, il pane di Montecalvo[3].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Montecalvo Irpino è localizzato nel settore Nord della provincia di Avellino, al confine con quella di Benevento. Il comune, sorto a un'altitudine di 623 m s.l.m. a monte della confluenza fra il torrente Miscano e il fiume Ufita, fa parte della Comunità montana dell'Ufita in quanto il suo territorio, per lo più argilloso e tufaceo, è prevalentemente montano. L'agro comunale si estende per una superficie di 53,50 km², con un'altitudine che varia dai 151 ai 700 m s.l.m., con un'escursione di 549 m.[4]

Tipiche del territorio rurale di Montecalvo Irpino sono le Bolle della Malvizza, ossia i vulcanelli di fango che spuntano al centro della valle del Miscano.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Montecalvo Irpino.

Grazie alla giacitura medio-collinare il clima è generalmente temperato con piovosità moderata.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo molti studiosi la prima parte del toponimo deriva dal latino mons calvus, ossia "monte roccioso, privo di alberi", secondo altri invece da mons galbus, ossia "monte giallo" per il colore del tufo o dei fiori di ginestra presenti in zona[5]. Una terza interpretazione, assai meno verosimile, farebbe derivare il termine “calvo” da Calvia, una gens romana che avrebbe avuto alcuni possedimenti nell'area.

L'aggettivo "Irpino" identifica il distretto storico-geografico d'appartenenza (l'Irpinia) ed è stato aggiunto per distinguere il comune dai numerosi altri omonimi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una frequentazione stabile della zona fin dall'età romana è attestata dal rinvenimento di strutture murarie riferibili ad una villa rustica in località Tressanti, nonché dal materiale archeologico proveniente da necropoli ed aree segnalate in varie altre località del territorio comunale.[6]

La prima notizia storica di Montecalvo è contenuta in un documento del 1096, in cui si fa riferimento all'invio di circa sessanta armati di quella zona nella spedizione in Terrasanta voluta da Guglielmo il Buono.[6]

La cronaca di Alessandro Telesino ricorda che nel 1137 re Ruggero II, sovrano normanno in guerra con il conte di Avellino, si accampò ai piedi del castello di Montecalvo.[7]

Nel catalogo dei baroni risulta che la prima famiglia feudataria fu quella dei Potofranco. In seguito alle distruzioni provocate dalle truppe di Manfredi di Svevia, il feudo venne concesso dapprima al nobile Matteo Diletto (1276) e poi donato dal re Carlo I d'Angiò al salernitano Giovanni Mansella.[8]

Dalla fine del 1300 Montecalvo seguì le vicende della contea di Ariano, alla quale rimase aggregata durante i governi dei de Sabran, degli Sforza e dei Guevara. Il violento terremoto del 1456 determinò lo sprofondamento di parte del centro abitato (probabilmente nel Fosso Palumbo) e la successiva espansione urbana fuori dalle mura, che non furono più ricostruite. Nel 1486 il feudo passò sotto il diretto governo della Regia Corte e otto anni più tardi fu venduto, assieme ai feudi di Corsano e Pietrapiccola, dal re Alfonso II d'Aragona a Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e viceré di Sicilia. Costui gestì le rendite provenienti dal territorio fino al 1501, anno in cui il paese fu venduto ad Alberico Carafa primo duca di Ariano.[8]

Durante la breve dominazione francese, che ebbe inizio nello stesso anno 1501, signore di Montecalvo fu Pietro del Rohan, maresciallo di Francia e fedelissimo di re Ludovico. Ristabilito il potere spagnolo, re Ferdinando il Cattolico restaurò il ducato arianese che, con Montecalvo, tornò in possesso di Alberico Carafa. Nel 1505 Montecalvo fu donata da questi al figlio secondogenito Sigismondo, che nel 1525 ne fu nominato conte.[8]

Per quasi un secolo i Carafa amministrarono la contea di Montecalvo, fino a quando, nel 1594, fu acquistata da Carlo Gagliardi, che nel 1611 si fregiò del titolo di duca. Alla sua morte, nel 1624, il ducato tornò alla famiglia Pignatelli, a cui appartenne fino al 1806, anno dell'abolizione dei diritti feudali nell'Italia meridionale.[8]

Nel corso dei secoli il paese è stato flagellato da diversi terremoti. In particolare il sisma del 1688 e quello del 1962 hanno distrutto diverse chiese, causato gravi danni al palazzo ducale e alla Chiesa di Santa Maria Assunta, di cui nel 1981 fu anche abbattuto il campanile.[8]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

A Montecalvo Irpino è in uso un costume tradizionale femminile, la pacchiana. Composto da tutta una serie di pezzi colorati e ricamati, questo particolare costume esalta la femminilità di chi lo indossa grazie anche ad alcuni ornamenti aggiuntivi: le còcole (collane ad elementi ovali), le sciacquaglia (orecchini tipici e vistosi) e la pannuccia (un singolare tipo di copricapo) che viene fissata ai capelli mediante uno spùngolo (spillone). Si tratta dunque di un abito da cerimonia, sfoggiato soprattutto in occasione di eventi folcloristici.[10]

Persone legate a Montecalvo Irpino[modifica | modifica wikitesto]

San Pompilio Maria Pirrotti

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Di origine medievale, il centro abitato andò sviluppandosi lungo un crinale sinuoso in posizione dominante sulla valle dell'Ufita. La parte più caratteristica del borgo è il rione Trappeto che conserva le antiche abitazioni rupestri, con grotte scavate nel tufo e stretti vicoli e scalinate[11].

La più importante frazione di Montecalvo Irpino è Corsano, che fu comune autonomo fino al secolo XVII quando venne devastato da una pestilenza[12]. A Corsano si conserva la chiesa di San Nicola di Bari, edificata nel basso medioevo ma ricostruita a seguito dei danni patiti per il terremoto dell'Irpinia del 1962[13].

Notevole anche la frazione Malvizza che si caratterizza per la presenza in loco di inconsueti vulcanelli di fango, tipici della valle del Miscano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana dell'Ufita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tuttitalia
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Pane di Montecalvo, su Regione Campania.
  4. ^ Comune di Montecalvo Irpino, su Italia in dettaglio.
  5. ^ Comune di Montecalvo Irpino (AV), su Comuni Web.
  6. ^ a b Montecalvo Irpino, su Archemail.
  7. ^ AA.VV., I Dauni-Irpini, Napoli, Generoso Procaccini, 1990, p. 136.
  8. ^ a b c d e Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Giovanni Bosco e Maria Cavalletti, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 1, Avellino, 1995, pp. 109-159.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ AA.VV., I Dauni-Irpini, Napoli, Generoso Procaccini, 1990, p. 144.
  11. ^ L'Irpinia, terra e vita (PDF), su Camera di commercio di Avellino, p. 38.
  12. ^ Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893.
  13. ^ Chiesa di San Nicola in Corsano, Montecalvo Irpino (AV), su Win Irpino.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN136667595
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