Melito Irpino

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Melito Irpino
comune
Melito Irpino – Stemma
Melito Irpino – Veduta
Il municipio e la piazza degli Eroi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoMichele Spinazzola (Lista civica Democrazia e Progresso) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate41°06′15″N 15°03′12″E / 41.104167°N 15.053333°E41.104167; 15.053333 (Melito Irpino)Coordinate: 41°06′15″N 15°03′12″E / 41.104167°N 15.053333°E41.104167; 15.053333 (Melito Irpino)
Altitudine450 m s.l.m.
Superficie20,68 km²
Abitanti1 934[1] (1-1-2017)
Densità93,52 ab./km²
FrazioniCozza, Fontana del Bosco, Incoronata
Comuni confinantiApice (BN), Ariano Irpino, Bonito, Grottaminarda
Altre informazioni
Cod. postale83030
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064048
Cod. catastaleF110
TargaAV
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona D, 1 549 GG[2]
Nome abitantimelitesi
Patronosant'Egidio
Giorno festivo1º settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Melito Irpino
Melito Irpino
Sito istituzionale
Posizione del comune all'interno della provincia di Avellino

Melito Irpino è un comune italiano di 1.934 abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro antico, ormai definitivamente abbandonato, è attraversato dal fiume Ufita, tributario del Calore irpino. Invece il moderno centro abitato, circondato da una pineta, è situato su di un poggio dominante la stessa valle dell'Ufita.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Antica è l'origine di Melito Irpino, le cui tracce originarie furono rinvenute alla fine del 1880. Alcuni parlarono di Cluvium, altri di un semplice sobborgo di Aeclanum, altri ancora (tesi prevalente) di Melae o Melas. Tito Livio (libro XXIV, Cap X) scrisse che quest'ultima venne distrutta dalle truppe di Claudio Marcello e Quinto Fabio al tempo della seconda guerra punica nel 215 A.C., a seguito della sconfitta dei 3000 soldati che Annibale aveva lasciato a presidio del luogo. Il cospicuo bottino di guerra fu concesso per intero ai legionari vincitori.

Un'area archeologica è stata scoperta a un chilometro circa dall'attuale Melito vecchia, in località Pezza. Furono trovati dei sepolcri (ritenuti di epoca romana) disposti in file parallele, un esteso fabbricato adibito a luogo termale, un tempietto. Successivamente vi furono altri ritrovamenti: due case ed un tempietto meglio conservato del primo, i resti di un acquedotto che affluiva ad una vasca, ed altri reperti, tra cui lapidi e frammenti di iscrizioni e di anfore, lucernarie, tegole, tubi di piombo con bollo sannitico e monete romane.[3]

Melito medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Incerta è l'origine del borgo medievale, che vide crescere Melito vecchia attorno a sé nel corso del tempo. Le fonti storiche relative al periodo in oggetto sono carenti. Il borgo medievale venne citato per la prima volta, come feudo intero, nel XII secolo, tra il 1142 e 1164, ai primi tempi della monarchia normanna. Al re erano dovuti il servizio di un milite e una rendita di venti once d'oro all'anno. Successivamente, il territorio di Melito si trasmise per eredità (baronato dei De Forgia). Nel 1239 Ferdinando II d'Aragona affidò Melito a Landolfo di Grottaminarda (l'unione tra i due comuni durò tre secoli). Melito fece altresì parte della Baronia del conti di Gesualdo, fu anche feudo dei conti di Ariano, dei Della Marra, dei D'Aquino, dei Caracciolo, dei Pagano fino all'abolizione della feudalità (1784-1806).

La fine di Melito vecchia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1862 al 1923 la denominazione del borgo fu "Melito valle di Bonito"[3]. La planimetria del vecchio paese ed il ricordo di chi ci ha vissuto, descrivono un borgo piccolo e tranquillo. Osservando la piantina di Melito vecchia, si nota il tipico impianto urbano medioevale, col fitto intreccio di costruzioni, vicoli e scalinate che avvolgono il castello. Il centro del paese, piazza Vittoria, ove si ritrovava la popolazione dopo aver assistito alla messa, era separato dal fiume Ufita, valicabile tramite un ponticello (tuttora esistente), da una semplice schiera di case. A seguito del sisma del 1962, sembrerebbe per apparenti cause di sicurezza, il vecchio borgo venne interamente raso al suolo salvo, per fortuna, le più significative testimonianze della storia melitese: il castello e la chiesa di Sant'Egidio che costituiscono così gli unici elementi superstiti di una città fantasma. Anche il tracciato delle vecchie strade è andato perso, salvo i tratti rimasti pavimentati con basalto e ciottoli. La storia di Melito Irpino è stata caratterizzata dal ricorrere di altri eventi drammatici, in aggiunta ai terremoti già citati, che si sono susseguiti nel tempo regolarmente (es. 1456, 1688, 1702, 1930, 1962, 1981 e 1982). Infatti, si annoverano alluvioni, quale quella del 1949 che travolse il ponte di ferro e scardinò i mulini lungo il fiume, le frane ripetute, l'invasione delle cavallette nel 1634, le pestilenze del 1458, 1528, 1656-57.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico (XI secolo) si erge un castello di epoca normanno-sveva e rifatto per volere della committenza nobiliare aragonese, unica costruzione storica (oltre ai ruderi della chiesa madre) superstite del borgo medievale di Melito. Se incerta è l'origine del castello, già esistente al tempo della conquista normanna, ma il cui primo riferimento storico daterebbe 1062 o 1298, certa è la funzione strategica della struttura, che si erge senza fondazioni sulla roccia, su di una piccola altura, che sovrasta la sottostante valle dell'Ufita. La forma romboidale irregolare della costruzione, con un corpo centrale allungato e torri angolari circolari (una sola quadrata), indicherebbero un'origine longobarda. Tale orientamento, sarebbe altresì sorretto dalla creazione da parte dei Longobardi di una serie di fortificazioni nei punti militarmente strategici, quale era Melito, a protezione dalle invasioni dei Bizantini stanziati in Puglia. Il castello, con una spessa muratura in pietrame, presenta diversi livelli a seconda del piano di fondazione. Era difeso da un fossato ormai scomparso, da mura e da un avancapo, detto il barbacane (la zona intorno al castello viene ancora oggi ricordata nel dialetto locale col nome di Varvacale). In prossimità del castello, a una cinquantina di metri, si ergevano le antiche porte di cui restano le grosse buche ove venivano issate barre di ferro o legno usate per sbarrarle. La presenza di cave a cielo aperto fa ritenere che per la costruzione del castello si utilizzò in prevalenza pietra locale, integrata da materiale alieno. L'originalità della struttura è stata tuttavia fortemente compromessa da diversi eventi, quali la distruzione parziale per le lotte sul suo possesso, manomissioni intervenute nel corso del tempo (asportazioni di blocchi di rivestimento riutilizzati in alcune abitazioni del borgo), incendi (notevole quello del 1779), a seguito del quale si effettuarono delle riparazioni che fecero perdere al castello i suoi caratteri originari. Nel 1912 fu risistemato il lato occidentale del castello. Il colpo di grazia arrivò col terremoto del 1962, che lo rese pericolante, tanto che i vigili del fuoco furono costretti ad abbattere la parte più antica, l'unica torre quadrata e una torre circolare, alcune stanze inabitabili all'interno. Nonostante conservi il suo fascino, il castello è ridotto a un imponente rudere, col tetto in più parti danneggiato, pericolante e con mura lesionate.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alla lingua italiana, nel territorio comunale è in uso una varietà del dialetto irpino.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Melito Irpino appartiene alla diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia

Persone legate a Melito Irpino[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il.comune è interessato dalla strada statale 90 delle Puglie che consente i collegamenti con Ariano Irpino e la stazione ferroviaria da un lato, e con Grottaminarda e il casello autostradale sull'A16 dall'altro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Melito Irpino fa parte dell'Unione dei comuni Terre dell’Ufita[5]. Fino al 2009 il comune apparteneva alla Comunità montana dell'Ufita[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tuttitalia.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ a b Melito Irpino, su Archemail.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Le unioni di Comuni in Regione Campania (PDF), su Regione Campania. URL consultato il 4 dicembre 2017.
  6. ^ Legge Regionale N. 20 dell'11 dicembre 2008 della Regione Campania

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Melito Irpino

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