San Sossio Baronia

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San Sossio Baronia
comune
San Sossio Baronia – Stemma
San Sossio Baronia – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoFrancesco Saverio Garofalo (PdL) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate41°04′N 15°12′E / 41.066667°N 15.2°E41.066667; 15.2 (San Sossio Baronia)Coordinate: 41°04′N 15°12′E / 41.066667°N 15.2°E41.066667; 15.2 (San Sossio Baronia)
Altitudine650 m s.l.m.
Superficie19,19 km²
Abitanti1 604[1] (31-7-2018)
Densità83,59 ab./km²
FrazioniCivita, Molara, Montuccio, Montemauro, Cesinelle, Turro, Costa del Vallone, Santa Lucia, Monticelli
Comuni confinantiAnzano di Puglia (FG), Flumeri, Monteleone di Puglia (FG), San Nicola Baronia, Trevico, Vallesaccarda, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale83050
Prefisso0827
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064087
Cod. catastaleI163
TargaAV
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 259 GG[2]
Nome abitantisossiani
Patronosan Sossio levita e martire; san Pietro martire
Giorno festivo29 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Sossio Baronia
San Sossio Baronia
San Sossio Baronia – Mappa
Il comune di San Sossio Baronia all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale


San Sossio Baronia è un comune italiano di 1 604 abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato nella Baronia, ultimo lembo d'Irpinia ai confini con la Puglia, San Sossio è un centro agricolo-commerciale dell'Appennino campano, ubicato sul fianco settentrionale della dorsale che divide la valle dell'Ufita da quella del suo affluente Fiumarella, nell'alto bacino del Calore.

Adagiato alle falde di un'altura e circondata da colline e contrafforti che gli chiudono l'orizzonte, il paese risulta così parzialmente protetto dal rigore dei freddi invernali. Infatti, sebbene l'altitudine (650 m) sia superiore a quella di molti paesi circostanti, il centro abitato è sufficientemente riparato dai venti e dal nevischio. Inoltre, la presenza di boschi periferici dona ampia frescura alla zona e attenua notevolmente la calura intensa dei mesi estivi, apportando alla località vantaggi climatici ragguardevoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'acqua sorgiva, che scaturisce in abbondanza dalle colline circostanti, sta alla base dell'origine stessa del paese. Infatti, San Sossio Baronia era nell'Alto Medioevo la zona delle sorgenti comprese nei possedimenti dei Signori di Trevico.

I pastori con gli armenti scendevano per abbeverarli in quella zona dove attualmente esistono tre grotte scavate nell'argilla, di cui una al centro più piccola, e che per la forma di presepe propria dell'insieme, rispettivamente rappresentano le grotte di S. Giuseppe, della Madonna e del Bambino, zona comunemente detta Acqua della Madonna.

L'origine del paese è riferita al XIII secolo e, secondo la tradizione intorno ad una sorgente presso la chiesa parrocchiale. Questa, distrutta dal terremoto del 1930, era stata costruita nel 1754. L'antica parrocchiale era la chiesetta, ora in rovina, dell'Annunziata, la quale, anche se sul fonte dell'acqua benedetta era incisa la data 1589, risale al XIII secolo.

La datazione di origine del paese riferita al secolo XIII è convalidata da un rescritto di Carlo D'Angiò del 1299 che parla di Vico (Trevico) con i Casali (San Sossio Baronia, San Nicola Baronia, Castel Baronia, Carife etc.), e maggiormente dalle "Rationes Decimarum Italiae" nei secoli XIII e XIV nella parte relativa alla Campania, ove risulta che i "Clerici S. Sossi" per gli anni 1308-1314 dovevano pagare la tassa annuale di "tari uno e grana 121" al Vescovo di Trevico.

Quest'ultima fonte in particolare induce a ritenere che tale comunità alla data del 1308 aveva già una sua piena e completa organizzazione, tanto da essere chiamata a versare un tributo, per cui la sua origine si può far risalire quanto meno alla prima metà del Duecento.

Il nome San Sossio dato all'antico casale di Trevico, trova nella leggenda la sua giustificazione. Infatti, si narra che un asino, sul quale venivano trasportate le reliquie di San Sossio martire (Diacono di Miseno martirizzato con San Gennaro, Vescovo di Benevento, a Pozzuoli al tempo dell'Imperatore Diocleziano) destinate ad un paese vicino, giunto in località ora detta Sella Coppola (incrocio della SS. 91 con le Provinciali per S. Sossio e Trevico), infilò la strada che conduceva alle poche case esistenti in fondo alla valle e non ci fu verso di fargli cambiare direzione. Si gridò al miracolo: le reliquie rimasero nella chiesetta dell'Annunziata e fu dato il nome di San Sossio al paese.

La seconda parte del nome, "Baronia", che venne aggiunta solo nel 1913, si riconnette alla prima citazione del borgo in un documento, datato 1299, al tempo della dominazione angioina, quando venne indicato quale "Casale della Baronia Vico".

San Sossio Baronia, seguì sempre le vicende di Trevico, con cui condivise il giogo feudale dei Consalvo nel secolo XV e dei Loffredo fino al 1806.

I Sossiani durante il feudalesimo godettero sempre di una certa autonomia per il loro straordinario spirito di indipendenza e libertà. A tal riguardo si racconta di una vecchietta la quale, intorno al 1500, al feudatario che, dopo essersi dissetato ed aver decantato la freschezza della limpida fonte, voleva gravarla di una tassa, rispose: «l'acqua è fresca, Eccellenza, ma le nostre teste sono calde» ed il signorotto si guardò bene dall'applicare la tassa. Avrà forse avuto origine da questo lo stemma del Comune: tre getti d'acqua che scaturiscono dalla cima di una collina sormontata da tre stelle a cinque punte.

Nel 1612, grazie a Ferdinando Loffredo, alla sorgente più feconda fu dato un aspetto più dignitoso nella fontana che ora appare maestosa nella sua semplicità architettonica e nel bassorilievo con lo stemma del nobile casato dei Loffredo e con l'immagine del Santo Patrono. Ne dà ampia testimonianza l'iscrizione della lapide seicentesca:

Soxius huc populu custodit ab aetere, Martir, hoc loffreda domus; stabit in orbe pius, A.D. 1612, praetereundo cave sitiens properare, viator, fistula dulce fluit cogiaciatis aquae

(II Martire Sossio protegge questo popolo dal cielo. In paese don Loffredo sarà ricordato come Pio nell'anno del Signore 1612. O viandante assetato guardati dall'affrettarti nell'andar via! Un condotto di acqua ghiacciata scorre dolcemente).

Il paese inoltre partecipò attivamente ai moti rivoluzionari; saputo che Garibaldi marciava verso Napoli, dopo aver sgominato in Sicilia l'esercito borbonico, il popolo sossiano assalì il Municipio e ridusse in frantumi il busto di Ferdinando II. Caduta Gaeta il 29 febbraio 1861, Francesco II si rifugiò prima a Roma poi ad Albano agevolando così il sorgere di bande armate costituite dai suoi partigiani.

Questo movimento legittimista ben presto degenerò in brigantaggio. Le bande furono ingrossate da delinquenti della peggiore specie, che scorrazzavano nelle contrade, devastando e commettendo ogni sorta di delitti, protetti dalle fitte boscaglie. In questo territorio imperava la banda del brigante Giuseppe Schiavone, luogotenente di Carmine Crocco di Rionero in Vulture, assieme all'inseparabile compagna, Filomena Pennacchio, nata a San Sossio il 6 novembre 1841, che in una incursione sull'abitato recise le quattro teste di angeli scolpiti in altorilievo agli angoli del basamento di una croce di pietra del 1611.

Origini: tra ipotesi e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Se tali sono le origini risultanti da fonti storicamente accertate, non è da dimenticare che la presenza di ruderi e di caratteristiche topografiche fa ritenere che la zona sia stata importante centro anche al tempo dei romani. Sta di fatto che l'attuale Autostrada Napoli-Bari, nel tratto relativo al territorio di San Sossio Baronia segue il tracciato della famosa via Appia adiacente al corso del torrente Fiumarella, come risulta dai resti di un ponte romano in località Turro, centro pittoresco frequentato soprattutto dagli appassionati di pesca.

Anche Orazio afferma nella quinta satira del primo libro di aver percorso tale via, sostando in una "Villa vicina Trivici". Se l'origine del nome Trevico è dovuta alla fusione di tre villaggi, tres vici, è opportuno risalire ad un unico centro dalle caratteristiche ben definite.

Storicamente non è accertato che l'attuale Trevico sia la risultante di tre villaggi, pertanto, si possono avanzare ulteriori ipotesi. Certamente una strada, partendo dal ponte romano collegava in dolce pendio la via Appia con la civitas di contrada Civita Alta. Qui si resta colpiti notando la presenza di un'altura alla cui base affiorano dal terreno incolto enormi pietre rotolate in seguito a frane e che senz'altro fanno parte della cinta muraria di un'antica città.

Inoltre procedendo in linea retta si riscontrano, ad intervallo di circa 30 metri, dei pozzi che, scavati con particolare perizia, penetrano con i rispettivi canali nell'altura e certamente in passato erano utilizzati per l'irrigazione dei campi e per l'abbeveraggio di carovane.

Sia i pozzi che gli enormi massi si ritrovano sistematicamente intorno all'altura, a spiovente per tre lati, ciascuno lungo circa 400 metri.

Il quarto lato in parte presenta tracce della cinta muraria in posizione sopraelevata rispetto ai campi circostanti ed in parte è digradante verso gli stessi campi.

Questa caratteristica già di per sé stessa potrebbe essere addotta a prova che ci troviamo di fronte all'ingresso di un'antica città; ma l'elemento determinante che prova tale teoria è una strada poco distante, con lastricato tipicamente romano, in ottimo stato di conservazione per una ventina di metri. Inoltre sono reperibili tracce di strade secondarie che conducono al medesimo ingresso.

Risalendo l'altura da questo punto si notano altri pozzi e già dal terreno arato affiorano cocci di vasellame di varia grandezza e di diversa lavorazione che diventano più numerosi man mano che si procede.

Reperti archeologici di notevole importanza, quali monete, pesi romani, armi e suppellettile varia, reperiti in questa civitas si trovano presso il Museo irpino di Avellino. Si arriva infine ad un altopiano dove è possibile verificare con uno sguardo la quadratura della città e la posizione predominante rispetto alle località circostanti, ai confini con la Puglia. Potrebbe essere stata una città distrutta dai Romani nel III secolo a.C. in seguito alle guerre sannitiche. Oppure una città alleata di Annibale distrutta dai Romani dopo la II guerra punica. Non si può escludere nemmeno l'ipotesi che sia addirittura la Trivicum di cui parla Orazio, come risultante della fusione di tre villaggi, per motivi di difesa.

Segni inconfutabili della presenza di altri villaggi infatti sono riscontrabili sulle colline dei dintorni per la presenza di suppellettile varia affiorante dal terreno arato. Doveva trattarsi di una grande città, centro di scambio tra il Sannio e le Puglie e come tale idonea ai rifornimenti e alle soste di apposite carovane.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di San Michele a Montemauro con Scala Santa

Uno dei centri di interesse, che trova le sue origini nel 1929, è il santuario di san Michele Arcangelo (in contrada Montemauro), già meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli in occasione dei festeggiamenti ricorrenti il 29 settembre e l'8 maggio. La chiesa è a unica navata e ingloba anche la vecchia cappella dedicata al santo posizionata trasversalmente rispetto al più recente impianto.

Al culto di San Michele è legata anche la Scala Santa, tipica costruzione in pietra contigua all'antica cappella di recente restaurata che, secondo la tradizione, deve essere percorsa per tre volte con un richiamo alla trinità.

Fontana Tre Cannelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di San Sossio Baronia è situata, nell'antica piazza del paese, la "Fontana Tre Cannelle", realizzata nel 1612 per volere dell'allora signore di Trevico, Ferdinando Loffredo, ed è chiamata così per le tre cannelle d'acqua contornate dalla riproduzione di altrettante facce con espressioni differenti (sorriso, tristezza e rabbia). Nella parte alta si trova una lapide, anch'essa suddivisibile in sezioni, in cui sono raffigurate: l'immagine di san Sossio martire; lo stemma nobiliare dei Loffredo; una scritta in latino dove si legge che san Sossio martire protegge il borgo dal cielo, che il feudatario Loffredo sarà ricordato come beato nell'anno 1612 ed infine, si invita il viaggiatore a fermarsi a bere l'acqua fresca della fontana.[3] A lato della fontana è presente un ampio lavatoio protetto dalle intemperie.

Fontana Tre Cannelle
Una delle tre facce della Fontana
Lapide seicentesca Fontana


Croce Nuova[modifica | modifica wikitesto]

"Croce Nova"

Risalente al XVII secolo è la Croce Nuova, costituita da un basamento con quattro angeli scolpiti, una colonnina in parte lavorata a canali e un capitello sormontato da una croce in pietra. Su uno dei lati è scolpita la figura di San Sossio, protettore del paese. Tale croce, recentemente restaurata, si trova nei pressi dei ruderi della chiesetta dell'Annunziata e fa da sfondo ad una delle vie più importanti del comune: via Piano.




Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

La massima popolazione residente sossiana si è registrata nel 1921 superando i 3000 abitanti. In seguito a causa dell'emigrazione e della decrescente natalità si sta registrando, sul lungo periodo, una decrescita demografica.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2017 risultano residenti nel territorio di San Sossio Baronia 38 cittadini stranieri provenienti da Marocco, Romania, Repubblica Dominicana e Bulgaria, pari al 2,38% della popolazione comunale.[5]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alla lingua italiana, a San Sossio Baronia si parla una varietà del dialetto irpino: "lu santusussés".

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale di santa Maria Assunta fu legata fin dalla sua origine alla diocesi di Trevico. Dopo l'estinzione di quest'ultima nel 1818 passò alla diocesi di Lacedonia, rimanendovi fino al definitivo passaggio alla diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia avvenuto nel 1986.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La pineta e il lago di Susanna di contrada Molara (941 m s.l.m., al confine con Zungoli), unitamente alle rare vestigia archeologiche, rappresentano le principali attrattive del territorio comunale di San Sossio Baronia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ubicato sul versante settentrionale della dorsale che divide la valle del fiume Ufita da quella del suo affluente torrente Fiumarella, San Sossio Baronia dista 2 km dall'ex strada statale 91 della Valle del Sele cui è collegato per mezzo della strada provinciale n° 86. Il territorio comunale, attraversato dall'autostrada A16, è situato in posizione intermedia fra i caselli di Grottaminarda e Vallata.

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è servito dagli autobus dell'azienda Autoservizi Irpini (AIR) con relazioni dirette verso i comuni di Ariano Irpino, Grottaminarda e Vallata e conseguenti coincidenze.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana dell'Ufita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il Paesaggio della Baronia, su www.parcobaronia.it. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Comune di SAN SOSSIO BARONIA: popolazione straniera per sesso, bilancio demografico stranieri, tasso di crescita stranieri, cittadinanza, su ugeo.urbistat.com. URL consultato il 18 gennaio 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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