Apice (Italia)

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Apice
comune
Apice – Stemma Apice – Bandiera
Apice – Veduta
Il castello normanno di Apice, con il nuovo centro sullo sfondo.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Ida Antonietta Albanese (Un futuro per Apice) dall'08/06/2009 (secondo mandato)
Territorio
Coordinate 41°07′N 14°56′E / 41.116667°N 14.933333°E41.116667; 14.933333 (Apice)Coordinate: 41°07′N 14°56′E / 41.116667°N 14.933333°E41.116667; 14.933333 (Apice)
Altitudine 220 m s.l.m.
Superficie 49,04 km²
Abitanti 5 727[1] (1/1/2015)
Densità 116,78 ab./km²
Frazioni Alvino, Calvano, Castel di Fiego, Corsano, Cupazzo, Fulla, Giardinelli, Morroni, Tignano, Ripone, San Donato, San Martino, Santa Lucia, San Pompilio, San Teodoro, Selva, Starza
Comuni confinanti Ariano Irpino (AV), Bonito (AV), Buonalbergo, Calvi, Melito Irpino (AV), Mirabella Eclano (AV), Montecalvo Irpino (AV), Paduli, San Giorgio del Sannio, Sant'Arcangelo Trimonte, Venticano (AV)
Altre informazioni
Cod. postale 82021
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062003
Cod. catastale A328
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 523 GG[2]
Nome abitanti apicesi, apiciotti
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Apice
Apice
Apice – Mappa
Posizione del comune di Apice nella Provincia di Benevento
Sito istituzionale

Apice è un comune italiano di 5 727 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a circa 15 km dal capoluogo di provincia sulla destra del Calore, la dove passavano le vie consolari Numicia e Appia.

Ha una superficie agricola utilizzata[3] di 2900,08 ettari.[4]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Apice.

Nel periodo di riferimento 1961-1990, in media le temperature di gennaio sono comprese tra una minima di 3,8 °C e una massima di 10,6 °C, mentre quelle di luglio tra i 17,8 e i 30,5 °C.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dai Romani alla fine del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione del comune risale tuttavia all'VIII secolo, in un diploma di concessione del Principe longobardo Grimoaldo a Montecassino "sub Apice". Nell'XI secolo lo si trova sotto i Conti di Ariano.

Nel 1113 fu devastato dal conestabile beneventano Landolfo della Greca, per una rappresaglia contro i Normanni che molestavano i beneventani. Nel 1122, fu assediato da Guglielmo il Guiscardo, nel 1138 era tenuto da Rainulfo di Alife, che vi fu assediato da Ruggero il Normanno, il quale se ne impadronì, e lo diede al conte di Buonalbergo.

Nel 1186 fu costituito in contea indipendente è dato ai Balbano. Successivamente passò ai Maletta ai San Giorgio, ai Shabran, ai Guevara, ai Carafa, ai Gallucci e ai Di Tocco Cantelmo Stuart.

Sotto gli Angioini fu teatro di sanguinosi conflitti, e nel 1417 cadde per poco in mano ad Attendolo Sforza. Nel 1494, fu occupato dai francesi di Carlo VIII ma appena partito questi, tornò contea. Nel 1647 anche Apice tentò di scuotere il giogo feudale e spagnolo[non chiaro].

Dalla fine del Medioevo ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIX secolo, lo storico beneventano Alfonso Meomartini[5] ipotizzò che il toponimo derivasse da un Marco Apicio, romano, incaricato dal senato di ripartire, tra i veterani legionari, alcune terre del Sannio. La congettura trova riscontro nel nome di una contrada apicese detta Marcopio.

Nel catasto onciario del 1753 sono in evidenza i luoghi della vecchia Apice, ossia la Terra di Apicij, il feudo di Lo Covante, Castiglione, San Lorenzo Vecchio, San Francesco, Corigliano e Monterone, quando il paese era abitato da 337 nuclei familiari (fuochi).

Gli Apicesi si distinsero anche in Terra santa sotto Guglielmo il Buono, che li premiò con privilegi.[non chiaro]

Il 21 agosto 1962 il centro fu duramente colpito da due scosse di terremoto del VI e VII grado della scala Mercalli, che colpirono il Sannio e l'Irpinia facendo 17 morti. Il Ministero dei lavori pubblici ordinò l'evacuazione dei 6500 abitanti, che si trasferirono in gran parte nel nuovo abitato sorto sulla collina prospiciente il vecchio paese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Una strada del centro storico abbandonato

Le sue origini sono molto antiche, alcuni storici la fanno risalire addirittura a popolazioni antichi come gli "Opici"; si dice che la cattiva pronuncia di tale parola sarebbe venuta al termine "Apice". Secondo altri, la parola Apice deriva da Marco Apicio, un console romano mandato dal Senato nel Sannio a dividere le terre conquistate per distribuirle ai Veterani ed ai Coloni. La presenza romana sul territorio è dimostrata da due ponti: uno di età Imperiale, l'altro, di Appiano, meglio conservato, di epoca Repubblicana. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di strutture abitative, di reti fognarie, attrezzi e monete. Tutto ciò fa pensare che in quel luogo, nel periodo romano, vi fosse una locanda per il ristoro e per il riposo dei viaggiatori. Non molto lontano da Appiano, verso Bonito, alla frazione Starza sono stati trovati i resti di un abitato romano e reperti quali monete, resti di vasellame, ecc. Si dice che la Starza sia stata una cittadina bruciata e cosparsa di sale per punizione e che il nome deriva dalla dicitura "Stat arsa"; questo significa che è bruciata e non si può costruire in questo luogo. Molte sono le testimonianze medievali, in particolare modo castelli, chiese e conventi di cui esistono per alcuni la memoria, altri si trovano in ottimo stato.

Il Castello dell'Ettore o Castello Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Una colonna del castello dell'Ettore

Di epoca romana, si trova nel centro storico, è in ottime condizioni. Oggi le sue stanze sono sedi del museo civico della civiltà contadina, di esposizione di reperti archeologici, di mostre e di altre attività culturali, nonché la Biblioteca comunale. Il castello ha una pianta a forma decagonale e difeso da possenti mura, l'edificio nel passato era dotato di quattro torri; oggi ce ne sono solo due al di sotto delle quali c'erano i sotterranei, adibiti ai prigionieri e, secondo alcuni, gallerie che permettevano di uscire dal paese in caso di assedio. Dentro le mura c'è un grande cortile con una fontanella che serviva l'acqua agli abitanti e per abbeverare gli animali. Intorno al cortile c'erano le stanze dei servitori, salita una grande scalinata, al primo piano, c'erano i saloni di rappresentanza, mentre le camere padronali erano al piano superiore e nelle torri. Adibito per un certo periodo a civili abitazioni ora è in fase di ristrutturazione e molte sale hanno ripreso le antiche dimensioni. Ora è riconosciuto come monumento nazionale.

Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo[modifica | modifica wikitesto]

Di origine longobarda, la chiesa ha forma di croce latina. Sulla facciata all'interno di due nicchie sono raffigurati una suora e un abate vestito con abiti pontificali che regge un pastorale. L'interno è a tre navate separate da colonnati in stile ionico. Dei 18 altari in marmi policromi che erano presenti nel XV secolo, si conservano solo alcuni; l'altare maggiore è affiancato dalle sculture settecentesche di due angeli. L'abside ospita un coro ligneo di buona fattura. I dipinti cinquecenteschi rappresentano la Risurrezione di Cristo e l'Ascensione. Il campanile originario della chiesa fu distrutto dal terremoto del 1930 ed è stato sostituito da uno di edificazione recente. La casa arcipretale fu ristrutturata nel 1728 su iniziativa dell'abate e arciprete don Paolo Barone, previo assenso della curia beneventana.

Abati di Santa Maria Assunta in Cielo[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Cuccoli (†1413);
  • Angelo Germano, una cui statua in travertino si trova ancora sulla facciata della chiesa (†12/09/1420);
  • Pietro Telisio (†1457);
  • Bartolomeo Capobianco de' Marchesi Carifi di Benevento (†1509);
  • Camillo Capobianco de' Marchesi Carifi di Benevento (†1547), fratello del precedente;
  • Giovanni Ficociello (?);
  • Marco Antonio Alfieri (†1570);
  • Albenzio Racioppi (†1617), di distinta famiglia apicese, definita "civile" dal suo discendente Canonico Giuseppe Racioppi nella sua opera sui privilegi di Apice[6];
  • Eugenio Gioia (†1625);
  • Bartolomeo Riccia (†1643);
  • Stefano Paciulli (†1657);
  • Ottavio Regina, di Montefusco (†1680);
  • Paolo Barone (†05/04/1746), di nobile famiglia salentina, trasferitasi ad Apice con lui e suo nipote il Magnifico Don Quintino Barone;
  • Epifanio Bartoli, di distinta famiglia apicese (†1781);
  • Camillo Pappone († post 1799), di distinta famiglia apicese, originaria di San Giorgio La Molara e trasferitasi ad Apice nella persona del suo antenato il notaio Onofrio Pappone;
  • Tommaso Giordano, di distinta famiglia apicese (?).

Gli abati di Apice avevano dignità e giurisdizione quasi vescovile, come quelli di Montevergine, Cava dei Tirreni e Montecassino.[6]

Conventi e abbazie[modifica | modifica wikitesto]

Nei secoli scorsi nei dintorni di Apice esistevano ben cinque conventi:

  • San Francesco (1222);
  • San'Antonio (1500);
  • San Giovanni (1600);
  • San Guglielmo (XII secolo);
  • L'abbazia di San Lorenzo al bosco (VII secolo).

Oggi di alcuni rimangono le rovine, di altri come quello di San Francesco, conservano in parte la struttura originaria. Il convento di Sant'Antonio domina incontrastato il borgo ed il nuovo centro. 1) San Francesco: fu fatto costruire su una collina poco distante dal centro storico dallo stesso santo nel 1222. Il convento era per i frati luogo di preghiera e di lavoro; esso ha la pianta quadrata e all'interno conserva le celle dei monaci. Unita al convento c'è la chiesa, la cui facciata è ben conservata, di stile gotico. Durante la costruzione del convento i frati non riuscendo a spostare una roccia enorme e molto pesante si rivolsero al santo, che con solo tre dita la sollevò facendo sgorgare in quel luogo acqua limpida e fresca. La sorgente esiste ancora oggi viene chiamata "Fonte Miracolosa"; si trova sotto le mura del convento, di fronte al luogo dove c'era la cella di San Francesco e vi si accede passando per una grotta. a sinistra della fonte ancora oggi c'è la pietra sulla quale si possono notare, benché corrose dal tempo, le impronte delle dita del santo.

Ponte Appiano

Ponte Appiano[modifica | modifica wikitesto]

Situato a circa 3 km da Apice, posto poco distante dal castello di Federico II, il ponte Appiano (ponte Rotto per i paesani) con i suoi resti ancora oggi sfida il tempo e gli uomini. Esso nell'antichità permetteva alla via Appia di superare il fiume Calore per continuare verso il porto di Brindisi. In origine era formato da 9 arcate, lungo 150m ed alto 9m; oggi è in buone condizioni solo la parte centrale mentre i resti dei pilastri si trovano poco distanti.

Palazzi signorili[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo antico della cittadina di Apice era abbellito da alcuni palazzi signorili:

  • palazzo Barone in via Cavour, posto nelle vicinanze del Castello dell'Ettore e anticamente arricchito da affreschi, in parte andati perduti nel 1930, in occasione di un evento sismico;
  • palazzo Cantelmo in piazza Umberto I, ornato da fini decorazioni esterne, che conserva ancora oggi un affresco raffigurante due donne, opera del Maestro Auciello (1932);
  • palazzo Falcetti;
  • palazzo Perriello, posto nelle vicinanze del castello.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione storica della popolazione prima del 1861
1597 10.964
1611 10.311
1655 8.078
1663 7.802
1741 5.913
1792 4.693

L'evoluzione demografica di Apice dal 1861 al 2011 è la seguente:

Abitanti censiti[7]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2014 risiedevano ad Apice 163 persone con cittadinanza non italiana, pari al 2,85 % della popolazione.[8] Le comunità più numerose erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate ad Apice[modifica | modifica wikitesto]

John Frusciante

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade statali e autostrade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune sorge a breve distanza da:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Apice dispone di una stazione ferroviaria, Apice Centrale, nel rione di Tignano, lungo la linea Napoli-Foggia e della stazione Apice San Donato, nel rione di San Donato[senza fonte].

La stazione non è servita, al 2015, da nessun treno in fermata.

Sperimentazione da parte delle Ferrovie dello Stato negli anni venti - trenta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trazione ferroviaria § La trazione elettrica a corrente continua nelle ferrovie italiane.

Le Ferrovie dello Stato decisero di fare esperimenti di trazione a corrente continua a 3000 V sulla Benevento - Foggia ottenendo brillanti risultati (soprattutto grazie ai raddrizzatori a vapori di mercurio installati ad Apice).

Tra le prime locomotive elettriche a corrente continua in Italia vi furono le E.626 costruite per effettuare i primi servizi sulla Benevento - Foggia nel 1927. Il punto di forza di questo tipo di trazione era la possibilità di impiegare più motori di trazione, a differenza dei classici due del trifase; ciò, essendo ogni singolo asse mosso dal proprio motore, permetteva di eliminare i complessi biellismi motori di accoppiamento. Le E.626 avevano una velocità massima di 90 km/h e avevano una cassa rigida in livrea castano-isabella.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune fa parte della Comunità montana del Fortore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Popolazione Residente per età, sesso e stato civile al 1º gennaio 2015, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 23 agosto 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato riferito all'anno 2000
  4. ^ Fonte Camera di Commercio, Benevento, dati e cifre, maggio 2007
  5. ^ Ne "I Comuni della provincia di Benevento. Storia, cronaca, illustrazione", editore Giuseppe De Martini, 1907, pag. 91.
  6. ^ a b Per questa lista: Canonico Giuseppe Racioppi, Difesa degli antichi privilegi di Apice nel principato ulteriore contro Nicola Falcone da Verzino, Avellino, Tipografia dell'Intendenza, 1856.
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2014 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 23 agosto 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arturo Bascetta, Apice nel Regno di Napoli, 2000.
  • Augusto De Bellis, La Storia di una importante Contea, 1977.
  • Antonio Iamalio, La Regina del Sannio, Federico & Ardia, Napoli, 1938.
  • Margherita Merone, Apice, un futuro dal cuore antico, 2008.
  • Giuseppe Racioppi, Difesa degli antichi privilegi di Apice nel principato ulteriore, contro Nicola Falcone da Verzino, 1856.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN239199205