Apice (Italia)

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Apice
comune
Apice – Stemma Apice – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
SindacoIda Antonietta Albanese (Un futuro per Apice) dall'08/06/2009 (secondo mandato)
Territorio
Coordinate41°07′N 14°56′E / 41.116667°N 14.933333°E41.116667; 14.933333 (Apice)Coordinate: 41°07′N 14°56′E / 41.116667°N 14.933333°E41.116667; 14.933333 (Apice)
Altitudine220 m s.l.m.
Superficie49,04 km²
Abitanti5 607[1] (30-4-2017)
Densità114,34 ab./km²
FrazioniAlvino, Calvano, Castel di Fiego, Corsano, Cupazzo, Fulla, Giardinelli, Morroni, Tignano, Ripone, San Donato, San Martino, Santa Lucia, San Pompilio, San Teodoro, Selva, Starza
Comuni confinantiAriano Irpino (AV), Bonito (AV), Buonalbergo, Calvi, Melito Irpino (AV), Mirabella Eclano (AV), Montecalvo Irpino (AV), Paduli, San Giorgio del Sannio, Sant'Arcangelo Trimonte, Venticano (AV)
Altre informazioni
Cod. postale82021
Prefisso0824
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT062003
Cod. catastaleA328
TargaBN
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona D, 1 523 GG[2]
Nome abitantiapicesi, apiciotti
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Apice
Apice
Apice – Mappa
Posizione del comune di Apice nella Provincia di Benevento
Sito istituzionale

Apice è un comune italiano di 5 607 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale, la cui altitudine varia da 150 a 640 m s.l.m., è solcato dai fiumi Calore, Ufita e Miscano, fra loro confluenti.

Il vecchio centro abitato (abbandonato a seguito del sisma del 1962) sorge a 250 metri di quota alla destra del Calore; quello moderno si erge invece a un'altitudine di 300 metri sul lato sinistro del fiume, a circa 15 km dal capoluogo di provincia.

L'agro rurale ara attraversato dalle vie consolari Numicia e Appia, della quale rimangono i ruderi di un ponte.

Il territorio ha una superficie agricola utilizzata[3] di 2900,08 ettari.[4]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Apice.

Nel periodo di riferimento 1961-1990, in media le temperature di gennaio sono comprese tra una minima di 3,8 °C e una massima di 10,6 °C, mentre quelle di luglio tra i 17,8 e i 30,5 °C.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dai Romani alla fine del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione del comune risale tuttavia all'VIII secolo, in un diploma di concessione del Principe longobardo Grimoaldo a Montecassino "sub Apice". Nell'XI secolo lo si trova sotto i conti di Ariano.

Nel 1113 fu devastato dal conestabile beneventano Landolfo della Greca, per una rappresaglia contro i Normanni che molestavano i beneventani. Nel 1122, fu assediato da Guglielmo il Guiscardo, nel 1138 era tenuto da Rainulfo di Alife, che vi fu assediato da Ruggero il Normanno, il quale se ne impadronì, e lo diede al conte di Buonalbergo.

Gli apicesi si distinsero anche in Terra santa sotto Guglielmo il Buono, che li premiò con privilegi.[non chiaro]

Nel 1186 fu costituito in contea indipendente è dato ai Balbano. Successivamente passò ai Maletta ai San Giorgio, ai Shabran, ai Guevara, ai Carafa, ai Gallucci e ai Di Tocco Cantelmo Stuart.

Sotto gli Angioini fu teatro di sanguinosi conflitti, e nel 1417 cadde per poco in mano ad Attendolo Sforza. Nel 1494, fu occupato dai francesi di Carlo VIII ma appena partito questi, tornò contea. Nel 1647 anche Apice partecipò alla ribellione di Masaniello nel tentativo di liberarsi dal giogo feudale e spagnolo.

Dalla fine del Medioevo ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIX secolo, lo storico beneventano Alfonso Meomartini[5] ipotizzò che il toponimo derivasse da un Marco Apicio, romano, incaricato dal senato di ripartire, tra i veterani legionari, alcune terre del Sannio. La congettura trova riscontro nel nome di una contrada apicese detta Marcopio.

Nel catasto onciario del 1753 sono in evidenza i luoghi della vecchia Apice, ossia la Terra di Apicij, il feudo di Lo Covante, Castiglione, San Lorenzo Vecchio, San Francesco, Corigliano e Monterone, quando il paese era abitato da 337 nuclei familiari (fuochi).

Scorcio del paese abbandonato

Il 21 agosto 1962 il centro fu duramente colpito da due scosse di terremoto del VI e VII grado della scala Mercalli, che devastarono il Sannio e l'Irpinia facendo 17 morti. Il Ministero dei lavori pubblici ordinò l'evacuazione dei 6500 abitanti, che si trasferirono in gran parte nel nuovo abitato sorto sul pianoro prospiciente il vecchio paese.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Una strada del centro storico abbandonato

Le sue origini sono molto antiche, alcuni storici la fanno risalire addirittura a popolazioni antichi come gli "Opici"; si dice che la cattiva pronuncia di tale parola sarebbe venuta al termine "Apice". Secondo altri, la parola Apice deriva da Marco Apicio, un console romano mandato dal Senato nel Sannio a dividere le terre conquistate per distribuirle ai Veterani ed ai Coloni. La presenza romana sul territorio è dimostrata da due ponti: uno di età Imperiale, l'altro, di Appiano, meglio conservato, di epoca Repubblicana. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di strutture abitative, di reti fognarie, attrezzi e monete. Tutto ciò fa pensare che in quel luogo, nel periodo romano, vi fosse una locanda per il ristoro e per il riposo dei viaggiatori. Non molto lontano da Appiano, verso Bonito, alla frazione Starza sono stati trovati i resti di un abitato romano e reperti quali monete, resti di vasellame, ecc. Si dice che la Starza sia stata una cittadina bruciata e cosparsa di sale per punizione e che il nome deriva dalla dicitura "Stat arsa"; questo significa che è bruciata e non si può costruire in questo luogo. Molte sono le testimonianze medievali, in particolare modo castelli, chiese e conventi di cui esistono per alcuni la memoria, altri si trovano in ottimo stato.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo[modifica | modifica wikitesto]

Di origine longobarda, la chiesa ha forma di croce latina. Sulla facciata all'interno di due nicchie sono raffigurati una suora e un abate vestito con abiti pontificali che regge un pastorale. L'interno è a tre navate separate da colonnati in stile ionico. Dei 18 altari in marmi policromi che erano presenti nel XV secolo, si conservano solo alcuni; l'altare maggiore è affiancato dalle sculture settecentesche di due angeli. L'abside ospita un coro ligneo di buona fattura. I dipinti cinquecenteschi rappresentano la Risurrezione di Cristo e l'Ascensione. Il campanile originario della chiesa fu distrutto dal terremoto del 1930 ed è stato sostituito da uno di edificazione recente. Nel 1693 l'arcivescovo di Benevento Orsini, successivamente pontefice con il nome di Benedetto XIII, in occasione di una sua visita alla cittadina stabilì che alla chiesa Arcipretale di Santa Maria Assunta fosse annessa la chiesa parrocchiale di San Pietro, sita nel territorio di Apice. La casa arcipretale fu ristrutturata nel 1728 su iniziativa dell'abate e arciprete don Paolo Barone, previo assenso della curia beneventana. Due anni più tardi, il Rev.mo don Paolo Barone, insieme con gli altri membri del clero e dell'università, presentò richiesta all'Ill.mo vicario apostolico di S.E. l'arcivescovo di elevare a dodici il numero dei partecipanti del capitolo, che allora constava di sette membri.

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Nicola[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente formata da due chiese, la parrocchia dei Santi Bartolomeo e Nicola risulta attualmente accorpata alla parrocchia di Santa Maria. La chiesa ha una bella sacrestia, che attraverso un corridoio termina in un piccolo giardino. Annessa alla chiesa vi era la Congrega di Santa Maria del Rosario, già esistente nel secolo XVII.

L'edificio è stato ripetutamente distrutto dai vari terremoti che si sono susseguiti e più volte è stata riportata all'antico splendore, fino al sisma del 1980.

La parrocchia conservava, fino a qualche anno fa, le seguenti reliquie: legno della Santa Croce; osso di Sant'Anna; osso di Sant'Alfonso Maria de' Liguori; osso di San Giovanni Battista.

I sacerdoti di questa parrocchia, per concessione fatta dall'Arcivescovo, avevano il privilegio di indossare la pelliccia o il mozzetto.[senza fonte]

Chiesa della Madonna di Loreto[modifica | modifica wikitesto]

Posta nelle campagne di Apice, in contrada Alvino, risale al secolo XVIII. Apparteneva alla famiglia Barone, che ne deteneva il patronato. Fino agli anni '70 del XX secolo ospitava un quadro, di proprietà della famiglia Barone, raffigurante la casa di Loreto trasportata da un angelo, su cui vegliavano la Madonna e il Bambino, e in un angolo il committente settecentesco della famiglia. Attualmente della chiesetta non rimangono che rovine e il quadro risulta rubato da ignoti.

Conventi e abbazie[modifica | modifica wikitesto]

Nei secoli scorsi nei dintorni di Apice esistevano cinque conventi:

  • San Francesco (1222);
  • San'Antonio (1500);
  • San Giovanni (1600);
  • San Guglielmo (XII secolo);
  • Abbazia di San Lorenzo al bosco (VII secolo).

Oggi di alcuni rimangono le rovine, di altri come quello di San Francesco, conservano in parte la struttura originaria. Il convento di Sant'Antonio domina incontrastato il borgo ed il nuovo centro.

Convento di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Fu fatto costruire su una collina poco distante dal centro storico dallo stesso santo nel 1222. Il convento era per i frati luogo di preghiera e di lavoro; esso ha la pianta quadrata e all'interno conserva le celle dei monaci. Unita al convento c'è la chiesa, la cui facciata è ben conservata, di stile gotico. Durante la costruzione del convento i frati non riuscendo a spostare una roccia enorme e molto pesante si rivolsero al santo, che con solo tre dita la sollevò facendo sgorgare in quel luogo acqua limpida e fresca[senza fonte]. La sorgente esiste ancora oggi viene chiamata "Fonte Miracolosa"; si trova sotto le mura del convento, di fronte al luogo dove c'era la cella di San Francesco e vi si accede passando per una grotta. a sinistra della fonte ancora oggi c'è la pietra sulla quale si possono notare, benché corrose dal tempo, le impronte delle dita del santo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo antico della cittadina di Apice era abbellito da alcuni palazzi signorili:

  • Palazzo Barone in via Cavour, posto nelle vicinanze del Castello dell'Ettore e anticamente arricchito da affreschi, in parte andati perduti nel 1930, in occasione di un evento sismico;
  • palazzo Cantelmo in piazza Umberto I, ornato da fini decorazioni esterne, che conserva ancora oggi un affresco raffigurante due donne, opera del Maestro Auciello (1932);
  • palazzo Falcetti;
  • palazzo Perriello, posto nelle vicinanze del castello.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello dell'Ettore o Castello Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Veduta panoramica del castello

Di epoca normanna, si trova nel centro storico, è in ottime condizioni. Oggi le sue stanze sono sedi del museo civico della civiltà contadina, di esposizione di reperti archeologici, di mostre e di altre attività culturali, nonché la Biblioteca comunale. Il castello ha una pianta a forma decagonale e difeso da possenti mura, l'edificio nel passato era dotato di quattro torri; oggi ce ne sono solo due al di sotto delle quali c'erano i sotterranei, adibiti ai prigionieri e, secondo alcuni, gallerie che permettevano di uscire dal paese in caso di assedio. Dentro le mura c'è un grande cortile con una fontanella che serviva l'acqua agli abitanti e per abbeverare gli animali. Intorno al cortile c'erano le stanze dei servitori, salita una grande scalinata, al primo piano, c'erano i saloni di rappresentanza, mentre le camere padronali erano al piano superiore e nelle torri. Adibito per un certo periodo a civili abitazioni ora è in fase di ristrutturazione e molte sale hanno ripreso le antiche dimensioni. Ora è riconosciuto come monumento nazionale.[da quando?]

Ponte Appiano

Ponte Appiano[modifica | modifica wikitesto]

Situato a circa 3 km da Apice, posto poco distante dal castello di Federico II, il ponte Appiano (ponte Rotto per i paesani) con i suoi resti ancora oggi sfida il tempo e gli uomini. Esso nell'antichità permetteva alla via Appia di superare il fiume Calore per continuare verso il porto di Brindisi. In origine era formato da 9 arcate, lungo 150m ed alto 9m; oggi è in buone condizioni solo la parte centrale mentre i resti dei pilastri si trovano poco distanti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione storica della popolazione prima del 1861
1597 10.964
1611 10.311
1655 8.078
1663 7.802
1741 5.913
1792 4.693

L'evoluzione demografica di Apice dal 1861 al 2011 è la seguente:

Abitanti censiti[6]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2016 risultano 410 cittadini stranieri residenti nel comune, pari al 4,9 % della popolazione.[7] I gruppi più rilevanti sono:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

*Festa di sant'Antonio di Padova (13 giugno), presso l'omonimo santuario in contrada Santa Lucia.

Persone legate ad Apice[modifica | modifica wikitesto]

John Frusciante

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Una serie di strade provinciali disposte a raggiera collegano Apice con tutti i comuni limitrofi, con il capoluogo provinciale, con le strade statali 7 Appia e 90 bis nonché con il casello Benevento dell'autostrada Napoli-Bari.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Apice-Sant'Arcangelo-Bonito è situata alla località Iscalonga nel vicino comune di Sant'Arcangelo Trimonte, presso la confluenza tra i fiumi Calore e Ufita. La stazione non è servita da alcun treno passeggeri a partire da dicembre 2010[8].

Nell'ambito del territorio comunale vi è inoltre, in località Tignano Scalo nella valle del Miscano, la fermata di Corsano, preclusa al traffico passeggeri fin dal giugno 2008[8].

Sperimentazione da parte delle Ferrovie dello Stato negli anni venti - trenta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trazione ferroviaria § La trazione elettrica a corrente continua nelle ferrovie italiane.

Le Ferrovie dello Stato decisero di fare esperimenti di trazione a corrente continua a 3000 V sulla Benevento - Foggia ottenendo brillanti risultati (soprattutto grazie ai raddrizzatori a vapori di mercurio installati ad Apice).

Tra le prime locomotive elettriche a corrente continua in Italia vi furono le E.626 costruite per effettuare i primi servizi sulla Benevento - Foggia nel 1927. Il punto di forza di questo tipo di trazione era la possibilità di impiegare più motori di trazione, a differenza dei classici due del trifase; ciò, essendo ogni singolo asse mosso dal proprio motore, permetteva di eliminare i complessi biellismi motori di accoppiamento. Le E.626 avevano una velocità massima di 90 km/h e avevano una cassa rigida in livrea castano-isabella.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune fa parte della Comunità montana del Fortore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato riferito all'anno 2000
  4. ^ Fonte Camera di Commercio, Benevento, dati e cifre, maggio 2007
  5. ^ ne "I Comuni della provincia di Benevento. Storia, cronaca, illustrazione", editore Giuseppe De Martini, 1907, pag. 91.
  6. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2016 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 26 luglio 2017.
  8. ^ a b Rosario Serafino, La ferrovia Napoli-Foggia, su Le strade ferrate.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arturo Bascetta, Apice nel Regno di Napoli, 2000.
  • Augusto De Bellis, La Storia di una importante Contea, 1977.
  • Antonio Iamalio, La Regina del Sannio, Federico & Ardia, Napoli, 1938.
  • Margherita Merone, Apice, un futuro dal cuore antico, 2008.
  • Giuseppe Racioppi, Difesa degli antichi privilegi di Apice nel Principato Ulteriore, contro Nicola Falcone da Verzino, 1856.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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