Greci (Italia)

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Greci
comune
Greci – Stemma Greci – Bandiera
Greci – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoDonatella Martino (PD) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate41°15′10″N 15°10′12″E / 41.252778°N 15.17°E41.252778; 15.17 (Greci)Coordinate: 41°15′10″N 15°10′12″E / 41.252778°N 15.17°E41.252778; 15.17 (Greci)
Altitudine821 m s.l.m.
Superficie30,27 km²
Abitanti676[1] (1-1-2017)
Densità22,33 ab./km²
Comuni confinantiAriano Irpino, Castelfranco in Miscano (BN), Faeto (FG), Montaguto, Orsara di Puglia (FG), Savignano Irpino
Altre informazioni
Cod. postale83030
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064037
Cod. catastaleE161
TargaAV
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantigrecesi
PatronoSan Bartolomeo apostolo
Giorno festivo25 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Greci
Greci
Sito istituzionale
Il comune di Greci all'interno della provincia di Avellino

Greci (pronuncia: Grèci, IPA: /ˈgrɛʧi/[2]; Katundi in arbëresh) è un comune italiano di 676 abitanti della provincia di Avellino, in Campania.

Il borgo si caratterizza per le antiche tradizioni identitarie arbëreshë, uniche in tutta la regione dalla quale è tutelato per legge[3]. Greci ha infatti conservato nei secoli l'antica lingua arbëreshë unitamente alla cultura, ai costumi e alle tradizioni originarie.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Greci sorge a 821 m s.l.m. su di un'altura in posizione dominante sulla valle del Cervaro. Il territorio comunale è costituito da campi, pascoli e boschi.

Le due selve in località Porcino e Ripitella (estese rispettivamente 80 e 40 ettari circa), presentano interessanti specie vegetali (essenzialmente latifoglie a dominanza di querce) e animali, quali la lepre, la beccaccia e la volpe.

Diversa è la composizione floristica del bosco situato in località Serrone, che si estende per circa 20 ettari, composto essenzialmente da conifere.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Di carattere spiccatamente torrentizio, il fiume Cervaro lambisce il territorio comunale raccogliendo le acque di numerosi altri torrenti.

Caratteristico è poi il laghetto naturale Luza Aquafets che si estende per circa 3.500 m²[4].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La stazione meteorologica di Ariano Irpino, situata a breve distanza e ad analoga altitudine, costituisce il riferimento per Greci. Il clima è di tipo temperato fresco con estati miti e piuttosto asciutte e inverni alquanto freddi con piovosità moderata e neve talvolta abbondante.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Deriva dal latino Graeci, ossia greci, in riferimento alla popolazione greco-bizantina dalla quale ha avuto origine il borgo, già attestato nel I millennio[5]. Gli abitanti di etnia albanese, giunti invece nel XV secolo, chiamano il paese Katundi, che in lingua albanese significa appunto "il paese, il centro abitato".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel luogo in cui sorge Greci vi erano stati i bizantini. Nel 535, l'imperatore di Costantinopoli Giustiniano, impegnato nelle guerre contro i Goti, inviò in Italia il proprio generale Belisario il quale vi fondò un gran numero di colonie, tra cui appunto Greci. Distrutto dai Saraceni (908), il borgo fu ricostruito nel 1039 per ordine di Pandolfo III, principe di Benevento. Nei secoli che seguirono, il territorio di Greci, pur rivalutato in termini di estensione ed importanza militare (divenne feudo di tre soldati), subì le vessazioni di baroni e principi locali che di volta in volta ne assunsero il controllo limitandone lo sviluppo economico e demografico. Il preesistente borgo cadde così in abbandono.

Nella seconda metà del XV secolo il centro fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë, che giunte in Italia a seguito del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, costruirono un nuovo borgo in una zona scarsamente popolata. Scanderbeg sbarcò in Italia nel 1459 per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò ed i baroni suoi alleati. Le truppe di Scanderbeg, unitisi all'esercito di Ferdinando, contribuirono in maniera decisiva alla vittoria di quest'ultimo, in particolare in occasione della battaglia combattuta nel territorio di Terrastrutta, nei pressi di Greci, il 18 agosto 1461 e il cui esito segnò la fine delle aspirazioni angioine al trono di Napoli.

Il re, in segno di gratitudine, permise, a quanti tra gli esuli albanesi di rito greco lo desiderassero, di restare in Italia e di ripopolare il luogo. Tale invito rispondeva anche ad esigenze pratiche: gli arbëreshë avrebbero potuto vigilare sui vicini insediamenti di origine franco-provenzale di Faeto e Celle San Vito, ancora fedeli agli angioini. Nei secoli successivi, centinaia di uomini e donne, a seguito dalla progressiva conquista ottomana dei territori albanesi, giunsero sulle coste pugliesi dalla sponda opposta dell'Adriatico e di qui a Greci ed in altri centri dell'Italia meridionale, importandovi la lingua.

A Greci il rito bizantino, che pur ancora sopravvive in altri comuni italo-albanesi dell'Italia meridionale, fu abolito, talvolta anche con atti molto violenti, dall'autorità dei paesi limitrofi, sia civile che religiosa, con azioni di forza come quella operata dal cardinale di Benevento Orsini, in seguito divenuto papa Benedetto XIII. Tali azioni non impedirono tuttavia di preservare l'identità e la lingua arbëreshe, ancora parlata dagli abitanti. Tra le personalità più illustri spicca Leonardo De Martino (1840-1923), cantore della letteratura scutarina, infaticabile missionario apostolico in Albania, maestro di lingua albanese e spiritualità cristiana, che nacque a Greci da una distinta famiglia albanese.[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente importanti le Halive, anche Kalive (="capanne", in lingua arbëreshe), antiche costruzioni tipiche con muri a secco, rimaneggiate nel tempo ma risalenti alla prima e alla seconda ondata migratoria dall'Albania (XV secolo-XVI secolo). Esse sorgono principalmente nel rione Breggo (="collina", in arbëreshe).[6][7]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madre, dedicata al patrono San Bartolomeo Apostolo: la sua semplice architettura di tipo orientale fu stravolta nel Seicento, quando fu regolata secondo il rito latino e non più bizantino. Ricostruita alla fine del Seicento in stile romanico e a tre navate, la chiesa venne consacrata dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, all'epoca arcivescovo di Benevento. All'interno si ammirano le statue di Maria Santissima del Caroseno e del Santo patrono Bartolomeo oltre a tele seicentesche, mentre il fonte battesimale è del 1706[7].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

I Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Lauda (XVIII secolo), palazzo settecentesco, appartenne alla famiglia Lauda, giunta a Greci con le migrazioni arbëreshe.
  • Palazzo Caccese (XIX secolo), palazzo ottocentesco, appartenne alla famiglia Caccese, originaria di Montecalvo Irpino. I Caccese, che rivendicano origini normanne, ebbero diverse proprietà tra Greci, Montecalvo e Gesualdo.
  • Palazzo De Maio (XVIII secolo), palazzo che appartenne ai discendenti di Michele De Maio, governatore dei luoghi confinanti al tempo della dominazione spagnola.
  • Palazzo Lusi (XVI secolo), palazzo cinquecentesco con cortile interno, rimaneggiato nel XVII secolo, venduto nel XX secolo dagli eredi Lusi al Comune di Greci e da allora divenuta sede municipale. La famiglia Lusi è stata tra le più importanti famiglie di Greci, già presente nel XIV secolo ad Ariano Irpino. La famiglia Lusi è di origine greco-albanese (Louzis/Λούζης), originaria probabilmente dell'isola di Corfù.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Cittadini stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 risultano residenti nel territorio di Greci 15 cittadini stranieri, pari all'1,94% della popolazione comunale, di 2 etnìe diverse:[9]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Greci è un comune bilingue poiché, accanto all'italiano, si parla l'antico albanese, ossia la lingua arbëreshe. Ad esempio, infatti, "benvenuti" si dice mirë sa edhët, "sì" è uaj, "no" è jo e perfino "Greci" si dice Katundi, che significa "il paese".

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il rito bizantino a Greci si è conservato intatto solo fino al XVII secolo, il periodo della massima oppressione da parte del clero latino italiano, che non tollerava la persistenza di legami con il patriarca di Costantinopoli. Dell'antico rito originario rimangono la tradizione popolare del Vën Kurorë, il canto della Kalimera e la presenza di poche icone, come l'icona bizantina di san Nicolò di Myra con distici greco-albanesi.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Rito del matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Le tradizioni folcloristiche albanesi sono particolarmente vive durante il rito del matrimonio (martesia) religioso a Greci, e si svolge in questo modo: all'uscita dalla chiesa (kisha) gli sposi con gli invitati in corteo si recano a casa dello sposo, dove i genitori di questo offrono agli sposi da mangiare un pezzetto di pane e da bere del vino in un unico boccale, questo subito va distrutto, perché nessun altro possa bervi e per indicare l'indissolubilità del vincolo del sacramento del matrimonio. La tradizione ha origini ortodosse e albanesi.[6]

Funerale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il funerale (në lip-in lutto) invece i più stretti parenti piangono il defunto ed a voce alta in lingua albanese (come gli antichi greci nelle tragedie greche) e declamano i pregi e le virtù del defunto.[6]

Il Dramma di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Dramma di San Bartolomeo

Ogni anno, in concomitanza con la festa patronale del 25 agosto, viene rappresentato dagli abitanti di Greci il Dramma sacro di San Bartolomeo Apostolo, una rielaborazione teatrale del martirio del santo. La rappresentazione affonda le proprie radici nel basso Medioevo, quando il dramma veniva improvvisato da attori locali seguendo canovacci di ispirazione popolare. Alla fine del XIX secolo, il dramma fu messo in versi dall'abate Luigi Lauda. Questi adottò come riferimento il Saul di Alfieri, da cui trasse ispirazione per la metrica ed il linguaggio. Una prima edizione dell'opera fu stampata nel 1881, mentre quella attualmente adottata fu pubblicata nel 1941 a New York ad opera di emigranti del paese. L'opera, che si compone di cinque atti, narra in primo luogo dell'arrivo di San Bartolomeo in Armenia e della conversione del re Polimio al Cristianesimo. Poi della cattura del Santo da parte del fratello di Polimio, l'usurpatore Astiage, che, istigato dai sacerdoti locali, condanna al martirio l'Apostolo. Infine del duello tra Polimio ed Astiage, della morte di quest'ultimo e della definitiva conversione del regno al cristianesimo.

Kalimera[modifica | modifica wikitesto]

Il canto della "Kalimera", si svolge la sera del venerdì santo (E Prëmtja a Madha) in chiesa. È un canto che, con motivo tra la nenia ed il pianto, rievoca la passione del Cristo dall'ultima cena alla morte in croce sul Golgota. Il canto è in lingua arbëreshe[6].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Danze e canti tradizionali Arbëreshë
Associazione culturale "Katundi Zëmbra Jonë"

La rappresentazione in lingua italiana del dramma di San Bartolomeo, che si tiene nella piazza principale del paese in occasione della festa patronale del 25 agosto, costituisce un evento religioso e culturale di notevole interesse. L'organizzazione è curata dall'associazione culturale "Katundi Zëmbra Jonë"

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Greci[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele De Maio, governatore al tempo della dominazione spagnola.
  • Luigi Lauda (18241892), abate, storico e scrittore, autore del dramma sacro di San Bartolomeo e di scritti che contribuirono a porre la questione albanese al centro del dibattito europeo. Riconosciuto è, infatti, il suo impegno per la diffusione della cultura albanese e per l'indipendenza dell'Albania.
  • Giovanni de Maio (18241900), sacerdote e patriota del risorgimento italiano, fu pro-sindaco di Greci dal 1875 al 1876.
  • Leonardo De Martino (18401923), sacerdote bi-ritualista, latino-bizantino, scrittore e poeta, fu missionario apostolico in Albania e dedicò la sua vita alla terra d'origine dove vi fondò le prime scuole cattoliche. Autore de "L'Arpa d'un Italo-Albanese" in lingua albanese, è il cantore e padre della letteratura scutarina, maestro dell'albanese Gjergj Fishta.
  • Gerardo Conforti (18631928), sacerdote di rito bizantino, teologo e insegnante, fu rettore del seminario regionale di Catanzaro e del Seminario Albanese di San Demetrio Corone. Insegnò nel seminario di Ariano e alla morte volle lasciare parte della sua Biblioteca. Appoggio il movimento politico per l'indipendenza dell'Albania, attraverso attività pastorali e giornalistiche nei primi decenni del '900, creò il "Comitato politico albanese" di Napoli e fu redattore del giornale “La Nuova Albania”. Ha scritto gli "Appunti di storia cronologica di Greci-Katundi".
  • Giuseppe Vedovato (19122012), politico.
  • Joseph J. DioGuardi (1940), politico italo-albanese d'America, membro nella Camera dei Rappresentanti degli Usa e presidente della Lega Civica americana albanese.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla fertilità e all'ampiezza del territorio comunale (oltre 30 kmq), Greci basa la propria economia sul settore primario. Notevoli sono soprattutto le colture cerealicole (con conseguente produzione di pane, taralli e biscotti) e le attività zootecniche, dalle quali si ottengono salumi e prodotti caseari fra cui spicca il tipico caciocavallo[11]. In località Ischia, favorita dal microclina della valle del Cervaro, si estendono invece vasti oliveti di una sottospecie tipica, i cui prodotti sono destinati all`estrazione di olio extravergine DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita"[12].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La valle del Cervaro, percorsa dalla strada statale 90 delle Puglie e ricca di verde e di acque, costituisce un'importante risorsa naturalistica, unitamente al lago naturale Luza Aquafets. Nelle aree rurali spiccano alcune masserie di epoca medievale o rinascimentale. Notevole soprattutto la cinquecentesca masseria "Tre Fontane", antica stazione di posta sul Tratturello Camporeale-Foggia che ricalca il percorso dell'antica via Traiana[13].

Il centro abitato di Greci, che sorge in altura a 821 m s.l.m., è meta del turismo culturale di studiosi e linguisti, che mirano a studiare le caratteristiche fonetiche, morfologiche e sintattiche dell'albanese arcaico parlato dagli abitanti (ad esempio nella lingua arbëreshe di Greci la parola "lingua" si dice gjuhë come nell'albanese moderno, mentre "arrivederci" è mirë sa u pamë a Greci, ma mirupafshim nell'albanese moderno).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è situato quasi all'incrocio fra la strada statale 90 delle Puglie e la strada statale 90 bis, le quali consentono facili collegamenti con Avellino, Foggia e Benevento (città equidistanti circa 50 km da Greci).

La strada provinciale che raggiunge il borgo prosegue quindi verso Faeto e Celle di San Vito, ove è stanziata un'altra importante minoranza linguistica, quella franco-provenzale.

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Le autolinee AIR effettuano collegamenti giornalieri feriali con Ariano Irpino, distante meno di 20 km.[14]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana dell'Ufita.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Conforti, Appunti di Storia Cronologica di Greci, Napoli, 1922
  • Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Giovanni Orsogna, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, pp. 225-253.
  • AA.VV., I Dauni-Irpini, a cura di Bartolomeo Zoccano, Napoli, Generoso Procaccini, 1990, pp. 123-127.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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