Scutari

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Scutari
comune
(SQ) Shkodra
Scutari – Stemma
Scutari – Veduta
Localizzazione
StatoAlbania Albania
PrefetturaScutari
Amministrazione
SindacoVoltana Ademi (PD)
Territorio
Coordinate42°04′N 19°30′E / 42.066667°N 19.5°E42.066667; 19.5 (Scutari)Coordinate: 42°04′N 19°30′E / 42.066667°N 19.5°E42.066667; 19.5 (Scutari)
Altitudine13 m s.l.m.
Superficie872,612 km²
Abitanti135 612[1] (cens. 2011)
Densità155,41 ab./km²
FrazioniAna e Malit, Bërdicë, Dajç, Guri I Zi, Postribë, Pult, Rrethinat, Shalë, Shosh, Velipojë
Altre informazioni
Cod. postale4001-4007
Prefisso+355 (0) 22
Fuso orarioUTC+1
TargaSH fino al 16/02/2011
Nome abitanti(IT) scutarini
(SQ) shkodran
Cartografia
Mappa di localizzazione: Albania
Scutari
Scutari
Sito istituzionale

Scutari (['skutari], in albanese Shkodra o Shkodër) è un comune albanese, capoluogo della prefettura omonima, situato nell'Albania nord-occidentale, tra le sponde del Lago di Scutari, vicino ai fiumi Drin, Buna e Kir, nelle vicinanze delle Alpi dinariche.

Scutari è luogo culturalmente importante per la nazione albanese, viene infatti considerata "La culla della cultura albanese",[2][3] oppure la "Firenze dei Balcani";[3] La città da sempre è considerata la capitale culturale dell'Albania[2].

In seguito alla riforma amministrativa del 2015, sono stati accorpati a Scutari i comuni di Ana e Malit, Berdicë, Dajç, Gur i Zi, Postribë, Pult, Rrethinat, Shalë, Shosh e Velipojë, portando la popolazione complessiva a 135.612 abitanti (dati censimento 2011).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Scutari è situata sul margine orientale del lago di Scutari, il più grande dei Balcani, con una superficie di 370 km².

Ad oriente del centro abitato scorre il fiume Kir che, presso il colle del castello di Rozafa, si unisce al fiume Drin. Quest'ultimo sfocia poche centinaia di metri dopo nella Boiana, l'emissario del lago di Scutari. La città è circondata ad occidente e ad settentrione dalle propaggini meridionali delle Alpi Dinariche. Le vette più importanti sono il Cukal (1.722 metri), il Maranaj (1.576 metri), il Tarabosh e lo Sheldi (541 metri).

Inoltre sorge nei pressi di due valichi di confine con il Montenegro: Hani i Hotit e Muriqan. La strada per Podgorica è a soli 36 km (via Hani i Hotit), la strada per Dulcigno e il mare Adriatico a 18 (via Muriqan). Famosa la spiaggia di Velipoja sul Mar Adriatico.

Il clima è di tipo mediterraneo, con inverni solitamente freddi ed estati calde. In inverno la temperatura difficilmente scende al di sotto dei -5 C°, invece d'estate può arrivare a 40 C°.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Strada di Scutari tra il 1890 e il 1900

Scutari venne fondata attorno al V-IV secolo a.C.[4] L'etimologia del nome dovrebbe derivare da "Sco' Drinon", ovvero «luogo dove passa il fiume Drin».

Da scavi archeologici eseguiti al castello Rosafa, si deduce che il centro era abitato già dall'età del bronzo. Popolata dagli Illiri, nel 168 a.C. Scutari fu il teatro dello scontro finale che pose fine alla terza guerra illirica e al regno del re Genzio. Colonizzata dai Romani, Scodra divenne un importante snodo stradale e commerciale della provincia dell'Illyricum. A seguito della morte dell'imperatore Teodosio il Grande e della successiva divisione in due dell'Impero romano, Scodra venne inclusa nei territori dell'Impero romano d'Oriente.

Nel VII l'imperatore Eraclio cedette la città ai Serbi. Successivamente cadde nelle mani dei Bulgari e poi nuovamente dei Bizantini. Nel 1042 quest'ultimi vennero cacciati dal principe serbo Stefano Vojislav che fece di Scutari la sede della sua corte. Annessa al despotato d'Epiro nel 1214, la città tornò in mani serbe nel 1330, quando il re Stefano Uroš III Dečanski ne affidò il governo al figlio Stefano Dušan. Alla morte di quest'ultimo Scutari e il suo contado entrarono nell'orbita della famiglia Balšić, che dominava il vicino Principato di Zeta.

Spinti dalla crescente minaccia ottomana, nel 1396 i Balšići cedettero il controllo della città ai Veneziani. Durante la dominazione di Venezia venne fortificato il castello cittadino e furono redatti gli Statuti di Scutari.

Dopo la morte di Scanderbeg e il progressivo sfaldamento della Lega di Alessio Scutari venne a trovarsi in prima linea contro l'avanzata turca in Albania. Nel 1474 un primo assedio ottomano venne respinto dai Veneziani. Tre anni dopo gli Ottomani, guidati dal sultano Maometto II in persona, cinsero nuovamente d'assedio Scutari. Dopo sette mesi di combattimenti la guarnigione veneziana fu costretta a capitolare e ad abbandonare la città.

Nel corso della dominazione ottomana, durata più di quattro secoli, Scutari divenne sede di un sangiaccato e, in virtù della sua posizione strategica, un importante centro commerciale e culturale. Nel 1867 il sangiaccato di Scutari, venne unito a quello di Üsküb ed elevato al rango di vilayet.

Durante la prima guerra balcanica Scutari venne messa sotto assedio dalle truppe montenegrine supportate da quelle serbe. Il 23 aprile 1913, dopo sette mesi d'assedio, il comandante della guarnigione ottomana Essad Pascià si arrese ai Montenegrini. Nonostante le ambizioni di conquista di quest'ultimi, a seguito dell'esito della Conferenza di Londra, Scutari venne annessa nel neoistituito Principato d'Albania.

Durante la prima guerra mondiale, con il collasso del nuovo stato albanese, Scutari venne nuovamente occupata dai Montenegrini il 27 gennaio 1915. Il 23 gennaio 1916 la città cadde nelle mani dell'esercito austroungarico e sarà presa dalle truppe dell'Intesa solamente il 30 ottobre 1918.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento più importante è il castello situato sulla collina alle porte della città. Fu costruito nel IV secolo a.C. Il suo nome è "Rosafa", in albanese "Kalaja e Rozafes". La città di Scutari in generale presenta fasi diverse di costruzione, dal periodo illirico fino ai giorni nostri. La città vecchia è formata dai diversi quartieri intorno al castello di Rosafa, fino al nord della città, con abitazioni costruite con le rovine delle mura illiriche, romano-bizantine e veneziane e con abitazioni storiche del periodo ottomano.

Castello di Rozafa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Rozafa.
Strutture veneziane all'interno del castello
Panoramica della città dal castello
Castello Rosafa

Il castello di Scutari venne costruito su un'alta collina, ricoperta interamente di rocce difficili da scalare. Per la sua posizione strategica fu per secoli un inattaccabile bastione. La storia del castello si trova a metà, tra mito e leggenda, senza nascondere una verità storica. Si racconta di come il castello sarebbe ripetutamente crollato e secondo un oracolo, per evitare altri cedimenti, era necessario un sacrificio umano. con l'inganno fu sacrificata Rosafa, moglie di uno dei costruttori del castello, la quale fu murata viva, ma in maniera da lasciare liberà metà del corpo per permetterle di allattare, cullare, abbracciare ed ammirare regolarmente il figlioletto. Si sa con certezza che Scutari fu capitale del popolo degli Illiri, e negli scavi si trovano interessanti ritrovamenti dell'epoca. Questo dimostra che già al tempo degli Illiri il castello era utilizzato per proteggere la popolazione locale. Infatti le popolazioni che abitavano Scutari già nel 230 a.C., in caso di pericolo di un assedio o causa di tremende alluvioni, si rifugiavano sulla collina di rocce, che poi prese il nome di Kalaja e Shkodres.

Cattedrale di Scutari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santo Stefano protomartire (Scutari).
Cattedrale di Santo Stefano

Uno degli edifici storici più importanti dei quartieri cattolici è la cattedrale della città, dedicata a Santo Stefano protomartire, chiamata "Kisha e Madhe" ovvero "Chiesa Grande" e visitata nel 1993 da papa Giovanni Paolo II. La cattedrale è la chiesa principale dell'arcidiocesi di Scutari-Pult.

L'orologio Inglese[modifica | modifica wikitesto]

È l'unico edificio di Scutari che ha l'aspetto di un castello medioevale.

L'orologio inglese

La casa, insieme alla torre dell'orologio venne costruita con gli ingenti fondi del lord inglese Paget, recatosi in Albania per diffondere il protestantesimo. Trasferitosi a Scutari alla fine del XIX secolo, dopo notevoli avventure per il possesso di fabbricati e di quei terreni, volle costruire qualcosa in stile medievale, che richiamasse il passato dell'Albania, non molto coerente in realtà per l'epoca di costruzione. A ogni modo è un complesso unico. Prima dell'erezione della torre in quel luogo si trovava la casa dei Domnori.

Nonostante l'ambientazione medioevale albanese, l'orologio inglese, come viene comunque chiamato dalla popolazione, richiama l'attenzione dei turisti, e qualsiasi passante è disposto a raccontare la storia di questa costruzione che si richiama all'epoca del feudalesimo albanese.

Altri edifici[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Francesco

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Scutari

Secondo lo storico E. Jacques, la prima scuola fu fondata nel 1698 dalle missioni di papa Clemente XI. La stampa a caratteri mobili fu introdotta nella città solo 38 anni dopo l'invenzione di Johann Gutenberg.[3] Nel 1858 ne abbiamo la prima foto, eseguita dal piacentino Pietro Marubi[5][3] Nel 1877 fu fondato il Collegio Saveriano, all'inizio come scuola mercantile e poi come liceo classico. Un anno dopo, nel 1878 l'Ordine delle Sorelle Stigmatine aprì la prima scuola femminile francescana. Scutari è sede della prima scuola media superiore statale d'Albania (gjimnazi shtetëror), ora chiamata gjimnazi 28 Nentori. Nella città è presente l'Università Luigj Gurakuqi ed è nata la prima opera albanese, il teatro Migjeni e il primo cinema. In città venne costruito nel 1888 il primo osservatorio astronomico.[3]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

La città è suddivisa in diversi quartieri fra i quali gli importanti, Parrucë e Skenderbeg; quest'ultimo è il più importante quartiere di religione cattolica ed anche uno dei più grandi della città. In esso troviamo il cimitero cattolico "Varrezat e Rrmajit"[6] negli ultimi anni recuperato dal degrado, conserva diverse tombe monumentali. I quartieri più antichi della città nuova dopo l'alluvione sono: Gjuhadol, Perash, Zdrale, Dugajt e Reja, Dudas, Ajasëm. Successivamente sono nati i quartieri di Parrucë, Xhabije, Baçja e Çakejve, Rus e Kiras.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Scutari è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La città vanta un club calcistico nella massima divisione albanese, la Kategoria Superiore, il Klubi Sportiv Vllaznia.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Population and housing Census 2011 (PDF), su instat.gov.al. URL consultato il 25 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  2. ^ a b Scutari, su utopie.it. URL consultato il 17 maggio 2014.
    «Scutari è una tra le più antiche città Europee ed è stata il centro culturale di tutta l'Albania».
  3. ^ a b c d e Scutari in Albania!, su albania-turismo.it. URL consultato il 17 maggio 2014.
  4. ^ Bibl.: Daniela De Angelis (a cura di), Oppo e tre ricerche su Pomezia, Palermo, Gangemi, 2014, ISBN 978-88-492-2882-3.
  5. ^ In seguito naturalizzato come Pjetër Marubi, autore della prima foto fatta nei Balcani.
  6. ^ Una volta uno dei cimiteri cattolici più belli della penisola balcanica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo De Rada (a cura di), I canti di Milosao figlio del despota di Scutari, Lungro (CS), Costantino Marco, 1999 [1836], ISBN 88-85350-41-0.
  • Lucia Nadin e Pellumb Xhufi (a cura di), Statuti di Scutari della prima metà del secolo XIV con le addizioni fino al 1469, Roma, Viella, 2002, ISBN 88-8334-042-6.
  • Ndriçim Mlika, Scutari. Paesaggi, tradizioni, storia, Firenze, VoLo, 2006, ISBN 88-88514-03-1.
  • Francesca Leo e Laura Davico, Il Consolato d'Italia a Scutari. Fra storia, testimonianze, architettura, a cura di Roberto Orlando, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Editore, 2008, ISBN 88-498-2096-8.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN153683066 · BNF (FRcb145239215 (data)
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