Museo Marubi
| Museo nazionale di fotografia Marubi | |
|---|---|
| (SQ) Muzeu Kombëtar i Fotografisë Marubi | |
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Località | Scutari |
| Indirizzo | Rruga "Kole Idromeno", 32, Shkoder 4001, Albania |
| Coordinate | 42°04′06.87″N 19°30′56.46″E |
| Caratteristiche | |
| Tipo | museo fotografico |
| Superficie espositiva | 1 138,0 m² |
| Istituzione | 1970 |
| Apertura | 9 maggio 2016 |
| Proprietà | Ministero della cultura |
| Direttore | Luçjan Bedeni |
| Sito web | |
Il Museo nazionale di fotografia Marubi (in albanese Muzeu Kombëtar i Fotografisë Marubi), noto semplicemente come Museo Marubi (in albanese Muzeu Marubi), è un museo statale di fotografia sito a Scutari.
Il museo trae origine dal lavoro dello studio fotografico Marubi, fondato nel 1856 dal fotografo italiano Pietro Marubi e portato avanti prima dai suoi collaboratori Mati e Mikel Kodheli (che assunse poi il cognome Marubi) e poi dal figlio di quest'ultimo, Gegë Marubi.
Nel 1970 l'intera raccolta fotografica dei Marubi rientrò nei possedimenti dello Stato albanese e fu assegnata al Museo civico di Scutari. Nel 2003 la fototeca passò sotto l'egida del Ministero della cultura e il 9 maggio 2016 fu trasferita in un apposito museo statale. Nel 2025 l'archivio fotografico, composto da oltre 500 000 negativi, è stato dichiarato parte del Registro internazionale della memoria del mondo dall'UNESCO.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Lo studio fotografico Marubi
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Nel 1856 Pietro Marubi (talvolta riportato come Marubbi) emigrò a Scutari, allora capoluogo dell'omonimo sangiaccato dell'Impero ottomano, dopo aver partecipato, insieme ad altri mazziniani, all'omicidio di Carlo III di Borbone, duca di Parma e Piacenza.[2] A Scutari cambiò il suo nome in Pjetër Marubi, sposò una certa Marietta, di 20 anni più grande, e fondò il primo studio fotografico del paese, denominato "Dritëshkronjë", svolgendo inoltre le attività di architetto e pittore.
L'attività fotografica di Marubi si concentrò sui ritratti di figure rilevanti nel panorama storico-culturale albanese, come ad esempio il rivoluzionario Hamza bey Kazazi o il poeta arbëreshë Leonardo de Martino, entrambi ritratti nel 1858, ma le sue fotografie ritrassero anche luoghi e persone comuni. Alcune sue foto furono inoltre pubblicate nei prestigiosi periodici L'Illustrazione Italiana e The Illustrated London News.
Non avendo avuto figli, Marubi prese come aiutanti i due figli del suo giardiniere, Rrok Kodeli, ovvero Mati e Mikel Kodheli, che inviò a studiare fotografia a Trieste presso lo studio "Sebastianutti e Benque".[3] Alla morte di Marubi nel 1903[4], quest'ultimo lasciò la gestione dello studio a Mikel, che assunse inoltre il suo cognome divenendo noto come Kel Marubi.
Dopo la morte di Kel Marubi nel 1940, lo studio passò al figlio Gegë, che aveva studiato alla Scuola tecnica di fotografia e cinematografia di Parigi dei Fratelli Lumière. Gegë fu inoltre il primo a introdurre il cinema nei Balcani e si occupò della catalogazione delle foto.
Durante il regime socialista l'archivio fotografico, composto da oltre 500 000 negativi in vetro e in rullini risalenti ad un periodo compreso tra il 1856 e il 1970[5], fu donato allo Stato albanese. Alcune fonti suggeriscono la possibilità che l'archivio non sia stato donato bensì sequestrato e che dietro minaccia Gegë Marubi abbia firmato i documenti in cui dichiarava la sua donazione rinunciando al lavoro di oltre 100 anni.[senza fonte]
Il museo
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Nel 1970 Gegë Marubi donò l'archivio fotografico dei Marubi allo Stato albanese, che lo affidò al Museo civico di Scutari. La fototeca tornò sotto l'egida del Ministero della cultura nel 2003 e il 9 maggio 2016 fu inaugurato il Museo nazionale di fotografia Marubi, progettato dallo studio olandese Casanova+Hernandez.[6]
Nel 2025 l'archivio fotografico, composto da oltre 500 000 negativi, è stato dichiarato parte del Registro internazionale della memoria del mondo dall'UNESCO.[1]
Il Museo
[modifica | modifica wikitesto]La fototeca dispone di un archivio di oltre 500 000 fotografie, tutte in negativo, in vetro e in rullini, di diverse dimensioni. Dopo l'anno 1970 l'archivio si arricchisce con altri fotografi come Jakova, Bici, Voci e Kodheli, ecc. Successivamente è stato approvato un progetto per la digitalizzazione della fototeca. Il progetto si basa sull'archiviazione, catalogazione e digitalizzazione delle fotografie della Fototeca Nazionale Marubi, e sulla creazione di un sito web per la promozione e la presentazione, attraverso un viaggio virtuale, destinato a quei visitatori che desiderano saperne di più riguardo all'identità culturale e la storia dell'Albania.
Sono già state pubblicate online tutte le foto della prima fase del progetto, circa 100 000. Oltre alle foto della "Fototeka Marubi" si conservano anche oggetti museali come macchine fotografiche, lampade, flash di diversi tipi, tende dello studio, ed alti oggetti di studio dove si è svolta l'attività; inoltre sono conservati documenti importanti dell'attività della Fototeca.
La maggior parte delle foto presenti nel museo appartengono però alla dinastia dei Marubi. Inoltre sono quelle tra le più antiche. Pare infatti che la foto del guerriero Hamza Kazazi, datata 1858, sia la prima foto albanese ma le testimonianze dei discendenti Marubi chiariscono che le prime tracce della fotografia albanese risalgono al 1856. Secondo i loro documenti, la prima foto è di quell'anno, ma l'immagine o si è cancellata durante il lavoro dal fotografo, o non esiste perché i metodi di quel tempo imponevano l'uso di un vetro per parecchi negativi. Ufficialmente la data dell'inizio dell'arte fotografica albanese è l'anno 1858, con la foto di Hamza Kazazi.
Nelle celluloidi di Marubi si fissarono la tradizione, i paesaggi, le foto dell'aristocrazia, la corte reale, gli abiti popolari e tutta la vita albanese di quell'epoca. Ad esempio è di particolare peso storico sociale la rappresentazione di una donna che si toglie il velo per venire fotografata. Nella Scutari di quel tempo secondo gli ordini dell'impero ottomano la donna albanese non poteva mostrarsi in foto, ma Pietro Marubi osò infrangere il tabù del tempo e riuscì a fotografare anche la donna musulmana.
Lo studio era una grande stanza di 32 m², metà di muro metà di vetro. Il lato destro e il soffitto erano in vetro, con lo scopo che la luce penetrasse naturalmente. Marubi utilizzava macchine di produzione francese e tedesca, di ultima generazione. Le prime foto furono di formato 21x27, 26x31, 30x40. Con il cambiamento delle tecnologie, nello studio si riuscirono a riprodurre foto di quasi tutte le dimensioni. Nella collezione vi sono manoscritti, materiale cartografico, e oggetti di utilizzo dell'epoca, provenienti dalla Biblioteca Kombetare Marciana, dal museo Correr a Venezia e da collezioni private. Diverse sono state le esposizioni organizzate in Francia ed in Italia. L'archivio fotografico Marubi, oggi conservato presso il Museo, è riconosciuto patrimonio internazionale dell'UNESCO, costituendo un esempio quasi unico in Europa per qualità e importanza dal punto di vista documentario.
L'edificio
[modifica | modifica wikitesto]L'architettura
[modifica | modifica wikitesto]Gli architetti selezionati per erigere l'edificio sono stati Casanova+Hernandez, che hanno puntato, a promuovere un ricco dialogo fra tradizione e modernità, tra il passato ed il presente, ristrutturando lo storico edificio disegnato dal famoso pittore, scultore, fotografo ed architetto albanese, Kolë Idromeno, pur conservando le sue qualità spaziali e strutturali senza alcuna trasformazione di volume o nuove partizioni interne. L'immagine moderna del museo si basa su un modello astratto, ispirato alla geometria dell'apertura della macchina fotografica (del diaframma del dispositivo) che si apre e chiude per controllare il passaggio della luce. Il modello astratto, che viene sempre mescolato con le foto e gli oggetti della collezione, diventa il simbolo del museo. Concettualmente, l'edificio di Idromeno diventa un importante "oggetto" della mostra da contemplare e visitare.
Un'immagine moderna associata al nuovo programma museografico si ottiene installando cinque "scatole funzionali", prefabbricate e staccate dall'edificio originario. Le scatole vanno a formare cinque ambienti differenti, lavorando come mobili o elementi scultorei. La tradizione e la modernità stabiliscono un dialogo in ogni angolo dell'edificio. All'esterno del museo, un elemento vetrina funziona come punto di riferimento che indica l'ingresso del museo. All'interno dell'edificio, le finestre originali e le qualità spaziali mantengono il dialogo edilizio con le vetrine espositive. Nel cortile il vecchio edificio coesiste con una nuova facciata moderna e scultorea. Da un lato, il programma museale si espande nello spazio pubblico e una delle "scatole funzionali" diventa una vetrina installata davanti al museo, che serve come punto di riferimento che invita i cittadini a visitarla. D'altra parte, lo spazio pubblico entra nel museo e il progetto elimina il confine tra strada e istituzione con un piano terra trasparente e accessibile che ospita uno spazio multifunzionale gratuito per conferenze, laboratori e mostre temporanee.
Di conseguenza, il progetto intende creare un museo aperto e vivo in grado di diventare un punto di riferimento culturale legato alla vita di Scutari. Il lato esterno delle caselle funzionali situate al primo piano del museo presenta una mostra cronologica, che è intrecciata con la mostra tematica esposta in esse. L'esposizione cronologica mostra la vita e i successi della dinastia Marubi con testi, immagini storiche, video e oggetti organizzati attorno alla biografia dei tre membri della dinastia. La mostra tematica completa la mostra cronologica stimolando un'esperienza multisensoriale che vede il visitatore interagire con lo spazio e con i dispositivi delle tre sale tematiche. Queste sale mostrano tre fasi del tradizionale processo fotografico presentato all'interno della ricostruzione ideale degli spazi storici in cui si è svolto questo processo: il fotogramma di Pietër Marubi "Driteshkronja", la stanza oscura di Kel Marubi e l'archivio di Gegë Marubi.
Il modello astratto, che viene sempre mescolato con le foto e gli oggetti della collezione, diventa il simbolo del museo. Può essere riconosciuto a diverse scale e in diverse parti dell'edificio come nel logo del museo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b (SQ) Arkivi i Marubëve, pjesë e Regjistrit të Kujtesës Botërore të UNESCO-s, in KultPlus, 19 agosto 2025. URL consultato il 24 settembre 2025.
- ^ (EL) Δυτικά Βαλκάνια: Γνωριμία με τους γείτονες [Balcani occidentali: conoscere i vicini], su kathimerini.gr, Ī Kathīmerinī, 26 settembre 2019. URL consultato il 9 dicembre 2023 (archiviato il 2 aprile 2023).
- ^ Mattia Marinolli, Pietro Marubbi, l’italiano di Scutari primo fotografo dei Balcani, su eastjournal.net, 30 gennaio 2016. URL consultato il 9 dicembre 2023 (archiviato il 23 giugno 2023).
- ^ Pietro Marubi - fotografo, su PiacenzAntica. URL consultato il 9 dicembre 2023 (archiviato il 9 febbraio 2023).
- ^ Musei e centri culturali - Museo Marubi, su albanianews.al. URL consultato il 9 dicembre 2023 (archiviato il 9 dicembre 2023).
- ^ (EN) A101 - Marubi National Museum of Photography, su casanova-hernandez.com. URL consultato il 24 settembre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Loïc Chauvin, Marubi, a Dynasty of Albanian Photographers: Një Dinasti Fotografësh Shqipta, Parigi, Ecrits de lumière, 2011, ISBN 978-2-9538669-4-0.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Museo Marubi
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Official Website of Marubi Academy of Film and Multimedia, su afmm.edu.al.
- Marubi National Museum of Photography, su marubi.gov.al. URL consultato il 30 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2017).
- Architect Firms, su archinect.com.
- Arch Daily, su archdaily.com.
- Albania News 1, su albanianews.it. URL consultato il 30 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2017).
- Albania news 2, su albanianews.it.
- GR Art Gallery, su grartgalleries.com. URL consultato il 30 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2019).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 122491395 |
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