Carlo III di Parma
| Carlo III di Parma | |
|---|---|
Ulisse Passani, XIX secolo, olio su tela, collezione Galleria nazionale di Parma | |
| Duca di Parma e Piacenza | |
| In carica | 18 maggio 1849 – 27 marzo 1854 |
| Predecessore | Carlo II |
| Successore | Roberto I |
| Nascita | Lucca, 14 gennaio 1823 |
| Morte | Parma, 27 marzo 1854 (31 anni) |
| Casa reale | Borbone di Parma |
| Padre | Carlo II di Parma |
| Madre | Maria Teresa di Savoia |
| Consorte | Luisa Maria di Francia |
| Figli | Margherita Roberto I Alice Enrico |
| Religione | Cattolicesimo |
Carlo III di Parma (Ferdinando Carlo Maria Giuseppe Vittorio Baldassarre) (Lucca, 14 gennaio 1823 - Parma, 27 marzo 1854) è stato duca di Parma e Piacenza dal 1849 al 1854, quando venne assassinato da un anarchico. Dopo di lui, il figlio Roberto I fu l'ultimo Borbone a sedere sul trono ducale di Parma.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Giovinezza
[modifica | modifica wikitesto]Carlo di Parma nacque il 14 gennaio 1823 a Lucca, unico figlio maschio di Carlo Ludovico, al tempo erede al trono del Ducato di Lucca, e della consorte, Maria Teresa di Savoia; apparteneva alla dinastia dei Borbone-Parma ma discendeva anche dalle case di Savoia, Borbone, Wettin, Asburgo-Lorena, Farnese ed Este. Venne battezzato con i nomi di Ferdinando Carlo Maria Giuseppe Vittorio Baldassarre, inoltre in famiglia era chiamato Danduccio[1]. Il 13 marzo 1824 divenne erede al trono di Lucca quando il padre divenne duca a seguito della morte della nonna, la duchessa Maria Luisa, nata infanta di Spagna.


Quando aveva quattro anni, la responsabilità della sua educazione fu affidata ad un sacerdote ungherese, Zsigmond Deáki. Gli furono insegnate storia e lingua italiana da Lazzaro Papi, direttore della Biblioteca di Lucca. Imparò francese, ungherese, tedesco, inglese e spagnolo[1]. Trascorse gran parte dell'infanzia fuori di Lucca, seguendo i genitori nei loro frequenti viaggi, ed ebbe istruzione ed educazione di corte. Il matrimonio dei genitori era infelice, di fatti il duca Carlo Ludovico era sempre fuori dal ducato o comunque anche dall'Italia[2]. Frequentò i castelli di Urschendorff e Weistropp, vicino a Dresda, e alla corte di Vienna. Fino al 1833, quando la corte tornò a Lucca, Carlo fu affidato alle cure della madre, in un clima austero e religioso. Da figlio unico, Carlo era molto amato dai suoi genitori, che erano però una coppia con diverse personalità. La madre era molto pia e si rivolgeva sempre più alla religione e, fin da adolescente, Carlo la vedeva poco. Maria Teresa si ritirò completamente dalla corte lucchese, vivendo in permanente reclusione, prima nella Villa Reale di Marlia e poi nella sua villa di Pianore dove, circondata da sacerdoti e suore, dedicò la sua vita alla religione. Carlo aveva più cose in comune con suo padre, il duca Carlo Ludovico: abilità per le lingue, passione per i viaggi, un senso dell'umorismo grossolano e una natura irrequieta[1]. Tuttavia, il duca di Lucca era un uomo edonista che non poteva stare in compagnia di suo figlio molto spesso o per molto tempo. Di conseguenza, Carlo crebbe irrequieto e molto viziato. I suoi insegnanti non potevano controllare né la sua natura ribelle né la sua irresponsabilità sfrenata[1].

Nella sua adolescenza Carlo sviluppò un interesse per la vita militare: entrò nell'esercito a Lucca vivendo da semplice soldato, condividendo la vita in caserma, le ore nei campi di addestramento e le lunghe esercitazioni tra le pendici dell'Appennino. Era ben considerato dai suoi soldati. Per regolare il suo addestramento militare, e sperando che l'esercito migliorasse il suo carattere, il padre di Carlo ottenne da Carlo Alberto di Savoia il permesso di ammetterlo nell'esercito piemontese. Nel maggio del 1841 Carlo Ludovico inviò così il figlio a Torino, dove il re di Sardegna lo fece ammettere nel reggimento cavalleria Novara. Tuttavia, dopo un anno di servizio, tornò a Lucca in cattivi rapporti con il re Carlo Alberto e ancor più con il figlio del sovrano, il principe Vittorio Emanuele. Scriveva il futuro "Padre della patria", Vittorio Emanuele: «Ferdinando da Lucca è partito di qui l'estate scorsa piuttosto arrabbiato con me e da allora non mi ha fatto sapere sue notizie. Ma gli auguro ogni felicità, e anche buon senso, che però credo fermamente che non otterrà mai[3]».
Matrimonio
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Il 10 novembre 1845 il principe Ferdinando di Lucca sposò nel Castello di Frohsdorf Luisa Maria di Borbone, figlia di Carlo Ferdinando, duca di Berry, nonché nipote di Carlo X di Francia; l'unione, che fu infelicissima per la principessa francese, non persuase Ferdinando a cambiare il suo tenore di vita, che anzi la volgarità degli scherzi di lui assunse una forma quasi pazzesca, alienandogli l'animo anche di chi nella piccola corte lucchese avrebbe perdonato le sue azioni più riprovevoli. La coppia trascorse la luna di miele a Üchendorff e poi in Inghilterra[4]. La coppia ebbe quattro figli: Margherita, duchessa di Madrid, Roberto, ultimo duca di Parma, Alice, granduchessa titolare di Toscana, ed Enrico, conte di Bardi.
Luisa Maria era descritta a quel tempo come una donna dalla carnagione chiara con capelli dorati e occhi azzurri, ma non molto alta. Era riservata, fredda, insensibile e priva di fascino. Come la maggior parte dei legittimisti, le sue idee politiche erano quelle del secolo precedente. Tuttavia, per i primi anni della loro vita coniugale, Carlo fu felice con lei[3]. Fino a quando non divenne duca di Parma, Carlo era conosciuto come "il Duchino", il piccolo duca, un riferimento sia al suo fisico che al suo status di erede del padre. Sebbene fosse alto, era di costituzione esile. I suoi genitori erano entrambi molto belli, ma lui no. I suoi capelli erano folti e scuri e aveva grandi occhi prominenti. Un naso grande, un collo lungo e un mento sfuggente completavano il suo viso[3]. Aveva una figura curata, finemente proporzionata, di cui era molto orgoglioso[3]. Era un dandy che si vestiva elegantemente ed era molto meticoloso riguardo al suo abbigliamento[3]. Carlo viaggiò molto. Fuori dall'Italia spesso usò il titolo di "Marchese di Castiglione" e in Italia quello di "Conte di Mulazzo"[5].
Duca di Parma
[modifica | modifica wikitesto]Acquisizione del parmense
[modifica | modifica wikitesto]Il 17 dicembre 1847 Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, duchessa sovrana di Parma e Piacenza, morì e il padre di Carlo le succedette come Carlo II di Parma, conformemente al trattato di Firenze, siglato nel 1844. Il Ducato di Lucca fu incorporato al Granducato di Toscana e Ferdinando Carlo cessò di essere principe ereditario di Lucca per diventare invece principe ereditario di Parma. Il duca Carlo II regnò solo per pochi mesi: nel marzo 1848 scoppiò a Parma la rivoluzione. Carlo fuggì da Parma, ma fu arrestato a Cremona e fatto prigioniero a Milano, dove rimase per diversi mesi, fino a quando il governo britannico non negoziò la sua liberazione. In quel momento venne descritto da un contemporaneo come "alto e magro con un volto aperto e allegro, un giovanotto spensierato, dalla testa leggera, negligente"[6]. Dopo un breve soggiorno nell'isola di Malta, si recò a Napoli e poi a Livorno, dove fu raggiunto dalla moglie, che aveva appena dato alla luce il loro primo figlio. Poi la famiglia si rifugiò in Inghilterra. Si stabilirono in un cottage a Surbiton, a sud-ovest di Londra.
Il 5 aprile 1849 l'esercito austriaco entrò a Parma e ristabilì ufficialmente Carlo II, che era in esilio in Sassonia. Carlo e la sua famiglia rimasero però in Inghilterra, poiché continuavano le ostilità tra gli eserciti austriaco e piemontese. Per diverso tempo Carlo II aveva pensato di abdicare in favore del figlio Carlo, ma rimandò nella speranza che, quando lo avesse fatto, le cose sarebbero state più sicure per suo figlio[5].
Ascesa al trono
[modifica | modifica wikitesto]Quando il 24 marzo 1849 fu annunciata l'abdicazione di Carlo II di Parma, il figlio di quest'ultimo, Carlo, ancora residente in Inghilterra, successe al titolo di "Duca di Parma, Piacenza e degli Stati annessi", prendendo il nome di Carlo III. Il 18 maggio 1849 rientrò a Parma, ma due giorni dopo ripartì per Olmutz per assicurarsi l'appoggio austriaco. Non assunse l'amministrazione del ducato fino al 25 agosto, quando fece un solenne ingresso a Parma come suo nuovo duca.

Sebbene Carlo III fosse un sovrano autoritario, il suo regno fu meno reazionario di quelli dei suoi cugini a Napoli e in Toscana. Era molto anticlericale e oppositore della pena capitale. Nessuna condanna a morte venne eseguita durante i suoi cinque anni di regno. Amava l'Inghilterra, che visitò ancora una volta dopo la sua ascesa al trono ducale, ma non nutriva simpatie per l'Austria, anche se era strettamente imparentato con gli Asburgo e doveva il suo trono all'intervento austriaco. Carlo III, nonostante il suo fascino personale, non era amato dai suoi sudditi[6]. La nobiltà lo trattava con diffidenza mentre la borghesia lo disprezzava quanto lui li disprezzava. Andava d'accordo con le classi popolari. Amava molto il balletto ed era ben voluto da ballerini, soldati, contadini e cittadini comuni[6]. Sebbene fosse sempre consapevole del suo rango - usava il suo bastone da passeggio su chiunque ritenesse irrispettoso nei suoi confronti - era semplice nei modi, molto accessibile e aveva un grande fascino personale[6]. Tuttavia, le sue decisioni arbitrarie distrussero il rispetto che i suoi sudditi avevano per lui e la sua dinastia e divenne impopolare. Nel 1853 c'erano voci di complotti per rimuoverlo dal potere.
Anche la sua vita personale era in subbuglio. Si separò da sua moglie, che era diventata estremamente grassa[3]. La duchessa era una donna dalla lingua tagliente, cui piaceva farsi strada tra gli intrighi con la forza della sua personalità[3]. La frattura tra marito e moglie crebbe quando Carlo III iniziò apertamente una relazione con la contessa Emma Guadagni (1829-1866), cognata del governatore generale austriaco di Trento. Si incontrarono a Firenze nel febbraio 1852, mentre Carlo III era ospite di Leopoldo II, granduca di Toscana. In una visita semi-ufficiale alla regina Isabella II di Spagna nel dicembre 1853, Carlo III portò con sé la sua amante, provocando la rottura definitiva del suo matrimonio[3]. A metà febbraio del 1854 Carlo III tornò a Parma[5].
Assassinio
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La domenica del 26 marzo 1854, verso le 16, Carlo lasciò il Palazzo di Riserva per fare una passeggiata per le vie di Parma, come era solito fare tutti i pomeriggi. Era accompagnato solo da un aiutante di campo, il conte Bacinetti. Durante la sua passeggiata, vide sua moglie che era seduta in una carrozza, ad ascoltare un concerto all'aperto in una piazza di Parma. Si salutarono educatamente. Alle 17:45 il duca tornò al suo palazzo; mentre passava davanti alla chiesa di Santa Lucia, si fermò un attimo a chiedere l'identità di una bella ragazza che aveva appena visto in una finestra in alto, dall'altra parte della strada. Salutò due soldati che gli passavano accanto, quando fu attaccato alle spalle da due uomini che lo seguivano. Uno di loro colpì violentemente il duca in profondità allo stomaco con una lama triangolare. Tutto successe così in fretta che Carlo inizialmente non si rese conto di quello che era appena successo, ma pochi secondi dopo, ansimando, disse: "Mio Dio, sono spacciato. Mi hanno pugnalato". Nella confusione, i due assalitori fuggirono, correndo in direzioni opposte e mescolandosi tra la folla.

Il duca, ferito, cadde a terra in una pozza di sangue, con la lama ancora nel corpo. Fu sollevato e tenuto per le braccia e le gambe. Venne riportato al palazzo. Non si lamentò mentre i suoi medici curavano la sua ferita, che era profonda. Chiese se pensavano che la sua vita fosse in pericolo. Gli mentirono, assicurandogli che non lo era, e svenne. Nei momenti di lucidità, il duca, rendendosi conto della gravità delle sue condizioni, ripeteva: "Mi sto preparando per un lungo viaggio". Ricevette l'estrema unzione e poté vedere per l'ultima volta sua moglie e i loro figli. Dopo atroci sofferenze, sopportate con coraggio, morì la sera seguente, 2º marzo, alle 17:30. Inizialmente fu incolpato il sellaio parmense Antonio Carra, mazziniano, che però venne successivamente riconosciuto innocente. Carra emigrò a Buenos Aires e da lì inviò una lettera al governo di Parma, affermando di essere il responsabile dell'omicidio. Nell'incartamento relativo al processo all'avvocato mazziniano Luigi Petroni, celebrato a Roma nel dicembre 1854[7], esiste una lettera in cui viene descritto l'assassinio del duca:
«[…][l'assassino] attese la sua vittima ad una svolta di strada l'affrontò parlandogli in sul viso con piglio di affaccendato, disse lasciatemi andare al centro che ho fretta. Mentre il duca rispondeva: che sfacciataggine è questa, quegli gli squarciava con larga ferita il ventre, da basso, e tenendo il coltello immerso, si spinse alcuni passi addietro, per modo da trovarsi al coperto dall'intendente addietro che accompagnava il Duca. Questi stramazzò, l'intendente accorse, l'assassino seguitò la sua corsa fino a rimescolarsi con un gruppo di gente. [...] L'augusto ferito fu recato di colà al palazzo per mano dell'intendente e dell'alabardiere, in mezzo alla gente accorsa. Furono subito dati ordini perché le porte della città fossero chiuse, e fatte delle perquisizioni domiciliari. Altri aggiunti. Cinque o sei giorni prima del colpo si vide scritto in vari luoghi della città, morte al duca, e poco prima del fatto: sepoltura al duca. Nel giorno in cui succedette il colpo, si trovarono troncati i fili del telegrafo verso Piacenza e verso Lombardia e per togliere che i soprastanti potessero rannodarli in ciascuna direzione erano stati troncati in tre luoghi.»
Le spoglie di Carlo III giacciono a Viareggio presso la Cappella della Macchia, nelle adiacenze di Villa Borbone, mentre il suo cuore è posto in una teca nella cripta della basilica di Santa Maria della Steccata in Parma. La storiografia più recente ha cercato di rivalutare la sua figura. Gli succedette il figlio Roberto, ancora infante, sotto la reggenza della madre, la duchessa Luisa Maria, che svolse un'azione moderata[5].
Discendenza
[modifica | modifica wikitesto]Il duca Carlo e la principessa Luisa Maria Teresa di Francia ebbero:
- Margherita Maria Teresa Enrichetta (1847-1893), sposò Carlo, Duca di Madrid, ebbero cinque figli;
- Roberto Carlo Luigi Maria, duca di Parma (1848-1907), sposò in prime nozze la principessa Maria Pia delle Due Sicilie, ebbero dodici figli, e in seconde nozze Infanta Maria Antonia di Portogallo, ebbero dodici figli;
- Alice Maria Carolina Ferdinanda Rachele Giovanna Filomena (1849-1935), sposò Ferdinando IV, Granduca di Toscana, ebbero dieci figli;
- Enrico Carlo Luigi Giorgio, Conte di Bardi (1851-1905), sposò in prime nozze Principessa Maria Luisa Immacolata delle Due Sicilie, non ebbero figli, e in seconde nozze Infanta Adelgonda di Portogallo, Duchessa di Guimarães, non ebbero figli.
Ascendenza
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze parmensi
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 Stubbs, Assassination in Parma: The Life and Death of Duke Carlo III, p. 71
- ↑ CARLO II di Borbone, duca di Parma - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 2 settembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Stubbs, Assassination in Parma: The Life and Death of Duke Carlo III, p. 72
- ↑ Balansó, La Familia Rival, p. 104
- 1 2 3 4 Carlo iii duca di parma - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 settembre 2025.
- 1 2 3 4 Stubbs, Assassination in Parma: The Life and Death of Duke Carlo III, p. 73
- ↑ Archivio di Stato di Roma, Tribunale della Sacra Consulta - busta 313, parte 2-tomo 13, fascicolo n.1128
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Italo Farnetani, La Toscana dei Borbone culla della pediatria italiana e mondiale, "Accademia Maria Luisa di Borbone", Viareggio - Grafiche Ancora, 2014. ISBN 978-88-95407-23-4
- Giansiro Ferrata - Elio Vittorini, Sangue a Parma, Mondadori, Milano, 1967.
- Carlo Laurenzi, Per quell'antico amore, Rusconi, Milano, 1972.
- Giansiro Ferrata - Elio Vittorini, La tragica vicenda di Carlo III (1848-1859), Mondadori, Milano, 1939.
- Giulio Vignoli, Le tombe dei Duchi di Parma, in Scritti politici clandestini, ECIG, Genova, 2000, pag. 113.
- Bianca Maria Cecchini, La danza delle ombre, Carlo III di Borbone Parma, un regicidio nell'Italia del Risorgimento, Lucca, 2001.
- Giuseppe Franzè, L'ultimo duca di Parma, Modena, Artioli, s.d.
- Vittore Trevisan, Carlo III di Parma, Ed. Co' tipi di Angelo Sicca, Padova, 1854, pag. 159.
- Maria Luisa Trebiliani, CARLO III di Borbone, duca di Parma, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 20, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1977. URL consultato il 25 agosto 2017.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Carlo III di Parma
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Carlo III duca di Parma, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Mario Menghini, CARLO III duca di Parma, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- Carlo III Duca di Parma, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Charles III, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 67882207 · ISNI (EN) 0000 0001 1664 0502 · SBN MUSV013542 · CERL cnp00578137 · LCCN (EN) n84236700 · GND (DE) 123937620 · BNF (FR) cb15060729r (data) |
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