Piacenza

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Piacenza
comune
Piacenza – Stemma Piacenza – Bandiera
Piacenza – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoPatrizia Barbieri (indipendente di centro-destra) dal 27-6-2017
Territorio
Coordinate45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Piacenza)Coordinate: 45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Piacenza)
Altitudine62 m s.l.m.
Superficie118,24 km²
Abitanti104 645[1] (30-11-2019)
Densità885,02 ab./km²
FrazioniBorghetto, Gerbido, I Vaccari, La Verza, Le Mose, Montale, Mortizza, Mucinasso, Pittolo, Roncaglia, San Bonico, Vallera
Comuni confinantiCalendasco, Caorso, Caselle Landi (LO), Corno Giovine (LO), Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Podenzano, Pontenure, Rottofreno, San Rocco al Porto (LO), Santo Stefano Lodigiano (LO)
Altre informazioni
Cod. postale29121–29122
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033032
Cod. catastaleG535
TargaPC
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipiacentini
Patronosant'Antonino di Piacenza, santa Giustina di Antiochia
Giorno festivo4 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piacenza
Piacenza
Piacenza – Mappa
Posizione del comune di Piacenza nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Piacenza (ascolta[?·info], Piaśeinsa [ˌpia'zəisɐ] in dialetto piacentino) è un comune italiano di 104 645 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia dell'Emilia-Romagna. Situata sul fiume Po all'estremità nordoccidentale dell'Emilia-Romagna, è soprannominata la Primogenita perché nel 1848 fu la prima città italiana a votare con un plebiscito l'annessione al Regno di Sardegna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza è situata nella pianura Padana a un'altitudine di 65 metri sul livello del mare. È posta sulla riva destra del Po, tra le foci del fiume Trebbia a ovest e del torrente Nure a est. A una quindicina di chilometri in direzione sud compaiono i declivi dei colli piacentini, prime propaggini dell'Appennino ligure. La posizione geografica, al crocevia fra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia, ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Piacenza Collegio "Alberoni" e Stazione meteorologica di Piacenza San Damiano.

Piacenza è la città dell'Emilia-Romagna con il clima più continentale; di conseguenza gli inverni sono leggermente più rigidi rispetto alle altre città della regione e le precipitazioni sono maggiori. Le minime invernali registrate sono inoltre inferiori a quelle delle vicine città lombarde. La vicinanza della città al fiume Po porta come conseguenza che, in tutti i periodi dell'anno, il clima sia caratterizzato da una forte umidità: d'inverno si manifesta con grande frequenza il fenomeno della nebbia, d'estate le condizioni meteorologiche sono spesso di afa opprimente.

Sino alla fine degli anni ottanta sono state registrate nevicate record. Nei giorni della nevicata del 1985 che colpì il nord Italia si superarono i 90 cm di neve con una temperatura record di −22,5 °C registrata alla stazione meteorologica di Piacenza San Damiano. La neve a Piacenza è sempre caduta durante il periodo invernale, fenomeno alquanto naturale, ma tra la fine degli anni '90 e il primo decennio degli anni 2000 il fenomeno si è rarefatto con un calo della frequenza e dell'intensità delle nevicate[2]. Nell'inverno del 2008/2009 si sono registrate precipitazioni nevose record. Il mese più freddo dell'anno è gennaio con una temperatura media di 0,8 °C mentre il più caldo è luglio, con una temperatura media di 22,9 °C[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Piacenza.

Popolato sin dall'antichità da popolazioni di stirpe ligure, il territorio corrispondente all'odierna Piacenza ad un certo punto venne conquistato prima dagli Etruschi, poi dai Celti ed infine dai Romani, che vi fondarono la colonia di Placentia nel 218 a.C.[4].

Piacenza fu, insieme alla vicina Cremona, la prima colonia romana di diritto latino nell'Italia settentrionale[5], svolgendo l'importante ruolo strategico di avamposto militare contro le armate di Annibale, che muoveva dalla Spagna per giungere in Italia e portarvi devastazione[6]. La città resistette agli attacchi punici e fiorì come centro commerciale sulla via Emilia. Da Piacenza passava anche la via Mediolanum-Placentia, strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando da Laus Pompeia (Lodi Vecchio)[7].

La cristianizzazione della città avvenne anche per opera di martiri come sant'Antonino, centurione piacentino ucciso durante il regno dell'imperatore Diocleziano che divenne, poi, patrono della città e a cui venne dedicata la prima cattedrale piacentina, costruita tra il 350 e il 375 d. C[4]. Nel 476 d.C. nelle vicinanze della città si tenne la battaglia tra mercenari germanici e le ultime truppe romane che portò alla deposizione dell'ultimo imperatore romano d'occidente, Romolo Augusto, ad opera del re degli Eruli Odoacre[4].

Divenuta sede di un ducato longobardo, quindi conquistata dai Franchi, la città acquistò maggiore importanza intorno all'anno mille, trovandosi lungo il percorso della via Francigena. Dal 1126 fu libero comune e nel 1167 fu tra le città che costituirono la Lega Lombarda nell'ambito degli scontri con il Barbarossa, il quale fu sconfitto dall'alleanza tra i comuni nel 1176 a Legnano[8]. Dopo due secoli di lotte tra le famiglie nobili di opposta fede guelfa e ghibellina, a partire dal 1335 la città fu assoggettata alla signoria della famiglia Visconti. In seguito rimase, con l'eccezione di brevi periodi, sotto il dominio milanese fino al 1521 quando passò sotto il controllo dello stato della Chiesa[5].

Nel 1545 fu eretta a ducato ad opera del papa insieme alla vicina Parma, divenendo, inizialmente, la capitale del Ducato di Parma e Piacenza governato dalla famiglia Farnese[5]. Dopo l'assassinio del duca Pierluigi Farnese in seguito a una congiura di nobili piacentini capitanata da Giovanni Anguissola, la città ritorno brevemente sotto il controllo milanese[9], prima di ritornare parte del Ducato di Parma e Piacenza governato dal figlio di Pierluigi, Ottavio Farnese nel 1556[10].

Con l'estinzione della famiglia Farnese, a partire dal 1731 fu governata dalla famiglia Borbone[11]. Conquistata dalle truppe francesi durante il periodo napoleonico, venne aggregata all'impero come parte del dipartimento del Taro. Dopo la restaurazione il ducato venne ricostituito assegnandolo a Maria Luigia d'Austria, che lo mantenne fino alla propria morte, in occasione della quale lo stato ritornò ai Borbone[11].

Con un plebiscito tenutosi il 10 maggio 1848 Piacenza fu la prima città a chiedere l'annessione al Regno di Sardegna, nucleo del futuro Regno d'Italia, guadagnandosi l'appellativo di città primogenita d'Italia[12]. Piacenza, entrò, poi, a far parte definitivamente dello stato sabaudo nel 1860[11].

Pesantemente colpita nelle guerre mondiali, ha poi avuto uno sviluppo agricolo e industriale. In seguito, ottenuto il riconoscimento di città d'arte da parte della regione Emilia-Romagna[13], Piacenza ha sviluppato anche una vocazione turistica.

Lo stemma della città durante il periodo napoleonico.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone in uso

Lo stemma di Piacenza, secondo il regio decreto del 27 settembre 1938, è uno scudo:

«partito al primo di rosso al dado d'argento; al secondo d'argento alla lupa d'azzurro, lampassata di rosso, passante[14]»

In realtà nello stemma in uso la lupa è di colore nero.

La parte rossa in cui è raffigurato un quadrato bianco o argenteo costituisce anche lo stemma della provincia di Piacenza. Sull'origine di questo partito gli studiosi si dividono: per alcuni questa metà rimanderebbe alle insegne della legione Tebea o Tebana, ai tempi di Diocleziano, nella quale era arruolato il martire cristiano e patrono Antonino. Nella tradizionale iconografia, infatti, il santo protettore è ritratto mentre regge il vessillo militare. La placca quadrata probabilmente rappresenta il tipico accampamento romano, il castrum. Altri mettono in dubbio sia l'appartenenza di Antonino alla Legione Tebea sia la storicità di questa legione così come è tramandata e sostengono che il quadrato sia la stilizzazione di un dado, da ricollegarsi al passaggio di Cesare e alla sua famosa frase all'attraversamento del Rubicone, "il dado è tratto". A generare l'incertezza sono gli stessi piacentini che lo chiamano comunemente "il dado".

Nella parte bianca viene raffigurata la lupa capitolina, emblema di Roma. Ciò simboleggia lo stato di "civitas romana" (e il conseguente dono delle insegne con la lupa) di cui la città, la prima colonia fondata dai romani insieme alla gemella Cremona nel 218 a.C., fu omaggiata.

Il gonfalone, rosso con al centro un rettangolo di tessuto bianco recante lo stemma cittadino, recita: Città di Piacenza, Primogenita d'Italia. Secondo la blasonatura del decreto esso dovrebbe essere interamente bianco. L'appellativo "Primogenita" sta a significare il fatto che la città nel 1848 è stata la prima a chiedere l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora Regno di Sardegna.

Il mosaico dell'antico stemma è visibile all'interno del cortile del palazzo Gotico (il corrente stemma è invertito rispetto all'antico).

Mosaico dell'antico stemma comunale

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Regio decreto[15]»
— 27 settembre 1938

La città di Piacenza è tra le 27 Città decorate di medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, nel periodo compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918. Inoltre è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione perché è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare il 9 aprile 1949.[16]:

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«Prima fra le città italiane, il 10 maggio 1848, con plebiscito pressoché unanime, votava la sua annessione al Piemonte, meritando dal Re Carlo Alberto l'appellativo di Primogenita»
— Roma, 27 gennaio 1941 (regio decreto n. 322)[17]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«In venti mesi di duro servaggio riaffermava col sangue dei suoi figli le nobili tradizioni che nel primo Risorgimento la fecero proclamare la “Primogenita”. Fucilazioni, martiri, deportazioni, saccheggi e distruzioni non scossero la fierezza del suo popolo che, tutto unito nel sacro nome dell'Italia, in cento combattimenti contro un nemico soverchiante, si copriva di imperitura gloria. Nelle giornate della riscossa i suoi cittadini ascrivevano a loro privilegio la riconquista delle proprie case e delle patrie libertà ed issavano sulla civica torre il santo tricolore consacrato dal sacrificio dei Caduti»
— 8 settembre 1943 – 28 aprile 1945[16][18]

Nel 2016 viene premiata dall'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, come "Capitale Antirazzista 2016", per aver vinto un concorso nazionale a cui il comune ha partecipato nel corso del 2015[19].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Antonino, patrono di Piacenza

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale, chiesa madre della diocesi di Piacenza-Bobbio, costruita in due fasi, tra il 1122 e il 1150 e il 1202 e il 1235 (o tra il 1207 e il 1250 secondo altre fonti) in stile romanico con aggiunta di elementi gotici nella seconda fase. Il progetto dell'edificio sarebbe opera di Niccolò, con cui avrebbe collaborato anche Wiligelmo[20]. L'interno presenta la cupola affrescata nel seicento dal Morazzone e dal Guercino. Presbiterio e coro furono affrescati ad opera di Camillo Procaccini e Ludovico Carracci verso la fine del cinquecento: buona parte delle loro opere sono state spostate dalle loro collocazioni originarie nel corso di restauri ottocenteschi[21].
  • Basilica di Sant'Antonino, costruita tra il 350 e il 375 in stile romanico, fu più volte rimaneggiata, l'ultima delle quali, tra il 1915 e il 1930 ad opera dell'architetto Giulio Ulisse Arata. Presenta un campanile ottagonale, un chiostro risalente al 1483 nel lato sud e un ingresso, detto Portico del Paradiso, realizzato nel 1350 per opera di Pietro Vago. Conserva al suo interno le reliquie di Antonino di Piacenza, martire cristiano ucciso presso Travo[22].
  • Basilica di San Savino, realizzata per opera del vescovo Sigifredo e consacrata nel 1107, è situata nel luogo dove san Savino, secondo vescovo di Piacenza, aveva fondato una basilica nel IV secolo d.C. Durante il Settecento l'edificio fu radicalmente rimaneggiato alterando l'originale stile romanico con l'aggiunta di stucchi e altri ornamenti all'interno e la ricostruzione in stile neoclassico della facciata, avvenuta nel 1721[23].
  • Chiesa di San Francesco situata in piazza Cavalli. È realizzata in stile gotico lombardo tra il 1278 e il 1373. Sulla facciata sono visibili due contrafforti, un rosone, una cuspide e alcune guglie, mentre archi rampanti sono presenti sui lati; su quello destro è ancora esistente parte dei chiostri di cui rimane un porticato. Al suo interno, ornato di affreschi del XV e XVI secolo, venne proclamata l'annessione della città al Regno di Sardegna nel 1848. Il portale mediano della basilica reca al sommo una lunetta con il rilievo di San Francesco stigmatizzato, e all'interno, sulla parete destra del deambulatorio, v'è un bassorilievo con Rettore in cattedra e frati, eseguiti nella bottega di Giovanni Antonio Amadeo intorno al 1490. Nella basilica è sepolto il patriota Giuseppe Manfredi, presidente del Senato del Regno d'Italia, morto nel 1918.
  • Basilica di San Giovanni in Canale, fondata nel 1220 dai domenicani, venne ampliata con la realizzazione di tre campate alla metà del XVI secolo; nella stessa epoca venne anche ampliato il coro. Tra i vari monumenti sepolcrali presenti, vi è una tomba dipinta, unica a Piacenza, e il grande sarcofago della famiglia Scotti. Il sepolcro di Guglielmo da Saliceto, del 1501, posto nel chiostro denota i caratteri dello stile dell'Amadeo[24].
L'organo progettato da Padre Davide da Bergamo
  • Basilica di Santa Maria di Campagna, edificio in stile rinascimentale costruito tra il 1522 e il 1528 su progetto di Alessio Tramello in sostituzione di un preesistente santuario[25],; si trova in piazzale delle Crociate, così chiamato perché qui, durante il concilio di Piacenza del marzo 1095, papa Urbano II annunciò la prima crociata, bandita ufficialmente nel successivo concilio di Clermont[25]. Inizialmente a croce greca, venne, in seguito trasformata a croce latina rovesciata tramite l'allungamento del presbiterio[26], il quale venne completato in 6 anni. La cupola e due cappelle sono decorate con affreschi opera di Giovanni Antonio Sacchi detto il Pordenone[27][28]. All'interno sono presenti opere di Galeazzo, Antonio, Giulio e Bernardino Campi, di Camillo Procaccini, del Guercino e del Malosso. Contiene, inoltre, due organi a canne fabbricati dai Serassi di Bergamo. Quello più grande, collocato in cornu Epistolae, venne costruito tra nel 1825 e nel 1838 su progetto dell'organista e compositore organistico padre Davide da Bergamo[29]. Invece, l'organo più piccolo, collocato nella navata sul pavimento, è stato costruito nel 1836, in origine strumento di "casa" dei Serassi ed è stato collocato nella basilica nel 1991 proveniente dal teatro Municipale.
  • Chiesa di San Sisto basilica rinascimentale che vanta un prezioso coro ligneo del 1514. Edificata nel XIV secolo dove antecedentemente si trovava un tempio costruito nell'874 per volere dell'imperatrice Angilberga, moglie di Ludovico II il Giovane ed è la prima opera religiosa dell'architetto Alessio Tramello nella sua maturità. Ospita la copia del capolavoro di Raffaello Sanzio, la Madonna Sistina: l'originale, eseguito per la chiesa piacentina, venne venduto dai benedettini nel 1754 ad Augusto III, re di Polonia ed elettore di Sassonia. In seguito all'unità d'Italia, il complesso è stato separato in due con la chiesa che ha continuato a svolgere la sua funzione religiosa e il monastero che è stato occupato dal 2º Reggimento genio pontieri[30].
  • Basilica del Santo Sepolcro, basilica[31] realizzata da Alessio Tramello tra il XV e il XVI secolo. La facciata presenta contrafforti e un portale di stile barocco. Al suo interno il pittore Antonio Beduschi realizzò un Martirio di Santo Stefano e una Pietà[32]. Il nome forse deriva da un pellegrino piacentino che, tornato dalla visita del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nel 938 fece edificare un luogo di culto che poi andò distrutto. In epoca napoleonica fu riadattata come ospedale militare e solo nel 1903 fu nuovamente riconsacrata alla preghiera.
  • Basilica di Sant'Agostino, risalente al XVI secolo, presenta una facciata in granito in stile neoclassico, realizzata da Camillo Morigia. È l'unica chiesa della città che presenta una pianta a cinque navate. Frammenti di affreschi del Malosso sono visibili sulle pareti del transetto. Sconsacrata dopo l'epoca napoleonica, è diventata sede di una galleria dedicata all'arte contemporanea[33].
  • Chiesa delle Benedettine, edificata tra il 1677 e il 1681 da Domenico Valmagini per volontà di Ranuccio II Farnese. Originariamente parte di un complesso con monastero, chiuso nel 1810, è diventata successivamente di proprietà del demanio[34].
  • Chiesa di San Lorenzo, risalente al XIV secolo. Al suo interno si potevano ammirare gli affreschi del Ciclo di Santa Caterina, opera di un maestro lombardo della cerchia di Giovannino de’ Grassi, e spostati nel Museo Civico sito in palazzo Farnese nel novecento dopo che la chiesa era stata sconsacrata e adibita a magazzino e rifugio[35] e teatro[36].
  • Chiesa di San Dalmazio, dedicata a San Dalmazzo di Pedona, la chiesa con annesso monastero formava un complesso religioso già documentato nel 1040[37], sorto su una chiesa preesistente i cui resti nella cripta possono essere fatti risalire secondo gli storici al VII secolo, come dipendenza dell'antica abbazia di val di Tolla sorta anch'essa nel VII secolo ad opera del vescovo di Piacenza Catarasino, già monaco francese colombaniano[38] e gestita dai monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio, sotto la cui influenza ed egemonia ricadeva allora la val Tolla. La chiesa di S. Dalmazio, nata come priorato dell'abbazia, divenne in seguito parrocchia. Soppressa nell'Ottocento dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini, fu eretta ad "oratorio ducale" da Maria Luigia d'Austria il 24 ottobre 1826, titolo che Carlo III di Borbone, il 3 febbraio 1850, sostituì in quello di "oratorio reale". Ad occuparsi della conservazione della Chiesa di S. Dalmazio e degli edifici annessi di sua proprietà a seguito di donazione da parte di Maria Luigia d'Austria, è la Confraternita dello Spirito Santo.
  • Chiesa di San Donnino, risalente al XII secolo e poi ricostruita nel 1236 in stile romanico, presenta una facciata rifatta nel 1889 da Camillo Guidotti[39].
  • Chiesa di Sant'Anna, costruita una prima volta nel XII secolo e poi ricostruita nel 1334, conserva al suo interno una statua lignea di San Rocco, opera di Giovanni Angelo Del Maino del 1534.
  • Basilica di Sant'Eufemia, anch'essa in stile romanico. In questa chiesa sono state sepolte le spoglie del vescovo Aldo Gabrielli da Gubbio, che consacrò l'edificio. Al suo interno conserva una figura femminile, scultura lignea del 1516 circa, opera di Giovanni Angelo Del Maino.
  • Chiesa di San Pietro, riedificata dai gesuiti nel 1587 sopra un preesistente edificio anteriore al Mille. Accanto alla chiesa sorge il palazzo del collegio dei Gesuiti, completato nel 1593 e diventato sede della biblioteca Passerini Landi[40][41].
  • Chiesa di Santa Brigida d'Irlanda, dedicata alla patrona d'Irlanda Santa Brigida, venne fondata fra l'826 e l'850 come monastero benedettino di Santa Brigida dall'irlandese San Donato vescovo di Fiesole per ospitare i pellegrini irlandesi. La chiesa, assieme all'annesso xenodochio, ospedale e ospizio dei pellegrini, dedicato alla Santa Risurrezione, con vari possedimenti e beni venne donata il 20 agosto dell'850 all'abbazia di San Colombano di Bobbio.[42] Donazione confermata con un inventario dei beni bobbiesi in Piacenza, arricchito di altre proprietà feudali, beni e mezzi nell'anno 862 da parte dell'imperatore Ludovico II[43].
  • Chiesa di San Paolo, edificio in stile barocco risalente al seicento su di un preesistente luogo di culto trecentesco, a sua volta succeduto a una chiesa antecedente al Mille. La chiesa ha una facciata molto semplice con interno a unica navata con sei cappelle laterali. Le opere conservate all'interno di San Paolo sono San Biagio guarisce un fanciullo e San Biagio accolto in paradiso dal Redentore di Giovanni Evangelista Draghi. Di Robert de Longe sono Martirio di San Biagio. Di un pittore trecentesco anonimo è la Madonna con Bambino in trono. Di Pietro e Bartolomeo Baderna sono gli Episodi della sacra scrittura e l'affresco con la Caduta di San Paolo sulla via di Damasco. Gli affreschi raffiguranti le Beatitudini sono di Luciano Ricchetti mentre le decorazioni della volta sono di Angelo Capelli. Il pergamo di Giovanni Leoni è un progetto del piacentino Andrea Guidotti.
  • Monasteri regi di San Tommaso e di San Siro (scomparsi), di fondazione regia longobarda come dipendenza dell'antica abbazia di val di Tolla[44], e gestiti dai monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio. I diplomi dei re longobardi Ildebrando (744) e Rachis (746) sancirono il passaggio al vescovo di Piacenza del possesso dei monasteri regi cittadini di San Tommaso e di San Siro, assieme a quelli rurali di Fiorenzuola, Gravago e val di Tolla; un rector li reggeva in nome del vescovo. Sui resti del monastero di San Siro è sorta, nel 1931, la galleria d'arte moderna Ricci Oddi.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Comunale, detto il Gotico, considerato come il simbolo della città. Edificato a partire dal 1281 per volere di Alberto Scoto, reggente ghibellino[45] della città.
  • Palazzo Mulazzani, presenta uno scalone d’onore obliquo, realizzato probabilmente dal Cervini, e il dipinto opera di Sebastiano Galeotti Aurora e Cefalo[46].
  • Palazzo Mandelli, costruito da Francesco Tomba su progetto di Gian Andrea Boldrini tra il 1745 e il 1755; fino al 1827 fu di proprietà della famiglia Mandelli, per poi diventare sede ducale di Maria Luigia nel 1831 con il trasferimento del governo da Parma a Piacenza per un semestre e, dopo l'unità d'Italia, sede della prefettura. Dal 1913 ospita la sede piacentina della Banca d'Italia[47].
  • Palazzo Scotti da Fombio, costruito nel 1490 su iniziativa di Paride e Ercole Scotti, presenta una facciata in mattoni a vista decorata con un fregio. Sull'angolo dell'edificio il fregio presenta una sculture rappresentante due persone atte a sorreggere lo stemma degli Scotti. Nel 1492 venne terminato il portale, realizzato da Gregorio Prini in marmo di Candoglia, dal quale si accede al cortile interno, dotato di loggiato. Divenuto di proprietà della famiglia Morigi nel 1869, divenne sede di un istituto per la formazione maschile, divenuto, poi, il collegio universitario Morigi[48].
  • Palazzo Landi, edificato negli ultimi anni del XV secolo per volontà di Manfredo Landi, sulle fondamenta di un palazzo preesistente, anch'esso di proprietà dei Landi. Nel 1578 venne requisito dal duca Ottavio Farnese a seguito della partecipazione di Agostino Landi alla congiura contro il padre Pierluigi. Divenuto di proprietà statale, venne adibito prima a Supremo Consiglio di Giustizia e, poi a tribunale delle finanze. La facciata, decorata con un fregio in terracotta con sirene, medaglioni e trofei, venne realizzata da Giovanni Battagio da Lodi, già autore del tempio dell'Incoronata di Lodi e da suo genero Agostino De Fonduli. Il portale di accesso in marmo, ornato da due medaglioni con figure virili, si richiama agli archi di trionfo ed è opera dello scultore Giovan Pietro da Rho. L'edificio ospita la sede del tribunale[49].
  • Palazzo Costa, realizzato per volere della famiglia Costa alla fine del seicento su progetto del Bibiena. Presenta una struttura a U con facciata in stile rococò e un giardino all'inglese. Ospita la sede del museo della fondazione Horak[50].
  • Palazzo Rota Pisaroni, realizzato da Giuseppe Rota nel 1762, divenne di proprietà della cantante lirica Rosamunda Pisaroni nel 1830, ospitando in quegli anni parecchi esponenti del mondo dell'arte e della cultura. Divenuto in seguito di proprietà della Cassa di Risparmio di Piacenza, ospita la sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano[51].
  • Palazzo Somaglia, edificato a partire dal 1688 per volontà del conte Orazio Cavazzi della Somaglia, presenta una facciata con tre ordini di finestre e tre balconcini in ferro battuto e uno scalone che si affaccia sul loggiato, aggiunto probabilmente intorno al 1730 su progetto di Domenico Cervini, caratterizzato da quattro rampe divergenti oblique con balaustra realizzata in arenaria[52]
Una veduta di Palazzo Farnese.
  • Palazzo Farnese, costruito a partire dalla preesistente cittadella viscontea, venne realizzato a partire dal 1561 su desiderio di Ottavio Farnese, secondo duca di Parma e Piacenza, e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo I di Spagna. Dopo essere stato inizialmente affidato a Francesco Paciotto nel 1558, il progetto dell'edificio venne portato a termine dal Vignola nel 1561. I lavori di costruzione proseguirono, alternando avanzamenti dei lavori a pause fino al 1603, anno in cui furono definitivamente interrotti quando il progetto del Vignola era giunto alla metà del suo completamento. Dopo essere stato spogliato di tutti i beni e delle opere d'arte a seguito dell'ascesa di Carlo di Borbone, già duca di Parma e Piacenza, sul trono delle Due Sicilie, nel 1734, il palazzo conobbe un periodo di degrado venendo adibito anche a caserma, subendo ulteriori saccheggi da parte delle truppe napoleoniche e diventando ricovero per sfollati dopo la seconda guerra mondiale[53]. A partire dagli anni '60 del XX secolo iniziò il recupero dell'edificio che subì diverse campagne di restauri divenendo sede dei musei civici di Piacenza[54]. e dell'Archivio di Stato[55]..
  • Palazzo del Governatore, edificio del XVIII secolo, realizzato in stile neoclassico da parte di Lotario Tomba. Sulla facciata presenta un orologio ai cui lati sono posti una meridiana solare e un calendario perpetuo. Ospita la sede della locale camera di Commercio
Palazzo Comunale.
  • Palazzo dei Mercanti, situato nell'omonima piazzetta, fu costruito tra il 1676 e il 1697 su progetto dell'architetto piacentino Angelo Caccialupi per volere del collegio dei Mercanti, da cui prende il nome. Dopo la soppressione del collegio dei Mercanti, avvenuta in epoca napoleonica, fu sede del collegio elettorale, del tribunale del commercio e del Teatro della Filodrammatica, per poi diventare sede del comune[56].
Teatro Municipale.
  • Teatro Municipale: Progettato dall'architetto Lotario Tomba in sostituzione del teatro della Cittadella, andato distrutto nel 1798 in seguito a un incendio, e inaugurato nel 1804, presenta una facciata ispirata a quella del teatro alla Scala di Milano; gli interni furono decorati da Alessandro Sanquirico, scenografo presso il teatro milanese. Al di sopra della sala principale, si trova l'ex sala degli scenografi, che è stata trasformata negli anni '70 in un auditorium da 320 posti[57].
  • Teatro dei Filodrammatici, realizzato all'inizio del novecento trasformando la chiesa del monastero di Santa Franca, sconsacrata dopo l'epoca napoleonica. I lavori furono guidati dall'ingegner Giovanni Gazzola che realizzò esterni in stile liberty con decorazioni ad ali di farfalla e parti in ferro battuto, mentre gli interni presentano un gusto più ottocentesco con decorazioni floreali[57].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Mucinasso: situato nell'omonima frazione e costruito in epoca imprecisata, nel medioevo venne distrutto dalle forze di Enzo di Svevia. Divenne di proprietà della famiglia Radini Tedeschi nel 1486. Nel 1503 Giovanni Radini Tedeschi inoltrò una richiesta di ricostruzione del maniero, che si trovava in cattive condizioni, al re di Francia Luigi XII. L'edificio rimase alla famiglia Radini Tedeschi anche quando questa perse il possedimento del feudo di Mucinasso. Nel 1916 venne alienato dalla contessa Leopolda Radini Tedeschi, diventando di proprietà dei marchesi Malvicini Fontana di Nibbiano. La costruzione è stata pesantemente rimaneggiata nei secoli, mentre il fossato è stato interrato nel novecento[58].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Viale pubblico passeggio, chiamato Facsal (o Faxhall), è la passeggiata nel verde del centro storico. Il Facsal è il percorso su una parte di ciò che è rimasto delle vecchie mura. Ombreggiato da platani secolari e in posizione di rilievo (essendo appunto posto sulle mura cittadine rinascimentali), è luogo di passeggiate o riposo sulle numerose panchine di cui è disseminato. Parte dal centro storico (corso Vittorio Emanuele II) e arriva fino al piazzale della Libertà, non lontano dalla stazione ferroviaria. Il nome Facsal è una storpiatura di quello dei Vauxhall Gardens di Londra, giardini la cui popolarità agli inizi del XIX secolo lo rese un termine generico per indicare anche altri giardini alberati.
  • Via Taverna (Strä Alvä o la Strä Lvä) con la vicina via Campagna era una delle zone più popolari del centro storico. Tuttora sono considerate residenza di chi è piacentino da innumerevoli generazioni e nell'immaginario è tuttora luogo delle specificità piacentine per antonomasia. Era detta strada Levata poiché si trova in una posizione più alta rispetto ad altre vie limitrofe come via Campagna.
  • Piazza Cavalli (Piassa Caväi) è la piazza duecentesca su cui sorgono il palazzo Gotico, il palazzo del Governatore e la chiesa di San Francesco e da cui parte via XX Settembre. Prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, realizzate da Francesco Mochi da Montevarchi tra il 1612 e il 1628.
  • Via XX Settembre (la Strä Dritta), nota per i suoi balconi in ferro battuto, collega piazza Duomo e piazza Cavalli in quanto era uso nel medioevo collegare con una strada dritta il simbolo del potere politico con quello religioso. Fu rinominata via XX Settembre per forgiare la memoria popolare sul ricordo della conquista di Roma da parte del re d'Italia nel 1870. È attualmente la via dello shopping per eccellenza, insieme al corso Vittorio Emanuele (San Raimond o, più recentemente, al Curs). In alcuni periodi storici era chiamata anche la Strä di Urévas (la Strada degli Orefici) perché vi si trovavano diverse botteghe di oreficeria.
  • La muntä di ratt è la caratteristica scalinata che collega via Mazzini alla più bassa via San Bartolomeo (San Burtlamé). Secondo la tradizione popolare, era detta "montata dei topi" perché questi roditori l'avrebbero percorsa al fine di lasciare le zone cittadine più basse e adiacenti al Po durante le alluvioni e le piene del fiume. In realtà è più probabile che l'etimologia sia riconducibile a "montata ratta", espressione che stava ad indicare una ripida salita.
Il monumento alla lupa presso Porta Galera.
  • Porta Galera un tempo era un quartiere popolare del centro storico. I piacentini chiamavano così le parti terminali di via Scalabrini e via Roma, con relative adiacenze, comprese nella parrocchia di Sant'Anna. Oggi la zona è popolata da numerosi stranieri, specialmente da comunità arabe e sudamericane
  • Piazzale Roma anche detta la Lupa è la vecchia porta nelle mura che volgeva in direzione di Roma. Il suo soprannome deriva dalla colonna monumentale posta al centro della piazza sull'apice della quale è scolpita la lupa, simbolo di Roma, con gli infanti Romolo e Remo. È situata alla conclusione a sud di via Roma e via Scalabrini e segna l'inizio della via Emilia.
  • Sant'Agnese (Sant'Agnesa) quartiere, un tempo popolare, al limitare del centro storico che porta il nome della patrona dei barcaioli, essendo un tempo la zona in cui i canali costruiti dai pescatori confluivano nel fiume Po.
  • Piazza Borgo era il limite a ovest della vecchia città romana. Si formò quando nell'XI secolo con il fenomeno dell'inurbamento arrivarono delle masse contadine dalla campagna sperando di trovare fortuna. Non trovando posto in città, ancora delimitata dalle vecchie mura romane, costruirono le loro case al di fuori del territorio urbano, case che furono poi inglobate dal comune in seguito. Da questa piazza si diramano via del Castello, via Campagna e via Taverna, tre delle strade considerate storiche dai piacentini.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco regionale fluviale del Trebbia: ai margini dell'area urbana, il comune di Piacenza è interessato dall'ultimo segmento del parco[59]. Nel tratto cittadino, che si estende per 8,5 km dal confine con il comune di Gossolengo fino alla confluenza della Trebbia nel Po, è presente un'area attrezzata con percorsi ciclopedonali e arredi urbani[60]. Istituita nel 2009, l'area protetta si estende per 4000 ha ed una trentina di chilometri lungo il basso corso del fiume e le aree golenali circostanti, fino al comune di Rivergaro[59][60]. In tale ambiente steppico costituito da isole ghiaiose, fasce di prateria arida e boschetti transitano e sostano diverse specie di uccelli migratori, in particolare anatidi; di particolare rilevanza è la presenza dell'occhione. La flora si contraddistingue per la presenza di formazioni steppiche e basso arbustive particolarmente ricche, che ospitano diverse specie appenniniche ed alcune orchidee[61].
  • Parco Papa Giovanni Paolo II, comunemente noto come parco della Galleana, dal nome del limitrofo quartiere della periferia sud, è il parco cittadino più esteso. Nell'area verde, di circa 150000 , di cui 100.000 a prato, esisteva una polveriera militare (cioè un deposito munizioni) utilizzata fino alla seconda guerra mondiale. È stata riconvertita a parco all'inizio degli anni '80 del XX secolo. Il parco è dotato di servizi igienici, di una notevole quantità e metratura di vialetti per il passaggio e di sentieri all'interno della parte a bosco percorribili a piedi o in mountain bike, tre fontanelle d'acqua e una serie di bacheche informative che forniscono notizie sulle piante e gli animali che vi dimorano[62]. Vi si alternano ampi spazi prativi e macchie arboree e arbustive di specie spontanee, con quercie di maggiori dimensioni, a macchie boscate più o meno folte e radure. Un filare di ciliegi e farnie giovane bosco misto caratterizzato da siepi e macchie arbustive composte da prugnolo, biancospino, rosa selvatica e rovo, qua e là compaiono esemplari di olmo campestre, bagolaro, rusticano, gelso e noce di discrete dimensioni[63]. Mappe settecentesche hanno consentito di individuare nell'area in oggetto una postazione militare esterna alle mura cinquecentesche che proteggevano la città. Nel giugno del 1746, durante la guerra di successione austriaca, l’area fu al centro di un cruento scontro tra l’esercito di Maria Teresa d'Austria, alleato del Regno di Sardegna, e le truppe franco-spagnole[63].
  • Parco di Montecucco: secondo parco cittadino per estensione, è situato nella periferia sudorientale e collegato al parco Papa Giovanni Paolo tramite pista ciclabile. Gli alberi, ad alto fusto e foglia caduca, messi a dimora a partire dal lavori avviati nel 1997, sono tipici della zona, in modo da rispecchiare fedelmente la natura circostante. Tra di essi compaiono cornioli, frassini, querce, caprini neri, maggiociondoli e bagolari. Le coltri arboree si alternano ad aree destinate picnic, giochi, sport, tranquillità e lettura. Il parco di Montecucco si estende per una superficie di 16 ettari[64].
  • Giardini Margherita: in stile romantico ottocentesco, sono la principale area verde del centro storico. All'interno di uno schema costituito da vialetti, aiuole di varia forma, dossi, collinette e avvallamenti, sono presenti tassi, bagolari, tigli, olmi, platani, aceri campestri, ippocastani e farnie, sofore, cedri del Libano e dell'Atlante, pini e faggi, come in uso nei giardini del XIX secolo[65]. Tra essi sono presenti anche alcuni alberi secolari: un faggio e tre cedri[66], uno di essi classificato come albero monumentale[67]. Del XIX secolo sono un tempietto dedicato a Psiche, un obelisco e un altro tempietto che ospitava un busto di Giuseppe Mazzini posti ad arredare le aiuole; successivamente, sono stati introdotti un padiglione ferreo per spettacoli, statue e busti dei poeti dialettali Egidio Carella, Valente Faustini e della batuśa (la popolana piacentina immortalata in una poesia del Faustini), oltre che di altre personalità locali (all'esterno è posta invece una statua di Giuseppe Garibaldi)[65][68][65]. I giardini Margherita, così denominati nel 1893 in onore della regina consorte Margherita di Savoia, appartennero inizialmente ad una famiglia nobiliare che li realizzò nel 1822 per poi cederli parzialmente al comune di Piacenza nel 1856; l'ente li acquisì definitivamente nel 1880[65][69].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[70]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati Istat al 1º gennaio 2016[71] la popolazione straniera residente era di 18 548 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  1. Albania, 2 627
  2. Romania, 2 053
  3. Macedonia, 2 039
  4. Marocco, 1 677
  5. Ecuador, 1 595
  6. Ucraina, 899
  7. Egitto, 767
  8. Bosnia ed Erzegovina, 723
  9. Senegal, 527
  10. Nigeria, 497

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune Riciclone 2011 - Premio Co.Re.Ve.: Riconoscimento ottenuto nel 2011 dalla città assegnato da parte del Consorzio Recupero Vetro in qualità di primo comune del nord Italia per il livello qualitativo di eccellenza grazie all'adozione di modalità di raccolta differenziata monomateriale[72].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Università[modifica | modifica wikitesto]

Gesù crocifisso opera del Procaccini conservato nei musei civici di palazzo Farnese

La città di Piacenza, congiuntamente a Cremona, è sede di uno dei campus dell'università Cattolica del Sacro Cuore. Nella sede piacentina dell'ateneo sono presenti corsi di laurea afferenti tre dipartimenti: economia e giurisprudenza; scienze agrarie, alimentari e ambientali e scienze della formazione[73]. In città è presente anche un polo territoriale del Politecnico di Milano che offre corsi di laurea in ingegneria e architettura[74].

Infine, è attiva anche una sede distaccata dell'università degli Studi di Parma che offre corsi di laurea in fisioterapia e infermieristica[75]. Completano l'offerta formativa cittadina il conservatorio Giuseppe Nicolini e lo studio di teologia attivo nel collegio Alberoni, affiliato alla facoltà di teologia della pontificia università "San Tommaso d'Aquino" di Roma[76].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Farnese ospita la sedei dei musei civici comunali, divisi in 9 collezioni dedicate rispettivamente ad affreschi medievali, museo archeologico, armi, carrozze, Fasti farnesiani, Risorgimento, pinacoteca, sculture e vetri e ceramiche. La sezione archeologica del museo ospita il fegato di Piacenza, modello bronzeo di un fegato utilizzato durante le cerimonie religiose risalente al periodo compreso tra il II e il I secolo a.C. e rinvenuto nel 1877 nel territorio del comune di Gossolengo[77]

Nel 1991, dopo che verso la metà degli anni '80 era stato costituito un comitato promotore, venne istituito il museo di Storia Naturale di Piacenza, ospitato inizialmente all'interno di palazzo Scotti da Fombio e trasferitosi nel 2007 presso la ex fabbrica del ghiaccio dello Urban Center, area cittadina nata a seguito della riqualificazione dell'ex macello cittadino dove è ospitata anche parte del campus del polo piacentino del Politecnico di Milano. Il museo ospita una serie di collezioni provenienti in buona parte dalle raccolte conservate nell'istituto superiore Romagnosi[78].

Il museo si suddivide in tre sezioni, ognuna delle quali posizionata in una sala, dedicate rispettivamente a pianura, collina e montagna; ognuna delle sezioni presenta un focus sulle tipicità degli ambienti della provincia piacentina come il fiume Po per la pianura, gli affioramenti ofiolitici e i calanchi per la collina e ruscelli, faggete e pascoli sommitali per la montagna[79]. Sono, inoltre, presenti tre collezioni dedicate alla botanica, alla mineralogia e alla zoologia. La collezione botanica si compone di diversi erbari, il più antico dei quali risalente all'ottocento. La collezione di minerali si compone delle raccolte provenienti dall'istituto Romagnosi originatesi a partire dagli ultimi anni del XIX secolo su impulso del professor Del Lupo, mentre la collezione zoologica comprende una raccolta ornitologica frutto del lavoro di ricerca del medico e ornitologo piacentino Edoardo Imparati[80].

La galleria Ricci Oddi
L'Ecce Homo di Antonello da Messina conservato al collegio Alberoni

In città ha la sua sede anche la galleria d'arte moderna Ricci Oddi, originata a partire dalla collezione privata raccolta da Giuseppe Ricci Oddi a partire dal 1898 e ospitata inizialmente nell'abitazione privata di Ricci Oddi. Le opere furono donate alla città nel 1924 e la galleria venne aperta al pubblico nel 1931, ospitando una serie di opere di datazione compresa tra il 1830 e il 1930, quasi esclusivamente di arte figurativa, con un'esclusione quasi totale delle arti considerate minori e con un sostanziale equilibrio tra opere provenienti dalle diverse zone d'Italia, limitando la presenza di degli artisti stranieri al solo influsso che le loro opere hanno avuto sull'arte italiana[81]. Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 1937 la galleria continuò ad ampliare la sua collezione grazie ai lasciti dello stesso Ricci Oddi[82]. La galleria ospita il Ritratto di signora di Gustav Klimt, dipinto al di sopra di un precedente ritratto raffigurante una ragazza opera dello stesso Klimt e considerato perduto per anni. Il dipinto venne rubato dalla galleria nel 1997, un anno dopo la scoperta della presenza del Ritratto di ragazza[83], e è stato ritrovato all'interno della galleria nel 2019[84].

Completano l'offerta culturale cittadina la biblioteca comunale Passerini-Landi, la quale contiene al suo interno il codice landiano 190, la versione manoscritta più antica della Divina Commedia di Dante, riportante all'interno dell'explicit l'indicazione dell'anno 1336[85], e il collegio Alberoni che, oltre agli studi di teologia, ospita al suo interno un museo di storia naturale, nato dal materiale donato dal botanico e naturalista padre Zaccaria da Piacenza[86] e la pinacoteca costituita per buona parte da opere raccolte dal cardinale Giulio Alberoni, a cui si deve la costruzione del complesso, durante la sua vita; all'interno della galleria è conservato l'Ecce Homo di Antonello da Messina[87].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Venerdì piacentini: principale kermesse estiva, prevede l'apertura serale degli esercizi commerciali del centro storico e la collocazione di eventi musicali, artistici e culturali in tutte le piazze e le strade interne alla cerchia delle mura farnesiane. Di norma la manifestazione si svolge durante i venerdì dei mesi di giugno e luglio[88].
  • Festa di Sant'Antonino: si tiene il 4 luglio di ogni anno, nel giorno del patrono della città, Sant'Antonino. Per l'occasione, vengono organizzate diverse iniziative tra cui la Santa Messa ospitata nella basilica di Sant'Antonino celebrata dal vescovo di Piacenza-Bobbio alla presenza di tutte le principali autorità cittadine. Viene, inoltre, consegnata la principale onorificenza cittadina, l'Antonino d'oro, istituito nel 1986 da parte del Capitolo della basilica antoniniana e assegnato ad anni alterni ad una personalità del mondo laico e ad una personalità del mondo ecclesiastico[89]. Contemporaneamente per l'occasione viene organizzato anche un evento fieristico composto da bancarelle poste lungo il viale del Pubblico Passeggio e altre vie limitrofe del centro storico.
  • Festa di Santa Rita da Cascia: si celebra il 22 maggio. L'importante evento per i piacentini devoti alla "Santa della Rosa", è caratterizzato da una messa nella chiesa dei Cappuccini, sul cui sagrato vengono distribuite ai fedeli rose benedette e gagliardetti raffiguranti la Santa in preghiera, e da una lunga processione di auto per la benedizione dei veicoli[90].
  • Festival del diritto: organizzato tra il 2008 e il 2016[91] durante il mese di settembre, consisteva in una rassegna svolta a cadenza annuale che prevedeva l'organizzazione di incontri, seminari e dibattiti relativi ad uno specifico tema variabile ad ogni edizione e che ha ospitato relatori di fama nazionale e internazionale provenienti dal mondo della politica, dello sport, della religione, dell'economia e della filosofia.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Piacenza è stato suddiviso in quattro circoscrizioni di decentramento comunale, soppresse nel 2012 come previsto dalla legge n. 42 del 2010[92]. La Circoscrizione 1 comprendeva il centro storico, la 2 i quartieri occidentali e le frazioni sudoccidentali, la 3 i quartieri e le frazioni meridionali e la 4 i quartieri e le frazioni orientali.

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro storico (Sant'Agnese, Porta Galera)
  • Borgotrebbia
  • Sant'Antonio
  • Veggioletta
  • Infrangibile
  • Belvedere
  • Duemila
  • Besurica
  • Galleana
  • zona viale Dante Alighieri
  • Farnesiana (Baia del Re, Molino degli Orti, Regina Margherita, Peep)
  • San Lazzaro
  • Il Capitolo
  • Montale
  • Zona industriale
La chiesa di San Martino al Nure a "I Vaccari"

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei punti focali dell'agricoltura piacentina è il settore del latte, in cui operano 24 imprese per quasi 400 addetti. Il prodotto principale realizzato con il latte piacentino è il Grana Padano. Un'altra filiera molto importante è quella dei salumi, con la produzione che si concentra sui 3 DOP coppa piacentina, salame piacentino e pancetta piacentina[94]. Piacenza occupa inoltre una posizione di leadership nella produzione del pomodoro, al quale è dedicato il festival OroRosso[95]. Infine, molto sviluppata è la viticoltura con la presenza di 16 DOC tutelati dal Consorzio Tutela Vini D.O.C. Colli Piacentini con sede in città[96].

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Forte a Piacenza è la presenza di aziende del settore delle macchine utensili con più di 100 imprese per un totale di 2500 addetti operanti nei settori macchine per la lavorazione meccanica per asportazione, automazione, attrezzature e componentistica speciale, servizi tecnici specializzati, ricerca e sviluppo tecnologico[97]. In città è presente anche il laboratorio MUSP che si occupa dello studio delle macchine utensili e dei sistemi di produzione.

Un altro settore molto sviluppato a Piacenza è la raccorderia, presente in città sin dalla fine degli anni '30 con il reparto bocche da fuoco dell'arsenale cittadino, nel complesso nel piacentino sono presenti 15 società di capitali che producono raccordi forgiati[98].

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda l'artigianato, Piacenza è rinomata soprattutto per la produzione di mobili d'arte in stile.[99]

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla vicinanza strategica con le aree industriali della pianura Padana e alla presenza di importanti vie di comunicazione (ferrovie e autostrade), a partire dagli anni 2000 si è sviluppato un polo logistico, situato a est della città, nella frazione di Le Mose, a breve distanza dal casello autostradale di Piacenza Sud e collegato tramite un fascio di binari alla ferrovia per Cremona[100]. Tra le aziende insediate nel polo logistico spiccano Unieuro, Italiarredo[100] e IKEA[101].

Sono stati realizzati inoltre progetti per delocalizzare lo scalo merci della stazione ferroviaria nei pressi del polo logistico per favorire l'interscambio gomma-ferro, liberando inoltre dai binari ampi spazi situati non lontano dal centro cittadino nei pressi dell'attuale scalo[102]. Il polo piacentino si candida inoltre a essere la piattaforma logistica privilegiata per il porto della Spezia; a questo scopo nel luglio 2015 è stato firmato un protocollo d'intesa tra il comune e l'autorità portuale ligure[103].

A poca distanza dal polo logistico si trova il quartiere fieristico, terminato nel 2000 e composto da 3 padiglioni espositivi per complessivi 14000 , un'area esterna da 8000 m², due sale congressi e una sala corsi[104].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza ha fatto parte del circuito Città d'Arte della Pianura Padana insieme ad altre città lombarde ed emiliane, poi sciolto nel 2018[105]. Nel 2015 si sono registrati a Piacenza 117 500 arrivi e 221 300 presenze, che corrispondono circa alla metà del valore complessivo registrato in provincia di Piacenza[106].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte stradale (SS 9 Emilia) illuminato sul fiume Po

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Vi si intersecano le autostrade A1 (Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli) e A21 (Torino-Piacenza-Brescia). Le uscite autostradali cittadine e i relativi caselli sono stati quattro fino al 2008: due lungo l'A1 (Piacenza Nord, successivamente rinominato Basso Lodigiano, presso Guardamiglio, in provincia di Lodi, e Piacenza Sud) e due lungo l'A21 (Piacenza Ovest e Piacenza Est). La quarta uscita, Piacenza Est, posta lungo l'A21, è stata rinominata Piacenza Sud, a causa della sua vicinanza con l'omonima uscita sull'A1.

Il ponte della via Emilia sul fiume Po che collega la città alla Lombardia ha subito il crollo di un'arcata il 30 aprile 2009, rendendo necessario il transito obbligatorio sull'autostrada. Il 16 novembre 2009 è stato inaugurato un ponte provvisorio poggiante su elementi galleggianti, utilizzato fino al 18 dicembre 2010, data di apertura al traffico del nuovo ponte in acciaio[107].

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione in una cartolina del 1939

Essendo posta lungo la linea ferroviaria Milano - Bologna ed essendo capolinea della linea per Alessandria e per Cremona (di interesse locale), Piacenza si rivela uno snodo ferroviario strategico in cui transitano anche i treni diretti a Genova.

La stazione ferroviaria è interessata da un forte flusso di pendolari diretti prevalentemente a Milano e provenienti non solo dalla città, ma anche dalle medie e basse valli della Trebbia, del Nure e da parte di quella del Tidone (che già si avvale della stazione di Castel San Giovanni). Nei pressi della città passa inoltre la linea ad alta velocità Milano - Bologna.

Dal 1933 al 1967 Piacenza fu capolinea della linea ferroviaria per Bettola, gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie (SIFT), la cui stazione capolinea si trovava davanti alla stazione FS.

Tranvie[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1881 e il 1938 da Piacenza si diramava una vasta rete tranviaria interurbana a vapore, gestita a partire dal 1908 dalla SIFT, che comprendeva le linee per:

Inoltre, dal 1908 Piacenza fu servita da una rete tranviaria urbana a trazione elettrica, che nel 1924 raggiunse San Rocco al Porto. Le tranvie urbane furono soppresse nel 1955 e sostituite da autolinee gestite dalla società Auto Guidovie Italiane[108].

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Per il trasporto aereo, gli scali più vicini sono l'aeroporto di Parma e i tre aeroporti dell'area milanese: Milano-Malpensa, Milano-Linate e Bergamo-Orio al Serio. In provincia ha sede l'aeroporto Militare di San Damiano.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti pubblici in città e provincia sono gestiti da SETA.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Piacenza.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza è gemellata con le seguenti città d'Europa:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra calcistica della città è il Piacenza, che vanta 8 partecipazioni alla Serie A e che disputa le partite interne allo stadio Leonardo Garilli. Altra squadra cittadina capace di raggiungere il professionismo è stato il Pro Piacenza, sciolto nel 2019 a seguito di una grave crisi socieraria e amministrativa, che vanta 5 partecipazioni alla Serie C. Entrambe le società sono state fondate nel 1919.

Per quanto riguarda la pallavolo, Piacenza è stata rappresentata fino al 2018 dalla squadra maschile Pallavolo Piacenza che ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una supercoppa italiana e due coppe europee; con la chiusura di questa società, la sua eredità è stata presa dalla neocostituita You Energy Volley, militante nella stagione 2019-2020 in Superlega. Fino al 2016 era presente a Piacenza anche una squadra femminile, la River Volley, vincitrice di due campionati italiani, trasferitasi, poi, a Modena[111].

Nella pallacanestro, l'Unione Cestistica Piacentina ha disputato il campionato di Legadue nella stagione 2011-2012 prima di non iscriversi e successivamente fallire. Dopo la scomparsa dell'UCP a rappresentare la pallacanestro a Piacenza c'è la Pallacanestro Piacentina, militante in Serie B e con all'attivo due campionati di Serie A2 e l'U.C.C. Assigeco Piacenza nato dalla fusione tra il Piacenza Basket Club e l'U.C. Casalpusterlengo nel 2016[112] che milita in Serie A2.

Sono presenti inoltre diverse squadre di rugby, tra cui le due più importanti Piacenza Rugby Club, militante in Serie B e Rugby Lyons Piacenza, militante in TOP10, entrambe le squadre hanno all'attivo diversi campionati in massima serie.

Nel baseball è rappresentata dal Piacenza Baseball e dai Red Devils Piacenza, mentre nella pallanuoto dalla Everest Piacenza Pallanuoto, e dalla Kosmo Pallanuoto Piacenza.

Famosa anche la tradizione dello sci alpino dove gli sci club piacentini Libertas Bettola, Ponte dell’Olio e Monte Penice gareggiano nelle Circoscrizioni di Cremona, Mantova, Piacenza e Pavia nel Comitato Alpi Centrali della Federazione italiana sport invernali.

La vicinanza del fiume Po ha favorito il sorgere di numerose associazioni per la pratica della motonautica agonistica. Motonautica Associazione Piacenza e G. S. Esercito presso il Genio Pontieri annoverano tra i loro piloti un nutrito numero di campioni e primatisti mondiali. Sempre in riva al fiume, le due ultracentenarie società piacentine "Vittorino da Feltre" e "Nino Bixio" mantengono viva la tradizione piacentina del canottaggio e del nuoto.

Piacenza è stata inserita nel percorso del Giro d'Italia 23 volte. Due volte la città è stata sede di arrivo: nel 1968 con la tappa Alessandria-Piacenza, vinta da Guerrino Tosello e nel 1986 con la tappa Foppolo-Piacenza, vinta da Guido Bontempi e altre due volte è stata sede di partenza: sempre nel 1986, quando all'indomani della tappa vinta da Bontempi si disputò la cronometro individuale Piacenza-Cremona e nel 2006 quando lo stesso percorso Piacenza-Cremona fu teatro di una cronosquadre[113]. In campo femminile, la città è stata sede di arrivo di due tappe del Giro Rosa, nel 2011 e nel 2018, nel secondo caso la città è stata anche sede di partenza e la tappa si è svolta interamente nel territorio della provincia di Piacenza[114].

Il fiume Po.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

«Dunque il Po comincia a Piacenza, e fa benissimo...»

(Giovannino Guareschi[115])

«La Lombardia muore a Piacenza, e ad essa subentra l'Emilia; ma, pure appartenendo alla regione emiliana, Piacenza è ancora una città lombarda.»

(Guido Piovene[116])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ La neve a Piacenza nel XX secolo, su marcopifferetti.altervista.org. URL consultato il 2 gennaio 2020. marcopifferetti.altervista.org
  3. ^ Clima, su meteovalnure.it. URL consultato il 2 gennaio 2020.
  4. ^ a b c Storia della città di Piacenza, su movio.beniculturali.it. URL consultato il 18 settembre 2020.
  5. ^ a b c Piacenza, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 settembre 2020.
  6. ^ Polibio, III, 40, 4-5.
  7. ^ La Mediolanum - Laus Pompeia nei secoli, su melegnano.net. URL consultato il 5 aprile 2020.
  8. ^ lombarda, lega, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 settembre 2020.
  9. ^ Davide Galluzzi, La congiura contro Pier Luigi Farnese, in Blog su Ilcorriere.it, 19 giugno 2020.
  10. ^ Giampiero Brunelli, OTTAVIO Farnese, duca di Parma, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 79, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 18 settembre 2020.
  11. ^ a b c Parma e Piacenza, ducato di, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 settembre 2020.
  12. ^ La rivoluzione del '48 e Piacenza "Primogenita", su piacenzaprimogenita150.it. URL consultato il 15 maggio 2020.
  13. ^ Piacenza tra arte, Po e Appennino, su cittadarte.emilia-romagna.it. URL consultato il 15 maggio 2020.
  14. ^ Città di Piacenza – Profilo araldico, su araldicacivica.it. URL consultato il 17 giugno 2019.
  15. ^ Copia archiviata, su araldicacivica.it. URL consultato il 7 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).
  16. ^ a b Piacenza - Medaglia d'oro al valor militare, su quirinale.it. URL consultato il 2 gennaio 2020.
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