Giorgio Castriota Scanderbeg

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« Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi! »
(Scanderbeg agli albanesi a Dibra, appena tornato in Albania)
« Io ho lasciato la falsa fede di Maometto e sono ritornato alla vera fede cristiana »
(Scanderbeg in una nota a Murad II, sultano turco-ottomano)
Giorgio Castriota
Scanderbeg
Gjergj Kastrioti.jpg
Nato Flag of Albania.svg Mat
6 maggio 1405
Morto Alessio
17 gennaio 1468 (63 anni)
Dati militari
Guerre Guerra albanese-turca
Battaglie Battaglia di Dibra
Assedio di Danja
Battaglia di Oranico
Battaglia nella pianura del Kosovo
Battaglia di Kruja
Assedio di Sfetigrad
Battaglia di Berati
Battaglia di Moçad
Battaglia di Albulena
Battaglia di Mat
Assedio lago di Ocrida
Assedio di Kashar
Battaglia di Modrich
Battaglia di Scutari
Battaglia di Durazzo
Battaglia di Alessio
Nemici storici Turchi
Comandante di Albania, Lega di Lezha
Frase celebre Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi!

[senza fonte]

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Giorgio Castriota, detto Scanderbeg (Gjergj Kastrioti Skënderbeu in albanese, Iskender Beg in turco-ottomano; Distretto di Mat, 6 maggio 1405Alessio, 17 gennaio 1468), è stato un nobile, condottiero e patriota albanese.

Tra le figure più rappresentative del XV secolo, fondatore della Lega di Alessio, prodromo d'Albania, unì i principati dell'Albania e dell'Epiro e animò la resistenza degli albanesi bloccando per decenni l'avanzata dei turchi verso l'Europa orientale[1]. Difese l'Albania e i suoi valori morali e religiosi cristiani dall'invasione turca, per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di Atleta di Cristo e Difensore della Fede ed è considerato l'eroe nazionale d'Albania e degli albanesi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della Lega di Alessio

Giorgio Castriota nacque a San Stefano (Distretto di Mat) da Giovanni Castriota (Gjon Kastrioti), principe di Croia, e dalla principessa Vojsava Tripalda, originaria della valle Polog, nella parte nord-occidentale dell'attuale Repubblica di Macedonia.

Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo l'Albania fu occupata dalle forze ottomane, le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi. Giovanni Castriota fu uno dei signori, ribelli all'occupazione ottomana, contro cui il sultano Murad II infierì più pesantemente, poiché Giovanni era uno tra i potenti e indomiti condottieri avversi alla occupazione. Le forze ottomane catturarono i quattro figli maschi di Giovanni: Stanisha, Reposhi, Costantino e Giorgio e li tennero come ostaggi, conducendoli alla corte di Adrianopoli. Due di loro morirono, probabilmente uccisi, uno si fece monaco, mentre il quarto, Giorgio, combatté per i turchi.

Alla corte del sultano, Giorgio Castriota si distinse per capacità e intelligenza; parlava perfettamente, oltre all'albanese, il turco e il latino. Divenne esperto nell'uso delle armi, nonché di strategia militare; guadagnò a tal punto la stima e la fiducia del sultano, che queste gli diede il nome Iskender (Alessandro) Beg, che gli albanesi nazionalizzarono in Skënderbej.

La lotta per l'indipendenza albanese[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Giorgio Castriota

Dopo una serie di imprese militari portate a termine brillantemente nell'interesse dei turchi, la fama del giovane Castriota giunse in Albania e si iniziò a sperare in un suo ritorno in patria. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel quartier generale del sultano e lo informarono della drammatica situazione degli albanesi, senza ottenere apparentemente risultati.

Il 28 novembre 1443, il sultano diede incarico a Scanderbeg di affrontare una coalizione di eserciti cristiani a maggioranza ungherese, guidati dal signore di Transilvania János Hunyadi ("Il Cavaliere bianco"), per riprendersi la Serbia, che il nobile ungherese aveva liberato dall'oppressione ottomana. Scanderbeg, influenzato dalle suppliche della sua gente, disattese gli ordini del sultano e tramite un suo uomo fidato mandò un messaggio segreto a Hunyadi dove gli diceva che aveva intenzione di abbandonare l'esercito turco nello scontro. Così è stato, la notte prima degli scontri Scanderbeg abbandonò l'esercito turco che fu sconfitto da Hunyadi. Poi, assieme ad altri suoi 300 fedelissimi albanesi, che appartenevano al suo settore nell'esercito turco, decise di combattere per la causa nazionale albanese; con il suo gruppo di soldati si riprese il castello di Krujë, radunò i nobili e diede inizio all'attività di recupero del territorio occupato dai turchi. In rapidissima successione conquistò tutte le fortezze che erano state occupate.

Scanderbeg, conquistata la fortezza di Croia, si autoproclamò vendicatore della propria famiglia e del proprio Paese, pronunciando queste famose parole: «Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi».

Guerra contro i turchi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Torvioll e Lega di Alessio.
Xilografia di una battaglia tra le forze albanesi di Giorgio Castriota e le forze turco-ottomane

Il 2 marzo 1444, nella cattedrale di San Nicola ad Alessio, Scanderbeg organizzò un grande convegno con la maggior parte dei principi albanesi e con la partecipazione del rappresentante della Repubblica di Venezia; qui egli fu proclamato, all'unanimità, guida della nazione albanese. Intanto il sultano Murad II, furioso per il tradimento del suo protetto, inviò contro gli albanesi un potente esercito guidato da Alì Pascià, alla testa, si disse, di 100.000 o addirittura 150.000 uomini. Lo scontro con le forze notevolmente inferiori di Scanderbeg avvenne, quali che fossero le consistenze numeriche, il 29 giugno 1444, a Torvioll. I turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Scanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese e arrivò fino alle orecchie di Papa Eugenio IV, il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l'Islam, guidata da Scanderbeg[2][3][4]. L'esito dello scontro rese ancora più furibondo il sultano, che ordinò a Firuz Pascià di distruggere Scanderbeg e gli albanesi; così, il comandante ottomano partì alla testa di ben 15.000 cavalieri. Il Castriota lo attese alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445 e ancora una volta uscì vincitore. Le gesta di Scanderbeg risuonavano per tutto l'Occidente; delegazioni del papa e di Alfonso d'Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa. Scanderbeg si guadagnò i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo".

Incisione di un assalto albanese su un campo ottomano

Ma Murad II non si rassegnava. Allora dispose, agli ordini di Mustafà Pascià, due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli albanesi il 27 settembre 1446; l'esito fu disastroso: si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.

Le imprese di Scanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani che, vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i turchi, si allearono con il sultano per contrastare il Castriota. La battaglia del 3 luglio 1448 vide la sconfitta dei veneziani, che si vendicarono radendo al suolo la fortezza di Balsha.

Successivamente, il 4 ottobre del 1448 Scanderbeg firmò un trattato di pace con i Veneziani, anche perché il comandante ungherese Hunyad avanzò con il suo esercito in Kosovo e invitò Skanderbeg a unirsi nella battaglia contro il sultano. Ma Scanderbeg non riuscì a partecipare a questa battaglia, perché gli fu impedito dal re serbo Đurađ Branković, il quale si era alleato con il sultano Murad II.[5][6][7][8] A causa di ciò, Scanderbeg si vendicò, distruggendo villaggi serbi lungo il suo cammino, per essergli stato impedito di unirsi alla causa cristiana.[5][9] Purtroppo, quando Scanderbeg riuscì a raggiungere Hunyad, questo era stato già sconfitto dai turchi.[10]

Nel giugno del 1450, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 150.000 soldati, assediando il castello di Kruje. I turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso da Scanderbeg. Ma, anche se le straordinarie vittorie avevano inferto profonde ferite alle forze e all'orgoglio turco, avevano pure indebolito le forze albanesi; allora il Castriota, ben cosciente dei propri limiti, decise di chiedere aiuto ad Alfonso d'Aragona, che si rese disponibile, riconoscendo a Scanderbeg il merito di essersi fatto carico di una durissima lotta contro i turchi, che assai inquietavano la corona napoletana.

Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze, che l'alleanza degli albanesi con il Regno di Napoli poteva far nascere; decise quindi di mandare due armate contro l'Albania: una comandata da Hamza Bey, l'altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 queste due armate furono annientate e, mentre Hamza Bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia.

Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte: Skopje il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, valle del fiume Mati il 7 settembre 1457. Infine, nel corso del 1458, in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Scanderbeg, altre tre armate turche furono sbaragliate. La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che gli uomini a sua disposizione non furono mai più di 20.000. Al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, ma il Castriota rifiutò ogni accordo e continuò la sua battaglia.

Le imprese militari in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1459 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona, nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò ed il suo esercito.

Intanto, altre due armate turche, comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462 mossero contro gli albanesi, costringendo Scanderbeg a rientrare in tutta fretta in patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopjë, che vide i turchi sconfitti, tanto da far retoricamente dire che il sogno di Maometto II di far giungere il potere musulmano fino a Roma s'era allora infranto. L'atto finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II e il Castriota.

Ferdinando I nel 1464, in segno di riconoscimento per l'aiuto ricevuto da Scanderbeg, concesse al signore albanese i feudi di Monte Sant'Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo.

Il ritorno nei Balcani e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Intanto, la morte di papa Pio II ad Ancona, il 14 agosto 1464, determinò il fallimento di una crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano. Quest'ultimo, dopo aver fatto costruire nel giugno-luglio 1466 la fortezza di Elbasan, "avamposto che resistette a tutti gli attacchi degli albanesi",[11] nel settembre del 1464 incaricò Sceremet bey di muovere contro gli albanesi; ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il figlio di Sceremet bey fu catturato e rilasciato a fronte di un grosso riscatto.

L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il sultano mise insieme un poderoso esercito, affidandolo a un traditore albanese, che era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì: l'esercito turco, in prossimità di Ocrida, fu messo in fuga dalle forze albanesi.

Ancora una volta, nella primavera del 1466, Maometto II, riunite forze imponenti, mosse contro gli albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Scanderbeg a un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II, ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò nuovamente il suo esercito e, nell'estate del 1467, pose di nuovo l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi di attacco alla città, dovette rassegnarsi a sgombrare il campo.

La ostinazione di Maometto II si spiega facilmente col fatto che l'Albania non poteva essere aggirata; lasciarsi alle spalle intatta l'Albania di Scanderbeg sarebbe stato un errore strategico micidiale: qualunque avanzata dell'esercito ottomano verso l'Europa cristiana lo avrebbe esposto al sicuro attacco alle spalle da parte di Scanderbeg e Maometto II si sarebbe trovato tra due fronti; per di più, Scanderbeg era divenuto un vero esperto in agguati e contrattacchi e conosceva a perfezione le debolezze dell'esercito ottomano.

Nonostante i successi in molte imprese, alcune delle quali assolutamente straordinarie, Scanderbeg si rese conto che resistere alla pressione turca diventava sempre più difficile. La stessa preoccupazione convinse il doge di Venezia a inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune; ma l'ambasciatore veneziano non poté portare a termine l'incarico, perché Scanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468.

Le fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Copertina della "Storia della vita e delle gesta di Scanderbeg Principe epirotico"
Biografia di Giorgio Castriota pubblicato a Venezia da Frang Bardhi, 1636
Barletius, "Storia della vita di Scander-beg", 1743

La prima biografia di Giorgio Castriota è opera di Marin Barleti, un sacerdote cattolico di Scutari, contemporaneo del Castriota. Egli si basò su testimonianze di alcuni dei valorosi condottieri al seguito del “primo cavaliere” e su documenti ufficiali dell'archivio di Venezia, dove Barleti si era rifugiato dopo la caduta di Scutari sotto il dominio turco ottomano. Scritta in latino, la Historia de vita et gestis Scanderbegi, Epirotarum principis venne pubblicata a Roma all'inizio del XVI secolo (1508-1510).

Un secolo più tardi Giovanni Maria Biemmi, prete di Brescia, trovò una biografia di Scanderbeg scritta da un autore anonimo di Tivari, che venne battezzato “il Tivarese” da Fan Stilian Noli. Il manoscritto originale dell'opera del Tivarese, datato 1480, è andato perduto: lo si conosce soltanto da riferimenti e citazioni del libro di Biemmi intitolato Istoria di Giorgio Castrioto Scander-Begh.

Un'altra testimonianza sulla vita di Castriota fu quella di Giovanni Musachio (Gjin Muzaka), appartenente alla famiglia feudale che governava la città di Berat. Gjin Muzaka combatté accanto a Skanderbeg e visse in Albania ancora per undici anni dopo la morte dell'eroe; più tardi si trasferì a Napoli dove scrisse il libro Historia dhe trashegimi brez mbas brezi te familjes se Muzakeve (Historia e Genealogia della casa Musachia) nella quale narra le vicende di cui fu testimone diretto. Nel XIX secolo studiosi di nazionalità diverse, accantonando le tante opere dei due secoli precedenti, si sono occupati delle fonti originali conservate negli archivi del Vaticano, di Venezia, di Ragusa e di Istanbul. La scoperta di questi documenti ha posto sotto una luce diversa la vita e l'opera di Scanderbeg. Alcuni di questi studiosi lo nominano nelle loro lunghe e generiche opere che trattano il periodo in cui i turchi dominarono i Balcani. Altri, come l'inglese Clement Moors, il francese Camille Paganelle, il tedesco Z. Pisko, hanno scritto lunghe biografie su Castriota. Il lavoro maggiore si deve agli eruditi Thalloczy, Jireçek e Shufflay, i quali raccolsero e pubblicarono una collezione di documenti che costituisce un'opera monumentale per l'Albania del XIX secolo.

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Castriota Scanderbeg, alla morte di Giorgio[12], ottenne dalla corona aragonese il ducato di San Pietro in Galatina e la contea di Soleto (Lecce, Italia). Giovanni, figlio di Scanderbeg, sposò Irene Paleologo, discendente della famiglia imperiale di Bisanzio.

Giovanni Castriota II, fu un figlio avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti, sposata nel 1451 presso il Monastero di Ardenices. Giovanni (a quel tempo era ancora un fanciullo) si rifugiò con la madre a Napoli, dove fu ospitato da Ferdinando d'Aragona, figlio d'Alfonso. Sposò Irene Paleologo, discendente della famiglia imperiale di Bisanzio. Nel 1481, Giovanni radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, osannato dal popolo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa, poiché i turchi vanificarono immediatamente i suoi tentativi.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

  • Durante una furente battaglia contro i turchi che si prolungò oltre il tramonto, lo Scanderbeg ordinò ad alcuni suoi soldati di recuperare un branco di capre, fece legare delle torce accese alle loro corna e le liberò in direzione delle file dei soldati turchi a notte inoltrata. I turchi credendo di essere assaliti da preponderanti forze nemiche batterono in ritirata. Per l'importante servigio reso dall'animale il nostro eroe decise di assumerlo come suo emblema e raffigurarlo sul suo elmo.
  • Nel suo letto di morte, Scanderbeg ordinò, fra tutte le persone riunite accanto a lui, a un bambino di andare fuori, raccogliere tanti pezzetti di legno e di queste farne un mazzo. Al suo ritorno, Scanderbeg sfidò i presenti a spezzare questo mazzo, ma nessuno di essi riuscì nell'impresa. Fu così che il nostro eroe disse allora al giovane di disfare il mazzo e romperli uno per volta... Concluse dicendo: "Con questo gesto, io, vi volevo dimostrare che se restate tutti uniti nessuno potrà mai spezzarvi, ma dividendovi anche un solo bambino potrà condurvi alla morte". Detto questo spirò.
  • Appena diffusasi la notizia della morte di Scanderbeg, i turchi decisero di assalire le forze albanesi in virtù del basso morale che l'avvenimento aveva generato. I luogotenenti albanesi allora decisero di ricorrere a un singolare stratagemma: presero dal letto di morte il corpo esanime del loro condottiero e lo issarono sul suo cavallo, spronandolo in battaglia con dietro tutto il suo esercito. I turchi, sentitisi ingannati dalla falsa notizia circa la sua morte, batterono in ritirata.

Arte, musica e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Palazzetto Castriota, con il suo ritratto, sito in Vicolo Scanderbeg a Roma (XV secolo)
Monumento equestre di Castriota in Piazza Albania a Roma (1940)
Lapide marmorea in onore a Scanderbeg nella Parrocchia italo-albanese di San Nicolò nel centro storico di Palermo (1968)
Busto di Giorgio Castriota su Corso Plebiscito nel centro storico di Cosenza (1978)
Mausoleo di Scanderbeg ad Alessio in Albania (1981), costruito sui ruderi della Chiesa di San Nicola del XIV secolo

Numerosissimi sono i monumenti (statue equestre, busti, lapidi celebrative) in Albania e Cossovo, così come nelle zone albanesi della Macedonia, del Montenegro e, in misura minore, in Grecia.

In Italia:

  • Il palazzetto a Roma dove risiedette Scanderbeg negli anni 1465-1466 porta ancora il suo nome, e la sua immagine dipinta nel medaglione sopra il portone[13], sebbene non offra testimonianze delle sue gesta, ma ospiti oggi il "Museo Nazionale delle Paste Alimentari". In piazza Albania una statua equestre gli è dedicata, opera dello scultore Romano Romanelli del 1940.
  • In Umbria, presso il Castello di Castelleone, un'antica fortezza feudale di origini medioevali nei pressi di Deruta (Perugia), è presente una statua equestre a dimensioni naturali di Giorgio Castriota Scanderbeg. La grande scultura è posizionata sulla cima della cosiddetta Torre Longobarda del castello, risalente al XII sec. Secondo recenti ricerche storiche svolte presso gli Archivi Vaticani e la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, il Castriota, proprio dalla sommità di quest'antica torre, avrebbe incitato i perugini alla Crociata contro i turchi di cui l'aveva incaricato Pio II e che lo aveva indotto, attorno agli anni 1465/66, a risalire da Roma la Valle del Tevere fino a Perugia Vecchia.
  • A Fermo nella Sala dei Ritratti al Palazzo dei Priori si trova un ritratto di Skanderbeg che fa parte d'una collezione donata ai Priori di Fermo, si presume nel XVI secolo, da papa Sisto V. Con l'iniziativa del Consigliere Comunale Granit Muçaj nel 28 maggio 2005 per celebrare 600 anni della sua nascita e stata inaugurata una piazza intitolata "Giorgio Castriota Scanderbeg Eroe Albanese". Due anni dopo, al 25 novembre 2007, per l'occasione della festa Nazionale Albanese 95º anniversario d'indipendenza, con il contributo del imprenditore Nebi Muçaj e dell'Associazione Skanderbeg a Fermo, è stato inaugurato il busto dell'eroe ( opera è del scultore Artan Peqini ed è fondato in bronzo). Sei anni dopo in questa piazza a Fermo, è stato costruito il Monumento dell'Eroe Nazionale Albanese, che consiste in un piazale pavimentata incirca 200 metri quadri opera dell'Arch. Francesco Alocco, inaugurato il 24 novembre 2013 con la partecipazione del Presidente del Parlamento Albanese on. Ilir Meta.
  • Il Palazzo Castriota o Palazzo del Tufo, ubicato a Napoli, è uno dei principali palazzi monumentali della città. Si trova in via Santa Maria di Costantinopoli e costituisce un bell'esempio di architettura rinascimentale e barocca. L'edificio, che appartenne ai Castriota de Scanderbeg, presenta una facciata ornata mediante un semplice parametro in mattoni con alto basamento sul quale si apre il portale a conci alterni in marmo.
  • Nella città di Palermo, nella zona in stile liberty tra Piazza Croci e il Teatro Politeama Garibaldi, gli è dedicata una via (Via Giorgio Castriota). Sempre nella città di Palermo, nella Parrocchia Italo-Albanese di rito bizantino S. Nicolò dei Greci alla Martorana, in pieno centro storico, una lapide marmorea posta nel 1968 (periodo in cui nelle comunità albanesi di Sicilia vi erano grandi festeggiamenti in onore dell'eroe d'Albania) dai papàdes/sacerdoti dell'Eparchia di Piana degli Albanesi (tra cui - per volere di - Papàs Matteo Sciambra, Papàs Ignazio Parrino, l'Eparca Giuseppe Perniciaro) e da intellettuali, albanologi e studiosi quali ad esempio Ernest Koliqi, Padre Giuseppe Zef Valentini, Rosolino Petrotta, Giuseppe Schirò Clesi, onora e ricorda le solenni celebrazioni del cinquecentenario della morte di Scanderbeg a Palermo.
  • Un busto di Castriota è presente nel centro storico di Cosenza, realizzato da Odhise Paskali, il più importante artista e scultore albanese del XX secolo. Su richiesta dell'on. Mario Brunetti fu donato dalla Repubblica Popolare Socialista d'Albania alla città di Cosenza e nel 1978 fu posto nella piazza XXV Luglio (vicino piazza Cappello), poi nel 1988, su richiesta di papàs Antonio Bellusci, primo parroco della chiesa italo-albanese del Santissimo Salvatore, fu spostato nella sede attuale, nei pressi della parrocchia di rito bizantino per solennizzare il decimo anniversario dell'erezione della parrocchia “personale” per gli albanesi ivi residenti a Cosenza.
  • In molte delle colonie albanesi d'Italia, gli arbëreshë, storicamente già dal XVIII secolo piazze o vie/corsi principali sono dedicati a Giorgio Castriota Scanderbeg, come ad esempio nei centri di: San Costantino Albanese, San Paolo Albanese (Basilicata); Portocannone (Molise); San Marzano di San Giuseppe (Puglia); Plataci, Lungro, San Demetrio Corone, Frascineto, Santa Sofia d'Epiro, Spezzano Albanese (Calabria); Piana degli Albanesi, Biancavilla (Sicilia); ecc. Sono numerose nelle medesime anche busti, statue e affreschi celebrativi dell'eroe albanese.

Nel resto del mondo:

  • Un'antica epigrafe (1502) in latino, misto al dialetto volgare locale, è presente al monastero della Trinitat di València, in Spagna.
  • Un monumento[14] a Scanderbeg è stato inaugurato nel 1968 a Bruxelles, in Belgio, dagli immigrati albanesi per celebrare i 500 anni della sua morte.
  • A Parigi, in Francia, in occasione del cinquecentenario nel 1968, con la presenza di varie comunità albanesi d'Italia, di Grecia, di Albania, Kosova, Montenegro e Macedonia, è stata inaugurata la Piazza Giorgio Castriota Scanderbeg.
  • A Ginevra. in Svizzera, è stata eretta una statua il 1º novembre del 1997.
  • A Rochester Hills, Michigan, presso St. Paul Albanian Parish, è stato eretto nel 2005 il primo monumento a lui dedicato degli Stati Uniti.
  • A Skopje, in FYROM, il monumento è stato inaugurato il 28 novembre del 2006.
  • A Londra, in Inghilterra, è stata inaugurata nel 2012, in occasione del Centenario dell'indipendenza dell'Albania dai turchi, un busto e così intitolatagli la piazza omonima.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima guerra mondiale padre Fan Stilian Noli, prete ortodosso, filosofo, storico e scrittore albanese, pubblicò nel 1921 l'opera Historia e Skënderbeut (La storia di Skanderbeg), riscuotendo ben presto una straordinaria popolarità, al punto d'essere quasi imparata a memoria da tutti gli studenti delle scuole dell'Albania libera. Dopo la seconda guerra mondiale pubblicò un altro libro sulla storia di Castriota in lingua inglese, un'analisi scientifica e critica delle opere di tutti i precedenti autori che avevano scritto la biografia dello Scanderbeg. In questo lavoro del 1947 Noli cercò di distinguere i fatti storici dalle leggende e dai pregiudizi, interpretando e ponendo Castriota allo stesso livello di un comandante di guerriglia dei tempi più moderni.

Nel 1937 Thanas Gegaj presentò una tesi in francese, nell'Università belga di Louvain, intitolata L'Albanie et l'invasion au XVe siècle.

All'eroe nazionale dell'Albania e alla sua epopea sono riferite decine di leggende e tradizioni locali, e dedicate numerose opere di narrativa: tra queste meritano di essere ricordati il George Kastioti Scanderbeg del 1962 di Naim Frasheri, considerato il fondatore della letteratura nazionale albanese, il romanzo Kështjella (I Tamburi della Pioggia, lett. La Fortezza) del 1970, del più noto scrittore contemporaneo albanese, Ismail Kadare. La presenza di Scanderbeg in Italia è stata raccontata nel romanzo storico Skanderbeg-La campagna d'Italia di Alban Kraja. Gli atti eroici di Scanderbeg, di suo figlio Giovanni e di suo nipote Giorgio Castriota i Ri sono raccontati sotto forma romanzata nel libro Il mosaico del tempo grande di Carmine Abate.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ardua resistenza ai tentativi di conquista dell'Impero ottomano consentì nel frattempo agli stati europei di organizzare l'esercito, che sconfisse alle porte di Vienna le falangi turche e fermò definitivamente i loro avanzare in Europa.
  2. ^ Giorgio Castriota Scanderbeg, di Barbara Barletta, Personaggi del Medioevo
  3. ^ Famiglia Castriota Scanderbech
  4. ^ InStoria - Scanderbeg
  5. ^ a b Frashëri 2002, pp. 160–161
  6. ^ Dorothy Margaret Vaughan, Europe and the Turk: a pattern of alliances, 1350-1700, AMS Press, 1º giugno 1954, p. 62, ISBN 978-0-404-56332-5. URL consultato il 12 settembre 2012.
  7. ^ Jean W. Sedlar, East Central Europe in the Middle Ages, 1000-1500, University of Washington Press, 1994, p. 393, ISBN 978-0-295-97290-9. URL consultato il 12 settembre 2012.
  8. ^ Babinger 1992, p. 40
  9. ^ Setton 1978, p. 100
    « Scanderbeg intended to go “peronalmente” with an army to assist Hunyadi, but was prevented from doing so by Branković, whose lands he ravaged as punishment for the Serbian desertion of the Christian cause. »
  10. ^ Malcolm, Noel, Kosovo: A Short History, 1998, pp. 89-90
  11. ^ Robert Mantran, Storia dell'impero ottomano, Lecce, Argo, 1999, p. 113.
  12. ^ Edward Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Vol. 6, Scanderbeg section, 1788.
  13. ^ Giggi Zanazzo, nel suo Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma, Torino 1908, gli dedica la nota 236, come segue: «Veramente li romaneschi lo chiameno Scannabbécchi: ma è llo stesso.
    Guasi da piede a la salita de Montecavallo, a ddritta de cchi la scénne, prima de svortà' pper annà' a Ssant'Anastasio e Ttrèvi, c'è un vicoletto che ddà ssopre a 'na piazzetta chiamata Scannabbécchi (Scanderbeg). Mbè' llì, ssempre a mmano ddritta, c'è una casa indove sur portone c'è un ritratto d'un vecchio co' ttanto de bbarba e un tòrcolo in testa.
    Que' ritratto sarebbe 'sto Scannabbécchi in persona, che ttanto tempo fa, scappato da la Turchia pe' nun morì' impalato, se rifuggiò a Roma, se comprò quela casa, ciabbitò ttanto tempo e cce morì.
    Chi ddice che sii stato un re, chi un gran generale, chi una cosa e cchi ll'antra.
    Er fatto sta, e è, cche pprima de morì', sse fece fa' quer ritratto sur portone, e passò quela casa a l'eredi cor patto che tutte le vorte che er su' ritratto se fussi scassato o ruvinato, je l'avesseno fatto aridipigne de bber nôvo. Quer tale de l'eredi che nun avessi mantienuto er patto, aveva da perde la casa.
    Infatti, doppo tanto tempo, si cce fate caso, è ritratto se mantiè' ssempre nôvo, perché li padroni de la casa a' l'effìggia de Scannabbécchi ogni tanto je ce danno una ritoccata.»
  14. ^ Immagine del Monumento di Scanderbeg a Bruxelles.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Sfranze, Paleologo Grandezza e caduta di Bisanzio, Palermo, Sellerio 2008, ISBN 88-389-2226-8
  • Alban Kraja, Skenderbeg - La Campagna d'Italia, Roma-Rimini 2003.
  • Tajar Zavalani, Historia e Shqipërisë, 2 vol., Londra 1961-1966.
  • Jaho Brahaj - Skender Sina, Gjergj Kastrioti Skënderbeu, Tirana 1967.
  • Gino Pallotta, Skanderbeg Principe degli Albanesi, 1968.
  • Anton Logoreci, The Albanians, Londra 1977.
  • Papàs Lino Bellizzi, Giorgio Kastriota Skanderbeg - Monografia su Villa Badessa.
  • Deuxième Conférence des études albanologiques à l'occasion du 5e centenaire de la mort de Georges Kastriote Skanderbeg (Tirana, 12-18 gennaio 1968), Tirana 1969-1970.

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