San Marzano di San Giuseppe

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San Marzano di San Giuseppe
comune
(IT) San Marzano di San Giuseppe
(AAE) Shën Marcani
San Marzano di San Giuseppe – Stemma San Marzano di San Giuseppe – Bandiera
San Marzano di San Giuseppe – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
ProvinciaProvincia di Taranto-Stemma.png Taranto
Amministrazione
SindacoGiuseppe Tarantino (Lista civica "Per San Marzano") dal 10-6-2018
Territorio
Coordinate40°27′N 17°30′E / 40.45°N 17.5°E40.45; 17.5 (San Marzano di San Giuseppe)Coordinate: 40°27′N 17°30′E / 40.45°N 17.5°E40.45; 17.5 (San Marzano di San Giuseppe)
Altitudine134 m s.l.m.
Superficie19,19 km²
Abitanti9 170[1] (31-7-2018)
Densità477,85 ab./km²
Comuni confinantiFragagnano, Francavilla Fontana (BR), Grottaglie, Sava, Taranto
Altre informazioni
Cod. postale74020
Prefisso099
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT073025
Cod. catastaleI018
TargaTA
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantisammarzanesi
PatronoSan Giuseppe
Giorno festivo19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Marzano di San Giuseppe
San Marzano di San Giuseppe
San Marzano di San Giuseppe – Mappa
Posizione del comune di San Marzano di San Giuseppe all'interno della provincia di Taranto
Sito istituzionale

San Marzano di San Giuseppe (Shën Marcani in arbëreshë) è un comune di 9 170 abitanti della provincia di Taranto in Puglia. È il comune arbëreshë più grande in Italia, fondato nell'epoca di Skanderbeg.

Posta ai bordi di un altopiano, insieme a Casalvecchio di Puglia (Kazallveqi) e Chieuti (Qefti), è un antico centro albanese della regione. La comunità conserva la lingua, i costumi e la cultura originaria - detta nel proprio idioma arbëreshe - e si configura come un'isola etnica nel resto della provincia jonica, l'unico comune del Salento in cui si conserva l'antica parlata albanese, dovuto allo stanziamento, a partire dal XV secolo, di popolazioni albanesi esuli dall'Albania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato è situato a 134 m s.l.m. su un'altura calcarea delle Murge tarantine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondato tra il 1460 e 1530, dai discendenti di Giorgio Castriota Skanderbeg, personaggio tra i più importanti in Europa, reso celebre per aver combattuto per venticinque anni l'Impero Ottomano.

Il comune di San Marzano di San Giuseppe (Shën Marcani e Shën Xhësepëtit) fu costruito da esuli albanesi in fuga dall'Albania e dalle proprie terre a causa dell'invasione turca dei Balcani. Riusciti a salvarsi dall'orda ottomana di fede musulmana, gli albanesi, si instaurarono in Puglia formando nuovi villaggi secondo le proprie esigenze, tradizioni, usi e costumi[2]. Qui ricrearono la propria terra abbandonata, l'Albania, riuscendo a coltivare e a mantenere vitale la propria identità, nell'aspetto linguistico e religioso. Gli esuli albanesi, gli arbëreshë, erano di fede ortodossa, e professavano le liturgie secondo le antiche preghiere cristiane orientali, come di tradizione in greco, ma anche in albanese.

Palazzo Capuzzimati con la chiesa San Gennaro del XVI secolo

Nel 1530 Re Carlo V investì del feudo un valoroso capitano albanese, Demetrio Capuzzimati, che aveva combattuto durante le lotte sostenute contro Francesco I di Francia.[3]. Durante la sua signoria, il casale s'ingrandì sempre più divenendo in breve uno dei centri più fecondi di rito greco-ortodosso di tutta l'Albania Tarantina. Alla morte di Demetrio, il feudo venne ereditato dal figlio primogenito Cesare e, da costui, a suo figlio Demetrio, nipote del capitano.

Il rito bizantino si perse a San Marzano nel 1622, a causa delle pressioni della chiesa latina che spingeva e, infine, obbligò a sopprimere agli albanesi di Puglia l'antico rito portato gelosamente dai propri avi. Uno dei motivi che spinse queste popolazioni a lasciare l'Albania fu la ricerca della libertà religiosa (cristiana di rito orientale) e identitaria (albanese). La latinizzazione sfrenata e furente di San Marzano ha accelerato il processo di assimilazione e la scomparsa di un mondo ricco d'identità, usi, costumi e suggestioni balcaniche.

Nel 1639 San Marzano venne così acquistato da Francesco Lopez y Royo, Duca di Taurisano, al quale, qualche anno dopo, succedette il figlio Diego. Morto costui, il feudo passò al suo primogenito Francesco, quindi a suo fratello Giuseppe, marito di Elena Castriota, discendente diretta di Giorgio Skanderbeg. Nel 1755 San Marzano venne acquistato da Giuseppe Capece Castriota la cui famiglia continuò a possederlo sino alla fine del XVIII secolo.

Nel settembre del 1866 fu aggiunto "San Giuseppe" al nome del comune, venerato protettore della cittadina.

Dalla metà del Novecento l'identità albanese-arbëreshe di San Marzano è stata rivalutata e ripresa, sono nati gruppi folk, sono avviati corsi pubblici e privati di lingua albanese e la cultura d'origine è stata interessata da particolare interesse e attenzione. Importante è il comune di San Marzano, che iniziato un percorso caratterizzato da programmi e idee finalizzate alla fondamentale salvaguardia e rivalorizzazione della lingua e cultura albanese[4]. Nel paese si parla ancora la lingua arbëreshë di Sakanderbeg. Vi è anche la presenza di un gruppo folcloristico arbëresh denominato Katundi në Zëmbra, che suona melodie tradizionali e canta in lingua arbëreshë.

Personaggi celebri: Giuseppe Borsci (imprenditore), primo fondatore nel 1840 del Borsci San Marzano liquore elisir.

Cosimo Mazzeo (brigante Pizzichicchio), uno dei più famosi del Salento.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi da visitare: "La Piazzetta", casa espositiva d'epoca dove si svolgono mostre, dibattiti, riunioni e presentazione libri, situata in Piazza Madonna delle Grazie.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

D'importanza storico-artistica è la Chiesa Madre. Le frane e i terremoti, come anche le ricostruzioni successive, hanno mutato la prima chiesa edificata dagli esuli albanesi, che doveva presentarsi semplice e richiamante lo stile architettonico bizantino. Attualmente, all'interno, si può ammirare uno crocifisso in grandezza naturale e una ricostruzione della grotta di Lourdes.

  • Chiesa Matrice San Carlo Borromeo
  • Chiesa dell'Addolorata
  • Chiesa San Gennaro al Castello
  • Chiesa San Giuseppe al Santuario
  • Chiesa Rupestre Madonna delle Grazie (con affreschi bizantini)
  • Biblioteca San Carlo Borromeo
  • Centro storico Arbereshe (scalinate e bronzo di Skanderbeg)
  • Casa Museo la nostra storia (foto e raccolta costumi e oggetti)
  • Galleria Mostre d'epoca (esposizioni e mostre artisti locali)
  • Trullo del Brigante Pizzichicchio. Situato in zona Principe a 2,5 km dal paese. È di proprietà privata.
  • Palazzo Demetrio Capuzzimati (1530). Situato in Piazza Angelo Casalini. È di proprietà privata.
  • Comignoli Balcani Arbereshe
  • Casa Rossa

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua arbëreshe.

La conservazione della lingua albanese è ciò che differenzia ancora oggi la comunità di San Marzano da tutte le altre della provincia jonica. A distanza di cinque secoli la lingua albanese d'origine è sopravvissuta ed è parlata dalla comunità con orgoglio considerando che per oltre quattro secoli è stata volutamente l'unica forma di comunicazione verbale[6].

La lingua albanese parlata a San Marzano è la variante linguistica del dialetto tosco parlato nell'Albania centrale e meridionale. Da qualche anno il comune di San Marzano di San Giuseppe ha istituito uno Sportello Linguistico Comunale che si occupa a vario titolo di studi, ricerche, disseminazioni di materiali, contatti con altre comunità albanofone italiane, docenze in lingua minoritaria, e valorizzazione della cultura locale[7].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di San Marzano professavano la religione cattolica, fin dalle origini del paese.

La festa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

L’origine certa  della nostra festa è da ricercare in tempi lontani, quando nel  1866 la comunità sammarzanese, decise di non offrire gli annuali fuochi propiziatori al Santo. Durante la notte fra il 17 e 18 Marzo un violento nubifragio si abbatté su San Marzano distruggendo vegetazione, campi e colture. Il mattino seguente si iniziò a pensare che  San Giuseppe avesse voluto, con quel gesto,  punire i propri fedeli  per aver trascurato la propria ricorrenza. A quel punto si decise di offrire un solo fuoco, questa volta più grande e imponente, proprio nel centro del paese. Tutta la cittadinanza accorse portando con se legna e fascine, chi a piedi chi invece con carri trainati da cavalli. Da questo momento in poi ha origine la tradizione della processione delle fascine per accensione del tradizionale “fucarazzu” o “zjarrë i madhë”. Sempre nello stesso anno il 7 settembre con delibera comunale si decretò che a San Marzano fosse aggiunto il suffisso di San Giuseppe per suggellare il proprio legame al Santo.

Le azioni della  festa si ripetono di anno in anno da allora, in un appuntamento a cui nessun sammarzanese vuole mancare  osservando cadenze e tempi rigidi e stabiliti. Già il 17 Marzo i rituali della festa arrivano agli ultimi preparativi, la cittadinanza organizza con settimane di anticipo l’allestimento e la preparazione dei pani tradizionali, dei tredici piatti e delle cosiddette “mattre” . In alcune case vengono allestite le tavole con tredici pietanze, piatti semplici e senza carne, proprio in rispetto al periodo quaresimale che ospita la festa. I forni ardono di calore per cuocere tutte le “pagnottelle” con la tradizionale sigla “S. G.” da offrire ai fedeli, il paese è ormai in festa.


Il programma del 18 marzo è ricco di eventi.

Al mattino si radunano tutte le ceste ricolme di pani all’interno delle Chiesa Madre per la tradizionale benedizione, il pane poi viene distribuito alla popolazione che lo dividerà con i propri cari recitando il Padre Nostro. Mentre nel pomeriggio , intorno alle 15,  la  più bella e caratteristica della nostra festa prende vita: la processione delle fascine.  Tutti ne prendono parte, con piccoli fasci, con carretti, con trattori e naturalmente con i carri trainati dai cavalli. Sfilano per le vie del paese, attorniati da turisti e concittadini, e si dirigono verso la contrada Principe, luogo destinato all’accensione. E’ una processione interminabile che si snoda per le vie del paese e vede la partecipazione di uomini, donne , anziani ognuno con il proprio carico ed i bambini con le carrozzelle rumorose e cariche anch’esse di legna. E, infine, i carrettieri con i grandi protagonisti  della processione: i cavalli addobbati per l’ occasione con eleganti finimenti e con il loro traino carico di fascine e sormontato da un’ effige del Patrono.  A sera inoltrata poi, terminata la processione, la cittadinanza si riunisce  finché “lu facarazzu” non viene acceso e li come  una grande famiglia dopo una lunga giornata di lavoro, si ritrova quel senso di condivisione e appartenenza che  riporta tutti verso l’ amato San Giuseppe. Il fuoco poi, arde per tutta la notte.

In memoria dell’ ospitalità ricevuta dalla Sacra Famiglia  durante la fuga in Egitto sempre il 18 marzo vengo allestite le tredici pietanze, in ricordo dell’ Ultima Cena. Si utilizzano ancor oggi gli alimenti tipici della civiltà contadina: olio, farina, pepe, pesce, legumi ed ortaggi. Non compaiono né formaggio né carne perché costosi e naturalmente perché siamo in quaresima: il piatto principale è il pane servito con finocchio ed un’ arancia; segue l’ insalata, i “ lampascioni  lessati con olio e pepe; fave con olio, pepe ed un’ acciuga; ceci e fagioli conditi nello stesso modo; cavolfiore lessato intero ed insaporito con olio e pepe; riso con sugo ed un pezzetto di baccalà fritto; stoccafisso al sugo;  massa di San Giuseppe con olio, “spunzale” ed un  pezzo di baccalà; maccheroni lunghi fatti a mano e conditi con miele e mollica di pane fritto; “carteddate” con pepe. I 13 piatti sonopoi serviti per 3,5,7 o 15 “Santi”  scelti tra le famiglie più povere del paese che rappresentano la Sacra Famiglia da sola o accompagnata da San Gioacchino e Sant’ Anna con i dodici apostoli. La sera del 18 marzo, dopo la messa e prima dell’ accensione del falò, il parroco benedice le tavolate e, dopo che i padroni di casa hanno  lavato le mani ai Santi ( gesto rituale che ricorda l’ Ultima Cena),  questi  possono assaggiare le pietanze. Terminata la rappresentazione  il cibo viene offerto ai poveri e/o ai forestieri.

La mattina del 19, fra le vie stracolme di gente vengono allestite le tradizionali tavole di San Giuseppe le cosiddette Mattre , ( tavolieri di legno contenente piatti tipici della tradizione culinaria locale: orecchiette, “ braciole” al ragù, pane, vino, polpette,  carteddate e zeppole) piatti semplici e gustosi, preparati con amore dalle donne del posto che vengono destinate a tutti coloro che ne fanno richiesta, spesso gente “forastiera”. Un gesto di condivisione e devozione al Santo. Ogni anno sempre più famiglie portano avanti questa tradizione, e come una festa nelle festa, fanno da contorno all’uscita dalla chiesa del Santo Protettore, che dopo la Santa Messa delle 11, viene portato fra le tradizionali tavole. Solo dopo il suo passaggio e quindi la loro benedizione, possono essere consumate e condivise  dai fedeli accorsi. Terminate le tappe salienti delle giornate, la festa può dirsi chiusa, la processione religiosa del pomeriggio e i lo spettacolo di fuochi pirotecnici concludono i festeggiamenti, lasciando nei sammarzanesi un senso di abbandono e la consapevolezza che poi, dopo un anno tutto ricomincerà di nuovo, come negli untimi 150 anni.

Certo difficile è spiegare il legame profondo dei sammarzanesi con il Santo e le ritualità a lui collegate.  Ogni parte della festa viene curata discussa e perché no, anche criticata. Nulla più essere cambiato e tutto deve rimanere sempre uguale.  Rispetto alla parte più controversa della festa, cioè quella della “processione delle fascine”  va detto che i cavalli  vengono curati e rispettati per tutto l’anno, non è infatti strano vedere a San Marzano, in giro per le vie di campagna ma anche in paese, con carretti o senza, i carrettieri portare a spasso i propri cavalli. La grande devozione spinge queste persone a prendersi cura dei propri animali con grande sacrificio e con sentita riverenza verso il Santo. La festa non potrebbe essere la stessa senza questo aspetto e di certo nessuno vorrebbe mai rovinarne l’identità.  Bisogna poi sottolineare come per i sanmarzanesi, dedicarsi alla preparazione del “pane” come anche delle  “mattre”,   sia il miglior modo devozionale, di onorare San Giuseppe.   Quel pane e quei piatti rappresentano  la volontà di tramandare una fede più che una semplice tradizione.  Ecco perché  il pane e la  “mattra”  di un tempo si perpetua, anche  nei tempi moderni,  come quel valore antico che, nella  tradizione della Festa di San Giuseppe, diventa anche la sua identità religiosa.  Il pane e il cibo delle “mattre” di San Giuseppe, oggi sembrano lontani dall’utilità di dover  sfamare i poveri, come  realmente è  eppure nulla viene cambiato nella gestualità  in questo aspetto della tradizione, forse oggi l’intento è arricchire le anime e  per educare  tutti al rispetto delle tradizioni e,  soprattutto,  al rispetto degli insegnamenti di Dio. Già, perché ancora oggi  a nessuno è consentito di spezzare un pezzo di quel pane  o di assaggiare quel cibo senza prima aver recitato almeno una preghiera di ringraziamento (M.Margherita).

Un programma che nel suo significato primario è innanzitutto religioso. Una Festa, quella del 18 e 19 Marzo, dedicata al Santo Patrono dai quale grandi sono i significati e gli insegnamenti  religiosi che tutti noi traiamo.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è stato protagonista in varie pellicole cinematografiche.

  • Il primo film documentario è stato realizzato nel 1978 dal titolo "Quando la Scuola Cambia" a cura del regista Vittorio De Seta, per conto della Rai. In quel lavoro viene raccontata la vita del prof. Carmine De Padova (Sammarzanese) che insegna l'antica lingua Arbereshe ai ragazzi della locale Scuola Elementare Casalini. Sempre in questo lavoro vengono intervistati anziani al mercato cittadino.
  • Altro film che ha San Marzano protagonista si chiama "Il Generale dell'Armata Morta" del 1983, regia di Luciano Tovoli con Marcello Mastroianni, Michel Piccolì e il debuttante Sergio Castellitto. In quel film erano presenti alcuni personaggi di San Marzano, come il prof. Carmine De Padova, Buccoliero, Miccoli, D'Angela e Calabrese.
  • Nel 2007 vennero girate alcune scene per il documentario "Il Senso degli Altri" regia di Marco Bertozzi.
  • Nel 2018 è uscito un Corto "Giuseppe De Padova - storia di un uomo", racconta la vita di "Pino Furcina" nato nel 1930.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia locale è preminentemente dedita all'agricoltura., con prevalenza delle culture tradizionali della vite e dell'ulivo.

Nel XX secolo sorse una distilleria che si affermò nella produzione del liquore "Elisir San Marzano Borsci"[8], che negli anni ottanta fu lanciato sul mercato nazionale con una campagna pubblicitaria.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti della Provincia di Taranto

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da (vedi):

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 settembre 1987 4 luglio 1992 Antonio Bruno Partito Socialista Democratico Italiano Sindaco [9]
4 luglio 1992 28 aprile 1997 Giuseppe Tarantino Democrazia Cristiana Sindaco [9]
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Giuseppe Tarantino Cristiani Democratici Uniti Sindaco [9]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Giuseppe Tarantino centro-destra Sindaco [9]
30 maggio 2006 20 marzo 2007 Giuseppe Tarantino Casa delle Libertà Sindaco [9]
20 marzo 2007 15 aprile 2008 Antonio Paglialonga Comm. pref. [9]
15 aprile 2008 28 maggio 2013 Giuseppe Borsci lista civica Sindaco [9]
28 maggio 2013 in carica Giuseppe Tarantino lista civica: per San Marzano Sindaco [9]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 5 Femminile[modifica | modifica wikitesto]

​ L'A.S.D. Atletic San Marzano calcio a 5 femminile venne fondata da Matteo Cataldo Abate e da Giovanni Spada nella stagione calcistica 2014/2015. La stagione non andò benissimo perché la squadra si qualificò al penultimo posto. Nella stagione calcistica 2015/2016 la squadra riesce a raggiungere il secondo posto giocando i play-off contro il Taranto 83, vincendo la semifinale e qualificandosi per la finale dove viene sconfitta con una rete di differenza dal REAL Statte. Nella stagione calcistica 2016/2017 la squadra partecipa al campionato FIGC di Serie C, con il 6º posto raggiunto.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio è la Polisportiva Dilettantistica San Marzano che, dopo aver superato i play-off, è stata promossa in Prima Categoria nell'aprile 2013; militava nel campionato regionale di Seconda Categoria dal 2009, anno in cui vinse il campionato di Terza Categoria. Il traguardo massimo è stato ottenuto con la promozione nel campionato di Prima Categoria nel 1988, nel 2005 e nel 2013. Nella stagione 2013 - 2014 per la prima volta nella storia il San Marzano conquista la permanenza in prima categoria per la stagione successiva. L'attuale presidente è Tommaso Gigante mentre l'allenatore è Mimmo Mazza.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN172364160
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  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2018.
  2. ^ Piccione Emilio, L'Albania salentina. San Marzano di San Giuseppe, su ibs.it. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  3. ^ San Marzano di San Giuseppe (TA) Shen Marcani, su arbitalia.it. URL consultato l'8 marzo 2017.
  4. ^ VETAM ARBËRESHË CAMPERA - RECENSIONI. 1º Festival delle lingue di minoranza e delle culture migranti, su vetamarbereshecampera.it. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Shën Marxani San Marzano di San Giuseppe - uno studio sulla lingua e la cultura arbëreshe, su lup.lub.lu.se. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  7. ^ Etnia albanese a San Marzano di San Giuseppe, su grottaglieinrete.it. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  8. ^ In epoca medievale i Borsci, originari di Borshi in Albania, si sposta esule in Puglia a causa dell'avanzata turca nei Balcani. Nel 1840 nel comune di San Marzano di San Giuseppe il liquorista Giuseppe Borsci, ispirandosi ad un'antica ricetta ereditata dai suoi avi, perfeziona e inizia a produrre il suo Elisir ponendo fin dalle origini sulla storica etichetta gialla la dicitura "Specialità Orientale" insieme all'aquila bicipite caratteristica d'Albania.
  9. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/