Lungro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lungro
comune
Comune di Lungro - Bashkia e Ungrës
Lungro – Stemma Lungro – Bandiera
Lungro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Giuseppino Santoianni (Lista civica "Lungro nel cuore") dall'11-06-2017
Lingue ufficiali italiano, arbëreshe
Territorio
Coordinate 39°45′N 16°07′E / 39.75°N 16.116667°E39.75; 16.116667 (Lungro)Coordinate: 39°45′N 16°07′E / 39.75°N 16.116667°E39.75; 16.116667 (Lungro)
Altitudine 650 m s.l.m.
Superficie 35,65 km²
Abitanti 2 700 (31-12-2014)
Densità 75,74 ab./km²
Comuni confinanti Acquaformosa, Altomonte, Firmo, Orsomarso, San Donato di Ninea, Saracena
Altre informazioni
Cod. postale 87010
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078069
Cod. catastale E745
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 2 010 GG[1]
Nome abitanti lungresi
Patrono San Nicola (Shën Kolli)
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lungro
Lungro
Lungro – Mappa
Posizione del comune di Lungro all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Lungro (Ungra in arbëreshe[2]) è un comune italiano di 2 700 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Sita a 650 m s.l.m. e distante 67 chilometri dal capoluogo della omonima provincia, preesisteva già un casale denominato Lungrum prima della venuta degli esuli dall'Albania nella seconda metà del XV secolo.

Tra i maggiori centri della comunità arbëreshë in Italia è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell'Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi continentali che hanno conservato il rito bizantino. L'antica lingua albanese, i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d'origine sono tramandati e conservati gelosamente.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Vista panoramica di Lungro

L'abitato è situato alle falde del monte Petrosa a 650 m s.l.m., ed è fiancheggiato da due fiumi: il Galatro (o Fiumicello) e il Tiro. Il Mar Ionio dista poco più di 40 km lungo la SS 534 e la SS 106. Confina ad est con il territorio del comune di Saracena, a sud e sud-ovest con quelli di Firmo e Altomonte (il torrente Fiumicello delinea il confine), a nord-ovest con il territorio di Acquaformosa e sulle zone montuose all'interno del Parco nazionale del Pollino, rispettivamente a nord-ovest e nord, con San Donato di Ninea e Orsomarso. L'ambiente è prevalentemente montagnoso verso la parte settentrionale, con boschi di faggio e castagno, mentre nella parte meridionale con vigneti e colture miste a rotazione. Il paese apre un'ampia veduta, che si estende sino alla piana di Sibari, ed è circondato da campi coltivati, a parte il lato a monte ove è presente vegetazione spontanea che anticipa le amenità floreali e faunistiche. È uno dei comuni in cui è presente il Pino Loricato. Dal punto di vista idrologico Lungro è un paese ricco di acqua (Lungro, Ungros in greco, significa umido) con le sue numerose sorgenti di acqua ed il suo torrente Tiro che non va mai in secca. Negli anni '30 il servizio idrografico nazionale registrava circa 40 sorgenti, alcune delle quali perse; tra le restanti vi sono: le sorgenti Buldano che alimentano l'acquedotto comunale ed hanno una portata di oltre 20 l/s, sorgente Kreres in zona Mumurro, una sorgente sita in contrada Scornavacca, che sgorga acqua con una elevata presenza di sale ed altre piccole sorgenti. Una menzione va fatta per le sorgenti Venaglie, nel comune di Saracena, ma al confine con Lungro, che nascono dal monte Cernistaso ed hanno una portata di oltre 50 l/s[3]. Queste, captate dall'azienda So.Ri.Cal. alimentano gli acquedotti dei comuni di Firmo, Altomonte, Zoccalia (frazione di Saracena), Tarsia, San Lorenzo del Vallo, Terranova da Sibari e Spezzano Albanese.

Impianto urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

Villa comunale, ripresa dall'alto, intitolato a Costantino Belluscio

L'abitato, articolato intorno a due piazze centrali ed in parte lungo un percorso di attraversamento che lo collega all'esterno lungo la ex SS105 (ora SP263), è dislocato in declivio, presentando un'articolazione compatta ma irregolare nell'aggregazione delle singole unità, alquanto preservate nella destinazione d'uso, nei caratteri architettonici e nell'uso dei materiali. Fortemente caratterizzato da edifici di matrice popolare, sia in area urbana che rurale, fra cui unità abitative, piccole cappelle. In corso Scanderbeg esistono due ville comunali poste di fronte ad esse. La principale è stata intitolata a Costantino Belluscio. Lungro presenta vari rioni, precisamente in arbëreshë gjitonia Kastjeli, Bregu, Konxa, Shën Lliri , Kriqi, Abati, Burgu, Taverna, Quenga, Sheshi.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è prevalentemente caldo nella stagione estiva e temperato nel periodo invernale. La temperatura media annua è tra i 14° e i 16° gradi, mentre le precipitazioni medie si attestano tra i 1200 e i 1400 mm annui[4]. Il paese fa parte della zona climatica D con circa 2010 gradi giorno. Non mancano, tra i mesi di gennaio e febbraio, precipitazioni nevose principalmente nelle zone alte del paese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lungro, prima della venuta degli albanesi, aveva al proprio interno già un casale abitato. Alla seconda metà del XV secolo sbarcati gli i primi albanesi, si svilupparono intorno ad un monastero Basiliano nelle terre donate in vassallaggio nel 1156 dal feudatario Ogerio del Vasto di Altomonte. I coloni, emigrati dall'Albania e nelle seconde migrazioni dalla Grecia albanofona in seguito dell'invasione dei turchi dei territori dei Balcani, guidati dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg (in albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu), comandante che organizzò la resistenza armata all'avanzata turca per circa 25 anni, popolarono il casale intorno al 1486 dopo aver lasciato la propria terra. Gli albanesi furono accolti dall'Abate Paolo della Porta con il benestare del principe di Bisignano, Geronimo Sanseverino. Il popolo albanese, guidato dallo stesso Skanderbeg, era riuscito a resistere alle offensive dell'impero turco ottomano e costituì un baluardo in difesa dell'Europa intera. Solo alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1468, i turchi musulmani riuscirono a scardinare la resistenza albanese ed occuparono il paese intero. In seguito a questi tragici eventi si registrò in Italia la più consistente migrazione di popolazioni albanesi, con la conseguente fondazione di Lungro. Il nome "Lungru" appare per la prima volta nella storia, intorno al XII secolo. L'etimo "Lungrum" o "Ugrium" sembra riferirsi alla particolare umidità del suo territorio. Secondo Domenico De Marchis, il suo nome deriva dal greco Ugros (umido, fluido, acqua). Quest'ipotesi è avvalorata anche dal nome dell'antico monastero del casale di Lungro, che andava acquistando sempre maggiore prestigio e in poco tempo divenne uno dei più importanti centri di spiritualità bizantina e cultura greca. Furono gli albanesi (arbëreshë) a dare linfa vitale al piccolo agglomerato rurale preesistente.

Nell'anno 1525 i monaci basiliani abbandonarono il monastero, che già prima dell'insediamento dei transfughi attraversava un periodo di profonda crisi, trasformandosi in Commenda a disposizione del Pontefice e gli abitanti di Lungro seppero resistere ad ogni tentativo di giurisdizione civile e politica dei feudatari. Nella seconda metà del XVII secolo e durante il XVIII secolo, si intensificarono gli scontri tra le famiglie baronali dei Sanseverino di Altomonte ed i Pescara di Saracena. A Lungro si verificarono numerosi scontri politici per l'acquisizione di alcuni diritti baronali su feudi precedentemente contesi. Nel corso degli anni si intensificarono i secolari contrasti religiosi tra il rito greco-bizantino degli albanesi e il rito latino delle popolazioni confinanti. Numerosi preti albanesi subirono il carcere a causa della pratica del rito orientale, ma i lungresi, si strinsero intorno a loro e, lottando con tenacia, riuscirono a conservare la propria identità religiosa. Dal 1768 gli albanesi di Lungro tenacemente intrapresero la difesa del proprio rito liturgico greco-bizantino, poiché, provenienti dall'Albania meridionale, dall'Epiro e dalla Grecia albanofona, erano sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli. Per secoli, grazie anche all'opera della Chiesa bizantina, hanno continuato a mantenere il proprio rito come elemento della propria identità. Così si definì religione cattolica perché unita a Roma, e greco-bizantina per l'unione con l'Oriente e il credo bizantino nella liturgia e teologia spirituale.

L'Eparchia di Lungro è il fondamentale punto di riferimento per gli italo-albanesi continentali, e continua a custodire la tradizione religiosa, linguistica e l'identità culturale arbëreshë. L'Eparchia venne creata il 13 febbraio del 1919 da Papa Benedetto XV e il primo Eparca fu Giovanni Mele, cui succedettero Giovanni Stamati ed Ercole Lupinacci. Attualmente è retta dall'eparca Donato Oliverio. L'Eparchia preserva e tutela la lingua, gli usi, il patrimonio religioso e culturale della minoranza albanese d'Italia.

Risorgimento Lungrese[modifica | modifica wikitesto]

Gli strascichi della Restaurazione imposta dalla Santa Alleanza, a Lungro trovarono una immediata risposta e non tardarono a registrarsi numerose rivolte contro l’assetto politico imposto dal Congresso di Vienna. Lungro fu una città protagonista sin dai primi anni nel Risorgimento poiché gia nel 1820 dei movimenti irredentisti, di notevole portata, costrinsero la polizia a mandare un giudice istruttore per reprimere gravi “misfatti” compiuti contro il governo borbonico. Già nel giugno del 1820, quindi, a Lungro era attiva la Carboneria che ispirata dalle idee liberali della borghesia intellettuale lungrese, andava di anno in anno ingrossando le proprie fila, anche se, dovettero passare parecchi anni, prima di registrare altre rivolte. Un’insurrezione contro la stessa tirannia borbonica, si compì a Cosenza nel marzo del 1844. Essa vide la partecipazione di molti arbëreshë, tra i quali alcuni giovani lungresi come Pasquale Cucci e i fratelli Angelo e Domenico Damis. La rivolta ebbe esito negativo e venne sedata dai borboni con il ferro e il sangue. Ma l’“avanguardia” lungrese non sopì le sue spinte liberali: il 2 giugno 1848, partecipò all’insurrezione di Cosenza, dove, sotto la reggenza del conte Ricciardi, si costituì un governo provvisorio che nominò Capitano Domenico Damis. L’offensiva di Ferdinando II, nel frattempo, non si fece attendere e si concretizzò con l’avanzata delle truppe del generale Busacca che sbarcava a Sapri con 2500 uomini. Il 14 giugno Domenico Mauro giunse a Lungro; qui con Vincenzo Stratigò, Domenico Damis, Pietro Irianni, Giuseppe Samengo ed altri 200 volontari lungresi raggiunse, il 15 giugno, le alture di Campotenese. Nello stesso giorno, dalla Sicilia, arrivava a Cosenza un contingente di 800 uomini comandato dal generale Ribotti. Il 27 giugno il Busacca sferrò un attacco alla compagnia di Giuseppe Pace, anche lui arbëresh di Frascineto che, assistito dagli uomini di Stratigò e di Damis, riuscì ad ottenere una strepitosa vittoria costringendo il nemico alla ritirata. Di li a poco, le truppe borboniche, preparono l’offensiva con la marcia del generale Lanza che dalla Basilicata stava per congiungersi al Busacca presso Castrovillari. Così, i nostri, per spezzarne l’offensiva vollero tendere un agguato in un punto strategico: sul ponte del fiume Cornuto. Il compito venne assunto dai salinari lungresi, esperti guastatori, che in poco tempo riuscirono a far saltare il ponte. Nonostante questo, però, il 30 giugno il generale Lanza riuscì a raggiungere Campotenese. Le cinque compagnie albanesi, comandate rispettivamente da Stratigò, Damis, Mauro, Baratta e Pace, avendo preso oramai coscienza dell’alto tradimento del generale Ribotti, si lanciarono disperatamente contro il nemico. Fu una lotta impari: i nostri, numericamente inferiori e provati dalle asperità delle battaglie precedenti, furono duramente sconfitti e costretti a ritirarsi. Così Lanza occupò Campotenese e si ricongiunse al Busacca nei pressi Castrovillari. Il 1º luglio Stratigò e Damis insieme a Mauro scesero a Lungro dove sciolsero le compagnie; ciò nonostante, una sessantina di albanesi, tra cui molti lungresi, nella speranza di riaccendere la rivolta, si diressero verso il Cilento. La loro avanzata, però, venne subito bloccata dalle truppe borboniche. Per i misfatti del ’48 molti arbëreshë e molti lungresi furono incarcerati, relegati al domicilio coatto o espulsi dalla miniera di salgemma. Domenico Damis venne condotto nelle carceri di Procida e condannato a 25 anni di ferri, ridotti poi a 18. Angelo Damis fu costretto al domicilio obbligato presso la propria abitazione. Vincenzo Stratigò venne mandato al domicilio coatto. Giuseppe Samengo fu arrestato, ma subitamente scarcerato per mancanza di prove. Pasquale Cucci fu costretto alla latitanza. Ferdinando II faceva chiudere per un biennio (1848-’50) anche il Collegio di San Demetrio Corone, definito dal Re «covo di vipere», perché considerato il luogo da dove partivano e si attuavano tutti gli atti di cospirazione contro il suo governo. In effetti, tutta la borghesia albanese, educatori e studenti, parteciparono in massa alla rivoluzione del ‘48, e continuarono a cospirare contro i Borboni fino all’Unità d’Italia. I rivoluzionari, durante questi anni, covavano le loro strategie. Le sommosse venivano duramente soffocate da una feroce repressione poliziesca. Il decennio di preparazione sfociò, come del resto era prevedibile, in una rivolta determinante e vittoriosa. A Lungro, il 16 luglio 1859, Vincenzo Stratigò, costretto a latitare perché ricercato dalla polizia borbonica, esaltando i successi delle truppe franco-piemontesi nelle battaglie di Palestro e San Martino, incitò i lungresi alla rivolta contro tiranno e riunì la popolazione nella piazza antistante la propria abitazione. Ancora una volta, però, la rivolta venne violentemente sedata e molte persone tradotte nelle carceri di Lungro e Cosenza. Così recita un articolo in prima pagina del Giornale del Regno delle Due Sicilie, n 156, del 19 luglio 1859 (Archivio famiglia Stratigò): «Il 16 del corrente mese nelle ore pomeridiane, pochi forsennati del comune di Lungro cominciarono a percorrere l’abitato con grida sediziose incitando quella gente a fare altrettanto. Fra essi un Vincenzo Stratigò si diè ad arringare la popolazione, ed alcuni suoi complici si condussero al vicino comune di Firmo con lo stesso reo intento, ma fu vano il loro tentativo venendo assai male accolti da quegli abitanti. L’ordine fu ristabilito immediatamente all’arrivo del Sottointendente del Distretto e dalla forza di pochi gendarmi. Otto dei principali colpevoli sono già in prigione.» Il 6 maggio 1860 Domenico Damis partì con i Mille da Genova alla volta di Marsala. Dalla Sicilia avvisò i patrioti lungresi di prepararsi a seguire Garibaldi verso Napoli. Alla notizia del suo arrivo ben 500 volontari partirono dalla sola Lungro. Così Angelo Damis, capo legionario della zona, organizzò cinque compagnie guidate da altrettanti illustri lungresi come Vincenzo Stratigò, Cesare Martino, Pietro Irianni, Pasquale Trifilio e Giuseppe Samengo. Il 2 settembre, sotto una pioggia di fiori, Garibaldi arrivò a Castrovillari; insieme a lui Domenico Damis che prese il comando delle compagnie lungresi. Alla legione di Lungro si unirono quelle di Frascineto e Civita, costituendo così una brigata sotto il comando di Giuseppe Pace. Il 1 ed il 2 ottobre le truppe borboniche opposero una residua resistenza ai nostri. Nella battaglia del Volturno i lungresi combatterono valorosamente ottenendo una splendida vittoria[5]. Tutt'oggi a Lungro parte della toponomastica è dedicata alle vicende Risorgimentali: tra le più famose vie e piazze vi sono Via dei Mille, via dei 500, Piazza XVI Luglio e Piazza Generale Damis.

Stemma del Comune[modifica | modifica wikitesto]

A fondo azzurro lo stemma del comune di Lungro presenta un'araldica abbastanza simbolica: una corona a nove torri sovrasta lo scudo al cui interno un leone rampante sopra ad uno scrigno con quattro stelle, rappresenta una comunità fiera di sé, le due coppe da dove scorre abbondante acqua simboleggiano i torrente Tiro e Galatro che costeggiano il paese e i due rami di quercia e alloro equiparabili al valore e alla gloria.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 2007 Lungro è stata fregiata della denominazione di "Città del Risorgimento", su proposta dello scrittore Giuseppe Martino autore di numerosi saggi storici, in virtù delle vicende storiche di cui la cittadinanza si è resa protagonista. Questa onorificenza è stata assegnata al paese arbëreshë del Pollino come "Comunità Simbolo del Risorgimento italiano" per essere stata protagonista di una vera e propria epopea di questo periodo storico[6].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti all'interno della villa comunale
La gjitonia o vicinato nel centro storico ripreso da S. Elia

Completamente diversa dal borgo medioevale le cui case davano su strade parallele con qualche strada trasversale per il passaggio (simile all'accampamento romano), la struttura architettonica del paese albanese è per lo più a forma circolare. Infatti gli edifici venivano costruiti attorno ad una piazzetta a forma circolare. Tutte le aperture principali davano sulla piazzetta. Ogni agglomerato di case costituiva un rione il cui nome derivava da elementi presenti nel territorio: Kastjeli (presenza di un castello), Bregu (zona più alta dell'abitato, 780 m.s.l.m.), Konxa (Icona - Presenza della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con l'icona della Madonna), Shin LLiri (Presenza della chiesa di S. Elia), Kriqi (presenza di un crocefisso), Abati (presenza, un tempo, dell'Abbazia di S. Maria),Taverna (il corso principale), Quenga (la piazza del "commercio"), Sheshi (in piazza XVI Luglio).

Tra le strette vie del centro storico, le tipologie architettoniche sono distinte per gjitonia, ossia vicinato in albanese, le porte del borgo medioevale e gli antichi palazzi signorili. La gjitonia è un settore del rione, ha rappresentato e rappresenta tuttora, anche se in maniera più limitata essendosi il centro storico svuotato a seguito dello sviluppo edilizio che ha spostato gran parte degli abitanti verso zone nuove e con caratteristiche cittadine, un vero e proprio nucleo sociale con regole proprie. Qui si possono percorrere itinerari suggestivi storici per riscoprire gli ambienti e le vicende di un popolo che ha mantenuto la propria identità, esaltando la proprià diversità etnica e culturale.

Il paese conserva emergenze architettoniche religiose e civili, nonché poche altre strutture industriali ridotte ad archeologia. Forti sono ancora le espressività riconducibili alla “protezione” simbolica, in particolare le edicole votive come quelle di San Leonardo e Sant'Elia, sulle omonime strade. A Lungro, come nella maggior parte dei paesi Arbëreshë, nella piazza principale ha il busto di Giorgio Castriota Scanderbeg, per ricordare le proprie origini etniche e linguistiche.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La Cattedrale di San Nicola di Mira, principale chiesa dell'Eparchia e sede degli albanesi dell'Italia continentale

Cattedrale di San Nicola di Mira[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta di Santa Maria dell'Icona, al cui interno è custodita la prima testimonianza di iconografia bizantina degli albanesi su pietra, che raffigura la Madonna con Bambino

Chiesa di Santa Maria dell'Icona o di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Santa Maria dell'Icona o di Costantinopoli (Qisha e Shën Mëria e Konxis, XVI secolo), sorge su di una rupe in prossimità del torrente Tiro, che a quei tempi segnava il confine naturale del territorio tra Lungro e Saracena. È la prima chiesa edificata dagli albanesi in onore della Madonna Odigitria, molto venerata in Oriente. All'interno vi è custodita la prima testimonianza di iconografia bizantina su pietra che raffigura appunto la Madonna con Bambino. Molto interessante è il soffitto ligneo a cassettoni che allestisce la chiesa e che venne realizzato nel 1663 da Angelo La Petra artista calabro. Di notevole fattura era anche il baldacchino, trafugato anni fa, che incorniciava la preziosa icona. La sua edificazione posta sul confine nord-est del borgo medievale segna il termine dell'agglomerato urbano del borgo. Osservando la struttura urbana medievale si può notare come gli albanesi, oltre a insediarsi nella parte più alta del casale (ka bregu), vollero edificare le proprie dimore anche in prossimità del borgo. Il tessuto architettonico di quel periodo si apriva, probabilmente, con il monastero di Santa Maria delle Fonti a sud ovest, e terminava a nord-est con la chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli. Il proseguimento di tale linea urbana oltre a dare maggiori garanzie di protezione agli albanesi, rendeva più fruibili le risorse idriche e territoriali del vicino torrente Tiro.
La chiesetta di Sant'Elia, edificata alla fine del XVII secolo

Chiesa di Sant'Elia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Sant'Elia (Qisha e Shën Llirit, fine del XVII secolo), sorge su un punto che, probabilmente, fungeva da posto di vedetta per gli abitanti del piccolo borgo. Strategicamente la chiesetta dedicata a Sant'Elia il profeta, è posta su di una splendida e suggestiva rupe che partendo dalle gole del torrente Tiro, si innalza vertiginosamente sopra la chiesa di Santa Maria dell'Icona e segna uno dei punti più alti dell'agglomerato urbano del paese. In prossimità dell'edificio, sul versante sud è possibile scorgere la grotta di Sant'Elia, una profonda insenatura tra le pietre di interessanti peculiarità speleologiche ancora oggi inesplorate. Nel periodo del Risorgimento il culto del santo era molto praticato poiché Sant'Elia veniva considerato il liberatore del popolo albanese di Lungro dalle repressioni borboniche. Alcuni versi in albanese, i pochi tramandati fino ad oggi e che ancora si canta dai fedeli nella processione del Santo, furono scritti dal poeta Vincenzo Stratigò nel 1852. Da allora il governo borbonico proibì la processione perché aveva intuito il significato rivoluzionario di quei versi che il popolo di Lungro cantava per inneggiare al santo battagliero invocando da lui la caduta del regime borbonico ed il ritorno alla libertà.

Chiesa Santa Maria del Carmelo[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Santa Maria del Carmelo (Shën Mëria e Karmunit, inizio XVII secolo) eretta nel 1608 come convento ebbe una fiorente attività culturale fino al 1808 quando venne chiuso e (per l'editto di Napoleone) fu adibito a cimitero. La chiesetta è dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e conserva la statua in legno della Vergine con il Bambino. Nelle due domeniche intorno al 16 di Luglio vi sono due processioni: la domenica prima del 16 luglio la Madonna viene portata all'alba dalla chiesetta in Cattedrale (dopo la veglia nella notte); il sabato sera vi sono i festeggiamenti laici (concerto, spettacolo pirotecnico), la domenica mattina un imponente fiera si snoda per l'ex SS105 e in serata la Solenne Processione.

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

  • Santa Maria delle Fonti (Qisha e Shin Mëris e Ujravet), dell'importante monastero di Santa Maria delle Fonti, non è rimasta nessuna testimonianza, tant'è che neanche i ruderi dell'imponente fabbricato, oggi, è possibile scorgere nel sito dove nel 1156 venne edificato. Le calamità naturali come i terremoti e gli avventati interventi edilizi, non hanno lasciato traccia dell'importante edificio. Alcune recenti ricerche eseguite da uno studioso di Lungro hanno individuato, nei pressi del sito, la cappella appartenuta al monastero. L'attendibilità di tale studio inedito, viene suffragata da molti elementi scientifici distintivi. Le misure della cappella, per esempio, si attestano, in maniera inequivocabile, alle tipologie di costruzione standard del periodo. I materiali usati e la disposizione delle finestre e dell'ingresso corrispondono all'orientamento che veniva dato alle cappelle costruite in Calabria tra il 1000 e il 1200. La cappella basiliana dell'antico monastero di Santa Maria delle Fonti (XII secolo), oggi è integralmente conservata e costituisce una preziosa testimonianza archeologica.
  • San Leonardo, (Shin Linardi) sprofondata per problemi idrogeologici.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo della Curia Vescovile
  • Palazzo De Marchis
  • Palazzo Stratigò
  • Palazzo Kabregu
  • Palazzo Damis
  • Palazzo Belluscio
  • Palazzo Cucci
  • Palazzo Vaccaro

Altri luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Piazza XVI Luglio e vista da una angolazione particolare il monte Petrosa quasi a ridosso, e la "mitica" fontana del centro.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Ruderi di un castello medievale nella parte alta del paese (Kastjeli):

Nel 1531 su iniziativa del barone Pescara di Saracena, signore del casale Lungrium negli anni 1531-1537 venne dato avvio ai lavori, su un punto strategico della città, per la costruzione di un poderoso castello che eretto su un promontorio di riferimento, dove probabilmente già esisteva un edificio baronale, e da dove era possibile controllare sia l’accampamento albanese, le gjitonie, sia le numerose scorribande dei nemici, costituiva per il signore proprietario la principale vedetta militare oltreché la propria dimora abituale. Il castello di Lungro non esercitò, tuttavia, le sue funzioni strategico-militari per molto tempo. Anzi già nel 1538, da come ci fa notare il De Marchis nel suo Breve Cenno Monografico-Storico del Comune di Lungro, venne acquisito dai signori di Altomonte che dopo aver riconquistato i diritti sul territorio e utilizzato la dimora feudale come posto di vedetta, ritennero proficuo adibirla ad abitazione civile rendendo un privilegio a qualche famiglia particolarmente fedele ai signori proprietari.[7]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Rito bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dell'Eparchia di Lungro
Palazzo vescovile e sede dell'Eparchia di Lungro

La spiritualità religiosa che lega le chiese degli arbëreshë a Costantinopoli è millenaria. L'Eparchia di Lungro, istituita nel 1919 per volere di Papa Benedetto XV, raggruppa sotto la propria giurisdizione la maggior parte delle chiese arbëreshë di rito greco-bizantino della provincia di Cosenza e alcune anche fuori la regione Calabria. La spiritualità arbëreshe, che fa riferimento al cristianesimo di tipo bizantino, si definisce nella profondità del rito, ricco di simbolismo e di suggestivi cerimoniali. Il mantenimento del rito ha coeso la civiltà arbëreshe tramandando le tradizioni popolari, i canti liturgici in lingua greca e albanese, gli usi e i costumi. Il ruolo che la Chiesa bizantina ha avuto in più di cinque secoli è stato di fondamentale importanza perché ha consentito ai propri fedeli di praticare il rito orientale e di mantenere e coltivare la propria lingua e la propria identità. È proprio il rito bizantino-greco che diventa elemento principale e cardine della conservazione del patrimonio della cultura e della tradizione albanese. La liturgia e tutte le celebrazioni religiose sono celebrate in greco e in albanese e, in rare occasioni, in italiano.

È importante ricordare tuttavia, le grandi difficoltà che hanno dovuto superare gli arbëreshë nel preservare la propria identità, etnica e religiosa, dai continui attacchi della cultura dominante indigena (latina), volti a dissuadere i fedeli albanesi dalla pratica del rito orientale. Le differenze sostanziali tra il cristianesimo greco-bizantino e quello latino, si notano per il diritto canonico, che segue quello degli ortodossi, per il calendario liturgico proprio e i cerimoniali orientali. La messa è quella di San Giovanni Crisostomo che viene celebrata in lingua greca nelle funzioni solenni, in lingua albanese nelle funzioni quotidiane. Le peculiarità del rito orientale, inoltre, si evidenziano nei paramenti sacri, nella venerazione delle sante icone nonché nella struttura architettonica della Chiesa. Le particolarità suggestive del rito bizantino, si basano sui differenti cerimoniali che si praticano per i sacramenti dell'Iniziazione cristiana. Battesimo (Pagëzim), cresima (Vërtetim) ed eucaristia (Kungjimi) vengono somministrati insieme e la comunione viene fatta con il pane e con il vino. Molto suggestivo è il cerimoniale del matrimonio e particolarmente mistiche e cariche di spiritualità sono le funzioni della Settimana Santa di Lungro (Java e Madhe), preparata dalla Grande e Santa Quaresima.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Feste popolari[modifica | modifica wikitesto]

Tra le feste della tradizione lungrese, quella certamente più importante è la festa patronale a San Nicola Di Mira che si tiene il 6 dicembre. Nei giorni 3-4-5 dicembre di ogni anno vengono celebrati i falò in onore del Santo Patrono. Nella mattina del 6 dicembre si svolge la tradizionale fiera e nel pomeriggio la processione per le vie del paese.

Un'altra importante festa viene celebrata nel periodo estivo in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Nelle due domeniche intorno al 16 di luglio vi sono due processioni: la domenica prima del 16 luglio la Madonna viene portata all'alba dalla chiesetta in Cattedrale (dopo la veglia nella notte); il sabato sera vi sono i festeggiamenti laici (concerto, spettacolo pirotecnico), la domenica mattina un imponente fiera si snoda per l'ex SS105 e in serata la Solenne Processione.

Il Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Il Carnevale (Karnivalli) a Lungro riveste una particolare importanza e desta grande interesse in tutto il comprensorio del Pollino. Le peculiarità etniche e folcloriche collocano questa festa tra gli eventi più importanti della tradizione popolare albanese. Per le vie del paese si incontrano comitive di ragazzi e adulti e a ritmo percorrono le strette vie del centro storico. Queste comitive poi vengono accolte nelle case e viene offerto loro vino e cibi casarecci, tutto allietato dal suono degli organetti e delle zampogne e intermezzato dagli antichi e famosi vjershë (poesie) della tradizione canora arbëresh. La vera particolarità del carnevale lungrese è data dall'improvvisazione; nessun vero calendario di eventi, solo la spontaneità dei gruppi di suonatori e delle mascherate singole o di gruppo che animano le vie del centro, per poi continuare nelle case o nei katoqi (cantine).

Il rito del fidanzamento e matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il rito del fidanzamento e matrimonio (riti i kushqit e martesës), quindi il rito delle nozze presso gli arbëreshë, ha avuto sempre un suo particolare fascino e per il cerimoniale preparatorio e per la funzione religiosa. Naturalmente nel corso dei secoli è andato a modificarsi il prima e il dopo in alcune sfaccettature, mentre la cerimonia religiosa di rito bizantino è rimasta invariata. Queste descrizioni del matrimonio presso gli Albanesi d'Italia sono state scritte da Francesco Tajani in Historie albanesi del 1866.

Il rito del fidanzamento avviene in un giorno stabilito, quando lo sposo, con un corteo di uomini e di donne di tutto il suo parentado, si avvia per farne la conoscenza. I nuovi parenti lo ricevono con gioia. Le donne intonano un canto di lode, poi esse da un lato, gli uomini dall'altro, intrecciano una danza; lo sposo agli altri uniti, carotando a lei d'intorno le gitta nella madia l'anello nuziale, a sua volta la sposa lo raccoglie, e continuando nella sua occupazione lo tiene in fior di labbra. Indi il corteo si scioglie. Con questa pubblica formalità il nodo è divenuto indissolubile, la coppia ha scambiato un primo segno di amore, il paese intero lo sa, ardono già le tede, gli Albanesi non saprebbero spegnerle altrimenti che col sangue. Fino a quando non si preparano gli sponsali si usa che il giovane innamorato con gli amici a coro tutta notte al chiarore di luna, spiega coi canti albanesi sotto la finestra della sua bella gli spasimi della concepita passione, la inneggia, le tramanda i suoi sospiri, e perciò i canti erotici sono molto comuni. Non sempre però va bene: può capitare di ricevere addosso qualche secchio d'acqua. Anche se i due giovani si erano fidanzati, l'ultima parola spettava al padre della ragazza. Se il padre è d'accordo allora si fa il fidanzamento ufficiale (kushqia). Il giorno del fidanzamento viene indicato generalmente con "i qelljin artë" (portano l'oro) alla ragazza e non con "bejin kushqin" (si fidanzano). Infatti il rito del fidanzamento, oltre che incontro ufficiale tra le famiglie per il consenso al matrimonio, è caratterizzato dai regali in oro che il fidanzato e la sua famiglia donano alla ragazza. La regola diceva che il fidanzato doveva regalarle l'anello e la madre sia la collana che il bracciale. Prima dello scambio dei regali e quindi dell'ufficialità del fidanzamento si discute delle prospettive che il ragazzo può dare alla ragazza e della dote (paja) della ragazza. Anche dopo il fidanzamento i ragazzi possono uscire assieme solo se accompagnati dai genitori della ragazza o da qualche parente intimo. Fissata la data delle nozze, si fanno le pubblicazioni e si scelgono i testimoni (kumbartë) che generalmente sono parenti o amici di famiglia. La settimana che precede il giorno del matrimonio, che si svolgeva di domenica, le famiglie ricevono le visite di parenti ed amici che portano i doni. Il giovedì la famiglia dello sposo manda a casa della sposa un canestro (kanistra) con abbigliamento e il costume albanese da sposa. La famiglia della sposa, invece, il sabato ricambia i regali inviando una guantiera (spaza). La donna che porta quest'ultima guantiera percorre le strade che avrebbe fatto, il giorno dopo, il corteo nuziale. Le portatrici dei cesti ottenevano un compenso in denaro dal ricevente. Più era alto il compenso, più si erano apprezzati i regali ricevuti.

La mattina del matrimonio comincia il rito della vestizione con il costume albanese completo di tutti i suoi particolari. Il rito è abbastanza lungo, tanto che ancora oggi, quando uno perde tempo si dice "vë stolit", cioè indossa il costume albanese. Quando la sposa è pronta, viene inviato il dolce nuziale (mastacualli) in casa dello sposo. Il corteo dello sposo può così muoversi per raggiungere la casa della sposa attraversando vie diverse da quelle che avrebbe percorso il corteo nuziale. Il primo a partire è il corteo dello sposo, seguito da quello della sposa. A capo del primo corteo c'e il padre dello sposo e un parente stretto, seguito poi dallo sposo con i due testimoni e gli invitati dello sposo. Subito dopo la sposa con il padre e gli invitati. Arrivati davanti al portone principale della chiesa lo sposo si ferma e attende l'arrivo della sposa, e si entra in chiesa dove li aspetta il papàs e dove avrà luogo la funzione. Usciti dalla chiesa il corteo si reca generalmente nella casa dello sposo. Durante il passaggio dei cortei era consuetudine lanciare confetti e monetine agli sposi da parte del vicinato o di conoscenti che non partecipavano al matrimonio. Arrivati sulla soglia della casa, ad attenderli c'e la madre dello sposo che cinge entrambi con una fettuccia elegante accogliendo la nuova coppia in casa. Iniziano allora i festeggiamenti con il vino migliore, conservato per l'occasione, e dolci tutti fatti in casa. Bisogna ricordare che le donne albanesi, al pari dell'uomo, esercitano dominio all'interno della casa.

Oggi, in linea di massima, il rito e le tradizioni del matrimonio sono gli stessi. Il rito del fidanzamento ha perso in parte di valore e da una cinquantina d'anni in pochi ci si sposa in costume albanese. Si sta perdendo anche l'usanza di andare a casa della sposa prima di recarsi in chiesa. Infatti spesso lo sposo attende la sposa direttamente in chiesa. La funzione religiosa è rimasta invariata.

Alcuni importanti termini sono: fidanzato e genero: "dhëndërr", fidanzata "nusja", suocero/suocera: "vjehërr/vjehëra", nuora: "e re", fidanzamento: "kushqi", matrimonio: "martesë".

Il rito del Mate[modifica | modifica wikitesto]

Nella foto gli strumenti per preparare il mate: kungulli (il contenitore), Pumbixhi (una specie di cannuccia di metallo) e Çikullatera (contenitore dove bolle l'acqua)

Il rituale del mate (riti i matit) ha una radice proveniente dai flussi migratori che hanno portato molti albanesi di Lungro ad abbandonare il paese per sbarcare in America, specialmente in Argentina. Tra le usanze culinarie esclusive di Lungro, il rito del mate, rappresenta un grande esempio di contaminazione gastronomica e inclusione sociale. Kungulli, contenitore incavo ottenuto da una zucchina accuratamente svuotata, Pumbixhi, una specie di cannuccia di metallo e Çikullatera , il contenitore dove bolle l'acqua, sono accessori fondamentali del rituale. La preparazione del mate è molto semplice. Dopo aver posto Çikullateren sul fuoco e riscaldata l'acqua si prepara kungullin all'interno del quale si mette un pezzo di brace, una buccia di arancia precedentemente essiccata, la mate si mette pumbixhi e si aggiunge lo zucchero quindi si versa l'acqua calda e si consuma il contenuto aspirandolo chiaramente tramite pumbixhin. L'atmosfera fa da cornice a questo rituale è quella invernale, quando i lungresi amano sedersi in cerchio vicino alla focolare (vatra), per gustare il mate, facendolo circolare di mano in mano in gjitonì o agli ospiti che bevono tutti nello stesso pumbixh. Questa pratica circolare, ha attecchito in maniera istantanea a Lungro, una delle culle della cultura arbëreshe dove la cognizione di circolarità è fortemente presente sia nel concezione del modo di vivere che negli ambiti architettonici. Questo elemento di notevole interesse socio-antropologico ha ulteriormente rafforzato i connotati della socialità ed ha contribuito a rendere ancora più solidi i principi della gjitonia arbëreshe.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione Culturale «A.C.T.A. UNGRA»
  • Associazione «Pro Loco Arbëria»
  • Associazione Culturale e Musicale Arbëreshe «Rilindja»
  • Associazione Bandistica (Banda Musicale) «Paolino Moscogiuri»
  • Gruppo di ricerca e recupero musicale tradizionale arbëreshe «Moti i Parë»
  • Gruppo folkloristico albanese «Të bukurit»
  • Associazione musicale corale «I Paradosis»
  • Associazione ambientale «Vitambiente»
  • Coro polifonico bizantino-greco «San Nicola di Mira»
  • Compagnia Teatrale «Kusìa Hares»
  • Associazione culturale e musicale «Officina della musica»
  • Centro per la Calabria «Studi Storici Umanistici e Sociali»
  • Centro Culturale di «Studi Bizantini e Italo-albanesi Santa Maria delle Fonti»
  • Associazione Internazionale «Accademia del Mate»
  • Azienda Faunistica Venatoria «Ungra»
  • Associazione Texas Dream «Ambrogio De Marco»
  • Associazioni Lungresi Nel Mondo

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale Civile[modifica | modifica wikitesto]

L'Ospedale Civile di Lungro, iniziato a costruire nel 1967, terminato nel 1970 ed inaugurato l'otto dicembre del 1976 è un complesso realizzato con moderna soluzione architettonica, situato in contrada Carrocchia. La struttura si articola su quattro piani e sorge su un'area di 8000 m² su un'altura a 550 metri sul livello del mare, in una posizione panoramica dalla quale è possibile dominare con lo sguardo il massiccio dei monti a nord (Pollino) e la vasta pianura di Sibari sino al mare Ionio a sud - est. L'Ospedale è stato fino a qualche anno fa un importante punto di riferimento per la sanità della zona e dei territori più vicini. Negli ultimi anni, con il piano di rientro del commissario alla sanità della Regione Calabria, il nosocomio è stato riconvertito in C.A.P.T. (Centro Assistenza Primaria Territoriale) e in "Casa della Salute".

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale;
  • Fondo Curia vescovile;
  • Fondo privato Alfredo Frega;
  • Fondo privato Famiglia Stratigò.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Storico della Miniera di Salgemma: inaugurato nel 2010 raccoglie cimeli, documenti, divise di chi ha lavorato all'interno dello stabile.
  • Museo Diocesano dell'Eparchia di Lungro: inaugurato il 1º novembre 2015, ospita tutti i paramenti sacri dei vescovi che si sono succeduti nell'Eparchia dalla sua istituzione, nel 1919, rilanciando gli oggetti della tradizione culturale e religiosa dell'Eparchia.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • Lajme (Periodico dell'Eparchia di Lungro)
  • DIELLI - Il sole (Periodico di politica e cultura)
  • Il Tiro (non più in uscita) - era un bimestrale battagliero pubblicato a Lungro dei primi degli anni 1880 da Costantino Bellusci, direttore responsabile, e stampato a Castrovillari dalla storica tipografia di Francesco Patitucci. Aveva come sottotitolo "Gazzetta del Popolo". Il foglio nei pochi anni di vita aveva raccolto i favori di una larga schiera di lettori di Lungro e non solo[9]. La prima pagina del 2 Maggio 1882 [1].

Costume[modifica | modifica wikitesto]

Tipico costume femminile usato per i giorni festivi

I tipici costumi femminili (stolit) arbëreshe di Lungro sono ancora oggi indossati, sia dalle giovani che dalle più anziane. Ci sono due tipi di costumi femminili: uno usato per le feste e l'altro giornaliero. Il costume di gala è formato dai seguenti pezzi: due sottogonne (sutanina), una gonna pieghettata di raso rosso (kamizola) coi bordi intrecciati di filo d'oro (galuni), una gonna pieghettata di raso blu che viene raccolta a conchiglia e appoggiata sul braccio (cofa), una camicia bianca merlettata (linja) un gilè corto azzurro tutto ricamato in oro (xhipuni), capelli divisi al centro, intrecciati con nastri e raccolti indietro nella "kesa", uno scialle di colore rosso per le donne sposate (pani). Il costume giornaliero è l'abito giornaliero. È molto semplice ed è formato da: una gonna rossa pieghettata bordata di verde, una camicia bianca, un grembiule (vandizini), un gilè nero con ricamo in bianco. Il costume albanese maschile si usa solo in occasione di manifestazioni religiose e folcloristiche. È formato da pantaloni bianchi (brekët të bardha) con strisce laterali rosse o blu e ricami in giallo, camicia (këmish) bianca, gilè nero ricamato e cappello (këleshi) bianco di lana a forma di tronco di cono.

Musica e canti[modifica | modifica wikitesto]

"I canti popolari albanesi, adunque, sono espressioni individuali, materiati dei sentimenti del popolo, nutriti del patrimonio di ideale, che empivano di sé quell'età epica, quando tutto il popolo era cavaliere. ... Ma gli Albanesi la difesero con la spada e la eccitarono col canto, e quando le loro speranze furono troncate, molti abbandonarono la patria, fuggendo in direzioni diverse, e recando seco, poiché altro non potevano, le loro memorie e le loro canzoni, che rifiorirono nella terra dell'esilio. ... I canti amorosi ed elegiaci, che ci presentano un altro aspetto della vita, appaiono una scelta delle poesie più teneri ed eleganti che possegga la letteratura popolare albanese. Concezione chiara e squisita, sentimento fine e morbido, immagini pastose ed agili, c'empiono, ora di dolore ora di gioia, il cuore e le orecchie di musica gradita." Così scrisse il Marchianò sul popolo albanese, mettendo in luce quanto il canto fosse importante per la determinata etnia.

I canti (këngat) degli arbëreshë di Lungro generalmente sono di quattro tipologie diverse:

  • Canti epici che raccontavano le gesta di Skanderberg e del popolo albanese;
  • Canti d'amore;
  • Canti sacri (come le kalimere);
  • Canti funebri.

Tra i canti più famosi ci sono: Ill i bukur, Ka mali, Kostandini i vogëlith, Vdekja e Skanderbeut, Ngushti Moresë, Kopile moj Kopile,

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia (të ngrënit) arbëreshe trova a Lungro un interessante crocevia per degustare le specialità tipiche arbëreshe e mediterranee. A Lungro è possibile gustare la pasta fresca in tutte le sue forme: maccheroni (rrashkatjelt), gnocchi (strangulrat), lasagne (tumac), spaghettini (fidhilt), bucatini (hullonjrat), conditi da semplici salse al pomodoro fresco e basilico, oppure da sughi a base di carne di maiale o capretto.

Tra le specialità tipiche ha un posto di rilievo Shtridhëlat me fasule, una particolarissima pasta lavorata finemente a mano e condita con una salsa al pomodoro e fagioli. È il piatto tipico di Lungro di origine albanese, in quanto non trova riscontri se non in altri paesi albanesi. La pasta, lavorata completamente a mano assume una forma particolare che si avvicina un po' a quella delle tagliatelle. Un altro piatto tipico è Dromsat a base di farina e acqua, condito con sugo di pomodoro fresco carico di peperoncino. Tra i secondi piatti, i funghi hanno un posto di prestigio per l'abbondanza del vegetale presente nel territorio montano. Tra le svariate ricette ci piace citare le più caratteristiche: funghi porcini con peperoni (këpurdhë me kangariqra), funghi e patate (këpurdhë me pataka). Prelibati sono inoltre i numerosi stufati di carne e peperoni: stufato di salsiccia e peperoni secchi (stufatjel me saucicë), stufato di costolette di maiale e peperoni (stufatjel me brinjaz derku). E poi la carne di maiale: le frattaglie (drudhezit), carne bollita (cingaridhet), la gelatina (puftea), oltre ai prelibati salami di Lungro con il caratteristico aroma del finocchio selvatico che li rende inconfondibili. I formaggi, prodotti dai pascoli di alta quota, ricchi di erbe aromatiche, hanno guadagnato un posto di rilievo. Il tutto si accompagna con i robusti vini locali dei vitigni di Galzei (Gauxet) o con i raffinati vini D.O.C. del Pollino. I dolci, infine, in primis kulaçi, sfarzoso dolce nuziale a base di miele; i dolci di Natale, grispellet, xhuxhullet, kanarikulit, bukunotet; i dolci di Pasqua, nusezat, biscotti con farina (viscote të pirvëluarë), olio e semi di anice, senza dimenticare la frutta secca dove primeggiano i famosi fichi di Lungro (fiqë të bardha e kriqezit).

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 2013 Lungro celebra la "Festa del vino e dei sapori antichi del territorio", un'edizione (giunta alla terza edizione nel 2015) che propone l'associazione culturale Acta Ungra il 27 dicembre di ogni anno nel centro storico. In questo evento viene proposta la rassegna enogastronomica che ha come tematiche la valorizzazione dei prodotti tipici e l'imprenditoria del settore, dando risalto alle produzioni agroalimentari ed artigianali, e con tanta musica.

Nel 2016, durante il periodo di Carnevale, a Lungro è stata organizzata dalla Proloco "Arberia" di Lungro la prima edizione (giunta alla sua seconda edizione nel 2017) della Rievocazione Storica dell'eroe albanese Giorgio Castriota Skanderbeg per rievocare e ricordare le gesta dell'eroe albanese proseguendo i festeggiamenti con il celebre Carnevale Lungrese. Il nome dell'evento è stato intitolato "Skanderbeku: Prindi i Arbërisë"

Persone legate a Lungro[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Miniera di Salgemma[modifica | modifica wikitesto]

Monumento dei salinari in Corso Skanderberg
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Salina di Lungro.
Esterno della Miniera di Salgemma

Nei pressi dell'abitato troviamo un'importante e profonda miniera di salgemma. Il giacimento salifero di Lungro, citato anche da Plinio il Vecchio, è stato la più grande ricchezza della Piana di Sibari sino al 1976, anno della chiusura. Il sale di Lungro veniva esportato in tutta la Calabria, in qualche altra regione d'Italia, e anche in Europa. La miniera di salgemma di Lungro diede lavoro a tantissimi lavoratori, che ogni giorno scendevano i 2000 gradini che portavano alle gallerie. Schematicamente la miniera di salgemma di Lungro era composta da un ammasso salino che aveva la forma di un cono rovesciato che si restringeva man mano che i salinari scendevano nei vari piani e livelli del sottosuolo. Il santo protettore dei salinari era San Leonardo a cui venne edificata una chiesetta che sprofondò per problemi idrogeologici. Nella storia della salina c'è da ricordare il glorioso sciopero generale del 1969 che evitò la chiusura, rimandata a pochi anni dopo. Ma tanti sono i fatti e le vicissitudini che hanno accompagnato l'estrazione del sale. Dal 1976 la salina è stata abbandonata, fino al 2015 quando è iniziato il percorso di recupero e restauro. Per ricordare i salinari della miniera di Salgemma è stato instaurato un palco-monumento (rappresentanti i minatori al lavoro) in Corso Skanderbeg, a fianco della villetta comunale.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

A Lungro l'agricoltura sia per l'ambiente fisico, per la ristrettezza del territorio e soprattutto per la presenza della secolare miniera salifera, ha avuto un carattere collaterale, e nei secoli ha avuto preferenze per le colture della vite, dell'ulivo, degli ortaggi, degli alberi da frutto, della produzione ed imbottigliamento dell'olio di oliva e del vino DOC.

Rüeping[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi del '900 un'azienda tedesca, la Rüeping S.p.A. stipulò un contratto con il comune di Saracena per il taglio e lo sfruttamento delle risorse boschive. Successivamente altre zone furono interessate dalla ditta come gli spazi montani di Lungro, Firmo, San Donato di Ninea, San Sosti, Mormanno, Morano Calabro, Verbicaro. Oltre 600 persone lavorarono al disboscamento che durò fino agli anni '50 (zona di Palombaro - Saracena) e tuttavia, ancora oggi permangono alcune tracce del periodo: il rifugio Palmenta (distrutto da un incendio nel 2014), tracce di binari (sulla strada che conduce da Piano Campolongo a Cardillo) che collegavano Piano Novacco con Piano Campolongo e teleferiche che trasportavano i tronchi alla frazione di Zoccalia (Saracena) da Piano Campolongo. Dal primo decennio del 1900 fino al 1930 circa, furono distrutte oltre 100.000 risparmiandone solo pochi esemplari per ettaro. Una ferrovia forestale a scartamento ridotto (600 mm) arrivava alla stazione di Spezzano Albanese Terme per la spedizione e l'imbarco dei tronchi al porto di Sibari[10].

Sino al 2014 esisteva nei pressi del rifugio di Piano Campolongo una costruzione risalente agli inizi del '900 utilizzata come deposito dai dipendenti dell'azienda Rüeping, divenuto poi rifugio (Rifugio Palmenta). A seguito di un incendio doloso, dell'edificio non è rimasto quasi nulla[11].

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Icone[modifica | modifica wikitesto]

L'origine orientale e costantinopolitana delle icone è stata, da sempre, un elemento a favore dell'imputata autenticità supportata, tra l'altro, da un testimone d'eccezione: il saccheggio di Costantinopoli del 1204 da parte dei Crociati, in seguito al quale, iniziarono a circolare in Occidente un gran numero di icone e reliquie. Altro requisito, necessario per l'attribuzione dello "status", il potere di operare miracoli, non perché miracolose di per sé, ma perché, tramite di esse, si rende manifesta l'opera taumaturgica del Signore. Nelle chiese arbëreshë di rito greco-bizantino le Sacre Immagini trovano collocazione in uno spazio loro destinato, l'iconostasi, che distingue il vima riservato ai celebranti, dalla navata destinata ai fedeli. Realizzate in materiale diverso da quello della struttura che le accoglie, le icone offrono ai fedeli di ogni livello culturale la possibilità di contemplare "quell'invisibile resosi visibile", oggetto di non poche argomentazioni patristiche, dimostrandosi detentrici di un linguaggio universale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Per raggiungere Lungro è necessario percorrere l'Autostrada A2, uscire allo svincolo di Sibari e proseguire per le SS 534-SP263 (ex SS105). In treno si può usufruire della ferrovia Spezzano Albanese (18 km) e di Sibari (32 km). L'aeroporto più vicino è quello di Lamezia Terme (174 km).

Strutture Extraalberghiere[modifica | modifica wikitesto]

  • Campeggio Montano
  • Campetto di calcio a 5 "Cortese e Palmieri"
  • Casa della Musica (ex Cinema "Aurora")
  • Rifugio Piano di Campolongo

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale amministrazione comunale di Lungro (2017-2022) è guidata dal sindaco Giuseppino Santoianni (al suo terzo mandato). Nella politica locale Lungro ha avuto importanti candidati alla carica di sindaco.

Periodo Primo Cittadino Lista Vincente Note
1946 - 1952 Martino Pasqualino Sveglia (S.C.A.)
1952 - 1956 Martino Pasqualino Tromba (S.C.A.)
1956 - 1960 Borrescio Vincenzo

Verducci Giuseppe

Tromba (S.C.A.) Dopo essere stato eletto pochi mesi primi, Borrescio venne subentrato(non si sanno con preciso le cause)da Verducci, membro del PCI e della lista elettorale TROMBA, che rimase in carica fino al termine del mandato
1960 - 1965 Blumetti Francesco

Verducci Giuseppe

Tromba (S.C.A.) Nel 1960 venne eletto Sindaco di Lungro Blumetti, salinaro e membro del PCI, che fece concludere il suo mandato da Verducci
1965 - 1970 Bellizzi Angelo Due spighe (PSI-DC-PSDI)
1970 - 1975 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (PCI-PRI-PSIUP)
1975 - 1980 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (P.C.I. - P.S.I. - P.R.I.)
1980 - 1985 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (PCI - PSI)
1985 - 1990 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (P.C.I.)
1990 - 1995 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (P.C.I.)
1995 - 1998 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (P.D.S.)
1998 - 2003 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (P.D.S.- P.P.I) Le elezioni si svolgono prima della scadenza naturale in quanto il Sindaco Iannuzzi decade, a seguito di sentenza della Magistratura, in quanto non eleggibile nel 1995
2003 - 2006 Iannuzzi Vincenzo Sveglia (DEM.SIN.- VERDI-MARGHERITA)
2007 - 2012 Santoianni Giuseppino Lungro nel cuore (Lista Civica) Le elezioni si svolgono prima della scadenza naturale in quanto il Sindaco Iannuzzi decade a seguito di una mozione di sfiducia da parte del consiglio comunale.
2012 - 2017 Santoianni Giuseppino Lungro nel cuore (Lista Civica)
2017 - 2022 Santoianni Giuseppino Lungro nel cuore (Lista Civica) Il terzo mandato consecutivo è concesso secondo il "decreto Delrio" del 2014[12]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Per circa 15 anni (dalla stagione 1980/1981 alla stagione 1994/1995) a Lungro prese vita una squadra di calcio dilettantistica, l'AS Lungro. Il colore sociale era il rosso, mentre il "simbolo" era un'aquila bicipite (che richiamava la bandiera Albanese, essendo Lungro comunità arbëreshë). La squadra ebbe il massimo risultato approdando e al campionato di Prima Categoria, restandoci sei stagioni (dopo sei stagioni in Seconda Categoria e tre in Terza Categoria senza mai retrocedere). Dal 1995, venendo a mancare la disponibilità del campo da gioco, la squadra non è stata iscritta ad un campionato dilettantistico[13]. Agli inizi degli anni 2000 venne rifondata la squadra (con il nome di Polisportiva Lungro), ripartendo dalla Terza Categoria disputò quattro stagioni nel vecchio impianto sportivo; dopo questa breve parentesi, complice la totale indisponibilità del campo, la città non ebbe più una squadra calcistica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 364.
  3. ^ Relazione idrica CS (PDF), web.provincia.cs.it.
  4. ^ Regione Calabria Report Ambiente (PDF), regione.calabria.it.
  5. ^ Storia - Comune di Lungro, lungro.gov.it.
  6. ^ Lungro città del Risorgimento, jemi.it.
  7. ^ Lungro, castello, arbitalia.it.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Tiro OnLine, ungra.it.
  10. ^ Rueping - Ungra.it, ungra.it.
  11. ^ La Palmenta in Fumo, paese24.it.
  12. ^ Nei Comuni con meno di 3.000 abitanti il sindaco potrà governare per un terzo mandato consecutivo., targatocn.it.
  13. ^ AS Lungro, campionati e allenatori, ungra.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bavasso Nicola, Ungra katund i Arbërisë.
  • Damis Francesco, Gli Albanesi di Lungro.
  • De Marchis Gabriele, Profilo storico geografico del comune di Lungro.
  • De Marco Ambrogio, Guida illustrata di Lungro.
  • De Marco Ambrogio, Lungro profilo geografico, storico, religioso, economico, politico, sociale. Fatti, personaggi, immagini, ricordi.
  • Mattanò Vincenzo Maria, Il centro antico di Lungro. Un raro documento di rigore tipologico e di sofisticata strategia insediativa.
  • Moccia Daniela, Iconografia neo-bizantina nell'eparchia di Lungro.
  • Rennis Giovan Battista, La tradizione popolare della comunità arbëreshe di Lungro.
  • Rennis Giovan Battista, La tradizione bizantina della comunità italo-albanese di Lungro il rito, le festività, la storia e le usanze.
  • Sole Giovanni, Breve storia della reale salina di Lungro.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN244713758
Calabria Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Calabria